CC

Creative Commons

Agenzia delle Entrate: nuova rivista “Argomenti di discussione” in Creative Commons (12 novembre 2014)

140715-logo-fisco-oggi.jpg

Online il n.1 con licenza “Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported License.”  La nuova rivista ospita approfondimenti di carattere economico-fiscali in lingua italiana e in inglese. La sua prima uscita è dedicata interamente al fenomeno del tax gap.

  • di Fabrizio Ortu

È da oggi in rete, sul sito dell’Agenzia delle Entrate, il primo numero di “Argomenti di discussione” .
La nuova pubblicazione dell’Amministrazione finanziaria nasce con l’obiettivo di divulgare i contributi e le analisi in lingua italiana e in lingua inglese su argomenti di economia, statistica, econometria e scienze delle finanze di rilievo per la mission delle Entrate.
Il primo numero, dedicato tutto al tema del tax gap, ospita un unico articolo (“An approach to assess how the activity of the Italian Revenue Agency affects compliance”) [pdf, 1.4 M, 33 pp. ], firmato dal responsabile scientifico Stefano Pisani (email).
Il testo analizza, anche in relazione alla performance dell’Agenzia, il fenomeno del divario fiscale ovvero la differenza tra l'ammontare delle imposte che l’Amministrazione dovrebbe prelevare e raccogliere (il gettito fiscale potenziale) e le entrate effettive.

Il tax gap e la performance delle Entrate

L’articolo di Pisani si sofferma, in particolare, sulle diverse metodologie di calcolo del divario fiscale, con approfondimenti specifici dedicati, fra l’altro, al tax gap dell’Iva e dell’Irap, agli indicatori di performance, allo studio, in relazione al fenomeno, dell’influenza dei fattori ambientali e dell’effetto deterrenza (in riferimento alle azioni di controllo sul territorio e all’invio di lettere ai contribuenti).

Il progetto

La pubblicazione ospiterà contributi in lingua italiana e in lingua inglese proposti da autori interni o esterni all’Agenzia delle Entrate, con opinioni lasciate alla discrezionalità degli autori e che non impegnano l’Amministrazione finanziaria italiana.
Fanno parte del comitato scientifico della pubblicazione: Bruno Chiarini (Università degli studi di Napoli “Parthenope”), Valeria De Bonis (Università degli studi di Roma “La Sapienza”), Antonio Di Majo (Università degli Studi “Roma Tre”), Roberto Monducci (Istituto nazionale di statistica) e Alessandro Santoro (Università degli studi “Milano-Bicocca”).
In redazione troviamo invece Nicoletta Alborino e Marta Gallucci dell’Agenzia delle Entrate.
“Argomenti di discussione” può essere consultata gratuitamente sul sito istituzionale dell’Agenzia delle Entrate (www.agenziaentrate.it) nella sezione Documenti.

Allegato

Articoli collegati su Fisco Oggi

ComplianceNet: 

UNINFO: La gestione della sicurezza delle informazioni e della privacy nelle PMI (2 ottobre 2012)

UNINFO  è una libera associazione a carattere tecnico che ha lo scopo di promuovere e di partecipare allo sviluppo della normativa nel settore delle tecniche informatiche. UNINFO è un ente federato all'UNI, opera con delega UNI, a livello nazionale ed internazionale e rappresenta l'Italia presso l'ISO, l'ISO/IEC JTC 1 e il CEN.
Il 27 Settembre 2012 l' associazione ha pubblicato sul proprio sito web l'edizione 1.0  del volume "La gestione della sicurezza delle informazioni e della privacy nelle PMI" (qui in pdf  , 824 K, pp. 41). Il testo è pubblicato con licenza Creative Commons "Attribuzione  -  Non opere derivate 3.0"  .
Nel seguito l'Introduzione e l'indice completo del testo.

1 Introduzione

La tutela dei dati personali è regolamentata in Italia dal Decreto Legislativo 196 del 2003 "Codice in materia di protezione dei dati personali" (indicato anche come "Codice privacy") e dalla normativa secondaria ad esso collegata ed emessa dal Garante per la protezione dei dati personali (indicato anche come Garante privacy). Il Codice privacy italiano costituisce il recepimento della Direttiva Europea 95/46/CE.
Le norme più importanti in quest'area e a cui questo Quaderno fa riferimento sono le seguenti:

  • D.lgs. 196/03 (Codice in materia di protezione dei dati personali);
  • Allegato B del D.lgs. 196/03;
  • Misure e accorgimenti prescritti ai titolari dei trattamenti effettuati con strumenti elettronici relativamente alle attribuzioni delle funzioni di amministratore di sistema  –  Provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali del  27  novembre 2008  (con modifiche introdotte dai Provvedimenti del 12 febbraio 2009 e 25 giugno 2009).

