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Confindustria: aree a rischio e controlli preventivi per il reato di riciclaggio (31 luglio 2014)

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Il 21 luglio 2014 il Ministero della Giustizia ha approvato le nuove “Linee Guida” di Confindustria relative al Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231 “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell'articolo 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300”.
Le nuove “Linee guida 231/01” di Confindustria sono divise in due parti: parte generale e parte speciale; quest’ultima è dedicata all’approfondimento dei reati presupposto attraverso appositi case study ed introduce un metodo di analisi schematico e di più facile fruibilità per gli operatori interessati.
Nel seguito il capitolo sull’antiriciciclaggio tratto dalla “Parte Speciale” delle nuove linee guida 231/01 di Confindustria (da pag. 145 a pag. 149 del documento qui in versione integrale in pdf); questo capitolo è disponibile anche in versione doc, pdf, epub e mobi (conversione a cura di ComplianceNet).

Art. 25-octies d.lgs. 231/2001 – Ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita

Reati presupposto

 

 

 

art. 648

Ricettazione

Codice penale

art. 648-bis

Riciclaggio

 

art. 648-ter

Impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita

1. Considerazioni generali

Con il decreto 231 del 21 novembre 2007 il legislatore ha dato attuazione alla direttiva 2005/60/CE del Parlamento e del Consiglio concernente la prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo (c.d. III direttiva antiriciclaggio), e alla direttiva 2006/70/CE della Commissione che ne reca misure di esecuzione.
L’intervento normativo comporta un riordino della complessa normativa antiriciclaggio presente nel nostro ordinamento giuridico, tra l’altro estendendo la responsabilità amministrativa degli enti ai reati di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza. Inoltre, abroga i commi 5 e 6 dell’art. 10 della l. n. 146/2006, di contrasto al crimine organizzato transnazionale, che già prevedevano a carico dell’ente la responsabilità e le sanzioni ex 231 per i reati di riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (artt. 648-bis e 648-ter c.p.), se caratterizzati dagli elementi della transnazionalità, secondo la definizione contenuta nell’art. 3 della stessa legge 146/2006. Ne consegue che ai sensi dell’art. 25-octies, decreto 231/2001, l’ente sarà ora punibile per i reati di ricettazione, riciclaggio e impiego di capitali illeciti, anche se compiuti in ambito prettamente “nazionale”, sempre che ne derivi un interesse o vantaggio per l’ente medesimo.
La finalità del decreto 231/2007, come successivamente modificato, consiste nella protezione del sistema finanziario dal suo utilizzo a fini di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo.
Tale tutela viene attuata con la tecnica della prevenzione per mezzo di apposite misure e obblighi di comportamento che, ad eccezione dei limiti all’uso del contante e dei titoli al portatore (art. 49) che sono applicabili alla generalità dei soggetti, riguardano una vasta platea di soggetti individuati agli artt. 10, comma 2, 11, 12, 13 e 14 del decreto: banche, intermediari finanziari, professionisti, revisori contabili e operatori che svolgono attività il cui esercizio è subordinato a licenze, autorizzazioni, iscrizioni in albi/registri o dichiarazioni di inizio attività richieste da norme di legge (es. recupero crediti per conto terzi, custodia e trasporto di denaro contante, di titoli o valori con o senza l’impiego di guardie giurate, agenzie di affari in mediazione immobiliare, case da gioco, commercio di oro per finalità industriali o di investimento, fabbricazione, mediazione e commercio di oggetti preziosi, fabbricazione di oggetti preziosi da parte di imprese artigiane, commercio di cose antiche, esercizio di case d’asta o galleria d’arte, ecc.).
Nei loro confronti trovano applicazione gli obblighi di cui al citato decreto 231/2007, in tema di adeguata verifica della clientela, tracciabilità delle operazioni, adeguata formazione del personale e segnalazione di operazioni sospette (cfr. artt. 41 e ss. decreto 231/2007), nel rispetto di limiti, modalità e casi specificamente indicati dallo stesso decreto e precisati, da ultimo, nei provvedimenti di Banca d’Italia del 3 aprile 2013, nonché le specifiche disposizioni e istruzioni applicative, in materia di identificazione/registrazione/conservazione delle informazioni/segnalazione delle operazioni sospette, dettate a carico degli operatori c.d. “non finanziari” dal decreto del MEF n. 143 del 3 febbraio 2006 e dal provvedimento UIC del 24 febbraio 2006, cui si rinvia per approfondimenti.
Si evidenzia che questi ultimi provvedimenti devono essere interpretati alla luce dei chiarimenti forniti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze con la nota del 19 dicembre 2007, che individua le disposizioni di normativa secondaria da considerare ancora compatibili a seguito dell’entrata in vigore del d.lgs. n. 231/2007.
L’inadempimento a siffatti obblighi viene sanzionato dal decreto con la previsione di illeciti amministrativi e di reati penali cd. “reati-ostacolo”, tendenti a impedire che la progressione criminosa giunga alla realizzazione delle condotte integranti ricettazione, riciclaggio o impiego di capitali illeciti.
A tal proposito, merita di essere considerato l’articolo 52 del decreto che obbliga i diversi organi di controllo di gestione - nell’ambito dell’ente destinatario della normativa - , tra cui l’Organismo di vigilanza, a vigilare sull’osservanza della normativa antiriciclaggio e a comunicare le violazioni delle relative disposizioni di cui vengano a conoscenza nell’esercizio dei propri compiti o di cui abbiano altrimenti notizia.
Tali obblighi di comunicazione riguardano in particolar modo le possibili infrazioni relative alle operazioni di registrazione, segnalazione e ai limiti all’uso di strumenti di pagamento e di deposito (contante, titoli al portatore, conti e libretti di risparmio anonimi o con intestazioni fittizie) e sono destinati ad avere effetto sia verso l’interno dell’ente (titolare dell’attività o legale rappresentante) che verso l’esterno (autorità di vigilanza di settore, Ministero Economia e Finanze).
La lettera della norma potrebbe far ritenere sussistente in capo a tutti i suddetti organi una posizione di garanzia ex art. 40, comma 2, c.p. finalizzata all’impedimento dei reati di cui agli artt. 648, 648-bis e 648-ter c.p.
Una corretta e coerente interpretazione dovrebbe invece tenere in debito conto i differenti poteri/doveri assegnati ai diversi organi di controllo, sia dalla normativa in questione che dalle disposizioni generali dell’ordinamento (in primis, il codice civile).
Mentre per alcuni dei suddetti organi di controllo sembrerebbe sussistere una tale posizione di garanzia, con specifico riferimento all’Organismo di vigilanza una simile responsabilità appare del tutto incompatibile con la natura dei poteri/doveri ad esso originariamente attribuiti dalla legge.
Pertanto, dovrebbe prevalere un’interpretazione sistematica della norma che limiti il dovere di vigilanza di cui al comma 1 dell’articolo 52 e le relative responsabilità all’adempimento degli obblighi informativi previsti dal comma 2 della medesima disposizione.
In altri termini, l’adempimento dei doveri di informazione a fini di antiriciclaggio deve essere commisurato ai concreti poteri di vigilanza spettanti a ciascuno degli organi di controllo contemplati dal comma 1 dell’articolo 52, nell’ambito dell’ente di appartenenza che sia destinatario della normativa.
Ne deriva che il dovere di informativa dell’Organismo di vigilanza non può che essere parametrato alla funzione, prevista dall’art. 6, comma 1, lett. b) del decreto 231, di vigilare sul funzionamento e sull’osservanza dei modelli e, con specifico riferimento all’antiriciclaggio, di comunicare quelle violazioni di cui venga a conoscenza nell’esercizio delle proprie funzioni o nelle ipotesi in cui ne abbia comunque notizia (es. su segnalazione di dipendenti o altri organi dell’ente).
Tale ultima previsione risulta, d’altra parte, coerente con gli obblighi di informazione stabiliti dalla legge nei confronti dell’Organismo medesimo allo scopo di migliorare l’attività di pianificazione dei controlli e di vigilanza sul modello da parte di quest’ultimo.
Tale chiave di lettura, senza riconoscere una posizione di garanzia, in assenza di effettivi poteri impeditivi dell’Organismo di vigilanza rispetto alle fattispecie di reato in esame, viene completata dalla sanzione penale della reclusione fino a 1 anno e della multa da 100 a 1000 euro in caso di mancato adempimento dei suddetti obblighi informativi (art. 55, comma 5).
Vale la pena sottolineare che quello in esame è l’unico caso in cui il legislatore abbia espressamente disciplinato una specifica fattispecie di reato a carico dell’ Organismo di vigilanza (reato omissivo proprio), peraltro a seguito del riconoscimento di una atipica attività a rilevanza esterna dello stesso.
La responsabilità amministrativa dell’ente per i reati previsti dagli art. 648, 648-bis e 648-ter, c.p. è limitata alle ipotesi in cui il reato sia commesso nell’interesse o a vantaggio dell’ente medesimo.
Considerato che le fattispecie delittuose in questione possono essere realizzate da chiunque, trattandosi di reati comuni, si dovrebbe ritenere che la ricorrenza del requisito oggettivo dell’interesse o vantaggio vada esclusa ogni qual volta non vi sia attinenza tra la condotta incriminata e l’attività d’impresa esercitata dall’ente.
Tale attinenza, ad esempio, potrebbe ravvisarsi nell’ipotesi di acquisto di beni produttivi provenienti da un delitto di furto, ovvero nel caso di utilizzazione di capitali illeciti per l’aggiudicazione di un appalto, ecc.
Viceversa, non è ravvisabile l’interesse o il vantaggio per l’ente nell’ipotesi in cui l’apicale o il dipendente acquistino beni che non abbiano alcun legame con l’esercizio dell’impresa in cui operano.
Lo stesso può dirsi per l’impiego di capitali in attività economiche o finanziarie che esorbitano rispetto all’oggetto sociale.
Peraltro, anche nel caso in cui l’oggetto materiale della condotta di ricettazione o di riciclaggio, ovvero l’attività economica o finanziaria nel caso del reato ex art. 648-ter c.p., siano pertinenti rispetto alla specifica attività d’impresa, occorre pur sempre un accertamento in concreto da parte del giudice, da condurre caso per caso, circa la sussistenza dell’interesse o del vantaggio per l’ente.

