Antiriciclaggio

Antiriciclaggio e contrasto del terrorismo

Moneyval: Rapporto 2015 (26 settembre 2016, video)

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Daniel Thelesklaf  Chair di Moneyval: non sono ancora attuate appieno le misure contro il finanziamento del terrorismo

@DThelesklaf
 26 September 2016

Il 26 settembre 2016 è stato pubblicato il “Rapporto annuale 2015” di Moneyval (qui in pdf, 959 K, 58 pp. - in lingua inglese) insieme ad una intervista video (qui online  e qui in formato flv - 5 minuti 50 mega) a Daniel Thelesklaf  Chair di Moneval.

Cos’è il Moneyval?

Moneyval, Comitato di esperti per la valutazione delle misure anti-riciclaggio e contro il finanziamento del terrorismo, è un organo del Consiglio d’Europa che valuta la conformità delle legislazioni nazionali rispetto agli standard ed alle norme internazionali ed europee di contrasto del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo nonché l’efficacia della loro attuazione pratica e formula raccomandazioni alle autorità nazionali per quanto riguarda i miglioramenti necessari ai propri sistemi.

Di seguito il comunicato di MoneyVal.

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(clicca sull'immagine per vedere il video)

Rapporto annuale di MONEYVAL: non sono ancora attuate appieno le misure contro il finanziamento del terrorismo

A seguito della pubblicazione in data odierna del rapporto annuale di MONEYVAL, il suo Presidente, Daniel Thelesklaf, ha sottolineato che la lotta contro il finanziamento del terrorismo non è stata ancora realmente adottata come strategia globale di contrasto al terrorismo.
"Ci battiamo per trovare dei mezzi sempre più incisivi per contrastare il terrorismo. Occorre denaro per preparare e perpetrare gli attentati. È individuando le vie di finanziamento del terrorismo, anche in piccole quantità, che si potrà contribuire a smascherare le cellule terroristiche, a impedire il terrorismo e a dissuaderne gli autori potenziali", ha dichiarato.
Nel suo rapporto, MONEYVAL, il comitato di esperti del Consiglio d’Europa incaricato della lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo, rileva che gli Stati hanno continuato a migliorare il rispetto, dal punto di vista tecnico, delle norme internazionali di contrasto di questi due flagelli, in particolare quelle riguardanti la prevenzione.
Il rapporto sottolinea tuttavia che l’effettiva applicazione di tali norme rimane una grave sfida e sottolinea due priorità: intensificare l’azione delle autorità incaricate delle indagini e dei procedimenti penali, per ottenere sentenze di condanna per riciclaggio di capitali, e adottare ordinanze dissuasive per disporre la confisca dei proventi di reato.
"Disponiamo degli strumenti necessari per combattere il riciclaggio dei capitali, ma l’effettiva applicazione della legislazione dipende dalle risorse e dalla volontà politica degli Stati membri. Per questo, il quinto ciclo di valutazione, lanciato nel 2015, sarà imperniato sull’efficacia", ha aggiunto il Presidente di MONEYVAL.
"Se un paese non attua interventi determinati per dissuadere e evitare il riciclaggio dei capitali, rischia di non scoprire la struttura generale del finanziamento, con possibili conseguenze economiche negative", ha ancora sottolineato.
Nel 2015, MONEYVAL ha proceduto alla valutazione di 26 giurisdizioni, mediante l’adozione di rapporti di reciproca valutazione (comprese visite sul campo) o di rapporti di monitoraggio.

Rassegna web

Link

  • MONEYVAL Annual Report for 2015 (pdf, 959 K, 58 pp. - in lingua inglese)
  • Video interview with MONEYVAL's chair Daniel Thelesklaf (online  & flv)

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Antiriciclaggio: audizione Direttore della DIA in Commissione Finanze Camera Deputati (22 settembre 2016, video)

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Secondo Nunzio Antonio Ferla – Direttore DIA - l’attuale sistema di prevenzione antiriciclaggio è sicuramente efficace ma il fenomeno del riciclaggio connesso alla criminalità organizzata va affrontato su più piani: quello culturale e dell’educazione finanziaria e quello preventivo e repressivo.
Nell’ambito dell’attività giudiziaria, finalizzata alla repressione di attività illecite in materia di riciclaggio connesso con la criminalità organizzata, sono stati sequestrati dalla D.I.A., nel periodo compreso tra il gennaio 2015 e l’agosto di quest’anno, beni per un valore stimato di oltre 100 milioni di euro.