Nell'ultima parte del 2011 e nei primi mesi del 2012, la normativa italiana è stata investita da modifiche che hanno cambiato e cambieranno, almeno in parte, le modalità di trattamento dei dati personali e la valutazione della loro liceità. Si prevede che ulteriori modifiche saranno apportate nel corso del 2012 e 2013. Non ci soffermiamo sulle motivazioni che hanno indotto il legislatore ad introdurre queste modifiche; possiamo però affermare che sono orientate alla semplificazione, a una maggiore armonizzazione a livello UE e all'adeguamento allo sviluppo tecnologico.
Le principali modifiche introdotte sono:

  • nuova definizione di dato personale, ora applicabile alle sole persone fisiche;
  • eliminazione dell'obbligo di redigere e aggiornare periodicamente il  Documento programmatico per la sicurezza (DPS).

Per quanto riguarda gli scenari futuri, la  Commissione europea  ha presentato la proposta di  un Regolamento generale sulla protezione dei dati, che andrà a sostituire, oltre alla direttiva 95/46/CE, lo stesso Codice privacy; introducendo identiche regole nei Paesi che compongono  la UE.  Infatti,  i Regolamenti UE,  a differenza delle direttive,  sono immediatamente esecutivi  e non necessitano  di recepimento da parte degli Stati membri.
Il nuovo Regolamento, al momento solo in bozza, non è previsto che apporterà riduzioni o stravolgimenti dei requisiti rispetto all'attuale Codice privacy, ma semplificazioni nell'applicazione e miglioramenti degli effetti generali.
La normativa privacy si occupa, come è noto, di sicurezza delle informazioni, anche se limitatamente a quelle di carattere  personale. E' quindi naturale volerla associare allo standard internazionale ISO/IEC 27001,  che definisce i requisiti di un Sistema di gestione per la sicurezza delle informazioni (SGSI). Questo standard è applicabile in modo generale ad aziende di qualsiasi dimensione e riguarda la sicurezza di qualunque tipo di dato e informazione.
Questo Quaderno ha l'obiettivo  di  facilitare la realizzazione di un  Sistema di gestione  per la sicurezza delle informazioni  (SGSI) che integri al suo interno le misure di sicurezza, incluse le procedure documentate o non documentate, previste dalla normativa italiana sulla  tutela dei dati personali e costituisca un quadro di riferimento per mantenerle e migliorarle nel tempo.

ComplianceNet: 

Intervista a Alessio Foglia – tesi di laurea in "Compliance e antiriciclaggio negli istituti di credito" (20 settembre 2012)

Questa intervista è pubblicata con licenza aperta Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 2.5 Italia License 

ComplianceNet: Ciao Alessio e grazie per la collaborazione al progetto "Tesi" di ComplianceNet . Ti vuoi presentare?

Alessio Foglia: Salve a tutti, sono Alessio Foglia. Nel 2010 ho conseguito la laurea specialistica in "Economia e Legislazione d'Impresa" presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, con una tesi (qui in pdf, 7826 K, 184 pp.) dedicata alla funzione Compliance negli istituti di credito ed in particolare sul rapporto tra Compliance e antiriciclaggio. Nel 2008 avevo già conseguito, sempre presso l'Università Cattolica, la laurea triennale in "Servizi professionali per l'impresa".

ComplianceNet: Puoi illustraci più in dettaglio il contenuti della tua tesi?

Alessio Foglia: Il titolo completo della tesi è "La funzione Compliance negli istituti di credito nell'ambito dell'attività di antiriciclaggio" (qui in pdf, 7826 K, 184 pp.) e la tesi proposta è che la funzione Compliance è il destinatario naturale della gestione dei presidi antiriciclaggio di secondo livello.
L'elaborato è strutturato in quattro capitoli:

  • il primo, a carattere introduttivo, è finalizzato alla presentazione sintetica del Sistema dei Controlli Interni nelle banche, nel cui perimetro rientra la funzione Compliance;
  • il secondo sposta l'attenzione sulla funzione Compliance sia attraverso l'esposizione delle fonti normative di riferimento, sia attraverso la descrizione dell'inquadramento organizzativo;
  • il terzo, presenta i tratti principali della normativa antiriciclaggio ed accosta l'attività di presidio antiriciclaggio di secondo alla funzione Compliance;
  • il quarto e conclusivo capitolo riporta le evidenze a suffragio di quanto sostenuto, con riferimento ad un rapporto di ricerca sulla Compliance ed ai riscontri contenuti nei bilanci di istituti di credito nazionali ed internazionali.

ComplianceNet: Che esperienze professionali hai maturato dopo la conclusione degli studi?

Alessio Foglia: Al momento lavoro presso PricewaterhouseCoopers come consulente antiriciclaggio e mi occupo di attività di reporting in ambito di revisione di funzioni antiriciclaggio e dell'aggiornamento del materiale per la formazione in materia.
Precedentemente ho lavorato presso Elmec Informatica come Control Management Assistant e dove mi sono occupato di controllo di gestione.
La mia prima esperienza lavorativa successiva al termine degli studi l'ho fatta presso Barclays Bank come addetto antiriciclaggio e compliance.

ComplianceNet: Hai dunque avuto modo di studiare l'antiriciclaggio in ambito universitario e poi di affrontare lo stesso tema sia in banca sia come consulente. Qual è la tua opinione sul grado di conformità e di preparazione del nostro sistema bancario rispetto ai rischi di riciclaggio? Quali secondo te i punti di forza e quali le debolezze?

Alessio Foglia: Credo, in base alla mia breve esperienza, che le banche abbiano reagito positivamente a livello organizzativo, predisponendo la funzione antiriciclaggio e dotandosi di procedure interne peculiari. Le maggiori difficoltà sembrano risiedere nell'applicazione delle norme al caso specifico e nel rapporto tra linee operative e funzione antiriciclaggio.
Questi limiti sono ancora più evidenti nel caso degli altri intermediari finanziari, che incontrano maggiori difficoltà nel recepire le norme pensate principalmente per gli istituti di credito.

ComplianceNet: Credi la formazione in ambito compliance e antiriciclaggio debba avere particolari caratteristiche? Mi riferisco al fatto che l'AML è ormai un tema di respiro internazionale e soggetto a aggiornamenti continui.

Alessio Foglia: Sicuramente è opportuno considerare il contesto internazionale nel predisporre un piano completo di formazione, anche alla luce della continua evoluzione (come il recente aggiornamento delle Raccomandazione emesse dal FATF-GAFI), ma trovo ancor più importante trasmettere i concetti principali (approccio basato sul rischio, adeguata verifica, registrazione e tenuta dell'AUI, segnalazione delle operazioni sospette, monitoraggio costante) mantenendo un forte legame con il caso concreto. Mi riferisco nello specifico all'addestramento del personale con compiti operativi, la prima linea del presidio antiriciclaggio.

ComplianceNet: Hai dei consigli per un laureando che intende svolgere la tesi in Compliance/Antiriciclaggio?

Alessio Foglia: Consiglio di prendere spunto da articoli pubblicati su siti internet dedicati alla materia. L'antiriciclaggio è sicuramente un tema attuale e non mancano i riferimenti dai quali partire.

ComplianceNet: Letture consigliate? Hobby?

Alessio Foglia: Sono un grandissimo appassionato di Tiziano Terzani. Mi sento di consigliarlo perché oltre ad aver pubblicato piacevolissime letture è in grado di trasmettere un punto di vista molto interessante.

ComplianceNet: Grazie Alessio.

Alessio Foglia: Grazie a voi.

Come contattare Alessio Foglia? 

Nel seguito la "Presentazione" e l'Indice della tesi di Alessio

Intervista a Ciro Strazzeri, presidente di Asso231 (10 luglio 2012)

Testo pubblicato con licenza http://creativecommons.org/licenses/by-nc/2.5/it

Ciro Strazzeri

ComplianceNet: Ciao Ciro e grazie per la collaborazione alle nostre iniziative. Vuoi presentarti rapidamente ai lettori di ComplianceNet?

Ciro Strazzeri: Sono un imprenditore che opera da circa un ventennio nella consulenza organizzativa, in particolare Risk Management & Auditing, in ambito nazionale ed internazionale. Sono nato a Catania dove mi sono laureato in Ingegneria e dove ho cominciato la mia attività professionale.
Gestisco un gruppo di aziende di consulenza con sedi in Italia e Romania e collaboro stabilmente con diverse realtà nazionali ed internazionali della consulenza, dell'auditing e della formazione. Dal 2001, grazie anche alla notevole esperienza maturata nel mondo confindustriale (dove ho incarichi a livello locale, regionale e nazionale) ho sviluppato una notevole esperienza nel settore 231/01, cercando con successo di diffondere la cultura dei "modelli 231" visti come veri e propri "Sistemi di Gestione della Responsabilità Amministrativa" coordinati ed integrati con i Sistemi di Gestione Qualità/Sicurezza/Ambiente/Etica già presenti nelle varie organizzazioni.
A tal proposito ho sviluppato una "Linea Guida" denominata GS 23101:2009 (qui l'indice in pdf) che rappresenta uno "standard" in stile ISO ed una metodologia di analisi dei rischi denominata ERMES (Enterprise Risk Management Evaluation Series), un insieme di strumenti di natura statistico-analitica, basata su metodologia FMEA (Failure Mode and Effects Analysis qui su Wikipedia in italiano), che consente alle organizzazioni (piccole o grandi che siano) di individuare i propri rischi e parametrarli in maniera oggettiva. Maggiori informazioni sulla mia pagina Linkedin  e sul sito http://www.portale231.com/

ComplianceNet: Cos'è Asso231?

