Gaming

Gioco lecito: si può ancora migliorare (28 maggio 2014)

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  • di Gabriele Tucciarone, ingegnere, Senior Information Systems Auditor and Consultant Prometeo Management Consulting

Il business del gioco lecito è stato protagonista di un’autentica esplosione nel corso degli ultimi anni.
Accanto alle tradizionali forme di scommessa (bingo, casinò, gratta e vinci, ecc.), abbiamo assistito alla repentina affermazione di nuove realtà che in pochissimo tempo si sono imposte quali principali fonti di ricavo nel settore del gioco lecito.
Le ormai celeberrime VLT e New Slot sono infatti sempre più diffuse su tutto il territorio nazionale. I più recenti dati disponibili parlano di oltre 400.000 apparecchi complessivi distribuiti tra circa 4.600 sale dedicate e 120mila esercizi; il volume d’affari stimato del gioco lecito in Italia supera gli 80 miliardi di Euro.
Un’espansione tanto rapida ha portato diverse aziende del settore a dover gestire volumi e processi cui non erano abituate; per restare al passo col business è stato necessario riorganizzarsi in tempi stringenti, al prezzo, a volte, di uno sviluppo non armonico e contraddistinto dalla ricerca dell’efficacia dei processi senza poter curare a fondo la qualità dei cambiamenti apportati.
Inoltre, il gioco lecito è salito all’attenzione dell’opinione pubblica a causa di diversi temi spinosi di natura principalmente etica, su tutte l’insorgere del fenomeno della ludopatia con le relative conseguenze. Tuttavia, nonostante queste difficoltà ed i punti di discussione ancora aperti , il gioco lecito nelle forme sin qui illustrate appare una realtà sempre più solida nel panorama nazionale, grazie in particolare a due elementi che intendono legittimarla anche agli occhi dell’opinione pubblica:

  • la crescente regolamentazione in materia di tracciabilità delle transazioni di gioco;
  • la crescente attenzione dei concessionari alle tematiche del gioco responsabile, soprattutto in seguito all’emanazione, nel 2012, del cd. “Decreto Balduzzi”.

Se la conoscenza della materia appare approfondita negli ambiti sin qui discussi, altri spazi di novità e di crescita si delineano all’orizzonte nel settore: l’ultima sfida è rappresentata dall’online gambling. Sono infatti sempre più diffuse le piattaforme di casino, poker, bingo e betting online, naturalmente già disponibili anche su smartphone e tablet.
Proprio sull’online gambling, di recente McAfee ha pubblicato un  interessante report (pdf, 708 K, 5 pp.)  che analizza vantaggi e rischi per gli operatori del settore, al fine di sostenere le loro scelte in un contesto di business così articolato, dinamico e relativamente giovane. Il fattore più attraente del gioco online è sicuramente la sua redditività: si stima una crescita del 30% entro il 2015, fino ad un volume di circa 30 miliardi di Euro.

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Tale aspetto è testimoniato dall’incremento del numero di siti online autorizzati, ossia dotati di una licenza giurisdizionale per condurre le proprie attività: in Italia, ad esempio, siamo passati da un solo sito autorizzato nel marzo 2008 ai 230 siti del novembre 2013.
All’epoca, 104 giurisdizioni internazionali regolavano 2.734 siti autorizzati (gestiti da 867 proprietari), e secondo Online Casino City, piattaforma di ranking dei siti di casino e gambling, 47 siti di quella popolazione erano non affidabili; tali numeri appaiono però poco significativi a fronte di quelli relativi ai siti non autorizzati: nell’ottobre 2011 essi erano stimati in 25.000, ed è ragionevole pensare che oggi siano aumentati. Questo è un primo ostacolo per il gioco online: chi gioca assume su di sé dei rischi, che ne sia consapevole o meno.
Ma il report McAfee si concentra in modo particolare sul rischio, insito nel contesto, che le piattaforme di gioco online diventino strumenti per il riciclaggio di denaro.
Questo scenario di rischio si configura principalmente poiché l’online gambling:

  • genera un numero elevato di transazioni e flussi di denaro;
  • non riguarda un prodotto fisico, rendendo quindi meno tracciabile il flusso di denaro ed il passaggio da reale a virtuale;
  • non tassa le vincite in molte giurisdizioni.

Questi elementi possono rendere appetibili i siti di gioco online al fine del riciclaggio di denaro, sfruttando soprattutto due scenari:

  • scommettere sui siti di online gambling utilizzando il denaro da riciclare, che viene così “ripulito”. Poiché queste transazioni avvengono spesso offshore, l’irrigidimento delle normative locali non aumenta la probabilità di individuare le transazioni stesse;
  • sfruttare i giochi in modalità “player-to-player”, che permettono di trasferire a proprio piacimento il denaro da riciclare mediante la disputa di partite fittizie. Tutto questo presenta l’ulteriore vantaggio della natura “tax free” delle vincite su molti siti.

I siti non autorizzati e diversi siti autorizzati, inoltre, permettono ai giocatori di effettuare versamenti e prelievi i denaro anche attraverso banche non autorizzate; questa circostanza, unitamente alle numerose modalità di versamento/prelievo disponibili (ben 235), configura uno scenario in cui il riciclaggio di denaro diviene tutt’altro che una remota ipotesi.

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Tre sono in particolare le armi a disposizione di chi vuole utilizzare l’online gambling per fini illeciti.

  1. L’anonimato. Oltre all’agevolazione dettata dall’utilizzo di valute virtuali, alcuni siti sostengono l‘idea che l’esperienza di gioco online debba restare totalmente anonima.
  2. Le modalità di accesso. Le VPN, i server proxy o il TOR (sistema di comunicazione anonima su internet) facilitano le attività di riciclaggio in quanto consentono di bypassare molte restrizioni e favoriscono ulteriormente l’anonimato dei giocatori.
  3. I servizi accessori. I cosiddetti “mixer” o servizi analoghi consentono ai giocatori di acquistare anonimamente denaro virtuale o di mascherare la provenienza dei propri capitali, nonostante alcune spinte normative mirate ad attenuare il fenomeno.

Ma anche i riciclatori devono fare attenzione: sono molti, infatti, i siti “clone” che, a differenza degli originali, non pagano le vincite degli ignari scommettitori…

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In conclusione, cosa richiede agli operatori del settore questo complesso scenario?
Per sfruttare le grandi opportunità di business offerte dalla nuova frontiera del gioco online, l’urgenza principale appare quella di rassicurare l’opinione pubblica ed i giocatori in merito ai rischi reali o apparenti connessi all’online gambling. Abbiamo individuato i quattro punti cardinali a cui far riferimento:

  1. la conoscenza approfondita dell’online gambling e dei potenziali rischi/attacchi a cui si è esposti;
  2. l’adozione delle opportune contromisure a livello IT e in particolare di Information Security;
  3. una cultura aziendale improntata ai migliori princìpi di Corporate Governance;
  4. un’efficace comunicazione al pubblico delle politiche e delle contromisure adottate per far sì che il gioco resti sempre e solo una fonte di divertimento.

