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Vegas: "Una politica per l’innovazione e lo sviluppo del Fintech in Italia" (Consob, 1 dicembre 2017)

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Il 30 novembre 2017 il presidente della Consob Giuseppe Vegas è intervenuto in audizione presso la Commissione Finanze della Camera dei Deputati sul tema: "Indagine Conoscitiva sulle tematiche relative all'impatto della tecnologia finanziaria sul settore finanziario, creditizio e assicurativo".
Vegas ha esposto le sue considerazioni presentando un testo scritto “Innovazione Tecnologica e Intermediazione Finanziaria. Quale ruolo per il policy-maker nazionale?” (qui in pdf, 342 K, 36 pp.)

Indice dell’intervento di Vegas

I. Il Fintech e la Digital Economy
II. L’intermediazione finanziaria nel nuovo scenario tecnologico
III. La consultazione sul Fintech della Commissione Europea
IV. Regulatory Sandbox vs Innovation Hub: il caso del Regno Unito
V. Considerazioni per una politica per l’innovazione e lo sviluppo del Fintech

Nel seguito una sintesi dell’intervento di Vegas in particolare sul tema della “politica per l’innovazione e lo sviluppo del Fintech” in Italia.

L’importanza strategica di una policy nazionale sul Fintech

Vegas scrive che il Fintech “amplia ed integra i segmenti del mercato dei capitali in UE; genera inclusione economica e finanziaria, motore di trasformazione del sistema finanziario complessivo verso una modularità accentuata dei servizi”.
Il Fintech deve pertanto diventare parte integrante di una strategia per la competitività e la sicurezza economica dell’Italia; “tuttavia gli intermediari finanziari tradizionali (banche commerciali, in primis) evidenziano una debolezza strutturale nella capacità di gestione delle informazioni di cui dispongono, anche a causa di tecnologia stratificata, modelli organizzativi rigidi e cultura non adattiva”.

Vegas elenca i punti di forza del Fintech come segue:

  • diretto a semplificare i processi d’intermediazione finanziaria (interni ed esterni) già esistenti (con riduzione dei relativi «costi di produzione» e innalzamento della competitività di costo dell’impresa Fintech) (disruption vs reconstruction)
  • grazie all’Intelligenza Artificiale applicata ad ampi set informativi consente di progettare nuovi servizi finanziari che intercettano bisogni non espressi dei clienti, rafforzando la competitività basata sulla qualità dei servizi
  • facilita l’accesso alle informazioni disponibili e il loro utilizzo integrato (sfruttandone l’ampiezza e la granularità), con una netta riduzione dei costi di ricerca e di elaborazione dati
  • è una potente forza di accelerazione delle politiche d’integrazione dei mercati dei servizi finanziari in UE (sempre più basati sull’online)
  • facilita le relazioni dirette (digitali) tra le parti grazie alla tecnologia basata sul web (di pronto uso anche via mobile), consentendo una riduzione netta dei costi di transazione e di contrattualizzazione
  • facilita l’accesso ai mercati dei capitali delle PMI e amplia le possibilità di scelta di servizi/prodotti finanziari per i consumatori /utenti (facilita l’inclusione finanziaria) mediante l’organizzazione di piattaforme di scambio e transazioni cross-border
  • accresce la competizione sui mercati dei servizi finanziari

Considerazioni per una politica per l’innovazione e lo sviluppo del Fintech in Italia

Secondo i dati pubblicati dalla Commissione Europea su «Digital Economy e Society Index 2017 https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/desi » l’Italia si colloca al 25° posto in Europa per utilizzo delle tecnologie digitale, prima di Grecia, Bulgaria e Romania.

https://ec.europa.eu/digital-single-market/sites/digital-agenda/files/untitled.png

Pertanto scrive Vegas “le misure di politica fiscale e regolamentare sul Fintech dovrebbero iscriversi in più ampio disegno sulla promozione della ricerca e della capacità innovativa a largo spettro in un’ottica di sostegno strutturale di lungo periodo alla crescita economica”.
Risulta necessaria la creazione di spazi per organizzare e aggregare conoscenza scientifica e metodi applicativi per la tecnologia per la finanza (tipo Innovation Hub), costruendo forme flessibili ed efficienti di cooperazione tra Università, Centri di ricerca, intermediari finanziari specializzati sul venture capital (incluso i gestori di piattaforme di equity crowd-funding), in coordinamento con le Autorità di vigilanza e l’Amministrazione Pubblica

Allegato

  • Giuseppe Vegas, Presidente Consob, “Innovazione Tecnologica e Intermediazione Finanziaria. Quale ruolo per il policy-maker nazionale?” 30 novembre 2017, (pdf, 342 K, 36 pp.)

