Antiriciclaggio

Antiriciclaggio e contrasto del terrorismo

Commissione UE: in vigore le norme rafforzate per combattere il riciclaggio di denaro (26 giugno 2017)

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Entrano in vigore norme UE rafforzate per combattere il riciclaggio di denaro, l'elusione fiscale e il finanziamento del terrorismo

Bruxelles, 26 giugno 2017
La Commissione Juncker ha fatto della lotta contro l'elusione fiscale, il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo una delle sue priorità.
Oggi (26 giugno 2017 ndr) entra in vigore la quarta direttiva antiriciclaggio, che rafforzerà le norme esistenti, renderà più efficace la lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo e migliorerà la trasparenza al fine di prevenire l'elusione fiscale.
L'entrata in vigore della direttiva avviene mentre sono già in fase avanzata discussioni con il Parlamento europeo e il Consiglio in merito all'adozione di misure supplementari per rafforzarla ulteriormente.
Sempre oggi, la Commissione pubblica anche una relazione che orienta più concretamente le autorità degli Stati membri verso una migliore gestione dei rischi di riciclaggio.
Come previsto dalla nuova direttiva, la Commissione ha valutato i rischi di riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo nell'ambito di diversi settori e prodotti finanziari. La relazione pubblicata oggi individua le aree più a rischio e le tecniche maggiormente utilizzate dai criminali per il riciclaggio di fondi illeciti.
Il primo Vicepresidente Frans Timmermans ha dichiarato: “Il riciclaggio di denaro alimenta criminalità, terrorismo ed elusione fiscale. Dobbiamo quindi eliminarlo nel modo più efficace possibile. Le norme rafforzate in vigore da oggi rappresentano un grande passo avanti, ma adesso dobbiamo raggiungere rapidamente un accordo sugli ulteriori miglioramenti che la Commissione ha proposto lo scorso luglio.”
Věra Jourová, Commissaria per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere, ha dichiarato: “Terroristi e criminali riescono ancora a trovare modi per finanziare le loro attività e riciclare i guadagni illeciti nell'economia. Le nuove norme sono cruciali per colmare già da oggi le lacune restanti. Invito quindi tutti gli Stati membri a metterle in atto senza alcun indugio: la presenza di standard inferiori all'interno di un paese renderebbe meno efficace la lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo in tutta l'UE. Invito anche a raggiungere un rapido accordo sulle ulteriori modifiche proposte dalla Commissione a seguito della divulgazione dei “Panama Papers”, al fine di aumentare la trasparenza circa la titolarità effettiva.”
Rafforzare le norme esistenti
La quarta direttiva antiriciclaggio irrobustisce le norme esistenti introducendo i seguenti cambiamenti:

  • rafforza l'obbligo di valutazione del rischio per banche, avvocati e contabili;
  • elabora chiari requisiti di trasparenza per le imprese riguardo la titolarità effettiva. Queste informazioni saranno inserite in un registro centrale (ad esempio un registro di commercio) e saranno a disposizione delle autorità nazionali e dei soggetti obbligati;
  • semplifica i rapporti di cooperazione e lo scambio di informazioni tra le unità di informazione finanziaria di diversi Stati membri per individuare e seguire trasferimenti di denaro sospetti al fine di prevenire e accertare i reati o le attività terroristiche;
  • istituisce una politica coerente nei confronti dei paesi terzi che presentano carenze normative nell'ambito dell'antiriciclaggio e della lotta al finanziamento del terrorismo;
  • rafforza i poteri sanzionatori delle autorità competenti.

Nel luglio 2016 la Commissione ha adottato una proposta volta a irrobustire ulteriormente le norme dell'UE in materia di antiriciclaggio per contrastare il finanziamento del terrorismo e aumentare la trasparenza sui veri titolari di società e trust. La Commissione invita il Parlamento europeo e il Consiglio a concludere questo lavoro legislativo il prima possibile, in modo che le nuove norme possano entrare in vigore rapidamente. Basandosi sulla quarta direttiva antiriciclaggio, le nuove norme permetteranno di creare un solido quadro UE antiriciclaggio.
Migliorare la valutazione del rischio nel mercato interno
La relazione sulla valutazione sovranazionale dei rischi è uno strumento che aiuta gli Stati membri a identificare, analizzare e affrontare i rischi legati al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo. Essa analizza i rischi del settore finanziario e non finanziario ed esamina anche i nuovi rischi emergenti come quelli legati alle valute virtuali o alle piattaforme di crowdfunding. La relazione comprende:

  • una vasta mappatura dei rischi per campo di attività e un elenco dei metodi maggiormente utilizzati dai criminali per il riciclaggio di denaro;
  • una serie di raccomandazioni dirette agli Stati membri su come affrontare in modo adeguato i rischi individuati, per esempio ponendo maggiore attenzione sull'analisi dei rischi o su azioni di vigilanza circa attività specifiche.

Infine, la Commissione si impegna anche a esaminare una serie di opzioni che intendono migliorare il funzionamento e la cooperazione transfrontaliera delle unità di informazione finanziaria.

Prossime tappe

Quarta direttiva antiriciclaggio:

Gli Stati membri dovrebbero aver notificato il recepimento della quarta direttiva antiriciclaggio entro oggi, 26 giugno 2017. La Commissione europea analizzerà ora lo stato di recepimento e prenderà rapidamente opportune misure nei confronti degli Stati membri che non abbiano ancora adottato le misure necessarie.

