Antiriciclaggio

Antiriciclaggio e contrasto del terrorismo

Radio 24: riciclaggio e finanziamento al terrorismo, faro sui money transfer (2 gennaio 2017, audio mp3)

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Il 2 gennaio 2017 su Radio24 è andato in onda – in replica - la trasmissione “Finanziamento al terrorismo, faro sui money transfer”  a cura di Raffaella Calandra (sole, tw, blog) già trasmessa il 1° ottobre 2016.
La trasmissione è disponibile in streaming sul sito di Radio24 e può essere scaricata in formato mp3 (21 minuti circa).

Interventi di

•    Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia (inizio trasmissione)
•    Ranieri Razzante, AIRA - Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio (minuti 3,29  e 14,20)
•    Armando Spataro, procuratore capo Torino (minuti 8,18 e 17,01)
•    Giorgio Ieranò, Università di Trento  (minuto 18,16)

Finanziamento al terrorismo, faro sui money transfer

I soldi dei terroristi di Parigi sono passati anche attraverso l'Italia. La denuncia del procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, riapre il tema dei controlli sui cosiddetti money transfer, sportelli usati soprattutto dai migranti per mandare risparmi nei loro Paesi di origine. Li vediamo sparsi nelle nostre città.
Ma anche in passato - e ora in almeno 13 fascicoli - i magistrati di tutt' Italia indagano su passaggi sospetti.
Nel 2015 - riferisce l 'ultimo rapporto dell'Uif, l'Unità di Informazione Finanziaria di Banca d'Italia - sono state 2.268 le segnalazioni, con oltre 200mila operazioni sospette. Passaggi anomali di soldi, per varie ragioni. E le più rischiose - il 13% del totale - riguardano persone sott' inchiesta, anche per fatti di terrorismo. Le norme europee però hanno reso più complessi i controlli, permettendo alle agenzie di avere un unico intermediario in tutta l'Unione europea. E la maggior parte hanno spostato la propria sede in Gran Bretagna e Irlanda, lasciando da noi solo gli agenti, circa 20mila. Partono anche da sotto casa nostra i soldi per i terroristi? Con questa domanda, inizia questa puntata di Storiacce di Raffaella Calandra

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UIF: Quaderno n. 7 – casistiche riciclaggio e finanziamento terrorismo (1° gennaio 2017)

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Classificazione JEL: K14, K22
Parole chiave: riciclaggio, finanziamento del terrorismo, casistiche, tipologie, operazioni sospette.
La seconda edizione delle Casistiche di riciclaggio segue la precedente pubblicazione dell’aprile 2015 con la quale la UIF ha raccolto alcuni casi di particolare interesse riscontrati nelle proprie attività di analisi finanziaria.

  • di Catello Criscuolo, Maria Benedetta Bastioni, Maria Colonnello, Fabrizio Giallombardo, Stefania Iacobelli, Simone Pace, Stefania Santoro

Quaderni dell’antiriciclaggio Numero 7: Casistiche di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo

Attraverso l’utilizzo di un linguaggio quanto più accessibile e ricorrendo a schemi esemplificativi dell’operatività analizzata, la pubblicazione si propone finalità divulgative e può costituire un utile strumento di supporto per i segnalanti, affiancandosi a indicatori di anomalia, schemi di comportamenti anomali e comunicazioni della UIF.
Le fattispecie pubblicate sono molto diverse tra loro in termini di complessità e rilevanza economica, a riprova della notevole varietà di comportamenti che possono generare un sospetto di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo; esse forniscono una rassegna quanto più attuale dei comportamenti finanziari potenzialmente illeciti. È stata data rilevanza a casi di possibile finanziamento del terrorismo, fenomeno caratterizzato dall’utilizzo di somme di importo unitario esiguo e dall’origine non necessariamente illecita; in un simile contesto le informazioni riferite alla singola operazione possono essere valutate per la ricostruzione di flussi finanziari più ampi che, correttamente interpretati, consentono di correlare tra loro diversi soggetti e Paesi. Si è poi inteso dare un primo riferimento sul ricorso a valute virtuali, strumenti che, per la particolare idoneità ad agevolare l’anonimato delle transazioni, possono essere utilizzati per dissimulare le tracce finanziarie di eventuali reati. Sono state, infine, approfondite specifiche modalità operative di fenomeni più ricorrenti, come il trasferimento di fondi verso paradisi fiscali, condotte corruttive, casi di appropriazione indebita e di associazione a delinquere.
Nell’ottica di rendere comprensibili gli stretti rapporti tra sistema di prevenzione e di repressione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, all’esito della descrizione del singolo caso è individuata, ove possibile, la verosimile attività illecita sottesa ai movimenti finanziari analizzati dall’Unità. Quando noto, è riportato l’eventuale esito giudiziale degli approfondimenti investigativi. A finalità similari è volta l’indicazione dei provvedimenti di sospensione adottati dall’Unità, ove presenti.
In continuità con la prima edizione, per ogni caso trattato si è dato conto del collegamento tra operatività analizzata e indicatori di anomalia, schemi di comportamenti anomali e comunicazioni della UIF.

Testo della pubblicazione

  • UIF: Quaderno n. 7 – casistiche riciclaggio e finanziamento terrorismo, di Catello Criscuolo, Maria Benedetta Bastioni, Maria Colonnello, Fabrizio Giallombardo, Stefania Iacobelli, Simone Pace, Stefania SantoroDicembre 2016 (pdf, 4 M,  57 pp.)

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Antiriciclaggio 4.0, quali novità? Parte 2 (31 dicembre 2016)

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(immagine tratta da wikimedia.org

Il 30 novembre scorso il MEF ha posto in consultazione lo schema di decreto legislativo attuativo della Direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento Europeo e del Consiglio (c.d. “IV AMLD”) che sostituisce il D.Lgs. n. 231/2007. Cosa prevede il reebot della disciplina italiana in materia di antiriciclaggio pre-consultazione, Versione 4.0?

Parte II

Alert antiriciclaggio: Segnalazioni e Comunicazioni oggettive

La nuova disciplina antiriciclaggio, confermando quanto atteso, sgrava i soggetti obbligati dal registrare in AUI i rapporti e le operazioni intraprese. Solo formalmente, però.
Le disposizioni di cui agli artt. 31-34 dello schema di decreto, in realtà, prescrivono la (sola?) conservazione delle informazioni e dei dati acquisiti in occasione dell’adeguata verifica della clientela. Per 10 anni. Tempestivamente: ovvero, entro 30 giorni dall’instaurazione del rapporto o dal conferimento dell’incarico.
Con la possibilità alquanto naif, per i Regulatory, di precisare le modalità di conservazione, l’utilizzo dei dati e delle informazioni relativi ai clienti contenuti in “archivi informatizzati” già in uso.
Al pari dell’invio dei dati aggregati, i contorni connessi all’obbligo di segnalazione delle operazioni sospette restano invariati, sia per gli intermediari bancari - finanziari che per i professionisti. In favore di quest’ultimi, inoltre, viene qui ribadito il c.d. “legal privilege”.
Sicché, ad avvocati e commercialisti non si applica l’obbligo di segnalazione di operazione sospetta se le informazioni ‘anomale’ sono acquisite dal cliente, ovvero in relazione all’esame della sua posizione giuridica o in conseguenza di un procedimento.
Sin qui, tutto sostanzialmente in analogia con le previsioni di cui al D.Lgs. n. 231/2007.
Lo schema di decreto, tuttavia, implementa ulteriori sistemi di “Alert antiriciclaggio”. Senza precedenti. Le comunicazioni oggettive e i sistemi interni di segnalazione delle violazioni.
Cosa sono le comunicazioni oggettive, così come definite all’art. 47 dello schema di decreto?
Cercando di parafrasare al meglio la semantica ministeriale, le comunicazioni oggettive constano di dati e informazioni individuati in base a criteri oggettivi, concernenti operazioni a rischio di riciclaggio che i soggetti obbligati devono trasmettere periodicamente all’UIF. Né segnalazioni antiriciclaggio aggregate, né segnalazioni di operazioni sospette.
Anzi, l’invio di una comunicazione oggettiva esclude il sorgere dell’obbligo di segnalazione di operazione sospetta ad oggetto la medesima operazione.
In tema di comunicazioni oggettive, l’UIF è demandata di regolamentare puntualmente tempi e modalità d’inoltro delle comunicazioni, ivi comprese le fattispecie a rischio al ricorrere delle quali è collegato il solo obbligo di segnalazione di operazione sospetta.
Il successivo art. 48 dello schema di decreto, invece, prescrive ai soggetti obbligati l’adozione di sistemi interni di whistleblowing connessi all’inosservanza della disciplina antiriciclaggio da parte dell’organizzazione. Segnalazioni anonime, indipendenti, che garantiscano la tutela della riservatezza del delatore e del presunto responsabile della violazione.

Registro money transfer

L’analisi dei rischi condotta dal Comitato di Sicurezza Finanziaria nel 2014, come d’altronde la cronaca di stretta attualità, ha evidenziato la necessità di una disciplina - organica - dei c.d. “money transfer”.    
In proposito, il nuovo Capo V, del Titolo II, dello schema di decreto, introduce nel panorama antiriciclaggio un pacchetto di disposizioni ad hoc riguardanti l’offerta di servizi di pagamento in Italia da parte di agenti (e soggetti convenzionati) per conto di istituti comunitari.
Il primo step (art. 43) definisce le procedure e i sistemi di controllo interno che gli istituti di pagamento e di moneta elettronica comunitari devono edificare per garantire la conformità alla disciplina aml da parte della rete distributiva italiana di cui si avvalgono.
Non solo, tali policy devono anche prevedere meccanismi di immediata estinzione del rapporto d’agenzia laddove difettino i requisiti reputazionali prescritti oppure sono riscontrate ripetute violazioni agli adempimenti antiriciclaggio.
Per l’assolvimento degli obblighi, gli istituti di pagamento e moneta elettronica comunitari operanti in Italia senza succursale stabiliscono un punto di contatto centrale a ciò deputato. Spetta a Banca d’Italia definire requisiti, procedure e vigilanza del medium in argomento.
Il secondo step, precisa come e quando gli agenti c.d. “money transfer” adempiono agli obblighi antiriciclaggio. Queste prescrizioni, peraltro, devono essere puntualmente espresse già nell’atto di conferimento dell’incarico da parte dell’istituto comunitario.
Il terzo step (art. 45) prevede l’istituzione di un registro pubblico money transfer gestito dall’Organismo Agenti e Mediatori.
Il registro è alimentato dall’OAM sulla scorta delle comunicazioni semestrali trasmesse dagli intermediari comunitari, o dal punto di contatto centrale. Oggetto di comunicazione sono: estremi identificativi dell’agente money transfer; individuazione del punto operativo; espressa indicazione della fornitura di servizi di money transfer.
Sempre nell’ottica di rafforzare gli anticorpi antiriciclaggio, all’interno del registro money transfer OAM, inoltre, è costituita una sottosezione - accessibile alle sole Autorità competenti nonché agli altri istituti di pagamento e moneta elettronica - in cui viene data evidenza dei casi di avvenuta cessazione dell’incarico per ragioni non commerciali.

Disposizioni sanzionatorie

Il titolo V dello schema di decreto innova profondamente il sistema sanzionatorio antiriciclaggio. Le direttrici chiave: proporzionalità e dissuasività.
Di seguito, per comodità espositiva sono illustrate le novità più significative sul tema.

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Questo, in estrema sintesi, il nuovo ordine antiriciclaggio italiano in attesa della versione definitiva dello schema di decreto. Non proprio, in realtà. Evidentemente, per una migliore analisi d’insieme occorre capire come MEF, Autorità di vigilanza di settore e organismi interessati declineranno quanto di loro competenza secondaria. Così come conoscere l’evoluzione europea sulla proposta di modifica alla c.d. “IV AMLD”.
Da qui, in ogni caso, comincia l’Antiriciclaggio 4.0.

(fine seconda parte, Leggi qui la prima parte di questo articolo

Articolo collegato

Antiriciclaggio 4.0, quali novità? Parte 1 (13 dicembre 2016)

Chi è Alessio Castronuovo?

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Legal, compliance & aml officer. Laureato in Giurisprudenza, specializzato nella disciplina antiriciclaggio e nel regulatory compliance bancario e finanziario.