Rassegna web

ComplianceNet: 

CONSOB: comunicazione sui prodotti finanziari complessi (1° luglio 2015)

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Roma, primo luglio 2015

Comunicato stampa: Operativa da oggi la Comunicazione Consob sul collocamento al retail di prodotti finanziari complessi.
In arrivo più tutele per i piccoli risparmiatori
A partire da oggi tutti gli intermediari nazionali ed esteri operanti in Italia dovranno tener conto della Comunicazione Consob in materia di distribuzione e collocamento di prodotti finanziari complessi presso la clientela al dettaglio, il cosiddetto retail (pdf, 357 K, 10 pp.).
L’obiettivo di questa iniziativa di vigilanza, adottata dalla Commissione il 22 dicembre scorso con piena efficacia dal primo luglio 2015, è quello di contenere i rischi connessi con l’offerta ai clienti retail di prodotti complessi.
Con ciò Consob intende innalzare il livello di tutela a favore della componente del mercato meno consapevole e pertanto più debole e indifesa.
Per effetto della Comunicazione (n. 0097996) gli intermediari dovranno compiere una scelta a livello di massimo vertice aziendale su come impostare le proprie politiche commerciali in materia di prodotti finanziari complessi.
In particolare Consob raccomanda agli operatori di astenersi dall’offerta e dal collocamento presso il retail di alcuni strumenti finanziari a complessità molto elevata, spesso opachi e poco comprensibili per i piccoli risparmiatori.
Qualora gli intermediari si discostino da queste indicazioni, è necessaria una scelta consapevole assunta dal Consiglio di amministrazione o dal Consiglio di gestione.
In questo caso gli intermediari sono invitati ad adottare una serie di precauzioni in fase di collocamento, tra cui limiti dimensionali e operativi per l’investimento.
Le scelte compiute dovranno essere comunicate a Consob entro un mese.
La Comunicazione anticipa in parte alcuni elementi della prossima direttiva europea in materia di prestazione dei servizi d’investimento (Mifid 2), in vigore dal gennaio 2017, che impone specifici obblighi di product governance agli intermediari e attribuisce alle Autorità nazionali di vigilanza sui mercati finanziari un esplicito potere di vietare agli intermediari il collocamento presso il retail di prodotti finanziari considerati "pericolosi".
L’iniziativa, che si connota per un forte carattere di dissuasione, si muove comunque nel quadro normativo vigente e non introduce alcuna nuova regola.
Di seguito, in estrema sintesi, i punti principali della Comunicazione.
Consob:
a) sconsiglia esplicitamente agli intermediari di offrire alla clientela retail i prodotti finanziari complessi indicati in un apposito elenco, tra cui le cartolarizzazioni, gli strumenti convertibili a discrezione dell’emittente, gli strutturati, i credit linked. L’elenco ha carattere esemplificativo e non esaustivo.
b) richiama gli intermediari al loro dovere di porre il criterio della coerenza tra i prodotti offerti e i profili della clientela alla base di tutto il processo di intermediazione, quindi non solo nella fase finale della distribuzione ma anche in quella iniziale della progettazione e ingegnerizzazione dei prodotti.
c) richiama gli intermediari a prevenire i conflitti d’interesse che possono verificarsi nella distribuzione presso la clientela retail di prodotti finanziari complessi volti al rafforzamento patrimoniale dello stesso intermediario.
d) invita gli intermediari ad eliminare gli incentivi al personale che possono accentuare i conflitti d’interesse del venditore.
e) sollecita gli intermediari ad avvalersi degli stessi metodi di valutazione e di simulazione usati a fini interni per la gestione dei rischi anche nelle informazioni da rendere alla clientela al dettaglio in fase di distribuzione.
Nella Comunicazione Consob recepisce a pieno e fa proprie le posizioni assunte in materia dall’Esma (European Securities and Markets Authority), l’Autorità europea di regolamentazione sui mercati finanziari, articolate in due pareri (http://www.esma.europa.eu/content/MiFID-practices-firms-selling-complex-... - http://www.esma.europa.eu/content/Structured-Retail-Products-Good-practi...) e una dichiarazione (http://www.esma.europa.eu/content/Potential-Risks-Associated-Investing-C...).
Nella sua attività di vigilanza Consob terrà conto delle scelte degli intermediari, orientando la propria attenzione verso le aree in cui possono annidarsi i rischi maggiori dal punto di vista della tutela del risparmio.
Le raccomandazioni fanno tesoro dell’esperienza maturata da Consob negli ultimi anni, da cui è risultato che la leva della trasparenza delle informazioni come presidio a tutela del risparmio può rivelarsi insufficiente a prevenire distorsioni nel processo di intermediazione e conseguenti danni alla componente più debole del mercato. Alla luce dei più recenti orientamenti emersi anche in ambito europeo Consob ha deciso, pertanto, di sottolineare la centralità della correttezza dei comportamenti degli intermediari nei rapporti con la loro clientela.
La Comunicazione e il relativo elenco dei prodotti finanziari a complessità molto elevata sono accessibili tramite il sito www.consob.it