Nella corso della seduta di oggi (20 settembre 2016 ndr), il Presidente della “VI Commissione Finanze”  della Camera dei Deputati, On. Maurizio Bernardo, ha convocato il Direttore della D.I.A., Nunzio Antonio Ferla, per essere ascoltato sul tema della “prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio”.
Nella circostanza, Ferla ha sottolineato che il riciclaggio è un fenomeno complesso, per sua natura di portata transnazionale, le cui conseguenze si riverberano immediatamente sul fronte delle entrate, determinando una minore crescita per il Paese.
A tal proposito l’ISTAT ha calcolato che sommando l’apporto diretto delle attività illegali e quello dell’indotto, l’effetto totale dell’inclusione dell’economia illegale nel sistema dei Conti Nazionali è apprezzabile in circa 15,5 miliardi di euro di valore aggiunto, con un’incidenza intorno all’1% sul prodotto interno lordo totale.
Il condizionamento più significativo della criminalità organizzata, ha proseguito poi il Generale Ferla, consiste sia nel valore di quanto prodotto attraverso attività criminali, sia, con effetti di ben più lungo periodo, nel valore di quanto non prodotto a causa delle distorsioni generate dalla diffusione delle mafie.
Un danno questo all’economia nazionale che riverbera i suoi effetti negativi sugli investimenti in generale e in particolare su quelli diretti dall’estero.
Secondo il Direttore l’attuale sistema di prevenzione è sicuramente efficace, in quanto si basa su una chiara ripartizione delle competenze, che vede da un lato attori istituzionali chiamati ad un’analisi finanziaria dei dati forniti dai soggetti preposti alla segnalazione di operazioni sospette (U.I.F) e dall’altro la D.I.A. e la Guardia di Finanza impegnati nell’analisi investigativa delle risultanze da proporre all’attenzione dell’A.G., in primis della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo.
Nel corso dell’audizione alla Commissione Finanze il Direttore della D.I.A., Nunzio Ferla, ha evidenziato l’impegno complessivo profuso dalla Direzione Investigativa Antimafia nella lotta al riciclaggio connesso alla criminalità organizzata.
La D.I.A., nel periodo compreso tra il gennaio 2015 e l’agosto di quest’anno, ha trattato oltre 145 mila Segnalazioni di Operazioni Sospette pervenute dall’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia.
Di queste, 1.737 sono state ritenute meritevoli di ulteriori approfondimenti e 923 sono state le segnalazioni trasmesse alla P.N.A.A., in quanto ritenute d’interesse investigativo.
In futuro saranno ulteriormente perfezionate le attività finalizzate a favorire lo sfruttamento del patrimonio informativo rappresentato dalle segnalazioni di operazioni sospette, assicurando, al contempo, le più opportune forme di circolarità e raccordo tra le Forze di polizia e la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo.
Il fenomeno del riciclaggio connesso alla criminalità organizzata è un problema che va affrontato su più piani,  prosegue il Direttore Ferla nel corso dell’Audizione.
Quello culturale e dell’“educazione finanziaria”, che dotando il cittadino dei giusti strumenti conoscitivi limita le spinte criminali, a beneficio di una corretta e trasparente gestione delle operazioni finanziarie; quello preventivo e repressivo, che vede la D.I.A. impegnata in prima linea, potendo appunto contare su un modello investigativo elastico basato sulla lungimirante intuizione di valorosi magistrati come Giovanni Falcone.
Per quanto riguarda i risultati operativi, Ferla ha sottolineato che la D.I.A., nel periodo compreso tra il gennaio 2015 e l’agosto di quest’anno, ha effettuato sequestri preventivi per un valore superiore ai 2,9 miliardi di euro e confische di beni per oltre 1,3 miliardi di euro.
Il Direttore della D.I.A. si è soffermato sull’importanza di consolidare, nella lotta al riciclaggio connesso alla criminalità organizzata, le sinergie istituzionali, nell’ottica di valorizzare ulteriormente il patrimonio informativo rappresentato dalle segnalazioni di operazioni sospette.
È stato richiamato il Protocollo operativo firmato il 26 maggio 2015, tra la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e la Direzione Investigativa Antimafia.
La procedura di raccordo info-investigativo tra la D.I.A. e la D.N.A., connessa all’analisi delle segnalazioni di operazioni sospette, ha consentito di innescare diverse indagini antiriciclaggio, avvalorando, contestualmente, elementi per nuove investigazioni giudiziarie.
Nell’ambito dell’attività giudiziaria, finalizzata alla repressione di attività illecite in materia di riciclaggio connesso con la criminalità organizzata, sono stati sequestrati dalla D.I.A., nel periodo compreso tra il gennaio 2015 e l’agosto di quest’anno, beni per un valore stimato di oltre 100 milioni di euro.

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L’attività della Guardia di Finanza nella lotta al finanziamento del terrorismo (16 agosto 2016)

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Scheda

1. Strategie  della  Guardia  di  Finanza  nel  contrasto  al  fenomeno criminale.

La  Guardia  di  Finanza  concorre  e  fornisce  il  proprio  contributo  all'apparato  di prevenzione ed investigazione antiterrorismo che, sotto l’egida del Ministero dell’Interno, gravita principalmente sulle due Forze di Polizia a competenza generale.
Il supporto si concretizza nello sviluppo di indagini mirate sui flussi finanziari che “alimentano” gli investimenti a sostegno di associazioni criminali nazionali ed internazionali, in ragione dei compiti di polizia economico-finanziaria di cui al D.Lgs. n. 68/2001.
In tale contesto il Corpo svolge sia attività di repressione, sia un’azione di prevenzione: tant’è vero che i Reparti del Corpo, oltre alle tradizionali indagini di polizia giudiziaria svolte  d’iniziativa  e  su  delega  delle  Procure  Distrettuali,  approfondiscono  in  via preventiva i flussi finanziari che possono rafforzare questi gruppi criminali la cui ricostruzione può comportare specifiche investigazioni.
In particolare, tale approfondimento si esplica tramite lo sviluppo delle segnalazioni di operazioni  sospette  (S.O.S.),  generate  dal  sistema  finanziario  e  da  altri  soggetti sottoposti agli speciali obblighi (professionisti, money transfer, compro oro, ecc.), l’effettuazione di ispezioni presso gli stessi operatori nonché l’esecuzione delle misure di congelamento nei confronti degli indiziati di appartenere ad organizzazioni terroristiche ed inseriti nelle cc.dd. black list diramate dalle Nazioni Unite e dall’Unione Europea.
Nel dettaglio i numeri confermano il rafforzamento del monitoraggio dei flussi di denaro potenzialmente a rischio; infatti, nel primo semestre di quest’anno sono state 597 le S.O.S. analizzate dal Corpo rispetto alle 579 dell’intero anno 2015.
Inoltre, la Guardia di Finanza:
partecipa  attivamente  ai  canali  di  cooperazione  internazionale,  deputati all’interscambio informativo di polizia e di analisi nel settore del terrorismo e del suo finanziamento;
prende parte ai principali fori internazionali ed alle iniziative assunte in ambito GAFI (Gruppo d’Azione Finanziaria Internazionale), UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine) e Organismi comunitari;
sostiene l’azione del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale nella partecipazione al Gruppo Internazionale “Coalizione Anti-Isis”.

2. Principali novità recentemente introdotte.

In considerazione del livello di attenzione nei confronti della minaccia terroristica, è stato previsto:
in seno al II Reparto – Coordinamento Informativo e Relazioni Internazionali del Comando Generale, la costituzione di una “cabina di regia” per promuovere e coordinare i flussi informativi all’interno della Guardia di Finanza e, quindi, orientare in modo proficuo l’attività investigativa nel settore. La nuova struttura fornirà, inoltre, la   qualificata   partecipazione   al   C.A.S.A.    (Comitato   di   Analisi   Strategica Antiterrorismo)  presso  il  Ministero  dell’Interno  nonché  al  C.S.F.  (Comitato  di Sicurezza Finanziaria) presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze;
l’istituzione, nell’ambito del Nucleo Speciale Polizia Valutaria, del G.I.F.T. (Gruppo Investigativo sul Finanziamento al Terrorismo). Questa nuova Unità - affidata ad un Colonnello e composta da personale altamente specializzato, con esperienza operativa in materia di analisi delle operazioni sospette - avrà il compito di approfondire le movimentazioni finanziarie considerate a rischio di terrorismo, mettendo a sistema le molteplici fonti informative inoltrate dalle Financial Intelligence Unit estere e dall’U.I.F. nazionale nonché le altre informazioni originate dalla “cabina di regia” del II Reparto del Comando Generale.

