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Intervista a Michele De Luca – tesi di laurea in "Riflessioni sull’uso delle valute virtuali nell'Unione Europea: profili giuridici ed economici" (28 novembre 2017)

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ComplianceNet: Ciao Michele e grazie per la collaborazione al progetto "Tesi" di ComplianceNet. Ti vuoi presentare?

Michele De Luca: Mi chiamo Michele De Luca ho 25 anni e vivo a Castellammare di Stabia in provincia di Napoli.
Ho concluso il mio percorso accademico lo scorso Ottobre conseguendo la laurea magistrale in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”  .
Ho sempre nutrito un forte interesse verso il mondo della finanza nonostante sia un giurista.
Una doppia anima, la mia, che mi ha portato ad approfondire la regolamentazione  dei mercati  e degli strumenti finanziari  .
Sono un ragazzo molto curioso e questo mi ha spinto a non fermarmi alla formazione accademica: fin dai primi anni di università ho frequentato corsi e seminari su varie branche dell’economia quali Marketing, Finanza, Bilancio ed Organizzazione maturando soft skills finalizzate a rendere il curricula personale quanto più completo e multidisciplinare possibile.
 
ComplianceNet: Puoi illustraci più in dettaglio il contenuti della tua tesi?
 
Michele De Luca: La mia tesi (qui in pdf, 707 K, 130 pp.) mira a far luce sul mondo ancora oscuro e fumoso delle valute virtuali.
Iniziando il lavoro con il cercare di spiegare in maniera semplice il funzionamento della tecnologia alla base delle suddette valute e le potenziali applicazioni della stessa , la tesi prosegue focalizzandosi sulla natura giuridica delle criptocurrecies e sulle normative Europee che disciplinano queste entità.
Non manca un focus sull’Italia e sui principali sistemi economici mondiali quali USA , Giappone e Cina.
Un lavoro di indiscussa attualità che spero serva a chiarire o quanto meno ad introdurre gli studenti e i curiosi al mondo delle Valute Virtuali.
 
ComplianceNet: Che esperienze professionali hai maturato dopo la conclusione degli studi? Che tipo di occupazione/lavoro cerchi?
 
Michele De Luca: Attualmente lavoro in Unicredit come consulente esterno.
Un lavoro iniziato al quinto anno di università che mi ha  portato grandi benefici in termini di maturità  e autodisciplina.
Avendo concluso il percorso di studi però sono alla ricerca di un lavoro più inerente al mondo legale.
Aspiro ad una posizione in organi di vigilanza economica e finanziaria  ma sarei altrettanto felice di lavorare nel reparto M&A o compliance di istituti finanziari e società di consulenza.
 
ComplianceNet: Letture consigliate? Hobby?
 
Michele De Luca: Nel tempo libero mi dedico ad attività di service : è un dovere civico aiutare chi ha bisogno e cercare di migliorare la società nella quale si vive.
Sono socio del Rotaract club Castellammare di Stabia  attualmente nella carica di Presidente.  L’associazione partner del Rotary club coinvolge giovani da 18 a 30 anni dando loro la possibilità di operare  in attività di servizio che unite ad una formazione che mira allo sviluppo della  leadership , consente di dare un aiuto sostanziale alla comunità e implementare le proprie capacità professionali.

ComplianceNet: Grazie Michele!

Michele De Luca: Grazie a voi.

Per contattare Michele De Luca

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Allegato

  • Michele De Luca, “Riflessioni sull’uso delle valute virtuali nell'Unione Europea: profili giuridici ed economici (Considerations on the use of the virtual currencies in the European Union: legal and economic profiles)”, Università degli studi di Napoli “Parthenope”, Dipartimento di Giurisprudenza, Corso di Laurea magistrale a ciclo unico, Tesi di Laurea in Diritto Europeo delle Imprese e dello Sviluppo, anno accademico 2016/2017, (pdf, 707 K, 130 pp.)

Introduzione della tesi “Riflessioni sull’uso delle valute virtuali nell'Unione Europea: profili giuridici ed economici”

Lo studio che segue analizza gli aspetti giuridici ed economici, nell'ambito dell'Unione Europea , di uno dei fenomeni più stravolgenti degli ultimi 10 anni: le Valute virtuali.
Sin dalla loro nascita, nel 2008 con Bitcoin, le criptovalute hanno attirato l'attenzione di privati investitori , banche e governi.
Spinti dal sogno di un'economia monetaria onesta, i creatori delle virtual currencies hanno strutturato un sistema che elimina l'intermediazione delle banche e che garantisce la privacy delle transazioni.
Esse resistono alle regolamentazioni di un quadro normativo che si affanna a disciplinare questo nuovo settore il quale potrebbe rivoluzionare l'intera economia mondiale.
Sotto un'impronta prevalentemente giuridica discuterò di un tema di intelligence economica, nell'intento di unire le due anime ( giuridica ed economica) per far chiarezza su luci ed ombre proprie valute virtuali.
Sarà analizzata la tecnologia Blockchain, il funzionamento , l'uso attuale e potenziale , cercherò di individuare la natura giuridica delle criptocurrencies e la disciplina normativa europea che le fa da cornice.
Non sarà trascurato il dinamismo della trattazione in quanto saranno richiamati opinioni e pensieri di economisti e banchieri che forniranno pareri autorevoli e nuovi modi di concepire le criptovalute.
Dall'antichità ad oggi, i regnanti, prima, le autorità statali, poi, hanno posseduto il diritto pressoché esclusivo di battere moneta.
Le Banche Centrali, negli ultimi due secoli, hanno acquisito il monopolio di stampare banconote e persino l'autonomia e l'indipendenza dalle autorità governative.
Oggi tutto questo potere concentrato a livello istituzionale rischia seriamente di essere compromesso dal sistema decentrato delle criptovalute, nonostante non siano considerate delle monete.
Ripercorrendo la storia, bisogna ritornare nel 1.000 a.C. quando comparse in Cina la prima moneta metallica, mentre in Occidente serve risalire al 500 a.C. per il conio di monete costituite da metalli preziosi che godevano di un valore intrinseco.
È un dato che le criptovalute hanno allarmato le principali capitali del mondo insinuando un pregiudizio su oltre tremila anni di storia delle monete.
Se le autorità governative esercitano giuridicamente il loro potere su un'area territoriale ben definita, nel cyberspazio i confini sono molto più labili ed il diritto è per larga parte da costruire.
Le criptovalute, infatti, vengono battute non da presse d'acciaio dietro l'autorizzazione di un'amministrazione statale o federale, ma sono estratte dai "miners". Infatti, l'emissione di nuova moneta virtuale avviene attraverso un complesso processo informatico denominato "mining", ossia "estrazione".
La comparsa delle valute virtuali è stata così innovativa e dirompente da non riuscire a trovare un immediato inquadramento giuridico.
Governi e banche, all'inizio hanno sottovalutato il fenomeno non riuscendo a cogliere la mole di consensi su cui esso si basava e trascurando la filosofia alla base del nuovo strumento: il privato, sempre più colto e informato, si autodetermina e sfugge al pubblico potere creando un'economia parallela, una moneta parallela.
In un momento di massima sfiducia verso le istituzioni bancarie , ha preso piede un sistema che sul ruolo della fiducia impernia il suo funzionamento.
Transazioni e conti correnti diventano condivisi e trasparenti : l'individuo è al tempo stesso controllato e controllore della comunità di cui far parte.
Un fenomeno odierno e fortemente innovativo che negli ultimi mesi ha fatto parlare ogni giorno di sé: si è diffuso a macchia d'olio ed è ora presente nella vita quotidiana delle persone.
Non è più un fenomeno solo virtuale ma attuale e diffuso.
Il problema della qualificazione giuridica delle cripovalute è una questione (quasi) irrisolta anche nel nostro bel Paese ma non per questo gli operatori di mercato e gli enti soprattutto di natura comunitaria hanno ignorato il problema, al contrario hanno condotto numerosi studi individuando rischi e punti di forza del nuovo fenomeno.
Anche grazie la Corte di Giustizia UE è stato individuato un orientamento comunitario a cui gli stati membri possono guardare : ancora una volta l'Europa diventa guida e ispirazione per i governi, in un clima dove l'antieuropeismo è diventato un trend.