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Antiriciclaggio: per i commercialisti invio operazioni sospette attraverso il Consiglio Nazionale (28 dicembre 2016)

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Protocollo d’intesa CNDCEC – UIF. Un software garantirà l’anonimato del segnalante

Il Presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti e degli Esperti contabili (CNDCEC), Gerardo Longobardi, e il Direttore generale dell’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia (UIF), Claudio Clemente, hanno sottoscritto un protocollo d’intesa in virtù del quale i commercialisti potranno adempiere all’obbligo di segnalazione di operazioni sospette previsto dalla normativa antiriciclaggio anche attraverso il Consiglio Nazionale.
L’art. 43 del d.lgs. 231/2001, nel disciplinare le modalità di segnalazione da parte dei professionisti, prevede infatti che questi ultimi possano trasmettere la segnalazione direttamente alla UIF o ai rispettivi ordini professionali.
Gli ordini professionali che possono ricevere la segnalazione di operazione sospetta dai propri iscritti sono individuati con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della Giustizia.
Tale decreto interministeriale, che per quanto riguarda la categoria dei Commercialisti è stato emanato il 4 maggio 2012, demandava ad un protocollo tra la UIF e il CNDCEC la disciplina delle modalità di trasmissione in via telematica delle segnalazioni di operazioni sospette.
Il protocollo siglato oggi prevede che Il Consiglio riceva dai commercialisti e dagli esperti contabili le segnalazioni di operazioni sospette ai sensi dell’art. 41 del d.lgs. n. 231/2007 e provveda a trasmetterle senza ritardo, in via telematica, alla UIF. 
Il Consiglio trasmetterà il testo integrale della segnalazione, escludendone l’indicazione del nominativo del commercialista o dell’esperto contabile segnalante, adottando adeguate misure per assicurare la massima riservatezza dell'identità dei commercialisti e degli esperti contabili che effettuano la segnalazione. Inoltre, i presidi di sicurezza adottati non consentono al Consiglio di conoscere il contenuto della segnalazione.
Ed è proprio la garanzia della riservatezza del segnalante il punto al quale il Consiglio ha dedicato la maggiore attenzione, sviluppando a tal fine un software in grado di assicurare la ricezione di segnalazioni in forma anonima.
Più precisamente, il commercialista compilerà la segnalazione e invierà un file cifrato al CNDCEC, utilizzando un software che consentirà di criptare i dati del segnalante e della segnalazione.
A sua volta, il CNDCEC provvederà a caricare il file contenente la segnalazione nella piattaforma predisposta dalla UIF, ricevendo da quest’ultima una ricevuta di accettazione o scarto, in formato PDF, contenente il protocollo rilasciato da UIF e l’ID univoco della segnalazione.
Tale ricevuta, che verrà inoltrata automaticamente dal sistema di messaggistica della procedura ad una casella di posta elettronica all’uopo predisposta dal CNDCEC, consentirà al software di associare all’ID univoco della segnalazione il protocollo comunicato da UIF, cui farà riferimento per le eventuali comunicazioni successive (ad es. integrazioni e/o seguiti).
Grande soddisfazione è stata espressa dal Presidente dei commercialisti Gerardo Longobardi e dal Consigliere Attilio Liga per il raggiungimento di questo importante obiettivo dell’area di delega.
“Si è realizzato – affermano - lo scopo di fornire agli iscritti uno strumento telematico di immediato accesso e di agevole utilizzo, dotato di adeguati livelli di sicurezza, in grado di assicurare la riservatezza dei segnalanti conformemente a quanto previsto dalla normativa di riferimento.
Al contempo, il CNDCEC si è dotato di uno strumento che in ogni caso avrebbe dovuto predisporre nei prossimi mesi: la bozza di decreto attuativo della quarta direttiva comunitaria, attualmente in pubblica consultazione, prevede infatti espressamente che gli “organismi di autoregolamentazione” (tra i quali rientrano gli ordini professionali) ricevano le segnalazioni di operazioni sospette da parte dei propri iscritti, per il successivo inoltro alla UIF".

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UE: perseguibilità penale del riciclaggio e norme più severe contro finanziamento terrorismo (22 dicembre 2016)

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La Commissione europea ha adottato oggi (21 dicembre 2016 ndr) un pacchetto di misure per potenziare la capacità dell'UE di combattere il finanziamento del terrorismo e della criminalità organizzata sulla base degli impegni assunti nel piano d'azione di lotta contro il finanziamento del terrorismo del febbraio 2016.
Le proposte presentate dalla Commissione completeranno e rafforzeranno il quadro giuridico dell'UE in materia di riciclaggio di denaro, flussi illeciti di denaro contante e congelamento e confisca di beni.
Le misure, presentate insieme alla terza relazione sui progressi compiuti verso l'Unione della sicurezza, garantiscono una risposta europea forte e coordinata nella lotta contro il finanziamento del terrorismo e permettono all'UE di fare un passo avanti verso un'Unione della sicurezza efficace e autentica.
Le proposte sono state preparate da un gruppo guidato dal primo vicepresidente Frans Timmermans e dal vicepresidente Valdis Dombrovskis, in collaborazione con i commissari Dimitris Avramopoulos, Pierre Moscovici, Věra Jourová e Julian King.
Il primo vicepresidente Frans Timmermans ha dichiarato: "Con le proposte di oggi potenziamo i nostri strumenti giuridici per ostacolare e bloccare le fonti di finanziamento di criminali e terroristi. Dobbiamo garantire che vi siano strumenti adeguati per individuare e bloccare i flussi finanziari sospetti e per sostenere le autorità di contrasto, instaurando con queste ultime una collaborazione fruttuosa per la tutela della sicurezza dei cittadini europei".
Il vicepresidente Valdis Dombrovskis ha dichiarato: "Il terrorismo rimane una delle più gravi minacce per la nostra sicurezza. Dobbiamo fare passi avanti nella lotta contro i terroristi e combattere il finanziamento delle loro attività è parte di questo processo. Per questo, proponiamo oggi che il riciclaggio di denaro sia oggetto di efficaci sanzioni penali in tutta l'UE. Proponiamo misure transfrontaliere di congelamento e confisca dei proventi di reato nell'UE e poniamo fine all'elusione da parte dei criminali dei controlli sul denaro contante alle frontiere esterne dell'UE".
Con le proposte di oggi, come sottolineato dalla Terza relazione sui progressi compiuti verso un'Unione della sicurezza efficace e autentica, la Commissione europea rafforza la capacità dell'UE di combattere il terrorismo e la criminalità organizzata rendendo più difficile per i terroristi e i criminali finanziare le loro attività e agevolando al contempo gli interventi delle autorità per individuare e bloccare i loro movimenti finanziari.
Individuare i flussi finanziari sospetti e bloccare le fonti di finanziamento del terrorismo rappresenta uno dei modi più efficaci per impedire potenziali attentati terroristici e attività criminali.
Il rintracciamento dei flussi finanziari può anche essere utile per fornire alla polizia e alle autorità di contrasto informazioni fondamentali e strumenti efficaci per le loro indagini.