Allegato

  • CONSOB, “Comunicazione sulla distribuzione di prodotti finanziari complessi ai clienti retail”, 1° luglio 2015 (pdf, 357 K, 10 pp.)

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MIFID II / MIFIR: slide relative al workshop Consob del 14 luglio 2014

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Fonte: sito Consob

Workshop sulle Misure di Livello 2 della MIFID II / MIFIR (Disciplina Mercati) - Programma e registrazione

  • Presentazione Maria Antonietta Scopelliti - Responsabile della Divisione Mercati della Consob (pdf)
  • Algo-trading e High Frequency Algorithmic Trading Technique (Art. 4 (1) (39) e Art. (1) (40) MiFID II) (pdf)
  • Order-to-Trade Ratio (OTR) (Art. 48 MiFID II) (pdf)
  • Tick sizes (Art. 48 (6) e Art. 49 MiFID II) (pdf)
  • Sistemi e controlli per le trading venue e le imprese di investimento (Art. 17 e Art. 48 MiFID II) (pdf)
  • Direct Electronic Access (DEA) (Art. 4(1)(41) e Artt. 17 e 48 MiFID II) (pdf)
  • Transaction reporting (Art. 26 MiFIR) (pdf)
  • Market making strategies & Market making schemes (Art. 17 e Art. 48 MiFID II) (pdf)

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(slide n. 4 dell'intervento di Maria Antonietta Scopelliti - Responsabile della Divisione Mercati della Consob (pdf) , clicca per ingrandire immagine)

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Assirevi: Doc. 181, “Normativa antiriciclaggio: applicazione alle società di revisione” (20 maggio 2014)

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Assirevi, l’Associazione Italiana Revisori Contabili, ha pubblicato il 19 maggio 2014 il documento n. 181 “Normativa antiriciclaggio: applicazione alle società di revisione” (qui in pdf, 323 K 51 pp.); il documento ha lo scopo di analizzare le diverse problematiche sottese dagli adempimenti richiesti dal Decreto Legislativo n. 231 del 21 novembre 2007 da parte delle società di revisione contabile, tenuto conto delle peculiarità del lavoro di revisione legale e delle specifiche indicazioni regolamentari emesse dalla Consob.
La Consob con Delibera n. 17836 in data 28 giugno 2011 ha infatti adottato uno specifico provvedimento recante disposizioni attuative in materia di organizzazione, procedure e controlli interni: tale provvedimento sull’Organizzazione ha disciplinato da un lato il ruolo che gli organi aziendali e l’Organismo di Vigilanza devono avere in materia di prevenzione e contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, e dall’altro le funzioni aziendali deputate a garantire l’osservanza delle norme in materia.
Il documento n. 181 aggiorna e sostituisce il “Documento di ricerca n. 147”, che risulta superato a seguito dei sopra menzionati cambiamenti legislativi e regolamentari