Indice della tesi ““Riflessioni sull’uso delle valute virtuali nell'Unione Europea: profili giuridici ed economici”

Introduzione
Capitolo 1 - Il concetto di “Moneta”: le sue origini e la sua storia
1.1    La moneta e le sue definizioni
1.2    Le origini della Moneta
1.3    Moneta e Valuta : il Pubblico Potere
Capitolo 2 - Il sistema dei pagamenti: mercato e mezzi di pagamento
2.1 Mercato : definizione
2.2 Pagamento : natura giuridica e mezzi di pagamento
2.3 La Rivoluzione Informatica
Capitolo 3 - Le Valute Virtuali
3.1 Le origini delle Criptovalute: Il movimento Cypherpunk
3.2 Valute Virtuali : definizione e panoramica nell' ottica dell' Unione Europea
3.3 Il sistema dei registri attuali e i registri condivisi: il ruolo della fiducia
3.4 La Tecnologia Blockchain
3.5 Blockchain : criticità della tecnologia e critiche in ambito europeo del sistema
3.6 Modalità di distribuzione: cowdsale e portafogli elettronici
3.7 Criptovalute: analisi giuridica
3.8 Analisi giuridica: Conclusioni
Capitolo 4 - Valute Virtuali : quadro normativo
4.1 Gli interventi delle autorità Europee
4.2 Virtual currency scheme
4.3 L'autorità bancaria europea – warning to consumers on digital currencies
4.4 Opinion on virtual currencies
4.5 Febbraio 2015 : A futher analisys
4.6 ESMA: call for evidence
4.7 Risoluzione del parlamento europeo - 17 Giugno 2016
Capitolo 5 - Gli interventi di vigilanza domestica
5.1 Banca di Italia : il documento “ Utilizzo anomalo delle valute
virtuali”
5.2 Il decreto legislativo del 25 maggio 2017 n.90
5.3 Cenni di natura tributaria in ambito Europeo
5.4 Focus sull'Italia
5.5 Sistemi Extraeuropei : USA, Giappone e Cin
Bibliografia
Sitografia
Ringraziamenti

 

ComplianceNet: 

Tesi di laurea: “Scudo Fiscale e diritto penale” - intervista a Damiano Di Maio (6 novembre 2015)

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ComplianceNet (CN): Buongiorno Damiano, vuoi presentarti?

Damiano Di Maio (DDM): Mi chiamo Damiano Di Maio, ho 29 anni e sono di Milano. Mi sono laureato nell’aprile 2011 in giurisprudenza presso l’Università degli studi di Milano con una tesi dal titolo “Scudo Fiscale e diritto penale: problemi applicativi e questioni di legittimità” (qui il testo in pdf).

CN: Quali temi hai affrontato nella tua tesi?

DDM: La tesi approfondisce la disciplina dello scudo fiscale dalla sua prima introduzione sino all’ultima proroga, con riguardo ai profili penalistici dell’istituto.
In particolare, l’elaborato può essere suddiviso in tre aree tematiche:
nella prima parte si analizzano la ratio e le implicazioni penalistiche dello scudo (i reati coperti, le cause ostative alla produzione degli effetti premiali e la possibilità di estensione dell’effetto premiale ai concorrenti nel reato);
la seconda parte concerne i profili di rischio penale connessi ad un utilizzo abusivo dello scudo, con un particolare focus sui rapporti tra scudo fiscale e antiriciclaggio;
nella terza parte infine ci si interroga sulle connessioni tra lo scudo fiscale e la normativa costituzionale e comunitaria, affrontando le questioni di legittimità e compatibilità dello scudo rispetto ad esse.

CN: Che esperienze professionali hai avuto dopo la laurea?

DDM: Da gennaio di quest’anno lavoro in Unione Fiduciaria S.p.A., prima società fiduciaria italiana per massa amministrata, nell’Area consulenza banche ed intermediari finanziari, dove mi occupo in particolare di compliance e di supporto normativo a istituti di credito ed intermediari riguardo tematiche di diritto bancario, societario e dei mercati finanziari.
Lo scorso anno ho superato l’esame di abilitazione alla professione forense presso la Corte d’Appello di Milano; in precedenza ho lavorato presso studi legali ed intermediari finanziari anche esteri, oltre ad una fondamentale esperienza di stage in Banca d’Italia, nella Segreteria Tecnica dell’Arbitro Bancario Finanziario a Milano.

CN: Consigli per un laureando che vuole affrontare per la tesi argomenti simili?

DDM: Individuare tematiche attuali, come quella del rimpatrio dei capitali illecitamente detenuti all’estero che ad oggi è si è ripresentata con la Voluntary Disclosure, cercando di fornire un’impostazione operativa di modo da avere la possibilità di un riscontro premiante nel mercato del lavoro.

CN: Consigli per affrontare il mondo del lavoro?

DDM: Specializzarsi e tenersi sempre aggiornati, con un’attitudine orientata all’interdisciplinarietà.

Per contattare Damiano Di Maio

Allegato

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  • Damiano Di Maio, “Scudo fiscale” e diritto penale: problemi applicativi e questioni di legittimità, tesi di laurea, anno accademico 2009/2010, Università degli studi di Milano, Facoltà di Giurisprudenza (pdf)

 

Whistleblowing: adeguare le norme aziendali – intervista a Ferdinando Santagata (2 novembre 2015)

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Compliancenet (CN): Buongiorno Ferdinando. Vuoi presentarti?

Ferdinando Santagata (FS): sono socio fondatore e Segretario Generale di AIRA Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio nonché CEO di SP Consulting e partner IUS Consulting.

CN: Cos’è il “Whistleblowing” e quali sono gli obblighi normativi?

FS: Con “Whistleblowing” si intende la segnalazione da parte del personale di una azienda di atti o fatti che possano costituire una violazione delle norme di legge o delle regole delle autorità di vigilanza.
Il 21 luglio 2015 la Banca d’Italia ha emanato l’11° aggiornamento della Circ. 285/13, introducendo nella Parte Prima, Tit. IV, Cap. 3, Sez. VIII la disciplina dei sistemi interni di segnalazione delle violazioni, c.d. whistleblowing.
La disciplina di vigilanza attua l’art. 52-bis del TUB, che recepisce nell’ordinamento italiano le disposizioni della Direttiva CRD IV in materia di obblighi per le banche di dotarsi di adeguate procedure interne per la segnalazione di irregolarità.

CN: Cosa richiedono le norme in ambito bancario?

FS: La norma individua i requisiti minimi necessari per la definizione dei sistemi di whistleblowing, lasciando all’autonomia delle banche la scelta delle soluzioni tecniche e operative più adeguate.
La disciplina prevede che i suddetti sistemi siano approvati dall’Organo con Funzione di Supervisione Strategica, cui vanno rassegnati flussi informativi periodici con chiari sistemi di reporting.
Per assicurare un efficace funzionamento delle procedure, è richiesta l’individuazione di un soggetto responsabile dei sistemi interni di segnalazione delle violazioni, nonché la designazione di soggetti che ricevano, esaminino e valutino le segnalazioni prodotte.
Allo scopo di incentivare il concreto utilizzo di tali sistemi, è richiesto alle banche di illustrare al proprio personale i procedimenti di segnalazione adottati e sensibilizzarlo sulla cultura della legalità.
Le banche hanno l’obbligo di adeguarsi alle previsioni della Circ. 285/13 in tema di sistemi interni di segnalazione delle violazioni entro il 31 dicembre 2015.

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CN: Quali garanzie ha colui che segnala le irregolarità?

FS: Il principio portante del nuovo istituto del whistleblowing è la tutela del soggetto che segnala le violazioni dall’interno dell’ambiente di lavoro a fronte di eventuali condotte ritorsive, discriminatorie o comunque sleali che potrebbero essere attivate conseguentemente alla segnalazione.
Inoltre la normativa di vigilanza si coordina con quella sulla riservatezza dei dati personali del segnalante e del presunto responsabile della violazione, ferme restando le regole che disciplinano le indagini o i procedimenti avviati dall'autorità giudiziaria in relazione ai fatti oggetto della segnalazione.

CN: Di che tipo di assistenza ha bisogno una banca che intende adempire a questi obblighi?

FS: La banca deve avvalersi di fornitori capaci di

  • analizzare la normativa e declinare i profili applicativi sulla realtà aziendale
  • individuare soluzioni organizzative proporzionate, che tengano conto delle specificità della Banca
  • organizzare il sistema di segnalazione aziendale e disegnare i relativi processi operativi
  • affiancare la Banca nella concreta implementazione del sistema (regolamenti, procedure operative)
  • svolgere attività di formazione e sensibilizzazione del personale in tema di whistleblowing
  • mettere a disposizione una soluzione informatica per la gestione delle segnalazioni.