Garantire la perseguibilità penale del riciclaggio

La Commissione propone oggi una nuova direttiva per perseguire penalmente il riciclaggio dei proventi di reati e fornire alle autorità competenti disposizioni di diritto penale adeguate per perseguire i criminali e i terroristi e incarcerarli.
Le misure proposte:

  • stabiliscono norme minime per la definizione dei reati penali e delle sanzioni connesse al riciclaggio di denaro, colmando le lacune esistenti al fine di impedire ai criminali di sfruttare le differenze esistenti tra le diverse legislazioni nazionali;
  • rimuovono gli ostacoli alla cooperazione giudiziaria e di polizia transfrontaliera istituendo disposizioni comuni per migliorare le indagini sui reati connessi al riciclaggio di denaro;
  • allineano le norme dell'UE agli obblighi internazionali in materia, quali quelli stabiliti dalla convenzione del Consiglio d'Europa di Varsavia e dalle raccomandazioni della task force "Azione finanziaria".

Istituire controlli più rigorosi sui grandi flussi di cassa

Al fine di fornire alle autorità competenti strumenti adeguati per individuare i terroristi e coloro che li sostengono finanziariamente, il nuovo regolamento sui controlli sul denaro contante presentato oggi mira a:

  • rafforzare i controlli sul denaro contante per coloro che entrano o escono dall'UE con €10 000 o più in contanti;
  • permettere alle autorità di agire anche in relazione a importi inferiori alla soglia prevista per le dichiarazioni doganali (€10 000), qualora si sospettino attività criminali;
  • migliorare lo scambio di informazioni tra le autorità e gli Stati membri;
  • estendere i controlli doganali ai contanti inviati mediante pacchi postali o spedizioni di merci, ai prodotti preziosi come l'oro e alle carte di pagamento prepagate che attualmente non sono oggetto delle normali dichiarazioni doganali.

Congelamento delle risorse finanziarie dei terroristi e confisca dei loro beni

Rapidi interventi transfrontalieri di congelamento o confisca degli attivi finanziari permetteranno di impedire ai terroristi di utilizzare i propri capitali per commettere ulteriori attentati.
La proposta di regolamento sul riconoscimento reciproco degli ordini di congelamento e confisca dei proventi di reato permetterà di:

  • disporre di uno strumento giuridico unico per il riconoscimento degli ordini di congelamento e confisca in altri paesi dell'UE, semplificando l'attuale quadro giuridico. Il regolamento si applicherebbe immediatamente in tutti gli Stati membri;
  • ampliare l'ambito di applicazione delle attuali norme sul riconoscimento transfrontaliero, al fine di includere la confisca nei confronti di terze persone collegate ai criminali. Rientra in tale ambito la confisca nei casi in cui gli autori dei reati non sono condannati, ad esempio perché fuggiti o deceduti;
  • migliorare la rapidità e l'efficienza degli ordini di congelamento o di confisca grazie a un documento standard e all'obbligo per le autorità competenti di comunicare tra loro. Le norme fissano termini chiari che prevedono scadenze più ravvicinate per gli ordini di congelamento;
  • garantire che il diritto delle vittime all'indennizzo e alla restituzione sia rispettato. Nel caso di esecuzioni transfrontaliere di ordini di confisca, il diritto della vittima è prioritario rispetto all'interesse dello Stato di esecuzione e di emissione.

Contesto

La sicurezza è stata un tema costante fin dall'inizio del mandato della Commissione Juncker, dagli orientamenti politici del Presidente del luglio 2014 all'ultimo discorso sullo stato dell'Unione del settembre 2016.
Basandosi sull'Agenda europea sulla sicurezza, adottata nell'aprile 2015, che ha sottolineato la necessità di adottare misure per combattere in maniera più efficace e globale il finanziamento del terrorismo, nel febbraio 2016 la Commissione europea ha definito un piano d'azione di lotta contro il finanziamento del terrorismo al fine di garantire che gli Stati membri dispongano degli strumenti necessari per far fronte a nuove minacce.
Nell'aprile 2016 la Commissione ha stabilito che una delle azioni prioritarie da intraprendere per realizzare un'Unione della sicurezza efficace e sostenibile consiste nel bloccare l'accesso dei terroristi ai finanziamenti. Il fatto che il Presidente Juncker abbia creato uno specifico portafoglio per l'Unione della sicurezza nell'agosto 2016 testimonia l'importanza che la Commissione attribuisce al rafforzamento della sua capacità di reagire alle minacce terroristiche.
Come previsto nel piano d'azione di lotta contro il finanziamento del terrorismo e come indicato nella relazione sui progressi compiuti verso l'Unione della sicurezza di oggi, la Commissione presenterà una proposta per rafforzare i poteri delle autorità doganali per quanto riguarda la lotta contro il finanziamento del terrorismo attraverso gli scambi commerciali nel 2017.
La Commissione intende inoltre ampliare il campo di applicazione della normativa vigente in materia di commercio illegale di beni culturali a un numero maggiore di paesi.
Nella relazione sui progressi compiuti la Commissione incoraggia inoltre i colegislatori a trovare nelle prossime settimane un accordo sulla revisione della IV direttiva antiriciclaggio.

Per ulteriori informazioni

Contatti per la stampa

  • Natasha BERTAUD (+32 2 296 74 56)
  • Tove ERNST (+32 2 298 67 64)
  • Kasia KOLANKO (+ 32 2 296 34 44)
  • Markus LAMMERT (+ 32 2 298 04 23)
  • Informazioni al pubblico: contattare Europe Direct telefonicamente allo 00 800 67 89 10 11 o per e-mail

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Quaderno UIF: Utilizzo banconote taglio elevato come potenziale strumento di riciclaggio (20 dicembre 2016)

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Fonte: sito UIF

Quaderno UIF N. 6 - L'utilizzo delle banconote di taglio elevato come potenziale strumento di riciclaggio. Lo studio del 2011 con una nota di aggiornamento

di Alessia Cassetta, Alberto Di Filippo e Valeria Roversi

Classificazione JEL: E42, K20, K42.