La stessa articolazione sarà, inoltre, referente della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo (DNAA), con la quale il Corpo, lo scorso ottobre, ha siglato un protocollo d’intesa che consolida le sinergie operative nel settore.
Tale memorandum assicura la tempestiva analisi delle informazioni contenute nelle segnalazioni  di  operazioni  sospette,  in  modo  tale  che  la  stessa  DNAA  possa effettuare il coordinamento dei successivi sviluppi investigativi per le indagini in materia di terrorismo;
il mirato scambio informativo - anche riguardante elementi tratti dalle segnalazioni di operazioni sospette - con le Agenzie di Informazione e Sicurezza e le altre Forze di Polizia che compongono il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo.

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UIF: schema anomalie antiriciclaggio operatività società estere intermediazione mobiliare (2 agosto 2016)

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  • Fonte: sito UIF (pdf, 207 K, 4 pp.)

Schemi rappresentativi di comportamenti anomali ai sensi dell’articolo 6, comma 7, lettera b) del d.lgs. 231/2007 – operatività over the counter con società estere di intermediazione mobiliare

Negli ultimi anni si è realizzata una rapida crescita dei c.d. mercati over the counter, sedi di negoziazione di titoli diverse dai mercati regolamentati o dai sistemi multilaterali di negoziazione, caratterizzate dalla mancanza di regole organiche sul sistema degli scambi; le dimensioni di tali mercati sono divenute sempre più significative.
Le quotazioni dei titoli negoziati nei mercati OTC sono determinate dall’incontro tra domanda e offerta; tipica di queste sedi di negoziazione è la spiccata volatilità del valore di mercato dei titoli, con rilevanti oscillazioni dei prezzi anche nell’arco della stessa giornata.
La scarsa trasparenza nel meccanismo di formazione dei prezzi, la presenza di scambi aventi a oggetto titoli non standardizzati (nota 1) nonché gli ingenti volumi movimentati, espongono tali mercati al rischio di manipolazioni dei prezzi per finalità illecite.
Il Moneyval e il GAFI, rispettivamente nel 2008 e nel 2009, hanno rilevato che i mercati OTC richiedono una più attenta valutazione del rischio di riciclaggio rispetto ai mercati regolamentati (nota 2).
L’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia ha condotto approfondimenti su anomale transazioni in strumenti finanziari effettuate over the counter da intermediari residenti con società estere di intermediazione mobiliare; gli intermediari residenti possono assumere in tali ambiti il ruolo di:

  • controparte in operazioni di compravendita di strumenti finanziari, in conto proprio o per conto di terzi;
  • prestatore del servizio di compensazione, attraverso conti intestati alle società estere di intermediazione mobiliare, sui quali transitano le operazioni di regolamento connesse con le compravendite in strumenti finanziari concluse da tali società estere.

Sono emerse operatività potenzialmente anomale riconducibili alle seguenti fattispecie:

  • movimentazioni poste in essere dalla clientela al fine di trasferire all’estero fondi di pertinenza ovvero, nei casi più gravi, disponibilità sottratte mediante artifizi o raggiri a terzi, tra cui enti pubblici, fondazioni o enti morali;
  • comportamenti infedeli dei dipendenti degli intermediari in danno delle società di appartenenza o della relativa clientela (nota 3).

Le analisi condotte hanno permesso di individuare alcuni indici di detta anomala operatività che assumono rilevanza ai fini della collaborazione attiva; l’identificazione e la valutazione di tali indici possono consentire agli intermediari residenti di prevenire, oltre al rischio di riciclaggio, anche altre forme di rischio.
D’altro canto, i presidi già esistenti presso i soggetti obbligati orientati al controllo dell’attività in trattazione ben si prestano a essere utilizzati per favorire la collaborazione attiva.
In particolare, è emerso che, sul piano soggettivo, le transazioni anomale over the counter sono state poste in essere con società estere aventi talune caratteristiche ricorrenti, specie per quanto riguarda l’area geografica di provenienza o di operatività prevalente, gli assetti proprietari e il regime di controllo cui sono sottoposte.
Sotto il profilo oggettivo, rileva l’attività di intermediazione in strumenti finanziari sovente illiquidi caratterizzati da un volume ridotto di emissione, a volte con cedole aventi strutture di indicizzazione complesse.
Ulteriore elemento di attenzione è rappresentato dalla circostanza che controparte nelle operazioni è un ente pubblico.
Per agevolare le valutazioni relative all’adempimento degli obblighi segnaletici, si fornisce, ai sensi dell’art. 6, comma 7, lettera b), del decreto legislativo n. 231 del 2007 e successive modifiche e integrazioni, l’accluso schema recante anomalie nell’operatività con società estere di intermediazione mobiliare che possono risultare funzionali al riciclaggio di disponibilità di origine illecita.
Gli intermediari bancari e finanziari sono chiamati a svolgere un costante e attento monitoraggio delle transazioni over the counter poste in essere con dette società, con particolare riguardo agli elementi qualificanti tali transazioni riportati nel seguente allegato.
Si rammenta che, per il corretto adempimento degli obblighi di segnalazione di operazioni sospette, da un lato, non è necessario che ricorrano contemporaneamente tutti i comportamenti descritti nello schema operativo; dall’altro, la mera ricorrenza di singoli comportamenti individuati nello schema non è di per sé motivo sufficiente per procedere alla segnalazione.
Qualora emergano operazioni sospette riconducibili al fenomeno descritto, è necessario che i soggetti tenuti le segnalino con la massima tempestività, ove possibile prima di dar corso alla loro esecuzione.
Sarà cura dei soggetti tenuti agli obblighi di segnalazione, nell’ambito della propria autonomia organizzativa, diffondere con le modalità più idonee le indicazioni operative fra il personale e i collaboratori incaricati della valutazione delle operazioni sospette nel settore in trattazione.

