Bitcoin

Antiriciclaggio: la bozza V direttiva EU affronta il tema delle nuove valute virtuali (10 febbraio 2017)

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  • di Agatino Grillo

Il Consiglio dell'Unione europea ha pubblicato la prima bozza (pdf) della 5° Direttiva UE Antiriciclaggio (5AMLD) che aggiornerà e sostituirà l’attuale 4° direttiva (4AMLD) emanata lo scorso maggio 2015  e in corso di adozione da parte dei singoli paesi dell’Unione Europea.
La bozza di 5AMLD presenta una serie di novità rispetto a 4AMLD e si propone in particolare di:

  • affrontare le possibili minacce legate all'uso delle nuove tecnologie nelle transazioni finanziarie
  • rafforzare e armonizzare i controlli sui flussi finanziari di paesi terzi ad alto rischio
  • aumentare la trasparenza
  • conferire più poteri alle FIU - Unità di informazione finanziaria – nazionali.

Nuovi obblighi per i gestori e fornitori di valute elettroniche

La bozza di 5AMLD (pag. 4 punto 6) estende il suo ambito di applicazione alle “piattaforme di scambio di valute virtuali” e ai “prestatori di servizi di portafoglio digitale” (it is now proposed that 5AMLD will apply to “providers engaged in exchange services between virtual currencies and fiat currencies” and “custodian wallet providers”).

Il comunicato del 5 luglio 2016

Il 5 luglio 2016 la Commissione UE ha reso noto un comunicato ("La Commissione rafforza le norme sulla trasparenza per contrastare il finanziamento del terrorismo, l’elusione fiscale e il riciclaggio di denaro") in cui tra l’altro scrive:

Come annunciato nel piano d’azione  per rafforzare la lotta contro il finanziamento del terrorismo, la Commissione propone modifiche volte ad evitare che il sistema finanziario sia utilizzato per il finanziamento di attività terroristiche:
(…)

  • Lotta ai rischi di finanziamento del terrorismo legati alle valute virtuali: per evitare che le valute virtuali siano usate impropriamente per riciclare denaro e finanziare il terrorismo, la Commissione propone di includere nell'ambito di applicazione della direttiva antiriciclaggio piattaforme di scambio di valute virtuali e prestatori di servizi di portafoglio digitale. Queste entità dovranno applicare gli obblighi di adeguata verifica della clientela al cambio di valute virtuali in valute reali, ponendo fine all’anonimato associato a questi scambi (Tackling terrorist financing risks linked to virtual currencies: to prevent misuse of virtual currencies for money laundering and terrorist financing purposes, the Commission proposes to bring virtual currency exchange platforms and custodian wallet providers under the scope of the Anti-Money Laundering Directive. These entities will have to apply customer due diligence controls when exchanging virtual for real currencies, ending the anonymity associated with such exchanges).

Allegato

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  • Proposal for a Directive of the European Parliament and of the Council amending Directive (EU) 2015/849 on the prevention of the use of the financial system for the purposes of money laundering or terrorist financing (pdf, 403 K, 48 pp.)

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Digital Trade Chain: Unicredit ed altre sei banche internazionali insieme nel consorzio Bitcoin (17 gennaio 2017)

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(Fonte testo e immagine : Gruppo Unicredit - testo rielaborato da Agatino Grillo)

Il 17 gennaio 2017 Deutsche Bank, HSBC, KBC, Natixis, Rabobank, Société Générale and UniCredit hanno sottoscritto a Brussels un “Memorandum of Understanding” per lavorare insieme allo sviluppo di tecnologie blockchain standardizzate che sono alla base delle monete virtuali come Bitcoin.
La piattaforma prescelta è la “Digital Trade Chain” (DTC) orientata a pagamenti per le piccole e medie imprese sviluppata dalla banca belga KBC e che utilizza la tecnologia blockchain per collegare tutte le parti coinvolte nella transazione commerciale: acquirente, venditore, intermediario finanziario.

Cos’è la tecnologia Blockchain?