Nel 2011 la UIF ha realizzato uno studio sull’utilizzo delle banconote di taglio elevato come potenziale strumento di riciclaggio.
Lo studio documentava i rischi di un uso improprio del taglio apicale da parte della criminalità, evidenziando come la forte dinamica della domanda del biglietto da 500 euro osservata dal 2002 difficilmente fosse riconducibile a un utilizzo fisiologico dei mezzi di pagamento.
Lo studio — pur essendo stato citato in numerose occasioni, da ultimo nel rapporto di Europol “Why is cash still king?” — era rimasto inizialmente riservato, essendo stato diffuso solo a un ristretto ambito di autorità nazionali e internazionali.
In questo Quaderno il lavoro viene presentato nella versione del 2011, accompagnata da un aggiornamento basato sui dati disponibili al 2015.
Nell’insieme, le informazioni disponibili presso la UIF confermano i significativi rischi connessi al potenziale utilizzo di banconote di taglio elevato per attività illecite e di riciclaggio.
In considerazione di analoghi timori, la BCE ha deciso di terminare la stampa dei biglietti di taglio apicale indicativamente alla fine del 2018.

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Testo della pubblicazione

Alessia Cassetta, Alberto Di Filippo e Valeria Roversi, “Quaderno UIF N. 6 - L'utilizzo delle banconote di taglio elevato come potenziale strumento di riciclaggio. Lo studio del 2011 con una nota di aggiornamento” 20 dicembre 2016 (pdf ,1.3 M, 25 pp.)

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Dove si ricicla il denaro sporco in Italia (Wired, 20 dicembre 2016)

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Reggio Calabria la provincia più a rischio, bar e ristoranti le attività più facili per lavare i soldi. Lo studio del centro universitario Transcrime

Un indice per misurare il rischio di riciclaggio di denaro nelle province d’Italia o nelle attività produttive e commerciali.
È questo l’ultimo strumento messo a punto da Transcrime, istituto interuniversitario che si occupa di criminologia.
Incrociando vari set di dati, dall’uso del contante alla presenza di criminalità organizzata e mercati illeciti, il sistema individua le aree, per geografia o business, dove si lava più denaro sporco.
La provincia più a rischio è quella di Reggio Calabria, il cui capoluogo nel 2012 è stato il primo Comune sciolto per mafia in Italia.
Al centro soffre Prato, a nord Imperia.
Bar e ristoranti rappresentano le attività commerciali che più di frequente nascondono lavanderie di soldi della mala, insieme al gioco d’azzardo e ai centri massaggi.
Il riciclaggio di denaro è la linfa delle attività del crimine organizzato e del terrorismo.
Sapere dove si trovano le casse che alimentano questo flusso di soldi significa privare malavita e terroristi di una forma di potere e influenza: il denaro facile.
Lo stesso Gruppo d’azione finanziaria internazionale, un ente intergovernativo che si occupa di elaborare strategie per contrastare il riciclaggio di denaro, raccomanda agli stati di individuare, valutare e capire i rischi.
Quello che ha fatto l’indice di Transcrime.
Che dati considera l’indice? I ricercatori di centro universitario hanno preso in esame rischi e vulnerabilità, con leggere differenze tra territori e settori produttivi.
Per studiare le province italiane, si considerano come fattori di rischio il crimine organizzato, il mercato illegale (che comprende spaccio di droga, contraffazione, contrabbando di sigarette e vede la Campania in cima alla lista) e l’evasione fiscale.
I fattori di vulnerabilità sono l’intensità di uso del contante e l’opacità della titolarità delle attività commerciali.
Il primo elemento è noto.
L’Italia è uno dei paesi europei con la più solida infrastruttura di pos (acronimo per point of sale, gli apparecchi per le transazioni con carte di credito) e allo stesso tempo uno di quelli in cui si fa ricorso ai contanti più di frequente.
“Il secondo fattore è stato tra i più complessi da misurare”, spiega Michele Riccardi, ricercatore di Transcrime, e stabilisce la distanza tra l’attività commerciale il suo proprietario effettivo.
Più è lunga questa distanza, maggiore è il numero di scatole societarie che, una dentro l’altra, rendono più difficile individuare il vero titolare del business.
Il centro Transcrime si è basato su dati di Bureau Van Dijk, multinazionale specializzata in informazioni e archivi sulle aziende.
“Uno dei dati che ci è stato comunicato riguarda proprio titolari e azionisti di società italiani – prosegue Riccardi -.
È stata la prima indagine su vasta scala dei titolari di azienda.
Per la prima volta siamo riusciti ad analizzare la struttura e la proprietà di aziende italiane, su un campione di 3,7 milioni di aziende, che rappresentano oltre 5 milioni di titolari”.
In media, in Italia l’indice è di 1,2, dove 1 sta per controllo diretto.
Quindi, nel complesso, l’indice di Transcrime restituisce un paese di piccole imprese a gestione familiare, rispetto a una media europea di 1,5.
Ci sono, tuttavia, indici più alti se si entra nel dettaglio.
La provincia di Imperia ha un indice di 1,5, Catanzaro, Savona, Bolzano e Milano di 1,4.
Settori produttivi dominati dalle multinazionali, come quello elettrico, assicurativo o farmaceutico, restituiscono dati più alti (rispettivamente di 2,1, di 1,9 e 1,7), mentre il gioco d’azzardo ha un indice di 1,5.
Transcrime ha analizzato anche la presenza di azionisti e titolari effettivi di origine straniera in Italia: sono, rispettivamente, l’1,7% e l’1,3% del totale.
Se i titolari effettivi sono persone fisiche (in carne e ossa, per intenderci) la nazionalità più rappresentata è quella spagnola, con il 21,7% del totale, seguita dalla Svizzera (13,2%).
Se si analizzano le persone giuridiche, ossia le società, il passaporto più frequente è quello del Lussemburgo: con un tasso del 7,5%, lo staterello è la destinazione dove alcune aziende decidono di spostare la sede per avvantaggiarsi dei benefici fiscali.
Sovrapponendo i dati, l’indice elaborato da Transcrime conferma anche a livello numerico le correlazioni tra criminalità organizzata, economia sommersa e uso del contante nei pagamenti.
La classifica generale delle province italiane più a rischio riciclaggio vede in testa Reggio Calabria, seguita da Vibo Valentia, Catanzaro e Crotone.
È un riflesso degli affari sporchi della ‘ndrangheta, che lava il denaro nero in attività commerciali.
Al quinto posto si colloca Napoli, seguita da Imperia, vulnerabile come tutte le zone di confine.
Si prosegue con Caserta, Agrigento, Palermo, Caltanissetta e Trapani.
L’undicesima provincia è quella di Prato.
Transcrime rileva anche una soglia di rischio da allerta anche in provincia di Latina, nella Sicilia occidentale e nel triangolo tra Lombardia, Piemonte e il confine con la Svizzera.
“È stato più difficile identificare le proxy giuste per analizzare i settori commerciali – osserva Riccardi -.
Ci sono anche meno dati”.
I ricercatori sono partiti dalle 80 divisioni della Nace, la classificazione statistica delle attività economiche della comunità europea.
Tra i fattori di rischio ricorrono criminalità organizzata ed economia sommersa; tra le vulnerabilità l’intensità del contante e l’opacità della struttura societaria.
Ristoranti e bar si sono confermati le attività più facili per lavare denaro, seguiti da case da gioco, casinò e slot machine, e dal settore dei servizi alla persona, per via dei centri massaggi.
“L’analisi è esplorativa e preliminare”, precisa il ricercatore.
Tra i fattori esclusi, ad esempio, c’è la corruzione, che pure è un fenomeno pesante in Italia, ma “difficile da misurare a livello territoriale – spiega Riccardi -.
E senza buoni dati questo approccio non funziona bene”.
Il ricercatore rileva che in Italia “dovremmo avere dati migliori sui cosiddetti reati preuspposto, quelli che generano proventi criminali alla base del riciclaggio.
Come la corruzione, l’usura o l’estorsione.
I dati sono carenti perché queste minacce hanno un elevato numero oscuro.
Vorremmo anche avere dati migliori per settore economico sulle segnalazioni sospette a clienti e persone giuridiche”.
Alla prova pratica, a chi può servire un indice sul riciclaggio di denaro? “Sicuramente è utile a pubblica amministrazione e forze dell’ordine per fare pianificazione.
Sapere quali siano le aree territoriali e i settori più a rischio permette di allocare meglio le risorse e di concentrare le indagini – spiega Riccardi -.
Un altro uso cruciale riguarda i soggetti che devono fare pratiche antiriciclaggio: professionisti, banche, case da gioco.
Se un cliente viene da una determinata area o da un settore commerciale, si avranno livelli di rischio diversi”.
L’indice elaborato da Transcrime fa parte di un progetto di ricerca europeo, Iarm (Identifying and assessing the risk of money laundering in Europe), iniziato a febbraio del 2015, che l’istituto ha coordinato e che ha coinvolto anche l’ateneo di Leicester nel Regno Unito e Vrije in Olanda.
Al progetto di Transcrime, che coinvolge le università Cattolica di Milano, Alma Mater di Bologna e quella di Perugia, hanno collaborato anche l‘Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia, l’ufficio che si occupa di antiriciclaggio, e il ministero dell’Economia e delle finanze, più i ministeri olandesi del Tesoro e della Giustizia.
L’indice finale sarà pronto a febbraio del prossimo anno.