Allegato

Operatività over the counter con società estere di intermediazione mobiliare

Nell’operatività over the counter con società estere di intermediazione mobiliare i destinatari degli obblighi di segnalazione di operazioni sospette valutano la ricorrenza dei seguenti fattori ai fini dell’espletamento degli obblighi di collaborazione attiva di cui al d.lgs. n. 231/2007.

1. Profilo oggettivo

Sotto il profilo oggettivo, le anomalie possono emergere da alcuni elementi qualificanti delle transazioni analizzate, quali prezzo, quantità e controvalore, spesso a cifra tonda, nonché modalità di negoziazione e tipologia di controparte.
In tale quadro, può assumere rilevanza anche l’entità delle commissioni, specie se inusualmente elevate, applicate dall’intermediario residente per la tenuta dei conti e per porre in essere le operatività indicate.
Nel caso del servizio di compensazione delle operazioni in strumenti finanziari, l’assenza di alcuni dati e informazioni condiziona la capacità dell’intermediario di individuare eventuali anomalie.
Non sempre sono noti, ad esempio, le controparti di negoziazione delle società estere di intermediazione mobiliare ovvero i prezzi in base ai quali le parti hanno concluso la compravendita (cd. compensi franco valuta).
In ogni caso, ai fini della valutazione del sospetto, gli intermediari verificano la correttezza di tutti gli elementi informativi acquisiti nell’ambito dell’attività svolta.
Tra i fattori oggettivi di rischio si annoverano:
1.1 transazioni relative a strumenti finanziari che presentano margini eccezionalmente elevati tra prezzo di acquisto e di vendita, eseguite con controparti ricorrenti nella stessa giornata o in date molto ravvicinate. In particolare, sono state rilevate operazioni in cui le società estere scambiano con la medesima controparte, nella stessa giornata o in date molto ravvicinate, la stessa quantità nominale del medesimo titolo, con differenziali di prezzo/controvalore tra le operazioni di acquisto e quelle di vendita particolarmente rilevanti;
1.2 molteplici operazioni di acquisto e vendita su uno o più titoli, in cui le transazioni, che singolarmente considerate si chiudono in perdita, sono sistematicamente compensate da altre in forte guadagno, con un risultato netto complessivo a fine giornata sempre positivo, spesso a cifra tonda;
1.3 operazioni ripetute e concentrate nei confronti di una medesima controparte o di controparti ricorrenti anche per differenziali di prezzo contenuti, ma su volumi complessivamente significativi di strumenti finanziari scambiati;
1.4 regolamento delle compravendite over the counter di titoli oggetto di quotazione in mercati regolamentati o su sistemi multilaterali di negoziazione a prezzi notevolmente differenti da quelli determinati su detti mercati o sistemi nelle stesse date di negoziazione;
1.5 interposizione apparentemente non giustificata delle società estere di intermediazione mobiliare in fase di collocamento di strumenti finanziari tra la banca acquirente e la banca capofila che dirige e coordina il consorzio di collocamento;
1.6 ripetute richieste a un intermediario residente di interporsi, senza giustificazioni plausibili, in una compravendita tra la società estera e la sua controparte che hanno autonomamente raggiunto un accordo. In questi casi l’intermediario esegue la transazione in nome proprio ma per conto della società estera di intermediazione mobiliare, acquistando il titolo dall’effettivo venditore e rivendendolo all’effettivo acquirente per la quantità nominale e il prezzo a cui essi si erano accordati;
1.7 trasferimento sistematico - con carattere periodico, costante e unidirezionale - di fondi di importo significativo derivanti dalle attività di intermediazione, mediante bonifici verso conti accesi presso intermediari esteri, ad esempio ubicati nel Paese d’origine della società estera di intermediazione mobiliare (nota 4) o in Paesi a rischio (cfr. par. 2.1).

2. Profilo soggettivo

Costituiscono fattori potenzialmente rappresentativi di un profilo di rischio soggettivo delle società estere di intermediazione mobiliare:
2.1 l’aver sede, succursali ovvero operatività prevalente in Paesi o territori:
non ricompresi in quelli a regime antiriciclaggio equivalente stabiliti con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze;
indicati dagli organismi internazionali competenti (es. GAFI, OCSE) come esposti a rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, non cooperativi nello scambio di informazioni anche in materia fiscale ovvero con carenze strategiche nei rispettivi regimi nazionali di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo;
caratterizzati da elevato rischio di riciclaggio in base alle risultanze dell’assessment interno svolto dall’intermediario residente;
2.2 l’assenza, nel Paese dove la società estera di intermediazione mobiliare ha sede o succursali operative, di un regime di vigilanza adeguato; tale circostanza è desumibile:
dall’iscrizione, in base alla normativa nazionale, in albi o elenchi tenuti da organismi di autoregolamentazione locali in assenza di strumenti di controllo da parte delle autorità di vigilanza locali;
dall’impossibilità per le predette autorità di vigilanza di ottenere le informazioni necessarie a effettuare adeguate forme di supervisione su tali intermediari;
dalla ridotta entità del capitale sociale o della dotazione patrimoniale richiesta all’intermediario;
2.3 la presenza tra gli esponenti (rappresentante legale, socio, amministratore, delegato a operare e, se conosciuti, trader) di soggetti di nazionalità od origine italiana, specie se privi di giustificabile legame con il Paese estero ove la società ha sede od opera in misura prevalente;
2.4 la presenza nel capitale sociale di società fiduciarie o trust, che ostacolano il processo di adeguata verifica;
2.5 la ricorrenza tra le controparti operative della società estera di intermediazione mobiliare di soggetti con i quali l’intermediario residente non ha ritenuto di avviare ovvero ha interrotto i rapporti a motivo dell’elevato rischio di riciclaggio.

Note al testo

  1. Spesso si tratta di titoli derivati o warrant i cui sottostanti sono titoli liquidi o illiquidi.
  2. Cfr. Moneyval, Use of securities in money laundering schemes, 2008; FATF, Money Laundering and Terrorist Financing in the Securities Sector, 2009.
  3. Tale fenomeno può essere collegato al conseguimento, da parte delle società estere, di margini inusualmente elevati di guadagno derivanti da compravendite concordate con trader infedeli in danno dell’intermediario residente o di suoi clienti e al successivo trasferimento all’estero di tali disponibilità, con possibile ripartizione dei guadagni sempre all’estero.
  4. Tali trasferimenti potrebbero anche sottendere movimenti di fondi riferibili alla clientela della società estera di intermediazione mobiliare.