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CN: Cosa offre SP Consulting in questo ambito?

FS: SP offre una propria soluzione software denominata “CLOCK – Check List Organizer Control Kit” progettata per le funzioni di controllo e per il personale operativo, con il fine di facilitare lo svolgimento delle attività di controllo di 1°, 2° e 3° livello
Nell’ambito di CLOCK è stato implementato il sistema di whistleblowing- modulo WB -personalizzabile in funzione delle caratteristiche e delle scelte operate dalla Banca.
La soluzione informatica CLOCK – WB costituisce un concreto supporto per:

  • formalizzazione guidata della segnalazione
  • acquisizione della segnalazione
  • istruttoria sulla segnalazione
  • conservazione delle segnalazioni

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CN: È prevista la possibilità di esternalizzare questa attività?

FS: Sì. Le banche possono esternalizzare l’attività di ricezione, esame e valutazione delle segnalazioni. Il nostro sistema (WB) è predisposto anche per questa soluzione organizzativa. SP Consulting ha maturato esperienza significativa nell’attività di outsourcing in ambito AML e mette a disposizione il know-how delle proprie risorse anche in questo ambito.

CN: Grazie Ferdinando

FS: Grazie a voi

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ComplianceNet: 

Tesi di laurea: “Sistema bancario e misure di prevenzione al riciclaggio del denaro” - intervista ad Alessio Castronuovo (29 ottobre 2015)

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ComplianceNet (CN): Ciao Alessio e grazie per la collaborazione al progetto “Tesi” di ComplianceNet. Ti vuoi presentare?

Alessio Castronuovo (AC): Sono Alessio Castronuovo, ho 27 anni, e nell’aprile del 2013 ho conseguito la laurea Magistrale in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” discutendo una tesi dal titolo “Sistema bancario e misure di prevenzione al riciclaggio del denaro” (qui in pdf, 786 K, 128 pp.)

CN: Quali temi hai affrontato nella tua tesi?

AC: La ricerca, dopo aver cercato di definire le origini e l’evoluzione - o meglio l’involuzione - del segreto bancario, focalizza sulle misure di prevenzione cui l’impresa bancaria è tenuta ad osservare per essere compliant alle prescrizioni antiriciclaggio di cui al D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231, nonché agli ulteriori Provvedimenti ad esso connessi, emanati dall’Autorità di Vigilanza.
In conclusione, sono poste alcune riflessioni circa il nuovo approccio (globale e coordinato) che gli Stati hanno adottato nella lotta all’evasione fiscale internazionale con il perfezionamento di accordi improntati a criteri di trasparenza e scambio di informazioni a fini fiscali. (“the era of banking secrecy is over” – comunicato finale del summit G-20, 2 aprile 2009 – pdf)

CN: Che esperienze professionali hai avuto dopo la laurea?

AC: Subito dopo la laurea ho frequentato un master presso la Luiss Business School per specializzarmi nella consulenza legale in-house. Al termine dello stesso, sono stato assunto dall’Organismo ex art. 128-undecies del TUB, Ufficio Affari Legali. Un’esperienza per me rilevante, posto che mi ha permesso di partecipare al primo National Risk Assessment del Comitato di Sicurezza Finanziaria presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Oggi, sono Responsabile Compliance e Antiriciclaggio in Fiport - Società Fiduciaria e di Revisione. Mi occupo, inoltre, di regulatory compliance e antiriciclaggio per lo Studio Legale e Tributario Loconte & Partners  ed una trust company.

CN: Hai dei consigli per un laureando che intende svolgere la tesi in materia di legislazione antiriciclaggio?

AC: Consiglio sicuramente di associare allo studio delle norme giuridiche un’attenta analisi dei fenomeni economici, e finanziari, ad esse connessi.

CN: Consigli per un neolaureato che deve affrontare il mondo del lavoro?

AC: Specializzarsi, qualunque sia lo scenario, ritengo sia fondamentale. L’obiettivo dev’essere tendere all’eccellenza. Detto questo, capire quale realtà può meglio contribuire al proprio percorso di crescita umano e professionale.  

CN: Grazie Alessio.

AC: Grazie a voi.

Per contattare Alessio Castronuovo

Allegato

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  • Alessio Castronuovo, “Sistema bancario e misure di prevenzione al riciclaggio del denaro”, tesi di laurea in “Legislazione antiriciclaggio e investigazioni finanziarie”, 18 Aprile 2013 (pdf, 786 K, 128 pp.)

Progetto Tesi di ComplianceNet

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Clock, la soluzione integrata per i controlli di 1°, 2° e 3° livello (5 giugno 2013)

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ComplianceNet: Buongiorno Ferdinando e grazie di essere di nuovo con noi. Vuoi presentarti rapidamente?

Ferdinando Santagata: Sono socio fondatore e Segretario Generale di AIRA Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio, nonché CEO di SP Consulting e Partner di IUS Consulting.

ComplianceNet:
Di cosa si occupa SP Consulting?

Ferdinando Santagata:  SP Consulting è una società che opera nel settore della consulenza all’industria finanziaria e, dopo i recenti cambiamenti normativi, è particolarmente impegnata nella revisione degli assetti organizzativi e del processo di gestione dei rischi.
La molteplicità delle funzioni di controllo, impone di condurre il riordino dei sistemi di governo e gestionali, evitando costose sovrapposizioni o carenze nel presidio dei rischi, promuovendo sinergie e congegnando modelli organizzativi efficienti. A questi fini, l’approfondita conoscenza della regolamentazione e delle caratteristiche del sistema bancario rappresenta per SP Consulting un fattore primario di successo. La capacità dei propri professionisti di ideare soluzioni “su misura” adattandole ai diversi modelli di business, organizzativi e di controllo di ciascun intermediario, costituisce il valore aggiunto  di cui i clienti beneficiano.

Ferdinando Santagata

(Ferdinando Santagata)

ComplianceNet: Dunque fornite soluzioni per i controlli interni degli intermediari finanziari?

Ferdinando Santagata: Esattamente. Il sistema dei controlli è parte integrante della struttura organizzativa aziendale e del governo societario. Per garantire la sana e prudente gestione l’Intermediario deve coniugare nel tempo la profittabilità dell’impresa con un’assunzione dei rischi consapevole e compatibile con le proprie condizioni economico-patrimoniali. Per questo occorre che l’Intermediario si doti di un sistema di verifiche proporzionate alle dimensioni aziendali e coerenti con gli obiettivi strategici e le specificità operative. I consulenti di SP sono esperti del mestiere - perché da anni impegnati nella gestione dei rischi presso banche - e possono assistere l’intermediario nella ricerca dell’equilibrio fra controllo e business, individuando il trade off tra costi e benefici connessi alle attività di controllo interno, individuanto la priority list delle verifiche per ogni settore normativo o processo operativo, stimando l’esposizione ai rischi secondo logiche frequenza/impatto. Costruire un sistema dei controlli robusto, che risponda al livello di risk tolerance definito dalla policy aziendale, evitando attività ricognitive superflue o inefficaci, contenendo i costi e valorizzando le risorse interne, oggi è un esigenza imprescindibile per l’intermediario.

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ComplianceNet: Cos’è Clock?

Ferdinando Santagata
: Clock fornisce un kit di strumenti per svolgere le verifiche di competenza delle funzioni di controllo (controlli di 2° e 3 livello) e i controlli di linea a carico delle funzioni operative della banca (controlli di 1° livello).
In pratica Clock è un organizer degli strumenti di verifica, che consente di allestire l'architettura del sistema dei controlli in maniera integrata, tracciabile e risk oriented.
CLOCK è un software progettato da chi conosce l’azienda bancaria e ha accumulato anni di esperienza nelle diverse attività di controllo interno, cogliendo le tipiche criticità dell’attività di governo dei rischi. Solo chi ha vissuto sul campo le esigenze della funzione di controllo può ideare soluzioni operative atte a facilitarne il lavoro.

ComplianceNet: Come funziona?

Ferdinando Santagata: Clock è un pacchetto di 4 software (Diary, Matrix, Off Site, Inspector), destinati alle diverse funzioni di controllo, alimentato con check list di verifiche, matrici rischio/processo e indicatori di esposizione al rischio sviluppati dai consulenti di SP  associandoli alle diverse fasi operative dei principali processi bancari (concessione del credito, prestazione servizi di investimento, prestazione servizi di pagamento, operatività di filiale, attività sensibili d.lgs. 231/01) e alle norme mappate nel legal inventory sottoposto ad aggiornamento permanente mediante il servizio SP Alert„
Clock è la “cassetta degli attrezzi” che contiene specifici tools pensati  per la funzione di compliance, antiriciclaggio, ispettiva e di internal audit, costruiti individuando la priorità delle verifiche secondo probability/severity dell'evento a rischio, distribuendo le attività in maniera complementare fra le varie funzioni di controllo, garantendo  coerenza e efficacia di presidio.

ComplianceNet: Che vantaggi ha l’intermediario usando Clock?

Ferdinando Santagata: CLOCK consente di gestire le tante incombenze di chi svolge controlli producendo report in maniera automatica, ad esempio: report dei controlli di linea, report ispettivi, report di compliance, report di internal audit, report della funzione antiriciclaggio, report sui rischi di reato 231/01. Inoltre CLOCK propone alle funzioni di controllo check list, matrici e indicatori di rischio già congegnati sulla base dei processi e/o del tipo di rischio in ottica ICAAP e/o del set di normative; ciò consente di recuperare tempo e risorse beneficiando di analisi organizzatve e legali già svolte, contando su strumenti di controllo pronti per l’uso e costantemente alimentati.

ComplianceNet: Che moduli prevede CLOCK?

Ferdinando Santagata: Ci sono 4 componenti:

  1. C-DIARY: Diario dei controlli di linea È un cruscotto che consente lo svolgimento dei controlli di linea da parte del personale delle unità operative, responsabilizzando sul presidio dei rischi. Gestisce le scadenze (es. controlli giornalieri, settimanali, mensili) e mostra a ciascun utente solo i controlli di competenza, consentendo il monitoraggio complessivo alle funzioni di 2° e 3° livello.
  2. C-INSPECTOR: Controlli ispettivi mediante check list. Consente di svolgere verifiche sul posto (in loco) da parte delle funzioni di controllo di 2° o 3° livello. Propone check list costruite sui processi operativi della Banca, registra gli esiti della verifica e produce report in automatico. Consente di progettare la verifica mirata on site selezionando controlli da svolgere secondo logica probabilità/impatto.
  3. C-MATRIX: Controlli di compliance mediante matrici. È un tool che consente di svolgere controlli di conformità da parte della funzione di compliance, funzione di compliance alla MiFID e funzione antiriciclaggio. Propone matrici rischio/processo costruite sulla base di legal inventory per svolgere risk assessment sugli ambiti normativi di maggior importanza (mifid, mad, antiriciclaggio, 231/01, psd, usura, privacy, trasparenza e tutela del consumatore) secondo logiche di frequenza/impatto dell'evento di rischio.
  4. OFF SITE: Controlli off site mediante indicatori consente di valutare a distanza l'esposizione ai rischi mediante EI (exposure indicator) e KRI (key risk indicator) progettati per gli ambiti operativi di maggior rilevanza.

ComplianceNet: Che altro?

Ferdinando Santagata:
Abbiano infine intregrato in Clock un sistema di alerting normativo e aggiornamento denominato SP ALERT che avverte la Banca delle news normative e fornisce l'analisi di impatto delle nuove norme sui processi operativi. Per ogni novità normativa inoltre fornisce l'aggiornamento:

  • delle liste dei controlli di linea di C-DIARY
  • delle matrici di C-MATRIX
  • delle check list di C-INSPECTOR
  • degli indicatori di C-OFF SITE

ComplianceNet: Per ottenere ulteriori informazioni su Clock?

Ferdinando Santagata: Per qualsiasi informazione e per richiedere una demo ci si può rivolgere a SP Consulting Srl - www.spconsulting.name/clock  email: segreteria@spconsulting.name oppure ad AIRA www.airant.it email: segreteria@airant.it

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Dal bene confiscato al bene comune, colloquio con Marco Reggio (23 maggio 2013)

 

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Agatino Grillo: Buongiorno Marco. Vuoi presentarti?

Marco Reggio: Buongiorno a tutti. Mi chiamo Marco, sono nato a Roma, ho 53 anni, sono sposato e ho una figlia. Laureato in Giurisprudenza e giornalista pubblicista iscritto all’ordine dei giornalisti del Lazio. Ho lavorato in diverse testate occupandomi per anni di problemi sociali e del lavoro e dal 1998 opero nel mondo del credito cooperativo presso la Federazione Italiana Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali (Federcasse) dove sono responsabile Ufficio Stampa e Rapporti Istituzionali. Svolgo azione di volontariato nel mondo della cooperazione e, in particolare, della cooperazione di credito. Ho scritto diversi saggi su temi economici e sociali.

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Agatino Grillo: Lo scorso 17 maggio 2013 eri a Torino per presentare, al Salone del Libro, il volume “Dal bene confiscato al bene comune”, di cui sei curatore, redatto in collaborazione con l’associazione antimafia “Libera”   e pubblicato dalla casa editrice Ecra. Di che si tratta?

Marco Reggio: Il testo fa parte della serie “I Quaderni della Fondazione Tertio Millennio”, di cui sono Segretario generale,  ed è disponibile in formato pdf (1.7 M, 76 pp.)
L’idea del libro nasce dall’esperienza di sostegno ad alcune cooperative di giovani in Puglia, Calabria, Campania e Sicilia che coltivano terreni confiscati alla criminalità organizzata, sostegno ottenuto anche attraverso le Banche di Credito Cooperativo e la Fondazione Tertio Millennio - Onlus. Il lavoro che fanno questi giovani è incredibile. Vivono, sopportano e superano condizionamenti ambientali, difficoltà burocratiche e di accesso al credito (hanno i beni in comodato gratuito e quindi le banche non concedono prestiti in mancanza di beni in garanzia) svolgendo al tempo stesso una insostituibile azione di difesa della legalità ed educando, ancora una volta, alla democrazia economica ed alla partecipazione. Sono davvero, come tanti altri, gli eroi silenziosi del nostro tempo. E che dimostrano come il nostro Paese sia decisamente migliore di coloro che lo rappresentano.

Agatino Grillo: Il “Quaderno” è dedicato, come recita il titolo, al complesso tema della restituzione alla società civile – soprattutto cooperative giovanili – dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Un processo avviato nel 1995 su iniziativa proprio di “Libera” che, attraverso una grande campagna di sensibilizzazione (“Riprendiamoci il maltolto”) rese possibile, l’anno successivo, l’approvazione della prima legge italiana (ancora oggi l’unica in Europa) sull’uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Oggi nel 2013 come valuti questo processo? Che risultati si sono ottenuti?

Marco Reggio: Dopo sedici anni dall'approvazione delle legge 109, la confisca e il riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata rappresenta uno dei baluardi della lotta alle mafie. Secondo gli ultimi dati dell'Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati in Italia ci sono oltre 12 mila beni immobili e  duemila aziende sottratte ad una gestione mafiosa. Purtroppo ad oggi, ci sono anche tante ombre sulla normativa e sulla gestione diretta di questi beni, ed è per questo che diventa fondamentale mantenere alta l'attenzione della società civile su questo tema.

Agatino Grillo: Perché una Fondazione come Tertio Millennio, legata al mondo delle banche, pubblica un testo come questo?

Marco Reggio: Questo tema non poteva restare estraneo ad un sistema, come quello delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali, che per Statuto e valori di riferimento hanno come missione lo sviluppo delle comunità di cui sono espressione; la crescita “integrale”, cioè, dei territori dove vivono ed operano in una accezione molto più ampia di quella solamente economica. Che significa anche educare all’uso responsabile del denaro e, in ultima analisi, alla legalità.

Agatino Grillo: Le banche, ed il comparto finanziario più in generale, sono in questo momento di crisi economica, sociale e morale nell’occhio del ciclone. Da più parti si accusa le banche di non favorire la ripresa e lo sviluppo negando il credito a famiglie e imprese. Che ne pensi?

Marco Reggio: La situazione è sicuramente complessa ed errori sono stati commessi sia dal mondo politico sia dal mondo economico finanziario. Ciò detto vorrei sottolineare che le Banche di Credito Cooperativo sono state le uniche, in questi anni così difficili per il Paese, a continuare ad erogare credito a famiglie e imprese proprio perché il nostro statuto, i nostri valori, ed il nostro “spirito” ce lo chiedono. Non a caso la loro funzione “anticiclica” viene riconosciuta universalmente da studiosi, accademici, premi Nobel. Il problema è che questa consapevolezza poi “viene meno” al momento di disegnare regole che mettano in sicurezza il sistema bancario europeo nella tempesta della crisi. Mi riferisco a tutta la normativa in via di definizione sul capitale delle banche, sulle nuove regole di vigilanza europea ecc. che non considerano le specificità delle banche cooperative (in Europa rappresentano il 20 per cento del mercato del credito) e paradossalmente penalizzano proprio quelle realtà virtuose che, non senza enormi sacrifici, stanno ancora sostenendo l’economia reale.

Agatino Grillo: Come si può uscire da questa crisi?

Marco Reggio: Servono scelte coraggiose e serve un cambiamento vero. Il Paese continua a creare ricchezza ma questa ricchezza non viene distribuita in modo equo. Occorre una nuova visione e occorre un nuovo patto sociale. Dobbiamo liberarci delle rendite di posizione, dei paraocchi ideologici e dare fiducia a chi ha coraggio e nuove idee.

Agatino Grillo: Sei candidato per il Partito Democratico al consiglio comunale di Roma alle elezioni del 26 e 27 maggio. Perché questa scelta?

Marco Reggio: Fino a ieri non avrei mai pensato  di candidarmi a nulla. Amo il mio lavoro e questo mi basta. Ma i tempi cambiano e, purtroppo, non in meglio. Dunque non basta lamentarsi e rimpiangere il passato. Ciascuno di noi deve impegnarsi, mettendo a disposizione della comunità e del territorio le proprie competenze e le proprie passioni. Vorrei davvero che quanto i nostri genitori hanno costruito con anni di sacrifici non venga disperso ma, al contrario, consolidato. Per noi stessi, ma anche per coloro che verranno dopo. E che, in ogni caso, ci chiederanno che cosa abbiamo fatto.

Agatino Grillo: Il Partito Democratico però sembra in piena crisi e alquanto confuso. Perché non ti sei candidato con una lista civica ad esempio?

Marco Reggio: Io credo e spero che un altro Partito Democratico sia possibile. È il partito di chi vuole il cambiamento, la trasparenza e l’innovazione. Il Partito di chi non crede nelle correnti ma nell’onestà, nel merito e nella competenza. Credo che la politica debba rinnovarsi profondamente e con il contributo di tutti coloro che vogliono lasciare il campo libero alla rabbia, alle delusioni al populismo, al disimpegno.
C’è bisogno di una politica che torni a parlare al cuore, alla mente, alla vita reale della gente, di valori come la cultura, la solidarietà, la partecipazione, i diritti, il lavoro.
Roma è davvero una città unica al mondo. Chi vive in questa città deve sentirsi orgoglioso di viverci e con Ignazio Marino sindaco spero possa tornare finalmente a sorridere.

Agatino Grillo: Su che temi ti impegnerai se sarai eletto?

Marco Reggio: Porterò in Consiglio Comunale i temi su cui ho lavorato in questi anni. In particolare lavorerò per un nuovo concetto di welfare. Basta ragionare solo in termini di PIL. ISTAT e CNEL hanno proposto 12 nuovi indicatori per un “benessere equo e sostenibile”. Parliamo di salute, sicurezza, istruzione e formazione, benessere soggettivo, lavoro e conciliazione, tempi di vita, paesaggio e patrimonio culturale, benessere economico, ambiente, relazioni sociali, ricerca e innovazione, politica e istituzioni, qualità dei servizi. Mi piacerebbe che per ognuno di questi indicatori ci fossero precise proposte politiche finalizzate a misurare costantemente la crescita del benessere sociale di Roma, quasi un faro da seguire per arrivare in porto. Roma sarebbe la prima città d’Italia a ragionare su questo schema.

Agatino Grillo: La tua ricetta per Roma?

Marco Reggio: Quando ero più giovane si diceva: “Capitale corrotta, nazione infetta”. Oggi purtroppo è ancora così. Roma continua a creare ricchezza. Faccio un solo esempio: negli ultimi cinque anni di governo Alemanno i turisti sono aumentati del 25% ma contemporaneamente gli occupati del settore sono diminuiti.  Questo perché esistono veri e propri “blocchi di potere” che sfruttano le risorse e beni comuni come il turismo per creare vantaggi a favore di pochi che lucrano su un turismo volutamente tenuto “mordi e fuggi” (da chi vende bottigliette d’acqua a 6 euro a chi invade il centro storico con maxi pullman ormai fuori controllo). Questo ha impatti devastanti sul territorio e sulla stessa tenuta sociale, giacché le rendite di posizione si sposano con la disaffezione alle regole. E ce ne rendiamo conto ogni giorno. Il risultato è una città che cresce paradossalmente in ricchezza ma che poi non la ridistribuisce. Questo è il fatto grave. Per questo bisogna ripartire con una visione del bene comune che non sia solo uno slogan ma un impegno concreto.

Agatino Grillo: Bene Marco. Grazie e buon lavoro.

Marco Reggio: Grazie a voi.

Allegato

  • Tertio Millennio Onlus, “Dal bene confiscato al bene comune”, a cura di Marco Reggio, Introduzione di Luigi Ciotti, testi di Tatiana Giannone, Ecra (pdf, 1.7 M, 76 pp.)

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ComplianceNet: 

MimprendoItalia: intervista a Gabriele Tucciarone Information Systems Auditor c/o Prometeo Management Consulting (25 marzo 2013)

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ComplianceNet: Buongiorno Ing. Tucciarone e grazie per la collaborazione. Vuole presentare ai nostri lettori  il progetto MimprendoItalia?

Gabriele Tucciarone: MimprendoItalia è un’iniziativa promossa dal Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria e dalla Conferenza dei Collegi Universitari di Merito (CCUM) legalmente riconosciuti dal MIUR. MimprendoItalia si propone di lanciare a livello nazionale progetti aziendali di innovazione, per affidarne la realizzazione a team composti dai migliori studenti universitari, selezionati dalle aziende tra quelli che avranno aderito all’iniziativa. I progetti presentati dalle aziende presentano un alto potenziale innovativo per il settore di riferimento. Abbiamo raccolto 55 progetti aziendali su tutto il territorio nazionale, riuscendo quindi a superare l’obiettivo iniziale di 45, e questo è motivo di grande soddisfazione.

ComplianceNet: Quali sono gli obiettivi dell’iniziativa?

Gabriele Tucciarone: La finalità generale del progetto è di favorire l’incontro tra giovani e imprese e sviluppare concreti progetti innovativi aziendali e nello specifico:

  • far incontrare idee innovative di giovani imprenditori con le abilità creative degli universitari;
  • fornire supporto alle aziende pronte a innovarsi e svilupparsi;
  • favorire esperienze di contaminazione formativa tra imprenditori e studenti/laureati;
  • avvicinare i giovani studenti alla cultura aziendale e favorire una maggiore conoscenza delle realtà produttive locali;
  • premiare concretamente, attraverso modalità concorsuali con premi in denaro, la creatività dei giovani, il merito e la loro capacità di proporre e sviluppare idee innovative e rilanciare al tempo stesso il ruolo formativo delle imprese sul territorio.

ComplianceNet: In che misura lei è coinvolto nell’iniziativa? 

Gabriele Tucciarone: Sono coinvolto in quanto Responsabile di uno dei Collegi della CCUM, “Villa Nazareth” di Roma (www.villanazareth.orgwww.vnstudenti.org), gestito dalla Fondazione Comunità Domenico Tardini ONLUS, che vede a capo in qualità di presidente e vice-presidente, rispettivamente, Sua Em.za il Card. Achille Silvestrini, prefetto emerito della Congregazione per le Chiese Orientali, e Sua Ecc.za Mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. Villa Nazareth, che fa parte anche dell’EUCA (European University College Association), accoglie, a titolo statutariamente gratuito nelle sue due residenze, studenti e studentesse con un curriculum scolastico di eccellenza, provenienti da famiglie che, per condizione socio-economica e culturale, non siano in grado di sostenerli negli studi. L’azione formativa, ispirandosi alla parabola evangelica dei talenti (Matteo 25, 14-30), offre sostegno affinché i giovani possano sviluppare responsabilmente i doni ricevuti. L’ammissione al collegio avviene per concorso. I vincitori hanno la possibilità di iscriversi alle Università di Stato, private e pontificie e, oltre agli studi universitari, sono tenuti a seguire un  rigoroso percorso formativo personale. A loro sono offerti servizi residenziali di qualità, strutture e strumenti per la didattica, la ricerca ed il tempo libero, attività culturali e formative, opportunità di scambi internazionali. Gli studenti partecipano attivamente a tutte le attività di Villa Nazareth, delle quali sono proponenti ed artefici in prima persona, oltre che fruitori. A Villa Nazareth ho compiuto il mio percorso accademico e dal 2010, appena conseguita la Laurea Magistrale in Ingegneria delle Comunicazioni, ne sono il Responsabile.

ComplianceNet: Quali vantaggi prospetta per le aziende coinvolte l’iniziativa MimprendoItalia?

Gabriele Tucciarone: Le aziende aderenti avranno la possibilità di far sviluppare un progetto reale da un gruppo di studenti brillanti e motivati all’obiettivo. MimprendoItalia è un’opportunità per moltiplicare il tempo e le risorse intellettuali dell’azienda dedicate all’innovazione, e per apportare conoscenze universitarie multidisciplinari alla cultura d’impresa. L’impatto sull’azienda in termini di effort è minimo, grazie anche all’estrema semplicità di adesione all’iniziativa e della gestione organizzativa dei progetti. Le aziende avranno la proprietà intellettuale sulle soluzioni di progetto realizzate, che vedranno la garanzia di una supervisione specialistica da parte di innovation managers. Va infine sottolineata l’economicità reale con finalità sociale di MimprendoItalia, aspetto che rappresenta un significativo valore aggiunto in questo periodo di crisi.

ComplianceNet: Quali sono invece i vantaggi per gli studenti ed i laureati partecipanti a MimprendoItalia?

Gabriele Tucciarone: I vantaggi dell’iniziativa per studenti e laureati possono essere così riassunti sinteticamente:

  • possibilità di sperimentare la collaborazione diretta con un imprenditore;
  • acquisizione di un’esperienza concreta spendibile sul Curriculum Vitae;
  • introduzione ad un network esclusivo di relazioni professionali;
  • acquisizione di competenze sulla gestione di progetti innovativi;
  • possibilità di lavorare in un team multidisciplinare in un reale contesto aziendale;
  • acquisizione di strumenti per la promozione dell’auto-imprenditorialità;
  • possibile avvio di collaborazioni professionali;
  • possibilità di competere a un premio in denaro su criteri di merito ed eccellenza.

Personalmente, analizzando congiuntamente le mie esperienze professionali e nell’ambito di Villa Nazareth, ritengo che MimprendoItalia rappresenti una grande occasione di crescita per i giovani che si sono appena affacciati nel mondo del lavoro o che stanno per farlo. Specialmente in un contesto storico in cui l’ingresso nel mondo professionale con prospettive di stabilità e solidità risulta meno agevole di un tempo, l’opportunità di essere selezionati per un primo inserimento in realtà aziendali allo scopo di sviluppare progetti innovativi è senz’altro un valore aggiunto per un laureando/neo-laureato rispetto alla media. Aldilà dei premi messi in palio, MimprendoItalia è un’esperienza che può dare ai giovani partecipanti un concreto vantaggio competitivo in termini di conoscenza del mondo del lavoro e di valore aggiunto apportato al proprio Curriculum Vitae.

ComplianceNet: Quali sono i requisiti di partecipazione e le modalità con cui aderire all’iniziativa per gli studenti/laureati?

Gabriele Tucciarone: Possono candidarsi a MimprendoItalia gli studenti e/o laureati di tutte le università italiane con le seguenti caratteristiche:

  • gli studenti iscritti al 1° anno e seguenti dei corsi di laurea magistrale/specialistica;
  • gli studenti iscritti al 4° anno e seguenti di corsi di laurea a ciclo unico;
  • gli studenti iscritti a scuole di dottorato di ricerca, specializzazione o master di 1° e 2° livello;
  • i laureati da non più di 12 mesi.

La richiesta di ammissione a MimprendoItalia può essere effettuata da singoli candidati o da team già precostituiti composti da un minimo di due persone ad un massimo di quattro. Per candidarsi è necessario prendere visione sul sito www.mimprendoitalia.it dei progetti di innovazione proposti dalle aziende (sezione “Scegli il progetto”). Individuato il progetto di proprio interesse, lo studente/laureato deve candidarsi ad esso compilando via web l’apposita domanda di ammissione entro il 13 Aprile 2013; ogni candidato può iscriversi al massimo ad uno dei progetti di innovazione proposti. Ogni candidato deve essere nelle condizioni di poter accedere con regolarità tramite postazione fissa o mobile al web, e deve inoltre essere nelle condizioni di poter raggiungere la sede dell’azienda prescelta in modo autonomo almeno una volta ogni 15 giorni per team meeting periodici. La partecipazione per studenti e laureati è gratuita.

ComplianceNet: Quali sono le tempistiche dell’iniziativa?

Gabriele Tucciarone: Dal 22/03/2013 al 13/04/2013 gli studenti/laureati interessati ai progetti aziendali potranno candidarsi iscrivendosi online al sito www.mimprendoitalia.it. Tutti i candidati ad ogni progetto aziendale saranno chiamati a sostenere un colloquio di selezione, che avverrà presso le sedi dei Collegi di Merito nei giorni dal 15/04/2013 al 24/04/2013. Le date e gli orari delle selezioni saranno comunicate per e-mail ai singoli referenti aziendali e pubblicate sul sito www.mimprendoitalia.it. La selezione del team di studenti/laureati sarà curata direttamente dal referente aziendale: sulla base dei risultati dei colloqui, ogni azienda indicherà gli ammessi al team di lavoro. I risultati delle selezioni saranno comunicate per e-mail ai singoli candidati e rese pubbliche sul sito www.mimprendoitalia.it. Dal 30/04/2013 al 31/10/2013 i team selezionati saranno impegnati a sviluppare i progetti innovativi proposti dalle aziende di riferimento. Sulla base della valutazioni della commissione tecnica sarà formulata la graduatoria generale. I team classificati nei primi 10 posti saranno ammessi e invitati al “Demo Day”, la fase finale di valutazione di MimprendoItalia che si svolgerà entro il 15/12/2013 in data e luogo da destinarsi. Il primo team classificato in seguito alla valutazione nazionale avrà diritto ad un premio di € 10.000,00, e saranno inoltre attribuite due menzioni speciali di € 5.000,00 ciascuna ai team partecipanti alla fase nazionale che si distingueranno per particolare innovatività e creatività delle soluzioni proposte. I premi saranno consegnati alla chiusura del Demo Day di MimprendoItalia ai team vincitori tramite assegni circolari nominali. I premi in denaro saranno destinati ai soli studenti/laureati componenti i team. Il regolamento e tutti i dettagli dell’iniziativa sono disponibili sul sito www.mimprendoitalia.it.

ComplianceNet: Ci parli della sua esperienza professionale in PMC.

Gabriele Tucciarone: Da circa un anno mi occupo di IT Governance, Compliance e Formazione, per i clienti della società prevalentemente del centro Italia. Gli standard e le best practice di riferimento adottate in azienda (CobiT, ITIL, ISO27001, ISO22301, etc.) mi hanno permesso di crescere professionalmente ed acquisire nel contempo una particolare predisposizione ai controlli interni in ambito IT. Prometeo MC è una realtà dinamica caratterizzata da un grande spirito di team working focalizzato sul valore aggiunto realmente fornito al cliente, verso il quale ci poniamo prima di tutto l’obiettivo di instaurare quella sinergia necessaria per collaborare in un clima di reciproca fiducia al fine di raggiungere insieme i risultati attesi. Ulteriori informazioni le potete trovare sul sito istituzionale www.prometeomc.it.

ComplianceNet: Grazie per il tempo dedicato e buon lavoro.

Gabriele Tucciarone: Grazie a voi, è stato un vero piacere.

Come contattare Gabriele

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    ComplianceNet: 

    Intervista a Lucia Brandi, presidente di AGISA Onlus, sportello antiusura a Roma (31 gennaio 2013)

    lucia-brandi

    (Lucia Brandi)

    Valentina Grippo: Buongiorno Lucia. Vuoi presentarti?

    Lucia Brandi: Certamente. Mi sono laureata in Economia e Commercio alla Sapienza di Roma nel 1980. Sono stata commerciante per 27 anni in Sicilia, dove dirigevo anche un’associazione antiracket e antiusura in provincia di Messina. Mi occupo di prevenzione usura a Roma dal 2005, prima come coordinatrice dell’associazione AGISA Onlus  che gestisce lo sportello di aiuto per la prevenzione dell’usura, poi come presidente.

    Valentina Grippo: Cos’è AGISA Onlus, sportello d’aiuto per la prevenzione dell’usura?

    Lucia Brandi: AGISA Onlus è un’associazione non lucrativa di utilità sociale impegnata nel contrasto all’usura e nella prevenzione dell’indebitamento. Siamo tutti professionisti (avvocati civilisti e penalisti, commercialisti, psicologi, bancari) volontari, non percepiamo alcun compenso dall’associazione e perseguiamo un unico obiettivo: favorire il reinserimento nell’economia legale di persone usurate o fortemente indebitate, recuperando rapporti sociali e familiari spesso compromessi. L’associazione ha sede a Roma dove opera prevalentemente.

    Valentina Grippo: A chi vi rivolgete in particolare?

    Lucia Brandi: Dico in primo luogo per evitare qualsiasi fraintendimento che la nostra consulenza ed assistenza è completamente gratuita e coperta dal segreto di ufficio. Siamo una Onlus riconosciuta dalla Prefettura di Roma con iscrizione in apposito elenco, che opera in stretta collaborazione con gli enti locali del Lazio: Roma Capitale, la Regione Lazio e la Provincia di Roma.  
    Ciò detto, ci rivolgiamo a tutti coloro che si trovano in situazioni “economiche” disagiate a causa dell’indebitamento con finanziarie, amici, conoscenti e non riescono più a pagare. Il nostro obiettivo è evitare che tale disagio possa condurre nelle mani degli usurai. Quindi in pratica ci rivolgiamo a coloro che non hanno più accesso al credito da parte delle banche, a chi è caduto nelle grinfie degli usurai e vuole liberarsi dal loro gioco, e a chi  decide di denunciare tale reato. Ricordo che esiste un Fondo pubblico di Prevenzione e un Fondo di Solidarietà per le vittime dell’estorsione e dell’usura, a cui si può accedere con particolari requisiti.
    L’associazione offre consulenza legale e commerciale, assistenza psicologica, orientamento e tutoraggio. In tutti questi casi, ripeto, la nostra consulenza ed assistenza è completamente gratuita e coperta dal segreto di ufficio.

    Valentina Grippo: Cos’è l’usura e perché rappresenta un problema sociale?

    Lucia Brandi: L’usura consiste nel fornire prestiti a tassi di interesse considerati illegali, socialmente riprovevoli e tali da rendere il loro rimborso molto difficile o impossibile, spingendo perciò il debitore ad accettare condizioni poste dal creditore a proprio vantaggio, come la vendita a un prezzo particolarmente vantaggioso per il compratore di un bene di proprietà del debitore, oppure spingendo il creditore a compiere atti illeciti ai danni del debitore per indurlo a pagare .
    Fare prestiti a tassi considerati usurai è un reato punito dalla legge.
    L’usura è un gravissimo problema sociale ed economico perché oltre a produrre disagio sociale che spesso sfocia in disperazione, è anche il crocevia di altri e più gravi reati economici, truffe e riciclaggio in primis; inoltre è diventata l’apripista delle infiltrazioni delle mafie nelle regioni del centro e del nord Italia.

    Valentina Grippo: Qual è il grado di diffusione dell’usura in Italia?

    Lucia Brandi: In Italia l’usura è un’emergenza almeno dall’inizio degli anni 90; la diffusione del fenomeno ha avuto un grande impulso a seguito della grave crisi economica del 1992  e più recentemente dopo la “tempesta finanziaria” in seguito al crack del 2008 delle banche d’affari statunitensi.
    Nel 1995 è stata introdotta in Italia la figura del “Commissario straordinario del governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura”, nel 1996 è entrata in vigore la legge 108, che affida al Ministero dell’Economia e Finanze gli interventi per le misure di prevenzione dell’indebitamento da usura.
    Recentemente, a causa dell’aggravarsi della crisi economica abbiamo assistito ad uno sviluppo abnorme del fenomeno usurario. Al cliente abituale del mercato usuraio, quali giocatori d’azzardo, famiglie a basso reddito, commercianti e imprenditori incapaci di gestire complicate situazioni economiche, oggi dobbiamo aggiungere operai, impiegati e, in alcuni casi, anche professionisti.
    Un recente studio ha rivelato che si è passati dai circa 25.000 usurai stimati nel 2000 ad oltre 40.000 nel 2011, per la gran parte soggetti noti all’Autorità Giudiziaria.
    Tra questi anche un’usura di mafia, ovvero gestita dalla criminalità mafiosa e organizzata. Nell’arco di dieci anni, infatti, la criminalità che aveva una presenza marginale nel mercato usuraio, ha acquisito amplissime quote e sempre più numerosi sono i clan e le cosche che compaiono nelle cronache giudiziarie.
    L’ingresso della criminalità organizzata (soprattutto della camorra) nell’attività usuraia ha favorito la trasformazione della stessa in una grande holding economico criminale, ed ha contribuito ad inserirla nella vita delle imprese e quindi nel sistema economico, spalancando le porte dei grandi circuiti finanziari.

    Valentina Grippo: Qual è la situazione a Roma e nel Lazio?

    Lucia Brandi: Roma è considerata la capitale dell’usura. Come ha recentemente affermato durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario, Giorgio Santacroce, presidente della Corte d'Appello della Capitale, a Roma e nel Lazio, ed in particolare nel sud pontino,  le organizzazioni criminali di stampo mafioso (soprattutto 'ndrangheta e camorra) si sono saldamente installate. Le organizzazioni criminali mafiose acquisiscono, anche a prezzi fuori mercato, immobili, società ed esercizi commerciali nei quali impiegano risorse economiche di provenienza delittuosa. In tal modo conducono al fallimento le aziende sane o li spingono nelle mani degli usurai.
    Il 30 ottobre 2012 Libera, l’associazione antiracket di Don Ciotti, ha presentato a Roma il dossier “Usura, il BOT delle mafie” (qui in pdf) che traccia un quadro allarmante e desolante delle attività usurarie, in mano ai clan della criminalità organizzata, anche a Roma e nell’agro pontino. Il dossier conferma che l’usura è uno dei metodi più invasivi attraverso i quali le organizzazioni criminali riescono a penetrare i gangli vitali della società civile, soffocando il libero mercato e condizionando il sistema economico del paese.

    Valentina Grippo: Come si può contrastare l’usura?

    Lucia Brandi: La nostra associazione, oltre l’assistenza ai singoli individui, ai negozianti e alle piccole imprese, opera in modo pubblico su due direttrici:

    1. progetti educativi nelle scuole
    2. campagne pubblicitarie

    Aderiamo infine ad una rete di “sportelli d’aiuto per la prevenzione dell’usura” aperti al pubblico.

    Valentina Grippo: Cosa sono gli sportelli d’aiuto per la prevenzione dell’usura e dove sono ubicati?

    Lucia Brandi: Come dicevo operiamo principalmente nell’area romana. I nostri “sportelli antiusura” già attivi si trovano a:

    • I Municipio – Roma Centro
    • VII Municipio – Centocelle
    • X Municipio – Cinecittà
    • XIII Municipio – Ostia
    • XIX Municipio- Quartaccio

    Sarà attivo da metà febbraio prossimo un nuovo sportello antiusura nel IX Municipio Appio Tuscolano, mentre è già attivo da gennaio quello presso il Comune di Cave (RM), sempre gestito da noi.

    Valentina Grippo: Come sono nati questi sportelli antiusura?

    Lucia Brandi: Il primo sportello, quello del X Municipio è funzionante dal 15 luglio 2002. La struttura fu inaugurata dal Sindaco Walter Veltroni su sollecitazione del Consulente Antiusura del Comune di Roma Tano Grasso. Il Decimo Municipio fornì, per la sensibilità dei suoi amministratori, i locali ed il personale. Era il primo Sportello antiusura in Italia.
    AGISA è subentrata nel 2005 nella gestione dello Sportello, sempre presso gli stessi locali, con proprio personale volontario ed una unità dipendente con compiti di coordinamento.
    Dal successo di questa prima esperienza, e sempre su iniziativa di Tano Grasso, presidente della nostra federazione nazionale, sono stati aperti successivamente gli sportelli già citati di Ostia e Litorale Romano, Centocelle, Quartaccio e Roma Centro, quest’ultimo in collaborazione con la Comunità Ebraica.
    L’intera Rete per la Prevenzione dell’Usura è organizzata, coordinata e sostenuta dal Comune di Roma tramite il Dipartimento VIII, Politiche del Commercio e delle Attività Produttive.
    Con il completamento della rete degli Sportelli di Prevenzione dell’usura la città di Roma può vantare un primato che nessuna città italiana può offrire alla propria cittadinanza: Sportelli di accoglienza e di assistenza per quanti si trovino in una situazione di indebitamento più o meno grave dalla quale non riescono più ad uscire.

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    ComplianceNet: 

    IT Governance: intervista a Claudia Capparucci, ICT Director di Codere Italia Spa (5 dicembre 2012)


    ComplianceNet: Buongiorno dottoressa Capparucci e grazie per la collaborazione. Vuole presentare rapidamente Codere?

    Claudia Capparucci: Codere Italia S.p.A.  è una società multinazionale, leader nel mondo del gioco lecito, la cui attività si incentra nella gestione di terminali di gioco, bingo, agenzie di scommesse, casinò ed ippodromi. Codere è presente in otto paesi tra Europa ed America Latina, impiega più di 20.000 persone, ed è quotata alla Borsa di Madrid.
    In Italia dal 2006 Codere è Concessionario di Stato per l’attivazione e il controllo della rete per la gestione telematica del gioco lecito attraverso gli apparecchi da divertimento e intrattenimento
    con la denominazione attuale di Codere Network. È leader di mercato nella gestione di sale bingo: con 13 gaming hall sparse in tutto il territorio nazionale concentra il 10% della raccolta totale.

    ComplianceNet: Qual è il suo ruolo in Codere e quali le sue esperienze professionali?

    Claudia Capparucci: Sono direttore del Dipartimento Tecnologie e Servizi Informativi da un anno. Lavoro da più di vent’anni nel mondo ICT, ho ricoperto il ruolo di IT Manager in contesti aziendali molto diversi tra di loro sia dal punto di vista dell’assetto proprietario sia del settore di business di riferimento. Negli ultimi due anni ho avuto modo di diversificare la mia esperienza svolgendo attività di consulenza in ambito compliance, con particolare riferimento alla 231/01, all’antiriciclaggio, alla Qualità ISO9001.

    ComplianceNet: Nel 2012 Codere ha avviato un progetto di IT Governance; con quale obiettivo?

    Claudia Capparucci: Fondamentalmente colmare il gap rilevato dall’assessment che ho eseguito nei primi tre mesi del mio insediamento in azienda. Negli ultimi quattro anni il business in rapida crescita e diversificazione, anche a seguito dell’introduzione nel mercato dei giochi delle videolottery, ha chiesto all’IT di essere particolarmente veloce e reattivo, d’implementare in rapida successione sistemi, portali, reti e tecnologie sacrificando talvolta aspetti quali l’analisi dei processi, la pianificazione, l’implementazione di metodologie e tool a supporto.
    Codere Italia ha da due anni assunto un ruolo importante all’interno del Gruppo, la visibilità in avanti ci consente ora di poter definire strategie di business chiare ed effettuare investimenti anche su processi e sistemi.
    I volumi significativi raggiunti ci richiedono di pianificare le nostre attività, di analizzare i rischi derivanti dall’introduzione di nuovi sistemi e tecnologie, di standardizzare processi, operazioni, flussi di lavoro, di stabilizzare i sistemi già a regime, in modo da poter sfruttare le sinergie di scala che l’informatizzazione consente, razionalizzando la richiesta di risorse, il tutto anche nell’ottica di affrontare al meglio l’inevitabile processo di riduzione dei costi operativi cui saremo tenuti nel momento in cui il business del gioco entrerà in una fase di maturità.

    Intervista a Alessio Foglia – tesi di laurea in "Compliance e antiriciclaggio negli istituti di credito" (20 settembre 2012)

    Questa intervista è pubblicata con licenza aperta Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 2.5 Italia License 

    ComplianceNet: Ciao Alessio e grazie per la collaborazione al progetto "Tesi" di ComplianceNet . Ti vuoi presentare?

    Alessio Foglia: Salve a tutti, sono Alessio Foglia. Nel 2010 ho conseguito la laurea specialistica in "Economia e Legislazione d'Impresa" presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, con una tesi (qui in pdf, 7826 K, 184 pp.) dedicata alla funzione Compliance negli istituti di credito ed in particolare sul rapporto tra Compliance e antiriciclaggio. Nel 2008 avevo già conseguito, sempre presso l'Università Cattolica, la laurea triennale in "Servizi professionali per l'impresa".

    ComplianceNet: Puoi illustraci più in dettaglio il contenuti della tua tesi?

    Alessio Foglia: Il titolo completo della tesi è "La funzione Compliance negli istituti di credito nell'ambito dell'attività di antiriciclaggio" (qui in pdf, 7826 K, 184 pp.) e la tesi proposta è che la funzione Compliance è il destinatario naturale della gestione dei presidi antiriciclaggio di secondo livello.
    L'elaborato è strutturato in quattro capitoli:

    • il primo, a carattere introduttivo, è finalizzato alla presentazione sintetica del Sistema dei Controlli Interni nelle banche, nel cui perimetro rientra la funzione Compliance;
    • il secondo sposta l'attenzione sulla funzione Compliance sia attraverso l'esposizione delle fonti normative di riferimento, sia attraverso la descrizione dell'inquadramento organizzativo;
    • il terzo, presenta i tratti principali della normativa antiriciclaggio ed accosta l'attività di presidio antiriciclaggio di secondo alla funzione Compliance;
    • il quarto e conclusivo capitolo riporta le evidenze a suffragio di quanto sostenuto, con riferimento ad un rapporto di ricerca sulla Compliance ed ai riscontri contenuti nei bilanci di istituti di credito nazionali ed internazionali.

    ComplianceNet: Che esperienze professionali hai maturato dopo la conclusione degli studi?

    Alessio Foglia: Al momento lavoro presso PricewaterhouseCoopers come consulente antiriciclaggio e mi occupo di attività di reporting in ambito di revisione di funzioni antiriciclaggio e dell'aggiornamento del materiale per la formazione in materia.
    Precedentemente ho lavorato presso Elmec Informatica come Control Management Assistant e dove mi sono occupato di controllo di gestione.
    La mia prima esperienza lavorativa successiva al termine degli studi l'ho fatta presso Barclays Bank come addetto antiriciclaggio e compliance.

    ComplianceNet: Hai dunque avuto modo di studiare l'antiriciclaggio in ambito universitario e poi di affrontare lo stesso tema sia in banca sia come consulente. Qual è la tua opinione sul grado di conformità e di preparazione del nostro sistema bancario rispetto ai rischi di riciclaggio? Quali secondo te i punti di forza e quali le debolezze?

    Alessio Foglia: Credo, in base alla mia breve esperienza, che le banche abbiano reagito positivamente a livello organizzativo, predisponendo la funzione antiriciclaggio e dotandosi di procedure interne peculiari. Le maggiori difficoltà sembrano risiedere nell'applicazione delle norme al caso specifico e nel rapporto tra linee operative e funzione antiriciclaggio.
    Questi limiti sono ancora più evidenti nel caso degli altri intermediari finanziari, che incontrano maggiori difficoltà nel recepire le norme pensate principalmente per gli istituti di credito.

    ComplianceNet: Credi la formazione in ambito compliance e antiriciclaggio debba avere particolari caratteristiche? Mi riferisco al fatto che l'AML è ormai un tema di respiro internazionale e soggetto a aggiornamenti continui.

    Alessio Foglia: Sicuramente è opportuno considerare il contesto internazionale nel predisporre un piano completo di formazione, anche alla luce della continua evoluzione (come il recente aggiornamento delle Raccomandazione emesse dal FATF-GAFI), ma trovo ancor più importante trasmettere i concetti principali (approccio basato sul rischio, adeguata verifica, registrazione e tenuta dell'AUI, segnalazione delle operazioni sospette, monitoraggio costante) mantenendo un forte legame con il caso concreto. Mi riferisco nello specifico all'addestramento del personale con compiti operativi, la prima linea del presidio antiriciclaggio.

    ComplianceNet: Hai dei consigli per un laureando che intende svolgere la tesi in Compliance/Antiriciclaggio?

    Alessio Foglia: Consiglio di prendere spunto da articoli pubblicati su siti internet dedicati alla materia. L'antiriciclaggio è sicuramente un tema attuale e non mancano i riferimenti dai quali partire.

    ComplianceNet: Letture consigliate? Hobby?

    Alessio Foglia: Sono un grandissimo appassionato di Tiziano Terzani. Mi sento di consigliarlo perché oltre ad aver pubblicato piacevolissime letture è in grado di trasmettere un punto di vista molto interessante.

    ComplianceNet: Grazie Alessio.

    Alessio Foglia: Grazie a voi.

    Come contattare Alessio Foglia? 

    Nel seguito la "Presentazione" e l'Indice della tesi di Alessio

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