Fisco

Radio 24: CRS - fisco, al via lo scambio automatico di informazioni (9 gennaio 2017, audio mp3)

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Crs e antiriciclaggio, termini destinati a viaggiare sempre più a braccetto

Il 5 gennaio 2017 su Radio24  è andata in onda la trasmissione “Focus economia” dedicata a “Lotta all'evasione - Banche – Usa”.
Ospiti: Alessandro Galimberti Sole 24 Ore, Fabio Pavesi Sole 24 Ore, Marco Valsania, Sole 24 Ore Ny.
La trasmissione è disponibile in streaming sul sito di Radio24 e può essere scaricata in formato mp3 (47 M)
La prima parte della trasmissione è stata dedicata al CRS (Common reporting standard) il nuovo sistema internazionale di condivisione automatica dei dati fiscali dei contribuenti.

Lotta all'evasione - Banche - Usa

Lotta all'evasione - Il 2017 sarà l'anno della svolta nella lotta al "nero" internazionale. Dopo tanti annunci, e lo scivolo (doppio, in Italia) delle voluntary disclosure nazionali battuto un po' ovunque - una sorta di ultima chiamata bonaria per i frequentatori di paradisi fiscali - dal 1° gennaio è ufficialmente iniziata l'era dello scambio automatico di informazioni fiscali. Le parole chiave che ridisegneranno la geografia del nero sono Crs e antiriciclaggio, termini destinati a viaggiare sempre più a braccetto.

Fisco, al via lo scambio automatico di informazioni

Fonte: on line su Il Sole 24 Ore e in pdf su rassegna stampa dell’Agenzia delle Entrate

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Il 2017 sarà l’anno della svolta nella lotta al “nero” internazionale. Dopo tanti annunci, e lo scivolo (doppio, in Italia) delle voluntary disclosure nazionali battuto un po’ ovunque - una sorta di ultima chiamata bonaria per i frequentatori di paradisi fiscali - dal 1° gennaio è ufficialmente iniziata l’era dello scambio automatico di informazioni fiscali.
Le parole chiave che ridisegneranno la geografia del nero - spingendolo sempre più ai margini dell’”alto rischio Paese” - sono Crs e antiriciclaggio, termini destinati a viaggiare sempre più a braccetto.
La geografia dello scambio di informazioni
Il Crs (Common reporting standard) è il sistema di condivisione automatica dei dati dei contribuenti, sistema che ormai (si veda l’articolo sotto) ha cittadinanza nei 3/5 degli Stati globali, di fatto in tutti quelli più evoluti. Dati che disegnano il profilo internazionale di privati e società, dalle informazioni finanziarie su saldi del conto, interessi, dividendi, ricavi dalla vendita di asset transitati per i conti di persone fisiche e giuridiche, riferiti a nominativo e dati identificativi del titolare del conto, il numero di conto, dati identificativi dell’istituto finanziario, il saldo o il valore del conto stesso. Come dire, una vera e propria Tac “mondiale” del contribuente. Gli istituti tenuti a riportare le informazioni sono, oltre alle banche, gli intermediari finanziari, i brokers, le compagnie assicurative e gli organismi di investimento collettivo.
L’Italia è arrivata sul filo di lana a recepire la direttiva Ue (2015/2376) sullo scambio automatico obbligatorio delle informazioni fiscali in ambito comunitario. Il governo dopo aver incassato il voto di fiducia di Palazzo Madama, ha approvato il 14 dicembre scorso il decreto attuativo previsto dalla legge di delegazione europea per il 2015. Nel frattempo l’Europa ha accelerato ulteriormente nella lotta all’evasione e alle frodi fiscali internazionali, approvando sempre nel dicembre scorso la modifica della direttiva 2011/16/Ue sulla cooperazione amministrativa fiscale. Lo scopo è autorizzare l’utilizzo delle informazioni antiriciclaggio nel perseguimento del nero internazionale, in sostanza aprendo le preziose banche dati sul titolare effettivo dei rapporti finanziari - anche dei trust - per individuare prestanomi e strutture interposte a fini elusivi. È qui che il Crs si salda all’antiriciclaggio, consentendo alle autorità fiscali di accedere alle “segretissime” informazioni per il monitoraggio della corretta applicazione delle norme sullo scambio automatico di informazioni fiscali. Questo ulteriore salto di qualità dovrà essere recepito nelle legislazioni nazionali entro il 31 dicembre prossimo ed entrare in vigore al più tardi il 1° gennaio del 2018.
Le connessioni internazionali dell’Italia nella rete dell’emersione, tra l’altro, avevano già fatto un salto di qualità nel 2015, quando la legge 95 del 18 giugno aveva recepito l’accordo Fatca con gli Usa. La differenza fondamentale tra il Crs ed il Facta è che, mentre il Fatca si basa su accordi bilaterali di scambio informazioni conclusi dall’Amministrazione americana con singoli Stati - e con un percorso unilaterale dettato dalla agenzia fiscale Irs americana - lo standard messo a punto dall'Ocse è uno strumento multilaterale a cui possono aderire potenzialmente tutti gli Stati, come sta di fatto accadendo.
L’Italia peraltro era stata tra i cinque Stati dell’Unione europea (insieme a Francia, Germania, Regno Unito e Spagna) promotori dell’approccio intergovernativo con gli Usa per la lotta all’evasione internazionale (guerra iniziata proprio dagli Stati Uniti all’indomani della gigantesca crisi del 2008) comunicando al Commissario europeo alla fiscalità, il 9 aprile 2013, di voler realizzare uno strumento “pilota” di scambio automatico multilaterale di informazioni,
Pochi mesi dopo, il 6 settembre 2013, i leader del G20 si erano impegnati ad adottare quale global standard lo scambio di informazioni automatico e a supportare i lavori dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse).
Oggi per le autorità fiscali inizia l’epoca del raccolto. E per i contribuenti italiani “ritardatari” resta aperta, fino al 31 luglio prossimo, la porticina perdonista della Vd 2.0.