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Antiriciclaggio in Italia, Rapporto 2014

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DIA: relazione 2° semestre 2015 – attività antiriciclaggio (2 agosto 2016)

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Con il solito ritardo e nel solito formato illeggibile (oltre 200 mega di immagine pdf) la DIA – Direzione Investigativa Antimafia – pubblica  la propria relazione semestrale relativa alla seconda metà del 2015 (qui in pdf: attenzione 200 mega!).
Come al solito ecco la “traduzione” in formato testo del capitolo relativo all’antiriciclaggio.

  • scarica il testo di quest'articolo in doc
  • scarica il testo di quest'articolo in versione pdf

8. Attività di prevenzione dell'utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio

  • Fonte: da pag. 190 a pag. 198 della “Relazione semestrale al Parlamento” della DIA relativa al 2° semestre 2015

a. Analisi e approfondimento delle segnalazioni di operazioni finanziarie sospette

Un altro settore di intervento strategico nell'azione di contrasto alle mafie portato avanti dalla D.I.A. nel 2015 è stato quello della prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio.
Il crescente grado di finanziarizzazione dei circuiti economici evidenzia come, da una prospettiva investigativa, sia fondamentale garantire la più ampia tracciabilità dei flussi finanziari, attraverso la previsione di modalità standardizzate di registrazione e conservazione delle informazioni che consentano di individuare origine, destinazione e beneficiari dei movimenti.
La disciplina vigente vede nella D.I.A. e nel Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della G. di F. gli organismi di polizia deputati a svolgere l'analisi e l'approfondimento investigativo delle SOS (Segnalazioni di Operazioni Sospette) inviate dall'UIF (Unità di Informazione Finanziaria) della Banca d'Italia, per poi informare il Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo in caso emergano evidenze di criminalità organizzata.
I dati riferiti agli ultimi anni confermano l'aumento, quasi geometrico, delle SOS pervenute - cresciute esponenzialmente in conseguenza degli obblighi imposti dalla normativa antiriciclaggio ad una maggiore platea di operatori -cui i menzionati Organismi di controllo hanno dovuto far fronte introducendo nuove procedure di analisi informatica.
Dal canto suo, la D.I.A. ha reso esecutivo, nel 2015, un innovativo sistema di analisi delle S.O.S., articolato su tre distinte ma complementari procedure che hanno consentito di raggiungere l'obiettivo di processare tutte le S.O.S. pervenute e di estrapolare quelle di interesse investigativo per la specifica missione istituzionale del contrasto alle organizzazioni mafiose.
Nel semestre in esame sono state, inoltre, rese pienamente operative le procedure di selezione delle segnalazioni attinenti alla criminalità organizzata, scandite nel Protocollo d'intesa siglato il 26 maggio 2015 dal Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e dal Direttore della D.I.A., di cui si è fatto cenno nella Relazione relativa al semestre precedente
Questa sinergia operativa, che ha portato ad una piena interazione del Patrimonio informativo della D.I.A e della D.N.A. - dove è costituito un Gruppo di lavoro cui partecipa personale della Procura Nazionale e della Direzione -rende, ora, più incisivi gli accertamenti sui flussi finanziari ritenuti sospetti, permettendo una rapida selezione delle S.O.S. attinenti alla criminalità organizzata e, al contempo, la tempestiva informazione delle competenti Autorità giudiziarie.

Per meglio comprendere la portata delle attività svolte a livello centrale dalla D.I.A., si espongono, di seguito, i risultati ottenuti nello specifico ambito grazie all'implementazione del sistema EL.I.O.S. (Elaborazioni Investigative Operazioni Sospette), applicativo informatico in uso esclusivo alla Direzione e specificatamente dedicato all'analisi e all'approfondimento delle segnalazioni di operazioni sospette.
Nel semestre in esame, risultano pervenute dall'U.I.F. 44.237 segnalazioni di operazioni sospette e, grazie all'adozione delle nuove procedure di selezione accennate in precedenza, ne sono state analizzate 50.125, smaltendo in questo modo anche una parte di quelle accumulate nei periodi precedenti. Ne è scaturito l'esame di 167.534 soggetti segnalati o collegati, di cui 112.845 persone fisiche e 54.689 persone giuridiche.
Proseguendo nell'analisi e avuto riguardo al grado di collaborazione attiva dei soggetti destinatari degli obblighi antiriciclaggio, si evidenzia che le segnalazioni pervenute sono state trasmesse, per la quasi totalità, dagli enti creditizi (40.570), seguiti dai professionisti (3.476), dagli intermediari finanziari (2.591) e dagli istituti di moneta elettronica (396).

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Le 50.125 segnalazioni analizzate concernono, complessivamente, 182.038 operazioni sospette, ripartite nelle seguenti principali tipologie: bonifico a favore di ordine e conto (31.844), versamento di contante (21.452), prelevamento con moduli di sportello (19.119), bonifico in partenza (19.180), bonifico estero (16.188), versamento di assegni (11.438), disposizione di trasferimento (9.652), emissione di assegni circolari e titoli similari/vaglia (6.785), addebito per estinzione assegno (6.157) prelevamento in contante inferiore a 15.000 euro (5.012), ed, infine, pagamento con carte di credito e tramite POS (3.584).

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Quanto alla distribuzione territoriale delle operazioni oggetto di segnalazione, la maggior parte si concentra verso le regioni settentrionali (80.842), confermando l'andamento già registrato nei periodi precedenti, con a seguire le regioni meridionali (46.646) e centrali (35.937), per finire con quelle insulari (12.670).

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Nella tabella seguente la distribuzione delle operazioni sospette viene ulteriormente ripartita su base regionale:

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L'attività svolta nel particolare settore operativo riguarda, come accennato, sia l'arricchimento informativo delle segnalazioni di operazioni sospette risultate potenzialmente attinenti alla criminalità organizzata condotto presso la D.N.A., avvalendosi delle banche dati disponibili presso la stessa A.G., in attuazione delle intese protocollari assunte, sia gli sviluppi dell'analisi operata centralmente dalla D.I.A..
In particolare, come graficamente di seguito esposto, la sinergia avviata con la D.N.A. ha determinato positivi riscontri in relazione a complessive 1.799 segnalazioni, di cui 247 inviate alle locali D.D.A., per l'immediata utilizzazione ai fini processuali e le restanti 1.552 destinate al predetto Gruppo di lavoro congiunto, ai fini dell'eventuale esercizio del potere d'impulso del Procuratore Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo di cui all'art. 371 bis c.p.p.:

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Corroborano i riferiti positivi riscontri, gli ulteriori sviluppi delle attività di analisi che hanno portato, nel medesimo periodo, all'investigazione di ulteriori 69 segnalazioni, presso le competenti articolazioni periferiche (Centri e Sezioni Operative), così ripartite per matrice criminale di riferimento:

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Il grafico evidenzia chiaramente una preponderanza delle segnalazioni riconducibili a contesti di 'ndrangheta.

b. Esercizio dei poteri di accesso ed accertamento presso i soggetti destinatari degli obblighi indicati negli artt. 10, 11, 12, 13 e 14 del D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231.