Analisi e commento di Eutekne.info

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L’articolo “Società di revisione e normativa antiriciclaggio sotto la lente di Assirevi” del 20 maggio 2014 a cura di Stefano De Rosa  per Eutekne.info  presenta e commenta il Documento n. 181 di Assirevi “Normativa antiriciclaggio: applicazione alle società di revisione”.
De Rosa sintetizza il contenuto del documento (obblighi di adeguata verifica, revisione di gruppo, approccio proporzionato al rischio) ed in particolare gli aspetti relativi alla “questione controversa” sulle modalità di individuazione del titolare effettivo.
“Si ricorda che secondo le Linee guida del CNDCEC, il parametro del possesso o controllo del 25% più uno del capitale sociale (evidenziato dall’Allegato tecnico al DLgs. 231/2007) costituisce un criterio residuale laddove non si riscontri la titolarità di una partecipazione superiore al 50% del capitale della società, ritenendo, in tal caso, che il titolare effettivo sia da individuare nella persona fisica che possiede la partecipazione al capitale sociale superiore al 50%.
Tale impostazione non è condivisa dal MEF che in recenti chiarimenti, richiamando le Linee guida della Banca d’Italia indirizzate agli intermediari finanziari, ha precisato che la qualifica di titolare effettivo deve essere attribuita a tutte le persone fisiche che hanno il possesso o il controllo diretto o indiretto di una percentuale superiore al 25% del capitale sociale o dei diritti di voto nella società cliente. Sul tema, Assirevi si dichiara concorde con l’interpretazione del criterio del 25% più uno quale criterio residuale, ricordando che lo stesso trova riscontro anche nella proposta di quarta direttiva antiriciclaggio”.

Indice del Documento di ricerca n. 181, “Normativa antiriciclaggio: applicazione alle società di revisione” di Assirevi

1. Scopo del documento
2. Principi generali e definizione di riciclaggio
2.1 L’adempimento degli obblighi correlato all’attività professionale/proporzionalità
2.2 La nozione di “riciclaggio” e “finanziamento del terrorismo”
2.3 L’approccio basato sul rischio
2.4 Protezione dei dati e delle informazioni
3. Aspetti organizzativi, procedurali e di controllo interno della società di revisione
3.1 Ruolo degli Organi Aziendali e dell’Organismo di Vigilanza
3.1.1 Organo con funzioni di amministrazione
3.1.2 Organo con funzioni di controllo
3.1.3 Organismo di Vigilanza
3.2 Assetto dei presidi antiriciclaggio: organizzazione, procedure e controllo interno
3.2.1 Funzione Antiriciclaggio
3.2.2. Responsabile della funzione antiriciclaggio
3.2.3 Esternalizzazione della funzione antiriciclaggio
3.2.4 Responsabile dell’incarico
3.2.5 Responsabile/Delegato alle segnalazioni di operazioni sospette
3.2.6 Funzione di controllo di qualità
3.2.7 Formazione del personale
4. Obblighi di adeguata verifica della clientela
4.1 Adeguata verifica: approccio basato sul rischio, ambito di applicazione e modalità di assolvimento degli obblighi
4.1.1 Presupposti oggettivi
4.1.2 Contenuto e modalità di esecuzione degli obblighi di adeguata verifica
4.2 Individuazione del soggetto cliente
4.2.1 Particolari tipologie di incarichi delle società di revisione: individuazione del soggetto cliente ai fini dell’assolvimento degli obblighi di adeguata verifica
4.3 L’identificazione e verifica del cliente
4.3.1 Cliente persona fisica
4.3.2 Cliente persona giuridica
4.3.3 Identificazione e verifica non in presenza
4.4 L’identificazione e verifica del titolare effettivo
4.4.1 Disposizioni generali
4.4.2 Individuazione del titolare effettivo
4.4.3 Modalità di identificazione del titolare effettivo e verifica dei dati identificativi
4.5 Obblighi semplificati e rafforzati di adeguata verifica della clientela
4.5.1 Obblighi semplificati di adeguata verifica
4.5.2 Obblighi rafforzati di adeguata verifica
4.6 L’ottenimento di informazioni sullo scopo e sulla natura della prestazione professionale
4.7 Il controllo costante nel corso della prestazione professionale
4.8 L’esecuzione degli obblighi di adeguata verifica della clientela da parte di terzi
5. L’obbligo di astensione
5.1 L’obbligo di astensione e il rapporto con l’approccio basato sul rischio
5.2 Gli obblighi di adeguata verifica della clientela e l’obbligo di astensione
6. Obblighi di conservazione e registrazione
6.1 Obbligo di conservazione ed obbligo di registrazione di dati e informazioni
6.1.1 Archivio Unico Informatico
6.1.2 Registro Elettronico Antiriciclaggio
6.2 Informazioni da registrare
7. La segnalazione di operazioni sospette
7.1 Contenuto dell’obbligo
7.2 La nozione di riciclaggio e finanziamento del terrorismo ai fini dell’obbligo di segnalazione di operazioni sospette
7.3 Illeciti fiscali e reato presupposto
7.4 Gli aspetti principali della disciplina della segnalazione e le sue conseguenze
7.5 La procedura di segnalazione delle operazioni sospette
7.6 Gli indicatori di anomalia
8. Le comunicazioni delle infrazioni alle norme riguardanti le limitazioni all’uso del denaro contante e dei titoli al portatore
8.1 Comportamenti vietati dagli articoli 49 e 50 del Decreto
8.2 Procedura di comunicazione delle infrazioni agli articoli 49 e 50 del Decreto
9. Le sanzioni
9.1 Sanzioni a carico del cliente
9.2 Sanzioni a carico della società di revisione
9.3 Procedimento sanzionatorio