2. Aree a rischio e controlli preventivi: alcuni esempi

Le attività aziendali da prendere in considerazione ai fini della prevenzione di tali reati possono essere suddivise in due macrocategorie:

  1. attività con soggetti terzi, relative ai rapporti instaurati tra società e soggetti terzi;
  2. attività infragruppo, poste in essere nell’ambito dei rapporti intercorrenti fra società appartenenti allo stesso gruppo.

Aree e attività aziendali a rischio

Aree aziendali a rischio:
 

  • Amministrazione (in particolare, Tesoreria, Personale, Ufficio contratti/gare, ecc.)
  • Commerciale
  • Finanza
  • Direzione acquisti;
  • Marketing (nota 10).

Attività aziendali a rischio in relazione a:

  • rapporti con soggetti terzi:
    • contratti di acquisto e/o di vendita con controparti;
    • transazioni finanziarie con controparti;
    • investimenti con controparti;
    • sponsorizzazioni.
  • rapporti infragruppo:
    • contratti infragruppo di acquisto e/o di vendita;
    • gestione dei flussi finanziari;
    • investimenti infragruppo.

Controlli preventivi

  • Verifica dell’attendibilità commerciale e professionale dei fornitori e partner commerciali/finanziari, sulla base di alcuni indicatori di anomalia previsti dall’art. 41, comma 2 del d. lgs. n. 231/2007 e individuati con successivi provvedimenti attuattivi (es. dati pregiudizievoli pubblici - protesti, procedure concorsuali - o acquisizione di informazioni commerciali sulla azienda, sui soci e sugli amministratori tramite società specializzate; entità del prezzo sproporzionata rispetto ai valori medi di mercato; coinvolgimento di “persone politicamente esposte”, come definite all’art. 1 dell’Allegato tecnico del D.lgs. 21 novembre 2007, n. 231, di attuazione della direttiva 2005/60/CE) (nota 11).
  • Verifica della regolarità dei pagamenti, con riferimento alla piena coincidenza tra destinatari/ordinanti dei pagamenti e controparti effettivamente coinvolte nelle transazioni.
  • Controlli formali e sostanziali dei flussi finanziari aziendali, con riferimento ai pagamenti verso terzi e ai pagamenti/operazioni infragruppo. Tali controlli devono tener conto della sede legale della società controparte (ad es. paradisi fiscali, Paesi a rischio terrorismo, ecc.), degli Istituti di credito utilizzati (sede legale delle banche coinvolte nelle operazioni e Istituti che non hanno insediamenti fisici in alcun Paese) e di eventuali schermi societari e strutture fiduciarie utilizzate per transazioni o operazioni straordinarie (nota 12).
  • Verifiche sulla Tesoreria (rispetto delle soglie per i pagamenti per contanti, eventuale utilizzo di libretti al portatore o anonimi per la gestione della liquidità, ecc.).
  • Determinazione dei requisiti minimi in possesso dei soggetti offerenti e fissazione dei criteri di valutazione delle offerte nei contratti standard.
  • Identificazione di una funzione responsabile della definizione delle specifiche tecniche e della valutazione delle offerte nei contratti standard.
  • Identificazione di un organo/unità responsabile dell’esecuzione del contratto, con indicazione di compiti, ruoli e responsabilità.
  • Specifica previsione di regole disciplinari in materia di prevenzione dei fenomeni di riciclaggio.
  • Determinazione dei criteri di selezione, stipulazione ed esecuzione di accordi/joint-ventures con altre imprese per la realizzazione di investimenti. Trasparenza e tracciabilità degli accordi/joint-ventures con altre imprese per la realizzazione di investimenti.
  • Verifica della congruità economica di eventuali investimenti effettuati in joint ventures (rispetto dei prezzi medi di mercato, utilizzo di professionisti di fiducia per le operazioni di due diligence).
  • Verifica sul livello di adeguamento delle società controllate rispetto alla predisposizione di misure e controlli antiriciclaggio.
  • Applicazione dei controlli preventivi specifici (protocolli) previsti anche in riferimento ai reati nei rapporti con la Pubblica Amministrazione, ai reati societari e ai reati di market abuse;
  • Adozione di adeguati programmi di formazione del personale ritenuto esposto al rischio di riciclaggio.

Note al testo

  • Nota 10)  La direzione acquisti e il marketing si reputano esposti sia al rischio riciclaggio che al rischio di finanziamento del terrorismo (compreso anch’esso tra i reati-presupposto del decreto 231, all’art. 25-quater, co. 4). In particolare, la direzione acquisti è responsabile dei rapporti con terzi fornitori, che potenzialmente possono risultare coinvolti in episodi di riciclaggio o di ricettazione (art. 648 c.p. - ad es. possesso di merce rubata). La direzione Marketing spesso è coinvolta nella sponsorizzazione di ONLUS/ONG (soggetti a rischio di finanziamento del terrorismo) o nel pagamento di prestazioni immateriali, servizi di consulenza (che possono a loro volta rilevare quali veicoli di riciclaggio di denaro).
  • Nota 11) Gli indicatori di anomalia da tener presenti al fine di contrastare i fenomeni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo sono diversi dalle semplici anomalie contabili, riferendosi ad esempio alla sede del soggetto controparte, alle modalità e ai prezzi dell’offerta o del bene ed altri indici specifici individuati dalla normativa (persone politicamente esposte o altre categorie ritenute esposte).
  • Nota 12)  Le operazioni infragruppo, l’utilizzo di schermi societari e/o strutture fiduciarie sono indici di operazioni sospette a fini di antiriciclaggio, peraltro già utilizzati e evidenziati dalla magistratura in indagini su reati di natura finanziaria.