Questi quattro punti cardinali rappresentano in estrema sintesi l’investimento da compiere in termini di credibilità ed affidabilità reali e percepite dagli operatori e dagli utenti, così da aumentare la sicurezza di tutti gli attori coinvolti nel mondo del gioco lecito.
L’esperienza pluriennale di Prometeo Management Consulting  nel campo del gioco lecito, con particolare focus negli ambiti IT Governance, IT Security e Training, ci insegna che è possibile ottenere risultati efficaci nel condurre le aziende ad aggiungere valore ai propri asset ed orientare la propria organizzazione ai princìpi espressi dalle best practices di riferimento della buona gestione d’impresa.

Allegato

  • McAFee, “Jackpot! Money Laundering through Online Gambling” a cura di Charles McFarland, François Paget, Raj Samani: versione completa in inglese  (pdf,1.9 M, 16 pp.) e sintesi in italiano (pdf, 708 K, 5 pp.)

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Guardia di Finanza: rapporto 2012 – riciclaggio, gaming, tutela dei mercati finanziari (1° luglio 2013)

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La Guardia di Finanza ha pubblicato sul proprio sito web il “Rapporto 2012” per fornire agli organi di informazione ed ai cittadini il resoconto delle attività svolte dal Corpo per perseguire la propria missione istituzionale di polizia economico-finanziaria, a presidio delle libertà economiche fondamentali previste dalla Carta Costituzionale.
Il rapporto è diviso in due parti:

 

 

  1. Il Rapporto Annuale 2012 – Testi (pdf, 1.4 M, 90 pp.)
  2. Il Rapporto Annuale 2012 - Dati (pdf, 2 M, 45 pp.)

Nel suo editoriale il Gen. C.A. Saverio Capolupo, Comandante Generale della Guardia di Finanza, sottolinea che il Corpo è un’Istituzione della Stato chiamata a svolgere un ruolo primario, costituendo la Forza di Polizia tenuta a preservare la sicurezza economica e finanziaria del Paese e che, anche per tale motivo essa deve “rendere conto” ai cittadini del proprio operato per una “imprescindibile esigenza di trasparenza”.
Di seguito la parte relativa al controllo sui movimenti sospetti di denaro (antiriciclaggio), alla tutela dei mercati finanziari, al contrasto al gioco illegale.

 

 

Il controllo sui movimenti sospetti di denaro

 

Tutelare il sistema economico significa, in primo luogo, impedire il reinvestimento nel processo produttivo delle ingenti somme di capitali “sporchi” prodotti dalla criminalità organizzata, intercettandoli nel momento del loro contatto con il sistema bancario e finanziario.
Il riciclaggio costituisce un “ponte” tra la criminalità e la società civile; i flussi di denaro illecito in Italia, stimati nel nostro Paese in misura mediamente superiore al 10 per cento del prodotto interno lordo (P.I.L.), sono suscettibili di generare gravi distorsioni all’economia legale, alterando le condizioni di concorrenza ed i meccanismi di allocazione delle risorse.
Di qui, l’importanza strategica della lotta al riciclaggio dei proventi criminali, specialmente nell’attuale momento storico in cui la crisi finanziaria internazionale ha portato la criminalità ad affinare la propria attitudine ad infiltrarsi nel tessuto economico legale, per acquisire a basso prezzo imprese in difficoltà economica e rendere sempre più pervasiva la sua presenza sul territorio.
Premiante è l’approccio investigativo trasversale della Guardia di Finanza che, da un lato, segue i flussi di denaro attraverso la valorizzazione delle segnalazioni sospette e l’avvio sistematico delle indagini finanziarie, dall’altro individua i titolari effettivi delle ricchezze ingiustificate, per poi adottare le conseguenti misure rivolte all’apprensione dei beni accumulati illegalmente.
Il monitoraggio dei flussi finanziari diventa, quindi, fondamentale, in quanto consente di seguire le tracce di tutti i reati (societari e finanziari, usura, estorsione, riciclaggio) che generano profitti, ricostruendone il percorso ed individuando i reali mittenti ed i beneficiari finali delle somme nella consapevolezza che i cespiti di provenienza illecita, soprattutto quelli di origine delittuosa, vengono impiegati ovunque sussista una conveniente remunerazione del capitale.
In questa prospettiva investigativa, nel 2012 sono stati accertati flussi oggetto di riciclaggio per circa 2,6 miliardi di euro, sequestrati beni e disponibilità finanziarie, anche per equivalente, per circa 140 milioni di euro, in un quadro di progressiva intensificazione dell’attività investigativa come rileva il seguente grafico:
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(clicca su immagine per ingrandire)

La valorizzazione delle evidenze investigative, l’utilizzo di banche dati sempre più sofisticate, l’agevole ed esteso accesso all’Anagrafe dei conti e l’incremento  dei controlli hanno consentito di accrescere notevolmente l’efficacia dell’azione di contrasto portata avanti dalla Guardia di Finanza ai traffici transfrontalieri di valuta al seguito, effettuati in violazione dell’obbligo di dichiarazione  valutaria.
Hanno permesso, altresì, di poter convogliare quelle informazioni e/o dati acquisiti, attività durante, ai Reparti del Corpo per mirati e contestuali approfondimenti investigativi, idonei ad avvalorare ipotesi di riciclaggio, di finanziamento del terrorismo o a ricostruire l’effettiva capacità reddituale e recuperare risorse sottratte all’erario.
In particolare, il Corpo è stato parte attiva nel promuovere le modifiche apportate al D.Lgs. n. 195 del 2008 dal D.L. 2 marzo 2012, n. 16 in tema di sanzioni amministrative pecuniarie e oblazione, determinando un sistema sanzionatorio più severo ed efficace. Gli effetti di tale inasprimento, tra l’altro nel rispetto dei princìpi dissuasivi stabiliti dal Regolamento (UE) 1889/2005, trovano riscontro nei risultati operativi conseguiti nel 2012. La Guardia di Finanza, infatti, ha rilevato 3.171 violazioni alla normativa di settore, in relazione alla scoperta di valuta e titoli per 124,1 milioni di euro, procedendo a sequestri complessivi per 47,1 milioni di euro. Il seguente grafico evidenzia chiaramente la forte crescita dei risultati operativi nello specifico settore, per effetto del rinnovato impianto normativo:
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(clicca su immagine per ingrandire)

In questo scenario, il Corpo mette in campo tutte le risorse professionali più specializzate, soprattutto del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria e dei Nuclei di Polizia Tributaria presenti in ogni provincia, ai fini dell’approfondimento delle segnalazioni di operazioni sospette generate dal sistema finanziario, nonché attraverso l’esecuzione delle ispezioni antiriciclaggio presso gli intermediari,  i controlli ai traffici transfrontalieri di valuta e l’espletamento delle indagini di polizia giudiziaria, d’iniziativa o su delega dell’Autorità Giudiziaria.
Un’attenzione specifica è dedicata al contrasto del finanziamento del terrorismo, alle cui cellule possono confluire liquidità provenienti da fonti legittime di reddito, quali liberalità o donazioni, ovvero da attività di per sé criminali, quali il traffico di sostanze stupefacenti, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, la contraffazione dei marchi, e lo sfruttamento del lavoro nero.
 