Allegati

  • Assirevi, “Documento n. 181, Normativa antiriciclaggio: applicazione alle società di revisione”, maggio 2014, pdf , 323 K 51 pp.
  • Decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 - Attuazione della direttiva 2005/60/CE concernente la prevenzione dell'utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo nonché della direttiva 2006/70/CE che ne reca misure di esecuzione. (GU n.290 del 14-12-2007 - Suppl. Ordinario n. 268 ); entrata in vigore del provvedimento: 29 dicembre 2007
  • Consob, “Delibera n. 17836”, Adozione del Provvedimento recante disposizioni attuative in materia di organizzazione, procedure e controlli interni volti a prevenire l’utilizzo a fini di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo delle società di revisione iscritte nell’Albo speciale previsto dall’articolo 161 del Decreto Legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 e contemporaneamente iscritte nel Registro dei revisori contabili, ai sensi dell’articolo 7, comma 2, del Decreto Legislativo 21 novembre 2007, n. 231, pdf, 17 pp.

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Rassegna stampa

Consob: disposizioni su adeguata verifica antiriciclaggio per i revisori (21 febbraio 2014)

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Fonte: Consob
Il 21 febbraio 2014 la CONSOB ha pubblicato la Delibera n. 18802, “Adozione del Provvedimento recante disposizioni attuative in materia di adeguata verifica della clientela da parte dei revisori legali e delle società di revisione con incarichi di revisione su enti di interesse pubblico, ai sensi dell'articolo 7, comma 2, del Decreto Legislativo 21 novembre 2007, n. 231”.
Qui il testo della delibera in formato pdf  e word (conversione a cura di ComplianceNet)

Indice del documento

  1. Fonte normativa
  2. Destinatari delle disposizioni
  3. Definizioni
  4. Principi generali
  5. Elementi per la valutazione del rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo
  6. Profilatura della clientela
  7. Obblighi di adeguata verifica
  8. Modalità di esecuzione degli obblighi di adeguata verifica
  9. Identificazione del cliente e del titolare effettivo
  10. Verifica dei dati relativi al cliente e al titolare effettivo
  11. Acquisizione delle informazioni sullo scopo e sulla natura della prestazione professionale
  12. Controllo costante dei dati e delle informazioni acquisite.
  13. Obblighi di conservazione
  14. Impossibilità di effettuare l’adeguata verifica: obbligo di astensione
  15. Misure semplificate di adeguata verifica
  16. Obblighi rafforzati di adeguata verifica
  17. Esecuzione da parte di terzi degli obblighi di adeguata verifica
  18. Disposizioni transitorie e finali
  19. Allegato 1 - criteri di valutazione concernenti il cliente
  20. Allegato 2 - la verifica dei dati relativi al cliente e al titolare effettivo
  21. Allegato 3  - misure semplificate di adeguata verifica
  22. Allegato 4 - esecuzione da parte di terzi degli obblighi di adeguata verifica

Allegati

  • CONSOB, Delibera n. 18802, “Adozione del Provvedimento recante disposizioni attuative in materia di adeguata verifica della clientela da parte dei revisori legali e delle società di revisione con incarichi di revisione su enti di interesse pubblico, ai sensi dell'articolo 7, comma 2, del Decreto Legislativo 21 novembre 2007, n. 231”, 21 febbraio 2014 (pdf  e word, conversione a cura di ComplianceNet)

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(clicca sull'immagine per scaricare la delibera in formato pdf)

ComplianceNet: 

Promotori finanziari: delibera Consob sull’adeguata verifica della clientela (23 dicembre 2103)

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Fonte: Ipsoa

La Consob ha pubblicato il 18 dicembre una delibera in materia di obblighi di antiriciclaggio da parte degli intermediari finanziari. Il provvedimento segue un procedimento di pubblica consultazione conclusa a metà dello scorso settembre.
La Consob ha pubblicato la Delibera n. 18731  recante disposizioni attuative in materia di adeguata verifica della clientela da parte dei promotori finanziari, ai sensi dell'art. 7, comma 2, del Decreto Legislativo 21 novembre 2007, n. 231.
Le nuove disposizioni rappresentano la risultante di uno specifico provvedimento posto in pubblica consultazione fino allo scorso 15 settembre.
Dal 1 gennaio 2014 viene allora stabilito che i promotori finanziari assolvono agli obblighi posti dalla normativa in oggetto osservando le misure, le modalità e le procedure interne previste, per il proprio personale, dall'intermediario per il quale restano la propria attività.