Nel quadro delle investigazioni preventive, un altro strumento di cui si avvale la Direzione Investigativa Antimafia per verificare se ricorrono pericoli di infiltrazione mafiosa sono i poteri delegati dal Ministro dell'Interno, in via permanente, al Direttore (analiticamente individuati al Capo III del D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231 [nota 1]), che consentono di accedere presso i soggetti destinatari degli obblighi antiriciclaggio, con facoltà di richiedere ai funzionari responsabili dati e documentazione ritenuti utili ai fini dell'espletamento delle funzioni conferite.

Il ricorso a tali istituti è volto, pertanto, alla prevenzione dei pericoli di infiltrazione mafiosa nel tessuto economico, sia attraverso un inserimento diretto negli organi sociali, sia sfruttando i canali del sistema bancario e finanziario per riciclare i proventi derivanti da attività illecite, artatamente dissimulati nei circuiti finanziari legali.
L'esercizio di tali poteri, spesso funzionale all'avio di mirate attività investigative di natura giudiziaria o all'applicazione di una misura di prevenzione, si è concretizzato, nel semestre in esame, nell'emissione e successiva esecuzione di 5 provvedimenti di accesso presso altrettanti studi associati (partecipati da professionisti esercenti attività di consulenza aziendale e ragionieri e periti commerciali [nota 2]) ; 2 accessi presso un Istituto di credito ed altro Ufficio equiparato [nota 3] . A questi accessi si aggiungono 23 richieste di dati e informazioni rivolte ad Istituti di credito e ad altri intermediari finanziari.

Note al testo

[nota 1] Al Direttore della D.I.A. sono conferite ex lege le seguenti attribuzioni:

  • potere di accesso e di accertamento nei confronti di banche, istituti di credito pubblici e privati, società fiduciarie o presso ogni altro istituto o società che esercita la raccolta del risparmio o l'intermediazione finanziaria, delegato permanentemente ai sensi del D.M. 23 dicembre 1992;
  • poteri di accesso e di accertamento nei confronti dei soggetti previsti dal capo III del Digs. nr. 231/2007, al fine di verificare se ricorrono pericoli di infiltrazione da parte della delinquenza mafiosa (art. 2, co. 3, della L. nr. 94/2009, che ha modificato l'art. 1, co. 4, del D.L. nr. 629/1982);
  • potere di accesso e di accertamento presso "i soggetti destinatari degli obblighi indicati negli articoli 10, 11, 12, 13 e 14 del D.Lgs. nr. 231/2007", delegato permanentemente con l'art. 2 del D.M. 30 gennaio 2013.

[nota 2]  Rientranti tra i soggetti previsti dall'art. 12 del D.Lgs 231/2007.
[nota 3] Trattasi di soggetti ricompresi nell'art. 11 del D.Lgs 231/2007.

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Anti-Money Laundering: 2016 Basel AML Index (29 July 2016)

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Fifth edition of the Basel Anti-Money Laundering (AML) Index developed by the Basel Institute on Governance.
Among the European countries, the highest risk countries are Luxembourg, Serbia, Greece, Switzerland, Italy, Germany, Moldova and Bosnia-Herzegovina. The rankings for Slovenia, Estonia, Serbia and Finland have deteriorated significantly within this region

The Basel AML Index is an annual ranking assessing country risk regarding money laundering/terrorism financing.
It focuses on anti-money laundering and counter terrorist financing (AML/CTF) frameworks and other related factors such as financial/public transparency and judicial strength.
This is the fifth edition of the Basel Anti-Money Laundering (AML) Index developed by the Basel Institute on Governance.
The Basel Institute published the Basel AML Index for the first time in 2012 and has since then been the only non-profit organisation to create a research-based ranking focusing on the risk of money laundering and terrorist financing.
The Basel AML Index provides the following key features:

  • Overview of 149 countries according to their risk level in money laundering/terrorist financing
  • Composite index based on public sources and third party assessments
  • Independent research-based risk ranking which is updated annually
  • AML country risk assessment tool for compliance purposes (see Expert Edition)

Basel AML Index 2016

The Basel AML Index 2016 Report summarises the key findings and provides a detailed explanation about our methodology.
See also what is new in the 2016 edition and the recent changes in our methodology.
Our annual review section outlines the main discussions and feedback received from external experts with academic, supervisory and law enforcement background.

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What does the Basel AML Index measure?

The Basel AML Index measures the risk of money laundering and terrorist financing of countries based on publicly available sources.
A total of 14 indicators that deal with AML/CFT regulations, corruption, financial standards, political disclosure and rule of law are aggregated into one overall risk score.
By combining these various data sources, the overall risk score represents a holistic assessment addressing structural as well as functional elements in the AML/CFT framework.
As there are no quantitative data available, the Basel AML Index does not measure the actual existence of money laundering activity or amount of illicit financial money within a country but is designed to indicate the risk level, i.e. the vulnerabilities of money laundering and terrorist financing within a country.

What has changed from the 2015 edition?

The 2016 Basel AML Index covers 149 countries.
Four countries were removed from the 2015 edition of the Basel AML Index: Barbados, Samoa, Suriname and Swaziland.
They were excluded from this year’s rating due to insufficient data.
Sudan was added to the 2016 Basel AML Index as more data became available.
The methodology remains the same as the 2015 edition, when a key methodological adjustment was conducted.
It takes into consideration the modifications brought to the assessment mechanism of the FATF Mutual Evaluation Reports.
For the first time they include an effectiveness assessment in addition to the assessment of legal compliance with the FATF recommendations.
While last year five countries were assessed according to the new FATF methodology, this year’s edition includes 14 countries with the new FATF Mutual Evaluation Reports as a source for the Basel AML Index.