Relazione sulla valutazione sovranazionale dei rischi

La Commissione svolgerà le azioni necessarie delineate nella relazione, compreso l'esame delle opzioni per migliorare il funzionamento e la cooperazione transfrontaliera delle unità di informazione finanziaria attraverso norme specifiche dell'UE. Essa si impegnerà inoltre con gli Stati membri per monitorare l'attuazione delle raccomandazioni.
La Commissione continuerà a esaminare l'evoluzione dei rischi in materia di lotta al riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo e pubblicherà una nuova valutazione a riguardo, al più tardi entro giugno 2019 e successivamente ogni due anni.

Contesto

Il nuovo quadro antiriciclaggio è rappresentato da due strumenti giuridici (IP/15/5001, in inglese): la quarta direttiva antiriciclaggio e il regolamento sui trasferimenti di fondi, entrambi adottati il 20 maggio 2015.
Nel luglio 2016 la Commissione ha presentato una proposta volta a contrastare più efficacemente il finanziamento del terrorismo e a garantire una maggiore trasparenza delle transazioni finanziarie a seguito delle rivelazioni dei cosiddetti “Panama Papers” (IP/16/2380). Tali modifiche mirano ad assicurare un elevato livello di garanzie per i flussi finanziari provenienti da paesi terzi ad alto rischio, migliorando l'accesso alle informazioni da parte delle unità di informazione finanziaria - compresi i registri centralizzati dei conti bancari - e affrontando i rischi di finanziamento del terrorismo legati alle valute virtuali e alle carte prepagate. Tale proposta è attualmente in corso di negoziato in sede di Consiglio e Parlamento europeo e dovrebbe essere adottata nel corso del 2017.

Per ulteriori informazioni

Quarta direttiva antiriciclaggio (pdf) e regolamento sui trasferimenti di fondi (pdf)
Relazione sulla valutazione sovranazionale dei rischi (English)
Documento di lavoro sulle unità di informazione finanziaria (English)
Modifica della quarta direttiva antiriciclaggio

Contatti per la stampa

  • Christian WIGAND (+32 2 296 22 53)
  • Melanie VOIN (+ 32 2 295 86 59)

Informazioni al pubblico: contattare Europe Direct telefonicamente allo 00 800 67 89 10 11 o per e-mail

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Banca d’Italia: diffusione della criminalità organizzata nel Centro Nord (31 maggio 2017)

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  • Fonte: Relazione annuale del Governatore della Banca d’Italia sul 2016  (pag. 156 e 157)

Il riciclaggio di proventi criminali impone uno svantaggio competitivo alle imprese che non ne usufruiscono; l’uso di metodi mafiosi scoraggia la concorrenza e l’iniziativa imprenditoriale, deprimendo gli investimenti; i legami corruttivi con la PA condizionano la spesa pubblica, deviandola verso interessi di parte

La criminalità organizzata

Secondo le stime dell’Istat il valore aggiunto generato dalle attività illegali (droga, prostituzione e contrabbando di sigarette) ammontava nel 2014 a quasi 17 miliardi di euro, circa l’1 per cento del PIL.
Tali valori si riferiscono solo alle attività che generano un valore aggiunto e che si basano su un mutuo consenso fra i contraenti, escludendo pertanto le attività di tipo redistributivo, come il furto, e quelle coercitive, come l’estorsione.
Sono escluse anche altre attività illegali quali la contraffazione, l’usura e il traffico di armi.
La diffusione delle attività illegali, in larga parte gestite dalla criminalità organizzata, genera rilevanti costi indiretti sull’economia legale.
Il riciclaggio di proventi criminali impone uno svantaggio competitivo alle imprese che non ne usufruiscono; l’uso di metodi mafiosi scoraggia la concorrenza e l’iniziativa imprenditoriale, deprimendo gli investimenti; i legami corruttivi con la PA condizionano la spesa pubblica, deviandola verso interessi di parte.
L’assenza di certezza dei rapporti contrattuali e di sicurezza dei beni e della persona ha rappresentato un importante freno allo sviluppo economico nelle regioni del Mezzogiorno dove le organizzazioni criminali sono storicamente insediate (nota 2).
Pur conservando i centri decisionali nei luoghi di origine, tali organizzazioni hanno tuttavia espanso la loro attività anche nel Centro Nord, alla ricerca di mercati più remunerativi per impiegare i capitali illeciti.
L’infiltrazione nelle imprese legali riduce i livelli di attività di quelle concorrenti e ne aumenta la probabilità di uscita dal mercato (cfr. il riquadro: Gli effetti economici della diffusione della criminalità organizzata nel Centro Nord).

Note

  • 2) P. Pinotti, The economic costs of organized crime: evidence from southern Italy, “The Economic Journal”, 125, 586, 2015, pp. F203-F232.

Riquadro: Gli effetti economici della diffusione della criminalità organizzata nel Centro Nord

Indicazioni oggettive dell’infiltrazione mafiosa a livello di singola impresa non sono disponibili se non a seguito di provvedimenti giudiziari.
Tuttavia – incrociando le informazioni contenute nel rapporto del Ministero dell’Interno sulla penetrazione di alcune organizzazioni criminali (in particolare della ’ndrangheta) nel Centro Nord (nota 1) con dati sulle modifiche nella struttura proprietaria e di governance delle imprese – può essere costruito un indicatore che, benché di natura esclusivamente statistica, è utile per condurre analisi empiriche della distribuzione territoriale e settoriale e degli effetti economici di questo fenomeno (nota 2).
Gli indicatori di infiltrazione della criminalità organizzata così ottenuti segnalerebbero un’incidenza del fenomeno più elevata nel Nord Ovest.
Secondo queste elaborazioni, inoltre, il fenomeno interesserebbe principalmente le imprese nel settore immobiliare e delle costruzioni (figura); i settori dei servizi di pubblica utilità e dell’intermediazione finanziaria (principalmente money transfer) presenterebbero una quota di imprese infiltrate sul totale delle stesse che è più elevata rispetto al peso dei relativi settori nell’intera economia.
Infine le imprese a più alto rischio di infiltrazione sarebbero quelle che hanno subito un calo del fatturato e della redditività, un aumento dell’incidenza degli oneri finanziari e un peggioramento del merito creditizio.
Un incremento degli indicatori di infiltrazione della criminalità si associa nel breve termine a un aumento del fatturato dell’impresa interessata, ma anche a un effetto negativo sull’attività economica delle altre imprese operanti nello stesso mercato.
Il risultato per la singola azienda potrebbe riflettere una mera sovrafatturazione a fini di riciclaggio, oppure indicare un effettivo miglioramento della sua performance dovuto all’immissione di nuovo capitale in un momento di difficoltà finanziaria o alla capacità dell’organizzazione criminale di estorcere rendite attraverso l’uso del potere intimidatorio.
Al crescere dell’incidenza delle imprese per cui è alta la probabilità di essere state infiltrate, le aziende concorrenti registrano un significativo calo del fatturato e un aumento del rischio di uscire dal mercato.

Note

  • 1 Osservatorio sulla criminalità organizzata (a cura di), Primo rapporto trimestrale sulle aree settentrionali, per la Presidenza della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno mafioso, Università degli Studi di Milano, 2014.
  • 2 L. Mirenda, S. Mocetti e L. Rizzica, The real effects of ’ndrangheta: firm-level evidence, Banca d’Italia, Temi di discussione, di prossima pubblicazione.

Distribuzione delle imprese per settore di attività (1)

(valori percentuali)

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Fonte: elaborazioni su dati Cerved Group, Infocamere e Ministero dell’Interno.

(1) L’indicatore di infiltrazione è stato costruito incrociando le informazioni contenute nel rapporto del Ministero dell’Interno sulla penetrazione della ’ndrangheta nel Centro Nord con i dati sulla struttura proprietaria e di governance delle imprese tratti da Infocamere. I settori indicati corrispondono alla classificazione Isic: D+E=servizi di pubblica utilità; F+L=costruzioni e attività immobiliari; G+H=commercio, trasporto e magazzinaggio; I=alloggio e ristorazione; J+K=informazione e comunicazione, attività finanziarie e assicurative; M+N=attività professionali, scientifiche, tecniche, amministrative e di supporto; P+Q=istruzione, sanità e servizi alle famiglie e assistenza sociale; altri=settori residuali.

Allegato

  • Relazione annuale sul 2016 (pdf,  4.3 M, 210 pp.)

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Commercialisti, forte disappunto per decisioni governo in materia di antiriciclaggio (31 maggio 2017)

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(nota CNDCEC del 27 maggio 2017)

Disattese le istanze dei professionisti su sanzioni e collegio sindacale. Miani: “Accolte alcune nostre richieste, ma grave non aver recepito le condizioni poste dalle Camere per l’approvazione del decreto"

“Sul decreto attuativo della quarta direttiva antiriciclaggio http://www.compliancenet.it/governo-italiano-attuazione-iv-direttiva-ant... , approvato lo scorso mercoledì in via definitiva dal Consiglio dei Ministri, esprimiamo il nostro forte disappunto per le sanzioni previste anche per violazioni meramente formali degli obblighi di adeguata verifica e di conservazione nonché per l’introduzione degli obblighi anche per le attività degli organi di controllo non incaricati della revisione legale”.
È quanto afferma il presidente dei commercialisti, Massimo Miani, commentando anticipazioni di stampa di questi giorni.
“È sicuramente vero – continua Miani - che diverse richieste dei commercialisti dovrebbero essere state accolte. Si va dall’esonero dalla adeguata verifica per gli adempimenti dichiarativi e per quelli in materia di amministrazione del personale alla soppressione della disposizione che, a sorpresa, aveva inserito tra i soggetti obbligati anche i curatori fallimentari e i commissari giudiziali sino all’abolizione del registro antiriciclaggio e la riformulazione delle norme sulla conservazione, con possibilità di adempiere correttamente anche mediante la tenuta di un fascicolo cartaceo”.
“Tuttavia - afferma ancora Miani -, laddove dovessero risultare confermate le indiscrezioni circolate in questi giorni, i Commercialisti esprimono il loro grande disappunto in merito al mancato recepimento delle condizioni alle quali le commissioni parlamentari, all’esito dell’esame del testo, avevano subordinato il loro parere favorevole, con particolare riferimento all’impianto sanzionatorio. Il Governo, infatti, non avrebbe reputato di dover limitare le sanzioni antiriciclaggio alle sole violazioni gravi, ripetute o sistematiche ovvero plurime, ripristinandone l’applicabilità (seppure con un importo ridotto) anche in relazione a violazioni meramente formali degli obblighi di adeguata verifica e di conservazione. Genera più di una perplessità anche la logica sottesa alla determinazione degli importi minimi delle sanzioni previste per le violazioni non gravi: 2.000 euro per inadempimenti connessi ad obblighi formali quali l’adeguata verifica e la conservazione, 3.000 euro per l’omissione della segnalazione di operazioni sospette. Ancora una volta l’operato del legislatore ci fa pensare che questa normativa non serva per prevenire e contrastare fenomeni illeciti, ma per imporci onerosi adempimenti e sanzionarne l’inosservanza”.
Altrettanto deludente, per Miani, è la mancata riproposizione dell’esonero dagli obblighi antiriciclaggio attualmente previsto a favore degli organi di controllo non incaricati della revisione legale. “Anche in questo caso – commenta Miani - le legittime istanze dei professionisti risultano disattese. L’esonero ottenuto nel 2009 riguardava tutti gli organi di controllo e non solo quelli delle società obbligate, come oggi si vuol sostenere. Ne è prova evidente la Relazione illustrativa che accompagnava la modifica del d.lgs. 231/2001.  Anche su tale versante si è persa, dunque l’ennesima occasione per rendere il sistema di prevenzione realmente equilibrato e coerente al contesto professionale cui si deve applicarsi”.

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Moneyval: Rapporto 2016 (30 maggio 2017)

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Presentando il "Rapporto 2016" (pdf, 1.1 M, 48 pp.) il presidente di MONEYVAL Daniel Thelesklaf (lk, tw) ha sottolineato che anche in risposta ai terribili attacchi terroristici nel 2016 occorre troncare i finanziamenti al terrorismo.
Thelesklaf ha ricordato che nel corso del 2016 Moneyval ha continuato il suo quinto ciclo di valutazioni reciproche tra i Paesi aderenti.
"Questo nuovo round non si è limitato a valutare l’adozione formale di norme e regolamenti conformi agli standard internazionali in materia di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo ma si è focalizzato sull’efficacia delle misure adottate. I risultati di questo nuovo round non sono omogeni" ha detto il presidente di MONEYVAL.
Gli assessment hanno rivelato che sussistono criticità nell’adozione di misure per garantire la trasparenza delle persone giuridiche e delle società.
"Le nostre preoccupazioni per queste carenze sono state confermate dopo le rivelazioni dei cosiddetti Panama Papers", ha detto il presidente di MONEYVAL. "I rapporti hanno anche dimostrato che i Paesi membri non stanno indagando e perseguendo adeguatamente tutte le forme di riciclaggio di denaro secondo i rischi rilevati e che di fatto non ci sono condanne rilevanti per il finanziamento del terrorismo".
Nel 2016, MONEYVAL ha monitorato 20 Paesi o giurisdizioni per mezzo di rapporti di valutazione reciproci (inclusi visite in loco) o relazioni di follow-up.

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Daniel Thelesklaf (lk, tw)

Cos’è il Moneyval?

Moneyval, Comitato di esperti per la valutazione delle misure anti-riciclaggio e contro il finanziamento del terrorismo, è un organo del Consiglio d’Europa che valuta la conformità delle legislazioni nazionali rispetto agli standard ed alle norme internazionali ed europee di contrasto del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo nonché l’efficacia della loro attuazione pratica e formula raccomandazioni alle autorità nazionali per quanto riguarda i miglioramenti necessari ai propri sistemi.

Allegato

  • MONEYVAL, “Annual Report for 2016” (pdf, 1.1 M, 48 pp.)

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Il rischio riciclaggio nelle provincie italiane (TransCrime, 30 maggio 2017)

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Il 29 maggio 2017 il centro Transcrime  dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ha reso il report finale del progetto IARM – “Assessing the risk of Money Laundering in Europe”.
Lo studio è stato realizzato da Transcrime con la collaborazione della Vrije Universiteit Amsterdam (Paesi Bassi) e della University of Leicester (Regno Unito) e co-finanziato dalla Commissione europea.
Gli autori della pubblicazione sono: Ernesto U. Savona, Michele Riccardi, Riccardo Milani, Diana Camerini. Edward Kleemans, Joras Ferwerda, Matt Hopkins, Nikki Shelton

Obiettivi e metodologia

Il progetto IARM ha realizzato un metodologia sperimentale per la valutazione del rischio di riciclaggio di denaro sporco attraverso la definizione di indicatori quantitativi a livello di:

  • area geografica
  • settore di business

La metodologia è stata sperimentata in tre Paesi pilota: Italia, Olanda e Regno Unito.
Per l’Italia come aree geografiche sono state utilizzate le 110 province identificando i seguenti 6 fattori di “rischio riciclaggio”:

  1. Organised crime infiltration
  2. Illicit markets
  3. Tax evasion & Underground economy
  4. Cash-intensiveness
  5. Opacity of business ownership
  6. Money transfers

I risultati

Per l’Italia le province a più alto “rischio riciclaggio di denaro sporco” sono tutte al sud:  Reggio Calabria, Vibo Valentia, Catanzaro, Crotone – in Calabria – seguite da Napoli, Caserta, Palermo, Trapani.
Le province a più alto rischio non al sud sono Imperia e Prato a causa di “high levels of opacity
of business ownership, cash-intensiveness, underground economy and (in the case of Prato) money remittances”.

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(Immagine tratta da Repubblica)

Milano al 14° posto

Commentando il rapport di Trasncrime sul Sole 24 Ore, Roberto Galullo scrive: “Milano è al 14° posto per il rischio dovuto alle infiltrazioni mafiose. È dunque una posizione che testimonia come «la linea della palma » – come amava dire con una metafora lo scrittore siciliano Leonardo Sciascia – si è ormai definitivamente alzata e radicata nel Nord”.

Allegati

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Transcrime, “Assessing the risk of money laundering in Europe - Final Report of Project IARM (HOME/2013/ISEC/AG/FINEC/4000005193)”, May 2017

  • Final Report (pdf, 8 M, 184 pp.)
  • Executive Summary (pdf, 5.7 M, 8 pp.)
  • Methodological Annex (pdf, 4.2 M, 170 pp.)

Rassegna stampa

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Governo italiano: attuazione IV Direttiva antiriciclaggio (26 maggio 2017)

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Attuazione della direttiva (UE) 2015/849 relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo, che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 e che abroga la direttiva 2005/60/CE e la direttiva 2006/70/CE (decreto legislativo – esame definitivo)

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e del Ministro dell’economia e delle finanze Pier Carlo Padoan, ha approvato, in esame definitivo, un decreto legislativo che detta disposizioni più severe in materia di antiriciclaggio e di contrasto al finanziamento delle attività terroristiche.
Il decreto recepisce la direttiva UE 2015/849, che ha introdotto disposizioni volte ad ottimizzare in tutti gli Stati membri l’utilizzo degli strumenti di lotta contro il riciclaggio dei proventi di attività criminose e il finanziamento del terrorismo.
I destinatari della normativa antiriciclaggio sono le persone fisiche e giuridiche che operano in campo finanziario e i professionisti tenuti all’osservanza di specifici obblighi di verifica della clientela e di segnalazione delle operazioni sospette di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo all’ unità di informazione finanziaria (UIF) che provvede alla relativa analisi. L’approfondimento investigativo delle segnalazioni è effettuato dalla Direzione investiva antimafia (DIA) e dal Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza. Il Comitato di sicurezza finanziaria presso il Ministero dell’economia e delle finanze è l’organismo responsabile dell’elaborazione degli indirizzi strategici in materia di prevenzione del riciclaggio e di finanziamento del terrorismo e dell’analisi nazionale dei relativi rischi.
Accogliendo le indicazioni contenute nei parere parlamentari è stata ampliata la platea dei soggetti qualificati come ‘persone politicamente esposte’ nei confronti delle quali devono essere effettuati controlli più approfonditi: oltre alle alte cariche dello Stato, ai ministri e parlamentari, ai vertici della magistratura, agli assessori e consiglieri  regionali, ai parlamentari europei e ai direttori generale delle Asl e delle aziende ospedaliere, rientrano nella nozione anche i sindaci dei comuni con popolazione non inferiore a 15.000 abitanti e i vertici delle società da questi partecipate. Tra le novità introdotte figurano il rafforzamento del ruolo della Direzione antimafia e antiterrorismo e il riordino delle sanzioni amministrative, attraverso un sistema di misure graduato in funzione della gravità delle violazioni. Coerentemente a quanto prescritto dalla direttiva, viene disegnato un sistema sanzionatorio basato su misure effettive, proporzionate e dissuasive, da applicare alle persone fisiche e alle persone giuridiche direttamente responsabili della violazione delle disposizioni dettate in funzione di prevenzione del riciclaggio e di finanziamento del terrorismo. E’ stato inoltre previsto, in coerenza con la direttiva, che le operazioni sospette non possano essere compiute fino a quando non è effettuata la relativa segnalazione, nonché inserito l’obbligo della UIF di dare informazione delle operazioni sospette per motivi di terrorismo anche ai Servizi di sicurezza.
Il decreto istituisce il Registro dei titolari effettivi di persone giuridiche e trust, allo scopo di accrescere la trasparenza e di fornire alle autorità strumenti efficaci per la lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo. E’ prevista altresì la centralizzazione, in un’apposita sezione del registro delle imprese, delle informazioni sulla titolarità effettiva dei trust produttivi di effetti fiscali.
Inoltre, il provvedimento razionalizza il complesso degli adempimenti posti a carico degli attori del sistema, eliminando formalità e tecnicismi in ordine alle modalità di conservazione dei dati e dei documenti, ritenuti eccessivi rispetto alle esigenze di uniforme ed omogenea applicazione del diritto comunitario e, come tali, potenzialmente anticompetitivi.
Le nuove disposizioni garantiscono anche un adeguato sistema di controllo degli operatori contrattualizzati dalle società di “money transfer”, attività di rimessa di denaro all’estero che presentano un elevato rischio di infiltrazione criminale.

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UIF: Protocollo intesa con la Procura della Repubblica di Roma (10 maggio 2017)

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  • Fonte: sito UIF (pdf)

Protocollo d’intesa tra la Procura della Repubblica di Roma e la UIF

Il Procuratore della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone, e il Direttore  dell’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia, Claudio Clemente, hanno stipulato in data odierna un protocollo d’intesa volto a rendere ancora più efficace la collaborazione in tema di prevenzione e contrasto della criminalità finanziaria, del finanziamento del terrorismo e del riciclaggio dei capitali illeciti.
L’accordo delinea la cornice dei rapporti di collaborazione tra Procura e UIF, provvedendo a ratificare le migliori prassi da tempo in uso, disciplina lo scambio di informative di reciproco interesse, prevede l’individuazione di aree tematiche per l’analisi congiunta di fatti e informazioni.
Sono regolate le modalità di utilizzo della documentazione e quelle dello scambio telematico dei dati e sono previste iniziative di formazione reciproca.
Il protocollo stimola la crescita della cooperazione per fronteggiare le sempre più sofisticate minacce criminali, rafforzando le sinergie volte a intercettare le disponibilità economiche che le agevolano.

Roma, 9 maggio 2017  

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Orrick: Nuovi adempimenti derivanti dal recepimento della IV Direttiva Antiriciclaggio (28 aprile 2017)

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Il documento è stato redatto a cura di: Marco Nicolini, Marco Zechini, Andrea Piermartini Rosi, Luca Benvenuto, Alberto Coletti

Lo schema di decreto legislativo approvato dal Governo lo scorso 23 febbraio 2017, ed ora sottoposto all'esame del Parlamento (di seguito "Schema di Decreto"), recante attuazione della Direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento Europeo e del Consiglio (di seguito "Quarta Direttiva AML") introduce alcune modifiche all'attuale disciplina in tema di prevenzione dell'uso del sistema finanziario ai fini di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo regolata dal vigente D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231 (di seguito, "Decreto 231").
Lo Schema di Decreto si fonda sul principio comunitario del "risk based approach" volto ad indicare e valutare i rischi di riciclaggio e finanziamento al terrorismo propri di determinate attività professionali e finanziarie, e prevede alcune novità tra le quali si ricordano:

  • ampliamento del "positive scope" con l'individuazione di nuovi soggetti tenuti a rispettare le disposizioni in materia di antiriciclaggio;
  • conferma del principio secondo il quale gli obblighi di adeguata verifica devono essere graduati rispetto al profilo di rischio (art. 17), introducendosi tuttavia un nuovo meccanismo di applicazione delle misure semplificate o rafforzate (art. 23 e 24) di adeguata verifica della clientela;
  • nuove tutele per la riservatezza del soggetto segnalante operazioni sospette (art. 38);
  • complessiva rivisitazione del sistema sanzionatorio (artt. 55 e seguenti).

Di seguito si riporta una sintetica illustrazione del contenuto dei punti sopra elencati.

1. Ambito di applicazione

I soggetti destinatari degli obblighi di cui allo Schema di Decreto rimangono, nella sostanza, quelli elencati dal Decreto 231, sia pure con alcune novità: tra i soggetti obbligati vengono infatti oggi considerati anche

  • le SICAF, società di investimento a capitale fisso, introdotte dalla Direttiva 2011/61/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio sui Gestori di Fondi di Investimento Alternativi (c.d. Direttiva AIFM), dunque intermediari non ancora disciplinati quando la c.d. "Terza Direttiva Antiriciclaggio" venne implementata e
  • gli intermediari bancari e finanziari aventi sede legale in un altro Stato membro che operano in Italia in regime di libera prestazione di servizi (ossia senza l'apertura di una branch).

Sul punto, si registra dunque un significativo mutamento di indirizzo del legislatore italiano che, diversamente dal passato, assoggetta al rispetto della normativa italiana in materia di antiriciclaggio tutti coloro che operino sul territorio nazionale, a prescindere dall'eventuale esistenza di una stabile organizzazione.

2. Obblighi di adeguata verifica della clientela

L'art. 17 dello Schema di Decreto conferma che gli obblighi di adeguata verifica della clientela devono essere commisurati al profilo di rischio che ciascun intermediario attribuisce ai propri clienti, avuto riguardo al rapporto instaurato/operazione occasionale realizzata, coerentemente con quanto già previsto sia dal Decreto 231 che dal Provvedimento della Banca d'Italia del 3 aprile 2013.
Nello specifico, nel graduare il profilo di rischio – e dunque l'entità delle misure di adeguata verifica della clientela – i soggetti obbligati devono tener conto di criteri riguardanti sia il cliente (es. natura giuridica, attività svolta, comportamento tenuto al momento dell'operazione, sede) sia l'operazione richiesta (es. tipologia, oggetto, ammontare, volume dell'operazione, modalità di svolgimento e ragionevolezza in rapporto all'attività svolta dal cliente).

L'art. 23 dello Schema di Decreto conferma altresì la possibilità di applicare misure semplificate di adeguata verifica della clientela laddove sia presente un basso rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo.
Al riguardo, tuttavia, diversamente dalle disposizioni contenute nel Decreto 231, non è più prevista una elencazione tassativa di ipotesi al ricorrere delle quali gli operatori siano legittimati ad attuare le misure semplificate: si prevede invece che sia direttamente il soggetto obbligato ad effettuare una autonoma valutazione del rischio, assumendosi la responsabilità di configurare tale rischio come "basso" e, per l'effetto, adottare misure semplificate (comma 1, art. 23).
Infatti, "in presenza di un basso rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, i soggetti obbligati possono applicare misure di adeguata verifica della clientela semplificate sotto il profilo dell'estensione e della frequenza degli adempimenti prescritti dall'articolo 18".
Con la medesima impostazione, l'art. 24 dello Schema di Decreto, prevede che al ricorrere di elementi tali da configurare un elevato rischio di riciclaggio, gli operatori dovranno applicare misure rafforzate di adeguata verifica della clientela.
Anche in tale circostanza, la gradazione del rischio dovrà essere prudentemente apprezzata dai soggetti obbligati valutando i fattori di rischio, riguardanti il cliente e/o il rapporto, identificati dal legislatore (es. assetti proprietari opachi, fattori di rischio geografici, prodotti od operazioni che consentano di favorire l'anonimato, etc.).