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MEF: antiriciclaggio, consultazione pubblica per la regolamentazione dei compro oro (13 dicembre 2016)

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  • Fonte: sito MEF

La direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento europeo e del Consiglio (c.d. IV Direttiva AMLD), abrogando le precedenti direttive in materia di antiriciclaggio ed allineando gli Stati membri ai più avanzati standard internazionali di settore, ha introdotto disposizioni finalizzate ad ottimizzare l’utilizzo degli strumenti di lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo, costituendo, a partire dallo spirare del termine di recepimento, l’unico atto legislativo dell’Unione europea cui dovranno conformarsi gli Stati membri nel definire i propri ordinamenti interni.
In particolare, l’articolo 2 paragrafo 7 della citata direttiva prevede che “Nel valutare il rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo ai fini del presente articolo, gli Stati membri devono prestare particolare attenzione alle attività finanziarie considerate particolarmente suscettibili, per loro natura, di uso o abuso a fini di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo”.
Ai fini del recepimento di tale specifica disposizione l’articolo 15, comma 2, lettera l) della legge 12 agosto 2016, n. 170, prevede uno specifico criterio di delega per l’adozione di una disciplina organica di settore diretta a garantire il monitoraggio ed il contrasto di attività criminali riconducibili all’attività di compravendita di oggetti in oro e di preziosi usati da parte degli operatori economici non riconducibili agli operatori professionali in oro disciplinati dalla legge 17 gennaio 2000, n. 7.
Il Dipartimento del tesoro, ritiene opportuno sottoporre a consultazione pubblica lo schema di decreto legislativo, predisposto nel rispetto del citato criterio di delega per il recepimento della IV Direttiva AMLD.
La consultazione è curata dall’Ufficio IV – Direzione V del Dipartimento del tesoro.
I commenti possono essere inviati per e-mail, specificando nell’oggetto l’argomento posto in consultazione, entro il 23 dicembre 2016, all’indirizzo: dt.antiriciclaggio@tesoro.it.
I commenti pervenuti saranno resi pubblici al termine della consultazione, salvo espressa richiesta di non divulgarli.
Il generico avvertimento di confidenzialità del contenuto della e-mail, in calce alla stessa, non sarà considerato una richiesta di non divulgare i commenti inviati.

Testo in consultazione

  • Disciplina organica del settore dei compro oro in attuazione dell’articolo 15, comma 2, lettera l) della legge 12 agosto 2016, n. 170 – testo in consultazione (pdf, 232 K, 8 pp.)

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Antiriciclaggio 4.0, quali novità? Parte 1 (13 dicembre 2016)

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(immagine tratta da wikimedia.org

Il 30 novembre scorso il MEF ha posto in consultazione lo schema di decreto legislativo attuativo della Direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento Europeo e del Consiglio (c.d. “IV AMLD”) che sostituisce il D.Lgs. n. 231/2007. Cosa prevede il reebot della disciplina italiana in materia di antiriciclaggio pre-consultazione, Versione 4.0?