Ciro Strazzeri: Asso231 è un'associazione senza fini di lucro che riunisce i vari stakeholder del "mondo 231", con lo scopo di studiare da vari punti di vista e risolvere le problematiche connesse all'applicazione del decreto legislativo 231/2001 e, più in generale, dei temi del Risk Management, costituendo anche fonte di opportunità e scambio culturale-economico tra i propri associati.

ComplianceNet: C'era bisogno di un'altra associazione in ambito 231/2001?

Ciro Strazzeri: La nostra ambizione è riunire stabilmente ed istituzionalmente intorno ad uno stesso tavolo, per la prima volta, aziende, legislatori, mondo universitario, consulenti e Pubbliche Amministrazioni che qualificano i propri fornitori sulla base dei requisiti ex Dlgs 231/01.
A nostro avviso ogni categoria, finora, ha affrontato il "mondo 231" secondo il proprio specifico "punto di vista", arrivando come al solito ad un tira e molla di proposte che accontentano l'una e lasciano insoddisfatta l'altra.
Il fiore rappresentato nel nostro logo è emblematico della nostra mission: ogni petalo rappresenta una delle categorie di stakeholder che, dal proprio punto di vista, deve affrontare la tematica della Responsabilità Amministrativa (di fatto para-penale) delle organizzazioni:

  • organizzazioni/enti
  • consulenza/formazione
  • università/istituzioni accademiche
  • magistratura
  • PP.AA.

ComplianceNet: Quanto costa iscriversi a Asso231 e quali sono i vantaggi "pratici" nell'associarsi?

Ciro Strazzeri: Asso231 al momento non chiede alcun contributo associativo e non lo farà sicuramente almeno fino al 2013, così come stabilito dall'Assemblea e come anche riportato nello Statuto consultabile nel sito. Riteniamo infatti che Asso231 debba fondarsi sul "volontariato" delle sue componenti, le quali avranno l'interesse di creare questa "casa del 231" nella quale ognuno potrà trovare il conforto della condivisione delle soluzioni alle spinose tematiche del 231.

ComplianceNet: 

Il "presidio antiriciclaggio" negli intermediari finanziari ex art. 106 (Compliance Normativa n. 2)

Roberto Bramato

di Roberto Bramato Operation Manager presso Milliora Finanzia Spa

Testo pubblicato con licenza http://creativecommons.org/licenses/by-nc/2.5/it; versione online su http://www.compliancenet.it/content/il-presidio-antiriciclaggio-negli-in... e su http://www.compliance-normativa.it/article/il-presidio-antiriciclaggio-n..., data di pubblicazione: 10 gennaio 2012
Articolo disponibile nelle versioni: mobi, epub, pdf, xhtml, doc, odt