3. La segnalazione di operazioni sospette

La disciplina della segnalazione di operazioni sospette sembrerebbe non presentare significative innovazioni rispetto alle disposizioni già contenute nel Decreto 231.
Nondimeno, a maggior tutela della riservatezza del segnalante (il quale, si rammenta, ha il diritto/dovere di non essere noto al soggetto segnalato), il comma 3 dell'art. 38 dello Schema di Decreto, precisa che "il nominativo del segnalante non può essere inserito nel fascicolo del Pubblico Ministero né in quello del dibattimento e la sua identità non può essere rivelata, a meno che l'Autorità giudiziaria non disponga altrimenti, con provvedimento motivato ed assicurando l'adozione di ogni accorgimento idoneo a tutelare il segnalante…".

4.  Sistema sanzionatorio: misure effettive, proporzionate e dissuasive

Il sistema sanzionatorio viene profondamente modificato dallo Schema di Decreto sia nelle fattispecie incriminatrici sia nell'importo delle sanzioni. In particolare, con specifico riferimento a quest'ultimo aspetto, il comma 3 dell'art. 56 prevede che le sanzioni amministrative possano essere triplicate nel caso di violazioni gravi, ripetute o sistematiche ovvero plurime.
Il particolare interesse che il legislatore pone sul contrasto al fenomeno del riciclaggio viene manifestato in maniera palese anche dall'art. 62 dello Schema di Decreto, nel quale si prevedono rilevanti sanzioni nei confronti degli organi di amministrazione, direzione e controllo dei soggetti vigilati.
In particolare, il comma 2 prevede che si applichi la sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 a 5.000.000 di euro ai soggetti titolari di funzioni di amministrazione, direzione e controllo dell'intermediario che "non assolvendo in tutto o in parte ai compiti direttamente o indirettamente correlati alla funzione o all'incarico, hanno agevolato, facilitato o comunque reso possibili le violazioni di cui al comma 1 o l'inosservanza dell'ordine di cui al comma 4, lettera a) ovvero hanno inciso in modo rilevante sull'esposizione dell'intermediario al rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo.
Qualora il vantaggio ottenuto dall'autore della violazione sia superiore a 5.000.000 di euro, la sanzione amministrativa pecuniaria è elevata fino al doppio dell'ammontare del vantaggio ottenuto, purché tale ammontare sia determinato o determinabile".   

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La nuova disciplina dell’antiriciclaggio (IusLetter, 12 aprile 2017)

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Lo Studio legale “La Scala” ha publbicato –a firma di Sabrina Galmarini (web, lk) il documento “La nuova disciplina dell’antiriciclaggio: i soggetti obbligati e l’analisi del rischio” (pdf, 224 K, 23 pp.)
Nel seguito introduzione, premessa e indice del documento.

Introduzione

Lo scorso 23 febbraio 2017 il Governo - dando esecuzione alla delega ricevuta dalla c.d. Legge di delegazione 2015 (articolo 15 della legge 12 agosto 2016, n. 170) - ha approvato lo schema di decreto legislativo - ora all’esame del Parlamento - recante attuazione della IV Direttiva Antiriciclaggio.

  • Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2015/849 in tema di antiriciclaggio (pdf , 100 pp.)

Il presente articolo analizza la parte del decreto in materia di soggetti obbligati, analisi e valutazione del rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, adeguata verifica della clientela, titolare effettivo, misure semplificate e rafforzate di adeguata verifica e, per finire, esecuzione degli obblighi da parte di terzi.

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(Sabrina Galmarini)

Premessa

Siamo quindi, pare, alle battute finali del procedimento di recepimento in Italia della Direttiva (UE) 2015/849 (c.d. “IV Direttiva Antiriciclaggio”), relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo e recante modifica delle Direttive 2005/60/CE e 2006/70/CE e attuazione del Regolamento (UE) n. 2015/847, riguardante i dati informativi che accompagnano i trasferimenti di fondi e che abroga il Regolamento (CE) n. 1781/2006.
Lo schema di decreto legislativo in esame introduce significative modifiche alla vigente disciplina al fine di allineare la normativa nazionale alle più recenti disposizioni introdotte in materia a livello europeo e applica le raccomandazioni GAFI.
La IV Direttiva Antiriciclaggio (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea del 5 giugno 2015) è entrata in vigore il 25 giugno 2015.
Il termine per il suo recepimento da parte degli Stati membri è il 26 giugno 2017.
Tuttavia in sede comunitaria si è consolidato un consenso politico per anticipare tale termine, su base volontaria, all’inizio del 2017.
Al riguardo si segnala, peraltro, che la Commissione europea ha adottato il 5 luglio 2016 una proposta di direttiva con alcune modifiche alla IV Direttiva Antiriciclaggio.
Lo schema di decreto si compone di 10 articoli:

  1. i primi cinque apportano modifiche al decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 (d.lgs. 231/2007), che non verrà, quindi, abrogato, ma semplicemente modificato;
  2. gli articoli 6, 7 e 8 introducono modifiche, rispettivamente, al decreto legislativo 22 giugno 2007, n. 109, al decreto legislativo 19 novembre 2008, n. 195 e ad ulteriori disposizioni vigenti, trasversalmente richiamate dalla normativa in materia di antiterrorismo.