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Download

  • Download the 2016 Basel Index Report (pdf, 2.5 M, 26 pp. )
  • Media release: Fighting money laundering remains weak in most countries according to Basel AML Index 2016 (pdf, 823 K, 4 pp.)

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UIF: antiriciclaggio, nuova funzionalità di caricamento segnalazioni operazioni sospette (27 luglio 2016)

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  • Fonte: comunicato di Banca d’Italia (pdf)

Nuova funzionalità per la compilazione delle segnalazioni di operazioni sospette di tipo money transfermediante il data-entry

Dal 27 luglio 2016 è disponibile sul portale Infostat-UIF una nuova funzionalità del data-entry che agevola la compilazione della segnalazione di operazioni sospette di tipo money transfer.
Previo inserimento del fenomeno E08, i segnalanti possono caricare un file in formato csv, elaborato in autonomia secondo gli standard del tracciato record previsto, inserendo in automatico i dati della segnalazione.
La funzionalità genera, sempre in automatico, un report che riporta il dettaglio relativo all’esito del caricamento dei dati.
Si ricorda che il popolamento automatico dei dati della segnalazione mediante un file in formato csv costituisce un ausilio alla compilazione mediante la funzionalità di data-entry; il processo di trasmissione deve essere completato con le usuali modalità, attivando i controlli automatici per la “VERIFICA” di correttezza e coerenza dei dati inseriti e inoltrandola segnalazione in diagnostico o in consegna

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ComplianceNet: cosa leggere oggi (25 luglio 2016)

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Il complicato mosaico dei dati anti-evasione, Il Sole 24 Ore, 25 luglio 2016

  • di Alessandro Santoro

I rapporti dell’Ocse e del Fmi sono ricchi di spunti e indicazioni sia di natura organizzativo-istituzionale sia di natura legislativa. Fra i primi, vi è un aspetto richiamato in entrambi i report che è particolarmente sfidante: la necessità di sviluppare un approccio strategico all’analisi del rischio di evasione (compliance risk). L’Ocse  … (leggi in pdf su Rassegna Stampa dell’Agenzia delle Entrate)

Fmi, Ocse e il fisco che ancora non c'è, Il Sole 24 Ore, 25 luglio 2016

  • di Marco Mobili e Giovanni Parente

Il Fisco italiano visto dall’estero è un po’ come l’isola che non c’è. Il Fondo monetario internazionale (Fmi) e l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) disegnano un’amministrazione finanziaria che non esiste e potrebbe non esistere mai perché il Governo sembra orientato su tutt’altra strada. (leggi in pdf su Rassegna Stampa dell’Agenzia delle Entrate)

La Cassazione stringe sul riciclaggio, Il Sole 24 Ore, 25 luglio 2016

  • Fonte: Antonio Iorio, “La Cassazione stringe sul riciclaggio”, Il Sole 24 Ore, 25 luglio 2016, pag. 17

Per perseguire l’illecito può bastare un solo frammento della condotta in Italia
Reati tributari. Dalle decisioni della Suprema Corte un orientamento particolarmente restrittivo anche per eventi all’estero
(leggi on line su rassegna stampa IusLetter)

Panama Papers, l'Africa saccheggiata dalle offshore dei potenti, L’espresso 25 luglio 2016

  • Fonte: Paolo Biondani, Mauro Munafò, Marco Pratellesi e Leo Sisti, “ Panama Papers, l'Africa saccheggiata dalle offshore dei potenti”, L’espresso 25 luglio 2016

La nuova inchiesta giornalistica internazionale svela 1.400 società anonime utilizzate per spogliare le risorse naturali del continente nero. Petrolio, gas, oro, diamanti: ecco come i soldi sottratti alle popolazioni in miseria finiscono nei paradisi fiscali. Tra corruzioni, guerre, colpi di stato e riciclaggio di denaro sporco (leggi on line)

Il regime sanzionatorio in materia bancaria e finanziaria: novità normative e spunti di riflessione, DirittoBancario.it

  • Fonte: Roberto Della Vecchia e Paola Tumbarello, “Il regime sanzionatorio in materia bancaria e finanziaria: novità normative e spunti di riflessione”, Studio Legale Carbonetti e Associati per DirittoBancario.it

Con la Direttiva 2013/36/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 sull’accesso all’attività degli enti creditizi e sulla vigilanza prudenziale sugli enti creditizi e sulle imprese di investimento (cd. CRD IV) il legislatore dell’Unione ha delineato i tratti essenziali del vigente sistema sanzionatorio comunitario (leggi on line  e anche in pdf)

I mercati offshore del RMB in Europa: prospettive per una maggiore integrazione finanziaria tra Europa e Cina”, Banca d’Italia, luglio 2016

  • Fonte:Daniela Marconi, Lorenzo Bencivelli, Anna Marra, Alessandro Schiavone e Raffaele Tartaglia-Polcini, “I mercati offshore del RMB in Europa: prospettive per una maggiore integrazione finanziaria tra Europa e Cina”, Questioni di Economia e Finanza (Occasional Papers) di Banca d'Italia,  luglio 2016

L’integrazione finanziaria della Cina con il resto del mondo è considerevolmente inferiore rispetto a quella commerciale, in virtù dei controlli ai movimenti di capitale e del sottosviluppo dei suoi mercati finanziari. Dal 2009 le autorità cinesi hanno avviato l’internazionalizzazione del renminbi (RMB) promuovendone l’uso da parte dei non residenti; il processo è stato accompagnato da una graduale, ancorché incompleta, liberalizzazione del conto finanziario della bilancia dei pagamenti. Questo lavoro offre una panoramica degli sviluppi nel processo di internazionalizzazione della valuta cinese. I mercati offshore svolgono un ruolo importante nel promuovere l’utilizzo del RMB da parte dei non residenti. (online e pdf  - testo in inglese)

Osservatorio sul Riciclaggio e Finanziamento del Terrorismo, Weekly Report n.61 (settimana 18 - 24 luglio 2016.)

