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Responsabilità del collegio sindacale per violazione del dovere di vigilanza (Studio La Scala, 23 giugno 2016)

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Fonte: IusLetter
di Giada Salvini (web, email)
Tema cardine attorno al quale verte la sentenza in commento è quello della responsabilità del collegio sindacale per violazione del dovere di vigilanza; responsabilità, questa, che – nel caso di specie – era stata ritenuta sussistente dalla Corte d’Appello di Milano che con sentenza del 23 aprile 2013 aveva quindi parzialmente confermato il contenuto della delibera Consob n. 18369 del 7 novembre 2012.  In forza di tale ultimo provvedimento, i membri del collegio sindacale di una società quotata erano stati condannati al pagamento di sanzioni amministrative pecuniarie per non aver, questi ultimi, vigilato sulla adeguatezza della struttura organizzativa della società, sulla affidabilità dei sistemi di controllo interno e amministrativo-contabile dal 2008 al 2010 e sulle modalità di concreta attuazione delle regole di governo societario, previste da codici di comportamento ai quali la società, mediante informativa al pubblico, aveva dichiarato di attenersi.
I sindaci e la società stessa (in quanto responsabile in solido) hanno quindi proposto ricorso per cassazione avverso tale decisione, cui si è opposta la Consob con ricorso incidentale (decretato poi inammissibile).
In particolare, con i primi due  motivi, i ricorrenti principali hanno lamentato, tra l’altro, come nessuna responsabilità per omessa vigilanza fosse loro imputabile in quanto i comportamenti degli amministratori mirati ad occultare dolosamente la violazione delle regole di un’accorta gestione societaria, rendevano di fatto inesigibili i doveri di vigilanza dei sindaci, i quali, quindi, non potevano essere a conoscenza dei fatti censurabili prima che fossero accertati. Su tale assunto, hanno poi precisato come l’obbligo di comunicazione a Consob scatti solo in presenza di irregolarità accertate e non di sospetti da verificare sulla base di indagini e come comunque non competa ai sindaci un controllo di merito sulla opportunità e convenienza delle scelte gestionali degli amministratori.
Rispetto a tali doglianze, i giudici di piazza Cavour hanno replicato ricordando come

  • la complessa articolazione della struttura organizzativa di una banca (o, come in questo caso, di una società di investimenti) non può comportare l’esclusione o anche il semplice affievolimento del potere-dovere di controllo riconducibile a ciascuno dei componenti del collegio sindacale;
  • i sindaci, in caso di accertate carenze delle procedure aziendali predisposte per la corretta gestione societaria, sono sanzionabili a titolo di concorso omissivo quoad functione, gravando sugli stessi, da un lato, l’obbligo di vigilanza – in funzione non soltanto della salvaguardia degli interessi degli azionisti nei confronti degli atti di abuso gestionali degli amministratori, ma anche della verifica dell’adeguatezza delle metodologie finalizzate al controllo interno della società di investimenti, secondo parametri procedimentali dettati dalla normativa regolamentare Consob, a garanzia degli investitori – e, dall’altro lato, l’obbligo legale di denuncia immediata alla Banca d’Italia e alla Consob”;

e hanno quindi precisato come

  • non si tratta di imputare ai sindaci una responsabilità per il sospetto del compimento di operazioni irregolari o illecite da parte di altri, nè di sottoporre gli organi amministrativi a un controllo sul merito delle scelte gestionali, ma di pretendere l’esercizio tempestivo dei poteri ispettivi che la legge pone a carico dei sindaci (artt. 150 e 151u.f., 2403 bis c.c.), anche mediante tempestive comunicazioni alla Consob (art. 149, comma 3, t.u.f.) che, nella specie, i giudici di merito hanno accertato essere state parziali (avendo riguardato solo alcune tra le vicende sanzionate) e tardive (risalenti a fine 2010).

Alla luce, tra l’altro, di quanto sopra, la Corte – oltre ad aver dichiarato inammissibile il ricorso incidentale – ha rigettato il ricorso principale, confermando quindi l’importo delle sanzioni così come determinate dalla Corte d’Appello.
Cass. Civ., Sez. I., 29 marzo 2016, n. 6037 (leggi la sentenza)

 

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(Giada Salvini, web, email)

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Giurisdizione italiana nelle ipotesi di riciclaggio commesso in parte all’estero (Studio La Scala, 16 giugno 2016)

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La Suprema Corte chiarisce che il reato di riciclaggio si considera radicato in Italia in ragione della ricorrenza di più elementi sintomatici, indicativi della consumazione del reato anche solo in parte in Italia