1. Premessa

La disciplina dei soggetti operanti nel settore finanziario negli ultimi anni è stata oggetto di diverse rivisitazioni, che hanno portato ad un marcato mutamento dello scenario prospettico di mercato: Holding, Intermediari Finanziari, Confidi, Agenti in attività Finanziaria, Mediatori Creditizi, sono tutti soggetti coinvolti a vario titolo in questo processo.
A partire dal D.Lgs. 11/2010 (in vigore dal 1 marzo 2010), di recepimento della Direttiva 2007/64/CE (c.d. PSD), la tipologia di intermediario finanziario (nota 1)  cui si farà riferimento nel prosieguo è stata ridisegnata.
L'art. 33 della Lg. 88/2009 (c.d. Legge Comunitaria 2008), ha dato delega al Governo di attuare di la Direttiva 2008/48/CE, in cui erano contenute una serie di modifiche aventi ad oggetto la disciplina dei contratti di credito ai consumatori nonché modifiche ed integrazioni a quella relativa ai soggetti operanti, per l'appunto, nel settore finanziario.
È, dunque, con la successiva entrata in vigore del D.Lgs. 141/2010, così come modificato dai successivi interventi  legislativi (nota 2), che la disciplina riguardante i soggetti operanti nel settore finanziario, contenuta all'interno del Titolo V (nota 3) del Testo Unico Bancario (D. Lgs. 385/1993) è stata profondamente modificata.
Il decreto in questione ha ridisegnato interamente i confini operativi e disciplinari degli intermediari finanziari (nota 4)  producendo il rilevante effetto di porre fine alla sussistente distinzione tra soggetti iscritti all'Elenco Generale (ex Art. 106) ed all'Elenco Speciale (ex Art. 107). Entrambi gli elenchi saranno sostituiti da un Albo (unico) degli Intermediari Finanziari che esercitano nei confronti del pubblico attività di concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma e la cui tenuta è affidata alla Banca d'Italia (nota 5).
Questa formulazione del Titolo V prevede, per la "nuova" tipologia di intermediario finanziario di cui all'Art. 106 (nota 6), una tendenza all'assimilazione degli standard di organizzazione, gestione e controllo a quelli già previsti per i soggetti vigilati.
La Banca d'Italia emanerà "[…] disposizioni di carattere generale aventi a oggetto l'adeguatezza patrimoniale, il contenimento del rischio nelle sue diverse configurazioni, l'organizzazione amministrativa e contabile e i controlli interni, nonché l'informativa da rendere al pubblico sulle predette materie. […]" (nota 7) .
Si procede, in estrema sintesi (nota 8), nel tentativo di tratteggiare le differenze tra il precedente modello organizzativo di intermediario finanziario iscritto all'Elenco Generale ed il nuovo modello da adottare alla luce delle nuove norme, per poi focalizzare una maggiore attenzione sul "presidio" antiriciclaggio che dovrà caratterizzare necessariamente gli intermediari finanziari.
Obiettivo di queste pagine è quello di rendere un'idea immediata di come lo scenario generale sia mutato, nonché di tratteggiare in maniera piuttosto semplicistica uno schema esemplificativo dell'organizzazione da adottare per rispondere agli obblighi antiriciclaggio.

Compliance Normativa n. 2 – 19 dicembre 2011 – "Speciale antiriciclaggio" - indice degli articoli

È disponibile il secondo numero della rivista online "Compliance Normativa" dedicato all’antiriciclaggio.

Indice

Agatino Grillo

Cos’è l’antiriciclaggio?

Disponibile dal 19 dicembre 2011

Ranieri Razzante

Riciclaggio, corruzione, usura: serve un
impegno comune per la difesa della legalità

Disponibile dal 19 dicembre 2011



Elisa Dellarosa




L’adeguata verifica nella normativa
antiriciclaggio: autoregolamentazione e profili evolutivi


Disponibile dal 20 dicembre 2011

Cristina Cellucci

Antiriciclaggio e usura

Disponibile dal 12 gennaio 2012

Francesco Fontana

Emanuele Pugliese

Antiriciclaggio: tecniche di analisi per l'individuazione delle anomalie nelle compravendite immobiliari

Disponibile dal 20 dicembre 2011

Maurizio Arena

Il Collegio Sindacale con funzioni di Organismo
di vigilanza: profili penalistici

Disponibile dal 21 dicembre 2011

Fabio Civale

La conclusione dei contratti bancari e
finanziari: orientamenti giurisprudenziali

Disponibile dal 21 dicembre 2011

Marco Pigliacampo

Se la compliance è cultura

Disponibile dal 21 dicembre 2011

Roberto Bramato Il "presidio antiriciclaggio"
negli intermediari finanziari ex art. 106
Disponibile dal 10 gennaio 2012

Link utili

Se la compliance è cultura (Compliance Normativa n. 2)

Marco Pigliacampo

di Marco Pigliacampo

Testo pubblicato con licenza http://creativecommons.org/licenses/by-nc/2.5/it; versione online su http://www.compliancenet.it/content/se-la-compliance-e-cultura e su http://www.compliance-normativa.it/article/se-la-compliance-e-cultura, data di pubblicazione: 5 dicembre 2011
Articolo disponibile nelle versioni: epub, pdf, xhtml, doc, odt

Oggi compliance e cultura sono termini correlati quasi automaticamente negli interventi degli esperti, nei convegni e negli articoli. Anche le numerose iniziative di formazione interna avviate dalle banche testimoniano l'elevato grado di fiducia nell'idea che la compliance sia fondata sulla sostanza dei comportamenti aziendali più che sul mero adempimento delle norme – idea peraltro proposta dalla stessa regolamentazione. A ben guardare, però, non è così facile trovare evidenze di risultati concreti ed efficaci in termini di cambiamento delle culture aziendali. Resta la sensazione di un approccio ancora superficiale o che comunque non consideri sufficientemente alcune caratteristiche di fondo del tema.