Il Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231

Il Decreto Legislativo 21 novembre 2007, n. 231

Articoli collegati su "231-01"

DIA: "Infiltrazioni criminali nell'economia legale, parte terza: appalti", 2° relazione semestrale 2012 (14 ottobre 2013)

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  • Fonte: Relazioni semestrali DIA (qui il testo originale e ufficiale di questo documento in formato pdf: si tratta di un documento di 328 pagine dal “peso” di 63 mega in formato pdf immagine difficile da scaricare, stampare e gestire e non conforme agli standard di accessibilità…); il testo qui pubblicato è disponibile anche nelle versioni mobi, epub, pdf, xhtml, doc, odt, le tabelle ed i grafici sono disponibili anche in formato xls e ods (conversioni a cura di ComplianceNet)

Documenti collegati:

Capitolo 5. Infiltrazioni criminali nell’economia legale - b. Appalti

La prevenzione delle infiltrazioni della criminalità organizzata nell’economia legale

1. L’attività istituzionale svolta nel settore degli appalti pubblici ha visto la D.I.A. impegnata sul versante operativo della prevenzione delle infiltrazioni della criminalità organizzata, con particolare riguardo ai lavori concernenti infrastrutture stradali, autostradali e ferroviarie, senza peraltro tralasciare opere di diversa natura.
Si segnalano, in particolare, i controlli effettuati su:

Nord

• potenziamento del nodo ferroviario di Genova, tratta Voltri Brignole;

 

• strada statale 415 Paullese;

 

• raccordo autostradale A4 — A21 in provincia di Brescia e di connessione della strada statale 36 dello Spluga col sistema auto stradale di Milano (lavori questi ultimi, rientranti nel macroprogetto "Corridoio plurimodale padano");

 

• collegamento tra la strada statale 12 Abetone-Brennero e la strada provinciale 80, in provincia di Mantova;

Centro

• costruendo asse viario Marche-Umbria;

 

• realizzazione delle linee 81 e C della Metropolitana di Roma;

 

• ristrutturazione della stazione ferroviaria Tiburtina della Capitale;

Sud e Isole

• ampliamento dell'autostrada A3 Napoli-Pompei-Salerno;

 

• raddoppio della variante della strada statale 268 del Vesuvio;

 

• tratta ferroviaria Foggia-Caserta;

 

• ammodernamento dell’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria;

 

• ammodernamento della strada statale 106 tra Marina di Gioiosa Ionica (RC) ed Ardore (RC);

 

• adeguamento della strada statale 640 Porto Empedocle-Caltanissetta.

(xls e ods foglio p. 288 ndr)

È proseguita la consueta attività di monitoraggio nei confronti delle imprese direttamente impegnate nella realizzazione delle opere pubbliche, in uno con l'attività informativa volta a supportare le decisioni delle Prefetture competenti sulle richieste di iscrizione nelle “white list” da parte delle imprese (nota 1).

L’azione, volta ad individuare situazioni sintomatiche di criticità sotto il profilo di possibili tentativi d’infiltrazione mafiosa ai sensi dell'art. 10, comma 7, del D.P.R. 252/1998, ha condotto all’esecuzione di 447 monitoraggi nei confronti di altrettante imprese, così ripartiti per macro-aree geografiche (in raffronto col semestre precedente):

Area

I semestre 2012

Il semestre 2012

 

1° gen / 30 giu 2012

1° lug / 31 dic 2012

Nord

217

162

Centro

46

68

Sud

468

217

TOTALE

731

447

Monitoraggi svolti per macro-aree geografiche

(Tav. 148)

(xls e ods foglio p. 289-1 ndr)

Nel complesso, sono stati effettuati accertamenti nei riguardi di oltre 2.760 persone a vario titolo collegate alle suddette imprese.
Come si evince dalle successive rappresentazioni, il dato relativo al numero delle imprese attenzionate si è assestato, negli ultimi anni, attorno alle 1.100 unità.

Anno

2009

2010

2011

2012

Numero monitoraggi

555

1.164

1.033

1.178

Monitoraggi svolti nel periodo 2009/2012

(Tav. 149)

(xls e ods foglio p. 289-2 ndr)

I monitoraggi svolti, in taluni casi sono stati propedeutici ovvero conseguenti ad accessi ai cantieri, concordati nell’ambito dei Gruppi Interforze istituiti presso le Prefetture ex art. 5 del decreto interministeriale 14 marzo 2003. Nel corso dei 47 accessi operati nel semestre in esame, si è proceduto al controllo di 1.787 persone fisiche, 455 imprese e 1.020 mezzi.
Il maggior numero di accessi è stato operato in Sicilia, con 8 interventi. Si rilevano, poi, 7 accessi effettuati in Lombardia, 5 in Abruzzo e in Calabria, 4 in Campania, 3 in Piemonte e in Emilia Romagna,
Le varie attività di controllo svolte dalle articolazioni territoriali della DIA, hanno consentito, nel semestre in esame, l’emissione di 11 informative interdittive - 6 delle quali a seguito di accessi a cantieri - e 5 cosiddette “atipiche”, cioè prive di automatico effetto interdittivo.
Per completezza del quadro d’insieme, si riportano, dalla Tav. 150 alla Tav. 157, distintamente per regione, gli esiti dei singoli accessi eseguiti ai cantieri, con riferimento alle persone fisiche, alle imprese ed ai mezzi rilevati in loco.

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Note

  1.  Vds. art. 1, comma 52, L. 6 novembre 2012, nr. 190.
ComplianceNet: 

La nuova guida del Garante privacy per aiutare le imprese (29 maggio 2013)

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Il testo originale e ufficiale della guida è la versione in pdf disponibile presso il sito del Garante.
A cura di ComplianceNet sono disponibili anche le versioni mobi, epub, xhtml, doc, odt della guida.

    La nuova guida del Garante privacy per aiutare le imprese
    Proposte 10 pratiche aziendali per migliorare il business e valorizzare il corretto utilizzo dei dati
    La corretta adozione di semplici misure a protezione dei dati personali può contribuire a rendere più efficiente l'organizzazione dell'impresa e a ridurre sensibilmente i potenziali rischi a cui la stessa si espone sul mercato, ma può rappresentare anche un vantaggio competitivo.
    Per questi motivi, l'Autorità ha predisposto una breve guida - "La privacy dalla parte dell'impresa - Dieci pratiche aziendali per migliorare il proprio business".

    copertina-privacy-2

    (clicca per allargare l'immagine)
    L'obiettivo è quello di aiutare le imprese a valorizzare il proprio patrimonio dati, trasformando la privacy da costo a risorsa, senza per questo ridurre le tutele dei diritti fondamentali della persona.
    Il Garante per la privacy ha individuato dieci "best practice" che possono migliorare non solo l'immagine dell'impresa, come soggetto attento al principio di "responsabilità sociale", ma anche la propria capacità di business, aumentando la fiducia di utenti e consumatori nella serietà e affidabilità dell'attore economico.
    Il vademecum richiama regole fondamentali e consigli pratici - che vanno dalla selezione del personale all'uso delle nuove tecnologie, dalla trasparenza alle misure di sicurezza - per utilizzare e proteggere al meglio i dati personali trattati. L'imprenditore potrà trovare anche riferimenti alle principali modalità semplificate che l'Autorità ha, nel tempo, indicato alle aziende per ottenere una conformità sostanziale alla protezione dei dati, evitando attività inutili e meramente formali.

    La guida

    La guida è suddivisa in dieci brevi capitoli: "Il valore dei dati"; "A ciascuno le sue responsabilità"; "Trasparenza e correttezza nel business"; "Curriculum & Co."; "Trattamenti "a rischio""; "Tecnologie per l'impresa"; "Difesa del patrimonio dati"; "Controllo del "controllore informatico""; "L' "export" dei dati"; "Verso una "customer care dei dati"". Ogni capitolo affronta una differente pratica aziendale e alcuni dei benefici diretti e indiretti generati dalle misure adottate per tutelare i dati personali.
    La nuova guida sarà distribuita al Forum Pa, in programma dal 28 al 30 maggio 2013 al Palazzo dei Congressi di Roma, presso lo stand del Garante.
    In alternativa, copia in formato cartaceo potrà essere richiesta all'Ufficio stampa dell'Autorità, Piazza di Monte Citorio n. 121 - 00186 Roma, e-mail: ufficiostampa@garanteprivacy.it, oppure scaricata in formato elettronico dal sito Internet www.garanteprivacy.it

    Allegato

    • Garante per la protezione dei dati personali, “La Privacy dalla parte dell’impresa. Dieci pratiche aziendali per migliorare il proprio business” (pdf , 400 K, 31 pp.)