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Agenzia entrate, Rossella Orlandi: Compliance fiscale obiettivo prioritario (4 gennaio 2017)

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Fisco, Agenzia entrate cambia gioco. Orlandi: "Guardia e ladri non funziona più"

''Guardie e ladri è un gioco che non funziona più''.
La deterrenza è l'ultimo strumento, dopo aver messo in campo ''tutti gli strumenti a disposizione per costruire un rapporto di fiducia'' con i contribuenti.
Il direttore dell'Agenzia delle entrate, Rossella Orlandi , scrive un editoriale pubblicato nella rivista interna dell'amministrazione 'Pagine on line', per spiegare ai dipendenti che bisogna spostare l'attenzione sulla ''persona'' intesa come ''soggetto, meritevole di ascolto, anziché mero oggetto delle nostre lavorazioni''.
''Solo grazie al vostro contributo si potrà rendere effettivo e concreto il cambiamento che sicuramente tutti auspichiamo'', dice Orlandi.
Compliance sarà la ''parola d'ordine'', ''il cuore'' e ''le fondamenta'' di una ''rinnovata strategia'' che, spiega Orlandi, prevede un ''percorso di ridefinizione dei rapporti con i contribuenti, ancora più improntati ai principi di trasparenza e rispetto reciproco''.
L'Agenzia ''è geneticamente programmata per affrontare i cambiamenti'', dalle modifiche organizzative ai cambiamenti culturali. Oggi, spiega Orlandi, occorre fare ''un ulteriore salto di qualità sia nella strategia sia nella nostra impostazione culturale''.
''Dobbiamo interiorizzare il concetto che il nostro compito non è inseguire le mere violazioni formali per sanzionarle severamente''.
Secondo il direttore bisogna ''abbandonare ogni atteggiamento autoritativo: le persone che abbiamo di fronte sono generalmente in buona fede''.
Il contrasto va indirizzato solo verso quei soggetti ''con volontà di sottrarsi ai propri doveri nei confronti della collettività, dobbiamo impiegare le nostre energie migliori verso i fenomeni significativi di evasione''.
Diversamente, contro gli evasori ''consapevoli e incalliti utilizzeremo giustamente, e in modo vigoroso, gli strume nti a nostra disposizione''. ''Allora sì che il nostro intervento sarà un’azione virtuosa e legittima nell’interesse della comunità''. Solo così, spiega Orlandi, ''potremo ribaltare un’ingiusta percezione negativa del nostro lavoro, che invece da sempre si fonda su principi di integrità morale, correttezza e imparzialità''.

Rassegna stampa web

  • Alessandro Galimberti, "Orlandi: stop alla caccia alle violazioni formali", Il Sole 24 Ore,  4 Gennaio 2017 (pdf, via FiscoOggi.it)

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Bitcoin: acquisto e vendita di monete virtuali - i chiarimenti delle Entrate sul trattamento fiscale (2 settembre 2016)

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  • Fonte: Comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate del 2 settembre 2016 (qui in pdf)

In una risoluzione i chiarimenti delle Entrate sul trattamento fiscale

Esenzione Iva per le operazioni di cambio di bitcoin

Le attività di intermediazione di valuta tradizionale con moneta virtuale svolte dagli operatori del mercato non scontano l’Iva in quanto rientrano tra le operazioni relative a banconote e monete.
Per i clienti persone fisiche, invece, che detengono i bitcoin al di fuori dell’attività d’impresa, si tratta di operazioni a pronti che non generano redditi imponibili perché manca la finalità speculativa.
Sono questi i principali chiarimenti della risoluzione n. 72/E pubblicata oggi, con cui l’Agenzia delle Entrate, in linea con i recenti orientamenti della Corte di Giustizia dell’UE, illustra il trattamento fiscale da applicare a chi svolge attività di acquisto e cessione a pronti di moneta virtuale in cambio di valuta “tradizionale”.

Imposte dirette e Iva

Il documento di prassi precisa che le operazioni relative ai bitcoin sono prestazioni di servizi esenti da Iva.
Sul piano della tassazione diretta, invece, i ricavi che derivano dall’attività di intermediazione nell’acquisto e vendita di bitcoin sono soggetti ad Ires ed Irap, al netto dei relativi costi.
Per valutare i bitcoin di cui la società dispone a fine esercizio occorre considerarne il valore normale, cioè la loro quotazione in quel momento.

Niente oneri da sostituto d’imposta

Per quanto riguarda i clienti persone fisiche che detengono i bitcoin al di fuori dell’attività d’impresa, la risoluzione chiarisce che si tratta di operazioni a pronti che non generano redditi imponibili perché manca la finalità speculativa.
Ne deriva che gli operatori non sono tenuti agli adempimenti tipici dei sostituti d’imposta. Resta ferma la facoltà dell’Agenzia, in sede di controllo, di acquisire le liste della clientela per le opportune verifiche.

