Banca d'Italia

UIF: “Aggiornamento dei criteri di invio delle segnalazioni antiriciclaggio aggregate S.AR.A.” (30 dicembre 2013)

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(clicca sull'immagine per scaricare il Provvedimento dell’UIF per l’invio delle Segnalazioni antiriciclaggio aggregate, SARA, del 23/12/2013)

Fonte: Banca d’Italia (comunicato in pdf, del 30 dicembre 2013, 22 K, 2 pp., datato 23 dicembre 2013)

In seguito all’emanazione, il 3 aprile 2013, del Provvedimento della Banca d’Italia recante “Disposizioni attuative per la tenuta dell’archivio unico informatico e per le modalità semplificate di registrazione di cui all’articolo 37, commi 7 e 8, del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231”, l’UIF ha emanato il 23 dicembre 2013 un nuovo provvedimento recante le disposizioni per l’invio dei dati aggregati di cui all’articolo 40 del citato decreto legislativo (“Decreto antiriciclaggio”). Le nuove disposizioni, le specifiche tecniche e la documentazione di supporto sono pubblicati nel presente sito al collegamento http://www.bancaditalia.it/UIF/prev-ricic/sara/segnalazioni .
La nuova procedura si applica alle segnalazioni riferite alle registrazioni in AUI inerenti e successive il mese di gennaio 2014.
Principalmente, le novità introdotte dal Provvedimento dell’UIF del 23 dicembre 2013 si muovono lungo due direttrici.
In primo luogo, l’UIF ha provveduto ad aggiornare i criteri di raccordo tra le causali analitiche e le causali aggregate.
In tale ambito l’UIF ha operato cercando di limitare le modifiche all’essenziale nell’ottica sia di contenere gli oneri di adeguamento per i segnalanti, sia di garantire la continuità nelle serie storiche dei propri dati.
Ciò determina che per la stragrande maggioranza dei segnalanti, al di fuori della categoria delle assicurazioni e delle società fiduciarie, le modifiche sono molto contenute.
Per le prime, le assicurazioni, tenuto conto della limitata operatività che sono tenute a registrare in AUI, le causali aggregate sono state ridotte e includono solamente le causali attinenti il mezzo di pagamento utilizzato.
Diversamente, per le seconde, le società fiduciarie, sono state aggiunte 6 casuali aggregate in modo da differenziare meglio la loro operatività, vista l’ampia gamma di attività che svolgono.
I nuovi criteri e le relative specifiche tecniche per la compilazione della segnalazione si trovano rispettivamente nell’Allegato 1 e nella Documentazione tecnica a supporto della produzione della segnalazione (tassonomia XBRL) che sono pubblicati nella relativa sezione del collegamento http://www.bancaditalia.it/UIF/prev-ricic/sara/segnalazioni .
La nuova versione della tassonomia XBRL è stata costruita in modo che possa essere utilizzata sia per le segnalazioni riferite e successive il mese di gennaio 2014, sia per le segnalazioni riferite ai periodi precedenti, in modo che i segnalanti possano avere un unico strumentario per i nuovi invii e per eventuali invii sostitutivi di periodi pregressi.
Inoltre, i segnalanti che non sono interessati dalle modifiche potranno continuare a utilizzare la precedente versione della tassonomia XBRL.
In secondo luogo, il Provvedimento dell’UIF assoggetta all’obbligo di trasmissione dei dati aggregati una nuova categoria di segnalanti, quella degli Istituti di pagamento (IP), previsti dall’articolo 11, comma 1, lettera c-bis), del decreto antiriciclaggio, così come modificato dal decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11.
A tal riguardo si fa presente, esclusivamente con riferimento a tale categoria di segnalanti, che:

  1. a partire dalla data di pubblicazione di questo comunicato ed entro e non oltre il 3 marzo 2014, i responsabili antiriciclaggio degli IP dovranno procedere alla registrazione al portale web https://infostat-uif.bancaditalia.it; le istruzioni per la registrazione sono contenute nella documentazione al collegamento http://www.bancaditalia.it/UIF/moduli-sw/moduliuif/ istruz_acc_portale.pdf.
  2. Gli IP a partire da lunedì 3 febbraio 2014 e successivamente alla loro registrazione, potranno accedere al portale web per inviare le segnalazioni riferite al mese di gennaio 2014. Queste dovranno essere inviate entro e non oltre il 2 aprile 2014. Per acquisire una certa familiarità con il portale web gli IP potranno fare degli invii in modalità diagnostica. Si consiglia gli IP di acquisire un’adeguata esperienza prima di provvedere alla consegna ufficiale delle segnalazioni di loro pertinenza (la descrizione delle due modalità di invio, diagnostica e ufficiale, sono descritte nel Manuale Utente pubblicato nella sezione “Documentazione tecnica per l’invio delle segnalazioni” precedentemente citata.
  3. Gli IP “ibridi finanziari”, i soggetti che operano come patrimoni destinati costituiti da intermediari finanziari, che risultano, perciò, iscritti tanto all’albo di cui all’articolo 107 TUB (al testo vigente alla data del 4 settembre 2010), che all’albo di cui all’articolo 117-septies, del TUB, devono inviare le segnalazioni SARA come IP qualora le attività inerenti la prestazione dei servizi di pagamento siano prevalenti sulle attività prestate in qualità di intermediario finanziario. Diversamente qualora quest’ultime dovessero essere prevalenti rispetto alle attività inerenti la prestazione dei servizi di pagamento, l’IP “ibrido finanziario” dovrà qualificarsi come intermediario finanziario.

Si coglie infine l’occasione del presente comunicato per precisare, e questo per la generalità dei segnalanti, che nelle segnalazioni SARA per la codifica dei paesi (paese della residenza del cliente e, solo in caso di bonifico, della controparte e dell’intermediario della controparte) non possono essere utilizzati i codici di enti internazionali o sovranazionali ma unicamente i codici degli Stati. Per la relativa codifica i segnalanti dovranno far riferimento alla tabella di codifica Paesi aggiornata tempo per tempo dalla Banca d’Italia.
Eventuali chiarimenti sulle nuove modalità di segnalazione e sulla procedura di registrazione per gli IP possono essere richiesti per e-mail all’indirizzo uif.sara@bancaditalia.it.

Roma, 23 dicembre 2013

Allegati

UIF, “Aggiornamento dei criteri di invio delle segnalazioni antiriciclaggio aggregate S.AR.A.”, 30 dicembre 2013, pdf, 22 K, 2 pp. (datato 23 dicembre 2013)

Provvedimento dell’Unità di Informazione Finanziaria del 23 dicembre 2013

  • Provvedimento dell’UIF per l’invio delle Segnalazioni antiriciclaggio aggregate (SARA) del 23/12/2013 (pdf, 82 K)
  • Allegato 1 – Codici delle causali aggregate (pdf, 81 K)
  • Allegato 2 – Codici sintetici di attività economica (pdf, 22 K)
  • Allegato 3 – Schema segnaletico delle segnalazioni SARA (pdf, 29 K)

Limentani & Tresoldi, “Le nuove disposizioni di Vigilanza sul sistema dei controlli interni, sul sistema informativo e sulla continuità operativa” (Bancaria, 25 dicembre 2013)

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Fonte: Bancaria editrice (qui in pdf , 238 K, 9 pp.)
di Rupert N. Limentani e Normanna Tresoldi (Limentani & Partners)

Keywords: controlli interni, vigilanza, crisi finanziaria, Jel codes: G21, G28, G01

É in uscita, edito da Bancaria Editrice, il volume “Compliance Handbook”, che recepisce le nuove disposizioni di vigilanza ( 15^ aggiorn. Circ. 263/2006) e le declina in modo operativo, dettagliando le attività della funzione di Compliance in rapporto al nuovo modello che prevede l' ampliamento del raggio di azione della funzione, esteso a tutta l’attività aziendale. Il testo illustra anche le tipologie si controllo congiunto con Risk Management e Internal Audit e dedica un'ampia parte ai controlli sui servizi di investimento.
Su questo tema Rupert N. Limentani e Normanna Tresoldi (Limentani & Partners) hanno scritto un articolo pubblicato su Bancaria di dicembre 2013. Il testo completo dell’articolo è disponibile qui in pdf. Di seguito l’introduzione dell’articolo.

Le nuove disposizioni di Vigilanza in materia di sistema dei controlli interni, sistema informativo e continuità operativa non sono da considerarsi solo come reazione da parte del regulator alla crisi finanziaria. Esse sono rivolte a dare concretezza al principio di sana e prudente gestione declinandolo in una serie di azioni, impostazioni, presidi organizzativi, procedure che la banca deve adottare.