Una blockchain (in italiano letteralmente: catena di blocchi) è una base di dati distribuita, introdotta dalla valuta Bitcoin che mantiene in modo continuo una lista crescente di record, i quali fanno riferimento a record precedenti presenti nella lista stessa ed è resistente a manomissioni.
La prima e più conosciuta applicazione della tecnologia blockchain è la visione pubblica delle transazioni per i bitcoin, che è stata ispirazione per altre criptovalute e progetti di database distribuiti.
(…)
Secondo una previsione del World Economic Forum entro il 2025 ci saranno attività che genereranno oltre il 10% del PIL del mondo che saranno registrate su tecnologie che si basano sui principi della blockchain.

Workshop ABI su Blockchain

Abilab ha organizzato a Milano, il 19 gennaio 2017, un workshop dedicato all’utilizzo della tecnologia Blockchain in banca (online, programma in pdf): all’evento partecipa – tra gli altri – anche Daniele Savarè, Head of Service Line ICT Evolution UniCredit Business Integrated Solutions.

Approfondimenti

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Criptomoneta e distacco dalla moneta legale: il caso bitcoin (Dirittobancario.it, 9 dicembre 2016)

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Su dirittobancario.it è stato pubblicato il documento “Criptomoneta e distacco dalla moneta legale: il caso bitcoin”  (pdf, 1.6 M, 23 pp.) a firma di Giuliano Lemme  , Ordinario di Diritto dell’Economia nell’Università di Modena e Reggio Emilia e Sara Peluso, già Assegnista di Ricerca di Politica Economica nell’Università di Modena e Reggio Emilia

Di seguito l’indice e il paragrafo “3. Bitcoin e le criptovalute” del documento dedicato a “Bitcoin”; il testo completo è disponibile su dirittobancario.it anche in pdf

Estremi per la citazione:
G. Lemme e S. Peluso, Criptomoneta e distacco dalla moneta legale: il caso bitcoin, in Riv. dir. banc., dirittobancario.it, 43, 2016
ISSN: 2279–9737, Rivista di Diritto Bancario

Indice

1.L’evoluzione del concetto di “moneta legale” e la dematerializzazione monetaria
2. Free money e monete virtuali
3. Bitcoin e le criptovalute
4. Bitcoin e le tre funzioni della moneta: analisi comparativa
4.1. Informazioni preliminari
4.2. Bitcoin come mezzo di scambio
4.2.1. Costi di transazione
4.2.2. Anonimato e trasparenza.
4.2.3. Corso legale.
4.2.4.Costi fissi.
4.2.5. Esternalità/Economia di rete.
4.2.6. Risoluzione delle controversie.
4.2.7.Credito
4.3. Bitcoin come unità di conto
4.3.1. Divisibilità.
4.3.2.  Volatilità dei prezzi.
4.4. Bitcoin come riserva di valore
4.4.1. Tendenza deflazionistica
4.4.2. Sicurezza informatica.
5. Bitcoin e la volatilità