L'esperienza sociale

Basta rileggere la definizione di cultura prodotta dalle scienze sociali per averne percezione: la cultura è "la disposizione ad affrontare la realtà che si costituisce negli individui in quanto membri di un gruppo sociale", essa comprende conoscenze, idee, simboli, valori e le "disposizioni all'azione che si concretizzano in schemi e tecniche di attività" (Tentori) [nota 1]. Se le persone esprimono la propria cultura attraverso l'azione, allora non dovrebbe accadere che la maggior parte degli interventi a proposito di cultura della compliance non consideri mai l'azione né l'interazione prodotte dagli individui. Invece torna spesso il termine diffusione, che ricorda un modello comunicativo che non richiede l'attivazione dei destinatari. L'utilizzo di tali termini (diffusione, programmazione, ecc.) rivela una concezione di cultura aziendale come strumento a disposizione del management, come fosse una leva gestionale su cui poter agire direttamente.
Questa concezione di cultura aziendale deriva dalla confusione tra cultura agita in azienda (che è quella propriamente aziendale) e cultura ideale dell'azienda (che è quella teorica spesso fissata nelle mission e nei codici di condotta). E' evidente a ogni manager che cambiare una dichiarazione di mission non cambia una cultura aziendale, eppure c'è ancora una certa superficialità nei progetti che vorrebbero incidere sui valori aziendali. Occorre focalizzare una volta per tutte che i valori non hanno nulla di ideale, ma sono principi di comportamento socializzati e interiorizzati dai membri di un'organizzazione attraverso l'esperienza sociale. Come un atto diventa abitudine eppoi costume, così un valore diventa valore sociale eppoi aziendale solo mediante le esperienze concrete e partecipate. Le persone dell'azienda comunicano costantemente i valori che guidano le loro azioni, in modo assolutamente automatico e inconsapevole. Almeno una delle definizioni di cultura ascoltate nei convegni ABI è sacrosanta: "la cultura è quello che faccio e come lo faccio quando non ci penso" (Carretta) [nota 2] . In tal senso, è assolutamente reale che una cultura orientata alla compliance implicherebbe comportamenti corretti anche in assenza di regole di condotta.

La conclusione dei contratti bancari e finanziari: orientamenti giurisprudenziali (Compliance Normativa n. 2)

Fabio Civale

di Fabio Civale, avvocato

Testo pubblicato con licenza http://creativecommons.org/licenses/by-nc/2.5/it; versione online su http://www.compliancenet.it/content/la-conclusione-dei-contratti-bancari... e su http://www.compliance-normativa.it/article/la-conclusione-dei-contratti-..., data di pubblicazione: 5 dicembre 2011
Articolo disponibile nelle versioni: epub, pdf, xhtml, doc, odt

Nell'ambito dei rapporti bancari e finanziari la conclusione dei contratti avviene sovente attraverso lo scambio di proposta ed accettazione.

Come a tutti noto, sia l'art. 117 del d.lgs. 1° settembre 1993, n 385 (d'ora in poi, per brevità, "TUB") in materia di servizi bancari (nota 1), sia l'art. 23 del d. lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 (d'ora in poi, per brevità, "TUF") prevedono che i contratti "sono redatti per iscritto e un esemplare è consegnato ai clienti (…). Nei casi di inosservanza della forma prescritta, il contratto è nullo".
Di norma il cliente, dopo aver ricevuto la dovuta informativa pre-contrattuale, trasmette alla Banca una proposta contrattuale debitamente sottoscritta. La Banca, effettuate le opportune valutazioni e verifiche del caso, comunica al cliente l'accettazione della suddetta proposta contrattuale.
Giusto il disposto di cui all' art. 1326 c.c., la conclusione del contratto avviene, nell'ambito della suddetta operatività, nel momento in cui il Cliente riceve notizia dell'accettazione della Banca.
Occorre in primo luogo notare che, secondo il consolidato orientamento giurisprudenziale, la conclusione del contratto inter absentes tramite scambio di proposta ed accettazione può avvenire validamente anche per quei contratti per i quali, come nel caso di  specie, sia prevista una forma scritta ad substantiam (nota 2).

Nei giudizi promossi nei confronti delle banche, sempre più di frequente accade che i clienti contestino la nullità del rapporto avente ad oggetto la prestazione dei servizi di investimento o dei servizi bancari in quanto, a loro dire, il contratto non si sarebbe perfezionato non essendo stata ricevuta dal cliente preponente l'accettazione della Banca.
Nei casi in cui la Banca non sia in grado di provare di aver effettivamente perfezionato l'accordo quadro relativo ai servizi di investimento consegnando al cliente l'accettazione della proposta contrattuale, la giurisprudenza di merito ha di recente statuito in diverse pronunce la nullità del contratto normativo quadro e delle conseguenti operazioni di investimento (nota 3).
La nullità invocata dai clienti in questi casi discende dall'art. 23 del TUF che, come noto, prevede la forma scritta ad substantiam per il contratto normativo quadro avente ad oggetto i servizi di investimento.

Sebbene le funzioni della forma scritta richiesta ad substantiam possano ritenersi molteplici, quasi unanimemente si ritiene che la forma imposta dall'art. 23 del TUF sia da annoverarsi tra le forme o nullità c.d. "di protezione" a favore dell'investitore, ossia trattasi di presidio finalizzato a garantire sia la conoscibilità da parte del cliente delle condizioni contrattuali applicabili al rapporto, sia la certezza dei termini normativi ed economici della disciplina contrattuale.

A conferma che la forma prescritta ex art. 23 del TUF abbia i connotati tipici di una "forma di protezione" a favore del cliente, si richiama il contenuto testuale della suddetta norma che non impone che i contratti siano "conclusi" per iscritto, ma prevede che gli stessi siano "redatti" per iscritto.
In breve, l'art. 23 del TUF ha introdotto nel nostro ordinamento una "forma di protezione" finalizzata a rendere edotto e consapevole il cliente delle caratteristiche dei servizi di investimento prestati dall'intermediario e dei diritti e obblighi connessi ai contratti relativi agli stessi servizi di investimento.

La qualifica quale "forma di protezione" del disposto di cui all'art. 23 del TUF riverbera importanti conseguenze in relazione al tema della conclusione e perfezionamento dell'accordo contrattuale in quanto, ad avviso del Tribunale di Milano, nessuna nullità può essere fatta valere nel caso in cui il cliente abbia avuto contezza (scritta) delle condizioni contrattuali e sia carente solo la forma scritta dell'accettazione da parte della Banca.

Il Collegio Sindacale con funzioni di Organismo di vigilanza: profili penalistici (Compliance Normativa n. 2)

Maurizio Arena

di Maurizio Arena, avvocato, curatore del sito http://www.reatisocietari.it/

Testo pubblicato con licenza http://creativecommons.org/licenses/by-nc/2.5/it; versione online su http://www.compliancenet.it/content/collegio-sindacale-con-funzioni-di-o... e su http://www.compliance-normativa.it/article/collegio-sindacale-con-funzio..., data di pubblicazione: 4 dicembre 2011
Articolo disponibile nelle versioni: epub, pdf, xhtml, doc, odt

La legge 12 novembre 2011 n. 183 (Legge di Stabilità 2012), all'art 14, dispone l'inserimento di un comma 4-bis nell'art 6 del d.lg. 231/2001, con decorrenza 1 gennaio 2012, che recita:

4-bis. Nelle società di capitali il collegio sindacale, il consiglio di sorveglianza e il comitato per il controllo della gestione possono svolgere le funzioni dell'organismo di vigilanza di cui al comma 1, lettera b).

Non ci si vuole soffermare sulle numerose implicazioni della "riforma" in esame, bene evidenziate in altri documenti (nota 1) e contributi (nota 2).
Piuttosto chi scrive vorrebbe svolgere alcune sintetiche considerazioni squisitamente penalistiche sulla modifica legislativa tra poco in vigore.

I nuovi obblighi e responsabilità dell'Organo preposto alla vigilanza del Modello organizzativo

Se l'Organismo di vigilanza (ODV) dovesse coincidere con il collegio sindacale non pare discutibile l'inaugurazione di una nuova stagione del "Sistema 231".
Nuova non solo rispetto a quanto prefigurato in dottrina e in giurisprudenza, ma, prima ancora, dal Decreto stesso e dalla sua relazione di accompagnamento.
Ci si riferisce all'entrata in scena della responsabilità c.d. omissiva impropria dell'ODV.
Precisamente: l'Organo preposto alla "Compliance 231" – il "nuovo" collegio sindacale - sarebbe senz'altro titolare di una posizione di garanzia rilevante ex art 40 comma 2 c.p..
Di conseguenza lo stesso Organo sarebbe titolare di un obbligo giuridico di impedire il reato altrui (leggasi, in particolare: il reato del soggetto apicale).
Insomma diventerebbe regola quella che sino ad ora è stata ritenuta una (possibile ed eccezionale) "deviazione sistematica" del ruolo e delle responsabilità dell'ODV: ci si riferisce all'art 52 comma 1 della Legge Antiriciclaggio (d.lg. 231/2007), che attribuisce all'ODV l'obbligo di vigilare sul rispetto delle disposizioni della Legge stessa, in tal modo sancendone, secondo taluni (nota 3), la posizione di garanzia.
L'ODV è stato istituito per vigilare sull'attuazione del Modello, per curarne l'aggiornamento: deve effettuare controlli sul rispetto delle procedure e riportare al massimo organo dirigente.
Non gli è stata assegnata – o comunque riconosciuta – una rilevanza esterna (nota 4) né, tantomeno, la titolarità di poteri impeditivi: in particolare, a tal fine non si ritiene sufficiente la fonte privata costituita dal Modello organizzativo (nota 5).
Tale status quo è destinato a mutare radicalmente alla luce della possibile attribuzione delle sue funzioni al collegio sindacale.