Va affermata la giurisdizione italiana quando nel territorio dello Stato si sia verificato anche solo un frammento della condotta, il cui oggettivo rilievo, seppur privo dei requisiti di idoneità e di inequivocità richiesti dal tentativo, sia apprezzabile in modo tale da collegare la parte della condotta realizzata in Italia a quella realizzata in territorio estero.
In questo senso si è recentemente espressa la Suprema Corte nell’ambito della sentenza n. 24401 del 13 giugno 2016 (udienza 24 marzo 2016), con la quale la II Sezione Penale ha ulteriormente confermato il predetto principio nell’ambito di una causa che trova origine nel provvedimento di sequestro preventivo, relativamente ad una serie di beni mobili e immobili intestati a diverse società, disposto con decreto dal GIP del Tribunale di Ravenna in relazione ad una ipotesi di reato di riciclaggio.
Il soggetto al quale erano riconducibili i beni oggetto di sequestro, proponeva, avverso il suddetto decreto, dapprima, ricorso davanti al Tribunale di Ravenna e successivamente, a seguito del rigetto, ricorso per Cassazione, lamentando, tra l’altro la carenza di giurisdizione italiana nella parte relativa alle somme di danaro transitate dalla Spagna all’Inghilterra.
La Suprema Corte, intervenuta sulla questione, ha tuttavia avuto modo di chiarire che, diversamente da quanto eccepito dal ricorrente, il reato di riciclaggio si considera radicato in Italia in ragione della ricorrenza di più elementi sintomatici, indicativi della consumazione del reato anche solo in parte in Italia, dovendosi considerare la condotta delittuosa in maniera unitaria, avuto riguardo complessivamente, all’attività di ripulitura del denaro provento di evasione fiscale, tramite società di diritto inglese ma riferibili al ricorrente (di nazionalità italiana) e avente sede in Italia, il cui liquidatore (anch’esso di nazionalità italiana) riceveva peraltro specifiche direttive dal medesimo ricorrente.

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(Luca Bettinelli, web, email)

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ABI: Forum Antiriciclaggio 2013 (Iusletter, 17 luglio 2013)

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L’ 11 e 12 luglio 2013 si è tenuto a Roma, presso le Scuderie di Palazzo Altieri, il Forum organizzato dall’ABI dedicato al tema “Contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo internazionale: il quadro normativo tra novità e prospettive, la customer due diligence, gli accertamenti finanziari e fiscali“

La mattinata della prima giornata è stata dedicata ad analizzare i temi connessi a:

  • IV Direttiva Antiriciclaggio: Giuseppe Maresca (Capo della Direzione Prevenzione dei reati finanziari, Dipartimento del Tesoro del Ministero dell’Economia e delle Finanze) ha tratteggiato i lavori preparatori mentre Severine Anciberro (dell’European Banking Federation) ha illustrato il punto di vista dell’industre bancaria;
  • segnalazioni di operazioni sospette: Caludio Clemente (Direttore dell’Unità di Informazione Finanziaria) ha illustrato il rapporto dell’UIF 2012;
  • regolamentazione antiriciclaggio: Luigi Donato (Capo del Servizio Rapporti Esterni e Affari Generali di Banca d’Italia) si è soffermato sui controlli di vigilanza sugli intermediari nella materia del contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo.

Nell’interactive workshop pomeridiano, moderato da Francesca Santilli (Ufficio Affari Legali dell’ABI), sono stati discussi i profili legali e gli impatti organizzativi delle nuove disposizioni sull’adeguata verifica. I temi affrontati hanno riguardato la profilatura della clientela e i presidi antiriciclaggio, il titolare effettivo, i PEP domestici, le responsabilità dei dipendenti e gli obblighi privacy.
Nel proprio intervento, di cui si allegano le slide, Paolo Pogliaghi (responsabile Ufficio Compliance e Rischi della BCC di Carugate) ha altresì annunciato che a giorni dovrebbe essere pubblicato il libro “Guida ai presidi antiriciclaggio in banca“, edito da Bancaria Editrice.
Il volume, la cui prefazione è stata curata da Carla Del Ponte, illustra come alcuni grandi gruppi e alcune medio/piccole banche hanno strutturato i propri modelli organizzativi e processi volti a garantire la compliance alla normativa antiriciclaggio.
La seconda giornata, moderata da Giovanni Staiano (responsabile Ufficio Affari legali dell’ABI), è stata, invece, dedicata agli accertamenti finanziari e fiscali. I temi trattati hanno riguardato:

  • antiriciclaggio e indagini bancarie, con un focus particolare agli strumenti di indagine bancaria, al possibile utilizzo delle informazioni contenute nell’AUI, all’anagrafe dei rapporti e alle banche dati a supporto dell’attività di prevenzione dei reati;
  • il riciclaggio di denaro proveniente da frode fiscale, le verifiche fiscali e le verifiche antiricilaggio;
  • il monitoraggio fiscale e la nuova regolamentazione della normativa statunitense FATCA.

Per lo Studio al Forum ha partecipato l’Avv. Sabrina Galmarini, che ha contribuito al libro a cura di Paolo Pogliaghi e Giorgio Dramis, affrontando il tema del dovere di collaborazione attiva del sistema bancario nella prevenzione al riciclaggio.

Link

  • Programma Forum Antiriciclaggio 2013 (pdf)
  • le slide, Paolo Pogliaghi , "I presidi organizzativi al rischio di riciclaggio in una Banca di Credito Cooperativo: l’esperienza della CC di Carugate" (23 slide,  2.5 M)

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