3. Bitcoin e le criptovalute

È comunque con Bitcoin che la moneta complementare di tipo digitale raggiunge l’espressione sin qui più compiuta, più aperta, più decisamente simile alla vera e propria moneta[26].
La nascita di Bitcoin è stata – volutamente – tenuta avvolta in un’aura misteriosa e quasi mitica: un programmatore che si celava sotto lo pseudonimo Japanese sounding Satoshi Nakamoto[27] nel 2009 avrebbe creato l’algoritmo di funzionamento di questa criptovaluta. Funzionamento estremamente complesso, basato però su un dato fondamentale: la creazione stessa della moneta è fenomeno condiviso dalla comunità, in quanto “fabbricare” Bitcoin significa al tempo stesso contribuire alla sicurezza del sistema. Non solo: non vi è nessun ente o soggetto centrale che controlla l’emissione, che quindi è basata su un meccanismo peer to peer puro, in cui ciascun utente ha diritti pari a quelli degli altri. In mancanza di un soggetto singolo con diritti di gestione della moneta, è dunque il solo algoritmo di creazione che ne definisce le caratteristiche ed i limiti di emissione[28].
Tra gli aspetti sostanziali di Bitcoin vi è dunque l’assenza di un soggetto intermediario nella trasmissione di moneta. L’intermediazione (sia quella svolta dalla Banca Centrale, che garantisce che l’emissione di moneta avvenga nell’ambito delle regole stabilite dallo Stato, sia quella delle banche, nel caso di moneta scritturale) è volta sia a consentire la circolazione, sia a garantire che la moneta non venga duplicata, nel senso che la sua trasmissione si accompagni ad una diminuzione della disponibilità materiale del pagante[29]. Con Bitcoin, il particolare meccanismo garantisce che, nella normalità dei casi, la duplicazione sia di fatto impossibile[30]. Questo ovviamente non fa che rafforzarne la natura in certo senso solidaristica, oltre che “anarchica”, nel senso sopra spiegato.
Ciò posto, il problema diviene quello di accertare la natura giuridica di Bitcoin (ed in generale di tutte le criptomonete, delle quali Bitcoin, come dicevo, è l’esempio più noto e più diffuso).
Sul punto, dobbiamo partire dalla posizione ufficialmente espressa dalla BCE[31]. La Banca Centrale Europea ha dedotto infatti che le monete virtuali, in quanto prive di un apparato normativo che ne stabilisca la funzione di mezzo di adempimento delle obbligazioni pecuniarie, non sarebbero moneta. O meglio: lo sarebbero, ma solo nel senso di moneta contrattuale, valida dunque nei meccanismi di scambio in quanto vi sia un accordo tra le parti[32]. Le monete virtuali, continua la Banca, non sarebbero dunque soggette ai meccanismi normativi previsti dalla PSD.
Le conclusioni sono dunque che “As a result, analysis from the economic and legal perspectives leads to the conclusion that virtual currencies should not be bundled into the generic words of money or currency, even though their technical appearance takes a form which has some similarities to scriptural money and/or electronic money”.
Ora, partendo proprio da quest’ultimo punto, va a mio avviso precisato che la BCE mantiene una posizione estremamente conservatrice sull’uso del termine moneta; lo stesso rapporto ora citato, ad esempio, afferma che “scriptural money, or bank money, in euro and electronic money (e-money) in euro are not legal tender. Nevertheless, these forms of money are widely accepted for all kinds of payments by choice”. Come ho già detto, riconoscere valore di moneta legale alla sola moneta fisica appare oggi un concetto fondamentalmente superato, in quanto la moneta bancaria e quella elettronica, a seconda del contesto, hanno valore di mezzo di adempimento delle obbligazioni pecuniarie assolutamente analogo a quello della moneta fisica.
Ciò posto, le conclusioni cui giunge la BCE sono a mio avviso fondamentalmente condivisibili, in quanto Bitcoin, e con esso tutte le monete virtuali, non facendo riferimento ad un sistema normativo specifico stabilito da una autorità centrale, non possono assolvere funzione di mezzo di adempimento delle obbligazioni pecuniarie se non, al limite, in base al meccanismo previsto dall’art. 1278 c.c.