La tutela dei mercati finanziari e dei mezzi di pagamento

Proteggere il risparmio come bene pubblico, garantire la stabilità e il regolare funzionamento del sistema bancario, evitando infiltrazioni criminali nel mondo della borsa e degli operatori finanziari, costituisce una specificità dell’azione di servizio della Guardia di Finanza, a tutela degli interessi dei risparmiatori e della trasparenza dei mercati finanziari.
In questo comparto, i Reparti, in particolare attraverso le articolazioni specialistiche, svolgono una penetrante attività di prevenzione e repressione di tutti gli illeciti perpetrati sul mercato finanziario, mobiliare e assicurativo, con particolare riguardo alle condotte più insidiose di manipolazione del mercato e di abuso di informazioni privilegiate.
Rilevanti le inchieste condotte dai finanzieri su questo fronte, che hanno portato alla individuazione di 34 soggetti resisi responsabili di illeciti di market abuse, con il conseguente sequestro di beni per un valore di 83,4 milioni di euro.
Un’attenzione specifica è stata rivolta all’esponenziale crescita del numero di operatori che “gravitano” nel sistema finanziario (agenti, mediatori creditizi, promotori e consulenti finanziari, ecc.) ponendo in essere condotte fraudolente nei confronti di ignari risparmiatori.
Significativa, in particolare, è l’attività di contrasto a fenomeni di abusiva attività di gestione del risparmio e di abusivismo bancario, testimoniata dalle 900 denunce inoltrate all’Autorità Giudiziaria per tali reati, solo nell’ultimo anno, con il conseguente sequestro di circa 30 milioni di euro.
In questo contesto, in aggiunta alla normale attività di polizia giudiziaria, delegata o d’iniziativa, il Corpo svolge un importante ruolo di collaborazione con le Autorità di vigilanza di settore a tutela degli interessi economico-finanziari del Paese (Consob, Banca d’Italia, Isvap e Covip) così da consentire a queste ultime di beneficiare del patrimonio di conoscenza e di esperienze autonomamente sviluppato dai militari del Corpo.
In questa prospettiva, ulteriore slancio operativo è stato conferito dal Protocollo siglato con la Consob, che riconosce al Corpo la possibilità di fornire supporto investigativo anche nell’approfondimento delle segnalazioni di operazioni sospette relative ad operazioni finanziarie configurabili come abusi di mercato, nell’intento di far luce anche su possibili casi di riciclaggio sui mercati finanziari.
Altrettanto significativa è l’attività contro la falsificazione dell’euro e delle altre valute, dei titoli di credito e di debito e delle carte elettroniche; è un settore dove l’Istituzione è chiamata a dare il proprio apporto specialistico di Forza di Polizia anche in seno all’Ufficio Centrale Antifrode Mezzi di Pagamento (U.C.A.M.P.), istituito presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Gli obiettivi prioritari sono l’individuazione dei centri di produzione e/o di distribuzione delle banconote/monete contraffatte, l’accertamento delle truffe perpetrate attraverso l’ausilio di strumenti tecnici ed informativi e il contrasto ai fenomeni di falsificazione delle carte di pagamento.

Il contrasto al gioco illegale

Nel 2012 la raccolta delle giocate è cresciuta, anche grazie alla diversificazione nell’offerta di giochi pubblici.
Tale tendenza in aumento della raccolta complessiva evidenzia l’importanza del settore per la Guardia di Finanza che opera a tutela del Monopolio statale sui giochi e sulle scommesse nell’ambito delle funzioni di prevenzione e repressione delle violazioni in danno del bilancio nazionale posto che, naturalmente, i fenomeni di abusivismo e clandestinità nel settore determinano inevitabili ricadute sul piano dell’imposizione fiscale.
Il Corpo ha come obiettivo l’aggressione dei diversi fenomeni illeciti che interessano il gioco amministrato, attuando interventi trasversalmente orientati su tre distinte linee d’azione:

  1. contrastare l’evasione fiscale, tenuto conto delle significative ricadute sull’economia e sul gettito complessivo prodotte dal gioco illegale;
  2. tutelare il mercato, affinché gli operatori onesti non subiscano la concorrenza sleale di chi, invece, organizza e promuove giochi illegali e abusivi nonché contrastare tentativi di infiltrazioni della criminalità organizzata ovvero condotte di riciclaggio di denaro “sporco”;
  3. proteggere i consumatori da proposte di gioco insicure e pericolose perché non gestite dallo Stato, nonché tutelare le fasce più deboli, prime fra tutte i minori.

Gli interventi dei Reparti sono, infatti, diretti a contrastare tutte le implicazioni dei fenomeni di illegalità scoperti sul territorio: dal mancato pagamento dei tributi previsti, all’assenza delle concessioni e delle autorizzazioni di legge, alla presenza di organizzazioni criminali nella gestione delle attività lecite e illecite, anche come canale per il riciclaggio di proventi derivanti da altre attività criminose In tale ambito, peraltro, si evidenzia che l’art. 15 del D.L. n. 78 del 2009, come integrato dalla Legge n. 220 del 2010 (“Legge di stabilità 2011”), ha individuato i Comandi Provinciali della Guardia di Finanza quali destinatari delle segnalazioni da parte dei “soggetti pubblici incaricati istituzionalmente di svolgere attività ispettive o di vigilanza e gli organi di polizia giudiziaria che a causa o nell’esercizio delle loro funzioni vengano a conoscenza di fatti o atti che possono configurare violazioni amministrative o tributarie in materia di giochi, scommesse e concorsi pronostici“.
Più di recente, il D.L. n. 158 del 2012 ha previsto che il Corpo, d’intesa con l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, concorra nell’attività di contrasto ai fenomeni di gioco minorile, particolarmente nei confronti di quei punti di offerta di giochi con vincita in denaro collocati in prossimità di istituti scolastici primari e secondari, di strutture sanitarie e ospedaliere, e di luoghi di culto.

Allegati

Guardia di Finanza, Il Rapporto Annuale 2012:

  • Testi (pdf, 1.4 M, 90 pp.)
  • Dati (pdf, 2 M, 45 pp.)

 

Chi vince al gioco d’azzardo on line (La Voce.info, 28 maggio 2013)

di Margherita Billeri, Mario Centorrino e Pietro David

Il gioco d’azzardo on line è un settore in grande espansione. L’estensione dei giochi legali avrebbe dovuto arginare quelli clandestini, oltreché produrre entrate per il fisco. Oggi ci ritroviamo con infiltrazioni massicce delle mafie, riduzione del prelievo fiscale e aumento delle ludopatie.

Chi gioca d’azzardo on line

Inchieste televisive e articoli di stampa hanno denunziato una attività di lobbying a favore del gioco d’azzardo on line, anche attraverso forme di corruzione di parlamentari. Sempre che le denunzie abbiano fondamento, perché le lobby dovrebbero interessarsi al gioco on line e alle regole che lo disciplinano?
Prima di descrivere l’economia del gioco d’azzardo on line, che presenta inattese distorsioni, è d’obbligo segnalare due costi sociali che derivano dalla sua diffusione: l’infiltrazione nel settore di organizzazioni criminali mafiose e l’insorgere di fenomeni di dipendenza dal gioco (ludopatia).
Non a caso, ricerche su attori ed effetti di alcuni giochi d’azzardo legali (Lotto, Totocalcio, Gratta e Vinci) avevano già messo in luce alcune importanti considerazioni. In primo luogo, le famiglie più povere spendono in questo tipo di giochi una percentuale di reddito (3 per cento) maggiore di quelle più ricche (1 per cento). E visto che quelli di pura fortuna portano in media sui grandi numeri a una perdita di denaro, questa spesa si traduce in una sorta di “tassazione volontaria” di tipo regressivo. (1)
Ma quali possono essere le spiegazioni di tale differenza? Una, senza dubbio, risiede nella convinzione, forse in parte fondata, che per le persone più povere l’unica possibilità di diventare ricchi sia tentare la fortuna. Le statistiche, infatti, confermano come le altre strade per la mobilità sociale siano strette e tortuose, e che spesso in Italia conta più la famiglia di provenienza rispetto a competenza e determinazione. E l’incoraggiamento che lo Stato riserva ai vari giochi legali si traduce in un’incentivazione di canali di mobilità ascendente svincolati dal merito individuale e basati sulla pura fortuna.

Un settore interessante per le mafie

I giochi d’azzardo legali on line sono a pagamento, fruibili attraverso internet, smartphone, tablet e connected tv e prevedono la possibilità di una vincita in denaro. (2)
La quantificazione del mercato del gioco on line si articola su quattro voci principali: la raccolta, ovvero il totale dei soldi movimentati dagli utenti attraverso il proprio conto di gioco (il conto nel quale i giocatori depositano il denaro destinato al gioco e dal quale possono prelevare le eventuali vincite); la spesa, ovvero la differenza tra la raccolta e il payout (cioè l’ammontare delle vincite restituite ai giocatori), il prelievo erariale (ovvero la parte di raccolta trattenuta dal fisco); il fatturato, ovvero l’effettivo ricavo degli operatori di gioco, che in base alle attuali normative consiste in una quota della raccolta al netto del prelievo erariale e del payout. (3)
Secondo stime relative al 2012 (novembre) nel settore operano 5mila aziende e 120mila addetti. (4) La raccolta ammonta a 87 miliardi (80 nel 2011), con un payout pari a 70 miliardi (62 nel 2011). Una quota consistente (15 miliardi), in deciso aumento rispetto all’anno precedente (8,4), è costituita dalle somme giocate per poker e casinò on line. (5)
Ovviamente, all’aumento della raccolta in questa “nicchia” si è accompagnato l’aumento del payout (nel 2012, 13,5 miliardi, di gran lunga superiore alla quota del 2011, 8 miliardi), in controtendenza rispetto alla diminuzione registrata in altri settori e addirittura al calo complessivo delle entrate erariali. Come è possibile questa asimmetria? I giochi introdotti negli ultimi anni hanno una tassazione inferiore rispetto ai precedenti, a vantaggio del payout per i giocatori e la filiera del gioco d’azzardo: concessionario, tabaccherie, agenzie, intermediatori, fornitori di macchine, sistemi e software. Per esempio, dai proventi del Superenalotto l’erario incassa il 44,7 per cento, mentre dai ben più moderni poker cash e casinò on line preleva a fini fiscali solo lo 0,6 per cento.
Per queste due tipologie di gioco c’è stato un aumento della spesa tra il 2011 e il 2012 (+16 per cento), un aumento corrispondente delle vincite (+19,28 per cento), mentre le entrate erariali (prelievo sulle spese) sono rimaste allo 0,1 per cento. C’è da chiedersi dunque quale vantaggio fiscale lo Stato tragga dall’aumento della spesa in poker e casino on line e quali siano le ragioni della differenziazione di aliquote.
Più in generale, negli ultimi anni, nonostante il consistente aumento del fatturato dell’intero sistema, le entrate fiscali sono diminuite: c’è razionalità in questa regolazione da parte dello Stato dell’economia del gioco d’azzardo on line?

ComplianceNet: 

Commissione EU: Lotta contro il riciclaggio - regole più rigorose per far fronte a nuove minacce (5 febbraio 2013)

eu

(questo comunicato è disponibile anche in formato pdf e in formato word)
Lotta contro il riciclaggio: regole più rigorose per far fronte a nuove minacce
Reference: IP/13/87 Event Date: 05/02/2013

Bruxelles, 5 febbraio 2013

La Commissione ha adottato oggi due proposte miranti a rafforzare le vigenti norme UE in materia di riciclaggio di denaro e di trasferimenti di fondi. I rischi associati al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo sono in costante evoluzione, e quindi sono necessari adeguamenti periodici delle norme.
Il Commissario per il Mercato interno e i servizi Michel Barnier ha dichiarato: "L’Unione è in prima linea nella lotta internazionale contro il riciclaggio dei proventi del crimine. I flussi di denaro proveniente da attività criminose possono minare la stabilità e danneggiare la reputazione del settore finanziario, e il terrorismo scuote le fondamenta stesse della nostra società. Oltre all’approccio basato sul diritto penale, la prevenzione mediante il sistema finanziario può contribuire a porre un freno al riciclaggio di denaro. Il nostro obiettivo è proporre norme chiare per rafforzare la vigilanza esercitata da banche, avvocati, commercialisti e da tutte le professioni interessate.”
La Commissaria per gli Affari interni Cecilia Malmström ha dichiarato: “Il denaro sporco, proveniente dal traffico di droga, dal commercio illegale di armi o dal traffico di esseri umani, non può avere spazio nella nostra economia. Dobbiamo impedire alla criminalità organizzata di riciclare il denaro attraverso il sistema bancario o il settore del gioco d’azzardo. Per proteggere l’economia legale, soprattutto in tempi di crisi, dobbiamo stringere le maglie larghe della normativa attraverso le quali si insinuano criminali e terroristi. Dobbiamo impedire che le nostre banche diventino le lavanderie automatiche dei soldi del crimine o siano usate per finanziare il terrorismo."
Il pacchetto presentato oggi integra altri provvedimenti della Commissione, già adottati o in programma, in materia di lotta contro la criminalità, la corruzione e l’evasione fiscale. Esso comprende:

  1. una direttiva relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo
  2. un regolamento riguardante i dati informativi che accompagnano i trasferimenti di fondi, al fine di garantire la "dovuta tracciabilità”.

Entrambe le proposte tengono pienamente conto delle ultime raccomandazioni (nota 1) del gruppo di azione finanziaria internazionale (GAFI) (cfr. MEMO/12/246), l’organismo internazionale per la lotta contro il riciclaggio, ma si spingono oltre su alcuni aspetti, per promuovere i massimi standard nella lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo.
Nello specifico, entrambe le proposte prevedono un approccio più mirato basato sui rischi.
In particolare, la nuova direttiva:

