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CyberSecurity: accordo Bankit e ABI. Nasce CERTIF (21 dicembre 2016)

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Accordo Banca d'Italia/ABI per la sicurezza informatica

Nasce il CertFin, il nuovo organismo altamente specializzato nella cybersecurity del settore bancario e finanziario, con l’obiettivo di prevenire e contrastare le minacce informatiche legate allo sviluppo delle nuove tecnologie e dell’economia digitale.
 
La Banca d’Italia, l’Associazione bancaria italiana e il Consorzio ABI Lab hanno firmato oggi a Roma una convenzione per rafforzare la collaborazione sulla cybersecurity.
L’obiettivo è garantire una sempre maggiore sicurezza degli operatori del mondo bancario e finanziario italiano e dei servizi digitali offerti a famiglie, imprese e Pubblica Amministrazione.
L’accordo – sottoscritto dal Direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, dal Direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini e dal Presidente di ABI Lab, Pierfrancesco Gaggi - prevede la realizzazione di un Cert (Computer emergency response team), ossia di una struttura altamente specializzata, dedicata al settore finanziario italiano, che avrà l’obiettivo di prevenire e contrastare le minacce informatiche legate allo sviluppo delle nuove tecnologie e dell’economia digitale.
Il nuovo organismo si chiamerà CertFin e sarà basato sul principio della cooperazione tra pubblico e privato.
Il CertFin avrà il compito di raccogliere dati, indicazioni e segnalazioni e analizzare tutti i fenomeni connessi all’universo della cybersecurity, consentendo l’efficiente scambio di informazioni tra gli operatori bancari e finanziari attivi in Italia e, allo stesso tempo, offrendo loro una serie di strumenti e servizi utili per rafforzare ulteriormente i presidi di sicurezza.
Grazie all’attività del CertFin sarà possibile rendere ancora più tempestiva e omogenea la circolazione delle informazioni sugli eventi e sui fenomeni che riguardano la sicurezza informatica e rafforzare la “cyber-intelligence” del settore bancario e finanziario, con conseguenti impatti positivi per l’intero Sistema Paese.
Inoltre, già a partire da gennaio, il CertFin metterà gradualmente a disposizione della comunità bancaria e finanziaria una serie di servizi, con l’obiettivo di completare entro due anni l’erogazione di tutti quelli previsti dagli standard internazionali.
In linea con il Quadro Strategico nazionale per la sicurezza dello spazio cibernetico, il CertFin svolgerà anche una funzione di raccordo con tutte le altre iniziative istituzionali avviate nel Paese in tema di sicurezza cibernetica e protezione delle infrastrutture critiche, consolidando la collaborazione e ampliando ulteriormente la rete di interlocutori istituzionali e di esperti a livello nazionale e internazionale.
La partecipazione al nuovo organismo sarà aperta a tutti gli operatori del settore: banche, prestatori di servizi di pagamento, intermediari finanziari, infrastrutture e società di mercato, gestori di infrastrutture tecnologiche e di rete, soggetti assicurativi e altre autorità di settore.
Le decisioni strategiche e di indirizzo del CertFin saranno affidate a un Comitato Strategico presieduto dalla Banca d’Italia e dall’ABI, mentre i servizi saranno coordinati da una direzione operativa gestita dal Consorzio ABI Lab e messi a disposizione dei partecipanti su base cooperativa, grazie al coinvolgimento degli operatori finanziari italiani.

Il comunicato di Banca d’Italia

“Banca d’Italia e Abi firmano un accordo per rafforzare la sicurezza informatica”, 20 dicembre 2016 (pdf, 2 pp.)

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ABI: Circolare “Autoriciclaggio e responsabilità degli enti” (11 aprile 2016)

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(immagine tratta da Wikimedia Commons)

Su Italia Oggi dell’11 aprile 2016, Federica Unia ritorna sul tema dell’autoriciclaggio commentando la Circolare “Autoriciclaggio e responsabilità degli enti” di ABI, l’Associazione Bancaria Italiana  .
Secondo la Circolare ABI (disponibile in pdf sul sito di Italia Oggi a questo link previo registrazione gratuita) “è comunque essenziale la funzione selettiva svolta dal requisito del concreto ostacolo alla provenienza delittuosa: esso dovrà essere puntualmente riscontrato e sarà necessario accertare la sussistenza di condotte dissimulatorie ovvero anomale rispetto all’ordinaria attività mentre semplici operazioni tracciabili, non avendo tali caratteristiche, non dovrebbero assumere rilevanza penale”.
La condotta di autoriciclaggio deve essere successiva al perfezionamento del reato che ha dato origine ai proventi illeciti, anche se compiuta dopo la sua estinzione (ad esempio, per prescrizione) o anche se l’autore del medesimo reato non sia imputabile o punibile, oppure manchi una condizione di procedibilità.
La circolare Abi propone, infine, alcuni suggerimenti circa il conseguente aggiornamento dei modelli organizzativi con riferimento al settore bancario.
Nello specifico, in relazione ai proventi illeciti formatisi all’interno delle banche si è proposta una distinzione tra proventi derivanti da reati inseriti nel catalogo dei reati presupposto ex dlgs 231/2001 e reati non rientranti nel catalogo.

Link

  • Il testo completo dell’articolo di Federica Unia (“Autoriciclaggio, regole tassative”, 11 aprile 2016, su Italia Oggi) è disponibile sul sito Assinews a questo link   
  • La Circolare ABI n. 6-2015, “Autoriciclaggio e responsabilità degli enti” è disponibile in pdf sul sito di Italia Oggi a questo link previo registrazione gratuita)
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Banche: arriva la guida Abi-Consumatori sul bail-in (HelpConsumatori.it, 5 gennaio 2016)

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Le nuove regole europee sulle crisi bancarie prevedono l’entrata in vigore, a partire dal primo gennaio di quest’anno, del bail-in. Di cosa si tratta?
Come funziona il bail-in e a quali strumenti finanziari si applica?
Cosa succede a conti e depositi fino a centomila euro?
A rispondere è una guida realizzata dall’Associazione bancaria italiana insieme alle associazioni dei consumatori (pdf, 4 M, 15 pp.)

Per far conoscere a clienti e risparmiatori i principali cambiamenti introdotti dalle nuove regole europee sulle crisi bancarie, in vigore anche in Italia dal primo gennaio 2016, l’Abi ha messo a punto una guida in collaborazione con dodici associazioni dei consumatori (ACU, ADICONSUM, Adoc, Assoutenti, Casa del Consumatore, Centro Tutela Consumatori Utenti, Cittadinanzattiva, Codacons, Confconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, UNC), la Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio e la Federazione delle Banche, delle Assicurazioni e della Finanza.
Le nuove regole – comuni a tutti Paesi dell’Unione Europea – hanno l’obiettivo di limitare la probabilità che si verifichino crisi bancarie e, nel caso si manifestino, di attenuarne gli effetti.
Ecco alcune delle domande chiave cui risponde il vademecum.

1) Perché sono state introdotte le nuove regole europee?

Le Istituzioni Europee hanno introdotto le nuove regole per gestire un’eventuale crisi bancaria, partendo dal nuovo presupposto che il costo della crisi va sostenuto principalmente all’interno della banca stessa, come accade per le altre imprese.

2) Cosa prevedono le nuove regole?

Il rafforzamento delle misure preventive a cui ogni banca dovrà attenersi.
Tra queste, la predisposizione di un Piano di Risanamento, che prevede cosa deve fare la banca in caso di eventi avversi.
Le Autorità, inoltre, potranno intervenire, in via precoce, per sollecitare l’attuazione dei Piani di Risanamento, sostituire gli organi amministrativi e di controllo, avviare l’amministrazione straordinaria.