Il problema, peraltro, diviene quello di stabilire entro che misura Bitcoin possa assolvere la funzione di estinzione di obbligazioni pecuniarie in determinate circostanze. La sin troppo facile (ed immediata) risposta (assunta anche dalla BCE nel citato rapporto) è che tale funzione è limitata al solo contesto in cui, previo accordo delle parti, Bitcoin venga accettata in pagamento. Peraltro, occorre anche sottolineare che ammettere il valore solutorio in questi termini sposta il problema in gran parte dal livello qualitativo a quello quantitativo; detto altrimenti, se Bitcoin o un’altra criptomoneta divenissero de facto sufficientemente diffuse, potrebbero ad un certo punto assumere una funzione monetaria in senso stretto[33]. Ciò non significherebbe comunque, si badi bene, che Bitcoin allo stato potrebbe assumere la funzione di moneta legale; perché ciò avvenisse, occorrerebbe che un determinato contesto normativo ne definisse la legge di circolazione, il che allo stato appare contraddetto dallo stesso meccanismo “anarchico” al quale più volte ho fatto cenno[34].
Un significativo passo nel senso di riconoscere il valore di Bitcoin come moneta è stato tuttavia compiuto dalla Corte di Giustizia UE, con la sentenza 22.10.15 (in causa C-264/14, Skatteverket c/ David Hedqvist). La Corte ha infatti stabilito, proprio con riferimento a Bitcoin, che “ le operazioni relative a valute non tradizionali, vale a dire diverse dalle monete con valore liberatorio in uno o più paesi, costituiscono operazioni finanziarie, in quanto tali valute siano state accettate dalle parti di una transazione quale mezzo di pagamento alternativo ai mezzi di pagamento legali e non abbiano altre finalità oltre a quella di un mezzo di pagamento”.
Nella sentenza, di fatto, l’operazione di cambio da Bitcoin a moneta legale è stata riconosciuta alla stregua di una operazione finanziaria di cambio tradizionale (del tipo che il mio Maestro Paolo Ferro-Luzzi riconduceva allo schema tipico “denaro-denaro”). Sebbene questo non comporti il venir meno della mancata riconducibilità di Bitcoin alla moneta legale in senso stretto, nondimeno il significato è quello di un passo avanti verso l’equiparazione piena alla moneta in senso lato.
Non mancano, a questo proposito, esempi di Paesi nei quali si sta andando nella direzione di una piena parificazione di Bitcoin alla moneta legale. In Giappone, il 22.5.2016 la Dieta ha approvato una legge che regola il pagamento in valute virtuali[35] mentre negli Stati Uniti è recentissimo il caso di una pronuncia giudiziaria in base alla quale Bitcoin è moneta, e non una commodity[36].
In effetti, il timore principale delle autorità centrali è quello che la diffusione non regolata di Bitcoin possa minare alla base gli strumenti di controllo delle politiche monetarie[37]. Di contro, nel Regno Unito, Paese nel quale l’attenzione verso le criptomonete è crescente grazie al ruolo di Londra quale capitale finanziaria, si sottolinea come l’intrinseca limitazione dell’ammontare di Bitcoin che possono essere creati[38] possa consentire una predizione accurata della massa monetaria circolante e limitare l’inflazione[39].
Il quadro, dunque, è estremamente variegato e complesso. Certamente i governi e le banche centrali si rendono conto delle potenzialità (sinora in gran parte rimaste a livello embrionale) delle criptomonete e di Bitcoin, ed hanno in prevalenza agito su di un piano preventivo. Allo stato, quantomeno su un piano quantitativo, non sembra che Bitcoin possa incidere in maniera significativa sulle politiche monetarie, quantomeno nell’immediato futuro.
Quanto al tema da cui sono partito, ossia la natura (monetaria o meno) delle criptomonete, ritengo possa farsi un ragionamento analogo: la base “consensuale” di circolazione è attualmente troppo ridotta perché si possa parlare quantomeno di equivalenza alla moneta legale; la stessa natura limitata della creazione di Bitcoin ne favorisce il confinamento entro ambiti circoscritti. Il sasso, però, è stato gettato nello stagno; non è detto che, in futuro, non si possano creare altre valute virtuali le cui caratteristiche (e il cui successo) consentano un affiancamento o addirittura una sostituzione alla moneta legale “tradizionale”. Ma su questo punto ritorneremo alla fine del presente scritto.

Allegato

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  • G. Lemme e S. Peluso, Criptomoneta e distacco dalla moneta legale: il caso bitcoin (pdf, 1.6 M, 23 pp.)

Note al testo

  • [26] G. Hileman, op. cit., pagg.15 segg., distingue tra “money” e “currency”: la prima sarebbe la moneta in senso lato, in tutte le sue funzioni, mentre la seconda sarebbe mezzo di scambio. Sotto questo profilo, potremo sin d’ora anticipare che Bitcoin è più “currency” che “money”. Sul punto, in una chiave di lettura filosofica, v. M. G. Turi, La distinzione fra moneta e denaro, Roma, 2009. L’A. nota, anche con esempi lessicali, che in effetti la moneta non può essere usata come sinonimo di denaro, ma nota un’ambiguità del termine money nella lingua inglese, che viceversa, come abbiamo appena visto, gli economisti moderni tendono a superare.
  • [27] come è noto, recentemente un imprenditore australiano, Craig Wright, ha rivelato di essere l’inventore di Bitcoin. La reazione incredula quando non decisamente ostile di parte della comunità virtuale all’annuncio è una tangibile testimonianza della natura “anarchica” sottesa al successo di questa moneta.
  • [28] la letteratura scientifica su Bitcoin è oramai ampia; per quanto concerne gli aspetti giuridici, il testo più completo è probabilmente Aa.Vv., The law of Bitcoin, Bloomington, 2015, ma non mancano testi in lingua italiana, tra i quali segnaliamo: S. Capaccioli, Criptovalute e Bitcoin. Un’analisi giuridica, Milano, 2015;  M. Mancini, Valute virtuali e Bitcoin, in AGE – Anal. Giur. Economia, 1/2015, pagg. 117 segg.;  R. Scalcione, Gli interventi delle autorità di vigilanza in materia di schemi di monete virtuali, ivi, pagg. 139 segg.
  • [29] S. Hoegner, What is Bitcoin? In Aa.Vv., The law of Bitcoin,,cit.
  • [30] parlo di “normalità dei casi” in quanto, disponendo di une potenza di calcolo superiore al 50% di quella usata nella generazione di Bitcoin, si potrebbe in teoria duplicare la moneta cancellando le transazioni precedenti; di fatto, è allo stato inipotizzabile che un singolo soggetto o più soggetti organizzati possano disporre di una tale potenza di calcolo.
  • [31] in Virtual currency schemes – a further analysis, Febbraio 2015
  • [32] id., pag. 24
  • [33] sin da tempo risalente i giuristi hanno sottolineato la possibilità di una definizione “espansiva” della moneta; nota, in proposito, è la teoria di H. Oliphant, The theory of money in the law of commercial instruments, in Yale Law Journal, 1920, pagg. 606 segg. Va sottolineato che, sotto questo profilo, le criptomonete hanno maggior attitudine rispetto alle monete complementari di assumere funzione monetaria vera e propria, a causa della espansività potenziale della loro diffusione rispetto alla circoscritta valenza territoriale delle seconde; v.  M. Mancini, op. cit., pagg. 124 segg. Va poi notato che la stessa BCE ha fatto leva sull’argomento dell’impatto diffusivo nel cambiare la definizione di moneta virtuale rispetto al precedente rapporto (uscito nell’ottobre 2012). Infatti, sottolinea la Banca, “it was considered necessary to amend the definition of virtual currency used in 2012 on several aspects.First, it should no longer contain the word “money”, since it has become clear that, even today, virtual currencies do not have the nature of a highly liquid asset and have not reached the level of acceptance commonly associated with money”. La definizione adottata nel 2015 è dunque “a digital representation of value, not issued by a central bank, credit institution or e-money institution, which, in some circumstances, can be used as an alternative to money”.
  • [34] Come è stato notato (R. Scalcione, op. cit., pag. 143) la nuova formulazione dell’art. 126 octies del TULB, che rimanda all’accordo delle parti la valuta di pagamento, si applica alle sole valute europee, in quanto la norma recepisce direttive comunitarie. A mio avviso, peraltro, la stessa norma, una volta entrata a far parte dell’ordinamento nazionale, potrebbe essere suscettibile di interpretazione estensiva; rimane l’ostacolo, cui più volte ho fatto cenno, della possibile definizione di Bitcoin come “valuta” in senso generale.
  • [35] http://www.japantimes.co.jp/news/2016/05/25/business/diet-oks-bill-regul...
  • [36] http://www.reuters.com/article/us-jpmorgan-cyber-Bitcoin-idUSKCN11P2DE
  • [37] R. Scalcione, op. cit., pagg. 139 segg.
  • [38] tale numero, in base alle caratteristiche del protocollo informatico di creazione, non può essere superiore a 21 milioni circa
  • [39] HM Treasury, Digital currency: response to the call for information, Marzo 2015, pag. 17

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Europol: Criminal Finances Online & cryptocurrencies (24 novembre 2016)

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Nel mese di novembre 2016 l’ Europol  - European Police Office – ha pubblicato il rapporto “Internet Organised Crime Threat Assessment (IOCTA) 2016”  (pdf, 11 M, 72 pp.) che illustra le proprie strategie contro il cybercrime.
Il documento indica anche 3 priorità per il 2017 contro la criminalità informatica: cyber attacks, payment fraud e child sexual exploitation.

Indice del documento

  • Foreword
  • Abbreviations
  • Executive Summary
  • Key Findings
  • Key Recommendations
  • Suggested Operational Priorities
  • Introduction
  • Malware
  • Online Child Sexual Exploitation
  • