Antiriciclaggio

Antiriciclaggio e contrasto del terrorismo

Orrick: circolare ABI - autoriciclaggio e responsabilità degli enti (12 gennaio 2016)

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La newsletter “Orrick corporate law alert” di gennaio 2016 (qui in pdf , 101 K, 3 pp.) è dedicata alla “Circolare ABI” in Materia di autoriciclaggio e 231/01.
Nel seguito il testo completo della newsletter “Orrick corporate law alert” di gennaio 2016.

Circolare ABI - autoriciclaggio e responsabilità degli enti

A cura del Dipartimento italiano Corporate

Il presente documento è una nota di studio. Quanto nello stesso riportato non potrà pertanto essere utilizzato o interpretato quale parere legale né utilizzato a base di operazioni straordinarie né preso a riferimento da un qualsiasi soggetto o dai suoi consulenti legali per qualsiasi scopo che non sia un’analisi generale delle questioni in esso affrontate. La riproduzione del presente documento è consentita purché ne venga citato il titolo e la data accanto all’indicazione: Orrick, Herrington & Sutcliffe, Newsletter.

Introduzione

La Circolare ABI n. 6/2015 in tema di “Autoriciclaggio e responsabilità degli enti” (di seguito, la “Circolare ABI”) approfondisce le tematiche derivanti dall’introduzione del delitto di autoriciclaggio ex art. 648-ter 1 c.p. tra i cd. reati presupposto della responsabilità amministrativa da reato degli enti ai sensi del D.Lgs. 231/2001.

Il delitto di autoriciclaggio e la responsabilità degli enti

Il nuovo delitto di autoriciclaggio - ex art. 648-ter 1, comma 1 c.p. - punisce con la pena della reclusione da 2 a 8 anni e la multa da euro 5.000 a euro 25.000, “chiunque, avendo commesso o concorso a commettere un delitto non colposo, impiega, sostituisce, trasferisce, in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dalla commissione di tale delitto, in modo da ostacolare concretamente l'identificazione della loro provenienza delittuosa”. Secondo ABI, in particolare, perché si configuri la responsabilità dell’ente per reato di autoriciclaggio ai sensi del citato D.Lgs. 231/2001, si rende necessario che:

  1. un soggetto apicale o subordinato commetta o concorra a commettere un delitto non colposo produttivo di un provento, presumibilmente (ma non necessariamente) nell’interesse o vantaggio dell’ente;
  2. il medesimo soggetto impieghi, sostituisca o trasferisca in attività economiche, finanziarie o speculative quel provento (i.e. integrando la condotta tipica di autoriciclaggio), nell’interesse o vantaggio dell’ente, in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della provenienza delittuosa del provento  medesimo. Sul punto ABI precisa che: “è comunque essenziale la funzione selettiva (…) svolta dal requisito del concreto ostacolo alla provenienza delittuosa: esso dovrà essere puntualmente riscontrato (…), sarà necessario accertare la sussistenza di condotte dissimulatorie ovvero anomale rispetto all’ordinaria attività mentre semplici operazioni «tracciabili», non avendo tali caratteristiche, non dovrebbero assumere rilevanza penale”.
  3. la condotta di autoriciclaggio sia successiva al perfezionamento del reato che ha dato origine ai proventi illeciti [nota 1], anche se compiuta dopo la sua estinzione (ad esempio, per prescrizione) o anche se l’autore del medesimo reato non sia imputabile o punibile, oppure manchi una condizione di procedibilità [nota 2].

ABI prosegue sottolineando che l’inserimento del delitto di autoriciclaggio all’interno del catalogo dei reati presupposto della responsabilità degli enti di cui al D.Lgs. 231/2001 – mediante il richiamo dell’art. 648-ter 1 c.p. nell’art. 25-octies del D.Lgs. 231/2001 (“Ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, nonché autoriciclaggio”) operato dalla L. n. 186 del 2014 – impone la necessità di determinare il perimetro della responsabilità da reato degli enti “posto che ogni «delitto non colposo» produttivo di un provento può costituire il reato-presupposto del delitto di autoriciclaggio, la teorica espansione della responsabilità da reato dell’ente, ricorrendone ovviamente tutte le altre condizioni previste dal D.Lgs. 231/2001, deve essere temperata dall’applicazione rigorosa dei principi di legalità e tassatività”.
In proposito, ABI evidenziato che “è dubbio peraltro che l’art. 25 octies possa essere interpretato nel senso di escludere la rilevanza, ai fini della configurabilità dell’illecito amministrativo dell’ente, di condotte che abbiano a oggetto proventi di reati non previsti nell’elenco dei reati presupposto” (si pensi, innanzitutto, ai reati fiscali e alla conseguente permanenza nel patrimonio dell’ente, quale provento illecito, delle somme corrispondenti all’importo delle tasse evase) assumendo così una posizione più prudente rispetto quella proposta da Confindustria nella Circolare n. 19867 del 12 giugno 2015 (“Il reato di autoriciclaggio e la responsabilità ex Decreto 231”), secondo la quale: “l’interpretazione estensiva sembra violare le fondamentali garanzie di tutela previste dal Decreto 231. Infatti, in attuazione del principio di legalità in esso previsto «l’ente non può essere ritenuto responsabile per un fatto costituente reato se la sua responsabilità amministrativa in relazione a quel reato e le relative sanzioni non sono espressamente previste da una legge entrata in vigore prima della commissione del fatto» (art. 2). Pertanto, alla luce del richiamo a tali garanzie - che l’ordinamento appresta per la responsabilità di natura penalistica - l’autoriciclaggio dovrebbe rilevare ai fini dell’eventuale responsabilità dell’ente soltanto se il reato-base rientra tra quelli presupposto previsti in via tassativa dal Decreto 231. In caso contrario, infatti, si finirebbe per integrare in modo del tutto indefinito il catalogo dei reati presupposto, attraverso l’implicito rinvio a una serie di fattispecie di reato non colpose non espressamente indicate”.

Aggiornamento del modello organizzativo

Alla luce delle considerazioni della Circolare ABI sopra riportate, nella medesima Circolare si è proceduto a delineare alcune indicazioni con riferimento all’aggiornamento dei modelli organizzativi con particolare riguardo al settore bancario. Nello specifico, in relazione ai proventi illeciti formatisi all’interno delle banche si è proposta una distinzione tra proventi derivanti da reati inseriti nel catalogo dei reati presupposto ex D.Lgs. 231/2001 e reati non rientranti nel catalogo. Con riguardo al primo caso, si è affermato che “le procedure e i principi di comportamento già adottati per prevenire il rischio di commissione degli altri reati inseriti nell’elenco di quelli presupposto della responsabilità degli enti, possono risultare efficaci anche per la prevenzione «a monte» dell’autoriciclaggio dei relativi proventi illeciti”. Quanto al secondo caso, invece, l’ABI ha suggerito di strutturare i modelli organizzativi focalizzando la prevenzione “non tanto sul controllo circa la provenienza del denaro, quanto sulle modalità di utilizzo dello stesso, in modo da far emergere eventuali anomalie o elementi non ordinari e impedendo il ricorso a tecniche idonee ad ostacolare in concreto l’individuazione della provenienza illecita dei beni”. Particolare attenzione andrà posta, dunque, sulla segmentazione dei flussi decisionali interni dell’ente, ove siano opportune più fasi di approvazione e verifica per operazioni complesse.

Note al testo

  1. Si segnala, sul reato di autoriciclaggio, una recente pronuncia della Corte di Appello di Milano, sentenza n. 4920 del 2015.
  2. Questo principio è stato ribadito da ultimo anche da Cass. pen., Sez. I, 2 settembre 2015, n. 35818.

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Rassegna web: antiriciclaggio e nuovi limiti per i pagamenti in contanti (11 gennaio 2016)

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Sulla rassegna stampa dell’Agenzia delle Entrate i testi integrali in pdf degli articoli del Sole 24 Ore dedicati alle nuove soglie per i pagamenti in contanti.

Pagamenti in contante con più flessibilità (Il Sole 24 Ore, 11 gennaio 2015)

In vigore dal 1° gennaio la soglia a 3mila euro - Italia ancora indietro nell' uso dei mezzi di pagamento elettronici

  • di Cristiano Dell'Oste e Giovanni Parente

Un orologio di lusso con cassa in ceramica e brillanti (prezzo: 1.980 euro).
Una vacanza di 14 giorni sulla Riviera Maya in Messico per due persone (2.529 euro).
Un mobile made in Italy per il bagno, completo di specchio e lampada a led (1.492 euro).
Che cosa hanno in comune tutte queste cose?
Sono alcuni dei beni e servizi che dallo scorso 1° gennaio - per chi vuole - possono essere pagati anche in contanti.
Lo prevede la legge di Stabilità 2016 (comma 898), che ha alzato da mille a 3mila euro la cifra a partire dalla quale è obbligatorio usare mezzi tracciabili (bonifici, assegni, bancomat, carte di credito).
Dopo tre riduzioni consecutive - che avevano portato la soglia dai 12.500 euro del 2008 ai mille della manovra Monti - gli italiani stanno sperimentando in questi giorni il primo allentamento dei limiti all' utilizzo di contanti, titoli al portatore e libretti di deposito, sempre al portatore.
Un allentamento accompagnato da diverse polemiche sulle possibili ricadute negative in termini di contrasto all' evasione, ma i cui effetti non appaiono scontati.

  • continua a leggere in pdf  su rassegna stampa dell’Agenzia delle Entrate (4 pp.)

Saldo dei libretti al portatore: resta il limite di mille euro (Il Sole 24 Ore, 11 gennaio 2015)

  • di Nicola Forte

Uso del denaro contante più libero, ma non in ogni caso. Il vecchio limite di mille euro continua a rimanere in vigore per l' emissione di assegni bancari, circolari, postali e per i money transfer.
Inoltre anche il saldo dei libretti di deposito al portatore resta invariato e non potrà superare il precedente limite.
Il limite generale La modifica introdotta dalla legge di Stabilità 2016 riguarda esclusivamente l' articolo 49 del Dlgs 231/2007. La novità vieta il trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali o di titoli al portatore, indipendentemente dalla causa, quando l' importo del trasferimento è complessivamente pari o superiore a 3mila euro (e non più, come accadeva fino al 31 dicembre, mille euro).

  • continua a leggere in pdf  su rassegna stampa dell’Agenzia delle Entrate

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Rassegna web: manuale antiriciclaggio CNDCEC (8 gennaio 2016)

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Cos’è?

Il 7 gennaio 2016 Consiglio nazionale dei commercialisti - CNDCEC - ha pubblicato il documento “Antiriciclaggio (d.lgs. 231/2007): manuale delle procedure per gli studi professionali” (pdf, 908 K, 59 pp.)

Rassegna web

Luciano De Angelis, “Antiriciclaggio con nuovi alert”, Italia Oggi, 8 gennaio 2016

Il consiglio nazionale dei dottori commercialisti ha revisionato le linee guida per gli studi
Cambiano i punteggi per la determinazione del rischio

Analisi del rischio più articolata, dichiarazione sottoscritta dal cliente in merito all'origine dei fondi e all'eventuale titolare effettivo, particolare attenzione alla formazione dei dipendenti dello studio che sarà opportuno documentare. Sono alcune delle più rilevanti novità previste da un nuovo corposo documento Rubricato «Antiriciclaggio (dlgs 231/2007). Manuale delle procedure per gli studi professionali, predisposto dalla Commissione antiriciclaggio del Cndcec.
Rispetto alle «Linee Guida del 2011», finalizzate all'espletamento dell'adeguata verifica, il documento in commento ha una portata più ampia. Esso, infatti, propone, ad esempio anche procedure per l'organizzazione dello studio professionale ai fini dell'antiriciclaggio, per le comunicazioni al Mef delle infrazioni sull'utilizzo del contante e per la segnalazione di operazioni sospette.

Ranieri Razzante, “Antiriciclaggio, un aiuto agli studi per «capire» i clienti”, Il Sole 24 Ore, 8 gennaio 2016

I commercialisti si attrezzano contro il riciclaggio.
Il Consiglio nazionale della categoria ha infatti redatto un manuale delle procedure operative antiriciclaggio per gli studi professionali, con il dichiarato scopo di fornire suggerimenti pratici e costituire un utile esempio per strutturare le procedure del proprio esercizio.
In altri termini, si tratta di uno strumento che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe facilitare il lavoro quotidiano del professionista.
Tale obiettivo è perseguito ricalcandola falsa riga del dettato di cui all'articolo 3 del Dlgs 231/2007,i1 quale prevede che i destinatari adottino «idonei e appropriati sistemi e procedure in materia di obblighi di adeguata verifica, di segnalazione di operazioni sospette, di conservazione dei documenti, di controllo interno, di valutazione e gestione del rischio».

  • Continua a leggere in pdf su rassegna stampa FiscoOggi.it

Stefano De Rosa, “Obblighi antiriciclaggio da richiamare nella lettera di incarico”, Eutekne.info, 8 gennaio 2016

Dal CNDCEC il manuale delle procedure ex DLgs. 231/2007 per gli studi, con strumenti per professionisti, collaboratori e dipendenti
Il CNDCEC ha reso disponibile il manuale delle procedure operative antiriciclaggio per gli studi professionali. Nelle premesse del documento viene sottolineato come lo stesso sia stato predisposto in considerazione del fatto che i principi generali della normativa antiriciclaggio, richiamati all’art. 3 del DLgs. 231/2007, prevedono che i suoi destinatari adottino idonei e appropriati sistemi e procedure in materia di obblighi di adeguata verifica, di segnalazione di operazioni sospette, di conservazione dei documenti, di controllo interno, di valutazione e gestione del rischio. Inoltre, l’individuazione di apposite procedure interne (che devono essere definite tenendo conto della dimensione e della struttura organizzativa dello studio) favorisce la pronta ricostruibilità a posteriori delle decisioni assunte.
Il manuale è strutturato in otto sezioni, la prima delle quali è dedicata alle procedure per la gestione dell’incarico professionale e all’organizzazione dei compiti e delle responsabilità in ambito di adempienti antiriciclaggio all’interno dello studio.
In particolare, viene precisato come nella lettera di incarico professionale sia necessario richiamare l’adozione degli obblighi antiriciclaggio da parte del professionista. Inoltre, si evidenzia come il mandato scritto (che forma parte integrante del fascicolo della clientela ex art. 38 comma 2 del DLgs. 231/2007) sia fonte di elementi rilevanti anche ai fini antiriciclaggio, quali:
- l’oggetto della prestazione;
- la data della stipula del contratto e la sua decorrenza;
- il nominativo del professionista di riferimento.

Continua a leggere su Eutekne.info

Lucia Recchioni, “Dal CNDCEC un manuale operativo per l’antiriciclaggio”, fiscal-focus.it, 8 gennaio 206

La disciplina antiriciclaggio, dettata dal D.Lgs. n.231/2007 è una materia particolarmente complessa, che richiede un’efficiente organizzazione dello studio professionale, affinché tutti gli adempimenti possano essere rispettati.
Il Consiglio nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili, consapevole delle esigenze dei professionisti ha quindi emanato un apposito manuale di procedure operative antiriciclaggio, al fine di illustrare quelli che possono essere i ruoli e i compiti all’interno dello studio professionale, nonché le modalità operative.

Il Manuale

Il “Manuale delle procedure operative antiriciclaggio per gli studi professionali”, elaborato dai sottogruppi di lavoro “Procedure per gli studi professionali” e “Adeguata verifica della clientela” della Commissione “Antiriciclaggio” del Consiglio nazionale di categoria, rappresenta uno strumento operativo in grado di facilitare il lavoro quotidiano dei professionista.

Allegati

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  • Lettera di presentazione del manuale antiriciclaggio (pdf, 1 pag)
  • “Antiriciclaggio (d.lgs. 231/2007): manuale delle procedure per gli studi professionali” (pdf, 908 K, 59 pp.)

CNDCEC: manuale antiriciclaggio per gli studi professionali (8 gennaio 2016)

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Il Consiglio nazionale dei commercialisti - CNDCEC - ha pubblicato il documento “Antiriciclaggio (d.lgs. 231/2007): manuale delle procedure per gli studi professionali” (pdf, 908 K, 59 pp.)

Di seguito la “premessa” del documento e l’indice 59

Premessa

I principi generali della normativa di prevenzione del riciclaggio, richiamati all’art. 3 del D.lgs. 21 novembre 2007 n. 231, prevedono che i destinatari adottino “idonei e appropriati sistemi e procedure in materia di obblighi di adeguata verifica, di segnalazione di operazioni sospette, di conservazione dei documenti, di controllo interno, di valutazione e gestione del rischio”.
La codifica delle procedure interne è suggerita dal Ministero della Giustizia nel Provvedimento che ha indicato gli indici di anomalia per i professionisti ed i revisori (D.M. 16/4/2010), al fine di garantire omogeneità di comportamenti ed assicurare la pronta ricostruibilità a posteriori delle decisioni assunte.
Il richiamo all’adozione di appropriati sistemi e procedure sposta il baricentro della compliance ed evidenzia che ai destinatari è posta una obbligazione di mezzi e non di risultato.
Il comma 4 del citato art. 3 del D.lgs. n. 231/2007 ribadisce che le misure previste dal decreto devono essere proporzionate alle peculiarità delle varie professioni ed alle dimensioni dei destinatari.
Con l’intento di fornire un ausilio ai Colleghi è stato redatto il Manuale delle procedure per gli studi professionali che, oltre a fornire i richiami alla normativa ed alcuni suggerimenti operativi, può costituire un utile esempio per strutturare le procedure del proprio studio, tenendo conto anche dell’eventuale esistenza di una propria società di servizi.
Si è colta l’occasione per fornire ulteriori spunti di riflessione per l’individuazione e la valutazione del rischio di riciclaggio. L’adeguata verifica con approccio basato sul rischio, attualmente richiamata all’art. 20 del D.lgs. n. 231/2007, con il recepimento della Direttiva UE 2015/849 diventerà uno dei punti cardine della normativa. L’art. 8 prevede, infatti, che i soggetti obbligati pongano in essere misure per individuare e valutare il rischio di riciclaggio, nonché per mitigarlo e gestirlo in maniera efficace mediante opportune politiche, controlli e procedure interne, adeguate alla loro natura e dimensione.
Le procedure di seguito riportate costituiscono - e del resto non potrebbero essere altro - semplicemente una indicazione per agevolare i Colleghi nella definizione di una procedura nell’ambito del proprio studio, tenendo conto della propria dimensione e della propria struttura organizzativa.

Indice del documento

Glossario
1.0. Procedura per la gestione dell’incarico professionale
1.0.1. Premessa e scopo
1.0.2. Incarico professionale
1.0.3. Individuazione dei compiti e responsabilità
2.0. Procedura per la formazione
2.0.1. Premessa e scopo
2.0.2. Campo di applicazione
2.0.3. Individuazione dei compiti e responsabilità
2.0.4. Modalità operative
2.0.4.1. Organizzazione
2.0.5. Archiviazione
3.0. Procedura per la valutazione del rischio
3.0.1. Premessa e scopo
3.0.2. Individuazione dei compiti e responsabilità
3.0.3. Modalità operative
4.0. Procedura per la conservazione e la registrazione dei dati
4.0.1. Individuazione dei compiti e responsabilità
4.0.2. Modalità operative
4.0.3. Istituzione del fascicolo della clientela
4.0.4. Casistica in materia di identificazione del titolare effettivo
5.0. Procedura per la segnalazione di operazioni sospette
5.0.1. Premessa e scopo
5.0.2. Individuazione dei compiti e responsabilità
5.0.3. Sistema di report interno
5.0.4. Sistema di report esterno
5.0.5. La procedura di segnalazione
5.0.6. La tutela della riservatezza
6.0. Procedura per il monitoraggio e la comunicazione al mef delle infrazioni all’utilizzo del denaro contante
6.0.1. Premessa e scopo
6.0.2. Il divieto previsto dall’art. 49 del d.lgs. 231/2007
6.0.3. L’obbligo di comunicazione
6.0.4. Campo di applicazione della procedura
6.0.5. Individuazione dei compiti e responsabilità
6.0.6. Comunicazioni e informative ai clienti
6.0.7. Iter e rilevazioni delle infrazioni
6.0.8. Controlli periodici e automatismi contabili
6.0.9. Invio della comunicazione al mef
6.0.10 sedi delle rts per invio della comunicazione
7.0. Procedura per il controllo costante
7.0.1. Premessa e scopo
7.0.2. Individuazione dei compiti e delle responsabilità
7.0.3. Rapporti con i criteri di valutazione delle operazioni da segnalare
8.0. Procedura per il controllo interno
8.0.1. Cronoprogramma

Allegati

  • Lettera di presentazione del manuale antiriciclaggio (pdf, 1 pag)
  • “Antiriciclaggio (d.lgs. 231/2007): manuale delle procedure per gli studi professionali” (pdf, 908 K, 59 pp.)

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Corriere della Sera – dossier antiriciclaggio: “Un fiume di 56 miliardi di euro sospetti” (7 gennaio 2015)

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Sul Corriere della Sera del 7 gennaio 2017 Giovanni Bianconi (wiki, cds, blog)  firma un lungo articolo dal titolo «Dossier antiriciclaggio: “Un fiume di 56 miliardi di euro sospetti - Lombardia e Campania in cima alla lista”» (qui il testo completo in pdf su rassegna stampa Unione Commercio)
Scrive Bianconi: “
Nell’anno appena trascorso sono state analizzate 75.257 segnalazioni; poiché in ognuna sono implicati più soggetti e movimenti, quella cifra coinvolge 165.486 persone fisiche e 82.315 persone giuridiche o enti, che nell’insieme hanno prodotto 279.098 operazioni.
Nel 2015, le segnalazioni inviate dalla Dia alla Superprocura perché «potenzialmente attinenti alla criminalità organizzata » sono state 18.396.
Il volume di denaro mosso attraverso le operazioni sospette è altissimo: qui i dati sono fermi al 2014, quando l’Uif inoltrò 71.768 segnalazioni ( circa 5 mila in meno rispetto al 2015) che riguardano 55,9 miliardi di euro”.
La distribuzione geografica delle transazioni sospette del 2015 (50 per cento al Nord, 24,5 al Sud, isole escluse, e 20 per cento al Centro) offre diversi spunti d’interesse investigativo.  La Lombardia ha rafforzato il primato superando il 20 per cento delle segnalazioni, mentre al secondo posto di questa particolare classifica la Campania ha superato il Lazio, con oltre il 12 per cento.

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Rassegna web: riforma antiriciclaggio in due tempi - dlgs depenalizzazioni e legge di delegazione comunitaria (7 gennaio 2016)

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(immagine tratta da https://commons.wikimedia.org)

Su “Italia Oggi” del 7 gennaio 2015 Cristina Bartelli pubblica l’articolo “Antiriciclaggio, resta la punibilità amministrativa” (qui
 il testo completo sul sito http://finanza.tgcom24.mediaset.it/giornali/fisco.asp, il link rimane attivo solo per giorno 7 gennaio 2016 ndr - update testo anche su http://iusletter.com/antiriciclaggio-resta-la-punibilita-amministrativa/ )
Scrive Cristina:
“Il decreto legislativo sulla depenalizzazione di alcuni reati sarà esaminato dal consiglio dei ministri di domani e nei pareri delle due commissioni giustizia di camera e senato non è stata inserita l'osservazione che avrebbe dovuto includere nella lista delle materie non depenalizzabili le sanzioni sull'adeguata verifica delle clientela della disciplina anti riciclaggio. ”
E ancora:
“Ma la riforma sull'antiriciclaggio non si ferma qui, il decreto legislativo è il primo passo. In sede di attuazione dell'articolo 14 della legge europea, si punta a introdurre gli altri aspetti connessi al lavoro sviluppato nel tavolo quali le semplificazioni degli adempimenti a cominciare dall'abrogazione dell'archivio unico informatico. ”

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Autoriciclaggio e 231-01: la circolare ABI (3 gennaio 2016)

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L’ABI sulla revisione dei modelli ex DLgs. 231/2001 alla luce dell’introduzione del nuovo delitto di autoriciclaggio (immagine By MadGeographer [Public domain], via Wikimedia Commons)

Il 1° dicembre 2015 l’ABI, l’associazione Bancaria Italiana, ha pubblicato la circolare n. 6/2015 (Serie Legale) (qui in pdf  dal sito aodv231.it  , 723 K, 6 pp.) che analizza i riflessi dell’introduzione del nuovo delitto di autoriciclaggio (art. 648-ter.1 c.p.) sull’attività delle banche e i connessi rischi.
Commentando la Circolare, Carlo Cavallo (web) scrive su BancaFinanza (“Autoriciclaggio: recente circolare ABI”, 18 dicembre 2015) che l’ABi pone la “questione dei limiti dell’autoriciclaggio” nell’ambito delle indicazioni offerte per l’aggiornamento dei modelli organizzativi ai sensi del D. Lgs. 231 del 2007 ricorrendo “anzitutto, ad una fondamentale distinzione relativa all’origine del provento illecito, classificato come esterno alla banca o di formazione interna alla banca stessa”.
Nel primo caso – provento esterno -, per evitare di commettere il reato di autoriciclaggio la Circolare sottolinea la necessità per la banca di attingere alla normativa dettata in tema di antiriciclaggio dal D. Lgs. 231 del 2007 nel quale all’art. 2 si dà una definizione di riciclaggio tale da coprire anche l’ipotesi di autoriciclaggio.
Nel caso – diverso – in cui i proventi illeciti si siano formati all’interno della stessa banca, le procedure e i principi di comportamento, già adottati per prevenire il rischio di commissione degli altri reati inseriti nell’elenco di quelli presupposto della responsabilità degli enti, possono risultare efficaci anche per la prevenzione “a monte” dell’autoriciclaggio dei relativi proventi illeciti.
Scrive ancora Carlo Cavallo: “Poste tali premesse sull’origine del provento, la Circolare osserva che per i casi in cui «la provenienza del denaro sia riconducibile a reati non rientranti nel catalogo di cui agli artt. 24 ss. D. Lgs. n. 231 del 2001 – in primo luogo vengono in considerazione i reati fiscali, la realizzazione di alcune tipologie dei quali determina non tanto la creazione di nuove disponibilità illecite, ma la permanenza nel patrimonio della banca, quale profitto dell’illecito, della somma corrispondente all’ importo delle imposte evase – i presidii devono strutturarsi focalizzando il contenuto del Modello organizzativo non tanto sul controllo circa la provenienza del denaro, quanto sulle modalità di utilizzo dello stesso, in modo da far emergere eventuali anomalie o elementi non ordinari e impedendo il ricorso a tecniche idonee ad ostacolare in concreto l’individuazione della provenienza illecita dei beni.» Insomma: per l’ABI l’autoriciclaggio è ammissibile anche nel caso di reati esclusi dal perimetro del D. Lgs. 231/2001”.
Conclusione assai diversa da quanto sostenuto invece da Confindustria con la Circolare n. 19867 del 12 giugno 2015 (pdf, 222K, 4 pp.) ha sottolineato che «configurare l’autoriciclaggio anche rispetto a fattispecie diverse da quelle contenute nel D. Lgs. 231/2001 avrebbe considerevoli ricadute sul piano pratico, in quanto porterebbe a sovraccaricare eccessivamente il sistema di prevenzione attivato dall’impresa, vanificandone l’efficacia:“sul piano operativo – si legge – ne potrebbe derivare un’attività di aggiornamento del Modello Organizzativo pressoché impraticabile.”
D’altra parte, si aggiunge, “l’interpretazione estensiva sembra violare le fondamentali garanzie di tutela previste dal Decreto 231.”
In sostanza, secondo Confindustria, l’autoriciclaggio dovrebbe rilevare ai fini dell’eventuale responsabilità dell’ente soltanto se il reato-base rientra tra quelli presupposto previsti in via tassativa dal Decreto 231.»
Sullo stesso tema Maurizio Meoli, su Eutekne del 29 dicembre 2015 (“Modelli organizzativi delle banche da aggiornare all’autoriciclaggio”)  riprende e commenta la Circolare ABI sottolineando, in particolare, gli aspetti relativi alle segnalazioni di operazioni sospette:
«Da quest’anno, nel settore dell’antiriciclaggio è stato reso pienamente esecutivo un nuovo sistema basato sull’analisi delle “segnalazioni di operazioni sospette” attraverso tre distinte procedure informatiche complementari, che hanno consentito, dal 1° gennaio di quest’anno, di raggiungere l’obiettivo di analizzare tutte le “segnalazioni sospette” pervenute (70.698) dall’Unità di Informazione Finanziaria (U.I.F.) della Banca d’Italia e di estrapolare, conseguentemente, quelle di interesse investigativo per la D.I.A.
Infatti, delle 70.698 segnalazioni pervenute nel 2015, ne sono state evidenziate alla D.N.A. 11.080, perché potenzialmente attinenti alla criminalità organizzata.
Inoltre, grazie al protocollo d’intesa sottoscritto dal Direttore della D.I.A. e dal Procuratore Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo, del 26 maggio scorso, l’analisi delle “segnalazioni sospette” è stato integrato da un supporto informativo in grado di fornire un impulso immediato alle indagini svolte dalle Procure Distrettuali.»

Indice della Circolare ABI “Autoriciclaggio e responsabilità degli enti”

Premessa
1.  L'introduzione  del  delitto   di  autoriciclaggio  e  la  previsione  delle responsabilità dell'ente ex D.Lgs. 231 del 2001.
2. Il delitto di autoriciclaggio: l'area di incriminazione e i rapporti con i delitti di riciclaggio e reimpiego.
3. La struttura oggettiva della fattispecie
4. L'elemento soggettivo.
5. La clausola di non punibilità di cui al quarto comma dell'art. 648  ter 1  c.p.
6. La responsabilità degli enti: l'inserimento del delitto di autoriciclaggio nell'art. 25 octies  del D.Lgs.  231 del 2001.
7. Indicazioni circa l’aggiornamento del Modello Organizzativo

Allegati

  • ABI, Circolare ABI - Serie Legale  n. 6 - 1° dicembre 2015, “Autoriciclaggio e responsabilità degli enti” (qui in pdf  dal sito aodv231.it  , 723 K, 6 pp.)
  • Confindustria, “Circolare N.: 19867 - Il reato di autoriciclaggio e la responsabilità ex Decreto 231”, 12 giugno 2015 (pdf, 222K, 4 pp.)

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GAFI: sulle sanzioni finanziarie gli strumenti ci sono tutti (FiscoOggi.it, 4 dicembre 2015)

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I risultati del lavoro di revisione sono stati illustrati in dettaglio ai leader politici che hanno preso parte al G20

  • di Claudia Scardino

La taskforce ha presentato ai leader del G20 i risultati del lavoro di revisione di 194 Paesi (qui il testo in pdf, 303 K, 12 pp.)
Alla luce della crescente minaccia dell’Isis e di altri gruppi terroristici, il Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale (Gafi) ha condotto una revisione delle 194 giurisdizioni che sono membri od osservatori nel network globale di anti-riciclaggio e contraffazione di denaro per determinare se esse hanno attuato le misure chiave per tagliare i finanziamenti legati al terrorismo.
Il Gafi ha presentato ai leader del G20 un Rapporto con i principali risultati di questo lavoro di revisione.

I risultati emersi dal Rapporto

Quasi tutte le giurisdizioni hanno trattato il finanziamento del terrorismo come reato distinto.
Il 71% l’ha considerato un crimine, visto che fornisce fondi per supportare un atto terroristico e/o un’organizzazione terroristica, anche se per uno scopo non legato alla commissione dell’attentato.
Però poche giurisdizioni (solo 33) hanno ottenuto delle condanne per questa attività e molte ancora non considerano un crimine finanziare un terrorista per un obiettivo non correlato alla esecuzione di un atto di terrorismo.
Tra queste 33 giurisdizioni, il numero delle condanne varia molto: a partire dal 2010 oscilla da 1 a 863.
27 ordinamenti hanno esteso le loro leggi per combattere i terroristi combattenti stranieri, criminalizzando il finanziamento dei viaggi per scopi terroristici o per addestramento dei terroristi.
La maggior parte degli ordinamenti dei Paesi è in possesso di strumenti legali per attuare sanzioni finanziarie, imposte dalle Nazioni Unite, richieste da un altro Paese o proposte per  mozione del Paese.
Dal report risulta anche che la maggioranza dei Paesi non ha mai fatto uso di sanzioni e il Gafi sta preparando delle misure per gestire questo problema che includono: controlli di approfondimento per assicurarsi che gli ordinamenti si dedichino agli aspetti critici evidenziati, misure per affrontare le debolezze come per esempio quelle individuate per le richieste straniere di azioni di congelamento dei fondi, revisione degli standard internazionali del contrasto al finanziamento del terrorismo.
Il Gafi ha presentato questi risultati contenuti nel rapporto al G20 poiché lo stesso può essere molto importante per sostenere tutte le azioni di contrasto al finanziamento del terrorismo e può aiutare le giurisdizioni più in difficoltà a metterle in pratica.

Cosa è il Gafi

Costituito nel 1989 in occasione del G7 di Parigi, il Gruppo d’Azione Finanziaria Internazionale (GAFI) o Financial Action Task Force (FATF) http://www.fatf-gafi.org/ è un organismo intergovernativo che ha per scopo l’elaborazione e lo sviluppo di strategie di lotta al riciclaggio dei capitali di origine illecita e, dal 2001, anche di prevenzione del finanziamento al terrorismo.
Nel 2008, il mandato del GAFI è stato esteso anche al contrasto del finanziamento della proliferazione di armi di distruzione di massa.
Il GAFI elabora standard riconosciuti a livello internazionale per il contrasto delle attività finanziarie illecite, analizza le tecniche e l’evoluzione di questi fenomeni, valuta e monitora i sistemi nazionali.
Individua inoltre i paesi con problemi strategici nei loro sistemi di prevenzione e contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, così da fornire al settore finanziario elementi utili per le loro analisi di rischio.

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Allegato

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AML in Italy - Detecting banks under- and over-reporting suspicious transactions (November 27th, 2015)

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Source: Italian FIU web site (testo disponibile anche in italiano)

  • By Mario Gara and Claudio Pauselli

Issue no.4 - Looking at "Crying wolf" from a different perspective:an attempt at detecting banks under- and over-reporting suspicious transactions.
November 2015

Classificazione JEL: C25, G21, G28, K23
By estimating an econometric model, this study aims to assess, from a quantitative point of view, the flow of suspicious transaction reports (STRs) filed by Italian banks from each of the provincial districts they operate in. Regressors include (i) indicators of banks’ operational activities; (ii) measures of money laundering risk and (iii) proxies of economic activity, all of which at local level.
The analysis presents some technical challenges which are addressed by adopting a Negative Binomial setting, commonly used to model count data variables. In addition, observations are split into two sub-samples, according to each bank’s local scale of operation. Results show that the STR-filing strategies adopted by banks may be different from the ‘crying wolf’ approach, which is traditionally considered to be the most pressing threat to the effectiveness of anti-money laundering systems.
Furthermore, at a more operational level, the model provides a useful tool that supervisory authorities can deploy when checking the compliance of individual intermediaries with anti-money laundering reporting regulations.

Publication's text

  • Looking at ‘Crying wolf’ from a different perspective: An attempt at detecting banks under- and over-reporting suspicious transactions (pdf, 1.5 M, 28 pp.)

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UIF: “Identificare le banche sopra e sotto-segnalanti”, Collana Studi Antiriciclaggio n.4 (27 novembre 2015)

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  • Fonte: sito UIF  (also available in English)

Collana analisi e studi n.4 - L'effetto "al lupo, al lupo" da una prospettiva diversa: un tentativo di identificare le banche sopra- e sotto-segnalanti. Di Mario Gara e Claudio Pauselli

Classificazione JEL: C25, G21, G28, K23
Utilizzando un modello econometrico, lo studio si propone di fornire indicazioni sull’adeguatezza, in termini quantitativi, del flusso di segnalazioni di operazioni sospette trasmesse dalle banche italiane su base provinciale. Le variabili esplicative utilizzate dal modello sono di tre tipi: (i) indicatori relativi all’operatività delle banche, (ii) misure di rischio di riciclaggio e (iii) indicatori di attività economica, in tutti i casi misurati a livello locale.
L’analisi ha riguardato le segnalazioni, con livello di rilevanza (o rischiosità) medio o superiore, inviate dalle banche in Italia nel 2012. I risultati mostrano che le banche non necessariamente sovra-segnalano in modo sistematico (a scopo prudenziale), come suggerito da alcuni contributi in letteratura: emergono infatti diversi casi potenziali di sotto-segnalazione.
Per quanto riguarda le implicazioni operative dello studio, il modello rappresenta un utile strumento che le autorità antiriciclaggio possono impiegare, insieme alle altre informazioni in loro possesso, per orientare la propria attività di monitoraggio degli intermediari in materia di compliance con gli obblighi segnaletici.

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Testo della pubblicazione

  • L'effetto "al lupo, al lupo" da una prospettiva diversa: un tentativo di identificare le banche sopra- e sotto- segnalanti (pdf , 360 K) - estratto in italiano
  • Looking at ‘Crying wolf’ from a different perspective: An attempt at detecting banks under- and over-reporting suspicious transactions (pdf, 1.5 M, 28 pp.) - studio completo in inglese

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