Roma, 2 settembre 2016

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Agenzia delle Entrate: Fatca, arrivano le istruzioni per correggere gli errori (27 luglio 2016)

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  • Fonte: comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate (pdf)

Fatca, arrivano le istruzioni per correggere gli errori

Gli operatori interessati saranno avvisati dalle Entrate via Pec

Pronte le regole che gli operatori finanziari italiani devono seguire per comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati corretti sui conti intestati a cittadini statunitensi.
A seguito della notifica ricevuta da parte dell’autorità fiscale degli Stati Uniti, infatti, le Entrate avviseranno gli operatori tramite Pec, permettendo loro di fornire le informazioni corrette.
Le modalità di gestione delle comunicazioni sono illustrate nel provvedimento del direttore dell’Agenzia pubblicato oggi, che integra il provvedimento del 7 agosto scorso.

Rassegna web

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Fisco: ok Parlamento Ue ad accordo anti-evasione con Monaco (Ansa, 23 giugno 2016)

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Scambio informazioni sui conti bancari scatta dal 2018
Via libera del Parlamento Ue all'accordo con il Principato di Monaco, che renderà più difficili per i cittadini dell'Ue evadere il fisco e occultare il denaro in conti bancari monegaschi.
In base all'intesa, l'Ue e Monaco procederanno allo scambio automatico di informazioni sui conti bancari dei rispettivi residenti, a partire dal 2018 e per le informazioni raccolte dal 1 gennaio 2017.
 
L'Ue e il Principato di Monaco hanno siglato l'accordo il 22 febbraio 2016 per contrastare le frodi e l'evasione fiscale.
Le informazioni che dovranno essere scambiate non riguardano solamente i redditi quali interessi e dividendi, ma anche i saldi di conto e i proventi delle vendite di attività finanziarie.
L'accordo assicura che Monaco applicherà misure equivalenti a quelle che sono in vigore all'interno dell'Ue da marzo 2014.
Le amministrazioni fiscali degli Stati membri e di Monaco saranno in grado di: identificare correttamente e inequivocabilmente i contribuenti interessati; applicare e far osservare la propria normativa fiscale in situazioni transfrontaliere; valutare la probabilità di un'evasione fiscale; evitare ulteriori indagini superflue.

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Guardia di Finanza: nel 2016 stanati 3.300 gli evasori totali- Padoan: Corruzione inquina – video (RaiNews.it, 21 giugno 2016)

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Fisco, primo bilancio Guardia di Finanza: 3.300 gli evasori totali. Padoan: "Corruzione inquina"

(clicca sull’immagine per vedere il video oppure qui direttamente in mp4 )

Da gennaio a maggio scoperte dalle Fiamme Gialle 840 società fantasma e 30 i milioni di euro di patrimoni sequestrati.
I danni per la malagestione delle risorse pubbliche sfiorano i 2 miliardi.
Mattarella: "La Guardia di Finanza resta un presidio di legalità".
Padoan: "Recuperati dalle tasse evase circa 30 miliardi di euro"

Sono 3.300 gli evasori totali, quei nomi trasparenti per il fisco che non hanno mai versato un centesimo nelle casse dello Stato.
Ma anche 850 società fantasma create per sfuggire alla tassazione e 220 casi di trasferimento indebito di denaro all’estero, con aziende i cui redditi migrano misteriosamente nei paradisi del fisco.
Per un totale di 300 milioni di beni sequestrati e un danni erariali che sfiorano i 2 miliardi di euro.

È questo il bilancio dei primi cinque mesi di attività della Guardia di Finanza, diffuso in occasione dei 242 anni dalla nascita del corpo.
A celebrare oggi l'anniversario della fondazione delle Fiamme Gialle ci sono il Presidente Sergio Mattarella, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, insieme al Comandante Generale della Guardia di Finanza Giorgio Toschi.

I numeri dell'evasione e i sequestri alle mafie

Il colpo alla criminalità organizzata pesa 1,3 miliardi di beni e patrimoni sequestrati, mentre sono più di 200 le aziende “sporche” sulle quali le Fiamme Gialle sono riuscite a mettere i sigilli.
Il registro del contrasto alla criminalità economico-finanziaria conta 1.000 denunciati per il reato di riciclaggio di denaro e 300 per quello di riciclaggio, ma anche 6 tonnellate di droghe sequestrate e 748 narcotrafficanti finiti in manette.
Per quanto riguarda il mercato dei marchi contraffatti, sono 41 milioni i prodotti messi sotto sequestro.
Mentre nel corso dell'attività di controllo dell'immigrazione in mare, la Guardia di Finanza ha arrestato 33 scafisti.

Padoan: "la corruzione inquina il tessuto economico del Paese"

"La corruzione, la criminalità economica anche sui mercati finanziari, i molteplici canali che alimentano l'economia sommersa illegale sono fenomeni complessi ed interdipendenti, capaci di inquinare il tessuto economico ed il sistema finanziario", ha detto il ministro Padoan.
"Il contrasto delle frodi, dell'evasione e dell'elusione fiscale internazionale continua a rappresentare una sfida pressante per l'Italia." Il ministro ha poi spiegato che l'anno scorso sono stati 30 i miliardi di euro recuperati dalle tasse evase: 21 da residenze fittizie all'estero e 7 da società non dichiarate.

Mattarella: “Un presidio di legalità”

“Va evidenziato il delicato ruolo svolto dal Corpo di Polizia economico-finanziaria quale strumento di contrasto nei confronti delle elaborate minacce rivolte all'ordinato andamento delle attività economiche, essenziali nello sviluppo del Paese”, ha scritto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al Comandante Generale Giorgio Toschi, per l’anniversario del corpo.
“La lotta alla criminalità organizzata, la battaglia contro il finanziamento di attività terroristiche, contro le truffe nei confronti dei finanziamenti pubblici sono altrettanti capitoli dell'imponente azione alla quale siete chiamati”.
Mattarella ha poi sottolineato l’importante ruolo delle Fiamme Gialle come presidio di legalità e ha ringraziato i finanzieri per le straordinarie qualità mostrate in mare, quando hanno soccorso uomini, donne e bambini nel loro drammatico viaggio verso l’Europea attraverso il Mediterraneo.

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La geografia dell’evasione fiscale in Italia – video e slide (Agenzia delle Entrate, 21 giugno 2016)

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Fonte: Economia.Rai.it

L’Agenzia delle Entrate presenta DbGeo (Data base Geomarket) che contiene informazioni economiche, sociali, finanziarie e demografiche

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(clicca sull'immagine per vedere il video o direttamente qui in formato mp4,  durata: 1 minuto e mezzo circa)

  • Qui le slide in pdf  (18 slide, 249 K)

“La maggiore quantità in termini assoluti di evasione è ovviamente al Nord perché c’è la produzione maggiore, il maggiore tenore di vita, ma se scendiamo nella realtà, scopriamo che la maggiore intensità, cioè come propensione all’evasione, è in alcune regioni del Centro-Sud, soprattutto il Sud, in cui ci sono una serie di indicatori di altro tipo, come quello della pericolosità sociale e del tenore di vita che sono strettamente connessi ad un diverso grado di adempimento spontaneo e quindi di evasione, numeri che sono molto sfumati e diversi tra loro che passano da un 54% al Nord ad un 21% al Sud con numeri quantitativi molto diversi”.
Questo è quanto sottolinea la direttrice dell'Agenzia delle Entrate Rossella Orlando, intervenuta nel corso del Festival dell'Economia di Trento 2016, mettendo in evidenza come ci siano alcune idee ormai datate che riguardano il fisco in Italia, come quella che chi evade è più furbo.
"In verità c'è una grande parte del nostro Paese che le tasse le paga e prova imbarazzo nei confronti di chi non lo fa. Dobbiamo lavorare in tal senso- ha detto Rossella Orlandi- per fortificare questa sensibilità che risulta maggiore rispetto al passato. Va detto altresì, che in Italia dove c'è un'alta pressione fiscale rispetto al numero dei cittadini, l'evasione fiscale rallenta la crescita, perché tiene sul mercato aziende che non dovrebbero operare, che assorbono quote di mercato illegalmente. Quindi si tratta di un problema economico, non solo etico".
La direttrice Orlandi ha parlato anche di tax gap: continua, nonostante la crisi, il trend positivo, e nel 2015 dai 93 miliardi l'anno, si è verificata un'ulteriore contrazione dell'evasione, arrivando a 91 miliardi.
Tali dati emergono da uno studio realizzato dall'ente, che ha raccolto in un data base denominato DbGeo (Data base Geomarket) le principali informazioni economiche, sociali, finanziarie e demografiche che caratterizzano le strutture di terzo livello (le Direzioni provinciali) in cui è articolata.
Il DbGeo definisce un profilo del bacino amministrato che scaturisce dalla lettura congiunta delle informazioni e suddivide il territorio nazionale in gruppi omogenei sulla base di parametri che hanno rilevanza sia per l’attività di servizio all’utenza sia per l’azione di contrasto.
Gli indicatori utilizzati in questo studio sono raggruppate in 7 aree tematiche:

  • numerosità del bacino,
  • pericolosità fiscale,
  • pericolosità sociale,
  • tenore di vita, maturità della struttura produttiva,
  • livello di tecnologia e servizi,
  • disponibilità di infrastrutture di trasporto.

Occorre dunque una sinergia corale istituzionale per battere l'evasione, laddove c'è una fortissima criminalità economica non basta la repressione, ma serve un'attività di prevenzione.
Si lavora anche ad un benessere sociale, perché dove il tenore di vita e la qualità dei servizi sono più alti, l'evasione diminuisce.

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Allegati

  • Qui il video in formato mp4   (durata: 1 minuto e mezzo circa)
  • Qui le slide in pdf  (18 slide, 249 K)

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Rossella Orlandi: sconfiggere le lobby contrarie alle transazioni elettroniche (Il Corriere della Sera Sette, 3 giugno 2016)

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  • Fonte: in pdf su rassegna stampa dell’Agenzia delle Entrate e online qui

Perché tutti paghino le tasse vanno sconfitte le lobby contrarie ai pagamenti elettronici.
“Per battere l'evasione bisogna immeritatamente rendere più tracciabili i pagamenti degli italiani” dice la responsabile dell'Agenzia delle Entrate. Che fa anche autocritica: “Esistono accertamenti legittimi che non sono ragionevoli”

  • di Vittorio Zincone

Rossella Orlandi ha cominciato a dare la caccia agli evasori fiscali trentacinque anni fa.
Ha esordito in un piccolo ufficio della provincia toscana ed è approdata nel 2014 al vertice dell’Agenzia delle Entrate.
L’hanno soprannominata “lady fisco” o anche “la madrina del redditometro”, perché si deve a una sua circolare del 2007 l’individuazione di alcuni parametri fondamentali per collegare le spese dei cittadini al loro reddito.
Ha una fierezza granitica per la struttura che dirige.
Quando le ricordo la spiacevole sentenza della Consulta che quest’anno in un sol colpo ha declassato 800 dei suoi dirigenti, sorride amaro e spiega: «Siamo rimasti in piedi. Quest’anno abbiamo recuperato la cifra record di 15 miliardi alle casse dello Stato, abbiamo introdotto la fatturazione elettronica e la dichiarazione dei redditi precompilata. Tra quelli demansionati c’è anche il dirigente che ha gestito l’accordo con la Apple per il pagamento di 318 milioni di euro».
Già, la Apple.
Faccio notare a Orlandi che i quotidiani avevano scritto che Apple avrebbe dovuto versare al Fisco italiano un miliardo di euro.
Domando: non è che siete morbidi e accoglienti con le multinazionali e con i Vip e spietati con i piccoli contribuenti.
Replica: «Sia nel caso di Apple sia in quello del campione Moto GP Valentino Rossi le assicuro che non sono stati fatti sconti di alcun tipo. Rossi, tra l’altro, si è rivelato persona molto intelligente: è venuto da noi e ha pagato quel che doveva».
L’intervista si svolge all’ottavo piano del palazzo dell’Agenzia delle Entrate.
La scrivania è sommersa dalle carte.
Appena Orlandi apre bocca, rivela le sue origini empolesi: «Le fo ’n esempio…».
Si commuove (e piange) mentre racconta del contribuente disperato che entrò nella sua stanza e minacciò il suicidio.
S’infuria appena accenno alla vulgata che dipinge gli uffici regionali dell’Agenzia come covi di tartassatori intenti solo a raggiungere gli obiettivi prefissati di riscossione: «Sciocchezze».
Ogni tanto lancia una frecciatina contro i partiti o contro i media che flirtano con le pulsioni populiste anti-tasse.
Il suo Leitmotiv inesorabile è “il rispetto della legge”.

Dice: «Lo sa quante leggi ci sono che non mi piacciono, ma che devo rispettare e far rispettare?».

Leggi. La riforma Madia, che riorganizza la Pubblica Amministrazione pone le agenzie fiscali sotto il controllo di Palazzo Chigi.

«È un provvedimento che non ho ancora studiato bene. Ma negli altri Paesi le agenzie fiscali sono sotto la vigilanza del ministero dell’Economia. Oggi è così anche in Italia».

Il premier Renzi ha detto: Equitalia non arriva al 2018.

«Noi siamo solo soci di Equitalia. Ma non credo che la funzione di riscossione potrà mai venir meno, qualunque sia la forma che assumerà».

Il governo ha alzato la soglia dei contanti spendibili a 3.000 euro. Non obbligare i cittadini a non usare i contanti aiuta l’evasione?

«È un falso problema. Anche perché in questo Paese ci sono tanti obblighi e vengono elusi tutti. Quel che sarebbe necessario fare subito, mettendo intorno a un tavolo tutti i ministri e i dirigenti della PA interessati, è rendere più tracciabili i pagamenti degli italiani facilitando le transazioni elettroniche. Per fare questo però bisogna sconfiggere la resistenza di alcune lobby».

Lo Stato colpisce allo stesso modo gli evasori truffaldini e i contribuenti distratti. Le pare giusto?

«È la legge».

La legge non potrebbe prevedere pene più lievi per chi commette errori involontari o per chi si trova in difficoltà?

«Lei sa che cos’è l’evasione? È il tax gap: la differenza tra l’imposta dovuta sul Pil italiano e quella versata. Se troviamo un mancato adempimento abbiamo l’obbligo giuridico di rilevarlo».

Recentemente, in una circolare diretta ai 40.000 dipendenti dell’Agenzia delle Entrate, lei ha invitato tutti a usare più proporzionalità e ragionevolezza. Vuol dire che fino a oggi non siete stati ragionevoli?

«No, ho solo ribadito un concetto già espresso. Esistono accertamenti legittimi che non sono ragionevoli».

Un esempio?

«Se un contribuente subisce un’indagine finanziaria vengono conteggiati nel suo reddito sia i versamenti in banca sia i prelievi. In questo modo possono risultare redditi spropositati. Ecco, lì bisogna essere un po’ ragionevoli».

Ragionevolezza. L’Agenzia delle Entrate ha una fama vampiresca. Negli ultimi anni è montato un odio diffuso nei vostri confronti dovuto anche a multe vertiginose e alle durezze di Equitalia.

«In passato ci sono state alcune scelte di comunicazione non molto condivisibili».

Per esempio?

«L’idea che il rapporto fra Stato e cittadini fosse una sorta di eterno “guardia e ladri”, i blitz tra i negozianti con tanto di codazzo mediatico. Lo spot, non bello, con gli evasori paragonati ai parassiti…».

Tutta farina del sacco dell’Agenzia guidata da Attilio Befera.

«Ho stima di Befera e so che rappresentare il Fisco non è mai facile. Ma a me piace pensare un’Agenzia che sia guida e servizio per i contribuenti. Forse per riavvicinarci agli italiani servirebbe una fiction che ci rappresenti per come siamo».

Cercasi produttore tv disposto a mettere in scena le avventure dell’Agenzia delle Entrate.

«Non mancherebbero storie comiche e tragiche».

Storie comiche?

«Di matti ne incontriamo tanti. E il mio primo accertamento fu esilarante: io e una mia collega, scortate da un vigile a caccia di un calzaturificio nella campagna empolese».

Le Thelma & Louise del Fisco.

«Nessuno ci prendeva sul serio perché eravamo due donne. Ci ignorarono per tutta la durata della verifica. Beh, quello fu il primo fallimento per ragioni fiscali della storia toscana».

Le storie tragiche…

«Io le ho vissute soprattutto a Torino: il distretto industriale di Rivoli squassato dalla crisi, le famiglie senza stipendi e noi che dovevamo comunque procedere con le verifiche. Hanno tirato una molotov a una nostra sede. In un’altra hanno sparato con proiettili incamiciati. Una mia collega è stata minacciata alla gola con un machete».

Un brutto clima.

«Alcuni partiti hanno cavalcato la rabbia nei nostri confronti».

Beppe Grillo una volta ha detto che l’Agenzia aveva agito sotto suggerimento della Mafia.

«Lui ha avuto a che fare con l’Agenzia … Ma trattandosi di Grillo immagino fosse una battuta. Comunque ho sentito di peggio: e cioè un ex dell’Agenzia, che è stato ospite della tv di Stato e lì ha sostenuto che in alcune occasioni i nostri funzionari sono come i nazisti durante la notte dei Cristalli: noi come le SS contro gli ebrei! Si rende conto? Si può creare una coscienza civile quando persino la Rai ospita questi personaggi?».

Gli italiani sono un popolo di evasori senza coscienza civile?

«Mi pare una rappresentazione ingenerosa. Ma è vero che ogni tanto ci dimentichiamo l’articolo 53 della Costituzione».

È l’articolo per cui tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

«Il vuoto di memoria avviene soprattutto di fronte alla possibilità di avere uno sconto immediato sull’Iva. “Le faccio pagare qualcosa in meno, ma senza la fattura o senza lo scontrino”. Quante volte lo sentiamo dire? Dobbiamo far crescere la consapevolezza che lo “sconticino” senza ricevuta, toglie risorse alla collettività. Danneggia i servizi».

Le capita mai di pensare che i servizi erogati dallo Stato sono inadeguati alle tasse pagate dai cittadini?

«Certo. Però mi capita anche l’opposto: sono cresciuta in Toscana e penso che lì ci sia un servizio sanitario efficiente».

La sua infanzia empolese.

«Felice. Mio padre è stato prima artificiere e poi artigiano. Il senso del dovere e l’attenzione per le piccole imprese ce le ho nel sangue».

Era adolescente negli ultrapoliticizzati primi anni Settanta.

«Frequentavo il Movimento Studentesco, ho partecipato alle prime occupazioni».

Università?

«Giurisprudenza a Firenze. Inizialmente volevo diventare magistrato. Per un po’ ho fatto l’insegnante precaria. Poi tra i 23 e i 24 anni, mi sono sposata, ho avuto mia figlia Giulia e ho vinto il concorso per il ministero delle Finanze».

Si occupa di tasse e di imposte per conto dello Stato dal 1981. Ha mai pensato di passare dalla parte dei privati?

«Dedicare la vita alle istituzioni e poi vendere le capacità acquisite ad altri? No, grazie. Non critico chi lo fa, ma per la mia etica sarebbe inaccettabile».

A cena col nemico?

«Non amo considerare nessuno un nemico, ma diciamo che se andassi a cena con Antonio Ricci di Striscia la notizia avrei modo di spiegargli due cosette».

Striscia da mesi attacca Equitalia e l’Agenzia delle Entrate soprattutto per i metodi di riscossione dell’imposta di registro.

«Hanno esagerato. Il problema delle tasse sulla compravendita degli immobili è complesso e loro hanno puntato un po’ demagogicamente sulla non conoscenza della legge dei cittadini. Hanno intervistato persone incappucciate. Quelli di Striscia fanno il loro mestiere e sono bravi, ma in questo caso l’attacco è stato gratuito. Sono arrivati a citare l’incendio della casa di un funzionario dell’Agenzia. Ci siamo chiariti in una lunga intervista. Almeno spero».

Qual è il suo film preferito?

«Tra i più recenti Youth di Paolo Sorrentino».

Il libro?

«Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez».

La canzone?

«La canzone di Marinella di Fabrizio De André».

Conosce i confini della Siria?

«Il più discusso è quello con la Turchia».

L’articolo 12 della Costituzione?

«Uhm, non lo so».

È quello che descrive la bandiera italiana. Qual è la scelta che le ha cambiato la vita?

«Accettare di fare il Direttore Centrale dell’Accertamento, a Roma, dieci anni fa. Ho cambiato vita».

In che modo?

«Ho stravolto le mie abitudini. Ora riesco a stare con mia figlia Giulia e con i miei cani, Giorgia e Bebo, solo la domenica».

La sua giornata all’Agenzia …

«Arrivo alle 8 di mattina circa ed esco quasi sempre verso le 22.30».

Una specie di clausura.

«Già, lo sanno tutti che i dipendenti pubblici lavorano molto poco».

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Banca d’Italia: Voluntary disclosure, attività italiane all’estero non dichiarate e evasione fiscale internazionale (1° giugno 2016)

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Fonte: Relazione annuale del Governatore della Banca d’italia, pp. 117, 118, 119 (qui in pdf)

Con la procedura di collaborazione volontaria (voluntary disclosure) istituita con la L. 186/2014, sono emerse attività precedentemente non dichiarate per quasi 62 miliardi (con circa 4 miliardi di gettito fiscale, secondo dati ancora provvisori dell’Agenzia delle entrate).

La posizione patrimoniale sull’estero

I dati relativi alla posizione patrimoniale sull’estero dell’Italia sono stati di recente rivisti per incorporare le attività dichiarate a seguito della procedura di emersione volontaria dei capitali illecitamente detenuti all’estero (voluntary disclosure; cfr. il riquadro: Le attività all’estero non dichiarate e l’evasione fiscale internazionale).
Per effetto di questa revisione la posizione netta dell’Italia a fine 2015 è migliorata di poco meno di tre punti di PIL.

Le attività all’estero non dichiarate e l’evasione fiscale internazionale

In mancanza di evidenze dirette, indicazioni sull’entità della ricchezza detenuta all’estero dai residenti e non dichiarata possono essere derivate dalle statistiche sull’estero.
Questi dati mostrano la rilevanza dei trasferimenti e della detenzione di capitali non dichiarati all’estero, in particolare nei paradisi fiscali: è elevata l’incidenza dei centri offshore nella distribuzione per paese di controparte degli investimenti diretti esteri e dello scambio internazionale di servizi; i dati della BRI sui depositi bancari cross-border della clientela non bancaria riportano ingenti consistenze di capitali intestati a soggetti residenti in paesi offshore oppure detenuti in tali centri; a livello globale le statistiche relative alla detenzione di titoli di portafoglio da parte di non residenti mostrano una sistematica preponderanza delle passività sulle attività, mentre i due aggregati dovrebbero teoricamente bilanciarsi.
Questa discrepanza rappresenta una base utile per stimare la sottodichiarazione delle attività.

La tavola A presenta le stime più recenti (nota 1) delle attività finanziarie detenute all’estero e non dichiarate, basate sul confronto tra le statistiche bilaterali pubblicate dall’FMI, integrate con altre fonti (BRI per i depositi).
A livello globale la sottodichiarazione delle attività di portafoglio raggiungerebbe un importo di quasi 5.000 miliardi di dollari alla fine del 2013, circa il 7 per cento del PIL mondiale; sarebbe relativa soprattutto a quote di fondi comuni investiti in centri finanziari (in particolare il Lussemburgo) e paesi offshore (soprattutto le isole Cayman).
Sommando a tale importo la stima dei depositi bancari esteri non dichiarati dagli investitori si ottiene uno stock complessivo compreso tra i 6.000 e 7.000 miliardi di dollari.

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Alle attività non dichiarate detenute all’estero si associa un’evasione fiscale sui redditi da capitale e, soprattutto, sulle imposte personali sul reddito, considerato che la sottodichiarazione statistica riguarda principalmente il settore delle famiglie.
Si può stimare che a livello globale l’evasione annua sui redditi da capitale si collochi tra i 16 e i 33 miliardi di euro.
Per quanto riguarda le imposte personali sul reddito – ipotizzando che l’intero ammontare dello stock di attività non dichiarate di fine 2013 sia il frutto di redditi precedentemente sfuggiti all’imposizione a livello nazionale – l’evasione globale potrebbe invece essere compresa fra i 1.500 e i 2.100 miliardi di euro (tavola B). Quest’ultima stima definisce il livello della potenziale perdita fiscale, accumulatasi nel tempo, legata ai capitali non dichiarati detenuti all’estero.

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Pur nella difficoltà di ripartirne geograficamente il valore globale, le attività non dichiarate possono essere attribuite ai singoli paesi detentori sulla base di variabili economiche (il prodotto interno lordo e misure di ricchezza finanziaria).
Si valuta che la quota dell’Italia potesse essere compresa tra i 150 e i 200 miliardi di euro a fine 2013, con un’evasione fiscale di quasi un miliardo l’anno per i redditi da capitale e di circa 70 per l’imposta personale sul reddito (nota 2).
Con la procedura di collaborazione volontaria (voluntary disclosure) istituita con la L. 186/2014, sono emerse attività precedentemente non dichiarate per quasi 62 miliardi (con circa 4 miliardi di gettito fiscale, secondo dati ancora provvisori dell’Agenzia delle entrate).
Poiché si valuta che poco più di 51 miliardi riguarderebbero titoli di portafoglio e depositi bancari, tali attività ammonterebbero a circa il 30 per cento della stima media degli stock sfuggiti alla rilevazione.
Questo valore appare plausibile, tenuto conto che il costo effettivo di adesione alla procedura era variabile e poteva in molti casi essere superiore ai vantaggi derivanti dalla regolarizzazione dei capitali non dichiarati detenuti all’estero.
La posizione patrimoniale sull’estero dell’Italia non contiene di prassi una stima delle attività detenute all’estero dai residenti e non segnalate; nei casi in cui queste attività siano tuttavia soggette a regolarizzazione, come avvenuto per la recente voluntary disclosure o per gli scudi fiscali applicati in passato, le statistiche ufficiali sono state riviste per tenerne conto (cfr. il paragrafo: La posizione patrimoniale sull’estero).

Note

1 V. Pellegrini, A. Sanelli e E. Tosti, What do external statistics tell us about undeclared assets held abroad and tax evasion?, contributo presentato alla conferenza The Bank of Italy’s analysis of household finances. Fifty years of the Survey on household income and wealth and the Financial accounts, Roma, Banca d’Italia, 3-4 dicembre 2015.

2 Gran parte degli importi evasi è comunque difficilmente recuperabile soprattutto a causa della decadenza dei termini di accertamento tributario.

Rassegna web

Giorgia Pacione Di Bello, “In fuga dal fisco 51 mld” , Italia Oggi, 1° giugno 2016 

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MEF: Scambio automatico informazioni fiscali e procedure di adeguata verifica fiscale (29 dicembre 2015)

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  • Fonte: sito MEF

In attesa della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, si rende disponibile il testo del decreto (pdf, 501 K, 47 pp.) del Ministro dell’economia e delle finanze 28 dicembre 2015, recante attuazione della legge 18 giugno 2015, n. 95, e della direttiva 2014/107/UE del Consiglio, del 9 dicembre 2014, recante modifica della direttiva 2011/16/UE per quanto riguarda lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale, corredato dalla relazione illustrativa (pdf,  304 K 18 pp.).

(nel seguito l’inizio della “Relazione Illustrativa”)

Relazione illustrativa

Il presente decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, in attuazione della legge 18 giugno 2015, n. 95, e della direttiva 2014/107/UE del Consiglio, del 9 dicembre 2014, disciplina le modalità di rilevazione, trasmissione e comunicazione all’Agenzia delle entrate delle informazioni relative ai conti finanziari, nonché le procedure relative agli obblighi di adeguata verifica (“due diligence”) ai fini fiscali.
L’obiettivo della lotta alla frode e all’evasione fiscale internazionale ha da sempre rappresentato una priorità per l’Italia, che ha supportato costantemente le iniziative a livello internazionale volte a promuovere lo scambio automatico di informazioni tra Stati.
Con l’approvazione nel 2010, da parte del Congresso degli Stati Uniti, del «Foreign Account Tax Compliance Act» (comunemente denominato FATCA), che prevede l’obbligo, in capo alle istituzioni finanziarie non statunitensi, di identificare la propria clientela al fine di comunicare all’Autorità statunitense (Internal Revenue Service) le informazioni relative ai conti finanziari detenuti da cittadini statunitensi e da soggetti residenti ai fini fiscali negli Stati Uniti, si è sviluppata una spinta politica per l’adozione di uno standard globale di scambio di informazioni.
Tuttavia, la vera svolta che ha ampliato enormemente il campo d’azione della trasparenza fiscale è stata la conclusione di accordi bilaterali tra gli Stati Uniti d’America e vari altri Paesi (inclusi tutti gli Stati membri dell’Unione europea) sullo scambio automatico di informazioni, finalizzati ad applicare tale normativa.
In particolare, la necessità di superare gli ostacoli giuridici connessi all’applicazione della normativa FATCA e di rendere lo scambio di informazioni reciproco, ha condotto dal febbraio 2012 i Paesi del “G5” (Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e Italia) ad avviare trattative con il governo statunitense per la elaborazione di un modello di accordo intergovernativo (Intergovernmental Agreement– IGA 1) da utilizzare per la futura conclusione di accordi bilaterali con il governo USA.
Tale modello prevede l’invio da parte delle istituzioni finanziarie dei dati relativi ai conti finanziari alle Autorità dei Paesi in cui le istituzioni finanziarie sono localizzate, che provvedono, a loro volta, a trasmetterli all’Autorità statunitense.
Nel contesto internazionale il modello di accordo intergovernativo ha, inoltre, ispirato l’elaborazione, nell’ambito dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), di uno standard comune per lo scambio automatico di informazioni (Standard for automatic exchange of financial account information in tax matters), che prevede l’obbligo, in capo alle Amministrazioni finanziarie degli Stati aderenti, di scambiarsi automaticamente i dati relativi ai conti finanziari detenuti da soggetti non residenti ad esse trasmessi dalle istituzioni finanziarie (banche, fondi comuni, assicurazioni, trust, fondazioni ecc.) localizzate nel loro territorio.
Lo standard si compone di:

  • un modello di accordo intergovernativo che definisce le norme che regolano lo scambio stesso;
  • regole comuni che disciplinano le procedure per l’adempimento degli obblighi di adeguata verifica e di comunicazione (Common Reporting Standard – CRS);
  • un Commentario, contenente i principali chiarimenti interpretativi

(continua a leggere in pdf)

Allegati

  • MEF, “Decreto di attuazione della legge 18 giugno 2015, n. 95 e della direttiva 2014/107/UE del Consiglio, del 9 dicembre 2014, recante modifica della direttiva 2011/16/UE per quanto riguarda lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale”, 29 dicembre 2015 (pdf, 501 K, 47 pp.)
  • MEF, “Relazione illustrativa al Decreto di attuazione della legge 18 giugno 2015, n. 95”, 29 dicembre 2015  (pdf,  304 K 18 pp.)

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