    Altri formati (accessibili)

    • A cura di ComplianceNet sono disponibili anche le versioni mobi, epub, xhtml, doc, odt della guida.
      ComplianceNet: 

      Claudio Clemente, direttore UIF: Il ruolo delle FIU per la tutela della sicurezza economica e finanziaria (15 marzo 2013)

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      Sul sito di Banca d’Italia è stato pubblicato il testo dell’intervento dal titolo "Il ruolo delle Financial Intelligence Units per la tutela della sicurezza economica e finanziaria" di Claudio Clemente, direttore dell’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) alla Sesta Conferenza Banca d’Italia – MAE con gli Addetti finanziari accreditati all’estero del 4 marzo 2013.
      Il testo originale e ufficiale dell’intervento di Clemente è la versione in pdf disponibile presso il sito UIF.
      A cura di ComplianceNet sono disponibili anche le versioni mobi, epub, xhtml, doc, odt del discorso di Clemente.
      Di seguito la sintesi del discorso di Claudio Clemente, qui il testo completo online.

      Sintesi

      Il riciclaggio di denaro è una minaccia per la nostra società
      In tutto il mondo, una criminalità sempre più aggressiva e diffusa minaccia la sicurezza del sistema economico e finanziario.
      Il riciclaggio del denaro o di altri beni frutto del crimine, finalizzato a dissimularne l’origine illecita per poterne disporre liberamente, rappresenta il principale strumento con cui tale minaccia si concretizza.
      Il riciclaggio contamina i settori legali dell’economia consentendo alla criminalità il controllo di società o imprese e l’infiltrazione negli operatori finanziari e in intere aree territoriali.
      Incide sulla stabilità del sistema e sul funzionamento dei mercati, altera le condizioni di concorrenza e la corretta allocazione delle risorse.
      Al fine pubblico della prevenzione dei rischi di contaminazione fra “sistema illegale” e “sistema legale” si affianca l’interesse degli stessi operatori a proteggersi da infiltrazioni criminali, a tutela della loro integrità e autonomia gestionale.
      I soggetti esposti al coinvolgimento in attività di riciclaggio sono pertanto tenuti a osservare misure di costante e attento monitoraggio dei clienti, calibrate in base al rischio e tese a fare emergere in modo trasparente l’effettiva titolarità delle relazioni; sono sottoposti a obblighi di registrazione delle operazioni e di pronta rilevazione e segnalazione delle anomalie sintomatiche di comportamenti illeciti.
      Nel caso degli intermediari finanziari tali obblighi si integrano nell’ambito degli istituti della vigilanza prudenziale: tanto i presidi all’integrità quanto controlli di stabilità orientati alla sana e prudente gestione presuppongono un’attenta valutazione dell'affidabilità e della correttezza della clientela e si avvalgono della presenza di adeguate salvaguardie interne, di tipo organizzativo, procedurale, tecnologico e formativo.
      I costi che gravano sugli operatori, chiamati dalle regole di prevenzione del riciclaggio a un’intensa attività di acquisizione e valutazione di informazioni sulle operazioni compiute dalla clientela, trovano giustificazione, anche sotto il profilo economico, nella protezione dalle diverse tipologie di rischio derivanti dal coinvolgimento in operazioni illecite e, in primo luogo, dai rischi reputazionali.
      Le segnalazioni di operazioni sospette
      Dal 2008 a oggi si è registrato un notevole incremento delle segnalazioni di operazioni sospette pervenute all’UIF (nel 2007 erano circa 12.500).
      Nell’ultimo anno, l’aumento è stato particolarmente rilevante: il numero delle segnalazioni si è attestato ad oltre 67.000 con una crescita di circa il 37 per cento rispetto al 2011.
      Al rilevante aumento delle segnalazioni in entrata è corrisposto un incremento in valore assoluto delle segnalazioni esaminate e trasmesse con relazione tecnica agli organi investigativi.
      Nel 2012 sono state analizzate e disseminate circa 61.000 segnalazioni, con un aumento, rispetto all’anno precedente, di oltre il 50 per cento.
      Tale risultato è il frutto di una più efficiente organizzazione dei processi operativi e di trattamento delle segnalazioni ricevute, agevolata dall’utilizzo di soluzioni informatiche innovative che hanno consentito di migliorare la capacità di analisi tanto in termini quantitativi che qualitativi.
      L’obiettivo di agevolare l’individuazione dei comportamenti collegabili a fenomeni di riciclaggio e di accrescere le competenze diagnostiche dei segnalanti è stato perseguito con un’intensa attività di sensibilizzazione, svolta attraverso l’elaborazione di indicatori di anomalia, la diffusione di schemi e modelli comportamentali e il costante confronto con le categorie dei segnalanti
      Le nuove raccomandazioni del GAFI
      Le recenti Raccomandazioni del GAFI introducono innovazioni dirette ad accrescere l’efficacia dell’azione delle FIU, a livello sia domestico sia internazionale, in un quadro di più ampia collaborazione reciproca.
      È previsto che le FIU debbano aumentare le capacità selettive, concentrando i propri interventi sui fatti ritenuti più rilevanti, e debbano sviluppare non solo le analisi di tipo “operativo” (riferite a singoli soggetti e operazioni) ma anche quelle a carattere “strategico” (riferite a fenomeni o andamenti).
      Le Raccomandazioni estendono e razionalizzano l’approccio basato sul rischio, che deve informare il sistema antiriciclaggio sotto il profilo dell’assetto regolamentare, dell’azione delle autorità competenti, della “compliance” degli operatori.
      È richiesto lo svolgimento di un accurato risk assessment nazionale, a carattere periodico, finalizzato ad individuare le minacce e a delineare le contromisure più adeguate.
      Mutual evaluation dell’Italia
      Sulla base anche delle nuove Raccomandazioni, il GAFI avvierà, a partire dal 2014, un nuovo ciclo di “mutual evaluation” che vedrà l’Italia tra i primi paesi interessati.
      Saranno esaminati sia il livello di technical compliance (recepimento degli standard tramite normativa primaria, secondaria e prassi), sia il grado di efficacia (cd. effectiveness) delle misure adottate in termini di capacità di conseguire risultati concreti.
      Per quanto riguarda l’Unità italiana di intelligence, l’attività svolta risulta in gran parte conforme agli standard del GAFI: andrebbero rese tuttavia disponibili ulteriori banche dati ed in particolare andrebbe prevista la possibilità di accedere a tutte le informazioni utili per le esigenze di analisi, così come esplicitamente previsto dalle Raccomandazioni.

      Relazione sulla politica dell’informazione della sicurezza 2012 - La crisi economica (11 marzo 2013)

      sicurezzanazionale_gov_it

      Sul sito http://www.sicurezzanazionale.gov.it/ è stata pubblicata la "Relazione sulla politica dell'informazione per la sicurezza e sui risultati conseguiti nel 2012" presentata al Parlamento (qui in pdf protetto [sic!]).

      Di seguito pubblichiamo il testo completo del paragrafo "Vulnerabilità e minacce all'economia" contenuto nel capitolo “1. La crisi economica nella prospettiva intelligence” (da pag. 19 a pag. 35) della “Relazione”.

      L'intero capitolo 1, che comprende oltre al paragrafo " Vulnerabilità e minacce all'economia " anche un secondo paragrafo, " Disagio sociale e strumentalizzazioni estremiste" è disponibile, a cura di ComplianceNet, anche in formato mobi, epub, pdf, xhtml, doc, odt .

      Qui sono disponibili l'Executive Summary e l'indice completo della  "Relazione sulla politica dell'informazione per la sicurezza e sui risultati conseguiti nel 2012" mentre qui è disponibile il capitolo "2. L’impatto delle nuove tecnologie".

      La crisi economica nella prospettiva intelligence

      L’acutizzarsi della crisi economica, che nel 2012 ha registrato picchi di marcata spiralizzazione, ha fortemente caratterizzato l'evoluzione dello scenario interno.
      Ciò, in un contesto internazionale ancora permeato, in talune aree, da fattori di volatilità.
      Il deterioramento dei principali indicatori macroeconomici e, in particolare, la recessione produttiva, il calo dei consumi e l'aumento della disoccupazione hanno colpito le imprese e le famiglie, acuendo il disagio sociale e l'incertezza per l'avvenire.
      Si tratta di una situazione di crisi che, per ampiezza e profondità, presenta tratti storicamente rilevanti a livello domestico, come pure in ambito europeo.
      Rispetto a questi scostamenti di ampia portata, l'attività di intelligence si è concentrata sull'obiettivo di verificare, negli interstizi della conflittualità sociale e nel contesto di acuite vulnerabilità del nostro sistema Paese, spazi di incubazione, attecchimento e moltiplicazione di fattori di rischio.
      Ciò sotto un triplice profilo: l'azione aggressiva di gruppi esteri che, con il supporto delle entità statuali di riferimento, possono sviluppare mirate strategie acquisitive di patrimoni industriali, tecnologici e scientifici nazionali, nonché di marchi storici del made in Italy a detrimento della competitività delle nostre imprese strategiche; le opportunità di infiltrazione della criminalità organizzata che, grazie alle ingenti disponibilità di capitali di provenienza illecita, mira a finalizzare la presenza strutturata dei sodalizi sul territorio in occasioni di investimento nelle economie locali; la congerie di minacce che promanano dai circuiti eversivi e dell'antagonismo estremista, che possono vedere nella crisi un'occasione di inveramento della loro propaganda e spunti di mobilitazione e lotta.
      Vulnerabilità e minacce all'economia

      L'inasprimento della congiuntura ha concorso ad accentuare l'esposizione a rischi del tessuto economico-produttivo nazionale, sollecitando l'attenzione informativa verso un ampio ed eterogeneo spettro di fenomeni che, come già rilevato nella Relazione dello scorso anno, appaiono in grado di riflettersi sulla sicurezza e sugli interessi nazionali anche quando non direttamente riferibili a progettualità ostili.

      ComplianceNet: 

      Relazione sulla politica dell’informazione della sicurezza 2012 - La minaccia cibernetica (8 marzo 2013)

      sicurezzanazionale_gov_it

      Sul sito http://www.sicurezzanazionale.gov.it/ è stata pubblicata la "Relazione sulla politica dell'informazione per la sicurezza e sui risultati conseguiti nel 2012" presentata al Parlamento (qui in pdf protetto [sic!]).

      Di seguito pubblichiamo il testo completo del paragrafo "La minaccia cibernetica" contenuto nel capitolo “2. L’impatto delle nuove tecnologie” (da pag. 37 a pag. 47) della “Relazione” .

      L'intero capitolo 2, che comprende oltre al paragrafo  "La minaccia cibernetica" anche un secondo paragrafo, "L'uso del web a fini propagandistici: il messaggio Qaidista" è disponibile, a cura di ComplianceNet, anche in formato mobi, epub, pdf, xhtml, doc, odt

      Qui sono disponibili l'Executive Summary e l'indice completo della  "Relazione sulla politica dell'informazione per la sicurezza e sui risultati conseguiti nel 2012"

      2.1    La minaccia cibernetica

      2.1.1    L’evoluzione del fenomeno

      La minaccia cibernetica rappresenta, al momento, la sfida più impegnativa per il sistema Paese a motivo dei suoi peculiari tratti caratterizzanti che attengono tanto al dominio digitale nel quale viene condotta, quanto alla sua natura diffusa e transnazionale, quanto ancora agli effetti potenziali in grado di produrre ricadute peggiori di quelle ipotizzabili a seguito di attacchi convenzionali e di incidere sull'esercizio di libertà essenziali per il sistema democratico.
      La natura complessa, impalpabile e pervasiva della cyberthreat rende le soluzioni al problema di non facile individuazione ed applicazione poiché gli attori, i mezzi, le tecniche di attacco ed i bersagli mutano più velocemente delle contromisure.
      L'analisi del fenomeno conferma che le minacce informatiche, sempre più sofisticate, gravano su tutte le piattaforme, dai sistemi complessi e strutturati dello Stato e delle grandi aziende, ai computer ed agli smartphone dei singoli cittadini. La diffusione capillare dei mezzi di comunicazione telematica, divenuti ormai strumento irrinunciabile nella vita quotidiana, ha incrementato sensibilmente la possibilità di sfruttamento della rete a fini invasivi, aumentando le vulnerabilità dei sistemi ed ampliando il bacino di soggetti potenzialmente esposti.
      Rispetto alla magnitudine ed all'estensione di tale minaccia il presidio di sicurezza necessariamente si dispiega su due livelli.
      Il primo, sul piano della cooperazione internazionale e della codificazione di terminologie, nozioni, fattispecie, regole e pratiche per assicurare reciprocità di risposta e di gestione delle fasi acute di crisi indotte dalla realizzazione di attacchi su larga scala.
      Ciò, sia tenuto conto della saliente "a-territorialità" della minaccia cibernetica, sia in considerazione della capacità di propagazione  lungo le latitudini di eventi critici, come nei casi della diffusione di virus informatici e delle congestioni provocate su reti infrastrutturali, energetiche, di trasporto e di comunicazione, transnazionali.
      Il secondo livello, interconnesso con il precedente, pone al centro della strategia di contrasto il concetto di sicurezza partecipata e, con un'enfasi maggiore rispetto agli altri fattori di rischio per gli interessi della Nazione, l'esigenza di garantire un approccio di sistema.

      2.1.2    La strategia di risposta nazionale

      Le vastissime implicazioni della minaccia cibernetica sulla sicurezza dello Stato e del sistema Paese sono state all'origine, come indicato in Premessa, delle norme introdotte dalla legge n. 133/2012 e del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 24 gennaio 2013 (vds. riquadro 9) volto a dare attuazione alle nuove disposizioni. Nella consapevolezza che la costruzione di un quadro strategico in materia debba svilupparsi secondo una logica incrementale che fissi in maniera progressiva obiettivi e direttrici di azione, il provvedimento normativo definisce una prima strategia nazionale di sicurezza cibernetica, delineando l'azione degli Organismi di informazione in tema di cyberthreat e richiamando istituti e strumenti utilizzabili a supporto dell'attività intelligence. Vengono quindi individuati gli Organi nazionali di riferimento per la sicurezza dello spazio cibernetico in grado di interagire con le corrispondenti Autorità estere e definita l'azione di coordinamento delle attività di prevenzione e risposta, in analogia con le iniziative da tempo assunte in altre realtà statuali e internazionali.
      Sono significative, al riguardo, le misure adottate in ambito NATO in coerenza con la rivisitata politica nordatlantica in tema di cyberdefence, ribadita in occasione del Summit di Chicago svoltosi a maggio, volte a "centralizzare" il sistema di protezione delle sue reti e a implementare le capacità di risposta.
      Nel medesimo quadro si pone, quale irrinunciabile asset strategico di contrasto, la diffusione di una cultura della prevenzione cibernetica e della cybersecurity, secondo un approccio integrato e multidisciplinare che non manchi di includere iniziative volte a sensibilizzare la collettività, nonché a promuovere la formazione tecnico-specialistica, lo sviluppo della ricerca, il coordinato raccordo tra pubblico e privato e lo scambio di conoscenze anche in ambito internazionale.

      ComplianceNet: 

      DIA: "Infiltrazioni criminali nell'economia legale, parte prima:antiriciclaggio", 1° relazione semestrale 2012 (20 febb. 2013)

      logo dia

      • Testo disponibile nelle versioni: mobi , epub, pdf, xhtml, doc, odt
      • Le tabelle (tavole) sono disponibili in formato xls e ods (testi e tabelle a cura di ComplianceNet)

      Documenti collegati:

      • il capitolo "Corruzione" della relazione DIA del secondo semestre 2011 è disponibile qui (21 agosto 2012);
      • il capitolo "Usura" della relazione DIA del secondo semestre 2011 è disponibile qui (15 agosto 2012);
      • il capitolo "Appalti" della relazione DIA del secondo semestre 2011 è disponibile qui (5 agosto 2012);
      • il capitolo "Antiriciclaggio" della relazione DIA del secondo semestre 2011 è disponibile qui (25 luglio 2012).

      La Direzione Investigativa Antimafia, DIA, ha pubblicato sul proprio sito web la "Relazione del Ministro dell'Interno al Parlamento sull'attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA)" periodo gennaio – giugno 2012, 1° semestre 2012 (qui il testo ufficiale in formato pdf; attenzione: si tratta di un documento di 372 pagine dal “peso” di 170 mega in formato pdf immagine difficile da scaricare, stampare e gestire e non conforme agli standard di accessibilità). Il quarto capitolo della relazione è dedicato alle "Infiltrazioni criminali nell'economia legale"; il primo paragrafo del quarto capitolo, di seguito integralmente riprodotto, è dedicato all'antiriciclaggio e riporta un'analisi approfondita dei dati statistici relativi alle segnalazioni di operazioni sospette per il 1° semestre 2012.

      In sintesi:

      • Nel 1° semestre 2012, il numero di segnalazioni di operazioni sospette ricevute dall'U.I.F. (Unità di Informazione Finanziaria) è stato pari a 10.773, facendo registrare una diminuzione di 3.346 unità rispetto al semestre precedente, nel corso del quale ne erano pervenute 14.119, con una flessione pari a - 31,06%.
      • É aumentato, invece, il numero delle segnalazioni “trattenute” che, per il periodo in esame, è stato di 194, superiore alle 167 del precedente semestre, le quali sono state inviate alle articolazioni periferiche della D.I.A. per l'esecuzione degli approfondimenti volti all’eventuale avvio di indagini di polizia giudiziaria o di procedimenti a carattere preventivo.
      • Nel periodo in esame, emerge che la gran parte delle segnalazioni proviene dalla macroarea relativa alle regioni settentrionali (41,89%), confermando una consistente partecipazione da parte dei soggetti finanziari tenuti alla cooperazione attiva; segue, come nel passato, la macroarea relativa alle regioni centrali (29,96%) ed infine quella delle regioni meridionali e delle isole (28,14%).
      • Con riferimento alla distribuzione territoriale dei segnalanti, dall'esame del prospetto non emergono variazioni significative rispetto ai periodi precedenti, ad eccezione del fatto che la Lombardia è stata sopravanzata, seppur di poco, dal Lazio per quanto attiene al numero di segnalazioni inviate (rispettivamente 1755 contro 1767). Il numero delle segnalazioni "trattenute" è, tuttavia, nettamente maggiore per la Lombardia (59, mentre erano 41 nel precedente semestre) rispetto a quelle riferibili al Lazio (8, mentre erano 13 nel semestre decorso).
      • L’analisi dei dati conferma che il fattore chiave dell'intero sistema non risiede nel criterio della mera numerosità delle segnalazioni, ma nella loro qualità informativa, determinata dai profili di pertinenza sotto l'aspetto investigativo.
      • Anche per questo semestre, si evidenzia come le segnalazioni trasmesse dagli enti creditizi, dagli intermediari finanziari e dalla pubblica amministrazione costituiscano le fonti, pressoché uniche, della collaborazione attiva, alimentando quasi tutto l'intero sistema.
      • L’apporto carente da parte dei professionisti al sistema di contrasto al riciclaggio rappresenta un elemento su cui riflettere, considerato il ruolo particolare che essi svolgono nel contesto socio-economico di riferimento.
      • Sono, infine, da evidenziare le 36 segnalazioni da parte di case da gioco, rispetto alle 19 del semestre precedente

      Testo completo del paragrafo "4.a Antiriciclaggio", 1° semestre 2012

      Segnalazioni di operazioni sospette

      Nel 1° semestre 2012, il numero di segnalazioni di operazioni sospette ricevute dall'U.I.F. (Unità di Informazione Finanziaria) è stato pari a 10.773, facendo registrare una diminuzione di 3.346 unità rispetto al semestre precedente, nel corso del quale ne erano pervenute 14.119, con una flessione pari a - 31,06%.
      É aumentato, invece, il numero delle segnalazioni “trattenute” che, per il periodo in esame, è stato di 194, superiore alle 167 del precedente semestre, le quali sono state inviate alle articolazioni periferiche della D.I.A. per l'esecuzione degli approfondimenti volti all’eventuale avvio di indagini di polizia giudiziaria o di procedimenti a carattere preventivo.

      ComplianceNet: 

      Giovanni Castaldi: "Il contributo dell'UIF alla lotta alla corruzione" (9 ottobre 2012)

      Sul sito della Banca d'Italia è disponibile il testo completo (in formato pdf, 140 K, 20 pp.) del discorso di Giovanni Castaldi, Direttore dell'Unità di Informazione Finanziaria (UIF), dal titolo "Il d.lgs. 231/2007e la normativa d'attuazione. Il contributo dell'UIF alla lotta alla corruzione", tenuto a Courmayeur in occasione del convegno "Riciclaggio e corruzione: prevenzione e controllo tra fonti interne e internazionali", il 28 e 29 settembre 2012.
      Il testo del discorso di Giovanni Castaldi è disponibile anche nelle versioni: mobi, epub, xhtml, doc, odt (conversioni a cura di ComplianceNet).
      Nel seguito la sintesi dell'intervento.

      Sintesi dell'Intervento di Giovanni Castaldi "Il contributo dell'UIF alla lotta alla corruzione"

      Autoriciclaggio
      Il direttore dell'UIF ha nuovamente auspicato l'introduzione del reato di "autoriciclaggio", come da tempo richiesto anche dal Fondo Monetario Internazionale.
      Sul fronte della lotta alla corruzione è fondamentale, secondo Castaldi, l'approvazione del ddl Anticorruzione al momento all'esame del Senato in quanto "non solo ne risulterebbe rafforzato il quadro della legislazione penale in conformità con le Convenzioni internazionali, ma all'azione di prevenzione verrebbe conferito carattere diffuso, continuativo e sistematico".
      Un ruolo chiave verrebbe assunto, in quest'ambito, dall'autorità nazionale anticorruzione, che, sul piano dello scambio informativo, la legge dovrebbe includere tra i naturali interlocutori dell'UIF. L'efficacia dell'azione di questa autorità - da collocare preferibilmente all'esterno della Pubblica Amministrazione - dipenderà, peraltro, secondo il direttore dell'UIF, dalla possibilità di disporre di adeguati poteri e risorse professionali in condizioni di autonomia e indipendenza, come previsto dalle Convenzioni internazionali e in sintonia con le analoghe prerogative riconosciute dalla legge all'Unità di informazione finanziaria.

      Riciclaggio e corruzione

      Più in generale, Castaldi ritiene che la lotta alla corruzione e al riciclaggio non possa essere delegata al solo diritto penale, ma vada effettuata anche sul piano amministrativo e finanziario, con strumenti che consentano di prevenire o intercettare le condotte criminali là dove esse si manifestano con maggiore frequenza e intensità, cioè all'interno delle istituzioni e dei mercati.