1. Premessa

È fuori discussione che le nuove disposizioni di Vigilanza (nota 1) siano state pubblicate in un momento senza precedenti per il sistema bancario: con il protrarsi della crisi, si sono moltiplicate le problematiche che le banche devono fronteggiare quotidianamente e con esse le pressioni contrastanti e contraddittorie alle quali sono sottoposte.
Basti pensare alla difficoltà di riconciliare l’esigenza di aumentare la raccolta in un periodo in cui la clientela vede diminuire la possibilità di risparmio, mantenendo nel contempo lo sbilancio interessi a un livello accettabile; oppure alla crescente difficoltà di erogare il credito quando l’aumentata rischiosità dei clienti impone accantonamenti sempre più massicci, e ancora come mantenere posizioni di adeguata patrimonializzazione e di buona redditività con bassa rischiosità, oppure come coniugare liquidità e redditività.
Mai come oggi i vertici delle banche si trovano a dover navigare un percorso accidentato fra una serie di possibili rischi in agguato, che minacciano la stabilità non solo dei singoli istituti ma di tutto il sistema.
Non sorprende neppure che la reazione immediata di tutti i regulator dei sistemi finanziari mondiali alla crisi sia stata di rendere molto più stringenti le azioni di supervisione e di verifica sull’intero sistema.
Nell’Unione europea e in Italia in particolare molte norme sono state rafforzate, sono state imposte maggiori limitazioni sull’operatività e maggiori obblighi di natura patrimoniale e di liquidità, sono stati rafforzati i controlli e si è insistito molto sulla trasparenza. Inoltre, l’azione ispettiva è stata notevolmente potenziata negli ultimi anni sia con una maggiore frequenza delle ispezioni generali sia con una serie di ispezioni mirate su temi specifici quali crediti, antiriciclaggio, compliance.
Si può quindi parlare di un’azione «a tutto tondo» che parte da una revisione fondamentale della normativa sino a comprendere il monitoraggio degli intermediari e le verifiche sui loro comportamenti.
Ma la domanda che viene spontanea è la seguente: le nuove normative sarebbero state necessarie se non si fosse verificata la crisi finanziaria degli ultimi anni?
Posto in altri termini, le misure sul sistema dei controlli interni, sul sistema informativo e sulla continuità operativa sono da interpretarsi come risposta della Vigilanza alla crisi dei sistemi finanziari oppure è ipotizzabile che le misure sarebbero state varate comunque, indipendentemente dagli eventi degli ultimi anni?
Per rispondere alla domanda occorre non solo prendere in esame le misure contenute nella nuova normativa, ma anche ripercorrere lo sviluppo della stessa negli anni della crisi per comprendere se vi sia un nesso causale fra gli eventi e le innovazioni normative intervenute nel periodo.
Il presente articolo si pone quindi l’obiettivo di contestualizzare le nuove disposizioni di Vigilanza nel momento topico in cui sono state emanate e di svolgere alcune considerazioni sulle tematiche dell’evoluzione della normativa riguardante i controlli interni, i sistemi informativi e la continuità operativa.
La crisi finanziaria si è manifestata dopo un periodo in cui i sistemi bancari dell’intero mondo occidentale avevano subìto uno sviluppo senza precedenti.
Questo sviluppo ha riguardato una serie di aspetti molto diversificati, quali:

  • la sempre maggiore disintermediazione delle banche che si trovano a operare in settori sempre più distanti da quelli tradizionali dell’intermediazione di denaro; in particolare lo sviluppo delle attività di investment banking, soprattutto negli Stati Uniti e paesi anglosassoni, con conseguente crescita esponenziale di nuove tipologie di rischio;
  • una crescente interdipendenza dei sistemi finanziari a livello globale con conseguenti rischi sistemici;
  • una crescente dipendenza delle banche e di altri intermediari finanziari dal buon funzionamento dei sistemi informatici.

Per comprendere quanto sia cambiato velocemente il contesto esterno, basti mettere a confronto la situazione attuale con quella vigente alla fine degli anni Novanta: in quell’epoca la funzione Compliance non esisteva, se non nelle grandi investment bank statunitensi o tedesche; il Risk management non costituiva un settore a sé stante ma operava all’interno del controllo di gestione; l’Organismo di Vigilanza non esisteva, in quanto è stato istituito solo con il d.lgs. 231 del 2001.
Le risposte normative di questo periodo hanno riguardato i seguenti aspetti:
1 aspetti patrimoniali e di liquidità:
-la normativa Basilea 2 e successivamente Basilea 3, che impone alle banche di valutare più puntualmente un ampio ventaglio di tipologie di rischi, alla luce degli aspetti che si vanno delineando con l’evoluzione dell’Accordo;
2 aspetti di trasparenza e di correttezza sui mercati mobiliari:
-la direttiva MiFid – direttiva sui mercati degli strumenti finanziari – con i numerosi cambiamenti richiesti alle modalità operative tramite le quali le banche operano con la propria clientela;
3 aspetti organizzativi, che costituiscono uno degli aspetti normativi più percepiti dalle stesse banche:
-la normativa applicabile al settore bancario si estende non solo all’antiriciclaggio, alla trasparenza, alla responsabilità amministrativa ma considera la conformità dei processi di gestione e la qualità dei dati e delle informazioni di business come elementi fondamentali per l’applicazione dei modelli di valutazione del rischio di credito, del rischio operativo, del rischio legale, del rischio di conformità e del rischio reputazionale.
Infatti, una delle principali caratteristiche del settore finanziario è proprio il livello di regolamentazione, che risulta essere più elevato che in qualsiasi altro comparto del sistema economico, ed è finalizzato a preservare e tutelare la connotazione fiduciaria che lo contraddistingue.
Mentre è vero che i vincoli della regolamentazione devono essere controbilanciati con le tematiche competitive, strategiche e di mercato che gli operatori del settore affrontano quotidianamente, è altresì vero che le normative non sono intese esclusivamente come freno all’attività imprenditoriale delle banche, bensì a tutela della stabilità del sistema, elemento fondamentale per la sopravvivenza dell’intera categoria.
Non stupisce quindi che l’intervento normativo in esame si focalizzi sul terzo di questi aspetti: la parte organizzativa, che riguarda prevalentemente il settore dei controlli interni e quello dei servizi informatici.
La linea fondamentale dell’ultimo intervento che ha dato luce ai nuovi capitoli 7, 8 e 9 del titolo V della circolare 263 di Banca d’Italia (nota 2) è quella dell’importanza fondamentale del controllo per garantire non solo la sana e prudente gestione ma anche per preservare il buon nome e la reputazione della banca e del sistema. È opportuno ricordare a questo punto i primi due paragrafi delle disposizioni di Vigilanza del 2007 che hanno istituito la funzione di Compliance (nota 3): «Il rispetto delle norme e la correttezza negli affari costituiscono elementi fondamentali nello svolgimento dell’attività bancaria, che per sua natura è fondata sulla fiducia. L’evoluzione dei mercati finanziari, in termini di innovazione dei prodotti, di trasferimento del rischio e di proiezione internazionale, rende più complessi l’identificazione e il controllo dei comportamenti che possono dar luogo a violazioni di norme, di standard operativi, di principi deontologici ed etici dell’attività di intermediazione. Nel mutato contesto è necessario, da un lato, promuovere una cultura aziendale improntata a principi di onestà, correttezza e rispetto non solo della lettera, ma anche dello spirito, delle norme; dall’altro, approntare specifici presidi organizzativi, volti ad assicurare il rigoroso rispetto delle prescrizioni normative e di autoregolamentazione».
Il paragrafo di apertura del nuovo capitolo 7 («Il Sistema dei Controlli Interni») del titolo V della citata circolare 263 riassume in parole semplici i motivi per i quali è stato emanato proprio ora un provvedimento di portata così ampia, che delinea come devono operare i controlli interni in banca: «Il sistema dei controlli interni è un elemento fondamentale del complessivo sistema di governo delle banche; esso assicura che l’attività aziendale sia in linea con le strategie e le politiche aziendali e sia improntata a canoni di sana e prudente gestione».
In queste poche righe si trovano tutti gli elementi che da tempo connotano gli interventi della Vigilanza e che chiaramente hanno ispirato anche la nuova normativa:

  • il sistema dei controlli è «un elemento fondamentale del complessivo sistema di governo delle banche», pertanto deve interessare i vertici direttamente e nel continuo; costituisce uno degli elementi basilari della governance aziendale;
  • il sistema dei controlli «assicura che l’attività aziendale sia in linea con le strategie e le politiche aziendali»; pertanto esso ha lo scopo di garantire che la banca riesca a tradurre in azioni, a tutti i livelli dell’azienda, ciò che viene deliberato dal vertice;
  • il sistema dei controlli «assicura che l’attività aziendale [...] sia improntata a canoni di sana e prudente gestione», ribadendo quindi che le banche devono essere gestite in modo sano, nel pieno rispetto delle regole, e prudente, limitando il più possibile il livello di rischi assunti.