L’inquadramento

I promotori finanziari iscritti nell'albo previsto dall'articolo 31 del Testo Unico della Finanza rientrano nel novero degli “altri soggetti esercenti attività finanziaria” (art. 11, comma 3, lett. a), del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231) e, in quanto tali, sono destinatari degli obblighi previsti in materia di prevenzione del riciclaggio e di finanziamento del terrorismo (art. 10, comma 1).
La Consob, nella veste di Autorità di vigilanza di settore competente nei confronti dei promotori finanziari, è chiamata a dettare disposizioni attuative in materia, le quali si pongono in un rapporto di complementarità rispetto a quelle emanate dalla Banca d’Italia (Provvedimento del 3 aprile 2013 in materia di adeguata verifica della clientela). L’impostazione seguita dalla Commissione è quella allora di dettare una disciplina “minimale" conformando la propria attività regolamentare ai principi generali di valorizzazione dell’autonomia decisionale degli operatori del settore e di proporzionalità evitando di imporre ai promotori l’adozione di un autonomo complesso di regole e procedure, che per di più potrebbero risultare, in qualche misura, di difficile coordinamento con quelle che gli intermediari, per i quali i promotori prestano la loro attività, sono chiamati a darsi in ottemperanza al Provvedimento della Banca d’Italia sopra richiamato. Il principio-guida sotteso alle Disposizioni si identifica nella volontà di far sì che, anche nel campo dell’offerta fuori sede di strumenti finanziari e di servizi/attività di investimento, sia assicurata l’uniforme e coerente osservanza degli obblighi di adeguata verifica della clientela da parte di tutti i soggetti che prestano la propria attività per gli intermediari, ivi compresi i promotori finanziari, che esercitano professionalmente l'offerta stessa come dipendenti ovvero come agenti o mandatari degli intermediari medesimi.

Le motivazioni

In considerazione dell’insieme degli elementi essenziali, che caratterizzano la figura e l’attività dei promotori finanziari, prosegue la Consob, deve ritenersi, infatti, che i promotori finanziari vanno considerati come parte integrante della complessiva ed unitaria struttura organizzativa degli intermediari per i quali operano.
Tra i predetti elementi rilevano in primo luogo la considerazione per cui nel sistema vigente, possono assumere la veste di promotori finanziari soltanto persone fisiche, ossia soggetti privi, per loro natura, di una rilevante struttura organizzativa inoltre, l’attività propria dei promotori finanziari consiste nello svolgimento, in qualità di “agenti collegati” ai sensi della MiFID, dell’offerta fuori sede per conto di intermediari, sulla base di un contratto di lavoro subordinato, di agenzia o di mandato ed in ogni caso, essi possono svolgere la loro attività professionale esclusivamente nell'interesse di un solo soggetto (c.d. vincolo di monomandato).
Al fine di raccordare, in un’ottica sistematica, le previsioni del d.lgs. n. 231 del 2007, che nella formulazione attuale includono i promotori finanziari tra i soggetti destinatari degli obblighi in questione da una parte, e le altre norme dell’ordinamento relative ai medesimi promotori, dall’altra, l’Autorità di Vigilanza reputa necessario seguire un approccio basato sulla valorizzazione dell’inquadramento dei promotori stessi come “ausiliari”, inseriti nell’organizzazione aziendale dell’intermediario che svolge, per il loro tramite, l’offerta fuori sede.
Viene poi evidenziato che l’impostazione seguita dalla Consob risulta in linea con quella già manifestata dalla Banca d’Italia nel Provvedimento del 3 aprile 2013, sopra citato.
In tale sede, difatti, l’Istituto di Vigilanza, in primo luogo, ha sottolineato la rilevanza, in via generale, della coerenza di comportamento di tutti i soggetti che, a vario titolo, prestano la loro opera all’interno dell’intera struttura aziendale degli intermediari1 e, in secondo luogo, con specifico riferimento alla categoria dei promotori finanziari, ha precisato che questi ultimi sono equiparati, sul piano delle disposizioni attuative in materia di adeguata verifica della clientela, ai dipendenti degli intermediari per i quali prestano la propria attività2. In virtù dell’approccio seguito, si determina, inoltre, una piena coerenza sistematica con le altre norme generali che presiedono all’inquadramento dei promotori nel contesto organizzativo degli intermediari di appartenenza.
Ad ulteriore illustrazione e sostegno delle ragioni che sorreggono la scelta di fondo compiuta nell’elaborazione delle Disposizioni la Consob invita poi a tenere presente che esse risultano conformi agli indirizzi, emergenti a livello internazionale e sovranazionale. Infatti, sia l’organismo intergovernativo deputato all’elaborazione di standard in materia, la Financial Action Task Force (FATF – GAFI), sia, soprattutto, la Commissione europea si sono entrambi pronunciati nel senso della necessità di assimilare i promotori finanziari/agenti ai dipendenti degli intermediari finanziari. In particolare la Commissione europea ha esplicitato la volontà di ribadire che gli “agenti” debbono ritenersi esclusi dal novero dei destinatari diretti delle norme in materia di antiriciclaggio.
Così come infatti contemplato nella nuova Proposta di nuova Direttiva (c.d. Quarta Direttiva Antiriciclaggio) secondo la Commissione europea, in virtù del rapporto di immedesimazione tra promotori e intermediari di riferimento (gli agenti come parte integrante dell’ente) destinatari delle norme sull’antiriciclaggio sono solo gli intermediari e gli agenti non possono essere considerati come terzi rispetto agli intermediari per cui agiscono, con la conseguenza che gli adempimenti antiriciclaggio posti in essere per il tramite dei primi vanno giuridicamente imputati ai secondi.