Parte I

Soggetti obbligati

Perentoriamente, da “destinatari” a “soggetti obbligati” (art. 3).

Lo schema di decreto legislativo posto in consultazione, attuativo della Direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento Europeo e del Consiglio (di seguito, in breve, “schema di decreto”), elenca - tutti - i soggetti obbligati alle nuove misure di prevenzione.
Agli intermediari bancari, finanziari e assicurativi, anche di un altro Stato membro, stabiliti con o senza succursale sul territorio nazionale, si aggiungono - con precisa previsione - gli intermediari e le società fiduciarie ex art. 106 del TUB, i confidi e i soggetti eroganti micro-credito compliant alla nuova disciplina loro applicabile.
Tra gli altri operatori finanziari rientrano, invece, le società fiduciarie c.d. “statiche”, i consulenti finanziari, i cambiavalute e gli intermediari del credito iscritti negli elenchi OAM, ad eccezione della rete distributiva italiana di istituti di pagamento e moneta elettronica comunitari, di cui si discorrerà nella Parte II.  
La categoria dei professionisti è implementata dall’ipotesi in cui notai, avvocati o dottori commercialisti risultino curatori fallimentari o commissari giudiziali nelle procedure concorsuali, con riguardo al fallito e alle parti in causa.
Nella lista degli operatori non finanziari obbligati sono inseriti i prestatori di servizi relativi a società e trust, i soggetti che esercitano l’attività di commercio di cose antiche, l’attività di case d’asta o galleria d’arte nonché la mediazione civile. Inoltre, entrano nel campo di applicazione aml i provider di valuta virtuale.
Da ultimo, la platea dei prestatori di servizi di gioco on line o su rete fisica - quantomeno nella prima versione dello schema di decreto - si allarga anche alle ipotesi di offerta del lotto, delle lotterie ad estrazione istantanea o ad estrazione differita e concorsi pronostici.

MEF, Regulatory e organismi interessati

Gli artt. 4-14, del nuovo Titolo I, dello schema di decreto, definiscono con maggiore incisività gli assetti istituzionali coinvolti nella prevenzione e nel contrasto dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio e finanziamento del terrorismo, fortificandone la collaborazione.
In tale ottica, spicca la possibilità per il MEF, su proposta del Comitato di sicurezza finanziaria, di affrancare taluni soggetti dall’osservanza degli adempimenti aml, ivi comprese le pubbliche amministrazioni. Tale esenzione interviene al solo ricorrere di parametri puntualmente fissati in sede di analisi nazionale dei rischi, o, sostanzialmente, laddove rilevato basso (esiguo, inesistente) rischio di riciclaggio.
Confermato il ruolo centrale delle funzioni attribuite all’UIF. Rafforzate dalla possibilità di accedere, oltre che ai dati contenuti nell’anagrafe tributaria, dei conti e dei depositi, anche alle informazioni contenute nell’anagrafe immobiliare.
L’Unità istituita presso Banca d’Italia, peraltro, ha accesso tout court alle informazioni sulla titolarità effettiva di persone giuridiche e trust espressi, contenute in apposite sezioni del Registro delle imprese; al pari del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza, della DIA e delle Autorità di vigilanza di settore.
In particolare a quest’ultime (Banca d’Italia, CONSOB e IVASS) spetta il rinnovo della regolamentazione secondaria di settore in materia di organizzazione, procedure e controlli interni ovvero di adeguata verifica della clientela e valutazione del rischio.
Per completezza, il perimetro istituzionale previgente viene ampliato dall’ingresso delle cc.dd. “amministrazioni e organismi interessati”, chiamati ad accertare e vigilare l’inosservanza degli obblighi aml relativamente alle violazioni commesse dai soggetti obbligati su cui esercitano le proprie attribuzioni istituzionali.
Ulteriore novità contenuta nello schema di decreto concerne la consacrazione dell’analisi nazionale dei rischi (art. 14). Con cadenza quinquennale, salvo particolari necessità o nuovi rischi, il Comitato di Sicurezza finanziaria analizza e valuta il rischio nazionale di riciclaggio di denaro e di finanziamento del terrorismo. A tal fine individua le minacce più rilevanti e le vulnerabilità del sistema nazionale di prevenzione, di investigazione e di repressione dei fenomeni di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, i metodi e i mezzi di svolgimento di tali attività e i settori maggiormente esposti al rischio.

Adeguata verifica della clientela e criteri per la determinazione del titolare effettivo

Il nuovo Titolo II, innovato dallo schema di decreto, compie il refresh delle disposizioni antiriciclaggio dettate in materia di adeguata verifica della clientela, conservazione dei dati e delle informazioni acquisite, nonché degli obblighi di segnalazione.
Fondamentalmente analoghe le attività da porre in essere e i parametri generali d’azione per il perfezionamento della customer due diligence, occorre, di contro, soffermarsi sui nuovi criteri per la determinazione della titolarità effettiva di clienti diversi dalle persone fisiche (art. 20).
Al riguardo, in prima istanza permane la regola “aurea”, secondo cui il titolare effettivo di clienti diversi dalle persone fisiche coincide con la persona fisica o le persone fisiche cui, in ultima istanza, è attribuibile la proprietà diretta o indiretta dell’ente ovvero il relativo controllo.
In particolare, nell’espressa fattispecie di cliente-società di capitali, costituisce:

  • proprietà diretta: la titolarità di una partecipazione superiore al 25% del capitale sociale, detenuta da persona fisica;
  • proprietà indiretta: la titolarità di una percentuale di partecipazioni superiore al 25 % del capitale sociale, posseduta per il tramite di società controllate, società fiduciarie o interposta persona.

Laddove non ancora individuabile “in maniera univoca” la proprietà diretta o indiretta dell’ente, il titolare effettivo risulta colui il quale controlla l’ente in forza:

  • del controllo della maggioranza dei voti esercitabili in assemblea ordinaria;
  • del controllo di voti sufficienti per esercitare un'influenza dominante in assemblea ordinaria;
  • dell’esistenza di particolari vincoli contrattuali che consentano di esercitare un’influenza dominante.

In via residuale, titolari effettivi dell’ente ai fini aml sono i soggetti apicali, incaricati, dunque, di poteri di amministrazione o direzione della società.
Nel caso in cui il cliente sia un’associazione, una fondazione, o un’altra istituzione di carattere privato, i titolari effettivi sono, cumulativamente,: i fondatori, se ancora in vita; i beneficiari, quando individuati o facilmente individuabili ovvero i soggetti apicali.
E il titolare effettivo di trust? Diversamente che nel D.Lgs. n. 231/2007, lo schema di decreto ricollega l’identificazione del titolare effettivo di trust al pacchetto informativo da trasmettere al Registro delle imprese (art. 22, comma 5). Più precisamente, la “comunicazione” riguarda la titolarità effettiva del trust, per tale intendendosi:

  • l’identità del fondatore, del fiduciario o dei fiduciari, di altra persona per conto del fiduciario;
  • dei beneficiari o classe di beneficiari;
  • della altre persone fisiche che esercitano il controllo sul trust e di qualunque altra persona fisica che esercita, in ultima istanza, il controllo sui beni conferiti nel trust attraverso la proprietà diretta o indiretta o attraverso altri mezzi.

La comunicazione di titolarità effettiva

Al trittico degli obblighi antiriciclaggio - adeguata verifica della clientela, conservazione delle informazioni acquisite e segnalazione di operazione sospetta - lo schema di decreto ne introduce un quarto: la comunicazione di titolarità effettiva.
Sicché, ai sensi del nuovo art. 21, le imprese dotate di personalità giuridica, le persone giuridiche private e i trustee, comunicano telematicamente al Registro delle imprese tutte le informazioni relative ai propri titolari effettivi. Comunicate, tali informazioni sono conservate in apposite sezioni del Registro delle imprese secondo le tempistiche e le modalità tecniche, anche di accesso, definite dal MEF, di concerto con il MISE.
Proprio in virtù del neonato obbligo, gli amministratori e/o il fondatore (o i rappresentanti dell’ente) acquisiscono - e conservano per cinque anni - le informazioni riguardanti la titolarità effettiva dell’ente gestito. Tali indicazioni, peraltro, sono fornite anche ai soggetti obbligati allorché funzionali all’assolvimento dell’adeguata verifica della clientela.
Diversamente, i trustee custodiscono le informazioni acquisite per un periodo non inferiore a cinque anni dalla cessazione dell’incarico fiduciario, rendendole prontamente accessibili alle autorità competenti.
Le informazioni circa la titolarità effettiva degli enti dotati di personalità giuridica, e delle persone giuridiche private, contenute nelle apposite sezioni del Registro delle imprese sono accessibili:

  • alle autorità competenti, senza alcuna restrizione;
  • alle autorità preposte al contrasto dell’evasione fiscale, con le modalità all’uopo stabilite da apposito decreto del MEF;
  • ai soggetti obbligati, a supporto degli adempimenti dettati in materia di adeguata verifica della clientela;
  • ai soggetti portatori di interessi pubblici o diffusi, nei casi in cui la conoscenza della titolarità effettiva sia necessaria per curare o difendere, nel corso di un procedimento giurisdizionale, un interesse corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata, quando si abbiano ragioni, concrete e documentate, per dubitare che la titolarità effettiva sia diversa da quella legale.

Differentemente, l’accesso alla sezione speciale del Registro delle imprese contenente le informazioni riguardanti la titolarità effettiva dei trust produttivi di effetti giuridici rilevanti ai fini fiscali è consentito alle sole autorità competenti, nonché ai soggetti obbligati, ove di ausilio alle attività di customer due diligence.

(fine prima parte)

Chi è Alessio Castronuovo?

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Legal, compliance & aml officer. Laureato in Giurisprudenza, specializzato nella disciplina antiriciclaggio e nel regulatory compliance bancario e finanziario.

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FATF-GAFI: Rapporto sulle misure della Svizzera contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo (7 dicembre 2016)

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Il sistema antiriciclaggio e di contrasto al finanziamento del terrorismo in Svizzera è nel suo complesso valido ma servono alcuni miglioramenti per raggiungere una efficacia completa

GAFI-FATF ha condotto un assessment (pdf, 3.5 M, 248 pp.) del sistema antiriciclaggio e di contrasto al finanziamento del terrorismo (AML/CFT framework) della Svizzera sulla base delle raccomandazioni promulgate dallo stesso GAFI nel 2012.
L’assessment ha valutato sia il livello di efficacia del sistema svizzero AML / CFT sia la sua “conformità tecnica” con le raccomandazioni del GAFI.
Rispetto al precedente assessment GAFI-FATF del 2005, la Svizzera ha rafforzato il suo sistema AML/CFT.
Questi miglioramenti si basano su una chiara volontà politica di promuovere l'integrità del mercato finanziario elvetico: le riforme normative pertanto sono state volte a soddisfare i requisiti delle raccomandazione GAFI in modo da essere in grado di meglio fronteggiare i significativi rischi di riciclaggio di denaro che la Svizzera deve affrontare.
Dal punto di vista operativo, le autorità di polizia elevetiche hanno dimostrato l'efficacia dei loro metodi di indagine durante la collaborazione giudiziaria nei casi di riciclaggio internazionale.
Alcune di queste indagini internazionali legati a gravi casi di corruzione hanno portato al rimpatrio di una considerevole quantità di beni ai paesi danneggiati.

Le autorità di vigilanza monitorizzano continuamente le istituzioni finanziarie e gli enti non finanziari regolamentati seguendo un approccio basato sul rischio.
Il team GAFI-FATF di valutazione invita le autorità svizzere a rafforzare il controllo sugli obblighi di  segnalazioni di operazioni sospette, in particolare per le istituzioni finanziarie.
Inoltre sarebbe opportuno che le sanzioni applicate per il mancato rispetto dei requisiti AML / CFT, sia alle persone fisiche sia a quelle giuridiche siano commisurate alla gravità dei reati commessi anche per spingere a riconsiderare le politiche attuate in caso di necessità.
La Svizzera dimostra un forte impegno nelle collaborazioni giudiziarie internazionali che la vedono coinvolta ma dovrebbe garantire lo stesso impegno in tutte le forme di cooperazione internazionale in particolare per quanto riguarda la vigilanza dei grandi gruppi finanziari dato il ruolo chiave della piazza finanziaria svizzera.
Le autorità svizzere hanno recentemente adottato nuove misure per affrontare alcuni di questi “punti critici”: questi sviluppi sono i benvenuti e le autorità svizzere sono invitate a garantire l'effettiva attuazione di queste nuove disposizioni di legge.

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