3) E se la prevenzione non fosse sufficiente?

In caso di crisi bancaria, le Autorità di Risoluzione preposte al controllo e alla gestione delle crisi – ossia la BCE e la Banca d’Italia – avranno a disposizione un insieme di misure, calibrate in funzione della gravità della situazione, che prevedono, quale ultima istanza, l’avvio della cosiddetta procedura di “risoluzione”.

4) In cosa consiste la procedura di risoluzione?

È un pacchetto di misure che potrà essere richiesto alla banca in crisi dalle Autorità di Risoluzione per risanare il più rapidamente possibile la situazione.
Tra i vari strumenti di risoluzione c’è il cosiddetto bail-in o salvataggio interno.

5) Come funziona il bail-in (salvataggio interno)?

Con il bail-in il capitale della banca in crisi viene ricostituito mediante l’assorbimento delle perdite da parte di azioni e altri strumenti finanziari posseduti dagli investitori della banca: questi ultimi titoli finanziari potrebbero subire una riduzione, anche totale, oppure una conversione in azioni come nel caso delle obbligazioni subordinate.
Se tale riduzione non bastasse, analogo trattamento potrebbe essere riservato alle obbligazioni non garantite.
In ogni caso, l’eventuale perdita per i creditori della banca non potrà essere mai superiore a quella che si avrebbe nel caso di liquidazione (chiusura) della stessa.

6) A quali strumenti si applica il bail-in?

Il principio base del bail-in è che chi detiene strumenti finanziari più rischiosi contribuisca in misura maggiore all’eventuale risanamento: gli azionisti sono dunque i primi chiamati a intervenire.
Solo a seguire, e solo se il contributo degli azionisti fosse insufficiente, verrà chiamato a contribuire chi detiene altre categorie di strumenti, secondo un prefissato schema di priorità di intervento che prevede, in successione:

  • azioni e altri strumenti finanziari assimilati al capitale, come le azioni di risparmio e le obbligazioni convertibili;
  • titoli subordinati senza garanzia;
  • crediti non garantiti, come le obbligazioni bancarie non garantite;
  • depositi superiori a 100 mila euro di persone fisiche e PMI, solo per la parte eccedente i 100 mila.

Fino al 31 dicembre 2018, i depositi superiori a 100 mila euro delle imprese e quelli interbancari contribuiscono alla risoluzione in ugual misura rispetto agli altri crediti non garantiti.
Dal 2019, viceversa, essi contribuiranno solo dopo le obbligazioni bancarie non garantite.

7) Cosa succede ai conti e depositi fino a 100 mila euro?

Assolutamente nulla.
Fino a 100 mila euro per depositante, infatti, conti correnti, conti deposito (anche vincolati), libretti di risparmio, assegni circolari e certificati di deposito nominativi sono da tempo tutelati dai fondi di Garanzia dei Depositi a cui aderiscono tutte le banche operanti in Italia.
Oltre la soglia dei 100 mila euro, i depositi non vengono coinvolti automaticamente nel bail-in, ma possono esserlo solo se il contributo richiesto agli strumenti più rischiosi (azioni, obbligazioni subordinate, titoli senza garanzia e così via) non fosse sufficiente a risanare la banca.

8) Cosa succede ai conti cointestati?

Nel caso di un conto cointestato a due persone l’importo massimo garantito è 200 mila euro, mentre nel caso di due conti intestati alla stessa persona presso la stessa banca l’importo garantito è comunque 100 mila.
La garanzia del Fondo, infatti, non riguarda il conto ma è stabilita per ogni singolo depositante e per banca.

9) Quali altri strumenti sono esclusi dal bail-in?

Oltre ai depositi fino a 100 mila euro sono esclusi dal bail-in:

  • le obbligazioni bancarie garantite (ad esempio i covered bond);
  • i titoli depositati in un conto titoli (se non sono stati emessi dalla banca coinvolta nel bail-in);
  • le disponibilità dei clienti custodite presso la banca, come il contenuto delle cassette di sicurezza;
  • i debiti della banca verso dipendenti, fornitori, fisco ed enti previdenziali ovvero quanto riguarda retribuzioni, prestazioni pensionistiche e servizi essenziali per il funzionamento della banca.

Possono comunque essere escluse dal bail-in anche categorie ulteriori di strumenti secondo una valutazione che verrà fatta di volta in volta dalla nuova Autorità di Risoluzione Europea o dall’Autorità di Risoluzione Nazionale.

10) Il bail-in si può applicare a strumenti sottoscritti prima del 1 gennaio 2016?

Sì. In caso di crisi di una banca, il bail-in si può applicare anche agli strumenti finanziari già in possesso dei clienti prima di questa data.

Allegato

Arriva la guida ABI-Consumatori sul bail-in , 29 dicembre 2015 (pdf, 4 M, 15 pp.)

 

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Autoriciclaggio e 231-01: la circolare ABI (3 gennaio 2016)

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L’ABI sulla revisione dei modelli ex DLgs. 231/2001 alla luce dell’introduzione del nuovo delitto di autoriciclaggio (immagine By MadGeographer [Public domain], via Wikimedia Commons)