  • migliora la chiarezza e l’uniformità delle norme in tutti gli Stati membri
  • prevedendo un meccanismo chiaro per l’individuazione dei beneficiari effettivi. Inoltre, le imprese saranno tenute a conservare i dati relativi all’identità di chi si cela realmente dietro le società.
  • accrescendo la chiarezza e la trasparenza delle norme sull’obbligo della verifica della clientela al fine di disporre di controlli e procedure adeguate che consentano una migliore conoscenza della clientela ed una migliore comprensione della natura delle loro attività. In particolare, è importante assicurare che le procedure semplificate non siano indebitamente percepite come un’esenzione totale dall’obbligo;
  • estendendo inoltre le disposizioni in materia di persone politicamente esposte, (ossia le persone maggiormente esposte al rischio di corruzione in ragione degli incarichi politici che ricoprono) alle persone politicamente esposte “nazionali” (ossia residenti negli Stati membri dell’UE), in aggiunta alle persone “straniere”, e alle persone in seno alle organizzazioni internazionali. Si tratta, tra l’altro dei capi di Stato, dei membri di governo, dei parlamentari, dei giudici dei più alti organi giurisdizionali;
  • estende il suo ambito di applicazione per far fronte a nuove minacce e vulnerabilità
  • assicurando ad esempio l'inclusione del settore del gioco d’azzardo nell‘ambito di applicazione (la precedente direttiva riguardava solo i casinò) e includendo un esplicito riferimento ai reati fiscali;
  • promuove standard elevati di lotta contro il riciclaggio del denaro
  • spingendosi oltre le disposizioni del GAFI in materia e ampliando il suo ambito di applicazione a tutte le persone che offrono merci o prestano servizi contro pagamento in contanti di importo pari o superiore a 7 500 euro, perché alcuni portatori di interesse ritengono insufficiente l’attuale soglia di 15 000 euro. A queste persone si applicheranno le disposizioni della direttiva, tra cui l’obbligo della verifica della clientela, di conservare i dati, di dotarsi di controlli interni e di segnalare le operazioni sospette. La direttiva fissa un livello minimo di armonizzazione, ma gli Stati membri potranno decidere di abbassare ulteriormente la soglia;
  • rafforza la cooperazione tra le differenti unità di informazione finanziaria, che avranno il compito di ricevere, analizzare e trasmettere alle autorità competenti le segnalazioni di operazioni sospette di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo.

Le due proposte prevedono il rafforzamento dei poteri sanzionatori delle autorità competenti, ad esempio mediante la previsione di un insieme minimo di norme basate su principi per inasprire le sanzioni amministrative, e dell’obbligo a loro carico di coordinamento delle azioni nei casi transfrontalieri.
Contesto
A seguito della pubblicazione di una nuova serie di norme internazionali nel febbraio 2012 (IP/12/357), la Commissione ha deciso di aggiornare rapidamente il quadro normativo dell’UE, introducendovi le necessarie modifiche. Parallelamente la Commissione ha avviato la revisione della terza direttiva antiriciclaggio, revisione che ha evidenziato la necessità di aggiornare il vigente quadro normativo per colmare tutte le lacune individuate.
La proposta di aggiornamento della normativa dovrà essere adottata dal Parlamento europeo e dal Consiglio con procedura legislativa ordinaria.
Per ulteriori informazioni
http://ec.europa.eu/internal_market/company/financial-crime/index_en.htm
Contatti:
Audrey Augier (+32 2 297 16 07)
Stefaan De Rynck (+32 2 296 34 21)
Carmel Dunne (+32 2 299 88 94)

Nota 1) http://www.fatf-gafi.org/

Allegati

  • Proposal for a Directive on the prevention of the use of the financial system for the purpose of money laundering and terrorist financing PDF (Provisional version. The final text will be available soon)
  • Proposal for a Regulation on information accompanying transfers of funds PDF (Provisional version. The final text will be available soon)

 

ComplianceNet: 

IT Governance: intervista a Claudia Capparucci, ICT Director di Codere Italia Spa (5 dicembre 2012)


ComplianceNet: Buongiorno dottoressa Capparucci e grazie per la collaborazione. Vuole presentare rapidamente Codere?

Claudia Capparucci: Codere Italia S.p.A.  è una società multinazionale, leader nel mondo del gioco lecito, la cui attività si incentra nella gestione di terminali di gioco, bingo, agenzie di scommesse, casinò ed ippodromi. Codere è presente in otto paesi tra Europa ed America Latina, impiega più di 20.000 persone, ed è quotata alla Borsa di Madrid.
In Italia dal 2006 Codere è Concessionario di Stato per l’attivazione e il controllo della rete per la gestione telematica del gioco lecito attraverso gli apparecchi da divertimento e intrattenimento
con la denominazione attuale di Codere Network. È leader di mercato nella gestione di sale bingo: con 13 gaming hall sparse in tutto il territorio nazionale concentra il 10% della raccolta totale.

ComplianceNet: Qual è il suo ruolo in Codere e quali le sue esperienze professionali?

Claudia Capparucci: Sono direttore del Dipartimento Tecnologie e Servizi Informativi da un anno. Lavoro da più di vent’anni nel mondo ICT, ho ricoperto il ruolo di IT Manager in contesti aziendali molto diversi tra di loro sia dal punto di vista dell’assetto proprietario sia del settore di business di riferimento. Negli ultimi due anni ho avuto modo di diversificare la mia esperienza svolgendo attività di consulenza in ambito compliance, con particolare riferimento alla 231/01, all’antiriciclaggio, alla Qualità ISO9001.

ComplianceNet: Nel 2012 Codere ha avviato un progetto di IT Governance; con quale obiettivo?

Claudia Capparucci: Fondamentalmente colmare il gap rilevato dall’assessment che ho eseguito nei primi tre mesi del mio insediamento in azienda. Negli ultimi quattro anni il business in rapida crescita e diversificazione, anche a seguito dell’introduzione nel mercato dei giochi delle videolottery, ha chiesto all’IT di essere particolarmente veloce e reattivo, d’implementare in rapida successione sistemi, portali, reti e tecnologie sacrificando talvolta aspetti quali l’analisi dei processi, la pianificazione, l’implementazione di metodologie e tool a supporto.
Codere Italia ha da due anni assunto un ruolo importante all’interno del Gruppo, la visibilità in avanti ci consente ora di poter definire strategie di business chiare ed effettuare investimenti anche su processi e sistemi.
I volumi significativi raggiunti ci richiedono di pianificare le nostre attività, di analizzare i rischi derivanti dall’introduzione di nuovi sistemi e tecnologie, di standardizzare processi, operazioni, flussi di lavoro, di stabilizzare i sistemi già a regime, in modo da poter sfruttare le sinergie di scala che l’informatizzazione consente, razionalizzando la richiesta di risorse, il tutto anche nell’ottica di affrontare al meglio l’inevitabile processo di riduzione dei costi operativi cui saremo tenuti nel momento in cui il business del gioco entrerà in una fase di maturità.

Ue: Un piano d'azione per le scommesse online (Commissione europea, 23 ottobre 2012)

Corse dei cavalli, Superenalotto, lotterie, partite di calcio, poker, Bingo, casinò, insomma tutto ciò che riguarda il settore delle scommesse online è un'attività in crescita nell'Unione europea. La Commissione propone una serie di iniziative per rendere più chiare le norme che ogni Stato deve rispettare, soprattutto per proteggere il popolo degli scommettitori che in Europa conta 6 milioni e 800mila persone.
Regole precise e conformi all'ordinamento dell'Unione, cooperazione tra gli Stati, protezione dei cittadini e in particolar modo dei minori, prevenzione delle frodi e delle partite truccate attraverso l'ampliamento della direttiva antiriciclaggio: queste le iniziative portate avanti dalla Commissione.
Poiché ogni Stato disciplina in maniera diversa il settore, la Commissione europea ha pensato di rendere omogenea la situazione normativa attraverso alcuni principi comuni.
In particolare, la Commissione chiede ad ogni Paese Membro di restringere o limitare i servizi di scommesse online sulla base di obiettivi di interesse pubblico, come la lotta alle frodi e alle partite truccate, e la tutela dei minori per i quali è sempre più facile accedere a siti di scommesse online.
Ed è proprio la protezione dei più piccoli un punto chiave della politica europea: circa il 75% dei cittadini dell'Unione con meno di 17 anni utilizza internet, rendendo sempre più necessario incentivare strumenti di controllo dell'età e di filtri dei contenuti dei siti. Minori e non solo: ci sono anche molte famiglie che hanno sofferto a causa della dipendenza dal gioco d'azzardo (tra lo 0,5 e il 3% della popolazione). Per questo è necessario capire le cause che ne sono all'origine.
Affinché i cittadini possano usufruire di un mercato delle scommesse sicuro e protetto, la Commissione ha adottato una serie di regolamenti per evitare e scoraggiare le frodi e il riciclaggio di denaro attraverso i siti on line. Poiché gli stati membri non possono applicare efficaci meccanismi antifrode, data la natura transfrontaliera dell'online, è necessaria un'impostazione che riunisca l'Unione europea, gli Stati membri e l'industria del settore.  In che modo? Registrando i giocatori, controllandone l'età, monitorando il flusso di denaro. Una corretta informazione è d'obbligo perché i cittadini devono essere consapevoli del fatto che ci sono dei limiti d'età da rispettare, che il mondo delle scommesse può essere un terreno pericoloso se non si gioca con responsabilità e che si possono correre dei rischi sia a livello economico, sia sociale sia per la salute.

Approfondimenti

  • "Libro verde sul gioco d'azzardo on-line nel mercato interno" (pdf, 198 K 44 pp.)
  • Online gambling in Italy ( in inglese, pdf, 94 K, 1 pag).      

Articoli collegati

ComplianceNet: 

Giochi e antiriciclaggio. Ecco come vengono controllati gestori, esercenti e soprattutto giocatori (Jamma.it, 9 agosto 2012)

UIF. Segnalazioni riciclaggio, medaglia d’argento per gestori di giochi e scommesse
Casinò:le preoccupazione dell’Ugl per la limitazione nell’uso del contante

Giochi e scommesse non sfuggono all’attività di controllo al fine di scongiurare il riciclaggio. La normativa prevede infatti una serie i obblighi per i gestori di case da gioco e siti online. Su proposta dell’UIF, con decreto del 27 aprile 2012 (in G.U. 116 del 19 maggio 2012), il Ministro dell’Interno ha inoltre modificato il decreto 17 febbraio 2011, in modo da includere fra i destinatari anche gli operatori di gioco su rete fisica di cui all’art. 14, comma 1, lett. e-bis) del D.lgs. 231/2007.
Nel 2011 l’UIF, l’Unità di Informazione Finanziaria, nell’ambito dell’apparato preposto alla prevenzione e al contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo internazionale, ha esaminato un campione significativo di segnalazioni riguardanti anomalie riscontrate nel settore del gioco pubblico, al fine di individuare le operatività più ricorrenti e potenzialmente più a rischio di infiltrazione criminale.
Le indicazioni provenienti dagli intermediari finanziari nel corso del 2011 consentono di delineare due principali macroaree di operatività sospette:

  • l’elevato versamento di contante – talvolta caratterizzato dal deposito di banconote di taglio elevato – da parte di soggetti titolari di tabaccherie, di sale da gioco o di società di gestione di apparecchi da gioco, per volumi spesso superiori rispetto agli addebiti RID operati dall’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, ovvero il ricorrente versamento di assegni emessi da soggetti terzi apparentemente estranei al rapporto concessionario-AAMS. Non può escludersi, in tali casi, che il versamento di contante eccessivo rispetto agli effettivi incassi derivanti dalle giocate e l’intervento di terze parti possano nascondere un’abusiva attività di prestito collaterale oppure che tali operatori aggirino i limiti di giocate prefissati dall’AAMS, mediante modifica fraudolenta dei software degli apparecchi da gioco;
  • il frequente accredito, su conti correnti intestati a persone fisiche, di somme derivanti da continue vincite di gioco, successivamente prelevate in contanti in modo sistematico o utilizzate per l’emissione di assegni a cifra tonda. La frequenza di numerose vincite in capo ai medesimi soggetti potrebbe sottendere un mercato occulto di ticket vincenti, nell’ambito del quale i riciclatori acquisterebbero i titoli dagli effettivi vincitori in contropartita del riconoscimento di vincite maggiorate.

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    Resoconto del convegno di presentazione del volume "Riciclaggio, normativa di contrasto e settore dei giochi" (11 luglio 2012)

    L'11 luglio 2012, presso la Sala degli Atti parlamentari della Biblioteca Giovanni Spadolini del Senato della Repubblica, Piazza della Minerva 38 a Roma, si è svolto il convegno di presentazione del volume "Giochi, scommesse e normativa antiriciclaggio" scritto da Maurizio Arena e Marcello Presilla (2012, Filodiritto Editore, collana "Monografie", 320 pagine, ISBN 9788895922171), testo del quale abbiamo già pubblicato, su ComplianceNet, la "Prefazione" a cura di Ranieri Razzante, l'indice del volume e l'Introduzione.
    Di seguito un breve resoconto del convegno al quale hanno partecipato come relatori:

    • Chiara Sambaldi, avvocato
    • Ranieri Razzante, presidente di AIRA, docente di Legislazione antiriciclaggio nell'Università di Bologna, Consulente Commissione Parlamentare Antimafia
    • Diana De Martino, sostituto procuratore nazionale antimafia
    • Marcello Presilla, coautore del volume
    • Maurizio Arena, coautore del volume.

    Chiara Sambaldi, avvocato

    Il convegno è stato condotto dall'avvocato Chiara Sambaldi che, dopo aver ringraziato relatori e partecipanti al convegno, ha ricordato che il volume è stato realizzato in collaborazione con LexGiochi.
    Sambaldi ha poi rapidamente sintetizzato i contenuti del testo sottolineando come l'opera rappresenti sia un significativo contributo dottrinale sia un valido strumento di lavoro per le autorità di vigilanza e per gli operatori del settore del gaming.

    Ranieri Razzante, presidente di AIRA, docente di Legislazione antiriciclaggio nell'Università di Bologna, Consulente Commissione Parlamentare Antimafia

    In apertura del suo intervento l'avvocato Razzante ha svolto una rapida ricognizione dell'iter normativo che ha portato all'emanazione della normativa antiriciclaggio per il settore del gaming.
    Razzante ha ricordato che la terza direttiva europea sull'antiriciclaggio si è limitata a richiamare l'applicazione delle misure antiriciclaggio alle sole case da gioco; pur trattandosi di un "limite minimo" alla facoltà dei legislatori nazionali di estenderne la portata, tale impostazione ha tuttavia  determinato finora un'applicazione a "macchia di leopardo"" della disciplina antiriciclaggio all'interno dell'Unione europea.
    L'avvocato Razzante si è poi soffermato in particolare sull "Decreto 8 febbraio 2011" (qui in pdf) che ha chiarito e rafforzato alcuni aspetti delle norme italiane per il gioco online.
    Successivamente Razzante ha analizzato e commentato la problematica della "ludopatia" in relazione al tema del gaming: secondo Razzante occorre evitare facili approssimazioni e indagare sulle vere cause che portano alla "dipendenza" da gioco; il rischio "malattia del gioco" si accentua maggiormente nei periodi di crisi economica e in alcuni casi trascina il giocatore inconsapevole nelle mani dell'usurario.
    Nella ultima parte del suo intervento l'avvocato Razzante ha invece svolto un approfondimento del rapporto fra criminalità e gioco indicando quale elemento di vero allarme sociale l'infiltrazione della criminalità organizzata nel settore del gioco come già evidenziato nella "Relazione sul fenomeno delle infiltrazioni mafiose nel gioco lecito e illecito". (Doc. XXIII, n. 8, qui in pdf, 1.5 M, 84 pp.) del 20 luglio 2011 della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, Commissione della quale Ranieri Razzante è tra i consulenti.
    L'infiltrazione nel mercato legale dei giochi può avvenire infatti con modalità ed in momenti differenti, a partire dalla gara per l'aggiudicazione delle concessioni, e richiede, pertanto, grande attenzione da parte sia delle  autorità deputate al controllo ed alla vigilanza del settore sia di quelle tenute alla prevenzione e repressione delle attività criminali in generale.
    Occorre dunque un attento controllo di tutta la filiera del gioco: oggi, dopo gli aggiornamenti posti dalla legge n. 220 del 2011 (cosiddetta legge di stabilità), i concessionari sono controllati in maniera efficace perché le regole che governano l'accesso a questo settore sono particolarmente restrittive.
    I controlli però devono estendersi a tutte quelle imprese, grandi e piccole, che ruotano intorno a ben individuati segmenti del mercato dei giochi, come ad  esempio quello degli apparecchi da intrattenimento, in cui operano soggetti  che svolgono le delicate funzioni di gestori di sale, di slot e videolotterie.

    Maurizio Arena: "Riciclaggio, normativa di contrasto e settore dei giochi" (5 luglio 2012)

    Maurizio Arena

    • Fonte: sito Filodiritto Editore (pdf)

    L'11 luglio 2012 presso la Sala degli Atti parlamentari della Biblioteca Giovanni Spadolini del Senato della Repubblica, Piazza della Minerva, 38 a Roma sarà presentato il volume "Giochi, scommesse e normativa antiriciclaggio" di Maurizio Arena e Marcello Presilla (2012, Filodiritto Editore, collana "Monografie", 320 pagine, ISBN 9788895922171).
    Abbiamo già pubblicato la "Prefazione" al testo a cura di Ranieri Razzante e l'indice del volume.
    Di seguito l'Introduzione al testo.

    Introduzione: Riciclaggio, normativa di contrasto e settore dei giochi

    Il riciclaggio del denaro proveniente da attività criminose ed il finanziamento  del terrorismo costituiscono fenomeni globali, evidenze di un'epoca  in cui i capitali, grandi e piccoli che siano, si muovono con estrema  facilità tra un capo e l'altro del mondo, tanto all'interno di comode valigette  quanto di sofisticati circuiti finanziari, travalicando le barriere del  singolo Stato, per riemergere a migliaia di chilometri di distanza come un  poderoso fiume carsico.
    La finalità del riciclaggio, come noto, è quella di reintrodurre nel circuito  economico legale quelle risorse che, dallo stesso, sono state drenate  attraverso le attività criminali, e che ad esso sono pronte a fare ritorno  sotto forme e sembianze diverse, nelle mutate disponibilità di imprese ed  operatori che svolgono attività apparentemente lecite. I processi di "sbiancamento"  mirano a consentire al criminale l'effettivo godimento della ricchezza  conseguita, ragion per cui tali operazioni sono state definite come  «l'anello di congiunzione tra il mercato illegale e quello legale» (nota 1).
    Il riciclaggio può essere considerato, dunque, come «l'attività volta a  dissimulare l'origine illecita dei proventi criminali ovvero come l'ampia  gamma di attività volta ad oscurare l'origine illecita dei proventi e a creare  l'apparenza che la loro origine sia lecita» (nota 2).
    Secondo gli organi investigativi nazionali il costo di un'operazione di  pulizia del denaro sporco è stimabile mediamente in misura del 30% (nota 3),  sebbene possa variare e crescere anche sensibilmente, in relazione alla     natura dell'origine del denaro ed al numero dei passaggi necessari ad  occultarne la provenienza.
    «Il denaro sporco è di per sé "poco liquido", è spendibile senza difficoltà  solo nello stesso circuito illegale [...] I proventi criminali hanno quindi  un potere di acquisto solo "potenziale" che il riciclaggio ha la funzione di  trasformare in effettivo. Sotto questo profilo si può dire che la possibilità  di accedere a "servizi di riciclaggio" è, spesso, un elemento determinante  nella stessa programmazione dei reati» (nota 4).
    Negli anni, l'abbattimento delle barriere tra gli Stati, la nascita e la  scoperta di nuovi mercati, hanno favorito, al pari della globalizzazione  dell'economia, anche una vera e propria globalizzazione del riciclaggio (nota 5):  
    «si tratta di flussi di denaro illecito che assumono rilevanza anche sul  piano macroeconomico e sono suscettibili di generare gravi distorsioni  nell'economia legale, alterando le condizioni di concorrenza, il corretto  funzionamento dei mercati e i meccanismi fisiologici di allocazione delle  risorse, con riflessi, in definitiva, sulla stessa stabilità ed efficienza del  sistema economico» (nota 6).
    La complessità e la consistenza, ma, soprattutto, la transnazionalità del  fenomeno, richiedono risposte ampie e condivise da parte delle istituzioni  nazionali ed internazionali, perché è di tutta evidenza che a fenomeni  globali non possano essere fornite risposte e soluzioni locali (nota 7).
    Il riciclaggio è un fenomeno risalente sotto il profilo fattuale quanto  recente sotto il profilo terminologico (nota 8), in continuo divenire, la cui complessità  è funzione diretta di quella del sistema economico e finanziario  di riferimento.
    «I fenomeni criminali sembrano seguire lo sviluppo economico e sociale  delle società moderne, riproducendone i meccanismi. Più complessa diventa  la società nelle sue articolazioni, più complessa tende a diventare la  criminalità che ne riproduce le patologie» (nota 9).
    Il progresso tecnologico, i mutati scenari geo-politici e l'evidente  frammentazione legislativa tra i diversi Paesi, hanno favorito, in questi  ultimi anni, un'oggettiva crescita delle opportunità legate al reinvestimento  del denaro di provenienza illecita. Proprio le differenze e  disomogeneità del quadro giuridico internazionale, che hanno indotto  taluni a parlare di «dumping normativo volto ad attirare ricchezze illecite  o di provenienza sospetta» (nota 10), mettono in mostra tutte le debolezze del  sistema nel fornire risposte adeguate ed efficaci alle attività di ripulitura  del denaro.
    «La possibilità di dislocare tra diverse giurisdizioni le distinte fasi  nelle quali si articola l'attività di riciclaggio pone, a livello internazionale,  rilevanti problemi di determinazione e rispetto delle regole,  nonché di collaborazione tra le autorità dei diversi Paesi interessati.  Anche gli operatori onesti, in presenza di regole e regimi di controllo  amministrativo differenti, sono fatalmente indotti a prediligere gli  ordinamenti più permissivi per contenere i costi – tutt'altro che trascurabili  – connessi all'applicazione delle misure antiriciclaggio. Ne  consegue talora una deplorevole concorrenza al ribasso della disciplina antiriciclaggio da parte di Stati disponibili a non interrogarsi  sull'origine dei fondi» (nota 11).