Antiriciclaggio: tecniche di analisi per l'individuazione delle anomalie nelle compravendite immobiliari (Compliance Normativa 2

Francesco FontanaEmanuele Pugliese

di Francesco Fontana e Emanuele Pugliese

Testo pubblicato con licenza http://creativecommons.org/licenses/by-nc/2.5/it; versione online su http://www.compliancenet.it/content/antiriciclaggio-tecniche-di-analisi-... e su http://www.compliance-normativa.it/article/antiriciclaggio-tecniche-di-a..., data di pubblicazione: 12 dicembre 2011
Articolo disponibile nelle versioni: epub, pdf, xhtml, doc, odt

L'antiriciclaggio nel mercato immobiliare

Una forma classica di riciclaggio è l'investimento immobiliare. Solo nel 2011 in Italia sono avvenute quasi 600.000 compravendite di immobili ad uso residenziale.

Spesso infatti la struttura stessa delle transazioni impedisce al momento dell'effettiva stipulazione dell'atto l'individuazione di eventuali motivi di sospetto.
Come giustamente Paolo Righi, presidente della Fiaip, ha fatto notare in una sua recente intervista, è difficile per un agente immobiliare individuare l'origine del denaro. Certo la presenza di grossi quantitativi di denaro contante è sempre un indice di allarme, ma spesso i dettagli della transazione non sono disponibili o vengono ben mascherati dall'acquirente/venditore.

Questo articolo vuole mostrare una possibile tecnica di analisi del mercato immobiliare attraverso la ricerca di anomalie di prezzo temporali (prezzo dell'immobile nel tempo), spaziali (andamento rispetto agli  immobili vicini) e strutturali (prezzo relativamente alla tipologia di immobile).

Il valore dell'immobile

Molte sono le variabili che entrano in gioco quando viene definito il prezzo di un immobile, e non sempre sono evidenti e visibili. Pensiamo ad esempio all'apertura di un mercato vicino all'immobile. Sicuramente il prezzo della casa salirà per la comodità di poter effettuare acquisti, ma altrettanto probabilmente il mercato causerà rumore, sporcizia e difficoltà di parcheggio, il che comporterà un abbassamento del prezzo.
Come questa molte altre circostanze variano il prezzo: un amministratore di condominio poco presente, un vicino rumoroso, il tasso di furti in zona, ecc. Ma anche gli annunci di vendita o affitto della zona influenzeranno. Se il vicino di casa vende la casa a un certo prezzo e l'immobile è considerato simile al proprio, questo modificherà la stima effettuata.
D'altro canto, il valore catastale non tiene conto (e non deve tenere conto) di nessun fattore ambientale esterno, quindi risulta inutile per qualsiasi analisi di anomalia.
Per poter effettuare un'analisi corretta occorrerà dunque trovare e stabilire un indice che identifichi il valore effettivo dell'immobile valutandone la posizione, la tipologia e i fattori ambientali, senza tener conto delle fluttuazioni dovute proprio alle anomalie che stiamo cercando di individuare.
La costruzione dell'indice non vuole essere argomento di questo articolo, ma analizzare, seppure sommariamente, le caratteristiche dell'indice è indispensabile per poter correttamente interpretare la struttura del progetto sviluppato.
L'indice utilizzato in questo articolo è stato estratto da un'analisi dei prezzi di vendita degli immobili negli ultimi 2 mesi.

La mappa dei valori immobiliari

Quello che serve al nostro indice è la possibilità di effettuare un'analisi completa dei dettagli osservabili dell'appartamento ma anche di tutte quelle caratteristiche intrinseche e non altrettanto evidenti. Ci serve cioè una mappa che leghi gli appartamenti al loro valore, estrapolandolo dalla conoscenza di transizioni simili nella zona.
Ovviamente questo problema presenta numerose difficoltà, in quanto raramente è presente una compravendita recente di un appartamento simile nello stesso palazzo per stimare la transazione. Vi saranno però transazioni nelle vicinanze di case con caratteristiche diverse. Vi saranno transizioni distanti ma di case simili. Vi saranno transizioni recenti e meno recenti. Lo scopo dell'indice che costruiamo è esattamente stimare nel modo migliore, da queste informazioni, il prezzo che dovrebbe avere l'appartamento.
Questa operazione è stata effettuata tramite una regressione multidimensionale semi-parametrica.

Pagine