      Segnalazione di operazioni sospette

      Il GRECO, nella valutazione avviata nel 2008 sul nostro ordinamento, ha sottolineato che, nonostante i numerosi strumenti di contrasto apprestati dalla legge, la corruzione "è percepita, in Italia, come pervasiva e sistemica", rilevando, tra l'altro, i benefici che nella lotta a tale fenomeno possono derivare dalle segnalazioni di operazioni sospette di riciclaggio. In tale contesto, il GRECO ha raccomandato di incentivare la collaborazione dei professionisti, di rafforzare la tempestività dei flussi segnaletici, di garantire all'UIF un adeguato flusso di ritorno sull'esito investigativo delle segnalazioni trasmesse.
      La disciplina in materia di prevenzione del riciclaggio è, secondo Castaldi, in sintonia con una nozione onnicomprensiva di corruzione e prevede che vengano segnalate come sospette non solo le operazioni in cui si riscontrino gli elementi costitutivi dei reati di corruzione, ma anche quelle ove ricorrano comportamenti che, pur se di non evidente rilevanza penale, siano tuttavia finalizzati a favorire condotte corruttive.
      L'obbligo di segnalazione non richiede un radicato convincimento circa la provenienza delle disponibilità da un reato, ma ritiene sufficiente un ragionevole dubbio. Il legislatore, infatti, afferma testualmente che anche la mera ricorrenza di "motivi ragionevoli per sospettare" determina la nascita dell'obbligo.
      Perché un'anomalia giustifichi un sospetto occorre però che essa superi il vaglio della valutazione soggettiva del segnalante alla luce del complesso di informazioni acquisite sul profilo economico del cliente.
      L'individuazione delle operazioni sospette, quindi, non può essere acriticamente demandata all'attivazione di diagnostici automatici, ma deve sempre fondarsi su un riscontro umano, su un'attenta valutazione tecnico/professionale.
      L'ampliamento legislativo delle ipotesi suscettibili di segnalazione, coniugato con la recente espansione dei reati fiscali e con la più rigorosa attività di controllo, non ha mancato di generare una notevole proliferazione delle segnalazioni.
      Nel volgere di pochi a i esse sono passate dalle 12.500 del 2007 a 49.000 nel 2011; nei primi otto mesi di quest'a o ne sono già pervenute oltre 44.000.

      Il contributo dell'UIF alla lotta alla corruzione

      Quanto più efficaci sono i sistemi nazionali antiriciclaggio, tanto più si riesce a impedire che corrotti e corruttori conseguano indisturbati i propri obiettivi
      Dall'analisi delle segnalazioni non emergono, però, operazioni tipicamente riconducibili a fatti di corruzione. Gli elementi di anomalia rivelatori di questo specifico reato attengono in prevalenza alla sfera soggettiva e si manifestano, di norma, nella sproporzione tra reddito ufficiale e tenore di vita.
      In relazione a ciò, un corretto adempimento degli obblighi di segnalazione richiede - fermo il principio di proporzionalità - di prestare specifica attenzione, già in sede di adeguata verifica, a quella platea di funzionari che - pur non rientrando nella nozione di PEP (Persone Politicamente Esposte) riferibile solo a cariche e gradi apicali ricoperti in ambito pubblico - siano comunque titolari di significativi poteri decisionali.
      Il patrimonio di esperienza accumulato negli a i dall'UIF, opportunamente condiviso con le altre autorità antiriciclaggio e con gli stessi operatori tenuti alle segnalazioni, può rivelarsi utile anche per contrastare la corruzione  (nota 1). Dall'elaborazione delle informazioni acquisite, infatti, possono ricavarsi analisi di carattere generale sulle modalità di riciclaggio dei proventi della corruzione, sulle aree geografiche principalmente interessate, sulle eventuali carenze normative o dei controlli. Sono analisi dalle quali le autorità anticorruzione possono trarre utili spunti.
      Specie quando i proventi dei reati corruttivi sono ingenti, il riciclaggio viene attuato su base transnazionale. In questi casi l'UIF può contribuire all'azione di contrasto della corruzione, grazie ai meccanismi di scambio informativo di cui essa si avvale, senza sottostare alle pastoie burocratiche che spesso rallentano le richieste di assistenza giudiziaria. Le informazioni raccolte, analizzate e scambiate tra le FIU, possono consentire di individuare e congelare i proventi della corruzione, agevolando successivi provvedimenti ablatori. Il successo dell'azione dipende, tuttavia, dal livello, non sempre soddisfacente, della collaborazione prestata dalle FIU dei diversi Stati.
      La capacità delle FIU di rintracciare i proventi della corruzione può essere potenziata perfezionando e ampliando l'accesso ai database di un'ampia gamma di enti o agenzie governative (autorità fiscali, doganali, di polizia, ecc.). Attualmente l'UIF può utilizzare una serie di importanti archivi, tra i quali, quello dei conti e depositi presso l'anagrafe tributaria. Nel rispetto degli obblighi di riservatezza è, peraltro, auspicabile un ulteriore ampliamento delle basi dati accessibili e una maggiore e più tempestiva condivisione delle informazioni tra le diverse autorità nazionali.

      Conclusioni

      Nelle sue conclusioni Castaldi ha ricordato che l'attuale contesto offre diverse opportunità per rendere più efficace la lotta al riciclaggio e alla corruzione.
      Infatti "in ambito europeo sono stati avviati i lavori di revisione della Terza direttiva antiriciclaggio per dare attuazione alle nuove Raccomandazioni GAFI. Il recepimento della direttiva fornirà l'occasione di risolvere anche alcune criticità della normativa nazionale: mi riferisco, anzitutto, al sistema delle sanzioni, per molti aspetti incoerente e vessatorio; potrebbero essere rese, inoltre, più flessibili le procedure per l'emanazione degli indicatori di anomalia, demandandone l'aggiornamento all'UIF, che già li elabora e ne propone l'approvazione".

      Note al testo

      Nota 1) Per i soggetti tenuti alle segnalazioni, ad esempio, informazioni su elementi di rischio riconducibili al profilo soggettivo del cliente possono risultare fondamentali per sviluppare un adeguato controllo costante della clientela e stimolare una più attenta rilevazione delle operazioni sospette connesse con fenomeni di corruzione 

      Allegati

      • Giovanni Castaldi, "Il d.lgs. 231/2007e la normativa d'attuazione. Il contributo dell'UIF alla lotta alla corruzione", testo disponibile in formato pdf (versione ufficiale a cura di UIF), mobi, epub, xhtml, doc, odt (conversioni a cura di ComplianceNet).

      Matteo Renzi: Tolleranza zero per la corruzione e modello 231/01 anticorruzione per la PA (13 settembre 2012)

      logo matteo renzi 2012

      Il 13 settembre 2012 Matteo Renzi ha annunciato la sua candidatura alle primarie del PD e alla guida del Paese (qui il video completo  del suo discorso tratto da YouTube) e presentato la "bozza" del suo programma che per un mese rimarrà online per essere commentato, integrato ed arricchito da tutti (qui la versione originale online sul sito di Matteo Renzi; disponibili anche la versione mobi, epub, pdf, xhtml, doc, odt a cura di Compliancenet).
      Tra le altre proposte di Matteo anche l’idea di "adottare nelle singole amministrazioni di modelli organizzativi anticorruzione sul modello di quanto avviene già negli enti privati con la 231 (231/01 ndr)".
      Più in generale Renzi ritiene necessario un forte impegno contro l’infiltrazione mafiosa nell’economia reale ed in particolare il contrasto a tutto campo alla corruzione.
      Di seguito il paragrafo completo dedicato al tema dell’anticorruzione del programma di Matteo Renzi.

      g. Tolleranza zero per la corruzione

      Sarebbe inconcepibile che, proprio mentre il nostro Paese è chiamato ad imboccare la strada della crescita e dello sviluppo, si possa indebolire la lotta alla corruzione. La corruzione è un potente fattore di impoverimento e della crisi di credibilità del nostro sistema economico, oltre che di avvelenamento della vita democratica. Efficaci politiche di prevenzione e repressione della corruzione sono invece garanzia della salute di un sistema economico e politico, dell’efficienza della pubblica amministrazione, della fiducia dei cittadini nello Stato e nelle sue regole. Non solo repressione, ma anche prevenzione: 