Il Testo unico bancario e il Testo unico della finanza attribuiscono alla Banca d’Italia il potere di regolamentare numerosi aspetti dell’attività degli intermediari bancari e finanziari, per assicurare stabilità, efficienza e competitività al sistema finanziario.
All’interno del sistema di regole stabilite dalla Banca d’Italia, le banche devono adottare misure di tipo patrimoniale, organizzativo e gestionale per evitare eccessive esposizioni ai rischi e instaurare con il cliente una relazione basata su comportamenti corretti e trasparenti.
È da molti anni che la Banca d’Italia sta progressivamente mettendo a punto l’impianto normativo sul complessivo sistema dei controlli, mettendo gli interventi in stretta correlazione con gli aspetti di governance societaria (nota 4) .

(continua a leggere in pdf, 238 K, 9 pp.)

Note

  1. Circolare n. 263 del 27 dicembre 2006 (Fascicolo «Nuove Disposizioni di vigilanza prudenziale per le banche»), 15° aggiornamento del 2 luglio 2013
  2. Circolare n. 263 del 27 dicembre 2006 e successivi aggiornamenti, «Nuove Disposizioni di Vigilanza Prudenziale per le Banche».
  3. Disposizioni di Vigilanza del 10 luglio 2007, «La funzione di conformità (compliance)
  4. Al riguardo vedasi «Il sistema dei controlli interni nella governance bancaria», intervento del 6 giugno 2008 di Anna Maria Tarantola, all’epoca Direttore Centrale per la Vigilanza Creditizia e Finanziaria di Banca d’Italia, presso il Convegno Dexia Crediop “Il sistema dei controlli aziendali: alla ricerca di una governance”.

Compliance Handbook. Nuova edizione 2014

La nuova edizione del volume, di R. Limentani e N. Tresoldi, appena pubblicato da Bancaria Editrice, Compliance Handbook, oltre a contenere tutti i principi dettati dalle recenti disposizioni normative sul sistema dei controlli, con particolare riferimento alla funzione di Compliance, delinea in modo puntuale i nuovi ambiti di attività della funzione, ivi compresa la materia fiscale, esemplificando in uno schema le tipologie di controllo da applicare.
Propone una ridefinizione del modello, assegnando il presidio di materie non core a funzioni specialistiche già presenti nella banca e indica come ricondurre a unità tali presidi.
Delinea inoltre i contenuti del documento sull’architettura dei controlli; precisa in modo tabellare, facilmente consultabile, l’informativa all’Organo di Vigilanza; illustra, a titolo esemplificativo, le verifiche effettuate dalle funzioni aziendali di controllo, ognuna per le parti di competenza, su uno dei processi più rilevanti della banca: il processo del credito.
Il testo propone anche un modello di gap analysis, adatto per effettuare in ogni occasione che si renda necessaria una valutazione sulla funzione di Compliance e sulle altre funzioni di controllo, al fine di avere una visione complessiva dello stato delle stesse, onde adottare eventuali misure per l’adeguamento alle disposizioni normative e per il potenziamento del sistema dei controlli, qualora ciò si rendesse necessario.
La nuova edizione del Compliance Handbook ha previsto, inoltre, un nuovo capitolo dedicato ai controlli di Compliance sui servizi di investimento, che costituiscono una parte rilevante delle attività della funzione.
Il manuale di Compliance per i dipendenti, contenuto in appendice, è stato rivisitato per poter essere integrato nel Codice Etico, richiamato nel recente Provvedimento Banca d’Italia del 2 luglio 2013.
Il testo contiene schemi e tabelle che lo rendono facilmente consultabile, adatto a un utilizzo quotidiano per l’espletamento dei compiti della funzione di Compliance, ma soprattutto indispensabile per tutto il personale della banca, non solo per la diffusione della cultura di conformità, ma anche per la comprensione delle tematiche relative al Sistema dei Controlli, conoscenza imprescindibile dal buon funzionamento della banca.

Gli autori

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Rupert Limentani

Rupert Limentani, Associate del Chartered Institute of Bankers (Londra) si occupa di Consulenza Gestionale e del Credito. È nato a Cambridge, dove ha svolto gli studi.

Vanta una lunga esperienza in campo finanziario internazionale. Ha ricoperto posizioni di responsabilità nel gruppo Lloyds Bank plc (Londra, Düsseldorf e Milano) e in Deutsche Bank (Francoforte, Londra, Milano). Si occupa in particolare di Banking Consultancy in materia di Governance aziendale, di Sistema dei Controlli Interni, di Pricing del Credito. Presso la Deutsche Bank di Francoforte e di Milano, oltre ad essere stato Responsabile dei rapporti con il mondo bancario e le Istituzioni Finanziarie, è stato Responsabile del Controllo di Gestione per tutte le sue attività in Italia, apportando metodologie innovative e all’avanguardia.

Rupert Limentani è Senior Partner della L&P S.r.l. Collabora con varie riviste specialistiche finanziarie e con Università italiane sulle tematiche sopra esposte ed è relatore di convegni inerenti le tematiche bancarie. È inoltre docente di masters e di corsi di formazione in materia finanziaria presso i maggiori Istituti di Credito italiani, Confindustria e presso grandi aziende sul territorio nazionale.

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Normanna Tresoldi

Normanna Tresoldi proviene dal Gruppo Deutsche Bank. Dopo una approfondita esperienza nelle aree Finanza e Financial Institutions di Deutsche Bank, ricopre oggi la carica di Amministratore Delegato della L&P S.r.l. e coordina gli specialisti che operano nella società.

Svolge attività di Banking Consultancy, in particolare sui Controlli Interni delle Banche. Si occupa nello specifico di Compliance e di Antiriciclaggio. Per le aziende industriali e commerciali svolge approfonditi studi di mercato, di settore, di territorio e tessuto imprenditoriale delle varie aree geografiche, di andamento economico, patrimoniale e finanziario delle Imprese italiane, evidenziando il grado di sensibilità generale delle PMI al rischio di default ed individuando sui casi analizzati opportunità, rischi e misure da intraprendere.

Con Rupert Limentani, si occupa di corsi e seminari formativi inerenti i temi sopra esposti.

Articoli collegati

UIF: Rapporto annuale n. 5 - anno 2012 (28 ottobre 2013)

Obiettivo prioritario dell'UIF è l’aumento delle capacità di intelligence potenziando sia l’analisi strategica attraverso l’utilizzo delle informazioni sui flussi finanziari e sulle segnalazioni degli operatori, sia quella operativa, migliorando ancora la qualità e la quantità degli approfondimenti

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(clicca sull'immagine per aprire il rapporto in pdf)
Il 25 ottobre 2013 Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia, UIF, ha pubblicato il “Rapporto annuale n. 5 - anno 2012” datato maggio 2013 (qui in pdf  , 2.1 M, 102 pp.)
Il rapporto illustra l’attività svolta nel 2012 dall’UIF nell’ambito dell’apparato preposto alla prevenzione e al contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo internazionale.
L’art. 6, comma 5, del d.lgs. 21 novembre 2007, n. 231, come modificato dal d.lgs. 25 settembre 2009, n. 151, prevede che il rapporto sia trasmesso al Parlamento per il tramite del Ministro dell’Economia e delle finanze, accompagnato da una relazione della Banca d’Italia sui mezzi finanziari e sulle risorse conferiti all’UIF e da un parere sull’azione dell’Unità redatto dal Comitato di esperti costituito ai sensi del comma 4 del medesimo articolo.
Di seguito l’introduzione a firma del direttore e l’indice del rapporto.

Introduzione

Con la fine del 2012 si è concluso il primo quinquennio di vita dell’Unità di informazione finanziaria che, a seguito del decreto legislativo n. 231 del 2007, è subentrata all’Ufficio italiano dei cambi nell’attività di prevenzione e contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo. Si è trattato di un periodo intenso durante il quale la nuova entità, caratterizzata da una posizione istituzionale peculiare, ha dovuto organizzarsi in una diversa e più complessa configurazione, definita da nuovi compiti e da nuovi assetti. Sono state valorizzate le specifiche professionalità provenienti dall’Ufficio italiano dei cambi e le risorse umane e tecniche rese disponibili dalla collocazione presso la Banca d’Italia, in posizione di indipendenza e autonomia, secondo le linee tracciate dal legislatore.
In questo primo periodo di attività, l’Unità di informazione finanziaria ha potuto avvalersi della direzione di Giovanni Castaldi che ha cessato l’incarico alla fine del 2012.
Le sue doti professionali e umane, la determinazione nell’interpretare il proprio ruolo come servizio alla collettività e a presidio della legalità, la capacità di favorire la crescita delle competenze tecniche e la motivazione del personale hanno concorso in modo determinante al raggiungimento degli obiettivi del nuovo organismo e a tracciarne le prospettive future.
I risultati ottenuti sono stati significativi sia sul piano dello svolgimento dei compiti istituzionali, sia su quello organizzativo, con il conseguimento di progressivi rilevanti guadagni di efficacia, produttività ed efficienza operativa.
Sono stati rafforzati i rapporti di collaborazione con l’Autorità giudiziaria, con gli Organi investigativi, con gli operatori, con le controparti estere.
L’Unità di informazione finanziaria ha contribuito alla diffusione di una cultura dell’antiriciclaggio, accrescendo, in particolare, la sensibilità degli operatori verso l’adempimento degli obblighi segnaletici.
La risposta del sistema è stata positiva, come attesta il sensibile aumento delle segnalazioni di operazioni sospette.
Dal 1997, anno di avvio del relativo obbligo, sono pervenute all’Unità circa 250.000 segnalazioni di cui 189.000 (il 75%) nell’ultimo quinquennio e oltre 67.000 nel solo 2012.
La recente realizzazione di un nuovo sistema informatico per l’acquisizione e il trattamento delle segnalazioni ha consentito di fronteggiarne l’eccezionale incremento, di accelerare e razionalizzare il percorso di analisi, di potenziare le capacità selettive, di differenziare i livelli di approfondimento in relazione all’intensità del pericolo di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, secondo criteri condivisi dal Comitato di sicurezza finanziaria e conformi agli indirizzi definiti nelle sedi internazionali. Fondamentale è il supporto della Banca d’Italia che assicura le risorse necessarie a fronteggiare il più complesso contesto operativo.
L’attività svolta dall’Unità di informazione finanziaria continua ad essere caratterizzata da un elevato costante impegno sul fronte estero e in campo nazionale.
L’Unità partecipa attivamente ai lavori degli organismi internazionali, contribuendo anche al processo di affinamento, sviluppo e condivisione delle regole in materia di antiriciclaggio e contrasto al finanziamento del terrorismo.
Particolare impegno viene richiesto dalle iniziative collegate all’analisi della proposta di quarta direttiva antiriciclaggio adottata nel febbraio 2013 dalla Commissione europea: rilievo strategico assumono la definizione del livello di armonizzazione, la revisione dell’ambito di applicazione dei presidi preventivi e le scelte riguardanti l’attività delle Financial intelligence unit e la collaborazione internazionale tra esse.
Nell’assolvimento dei compiti assegnati dal legislatore in campo nazionale, l’Unità di informazione finanziaria prosegue nell’azione di sensibilizzazione nei confronti degli operatori attraverso incontri diretti a migliorare la qualità delle segnalazioni, con la definizione e diffusione di schemi di comportamento anomalo e contribuendo alla elaborazione di indicatori di anomalia.
Con il crescere delle potenzialità di analisi finanziaria dell’Unità di informazione finanziaria, sono divenute più numerose le richieste di collaborazione dell’Autorità giudiziaria che possono giovarsi dell’utilizzo dei canali informativi propri dell’Unità.
Frequenza crescente assumono gli accertamenti ispettivi volti all’approfondimento di casi emersi nell’ambito di tali rapporti.
La collaborazione con le Financial intelligence unit estere si è confermata una fonte esclusiva di informazioni, ottenute con rapidità tramite strumenti di trasmissione efficienti e riservati: la disponibilità di un numero sempre maggiore di Stati a ridurre gli ostacoli che si frappongono allo scambio e al pieno utilizzo delle notizie disponibili contribuirà ad un’ulteriore valorizzazione di questo canale.
Sono sempre più intensi i contatti dell’Unità anche con le altre istituzioni nazionali, allo scopo di consolidare la rete di relazioni funzionali a un’efficace azione di prevenzione e contrasto del riciclaggio. Significative sinergie sono state sviluppate con le autorità di supervisione di settore, in particolare con la Vigilanza della Banca d’Italia, con la quale sono stati condotti anche accertamenti ispettivi coordinati.
L’analisi dei flussi finanziari riveste un ruolo strategico nell’attività di prevenzione e contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo e costituisce una delle principali funzioni assegnate all’Unità di informazione finanziaria. Si va intensificando l’impegno nell’utilizzo del complesso delle informazioni e dei dati disponibili per approfondimenti su specifiche anomalie e su fenomeni riguardanti operatori, strumenti finanziari e di pagamento, aree territoriali, settori dell’economia.
In questi cinque anni il nuovo sistema di prevenzione del riciclaggio si è rafforzato e ha colto importanti risultati, ma ulteriori passi possono essere compiuti per incrementarne l’efficacia. Alla luce delle nuove Raccomandazioni adottate dal GAFI, le regole nazionali appaiono nel complesso adeguate ma si evidenzia l’opportunità di alcuni interventi: l’introduzione del reato di autoriciclaggio, la possibilità per l’Unità di informazione finanziaria di accedere, con adeguate modalità, alle informazioni investigative e giudiziarie, l’adozione di procedure di valutazione del rischio di riciclaggio su base nazionale.
Il Ministero della Giustizia, sulla base dei risultati di un apposito gruppo di studio cui ha partecipato anche l’Unità, ha formulato un’ipotesi di disciplina penale dell’autoriciclaggio, ha proposto interventi normativi per l’ampliamento delle fonti informative accessibili dall’Unità di informazione finanziaria, per il rafforzamento dello scambio tra le diverse autorità coinvolte nell’attività di contrasto del riciclaggio e per la revisione del sistema sanzionatorio delineato dalla normativa del 2007.
Una complessa analisi metodologica è stata promossa dal Ministero dell’economia in materia di valutazione del rischio nazionale di riciclaggio, con l’apporto di tutte le autorità interessate.
L’esperienza maturata consente all’Unità di informazione finanziaria non solo di valutare i risultati raggiunti ma anche di fissare gli obiettivi da perseguire per accrescere il contributo al sistema di prevenzione.
Obiettivo prioritario è l’aumento delle capacità di intelligence dell’Unità, lungo le linee disegnate dal legislatore e in conformità ai principi internazionali, potenziando sia l’analisi strategica attraverso l’utilizzo delle informazioni sui flussi finanziari e sulle segnalazioni degli operatori, sia quella operativa, migliorando ancora la qualità e la quantità degli approfondimenti.
È necessario un ampliamento delle basi informative, con l’accesso ad ulteriori fonti esterne. L’auspicata disponibilità degli esiti investigativi e giudiziari delle segnalazioni di operazioni sospette, oltre ad affinare l’analisi, consentirebbe anche di migliorare il flusso di ritorno ai segnalanti, in linea con le Raccomandazioni del GAFI e con le prassi vigenti negli altri paesi europei.
Perché la maggior disponibilità di informazioni si traduca effettivamente in un fattore di efficacia del sistema è necessario continuare a investire nell’innovazione tecnologica dei processi di analisi, anche per un pieno utilizzo di metodi statisticoeconometrici, di ricerca testuale e di altre tecniche per le analisi di grandi masse di dati.
L’attività ispettiva andrà maggiormente utilizzata per l’approfondimento di comportamenti anomali, per una migliore comprensione e individuazione di modalità operative funzionali al riciclaggio e per affrontare le criticità che vanno emergendo presso intermediari, diversi dalle banche, connotati da scarso grado di consapevolezza degli obblighi di antiriciclaggio.
La sempre più completa e accurata analisi dei flussi finanziari, delle basi informative, delle segnalazioni, le verifiche mirate sul campo, l’intensa collaborazione con le autorità di vigilanza di settore, con gli Organi investigativi e giudiziari e con la rete internazionale delle Financial intelligence unit consentiranno all’Unità di assolvere pienamente al proprio ruolo, affrontando con determinazione le sfide al corretto funzionamento dei mercati poste, nell’attuale contesto di debolezza del tessuto economico, dalla crescente aggressività della criminalità e della finanza illecita.
Il Direttore

Unione Fiduciaria: slide convegno “nuove regole sul sistema dei controlli interni” (15 ottobre 2013)

Sul sito web di Unione Fiduciaria sono disponibile le slide delle presentazioni relative al convegno del 1° ottobre 2013 “Provvedimento di Banca d’Italia del 2 luglio 2013: le nuove regole sul sistema dei controlli interni, sistemi informativi e continuità operativa

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(clicca qui per scaricare la locandina in pdf )

Presentazioni

(update: nuovo link)

UIF: “Informazioni da acquisire e conservare in caso di operazioni di restituzione” (6 agosto 2013)

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  • Fonte: Comunicato UIF (qui in pdf  , 517 K, 3 pp.

Informazioni da acquisire e conservare in caso di operazioni di restituzione di cui all’art. 23, comma 1-bis, del d.lgs. N. 231 del 2007

Il direttore dell’Unità di Informazione Finanziaria

Visto il decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, e successive modifiche e integrazioni, emanato in attuazione della direttiva 2005/60/CE concernente la prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo nonché della direttiva 2006/70/CE, che ne reca misure di esecuzione;

Visto l’articolo 23, comma 1, del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, il quale stabilisce che “quando gli enti o le persone soggetti al presente decreto non sono in grado di rispettare gli obblighi di adeguata verifica della clientela stabiliti dall'articolo 18, comma 1, lettere a), b) e c), non possono instaurare il rapporto continuativo né eseguire operazioni o prestazioni professionali ovvero pongono fine al rapporto continuativo o alla prestazione professionale già in essere e valutano se effettuare una segnalazione alla UIF, a norma del Titolo II, Capo III”;

Visto in particolare, l’articolo 23, comma 1-bis, del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, il quale prevede che “nel caso in cui non sia possibile rispettare gli obblighi di adeguata verifica relativamente a rapporti continuativi già in essere, operazioni o prestazioni professionali in corso di realizzazione, gli enti o le persone soggetti al presente decreto restituiscono al cliente i fondi, gli strumenti e le altre disponibilità finanziarie di spettanza, liquidandone il relativo importo tramite bonifico su un conto corrente bancario indicato dal cliente stesso. Il trasferimento dei fondi è accompagnato da un messaggio che indica alla controparte bancaria che le somme sono restituite al cliente per l'impossibilità di rispettare gli obblighi di adeguata verifica della clientela stabiliti dall'articolo 18, comma 1”;

Visto altresì l’articolo 6, comma 6, lett. c), del citato decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, in base al quale la UIF “acquisisce ulteriori dati e informazioni, finalizzati allo svolgimento delle proprie funzioni istituzionali, presso i soggetti tenuti alle segnalazioni di operazioni sospette di cui all'articolo 41”;

Vista la Circolare emanata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze in data 30 luglio 2013 (pdf , 256 K, 6 pp.), recante precisazioni sull’ambito applicativo della disposizione e sulle modalità operative idonee a dare attuazione al citato art. 23 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, come modificato dal decreto legislativo 19 settembre 2012, n. 169;

Adotta il seguente provvedimento

Articolo 1 (Definizioni)

1. Ai fini del presente provvedimento si intendono per:
a) “decreto antiriciclaggio”, il decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231;
b) “operazione di restituzione”, l’operazione effettuata ai sensi dell’articolo 23, comma 1-bis, del decreto antiriciclaggio per la restituzione al cliente di fondi, strumenti e altre disponibilità finanziarie;
c) “titolare effettivo”, 1) la persona o le persone fisiche per conto delle quali il cliente realizza un'operazione; 2) nel caso in cui il cliente e/o il soggetto per conto del quale il cliente realizza un’operazione siano entità diverse da una persona fisica, la persona o le persone fisiche che, in ultima istanza, possiedono o controllano l’entità, ovvero ne risultano beneficiari secondo i criteri di cui all’Allegato tecnico del decreto antiriciclaggio;
d) “dati identificativi”, il nome, il cognome e il codice fiscale o, nel caso di soggetti diversi da persona fisica, la denominazione e il codice fiscale. Nel caso di soggetti esteri rientra tra i dati identificativi il codice fiscale attribuito dall’Autorità italiana, ove rilasciato;
e) “esecutore”, il soggetto delegato a operare in nome e per conto del cliente o a cui siano comunque conferiti poteri di rappresentanza che gli consentano di operare in nome e per conto del cliente. I soggetti incaricati da un’autorità pubblica dell’amministrazione dei beni e dei rapporti del cliente o della sua rappresentanza (quali, ad esempio, i curatori fallimentari) sono considerati esecutori.

Art. 2 (Destinatari)

1. Il presente provvedimento si applica ai soggetti indicati agli articoli 11, 12, 13 e 14 del decreto antiriciclaggio .

Art. 3 (Ambito di applicazione)

1. I destinatari applicano il presente provvedimento con riferimento alle operazioni di restituzione dagli stessi eseguite.

Art. 4 (Informazioni)

1. Con riferimento a ciascuna operazione di restituzione, a prescindere dal relativo importo, devono essere acquisite e conservate le seguenti informazioni:
- la data, l’importo e la tipologia dell’operazione di restituzione;
- i dati identificativi: a) del cliente; b) degli eventuali cointestatari; c) se presente, del soggetto esecutore; d) dei titolari effettivi, ove l’astensione non sia determinata dall’impossibilità di identificare e verificare l’identità del titolare effettivo;
- gli estremi del rapporto o dei rapporti in favore dei quali è effettuata l’operazione di restituzione, con l’indicazione dell’intermediario finanziario presso il quale sono aperti e l’eventuale indicazione del Paese di destinazione delle disponibilità finanziarie;
- ove noti, i dati identificativi dei cointestatari del rapporto in favore del quale il cliente ha chiesto di effettuare l’operazione di restituzione.

Roma, 6 agosto 2013

Il direttore Dr. Claudio Clemente

Allegati

  • Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia, "Informazioni da acquisire e conservare in caso di operazioni di restituzione di cui all’art. 23, comma 1-bis, del d.lgs. N. 231 del 2007 ", pdf  (517 K, 3 pp.)
  • MEF, Circolare 30 luglio 2013 , pdf , 256 K, 6 pp.

Banca d’Italia: antiriciclaggio, accordo tra AIF Vaticano e UIF italiana (29 luglio 2013)

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  • Fonte: comunicati di Bankit – “Protocollo di intesa AIF e UIF” (pdf)  e “Chiarimenti su Protocollo di intesa AIF e UIF” (pdf)

Antiriciclaggio. Accordo tra l’Autorità di informazione finanziaria della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano e l’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia  in materia di collaborazione per lo scambio di informazioni

Il 26 luglio 2013 l’Autorità di Informazione Finanziaria della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano (AIF) e l’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia (UIF) hanno sottoscritto un Protocollo d’intesa che consentirà la collaborazione per la prevenzione e il contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo.
Il Protocollo impegna le due Autorità a scambiare ampie e complete informazioni per lo svolgimento dei rispettivi compiti di analisi finanziaria di operazioni sospette. A tal fine, ciascuna Autorità fornirà le notizie disponibili o acquisibili attraverso l’esercizio dei propri poteri.
Il Protocollo è stato redatto in conformità dei principi internazionali che disciplinano la collaborazione tra Financial Intelligence Units (FIU) e, in particolare, degli standard elaborati dal Gruppo d’Azione Finanziaria Internazionale (GAFI) e dal Gruppo Egmont.
La sottoscrizione del Protocollo costituisce un requisito necessario, in base alla legislazione antiriciclaggio dello Stato della Città del Vaticano, per consentire all’AIF di prestare la necessaria collaborazione. La normativa vaticana che, in linea con gli standard internazionali, ha sancito l’indipendenza della AIF nella sottoscrizione di protocolli d’intesa ha favorito l’ammissione dell’AIF nel Gruppo Egmont e, insieme alla disponibilità alla concreta collaborazione, ha posto le basi per la sottoscrizione del Protocollo con l’UIF.
Le Autorità si terranno reciprocamente informate circa le modifiche dei rispettivi sistemi normativi, dell’assetto istituzionale o organizzativo, del contesto operativo e di ogni altra circostanza suscettibile di riflettersi sul concreto svolgimento della collaborazione e sulla corretta applicazione del Protocollo.
L’accordo sottoscritto pone le premesse per l’avvio di una costruttiva collaborazione tra le due Autorità che potrà accrescere l’efficacia della loro azione.

Il Protocollo d’intesa tra l’Autorità di Informazione Finanziaria dello Stato della Città del Vaticano e l’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia nel quadro dei principi in materia di collaborazione internazionale antiriciclaggio

Il 26 luglio 2013 l’Autorità di Informazione Finanziaria della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano (AIF) e l’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia (UIF) hanno sottoscritto un Protocollo d’intesa che consentirà la collaborazione finalizzata allo scambio di informazioni su operazioni sospette di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo.
La materia si inquadra nel contesto delle Raccomandazioni del Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale (GAFI), costituito presso l’OCSE, e dei principi del Gruppo Egmont, organismo che raggruppa oltre 130 FIU tra cui quella italiana e, dal luglio 2013, quella vaticana.
I principi elaborati nelle sedi internazionali sanciscono, tra l’altro, l’obbligo delle FIU di prestare la più ampia collaborazione possibile, secondo criteri di reciprocità. Considerata la dimensione anche transnazionale del riciclaggio, tali condizioni sono essenziali ai fini dell’individuazione e dell’approfondimento di fenomeni criminali che coinvolgono diverse giurisdizioni.
Nella cornice delle regole internazionali, la collaborazione può essere disciplinata anche attraverso intese bilaterali.
I Memoranda of Understanding tra le FIU sono specificamente previsti dagli standard internazionali ed europei, che ne hanno regolato alcuni aspetti essenziali. Le Raccomandazioni del GAFI stabiliscono che le Autorità di paesi che condizionano lo scambio di informazioni alla stipula di protocolli d’intesa - tale è il caso dello Stato della Città del Vaticano devono negoziarli e definirli tempestivamente con il più ampio numero di controparti.
L’obbligo dell’AIF di definire protocolli d’intesa, da sottoporre preventivamente anche al “nulla osta” della Segreteria di Stato vaticana, era stato introdotto con una norma del gennaio 2012.
Veniva così modificata la previgente regolamentazione del 2010, che consentiva all’AIF di collaborare senza necessità di accordi formali. Nel dicembre 2012 la clausola relativa al “nulla osta” è stata rimossa.
Tale ultimo intervento normativo, in linea con gli standard internazionali in materia di indipendenza operativa delle FIU, ha favorito l’ammissione dell’AIF nel Gruppo Egmont e ha posto le basi per la sottoscrizione del Protocollo con l’UIF, che ricalca il modello predisposto dallo stesso Gruppo Egmont.
L’accordo risponde a esigenze di carattere operativo e consentirà di scambiare informazioni utili all’approfondimento di casi di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo di interesse per le due Autorità. Esso non riguarda gli aspetti relativi ai controlli sul sistema finanziario.

UIF: Comunicato relativo al Rapporto annuale sull'attività svolta nel 2012 (11 luglio 2013)

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  • Fonte: Comunicato UIF (qui in pdf, 123 K, 5 pp.)

Unità di Informazione Finanziaria - Comunicato

L’Unità di Informazione Finanziaria ha trasmesso al Ministro dell’Economia e delle Finanze per il successivo inoltro al Parlamento il Rapporto sull’attività svolta nel 2012, come previsto dall’articolo 6 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231.
Nel Rapporto vengono riepilogati, fra l’altro, i principali dati relativi all’attività di contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo.

Le segnalazioni di operazioni sospette complessivamente pervenute all’Unità di Informazione Finanziaria sono state oltre 67.000, ancora in forte crescita (36,6%) rispetto all’anno precedente; circa 170 segnalazioni hanno riguardato sospetti casi di finanziamento del terrorismo.
Oltre il 96% delle segnalazioni proviene da banche e intermediari finanziari (circa 65.000); le segnalazioni dei professionisti e delle imprese non finanziarie, pur restando molto contenute rispetto alla numerosità dei potenziali segnalanti, sono aumentate da poco meno di 500 a quasi 2.400, principalmente per effetto delle segnalazioni dei notai cresciute dell’80%.
La regione da cui proviene il maggior numero di segnalazioni di operazioni sospette è la Lombardia (19% del totale), seguita da Lazio e Campania (ciascuna 12% del totale).
L’analisi delle segnalazioni, l’osservazione del sistema e le verifiche ispettive hanno consentito all’UIF di continuare nell’opera di elaborazione e diffusione di schemi e modelli di comportamento anomalo: nel 2012 sono stati resi pubblici gli schemi relativi al contratto di factoring, alle frodi fiscali internazionali e a quelle nelle fatturazioni.
L’attività di ricerca e studio si è focalizzata sugli utilizzi potenzialmente anomali dei nuovi strumenti di moneta elettronica.
Si è intensificata la collaborazione con l’Autorità giudiziaria che ha riguardato, fra l’altro, indagini su riciclaggio di proventi da illecito utilizzo di rimborsi elettorali, da appropriazione indebita, da corruzione, da manipolazione di mercato, da raccolta abusiva del risparmio. Intensa è stata anche l’attività svolta nell’ambito di indagini su ipotesi di riciclaggio della criminalità organizzata.
La collaborazione con le Financial intelligence unit estere si è confermata una fonte privilegiata di informazioni, ottenute con rapidità tramite strumenti di trasmissione efficienti e riservati: le richieste dell’UIF sono aumentate del 26% in relazione sia a esigenze di approfondimento delle segnalazioni di operazioni sospette che di collaborazione con gli Organi investigativi e l’Autorità giudiziaria.

***

Con il 2012 si è concluso il primo quinquennio di vita dell’Unità di informazione finanziaria che, dal 2008, è subentrata all’Ufficio italiano dei cambi nell’attività di prevenzione e contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo.
Si è trattato di un periodo intenso durante il quale la nuova entità, caratterizzata da una posizione istituzionale peculiare, ha dovuto organizzarsi in una diversa e più complessa configurazione, definita da nuovi compiti e da nuovi assetti.
I risultati ottenuti sono stati significativi sia sul piano dello svolgimento dei compiti istituzionali, sia su quello organizzativo, con il conseguimento di progressivi rilevanti guadagni di efficacia, produttività ed efficienza operativa. Sono stati rafforzati i rapporti di collaborazione con l’Autorità giudiziaria, con gli Organi investigativi, con gli operatori, con le controparti estere.
La risposta del sistema è stata positiva, come attesta il sensibile aumento delle segnalazioni di operazioni sospette.
Dal 1997, anno di avvio del relativo obbligo, sono pervenute all’Unità circa 250.000 segnalazioni di cui 189.000 (il 75%) nell’ultimo quinquennio. La recente realizzazione di un nuovo sistema informatico per l’acquisizione e il trattamento delle segnalazioni ha consentito di fronteggiarne l’eccezionale incremento e di accelerare e razionalizzare il percorso di analisi. Nel 2012 il numero delle segnalazioni analizzate dall’Unità (oltre 60.000) è aumentato del 96% rispetto all’anno precedente; ulteriori incrementi della capacità produttiva dell’Unità sono stati conseguiti nel corso del 2013.
In questi cinque anni il nuovo sistema di prevenzione del riciclaggio si è rafforzato e ha colto importanti risultati ma ulteriori passi possono essere compiuti per incrementarne l’efficacia.
Alla luce delle nuove raccomandazioni adottate dal GAFI, obiettivo prioritario è l’aumento delle capacità di intelligence dell’Unità: è necessario un ampliamento delle basi informative, con l’accesso ad ulteriori fonti esterne. La disponibilità degli esiti investigativi e giudiziari delle segnalazioni di operazioni sospette, oltre ad affinare l’analisi, consentirebbe di migliorare anche il flusso di ritorno ai segnalanti, in linea con gli standard del GAFI e con le prassi vigenti negli altri paesi europei.
La sempre più completa ed accurata analisi dei flussi finanziari, delle segnalazioni e delle basi informative anche di nuova acquisizione, le verifiche mirate sul campo, l’intensa collaborazione con le autorità di vigilanza di settore, con gli Organi investigativi e giudiziari e con la rete internazionale delle Financial intelligence unit consentiranno all’Unità di svolgere con sempre maggior efficacia il proprio ruolo, affrontando con determinazione, nell’attuale contesto di debolezza del tessuto economico, le sfide della criminalità al corretto funzionamento dei mercati.