Link

ComplianceNet: 

Antiriciclaggio: consultazione di Consob su adeguata verifica per promotori finanziari (15 luglio 2013)

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Consob, d’intesa con Banca d’Italia e IVASS, ha avviato una pubblica consultazione avente ad oggetto le “Disposizioni attuative in materia di adeguata verifica della clientela da parte dei promotori finanziari, ai sensi dell’art.7, comma 2, del Decreto Legislativo 21 novembre 2007, n. 231”, che entreranno in vigore il 1° gennaio 2014.
La pubblica consultazione si chiuderà il prossimo 15 settembre 2013.
Qui in pdf  il documento in consultazione.

ComplianceNet: 

CONSOB: Rapporto 2012 sulla corporate governance delle società quotate italiane (3 dicembre 2012)

Il "Rapporto sulla corporate governance" è un documento a cadenza annuale, basato su segnalazioni statistiche di vigilanza e informazioni pubbliche, che contiene dati su assetti proprietari, assemblee e organi sociali degli emittenti quotati italiani.

Allegato

  • CONSOB, "Rapporto 2012 sulla corporate governance delle società quotate italiane", 1° dicembre 2012, (pdf , 292 K, 16 pp. )
ComplianceNet: 

Società di revisione, la Consob "conferma" le disposizioni antiriciclaggio (Ipsoa, 27 novembre 2012)

Con incarichi presso enti di interesse pubblico
La Commissione di vigilanza sulla borsa, attraverso la delibera n. 18382 del 21 novembre, ha confermato – in seguito all’entrata in vigore del decreto del MEF che ha istituito il nuovo Registro unico dei revisori – l’applicabilità, in capo alle società aventi incarichi presso enti di interesse pubblico, della disciplina in materia di antiriciclaggio contenuta nella delibera n. 17836 del 2011.
Con la citata delibera n. 17836 del 28 giugno 2011 la Consob, d’intesa con la Banca d’Italia e l’Isvap, aveva dettato una serie di disposizioni in materia di organizzazione, procedure e controlli interni delle società di revisione, volti a prevenirne l’utilizzo a fini di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo.
Tale delibera era stata adottata in attuazione dell’art. 7 del d.lgs. n. 231/2007, il quale, provvedendo al recepimento della Direttiva 2005/60/CE aveva ridisegnato l’intera normativa in materia antiriciclaggio.
Orbene, l’authority di vigilanza borsistica, in seguito all’entrata in vigore (dal 13 settembre scorso) del decreto del MEF n. 144/2012, che ha istituito il nuovo Registro unico dei revisori contabili e delle società di revisione, ha inteso confermare la validità della predetta delibera.
La precisazione della Consob si rendeva necessaria alla luce della soppressione dell’Albo Speciale delle società di revisione tenuto dalla Consob ai sensi del previgente art. 161 del TUF. Inoltre – prosegue la delibera – il chiarimento si rendeva opportuno in ragione dell’entrata in vigore, dal 17 ottobre 2012, del d.lgs. n. 169/2012 che ha introdotto alcune modifiche alla disciplina volta alla prevenzione del fenomeno del riciclaggio.
In definitiva la Consob, alla luce del quadro normativo così ridefinito e in attesa dell’adozione degli ulteriori decreti attuativi del d.lgs. n. 39/2010 ha chiarito, in considerazione dell’Istituzione del Registro unico, che a far data dallo scorso 17 ottobre le disposizioni della delibera n. 17836 si intendono riferite alle società di revisione con incarichi presso enti di interesse pubblico.

Banca d’Italia e CONSOB: modifiche al regolamento congiunto in materia di politiche di remunerazione (25 luglio 2012)

Fonte: sito CONSOB
La Banca d'Italia e la Consob hanno pubblicato oggi (25 luglio 2012 ndr) sui rispettivi siti internet l'atto (qui in pdf formato immagine) recante le modifiche al Regolamento congiunto del 29 ottobre 2007, emanato ai sensi dell'art. 6, comma 2-bis del TUF. Le modifiche sono volte a recepire la Direttiva 2010/76/UE (c.d. Crd 3) in materia di politiche e prassi di remunerazione e incentivazione.
Vengono inoltre pubblicate  le risposte ricevute nel corso della consultazione pubblica e il documento di resoconto della consultazione in cui sono fornite, tra l'altro, indicazioni sulle regole applicabili ai promotori finanziari.
(Di seguito il testo completo dell’atto di modifica in formato testo, conversione a cura di ComplianceNet ndr).

Modifiche al regolamento congiunto della Banca d’Italia e della Consob del 29 ottobre 2007 (emanato ai sensi dell’art. 6, comma 2-bis, del Testo Unico della Finanza) per il recepimento della Direttiva 2010/76 (CRD 3) in materia di politiche e prassi di remunerazione e incentivazione

La Banca d’Italia e la Commissione Nazionale per la Società e la Borsa

VISTO il decreto legislativo del 24 febbraio 1998, n. 58, recante il Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria (di seguito, “TUF”) e successive integrazioni e modificazioni;
VISTO il decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, recante il Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia (di seguito, “TUB”); .
VISTO il regolamento congiunto della Banca d’Ita1ia e della Consob emanato ai sensi del1’art. 6, comma 2-bis, del Testo Unico della Finanza, del 29 ottobre 2007 (di seguito, “regolamento congiunto”), recante disposizioni sui sistemi di organizzazione, amministrazione e controllo, gestione del rischio, gestione dei conflitti di interesse ed esternalizzazione nella prestazione dei servizi e delle attività di investimento;
VISTA la direttiva 2010/76/CE del 24 novembre 2010, che modifica le direttive 2006/48/CE e 2006/49/CE per quanto riguarda i requisiti patrimoniali per il portafoglio di negoziazione e le ricartolarizzazioni e il riesame delle politiche remunerative da parte delle autorità di vigilanza, ai sensi della quale - tra l'altro - le banche e le imprese di investimento devono dotarsi di politiche e prassi remunerative che riflettano e promuovano una sana ed efficace gestione dei rischi;
VISTE le linee guida emanate da11’Autorità Bancaria Europea (ABE) in attuazione della direttiva 2010/76/CE, del 10 dicembre 2010, recanti principi volti a favorire l’effettiva e omogenea applicazione delle norme sulle politiche e prassi di remunerazione e incentivazione nelle banche e nelle imprese di investimento;
VISTI il provvedimento della Banca d’Italia del 30 marzo 2011, recante disposizioni in materia di politiche e prassi di remunerazione e incentivazione nelle banche e nei gruppi bancari, emanato ai sensi degli art. 53 e 67 del TUB, e il relativo atto di emanazione recante il regime transitorio per 1’entrata in vigore delle disposizioni;
VISTA la legge 15 dicembre 2011, n. 217 recante disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti da1l’appartenenza dell’Ita1ia alle Comunità europee - Legge comunitaria 2010 (“comunitaria 2010”), e in particolare 1’art. 22, comma 2, che modifica il TUB e il TUF al fine di dare diretta attuazione alla direttiva 2010/76;

ComplianceNet: 

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