      1. Previsione di nuove fattispecie contro la corruzione sistemica: traffico di influenze, corruzione per la funzione, corruzione privata: va prevista un’unica fattispecie di corruzione che raccolga tutte le ipotesi.
      2. Potenziamento delle pene accessorie e in particolare della interdizione perpetua dai pubblici uffici.
      3. Tornare a punire seriamente i reati contigui: ampliare ambito applicativo dell’abuso d’ufficio; ripunire il falso in bilancio oggi nella sostanza depenalizzato.
      4. Adottare nelle singole amministrazioni di modelli organizzativi anticorruzione sul modello di quanto avviene già negli enti privati con la 231. Elaborare regole per contenere il rischio: ad esempio, necessaria rotazione degli incarichi nei gangli procedimentali più a rischio; evitare una eccessiva frammentazione degli appalti; monitorare eventuali ritardi o resistenze da parte di pubblici impiegati.
      5. Elaborare e prescrivere standard vincolanti in materia di conflitto di interessi e incompatibilità.
      ComplianceNet: 

      DIA: "Infiltrazioni criminali nell'economia legale, parte quarta: corruzione", 2° relazione semestrale 2011 (21 agosto 2012)

      logo dia 

      • Testo disponibile nelle versioni: mobi , epub, pdf, xhtml, doc, odt
      • Le tabelle (tavole) sono disponibili in formato xls e ods (testi e tabelle a cura di ComplianceNet)

      La Direzione Investigativa Antimafia, DIA, ha pubblicato sul proprio sito web la "Relazione del Ministro dell'Interno al Parlamento sull'attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA)" periodo luglio – dicembre 2012, 2° semestre 2011 (qui il testo ufficiale in formato pdf; attenzione: si tratta di un documento di 356 pagine dal "peso" di 157 mega in formato pdf immagine difficile da scaricare, stampare e gestire e non conforme agli standard di accessibilità …). Il quarto capitolo della relazione è dedicato alle "Infiltrazioni criminali nell'economia legale"; il terzo paragrafo del quarto capitolo, di seguito integralmente riprodotto, è dedicato al "fenomeno usurario" e al "racket delle estorsioni" .

      Documenti collegati:

      • il capitolo "Usura" della relazione DIA del secondo semestre 2011 è disponibile qui  (15 agosto 2012);
      • il capitolo "Appalti" della relazione DIA del secondo semestre 2011 è disponibile qui (5 agosto 2012);
      • il capitolo "Antiriciclaggio" della relazione DIA del secondo semestre 2011 è disponibile qui (25 luglio 2012).

      Scrive la DIA che l'analisi delle evidenze investigative ha delineato, nel semestre, una minaccia mafiosa persistentemente diretta contro la stabilità sociale e l'integrità del sistema economico, in grado di portare un vulnus, specie in talune aree del Paese, ai processi di sviluppo basati sulla libertà dell'iniziativa privata, sul principio della concorrenza di mercato e sulla allocazione di risorse pubbliche.
      (...) L'agire mafioso trova nel tessuto politico-amministrativo corrotto facili spazi di penetrazione e possibilità di rapida attuazione dei propri disegni "imprenditoriali".
      l dati inerenti ai soggetti denunciati/arrestati a livello nazionale per i reati di corruzione e concussione evidenziano, se riferiti all'anno solare, un aumento per entrambe le fattispecie. Infatti, le segnalazioni per concussione sono passate dalle 340 del 2010 alle 390 del 2011, mentre quelle per corruzione dai 985 eventi del 2010 ai 1.025 del 2011.
      Occorre, pertanto, favorire, continua la DIA,  ogni forma di mobilitazione dell'opinione pubblica che ponga all'ordine del giorno la questione morale così come il rifiuto dell'acquiescente remissività di fronte al sopruso. L'azione di contrasto istituzionale, portata avanti dalle Forze di polizia e dalla magistratura, interconnettendosi con le concrete iniziative sociali, potrà adeguatamente trarre vantaggio da queste energie positive e imprimere ulteriore spinta alla propria azione, favorendo il superamento delle fin troppo consuete abitudini omertose. Nello stesso ambito, si rende necessaria la creazione di adeguate sinergie istituzionali, al fine di superare le difficoltà inerenti alla gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Di seguito il testo integrale del capitolo "Conclusioni e proiezioni" della Relazione della DIA.

      Conclusioni e proiezioni

      L'analisi delle evidenze investigative ha delineato, nel semestre, una minaccia mafiosa persistentemente diretta contro la stabilità sociale e l'integrità del sistema economico, in grado di portare un vulnus, specie in talune aree del Paese, ai processi di sviluppo basati sulla libertà dell'iniziativa privata, sul principio della concorrenza di mercato e sulla allocazione di risorse pubbliche.
      Al riguardo, emergono i seguenti profili generali di rischio:

      • la persistente capacità delle consorterie di imporre, in specifiche aree, vere e proprie forme di controllo territoriale che, valendosi della forza intimidatrice, risultano funzionali a drenare risorse, deprimere il corretto sviluppo e competere con i poteri costituiti;
      • la pervasività dei sodalizi nel tessuto socio-economico, tanto nelle regioni di elezione quanto in aree più sviluppate, che consente il coagulo di una vasta area collusiva nella quale personaggi dell'imprenditoria, della finanza, della pubblica amministrazione, della politica e delle professionalità più elevate (in sintesi, la cd. borghesia mafiosa) si prestano, con diverso grado di intensità, alla cura degli interessi mafiosi, traendo a loro volta cospicui vantaggi; ne risulta un quadro ove collaudate metodiche corruttive offrono ulteriori spazi al potere di condizionamento dei sodalizi;
      • l'attitudine alla accumulazione di capitali illeciti, conseguente alle metodiche di infiltrazione nei settori economico-finanziari, e la connessa propensione ad avvalersi di forme sempre più complesse di riciclaggio e reimpiego dei predetti capitali, introducendo così pericolose distorsioni al corretto funzionamento del sistema economico. A questo riguardo va evidenziato che i canali di reinvestimento, inizialmente indirizzati all'edilizia, al ciclo degli inerti e alla ristorazione, si vanno estendendo ai settori immobiliare, della grande distribuzione alimentare, della logistica e dei trasporti, dell'import export e dell'intrattenimento, per finire ad attività di pronta cassa, tipiche dei pubblici esercizi; inoltre, non vanno sottovalutati i rischi di infiltrazione in settori nodali ed innovativi del mondo produttivo, quali quello dello smaltimento dei rifiuti e delle energie rinnovabili, come l'eolica, che presentano una elevata appetibilità per le organizzazioni criminali, derivante dagli ingenti investimenti pubblici e privati previsti nei prossimi anni;
      • la continua espansione in ambito internazionale, tanto all'interno dei consueti mercati illegali transnazionali, quanto sfruttando le opportunità offerte dalla globalizzazione.

      I riscontri investigativi hanno, altresì, permesso di distinguere alcuni indicatori che  confermano il processo di mutazione strutturale ed operativa dei principali macro-aggregati mafiosi.
      In particolare, cosa nostra, dopo aver subito colpi durissimi dall'azione di contrasto, continua ad essere interessata dalla ricerca di nuovi equilibri interni, che ridefiniscano anche i livelli decisionali, in un quadro generale non omogeneo ma che risulta privilegiare, da tempo. un profilo di bassa visibilità.
      Tale processo riorganizzativo - che non esclude spinte avventuristiche di talune fazioni - sembrerebbe portare verso un sistema reticolare, in cui troverebbero spazio anche soggetti provenienti dalla criminalità comune, nonché appartenenti all'area grigia imprenditoriale e professionale, ormai parte integrante delle prospettive di sviluppo criminale.
      In Sicilia, tuttavia, tali dinamiche non affievoliscono la rilevanza della forza intimidatrice quale strumento per conseguire la supremazia sul territorio e il controllo delle attività economiche ivi presenti.
      L'analisi strutturale del fenomeno mafioso in provincia di Reggio Calabria, e delle sue diramazioni in Italia ed all'estero, continua ad evidenziare la tendenza della ‘ndrangheta verso conformazioni piramidali che, concentrando su base provinciale la capacità decisionale, siano in grado di coordinare i responsabili delle locali ‘ndrine ed impartire indirizzi strategici alle proiezioni nazionali ed internazionali.

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