Il presente contributo, senza pretesa di esaustività, si propone di fornire alcune preliminari evidenze scaturenti dall’analisi delle previsioni contenute nello schema di decreto legislativo decreto, cercando, laddove possibile, un raffronto con quanto stabilito per le banche e gli intermediari finanziari con il Provvedimento di Banca d’Italia del 10 marzo 2011 che ha stabilito requisiti in materia di organizzazione, procedure e controlli interni e con il Provvedimento di Banca d’Italia in materia di adeguata verifica del 3 aprile 2013. Il commento avrà ad oggetto i seguenti temi:

  • soggetti obbligati;
  • analisi e valutazione del rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo;
  • adeguata verifica della clientela;
  • titolare effettivo;
  • misure semplificate e rafforzate di adeguata verifica;
  • esecuzione degli obblighi da parte di terzi;

Si rinvia ad un ulteriore approfondimento per l’analisi delle altre novità.

Indice

  • Premessa
  • Soggetti obbligati (CAPO I)
  • Analisi e valutazione del rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo (CAPO IV)
  • Obblighi di adeguata verifica della clientela (CAPO I)
  • Titolare effettivo (CAPO I)
  • Misure semplificate e rafforzate di adeguata verifica
  • Adeguata verifica della clientela da parte di terzi

Allegato

  • IusLetter, “La nuova disciplina dell’antiriciclaggio: i soggetti obbligati e l’analisi del rischio”, aprile 2017 (pdf, 224 K, 23 pp.)

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Senato: UE e lotta al finanziamento del terrorismo (24 marzo 2017)

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  • Fonte: Senato.it (pdf, 1 M, 36 pp.) - immagine tratta da twitter

Il Servizio studi del Senato della Repubblica italiana ha pubblicato il dossier “L'Unione europea e la lotta al finanziamento del terrorismo e della criminalità organizzata” a cura di: C. Andreuccioli; V. Di Felice (pdf, 1 M, 36 pp.)
Di seguito l’indice e la Prefazione del documento.

Indice

1. Prefazione
1.1. Le competenze dell'Unione europea in materia di terrorismo
1.2. L'Agenda europea sulla sicurezza per il periodo 2015-2020
1.3. Piano d'azione di lotta contro il finanziamento del terrorismo (COM(2016)50)
1.4. La proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 91/477/CEE del Consiglio, relativa al controllo dell'acquisizione e della detenzione di armi (COM(2015)750)
1.5. La proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla lotta contro il terrorismo e che sostituisce la decisione quadro del Consiglio 2002/475/GAI sulla lotta contro il terrorismo (COM(2015)625)
1.6. La proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 562/2006 per quanto riguarda il rafforzamento delle verifiche nelle banche dati pertinenti alle frontiere esterne (COM(2015)670)
2. Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai controlli sul denaro contante in entrata o in uscita dall'unione e che abroga il regolamento (CE) n. 1889/2005 (COM(2016)825)
3. Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sul mutuo riconoscimento degli ordini di congelamento e confisca dei proventi di reato (COM(2016)819)
4. Proposta di direttiva del parlamento europeo e del consiglio per combattere il riciclaggio mediante il diritto penale (COM(2016)826)

1. Prefazione

Garantire un livello elevato di sicurezza per i cittadini europei e uno degli obiettivi dei trattati e costituisce uno dei temi più importanti affrontati dalla Commissione europea, come evidenziato negli orientamenti politici presentati nel luglio 2014, fin dall'inizio del suo mandato, dal Presidente Jean-Claude Juncker, e ribadito nel suo discorso sullo Stato dell'Unione tenuto nel settembre 2016.
Per una migliore collaborazione in materia di sicurezza all'interno dell'Unione, una delle tre priorità individuate dalla Commissione e il terrorismo, insieme al crimine organizzato e alla criminalità informatica.
Il 21 dicembre 2016 la Commissione europea ha adottato un pacchetto di misure legislative al fine di potenziare la capacita dell'Unione europea di combattere il finanziamento del terrorismo e della criminalita organizzata, sulla base degli impegni assunti nel "Piano d'azione di lotta contro il finanziamento del terrorismo" (COM(2016)50), presentato nel febbraio 2016.
Il pacchetto comprende le seguenti proposte:

  • una proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sul riconoscimento reciproco degli ordini di congelamento e confisca (COM(2016)819);
  • una proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai controlli sul denaro contante in entrata o in uscita dall'Unione e che abroga il regolamento (CE) n. 1889/2005 (COM(2016)825);
  • una proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio per perseguire penalmente il riciclaggio di denaro (COM(2016)826).

Nella stessa data, la Commissione ha inoltre presentato la "Terza relazione sui progressi compiuti verso un'autentica ed efficace Unione della sicurezza" (COM(2016)831), cui ha fatto seguito una Quarta relazione del 25 gennaio 2017 (COM(2017)41).

(continua a leggere in (pdf)

Allegato

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  • Servizio studi del Senato, dossier n. 45, “L'Unione europea e la lotta al finanziamento del terrorismo e della criminalità organizzata”, febbraio 2017, a cura di: C. Andreuccioli; V. Di Felice (pdf, 1 M, 36 pp.)

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