Segnalazioni pervenute

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Link

  • UIF, Comunicato, 11 luglio 2013 (qui in pdf, 123 K, 5 pp.)

Banca d’Italia: controlli interni, sistema informativo, continuità operativa aggiornamento disposizioni vigilanza, 4 luglio 2013

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    Banca d’Italia, “Nuove disposizioni di vigilanza prudenziale per le banche”, Circolare n. 263 del 27 dicembre 2006 – 15° aggiornamento del 2 luglio 2013

    Con il presente aggiornamento sono inseriti nel Titolo V della Circolare n. 263 del 27 dicembre 2006 “Nuove disposizioni di vigilanza prudenziale per le banche” il Capitolo 7 “Il sistema dei controlli interni”, il Capitolo 8 “Il sistema informativo” e il Capitolo 9 “La continuità operativa”.
    L’intervento sul sistema dei controlli interni (Capitolo 7) ha l’obiettivo di rafforzare la capacità delle banche e dei gruppi bancari di presidiare i rischi aziendali, creando un quadro normativo organico e coerente con le migliori prassi internazionali e con le raccomandazioni dei principali standard setter (Financial Stability Board, Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria, EBA).
    La disciplina si ispira ad alcuni principi di fondo: il coinvolgimento dei vertici aziendali; l’esigenza di assicurare una visione integrata dei rischi; l’attenzione ai temi dell’efficienza e dell’efficacia dei controlli; la valorizzazione del principio di proporzionalità, che consente di graduare l’applicazione delle norme in funzione della dimensione e della complessità operativa delle banche. 

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    Le nuove disposizioni richiedono alle banche di dotarsi un sistema dei controlli interni che sia completo, adeguato, funzionale e affidabile; le principali novità rispetto al vigente quadro normativo riguardano in particolare:

    • il ruolo e i compiti dell’organo con funzione di supervisione strategica e dell’organo con funzione di gestione: al primo spetta la definizione del modello di business e del Risk Appetite Framework, l’approvazione di un codice etico; al secondo è invece richiesto di avere un’approfondita comprensione di tutti i rischi aziendali e, nell’ambito di una gestione integrata, delle loro interrelazioni reciproche e con l’evoluzione del contesto esterno (incluso il rischio macroeconomico);
    • l’enfasi posta sulla definizione, da parte dei vertici aziendali, delle politiche e dei processi aziendali di maggiore rilievo (gestione dei rischi; la valutazione delle attività aziendali;
    • l’approvazione di nuovi prodotti/servizi, ecc.);
    • la revisione della disciplina delle funzioni aziendali di controllo (internal audit, compliance e risk management), al fine di: (i) rafforzare le procedure di nomina e revoca e la posizione gerarchico - funzionale dei relativi responsabili; (ii) ampliare i compiti del responsabile della funzione di risk management (chief risk officer); (iii) chiarire che la funzione di compliance assicura il presidio del rischio di non conformità con riferimento a tutte le norme applicabili alle banche, graduandone il coinvolgimento in relazione al rilievo che le singole norme hanno per l’attività svolta;
    • l’introduzione di una disciplina organica in materia di esternalizzazione di funzioni aziendali che distingue tra l’esternalizzazione all’interno del gruppo bancario da quella all’esterno dello stesso.

    Il Capitolo 8 aggiorna la disciplina del sistema informativo, anche per recepire le principali evoluzioni emerse nel panorama internazionale. Oltre a disciplinare le modalità di governo del sistema informativo, di gestione del rischio informatico e i requisiti per assicurare la sicurezza informatica, le disposizioni recepiscono le raccomandazioni della BCE per la sicurezza delle transazioni bancarie tramite internet.
    Il Capitolo 9 disciplina la materia della continuità operativa, riorganizzando le disposizioni attualmente contenute in diverse fonti. Tra le novità di maggiore rilievo, vi è la formalizzazione del ruolo del CODISE - struttura per il coordinamento della gestione delle crisi operative della piazza finanziaria italiana presieduta dalla Banca d'Italia.
    Le nuove disposizioni entrano in vigore dalla pubblicazione con effetto di pubblicità legale nel sito Internet della Banca d’Italia. In considerazione della significatività dell’intervento normativo e al fine di agevolare l’adeguamento alle nuove disposizioni, è stato previsto un periodo transitorio e l’invio di una gap analysis da parte delle banche.”

    Allegato

    • Banca d’Italia, “Nuove disposizioni di vigilanza prudenziale per le
      banche”,
      Circolare n. 263 del 27 dicembre 2006 – 15° aggiornamento del 2
      luglio 2013 (pdf, 634 K, 105 pp.)

    Banca d’Italia: Sistema controlli interni, sistema informativo, continuità operativa.Nuove disposizioni vigilanza, 3 luglio 2013

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    • Fonte: Comunicato di Banca d’Italia (qui in pdf, 39 K, 2 pp.)

    Nuove disposizioni di vigilanza prudenziale per le banche

    La Banca d’Italia comunica che sono state aggiornate le disposizioni di vigilanza prudenziale per le banche in materia di sistema dei controlli interni, sistema informativo e continuità operativa.
    La nuova disciplina costituisce un quadro normativo organico e coerente con le migliori prassi internazionali e con le raccomandazioni dei principali organismi internazionali e si ispira ad alcuni principi di fondo: il coinvolgimento dei vertici aziendali; la visione integrata dei rischi; l’efficienza e l’efficacia dei controlli; l’applicazione delle norme in funzione della dimensione e della complessità operativa delle banche.
    Per favorire la diffusione della cultura del controllo, è previsto che le banche si dotino di un codice etico, applicabile a tutti i componenti degli organi aziendali e ai dipendenti.
    Le nuove norme sul sistema dei controlli interni - che anticipano anche il recepimento di principi e regole contenuti nella direttiva comunitaria CRD IV - enfatizzano il ruolo degli organi aziendali, sui quali ricade la responsabilità primaria della definizione di un sistema dei controlli interni completo, adeguato, funzionale e affidabile.
    Tra i compiti e le responsabilità dell’organo con funzione di supervisione strategica rientrano la definizione del modello di business, degli indirizzi strategici, dei livelli di rischio accettati e l’approvazione dei processi aziendali più rilevanti (gestione dei rischi, valutazione delle attività aziendali e approvazione di nuovi prodotti/servizi).
    All’organo con funzione di gestione è richiesto di attuare gli indirizzi strategici, avendo piena comprensione di tutti i rischi aziendali e delle loro interrelazioni. All’organo con funzione di controllo spetta, invece, il compito di vigilare sulla completezza, adeguatezza, funzionalità e affidabilità del sistema dei controlli interni.
    Particolare rilievo è dato all’articolazione e al corretto funzionamento dei controlli: le norme chiedono di potenziare tutti i livelli di controllo. Alle banche è chiesto di predisporre un documento che formalizzi le modalità di coordinamento delle attività dei vari organi e funzioni di controllo.
    Per assicurare l’indipendenza e l’autorevolezza del risk management, della compliance e dell’internal audit, sono introdotte rigorose procedure di nomina e di revoca dei responsabili; sono previsti presidi organizzativi per garantire l’indipendenza dalle aree di produzione; sono delineate modalità di riporto, gerarchico e funzionale, verso gli organi aziendali.
    È stata introdotta una disciplina organica in materia di esternalizzazione delle funzioni aziendali.
    Le banche sono tenute a presidiare attentamente i rischi derivanti dall’esternalizzazione, mantenendo la capacità di controllo e la responsabilità delle attività esternalizzate. I requisiti richiesti per procedere ad outsourcing di funzioni aziendali sono graduati in modo diverso a seconda che si tratti di esternalizzazioni all’interno o all’esterno di un gruppo bancario.
    La disciplina dei sistemi informativi è stata integralmente rivista, anche per recepire le principali evoluzioni emerse nel panorama internazionale. Oltre a regolamentare le modalità di governo del sistema informativo e di gestione del rischio informatico e i requisiti per assicurare la sicurezza informatica, le disposizioni recepiscono le raccomandazioni della BCE per la sicurezza delle transazioni bancarie tramite internet.
    In materia di continuità operativa sono ridefinite le modalità di gestione delle crisi all’interno del sistema finanziario ed è stato formalizzato il ruolo del CODISE, quale struttura di coordinamento presieduta dalla Banca d'Italia, a cui partecipano operatori finanziari e autorità.
    Le nuove disposizioni entrano in vigore il 3 luglio 2013 e saranno efficaci a partire dal 1° luglio 2014. Alle banche è richiesto di effettuare entro il 31 dicembre 2013 una autovalutazione della situazione aziendale rispetto alle previsioni della nuova normativa (gap analysis) e di individuare le misure da adottare per assicurarne il rispetto.
    Il testo integrale delle nuove disposizioni sarà reso disponibile sul sito della Banca d'Italia al link: http://www.bancaditalia.it/vigilanza/banche/normativa/disposizioni/vigprud .
    Roma, 3 luglio 2013

    Banca d’Italia: Chiarimenti in materia di applicazione della legge antiusura (3 luglio 2013)

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    • Fonte: Banca d’Italia (qui in pdf, 29 K, 3 pp.)