  • Fonte: Osservatorio sul Riciclaggio e sul Finanziamento del Terrorismo istituito presso la Fondazione Bruno Visentini

Riciclaggio solo nel caso di sostituzione del denaro frutto di reato
L’impiego diretto di denaro di provenienza illecita in attività economiche o finanziarie in grado di “ripulirlo” non costituisce riciclaggio… (online  )

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ComplianceNet: cosa leggere oggi (22 luglio 2016)

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(immagine tratta da Wiki Commons)

Il Sole 24 Ore: Antiriciclaggio, un registro sui titolari effettivi (21/07/16)

  • di Valerio Vallefuoco

La Commissione europea ha adottato il 5 luglio 2016 una proposta di direttiva con alcune modifiche...
(continua a leggere online  qui su rassegna stampa IusLetter o in pdf su rassegna stampa FiscoOggi)

IusLetter: La Commissione UE adotta una proposta di modifica alla IV Direttiva antiriciclaggio

  • di Luca Bettinelli

Si rende noto che la Commissione Europea ha recentemente adottato una proposta di direttiva con alcune modifiche all’attuale quadro normativo in materia di antiriciclaggio dettato dalla Direttiva 2015/849/UE (c.d. “IV Direttiva Antiriciclaggio”).
Nello specifico, la proposta propone una serie di misure volte a migliorare la lotta al finanziamento del terrorismo ed a garantire una maggiore trasparenza delle transazioni finanziarie e di entità societarie sotto il quadro giuridico preventivo in atto nell’Unione, ossia la direttiva (UE) 2015/849 (la “4AMLD”).
(continua a leggere qui)

Compliance Journal: Antiriciclaggio e contrasto al terrorismo: la proposta della Commissione Europea per modificare la IV Direttiva

  • A cura di Nicola Mainieri, Dirigente di Banca d’Italia

Il 5 luglio 2016 la Commissione Europea ha adottato una proposta volta a rafforzare le norme antiriciclaggio e di contrasto al terrorismo contenute nella Quarta direttiva (n. 2015/849/UE). La proposta dovrà ora essere tradotta in una direttiva da adottare, secondo la procedura legislativa ordinaria, dal Parlamento europeo e dal Consiglio.

  • (continua a leggere qui)

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Ue: una comunicazione ad hoc per la tutela dei whistle-blowers (FiscoOggi.it, 18 Luglio 2016)

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Il documento elaborato dalla Commissione europea passa in rassegna i progressi raggiunti e i settori dove intervenire

  • di Alessandra Gambadoro

Contrastare l’evasione fiscale e rendere più equo il sistema tributario europeo sono due facce della stessa medaglia.
Da questo assunto di base muove la Comunicazione (qui in pdf) presentata nei giorni scorsi dalla Commissione europea.
Il documento mette nero su bianco le azioni che l’esecutivo comunitario intende mettere in campo, anche alla luce del recente scandalo dei Panama Papers.

I danni dell’evasione fiscale

La Comunicazione evidenzia innanzitutto i danni causati dall’evasione fiscale.
L’evasione sottrae al gettito delle casse degli Stati Ue miliardi di euro ogni anno, danneggia la concorrenza e il mercato, gravando soprattutto sulle piccole e medie imprese, sfavorite rispetto alle grandi che possono adottare una pianificazione fiscale aggressiva.
L’evasione danneggia indirettamente anche l’occupazione.
I governi, infatti, per compensare le perdite in termini di tasse evase, scelgono spesso di aumentare la pressione fiscale, in particolare quella sul lavoro.
L’evasione, in sostanza, rende meno equo il sistema fiscale, contribuendo a minare il rapporto di fiducia tra Stato e cittadini.
Per contrastarla, sottolinea il documento della Commissione, è necessario un coordinamento più stringente tra tutti gli Stati dell’Unione.

La tutela dei whistle-blowers

Il documento sottolinea la volontà dell’esecutivo Ue di voler migliorare la protezione dei whistle-blowers.
Numerosi casi hanno recentemente portato alla ribalta il ruolo di chi informa le autorità pubbliche dei crimini commessi contro la collettività, tra cui anche il reato di evasione fiscale.
La Commissione intende sia supportare i Paesi membri nella tutela dei whistle-blowers a livello nazionale, sia garantire a livello europeo una protezione generale, dato che le norme comunitarie tutelano queste figure solo in alcuni settori.
La Comunicazione, infine, informa che la Commissione presenterà in autunno un primo rapporto sulle misure da adottare per garantire uno scambio efficace di informazioni tra gli Stati membri sul beneficiario effettivo.

I punti chiave della strategia antievasione

La Comunicazione passa in rassegna i passi avanti realizzati fino a ora dall’Unione europea per garantire maggiore trasparenza fiscale e una tassazione più equa per tutti i contribuenti.
Il documento rimarca, però, che nonostante gli sforzi fatti fino ad adesso l’Ue ha ancora davanti parecchia strada da compiere sul fronte dell’evasione fiscale, soprattutto dopo gli eventi recenti legati alla divulgazione dei Panama Papers.
Il testo della Commissione individua, quindi, i punti chiave dove è necessario intervenire.
Primo: modificare in parte la Quarta Direttiva europea sull’antiriciclaggio e contro il finanziamento del terrorismo, con lo scopo di rafforzare il contrasto al riciclo di denaro sporco connesso a fenomeni evasivi.
In quest’ambito, la Commissione, inoltre, intende stilare per la prima volta una lista di Paesi terzi ad alto rischio di riciclaggio e di finanziamento al terrorismo.
Secondo il documento, l’esecutivo comunitario sta studiando anche le strategie migliori per assicurare un controllo delle pratiche di pianificazione fiscale aggressiva.
La Commissione sta già lavorando con l’Ocse e altre organizzazioni internazionali per mettere a punto un approccio globale e condiviso sulla trasparenza delle attività dei professionisti e degli intermediari finanziari che spesso favoriscono l’adozione di questo tipo di strategie fiscali.
Il prossimo autunno, inoltre, l’esecutivo Ue lancerà una consultazione pubblica sull’argomento.
Un altro punto in agenda riguarda il rafforzamento di misure per promuovere la buona governance fiscale, tra cui la stipula di accordi con Stati terzi.
La Commissione e il Gruppo “Codice di condotta”, inoltre, stanno lavorando alla stesura di un elenco di Paesi extra-Ue che non rispettano gli standard della buona governance.
La lista dovrebbe essere pronta per il 2017.

Allegato

  • Communication from the Commission to the European Parliament and the Council, "Communication on further measures to enhance transparency and the fight against tax evasion and avoidance", Strasbourg, 5.7.2016, COM(2016) 451 final, (pdf, 223 K, 10 pp.)

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