    ComplianceNet: 

    Ranieri Razzante: Prefazione al volume "Giochi, scommesse e normativa antiriciclaggio" di Maurizio Arena e Marcello Presilla

    Ranieri Razzante

    • Fonte: sito Filodiritto Editore (pdf)

    L'11 luglio 2012 presso la Sala degli Atti parlamentari della Biblioteca  Giovanni Spadolini del Senato della Repubblica, Piazza della Minerva, 38 a Roma sarà presentato il volume "Giochi, scommesse e normativa antiriciclaggio" di Maurizio Arena e Marcello Presilla  (2012, Filodiritto Editore, collana "Monografie", 320 pagine, ISBN 9788895922171).
    Nel seguito la prefazione di Ranieri Razzante al volume e l'indice dello stesso.

    Prefazione

    Secondo gli organi investigativi nazionali, il costo di un'operazione di  pulizia del denaro sporco è stimabile mediamente in misura del 30%,  sebbene possa variare e crescere anche sensibilmente, in relazione alla  natura dell'origine del denaro ed al numero dei passaggi necessari ad  occultarne la provenienza.

    La complessità, da un lato, e, soprattutto, la transnazionalità del fenomeno,  richiedono risposte ampie e condivise da parte delle istituzioni  nazionali ed internazionali, perché è indiscutibile che a fenomeni globali  non possono essere fornite risposte e soluzioni locali.
    L'evoluzione del fenomeno è testimoniata, oltre che dall'approdo a tecniche  differenti e più sofisticate rispetto al passato (bene riassunte dai  report del GAFI, Group d'action financière sur le blanchiment de capitaux),  anche dall'aumento del numero dei passaggi necessari a favorire la  scoloritura delle tracce criminali dell'origine del denaro.
    In dottrina si afferma comunemente che il riciclaggio è basato su tre momenti tra loro distinti e correlati, che consistono:

    • nella produzione dei capitali derivanti dall'attività criminosa (accumulazione);
    • nelle attività in cui il denaro viene spostato materialmente o anche solo virtualmente da un deposito di un altro ovvero da un impiego ad un altro, al fine di mascherarne l'origine illecita (trasformazione);
    • nelle attività con le quali il denaro viene reinvestito, una volta lavato, in attività economiche e finanziarie legali (investimento).

    Nel lungo e complesso processo di avvicinamento delle legislazioni nazionali  si è inserita la direttiva 2005/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,  relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio  dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo.
    La direttiva ha trovato ingresso nell'ordinamento italiano attraverso il  decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 (l'attuale Legge Antiriciclaggio),  che ha dato organica sistemazione alla materia, proponendosi quale  unico riferimento normativo in materia di prevenzione dell'utilizzo del  sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose  e di finanziamento del terrorismo.
    Per venire al tema del presente contributo, va subito evidenziato che la direttiva si è limitata a richiamare l'applicazione delle misure antiriciclaggio alle sole case da gioco.
    Tale disposizione, pur costituendo un "limite minimo" alla facoltà dei  legislatori nazionali di estenderne la portata anche ad attività diverse da  quelle praticate all'interno delle case da gioco, ha, finora, determinato  un'applicazione a "macchia di leopardo" della disciplina in commento,  all'interno dell'Unione europea.
    Come bene evidenziato nel volume di Maurizio Arena e Marcello Presilla,  quando si parla di riciclaggio nel settore dei giochi e delle scommesse  occorre distinguere necessariamente le attività messe in atto attraverso  l'acquisizione di un veicolo societario (vale a dire di una società concessionaria  ovvero di una società di gestione delle attività di gaming), da  quelle basate sull'utilizzo di tecniche e sistemi di gioco, ovvero connessi  al gioco, disponibili sul mercato.
    L'infiltrazione nel mercato legale dei giochi può avvenire con modalità  ed in momenti differenti, a partire dalla gara per l'aggiudicazione delle  concessioni, e richiede, pertanto, grande attenzione da parte sia delle  autorità deputate al controllo ed alla vigilanza del settore, che di quelle  tenute alla prevenzione e repressione delle attività criminali in generale.
    Il tema non riguarda i soli concessionari dei servizi pubblici di gioco,  ma dovrebbe estendersi anche a tutta quella galassia di piccole imprese che  ruota intorno a ben individuati segmenti del mercato dei giochi, come ad  esempio quello degli apparecchi da intrattenimento, in cui operano soggetti  che svolgono le delicate funzioni di gestori di sale, di slot e videolotterie.
    Del tutto diversa dalla fattispecie poc'anzi richiamata è quella nella  quale il riciclaggio è compiuto sfruttando singoli giochi o scommesse,  distribuiti in modalità fisica o a distanza.
    In tali circostanze il costo del riciclaggio è rappresentato dal denaro che  il giocatore-riciclatore è disposto a spendere, e quindi anche a perdere, pur  di ottenere il titolo vincente, che gli consentirà di giustificare, in caso di  contestazioni da parte delle autorità, la natura o la fonte delle sue entrate.
    Le due fattispecie di riciclaggio, alle quali si è brevemente fatto cenno,  sono tra loro profondamente diverse, come diverse sono le logiche, i  criteri e le scelte che orientano le organizzazioni malavitose verso l'una  o l'altra. In taluni casi possono anche finire per sovrapporsi, laddove ad  esempio l'operatore, concessionario o gestore, utilizzi le singole modalità  di gioco per porre in essere l'attività di lavaggio del denaro, ma generalmente  si tratta di attività che rimangono ben distinte.
    Il lavoro ricostruisce, sotto un profilo tecnico-giuridico (che la materia  merita, essendo ancora piuttosto "giovane"), l'utilizzabilità o meno dei  meccanismi e delle situazioni relative al gioco come strumento di lavaggio  e reinvestimento dei proventi derivanti da attività illecite, mostrando, al  contempo, gli ostacoli e gli impedimenti posti dalla normativa di settore  ovvero, se del caso, le possibili falle che possono facilitare il raggiungimento  dell'obiettivo criminale.
    Si spiegano le differenze tra il gioco praticato in sede fissa e quello  a distanza; si da evidenza, proprio ai fini del reato di riciclaggio, delle  differenze tra il gioco pubblico ed il gioco illegale, quest'ultimo ancora  straordinariamente presente e diffuso nel Paese.
    Dalla disamina delle singole previsioni normative viene fornita al lettore  una visione completa della materia, utile a conoscere ed a comprendere le caratteristiche  dei singoli giochi e delle relative modalità di offerta, a discernere  gli elementi e le situazioni di reale pericolosità, evidenziando anche i profili  di responsabilità e di necessario intervento degli operatori di gioco (anche  nell'ottica del decreto legislativo 231 del 2001 sulla prevenzione degli illeciti  aziendali), e tentando, laddove possibile, di suggerire soluzioni e correttivi  idonei a rafforzare la cinta muraria a protezione del fortilizio della legalità.
    Ho avuto la possibilità di approfondire questi temi – e di contribuire,  con alcune riflessioni, che probabilmente stimoleranno futuri interventi  legislativi – in occasione della mia collaborazione con la Commissione  Parlamentare Antimafia e non posso che ribadire l'importanza di opere  che consentano di creare consapevolezza e cultura.
    Consapevolezza e cultura che sono decisive per sradicare la mala pianta dell'economia criminale.

    Roma, giugno 2012

    Prof. Avv. Ranieri Razzante
    Docente di Legislazione antiriciclaggio nell'Università di Bologna
    Consulente Commissione Parlamentare Antimafia

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