    Chiarimenti in materia di applicazione della legge antiusura

    1. La legge n. 108/1996

    La legge n. 108/1996 ha introdotto un limite ai tassi effettivi sulle operazioni di finanziamento, il cui superamento determina un caso di usura.
    I tassi soglia non sono fissati dalla Banca d’Italia ma determinati da un automatismo stabilito dalla legge, a partire dai tassi medi di mercato rilevati trimestralmente dalla Banca d’Italia e pubblicati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.
    Dal 14 maggio 2011 il limite è pari al tasso medio segnalato dagli intermediari aumentato di 1/4, cui si aggiungono quattro punti percentuali. La differenza tra il limite e il tasso medio non può essere superiore a otto punti percentuali. In precedenza la soglia era pari al tasso medio aumentato del 50 per cento.

    2. La verifica dell’usurarietà

    La verifica dell’usurarietà dei tassi applicati a singoli contratti e le conseguenti valutazioni, sotto l’aspetto civile e penale, sono rimesse all’Autorità giudiziaria.
    La Banca d’Italia:

    • emana le Istruzioni per la rilevazione dei tassi effettivi globali (TEG) medi, che tengono conto delle caratteristiche tecniche delle diverse operazioni di finanziamento;
    • effettua la rilevazione trimestrale, verificando, in tale sede, che gli intermediari rispettino il limite delle soglie di usura; poiché la rilevazione raccoglie dati aggregati per intermediario, categoria e classe di importo, le verifiche trimestrali riguardano dati medi, non riferiti alle singole operazioni;
    • nell’ambito dei controlli effettuati presso gli intermediari dagli ispettori di vigilanza, verifica la funzionalità delle procedure di calcolo del TEG e di segnalazione trimestrale, sulla base delle regole previste nelle Istruzioni. Eventuali disfunzioni procedurali sono comunicate agli organi aziendali, cui vengono richiesti i necessari interventi correttivi. L’attuazione di tali interventi determina la restituzione delle somme eventualmente indebitamente percepite; gravi carenze organizzative e procedurali sono sanzionate sulla base delle norme del Testo Unico Bancario;
    • nel corso delle verifiche di trasparenza, controlla che le tabelle con i tassi soglia siano correttamente esposte e pienamente accessibili alla clientela;
    • esamina gli esposti, secondo le linee guida indicate sul sito internet ( nota 1), fermo restando che non può pronunciasi nel merito delle controversie, anche quando riguardino i tassi applicati;
    • provvede a segnalare all’Autorità Giudiziaria gli aspetti di possibile rilevanza penale riscontrati nell’esercizio dell’attività di vigilanza.

    3. La rilevazione svolta dalla Banca d'Italia sui tassi effettivi globali medi

    La rilevazione svolta dalla Banca d'Italia sui tassi effettivi globali medi distingue due tipologie di crediti:

    • per i finanziamenti a utilizzo flessibile sono rilevati i TEG praticati nel trimestre per tutti i conti in essere anche se si tratta di contratti stipulati in precedenza. Le forme tecniche che ricadono in questa fattispecie sono le aperture di credito in conto corrente, gli anticipi su crediti e sconto di portafoglio commerciale, il factoring e il credito revolving. I TEG applicati per tali operazioni sono sensibili alle variazioni di mercato, fermo restando quanto disposto dalla legge in materia di variazioni contrattuali unilaterali. La Banca d'Italia ha dato indicazione agli intermediari di condurre una verifica trimestrale sul rispetto delle soglie vigenti in ciascun periodo per tutti i finanziamenti di tale tipo in corso;
    • per i finanziamenti con un piano di ammortamento predefinito (credito personale, credito finalizzato, leasing, mutui, prestiti contro cessione del quinto e della pensione, altri finanziamenti) viene rilevato il TEG relativo ai nuovi contratti stipulati nel trimestre. Per questa tipologia di crediti la verifica sul rispetto delle soglie è compiuta solo al momento della stipula del contratto, in cui la misura degli interessi è stabilita.

    4. I TEG medi rilevati dalla Banca d’Italia

    I TEG medi rilevati dalla Banca d’Italia includono, oltre al tasso nominale, tutti gli oneri connessi all’erogazione del credito.
    Gli interessi di mora sono esclusi dal calcolo del TEG, perché non sono dovuti dal momento dell’erogazione del credito ma solo a seguito di un eventuale inadempimento da parte del cliente.
    L’esclusione evita di considerare nella media operazioni con andamento anomalo. Infatti, essendo gli interessi moratori più alti, per compensare la banca del mancato adempimento, se inclusi nel TEG medio potrebbero determinare un eccessivo innalzamento delle soglie, in danno della clientela.
    Tale impostazione è coerente con la disciplina comunitaria sul credito al consumo che esclude dal calcolo del TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale) le somme pagate per l’inadempimento di un qualsiasi obbligo contrattuale, inclusi gli interessi di mora.
    L’esclusione degli interessi di mora dalle soglie è sottolineata nei Decreti trimestrali del Ministero dell’Economia e delle Finanze i quali specificano che “i tassi effettivi globali medi (...) non sono comprensivi degli interessi di mora contrattualmente previsti per i casi di ritardato pagamento”.
    In ogni caso, anche gli interessi di mora sono soggetti alla normativa anti-usura. Per evitare il confronto tra tassi disomogenei (TEG applicato al singolo cliente, comprensivo della mora effettivamente pagata, e tasso soglia che esclude la mora), i Decreti trimestrali riportano i risultati di un’indagine per cui “la maggiorazione stabilita contrattualmente per i casi di ritardato pagamento è mediamente pari a 2,1 punti percentuali”. In assenza di una previsione legislativa che determini una specifica soglia in presenza di interessi moratori, la Banca d’Italia adotta, nei suoi controlli sulle procedure degli intermediari, il criterio in base al quale i TEG medi pubblicati sono aumentati di 2,1 punti per poi determinare la soglia su tale importo (cfr. paragrafo 1).

    5. La legge n. 108/96

    La legge n. 108/96fissa un criterio oggettivo ma molto generale per la valutazione della liceità dei tassi applicati. La Banca d’Italia, attraverso le “Istruzioni per la rilevazione dei tassi effettivi globali medi ai sensi della Legge sull’usura” (nota 2) e i connessi chiarimenti pubblicati sul sito ( nota 3), fornisce agli intermediari i criteri tecnici da seguire per segnalare in modo corretto e omogeneo i TEG applicati, utilizzati per l’individuazione delle soglie trimestrali. I Decreti ministeriali che aggiornano i tassi soglia dispongono che gli intermediari verifichino l’usurarietà dei tassi applicati sui singoli contratti sulla base degli stessi criteri tecnici. Le Istruzioni della Banca d’Italia sono costantemente aggiornate per tenere conto dell’evoluzione della normativa in tema di contratti bancari e dell’innovazione finanziaria.
    Tali Istruzioni possono costituire una metodologia di riferimento per la valutazione dei casi concreti condotta dalla magistratura ma non ne vincolano le decisioni.
    Considerazioni analoghe valgono per le decisioni dell’Arbitro Bancario Finanziario (ABF), assunte secondo diritto e in piena autonomia rispetto alla Banca d'Italia ( nota 4).

    Roma, 3 luglio 2013

    Note al testo

    1. Cfr. www.bancaditalia.it/vigilanza/relazioni-int-clienti/esposti
    2. Cfr. www.bancaditalia.it/vigilanza/contrasto_usura/Normativa/Istr_usura_ago_09-istruzioni.pdf
    3. Cfr. www.bancaditalia.it/vigilanza/contrasto_usura/Normativa/istr_usura_faq.pdf
    4. In materia di competenza dell’ABF, cfr. www.arbitrobancariofinanziario.it  
    ComplianceNet: 

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