Il 1° dicembre 2015 l’ABI, l’associazione Bancaria Italiana, ha pubblicato la circolare n. 6/2015 (Serie Legale) (qui in pdf  dal sito aodv231.it  , 723 K, 6 pp.) che analizza i riflessi dell’introduzione del nuovo delitto di autoriciclaggio (art. 648-ter.1 c.p.) sull’attività delle banche e i connessi rischi.
Commentando la Circolare, Carlo Cavallo (web) scrive su BancaFinanza (“Autoriciclaggio: recente circolare ABI”, 18 dicembre 2015) che l’ABi pone la “questione dei limiti dell’autoriciclaggio” nell’ambito delle indicazioni offerte per l’aggiornamento dei modelli organizzativi ai sensi del D. Lgs. 231 del 2007 ricorrendo “anzitutto, ad una fondamentale distinzione relativa all’origine del provento illecito, classificato come esterno alla banca o di formazione interna alla banca stessa”.
Nel primo caso – provento esterno -, per evitare di commettere il reato di autoriciclaggio la Circolare sottolinea la necessità per la banca di attingere alla normativa dettata in tema di antiriciclaggio dal D. Lgs. 231 del 2007 nel quale all’art. 2 si dà una definizione di riciclaggio tale da coprire anche l’ipotesi di autoriciclaggio.
Nel caso – diverso – in cui i proventi illeciti si siano formati all’interno della stessa banca, le procedure e i principi di comportamento, già adottati per prevenire il rischio di commissione degli altri reati inseriti nell’elenco di quelli presupposto della responsabilità degli enti, possono risultare efficaci anche per la prevenzione “a monte” dell’autoriciclaggio dei relativi proventi illeciti.
Scrive ancora Carlo Cavallo: “Poste tali premesse sull’origine del provento, la Circolare osserva che per i casi in cui «la provenienza del denaro sia riconducibile a reati non rientranti nel catalogo di cui agli artt. 24 ss. D. Lgs. n. 231 del 2001 – in primo luogo vengono in considerazione i reati fiscali, la realizzazione di alcune tipologie dei quali determina non tanto la creazione di nuove disponibilità illecite, ma la permanenza nel patrimonio della banca, quale profitto dell’illecito, della somma corrispondente all’ importo delle imposte evase – i presidii devono strutturarsi focalizzando il contenuto del Modello organizzativo non tanto sul controllo circa la provenienza del denaro, quanto sulle modalità di utilizzo dello stesso, in modo da far emergere eventuali anomalie o elementi non ordinari e impedendo il ricorso a tecniche idonee ad ostacolare in concreto l’individuazione della provenienza illecita dei beni.» Insomma: per l’ABI l’autoriciclaggio è ammissibile anche nel caso di reati esclusi dal perimetro del D. Lgs. 231/2001”.
Conclusione assai diversa da quanto sostenuto invece da Confindustria con la Circolare n. 19867 del 12 giugno 2015 (pdf, 222K, 4 pp.) ha sottolineato che «configurare l’autoriciclaggio anche rispetto a fattispecie diverse da quelle contenute nel D. Lgs. 231/2001 avrebbe considerevoli ricadute sul piano pratico, in quanto porterebbe a sovraccaricare eccessivamente il sistema di prevenzione attivato dall’impresa, vanificandone l’efficacia:“sul piano operativo – si legge – ne potrebbe derivare un’attività di aggiornamento del Modello Organizzativo pressoché impraticabile.”
D’altra parte, si aggiunge, “l’interpretazione estensiva sembra violare le fondamentali garanzie di tutela previste dal Decreto 231.”
In sostanza, secondo Confindustria, l’autoriciclaggio dovrebbe rilevare ai fini dell’eventuale responsabilità dell’ente soltanto se il reato-base rientra tra quelli presupposto previsti in via tassativa dal Decreto 231.»
Sullo stesso tema Maurizio Meoli, su Eutekne del 29 dicembre 2015 (“Modelli organizzativi delle banche da aggiornare all’autoriciclaggio”)  riprende e commenta la Circolare ABI sottolineando, in particolare, gli aspetti relativi alle segnalazioni di operazioni sospette:
«Da quest’anno, nel settore dell’antiriciclaggio è stato reso pienamente esecutivo un nuovo sistema basato sull’analisi delle “segnalazioni di operazioni sospette” attraverso tre distinte procedure informatiche complementari, che hanno consentito, dal 1° gennaio di quest’anno, di raggiungere l’obiettivo di analizzare tutte le “segnalazioni sospette” pervenute (70.698) dall’Unità di Informazione Finanziaria (U.I.F.) della Banca d’Italia e di estrapolare, conseguentemente, quelle di interesse investigativo per la D.I.A.
Infatti, delle 70.698 segnalazioni pervenute nel 2015, ne sono state evidenziate alla D.N.A. 11.080, perché potenzialmente attinenti alla criminalità organizzata.
Inoltre, grazie al protocollo d’intesa sottoscritto dal Direttore della D.I.A. e dal Procuratore Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo, del 26 maggio scorso, l’analisi delle “segnalazioni sospette” è stato integrato da un supporto informativo in grado di fornire un impulso immediato alle indagini svolte dalle Procure Distrettuali.»

Indice della Circolare ABI “Autoriciclaggio e responsabilità degli enti”

Premessa
1.  L'introduzione  del  delitto   di  autoriciclaggio  e  la  previsione  delle responsabilità dell'ente ex D.Lgs. 231 del 2001.
2. Il delitto di autoriciclaggio: l'area di incriminazione e i rapporti con i delitti di riciclaggio e reimpiego.
3. La struttura oggettiva della fattispecie
4. L'elemento soggettivo.
5. La clausola di non punibilità di cui al quarto comma dell'art. 648  ter 1  c.p.
6. La responsabilità degli enti: l'inserimento del delitto di autoriciclaggio nell'art. 25 octies  del D.Lgs.  231 del 2001.
7. Indicazioni circa l’aggiornamento del Modello Organizzativo

Allegati

  • ABI, Circolare ABI - Serie Legale  n. 6 - 1° dicembre 2015, “Autoriciclaggio e responsabilità degli enti” (qui in pdf  dal sito aodv231.it  , 723 K, 6 pp.)
  • Confindustria, “Circolare N.: 19867 - Il reato di autoriciclaggio e la responsabilità ex Decreto 231”, 12 giugno 2015 (pdf, 222K, 4 pp.)

Rassegna stampa e web

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ABI – l’Associazione bancaria italiana vara modifiche allo statuto (17 settembre 2014)

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Il Comitato esecutivo dell’Associazione bancaria italiana, riunitosi oggi a Roma sotto la Presidenza di Antonio Patuelli, ha approvato all’unanimità alcune proposte di modifiche statutarie che rafforzano la governance dell’ABI.
Le modifiche approvate valorizzano i principi dell’associazionismo anche attraverso l’inserimento, quale parte integrante dello Statuto, del Codice Etico ai cui principi debbono ispirarsi, nel perseguimento degli scopi statutari, tutti i componenti gli organi statutari e gli organismi tecnici dell’ABI e chi vi opera.
Viene anche ulteriormente qualificata la disciplina che regola i requisiti soggettivi di partecipazione agli organi deliberativi, direttamente collegabili anche ai requisiti di Banca d’Italia per gli esponenti bancari.
Inoltre viene eliminata la previsione che, senza più il requisito di elevati ruoli bancari, consentiva la rielezione del Presidente per un secondo mandato.
È introdotta la previsione dell’automatica sospensione dagli incarichi, in ABI, nei casi in cui, in applicazione dell’art. 13 della Costituzione, siano adottati provvedimenti restrittivi della libertà personale nei confronti di un componente degli Organi deliberativi e tecnici dell’ABI.
Inoltre, per casi gravissimi, può essere decisa anche la “sospensione preventiva” di un componente del Comitato esecutivo.
Viene completata e rafforzata la disciplina di funzionamento del Comitato di Presidenza.
Le nuove norme, approvate all’unanimità dal Comitato di Presidenza e dal Comitato esecutivo, saranno sottoposte ai voti definitivi del Consiglio e dell’Assemblea straordinaria dell’ABI che saranno rispettivamente convocati per il 19 e 20 novembre prossimo.

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ABI: “Rapporto 2013-2014” aspetti regolamentari e di Compliance (10 luglio 2014)

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Fonte: sito ABI
Il 10 luglio 2014 si è svolta a Roma la 54° Assemblea degli Associati ABI.
Alla presenza di autorità, di rappresentanti politici e istituzionali, di banchieri e imprenditori, ha aperto i lavori con la sua Relazione il Presidente dell’Associazione bancaria italiana, Antonio Patuelli.
Sono seguiti gli interventi del Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, e del Ministro dell’economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan.
All’ordine del giorno dell’Assemblea, le adesioni all’Associazione, l’approvazione del bilancio di esercizio e il rinnovo degli organi statutari.

I documenti presentati

  • La Relazione del Presidente ABI (pdf e il video)
  • Il Rapporto ABI 2013-2014 (pdf
  • Intervento del Governatore della Banca d'Italia (pdf)e il video)
  • Intervento del Ministro delle Finanze (video)

Aspetti regolamentari e di Compliance

Il “Rapporto ABI 2013-2014” (pdf)  ripercorre in quattro capitoli le attività svolte dall’Associazione bancaria italiana nell’arco degli ultimi dodici mesi, in linea con il Piano di azione che ne ha definito i diversi ambiti di intervento:

  1. Lo scenario
  2. La comunicazione
  3. Le relazioni istituzionali e le regole
  4. I rapporti tra le banche e il Paese

In particolare il capitolo 3 del “Rapporto ABI 2013-2014” dal titolo “Le relazioni istituzionali e le regole. Il dialogo con le istituzioni nazionali, europee e internazionali” illustra i vari “fronti normativi” su sui l’ABI si è impegnata rispetti ai contenuti della regolamentazione nazionale, comunitario e internazionale “allo scopo di garantire un campo di gioco livellato e il contenimento degli oneri per tutti gli operatori”.
I “fronti normativi” riportati nel documento sono numerosi e variegati. Nel seguito è riprodotto quanto riportato da ABI su:

  • Antiriciclaggio
  • Privacy
  • Il rating di legalità
  • Pratiche commerciali e Codice del consumo
  • Il sistema dei controlli interni
  • Funzione compliance
  • Responsabili del controllo
  • Risk appetite framework
  • Esternalizzazioni
  • Gap analysis
  • Strumenti di pagamento elettronici
  • Servizi di investimento e mercati mobiliari
  • Scambio internazionale automatico di informazioni fiscali Crs e Fatca
  • Organizzazione e governo societario delle banche

Antiriciclaggio

Intrapreso un intervento di sensibilizzazione delle istituzioni per favorire la revisione degli adempimenti posti dalla disciplina anti-riciclaggio e, in particolare, la riconsiderazione dell’Archivio unico informatico (Aui), con l’obiettivo di allineare alle altre realtà europee gli obblighi di registrazione e conservazione delle informazioni raccolte per l’identificazione della clientela.
Infatti, da un’analisi condotta nel 2012 sul gap normativo tra Italia e altri Paesi Ue (Francia, Lussemburgo, Austria, Olanda e Germania) è emerso che solo in Italia gli intermediari bancari e finanziari sono tenuti alla costituzione e alla tenuta dell’Aui.
A ciò si associa, la presenza di sanzioni connesse all’Archivio unico informatico, tanto nel caso di una sua omessa istituzione, quanto in caso di inosservanza delle norme della Banca d’Italia che ne disciplinano la tenuta e le modalità di registrazione.
Per eliminare questo gap normativo, che costituisce da un lato un forte disincentivo per le banche estere a proporsi sul mercato nazionale e dall’altro genera importanti oneri per le banche nazionali, l’ABI ha redatto una proposta di riforma che ha formalizzato al Ministero dell’economia e delle finanze.
Sul versante comunitario ha invece partecipato al processo di revisione della III Direttiva anti-riciclaggio, approvata in prima lettura dal Parlamento europeo l’11 marzo 2014.
Il testo contiene particolari novità in tema di: informazioni sui titolari effettivi; liste di Paesi terzi a regime  equivalente; persone politicamente esposte; rapporti conclusi a distanza.
Si continua quindi a intervenire nel processo di revisione della Direttiva anti-riciclaggio con l’intento di favorire quanto più possibile l’emanazione di regole che consentano un terreno di gioco livellato tra banche italiane e banche degli altri Stati Ue.

Privacy

La Commissione europea ha elaborato una proposta di regolamento relativo al nuovo quadro giuridico europeo in materia di protezione dei dati personali. E al riguardo l’Associazione ha predisposto un position paper veicolato ai parlamentari europei coinvolti nell’iter di approvazione del provvedimento comunitario.
Quanto agli aspetti di maggior interesse individuati, l’ABI ha presentato proposte emendative per contrastare:  

  • la possibilità di revoca del consenso in ogni momento;
  • la fissazione di termini stringenti per notificare alle autorità competenti le violazioni di dati personali riscontrate dal titolare del trattamento;
  • la previsione della gratuità del diritto di accesso ai propri dati personali.

L’intervento ha puntato in tal modo alla tutela del trattamento dei dati presenti nei  sistemi di informazione creditizia privata, nonché internamente alle banche, ai fini di valutazione del merito di credito.
In questa prospettiva, insieme ad altre associazioni di rappresentanza dei credit bureau, delle finanziarie e delle imprese assicurative, l’ABI ha esposto la propria posizione con una lettera alle istituzioni europee e nazionali interessate, anche in vista del semestre di Presidenza italiana dell’Unione europea.

Il rating di legalità

Nel 2012 il decreto ‘Cresci Italia’ ha introdotto uno strumento di tipo premiale volto a valorizzare, sotto il profilo finanziario, le imprese virtuose che rispettino determinati livelli di legalità: il rating di legalità.
Intervenendo presso i competenti dicasteri, l’ABI ha assicurato che le modalità attuative della nuova disciplina (approvate con Dm n.57/2014) fossero coerenti con il principio che il giudizio sulla meritevolezza del credito resta esclusiva competenza e responsabilità della banca.
In questo ambito l’Associazione ha anche partecipato alla consultazione lanciata nel settembre 2013 dall’Agcm per la revisione dei criteri e delle modalità per l’attribuzione alle imprese del rating, contenuti nel regolamento varato l’anno precedente.
Sono stati seguiti con attenzione i lavori relativi alla proposta di direttiva relativa alle azioni di risarcimento del danno per violazione delle disposizioni del diritto della concorrenza (“private enforcement” del diritto antitrust), dei quali si condivide l’obiettivo comunitario: creare un sistema efficace di private enforcement che sia un complemento -e non un sostituto -del public enforcement esercitato dalle Autorità antitrust.

Pratiche commerciali e Codice del consumo

In materia di tutela del consumatore, una particolare attenzione è stata dedicata al tema del rapporto tra la disciplina generale in materia di pratiche commerciali scorrette contenuta nel Codice del consumo e le normative settoriali che dettano disposizioni specifiche a tutela del consumatore nel comparto del credito.
Nell’ottobre 2013, in relazione ai rilievi mossi all’Italia dalla Commissione europea sulla portata della normativa nazionale in materia, l’ABI ha dialogato con la Presidenza del Consiglio dei ministri in merito alle previsioni del Codice del consumo e al rapporto tra quest’ultima normativa e l’originaria disciplina europea (Direttiva 2005/29/Ce) sulle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori.
L’Associazione ha poi seguito i lavori parlamentari che hanno condotto all’emanazione del Dlgs n. 21/2014, con cui sono state introdotte nel Codice del consumo alcune disposizioni integrative dell’art. 27, con l’obiettivo di regolare il rapporto di competenza tra l’Agcm e le autorità di regolazione dei vari settori.

Il sistema dei controlli interni

Dopo un periodo di consultazione cui l’ABI ha partecipato con un suo documento, la Banca d’Italia, nel luglio 2013, ha pubblicato l’aggiornamento delle Disposizioni di vigilanza prudenziale per le banche in materia di Sistema dei controlli interni (Sci -capitolo 7), nonché in tema di sistema informativo (capitolo 8) e continuità operativa (capitolo 9).
È così proseguito l’approfondimento della la disciplina sul sistema dei controlli interni, in un’ottica di sostegno alle banche nell’attuale fase di adeguamento alle nuove regole.
Le Disposizioni di vigilanza valorizzano il dialogo degli organi di gestione con le funzioni di controllo, per irrobustire la consapevolezza da parte dei vertici nella gestione dei rischi.
Tali disposizioni hanno stimolato l’associazione ad affrontare, con seminari e tavoli di lavoro, i temi del coordinamento e dell’organizzazione delle funzioni di controllo in funzione del “rinnovato” rapporto con gli organi di gestione.

Funzione compliance

Tra le nuove norme sul Sistema dei controlli interni, riferibili alla ‘funzione compliance’, va rilevato che, se da un lato viene richiesto che la funzione compliance presieda, secondo un approccio risk based, alla gestione del rischio di non conformità  con riguardo a tutta l’attività aziendale, dall’altro viene specificato come la responsabilità della funzione sia da considerarsi diretta solo con riferimento alle norme più rilevanti ai fini del rischio di non conformità.
Riguardo alle altre normative per le quali siano già previste forme specifiche di presidio specializzato (tra queste anche la normativa fiscale), in base a una valutazione dell’adeguatezza dei controlli specialistici a gestire i profili di rischio di non conformità, la banca può graduare i compiti della compliance.

Responsabili del controllo

Le Disposizioni introducono rigorose procedure di nomina e di revoca dei responsabili delle funzioni aziendali di controllo.
Al riguardo è stata accolta la richiesta ABI di modificare la procedura di nomina e revoca dei responsabili delle tre principali funzioni aziendali di controllo, anche al fine di renderla coerente con quanto previsto nell’ambito delle “Disposizioni sul governo societario”.
Nel delineare le modalità di riporto verso gli organi aziendali, con riferimento al risk management e accogliendo la richiesta dell’Associazione, la Banca d’Italia ha eliminato qualsiasi differenziazione tra banche in base alla classificazione Srep (processo di revisione e di valutazione prudenziale).

Risk appetite framework

Tra le altre novità va certamente ricordata l’enfasi posta dalla Banca d’Italia sul Risk appetite framework (Raf) e sull’esigenza di garantire un maggiore coinvolgimento degli organi decisionali nella definizione del Raf e nel suo monitoraggio.

Esternalizzazioni

È stata accolta la richiesta associativa di graduare i requisiti necessari per procedere ad outsourcing di funzioni aziendali, in modo diverso a seconda che si tratti di esternalizzazioni all’interno o all’esterno di un gruppo bancario.

Gap analysis

La Banca d’Italia aveva chiesto alle banche di svolgere una autovalutazione della propria situazione aziendale rispetto alle previsioni della nuova normativa (gap analysis).
La relazione doveva anche indicare le misure da adottare e la relativa scansione temporale per assicurare il pieno rispetto delle Disposizioni.
Pertanto l’ABI ha definito a ottobre 2013 un documento per agevolare la redazione di questa autovalutazione. In particolare, sono state approfondite alcune specifiche  tematiche, quali:

  • il coordinamento e la collaborazione tra tutte le funzioni e organi con compiti di controllo;
  • i criteri per la definizione delle operazioni di maggior rilievo e modalità di verifica di coerenza con il Raf;
  • i criteri per la definizione di politiche per l’esternalizzazione;
  • la verifica del corretto svolgimento del monitoraggio andamentale sulle singole esposizioni creditizie.

Successivamente, sullo specifico tema del “Coordinamento e della collaborazione tra tutte le funzioni e organi con compiti di controllo”, si è svolto un ulteriore approfondimento, reso in un documento per le aziende associate a maggio 2014, riguardo ai profili delle tempistiche ottimali per lo scambio delle informazioni, delle possibili armonizzazioni delle modalità metriche di rendicontazione per efficientare il reporting verso l’alto (anche in termini di proposte di azioni di mitigazione), nonché della pianificazione di futuri controlli.
È  stato anche deciso di approfondire le possibili soluzioni di graduazione dell’intervento della Funzione compliance rispetto alle aree specialistiche (Modello di compliance graduata).
Gli esiti di questi lavori di approfondimento sono anch’essi contenuti in un documento diffuso agli Associati, sempre a maggio.
La proposta di graduazione è stata espressa in riferimento a diversi passi di cui può comporsi il processo di gestione del rischio di non conformità (tra cui le metodologie di valutazione).
In ragione dei diversi stili/ risorse aziendali sono stati ipotizzati ruoli e responsabilità differenziati per la funzione compliance e per le funzioni specialistiche.

Strumenti di pagamento elettronici

Per favorire l’utilizzo degli strumenti elettronici di pagamento, l’ABI ha agito a livello nazionale per sollecitare e ottimizzare i decreti attuativi (emanati all’inizio del 2014) relativi alle regole generali per la riduzione delle commissioni agli esercenti e all’obbligo, a partire dal 30 giugno 2014, per i soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali, di accettare (per importi superiori a 30 euro) anche pagamenti effettuati attraverso carte di debito.
A livello internazionale, di concerto con la Federazione bancaria europea e l’European payment council (Epc), l’Associazione ha lavorato per proporre migliorie alla proposta di Regolamento emanata dalla Commissione europea sulle transazioni effettuate con carte di pagamento e alla proposta di Direttiva sui servizi di pagamento.
Entrambe le proposte saranno determinanti per il futuro assetto del mercato dei servizi di pagamento in Europa.

Servizi di investimento e mercati mobiliari

L’Esma (European securities and markets authority) ha emanato nel luglio 2012 gli “Orientamenti su alcuni aspetti dei requisiti di adeguatezza della direttiva MiFid”, con l’obiettivo di dettare linee di indirizzo sull’intero processo di raccolta delle informazioni sul cliente e sulla successiva valutazione di adeguatezza delle operazioni da parte degli intermediari che prestano il servizio di consulenza in materia di investimenti e il servizio di gestione di portafogli.

Linee guida ABI

Considerata la rilevanza centrale che la raccolta delle informazioni sulla clientela riveste per gli intermediari, su istanza delle banche, sono state elaborate Linee guida con indicazioni per agevolare l’implementazione degli orientamenti dell’Esma.
Sottoposte a formale validazione della Consob, intervenuta il 5 marzo 2014, le Linee rappresentano ora un “porto sicuro” per gli intermediari che alle stesse si ispirino (safe harbour), nel senso che i comportamenti operativi, ove conformi con le soluzioni applicative preventivamente validate, saranno considerati in linea con il quadro normativo vigente.
Hanno inoltre una forte connotazione operativa, poiché declinano le attività che gli intermediari sono chiamati a svolgere al proprio interno per adeguarsi agli orientamenti Esma secondo una sequenza ispirata alle fasi in cui “logicamente” si articola la relazione tra intermediario e cliente nell’ambito della valutazione di adeguatezza.
Inoltre, per far meglio comprendere i margini di flessibilità a disposizione degli intermediari e agevolare l’individuazione delle modalità di implementazione di quanto richiesto dall’Esma, le Linee guida fanno ampio ricorso alla esemplificazione.

Direttiva Mifid

L’Associazione ha anche promosso a livello europeo e nazionale le istanze del settore bancario circa la revisione della direttiva MiFid e l’emanazione del Regolamento PRIPs, entrambi approvati dal Parlamento europeo nei primi mesi del 2014.

Strumenti finanziari derivati

Infine, in relazione all’entrata in vigore della nuova disciplina comunitaria in materia di strumenti finanziari derivati la cui esecuzione non ha luogo su un mercato regolamentato (Regolamento Ue  n. 648/2012 e regolamenti delegati e di implementazione a esso collegati) l’ABI ha proseguito un’approfondita attività su tre fronti:

  • analisi di numerose problematiche applicative segnalate dalle proprie associate;
  • formulazione di proposte per la risoluzione delle stesse problematiche;
  • intermediazione e segnalazione alle competenti autorità di vigilanza nazionali e internazionali

Sono stati così conseguiti risultati importanti, in alcuni casi ottenendo che tali problematiche fossero affrontate a livello internazionale.

Scambio internazionale automatico di informazioni fiscali Crs e Fatca

È motivo di costante interlocuzione con le istituzioni nazionali, comunitarie e internazionali l’esigenza di favorire un minore impatto possibile per le banche delle normative di scambio automatico di informazioni sulla clientela bancaria, volto a combattere l’evasione fiscale internazionale mediante conti offshore.
I temi di attenzione sono in particolare quelli connessi con le iniziative Ocse e l’evoluzione della riforma Usa contro l’evasione fiscale internazionale.
A febbraio 2014 è stato pubblicato dall’Ocse il Crs (Common reporting standard), vale a dire il modello comune di scambio automatico tra le amministrazioni fiscali delle informazioni provenienti dalle istituzioni finanziarie sulla propria clientela non residente. L’avvio è previsto nel 2016 e le prime informazioni saranno oggetto di segnalazione nel 2017. L’Italia intende firmare l’accordo intergovernativo Crs entro ottobre del 2014, sollecitando così l’Unione europea ad un rapido allineamento di tutta la normativa europea con lo standard Crs. Dall’anno scorso l’ABI partecipa ai vari tavoli di lavoro per la definizione dell’accordo Crs e del relativo commentario, in particolare al gruppo di lavoro Biac (Business and industry advisory committee to the Oecd).
Molte proposte di semplificazione avanzate dall’Associazione sono state recepite nei documenti Ocse per garantire un giusto equilibrio tra l’onere procedurale imposto alle banche e l’utilità dell’informazione richiesta per le amministrazioni fiscali ai fini della lotta all’evasione fiscale internazionale.
Per quanto invece concerne le evoluzioni della riforma Usa, il 10 gennaio 2014 Italia e Stati Uniti hanno firmato il previsto accordo intergovernativo per l’attuazione in Italia della normativa statunitense. L’ABI ha subito partecipato con banche e organi competenti all’implementazione della normativa, considerati gli ingenti impatti operativi. Nel quadro della diretta collaborazione con le autorità fiscali nazionali sono stati inviati specifici contributi alla consultazione pubblica del Mef sui contenuti dello schema del decreto di attuazione necessario all’implementazione dell’Accordo Usa/Italia.

Organizzazione e governo societario delle banche

Di grande rilievo per il settore bancario sono le ultime disposizioni di vigilanza in materia di organizzazione e governo societario, emanate da Banca d’Italia in attuazione alla Direttiva Crd IV, e le indicazioni dell’Eba e degli altri organismi internazionali sugli assetti di governo societario. In occasione della consultazione, l’ABI ha condiviso le finalità del provvedimento che prevede una chiara distinzione tra ruoli e funzioni, il bilanciamento dei poteri, l’efficacia dei controlli, il presidio dei rischi e l’adeguatezza dei flussi informativi.
Nel contempo si sono evidenziate una serie di criticità riguardo ad alcune disposizioni suscettibili di ingessare l’autonomia degli intermediari nell’individuazione delle soluzioni più idonee a conseguire le finalità che la disciplina tende a realizzare. La disciplina approvata evidenzia, rispetto alla bozza posta in consultazione, maggiore attenzione alle istanze di pluralismo ed autonomia prospettate dalle banche.
Le nuove disposizioni valorizzano l’autonomia statutaria e le scelte di governance delle singole banche.
Alcuni principi connotati da eccessiva rigidità sono stati rimodulati: il tetto massimo del numero dei consiglieri, ad esempio, è stato innalzato; la composizione dei comitati endoconsiliari è stata ripensata, prevedendo la possibilità che ciascun consigliere partecipi anche a più di un comitato; il concetto di diversificazione nella composizione dei consigli accoglie una definizione più ampia e completa delle “competenze” e delle ”professionalità”.

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ABI: Osservazioni sulla disciplina Antiusura al ministro delle finanze Padoan (18 giugno 2014)

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È ora improrogabile una riforma del quadro complessivo della normativa

Il 18 giugno 2014 l’Associazione Bancaria Italiane (ABI) ha consegnato a Pier Carlo Padoan, Ministro dell’Economia e delle Finanze, il dossier “Banche operanti in Italia: il contesto operativo e normativo di riferimento” (pdf , 473 K. 41 pp.)
Il dossier contiene un capitolo dedicato alla “Disciplina Antiusura” nel quale l’ABI scrive che una riforma del quadro complessivo della normativa è improrogabile per restituire certezza giuridica anche tenuto conto “dei risultati non particolarmente importanti perseguiti dall’attuale normativa”.
Di seguito il testo del capitolo dedicato alla “Disciplina Antiusura”

Fonte: “Banche operanti in Italia: il contesto operativo e normativo di riferimento” (pdf)

Disciplina Antiusura

La legge n. 108/1996, introdotta con lo specifico obiettivo di contrastare il fenomeno usurario, non ha prodotto il risultato atteso avendo comportato il contesto operativo e normativo di riferimento il solo effetto di calmierare i tassi di interesse medi per le operazioni bancarie e finanziarie.
Nei principali Paesi europei si è assistito ad un processo di deregolamentazione della legislazione sull’usura, nel contesto di una generale liberalizzazione dell’economia e globalizzazione dei mercati.
In particolare per quanto riguarda la situazione francese, da cui ha tratto spunto la normativa italiana, due interventi normativi (del 2003 e 2005) successivi all’introduzione della legge (che risale al 1989) - hanno escluso dal campo di regolamentazione dell’usura la quasi totalità dei crediti erogati alle imprese, nonché alle persone fisiche esercenti un’attività commerciale, limitando l’ambito di applicazione dei tassi soglia allo scoperto di conto corrente.
In realtà, i tassi soglia (sebbene oggetto di revisione normativa quanto all’individuazione della loro entità dal maggio 2011) hanno avuto, e hanno tuttora, principalmente l’effetto di calmierare i tassi d’interesse applicati dagli intermediari (con tutti gli effetti distorsivi evidenziati anche dalla Banca d’Italia), nel presupposto che il settore bancario e finanziario non sia caratterizzato da un adeguato livello di concorrenza. Anzi, proprio la fissazione dei tassi soglia può avere inaridito, in alcuni casi, la possibilità per le banche di farsi concorrenza sulle condizioni praticate alle clientela.
A ciò si aggiunge l’unicità della normativa nazionale rispetto alle normative degli altri Stati UE e di altri Paesi industrializzati.
Da una ricerca condotta dalla Federazione Bancaria Europea e integrata dall’ABI, è emerso come, in un primo gruppo di Stati (Bulgaria, Germania, Lettonia, Lussemburgo, Spagna, United Kingdom, USA) non esiste alcuna normativa specifica (né civile né penale) che imponga restrizioni ai tassi di interessi praticati dalle banche, né da soggetti diversi (cd. non bank – financial institutions).
Un secondo gruppo di Paesi (Estonia, Finlandia, Polonia) ha una specifica normativa che disciplina il tasso soglia, ma che non ha rilevanza sotto il profilo penale. Solo un terzo gruppo di Paesi (Francia, Grecia, Portogallo, Ungheria, Svezia, Svizzera e Slovacchia) è accomunato dalla previsione dell’usura come reato, e non in tutti questi Paesi è prevista l’esistenza di un tasso soglia.
Inoltre, la complessità dell’attuale quadro normativo italiano ha condotto ad una incertezza sia operativa che giuridica consentendo alla giurisprudenza di mettere in discussione il comportamento della banca anche laddove essa abbia adempiuto al Decreto Ministeriale e alle Disposizioni della Banca d’Italia.
L’unica modifica intervenuta dal 1996 ad oggi ha riguardato le modalità di calcolo del tasso soglia, apportata dal Decreto Legge del 13 maggio 2011, n. 70 che ha disposto che quest’ultimo è calcolato aumentando il tasso medio rilevato di un quarto, cui si aggiunge un margine di ulteriori quattro punti percentuali.
La differenza tra il limite e il tasso medio non può essere superiore a otto punti percentuali.
La modifica è stata volta ad ampliare il limite del tasso soglia per quelle categorie di operazioni per cui i tassi di interesse – in ragione anche della continua discesa subita negli ultimi anni – erano particolarmente bassi, e ad abbassare il tasso soglia per quei finanziamenti che al contrario presentano tassi d’interesse elevati.
Lo stesso Ministero dell’Economia e delle finanze ha evidenziato in un comunicato stampa che “Da un punto di vista metodologico, la nuova curva dei tassi soglia ha una pendenza minore della precedente, con valori più elevati dei precedenti quando i tassi medi sono particolarmente bassi, che tendono a ridursi al crescere di questi ultimi”.
È ora improrogabile una riforma del quadro complessivo della normativa che tenga conto del mutato contesto economico, dei risultati non particolarmente importanti perseguiti dall’attuale normativa, restituisca certezza giuridica quanto alla corretta applicazione della stessa, che sia volta a contrastare in maniera più strutturata e efficace l’usura reale che si muove al di fuori del circuito bancario e finanziario e a valorizzare in maniera più efficiente i Fondi già previsti dalla legge n. 108 del 1996 sia per la prevenzione del fenomeno dell’usura che per il supporto di soggetti vittime di usura.

Allegato

  • ABI, “Banche operanti in Italia: il contesto operativo e normativo di riferimento”, 18 giugno 2014 (pdf , 473 K. 41 pp.)

Rassegna web su questa notizia

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ComplianceNet: 

Compliance in Banks 2012, disponibili le slide (14 novembre 2012)

Sul sito "Compliance community" di ABI sono disponibili, previo registrazione, le presentazione del convegno "Compliance in Banks 2012: verso il nuovo sistema dei controlli" che ha avuto luogo a Roma l'8 e 9 novembre 2012.
Di seguito programma e link alle "slide".

Programma dei lavori e documentazione

  • Qui il programma in pdf

Prima giornata - 8 novembre
Sessione di apertura : 10.30 – 13.00
Compliance e crisi economica: rispondere alla crisi di fiducia nella comunità bancaria e finanziaria
10.30, Apertura del convegno e introduzione ai lavori, Giovanni SABATINI, Direttore Generale, ABI
11.00, Tavola rotonda:

  • La crisi globale e la sfiducia nei mercati finanziari
  • Le conseguenze della crisi sui rischi sottesi al business bancario
  • Le previsioni di riforma della vigilanza: la Banking Union
  • Il ruolo delle banche nel ricostruire fiducia a partire dal valore creato nelle relazioni con tutti gli stakeholder

Panel:

  • Isabella BUFACCHI, Il Sole24Ore (Chairman)
  • Vittorio CONTI, Commissario, CONSOB
  • Alessandro CARRETTA, Ordinario Università di Roma Tor Vergata, Presidente Accademia Italiana di Economia Aziendale
  • Paola SCHWIZER, Ordinario Università degli Studi di Parma
  • Pietro MODIANO, Presidente, NOMISMA

SESSIONE PLENARIA I : 14.00 – 18.00 - Il ruolo della Funzione Compliance tra nuove richieste regolamentari e processi di vigilanza prudenziale
Chairman: Gianfranco TORRIERO, Direttore Centrale, Responsabile Direzione Strategie e Mercati Finanziari, ABI
14.00 Prima parte – open session
Temi e relatori:

  • Il Position Paper ABI sulle nuove disposizioni di Banca d'Italia sul Sistema dei Controlli Interni delle banche. Gianfranco TORRIERO, Direttore Centrale, ABI http://www.compliance-community.it/documents/275/
  • Il potenziale ruolo della Funzione Compliance nei processi di Vigilanza Prudenziale: i risultati delle attività di benchmarking con le banche ABICS, Claudia PASQUINI, Responsabile Ufficio Analisi e Gestione dei Rischi ABI, http://www.compliance-community.it/documents/274/ e Pietro PENZA, Partner, PricewaterhouseCoopers Advisory
  • La compliance secondo le nuove Disposizioni di Vigilanza Prudenziale per le banche sul Sistema dei Controlli Interni, Aldo STANZIALE, Servizio Normativa e Politiche di Vigilanza, Area Vigilanza Bancaria e Finanziaria, BANCA D'ITALIA http://www.compliance-community.it/documents/273/

16.30 Seconda parte
Temi e relatori:

Seconda giornata - 9 novembre

SESSIONE PLENARIA II : 9.30 – 11.30 - Dalle Norme ai Rischi ai Controlli di Compliance
Chairman: Laura ZACCARIA, Responsabile Direzione Norme e Tributi, ABI

9.30 Prima parte
Temi e relatori:

  • La gestione del rischio fiscale nel disegno di legge delega per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita: ai confini della Funzione Compliance?, Paola Monica GIACHETTO, Responsabile Ufficio Bilancio, Vigilanza e Tributario, ABI http://www.compliance-community.it/documents/268/
  • La Funzione Compliance e la gestione della disciplina FATCA, Cristina ROSSI, Responsabile Direzione Centrale Compliance, CARIPARMA - CRÉDIT AGRICOLE http://www.compliance-community.it/documents/267/
  • La gestione dei conflitti di interesse e delle informazioni privilegiate: il ruolo della Compliance, Eleonora PEZZINO, Responsabile Ufficio Corporate e Investment Banking, Direzione Compliance, INTE SA SANPAOLO http://www.compliance-community.it/documents/266/
  • La riconduzione nel modello aziendale delle informazioni standard: un modello di gestione, Crescenzo LIMONGELLI, Settore Processi di Compliance e Reti Estere, Area Compliance e Customer Care, BANCA MONTE DEI PASCHI D I SIENA http://www.compliance-community.it/documents/265/ e Alberto CASANI, Manager, B.U. Organization & Compliance, NEXEN
  • La gestione integrata dei rischi in una banca locale, Mauro DINARELLI, Direttore Generale, BANCA DEL LAVORO E DE L PICCOLO RISPARMIO http://www.compliance-community.it/documents/264/

SESSIONE PLENARIA III : 14.00 – 16.00 - Le prospettive: verso un nuovo modello di gestione della compliance?

Chairman: Claudia PASQUINI, Responsabile Ufficio Analisi e Gestione dei Rischi, ABI

14.00 Temi e relatori:

  • La Funzione Compliance nella gestione del contesto normativo internazionale: approccio all'interpretazione della normativa e alla valutazione del rischio, Giuseppe SILVESTRO, Head of CAMP, Legal & Compliance, UNICREDIT, Enrico BERTULESSI, Legal & Compliance, UNICREDIT http://www.compliance-community.it/documents/263/ , Gionata FARIOLI, Senior Manager, ACCENTURE
  • L'Area CRO nel sistema dei controlli interni della banca, Carlo PALEGO, Chief Risk Officer, BANCO POPOLARE http://www.compliance-community.it/documents/262/
  • La gestione integrata dei rischi aziendali - il caso Banco Popolare, Antonio ESPOSITO, Sales Director, MEGA e Eleonora BERNARDINI, Consulting Manager, MEGA http://www.compliance-community.it/documents/261/
  • L'integrazione del modello di gestione della compliance con il sistema di governo del business, Massimo VESCOGNI, Responsabile Servizio Compliance di Gruppo, BANCA POPOLARE EMILIA ROMAGNA e Davide BEVINI, Responsabile Ufficio Normative Bancarie, Servizio Compliance di Gruppo, BANCA POPOLARE EMILIA ROMAGNA, http://www.compliance-community.it/documents/260/  

Materiali relativi alle precedenti edizioni di "Compliance in banks"

ComplianceNet: 

Vigilanza prudenziale: audizione del Direttore generale ABI, Giovanni Sabatini al Senato (7 novembre 2012)

Il 7 novembre 2012 ha avuto luogo l'audizione del Direttore generale dell'ABI, Giovanni Sabatini, alla VI Commissione Finanze del Senato della Repubblica.
Qui il testo completo dell'intervento di Sabatini (pdf, 79 K, 12 pp.)
Nel seguito la l'indice e la "Premessa" del testo.

Indice

  • Premessa
  • 1. Introduzione: la situazione pre-crisi
  • 2. Il primo passo: la riforma del 2011
  • 3. Le proposte della Commissione europea per l'unione bancaria
  • 4. La roadmap della Commissione europea per l'unione bancaria

Premessa

Signor Presidente, Onorevoli Senatori,
vorrei innanzitutto ringraziarVi dell'invito a presenziare a questo ciclo di audizioni dedicato alle nuove proposte per consolidare l'unione economica e monetaria dell'Unione europea.
Per l'Associazione bancaria italiana è un onore poter essere ascoltata su temi di grande rilevanza per le prospettive economiche del Paese; e non vi è dubbio che le proposte di cambiamenti regolamentari di fronte ai quali oggi ci troviamo vadano considerati con grande riguardo per le possibili ricadute sulla stabilità finanziaria dello Stato e, di conseguenza, sulle fonti di finanziamento di famiglie e imprese e quindi sulla crescita economica.
Con la Banking union si vuole creare un meccanismo unico di supervisione (sistema europeo di vigilanza) in grado di prevenire le crisi bancarie e laddove si verifichi la crisi di una istituzione  intervenire in modo che la crisi non si propaghi fino a divenire sistemica. Quattro sono dunque i pilastri su cui poggia il sistema: le regole, la supervisione, la garanzia dei depositi, il meccanismo di risoluzione delle crisi. Poiché le regole, sulla base delle direttive sono già armonizzate, la proposta di unione bancaria si focalizza sulla centralizzazione della vigilanza, su un meccanismo di risoluzione delle crisi e su un sistema di garanzia dei depositi.
Occorre essere consapevoli che creare un unione bancaria è un passo di grande rilievo con maggiori implicazioni non solo rispetto all'integrazione finanziaria dei paesi dell'area Euro ma anche rispetto alle finanze pubbliche, alla governance europea e, in ultima analisi, all'integrazione politica. L'unione bancaria non puo' essere considerata come disconnessa dall'unione fiscale e dall'unione politica non e' solo un problema tecnico.  
A titolo di esempio è il tema dell'assicurazione dei depositi. Il fondo di garanzia dei depositi - necessario per evitare i cd bank run - indipendentemente dalle caratteristiche e dalle dimensioni per essere in grado di svolgere la sua funzione deve avere qualche forma implicita o esplicita di garanzia pubblica poiché in casi estremi di crisi potrebbe non essere capiente. E' evidente allora che se parliamo di un fondo di garanzia europeo viene immediatamente in campo il tema della ripartizione delle perdite e di una loro eventuale mutualizzazione tra gli Stati membri partecipanti. E' allora di tutta evidenza la necessità di una forte volontà politica a sostegno di questo progetto.
Un'ulteriore considerazione preliminare riguarda gli obiettivi che con il progetto di banking union si intendono perseguire:

  1. garantire la stabilità monetaria nell'area dell'Euro
  2. preservare l'integrità del mercato unico

I due obiettivi macro riguardano due diversi insiemi di Stati membri, infatti il primo riguarda solo i paesi dell'area Euro, il secondo invece tutti i 27 Paesi dell'Unione europea. Da ciò deriva anche che, in alcuni casi, i due obiettivi possono non essere perfettamente in linea tra loro. Da ciò deriva anche che a seconda dell'ambito geografico (solo paesi dell'Area euro, ovvero tutti i 27 stati membri dell'Unione Europea) sul quale l'Unione bancaria estenderà i suoi (positivi) effetti vi saranno ordini differenti di problemi da risolvere. Ho organizzato la mia relazione in tre parti, a cui seguono brevi conclusioni.
Nella prima parte ricorderò – brevemente - le lacune del quadro regolamentare comunitario che, nonostante la recente riforma dell'architettura di vigilanza europea, necessitano di essere colmate per preparare il terreno all'ambizioso progetto dell'unione bancaria.
Ripercorrerò poi l'iter del pacchetto di proposte presentato dalla Commissione europea, sottolineandone ad un tempo i mutamenti intervenuti, i punti problematici ancora aperti e le possibili soluzioni maturate in ambito interassociativo.
Svilupperò infine qualche considerazione sulle riforme che dovranno essere perseguite per completare l'unione bancaria.

ComplianceNet: 

ABI, CIPA: "Rilevazione stato automazione del sistema creditizio. Profili tecnologici e di sicurezza, anno 2011" (3 agosto 2012)

Il 2 agosto 2012 sul sito CIPA (www.cipa.it) è stato pubblicato la "Rilevazione dello stato dell'automazione del sistema creditizio. Profili tecnologici e di sicurezza, anno 2011" (qui in pdf  , 537 76 pp.), rapporto, dedicato a "Patrimonio applicativo, processi e metodologie, scelte tecnologiche".
La "Rilevazione dello stato dell'automazione del sistema creditizio", curata annualmente dalla CIPA (Convenzione Interbancaria per i Problemi dell'Automazione) in collaborazione con l'ABI, dal 2010 è strutturata in due parti distinte, una dedicata ai profili economici e organizzativi dell'IT, l'altra all'utilizzo delle tecnologie.
Il rapporto ora pubblicato, "Patrimonio applicativo, processi e metodologie, scelte tecnologiche" , analizza in modo puntuale lo sviluppo applicativo e le scelte del sistema bancario italiano. Il lavoro fornisce un quadro articolato del cosiddetto "parco applicativo aziendale", dei principali aspetti metodologici del processo di sviluppo e del ciclo di vita del software e traccia una panoramica delle scelte tecnologiche che lo caratterizzano.
L'indagine è stata condotta su un duplice campione di 22 gruppi bancari e 23 banche singole, che rappresentano, in termini di sportelli e dipendenti, l'80% del sistema bancario italiano.

Nel seguito l'Introduzione, le "Sintesi dei risultati dell'indagine" e il sommario della "Rilevazione".

Introduzione

La Rilevazione dello stato dell'automazione del sistema creditizio ha l'obiettivo di fornire una visione d'insieme dell'utilizzo dell'Information Technology nelle banche, analizzando, senza alcuna pretesa di esaustività, i diversi profili dell'IT nelle aziende che aderiscono all'iniziativa: aspetti economici, organizzativi, tecnologici e di sicurezza.
Dal 2010 la  Rilevazione è strutturata in due pubblicazioni distinte, dedicate rispettivamente ai profili economici e organizzativi dell'IT e all'utilizzo delle tecnologie in rapporto all'operatività bancaria e alle esigenze di contenimento e controllo del rischio informatico.
Il presente rapporto, dedicato agli aspetti tecnologici, approfondisce il tema dello sviluppo applicativo. L'obiettivo dell'analisi è cogliere le particolarità che caratterizzano il processo di sviluppo software nel sistema creditizio italiano, delineandone strategie e scelte con riferimento alle metodologie di sviluppo, all'utilizzo di linguaggi e strumenti innovativi, ai presidi per la sicurezza applicativa. Il riferimento temporale è dicembre 2011.
Allo scopo di consentirne la consultazione da parte di un pubblico più ampio rispetto a quello tradizionale degli "addetti ai lavori", il rapporto è reso disponibile sui siti internet della CIPA (www.cipa.it) e dell'ABI (www.abi.it).
La Presidenza della CIPA e la Direzione Generale dell'ABI esprimono apprezzamento per il contributo fornito dalle banche partecipanti alla Rilevazione e ringraziano i componenti del gruppo di lavoro che ha condotto l'indagine e redatto il presente rapporto.
IL PRESIDENTE DELLA CIPA, Sandro APPETITI    
IL DIRETTORE GENERALE DELL'ABI, Giovanni SABATINI

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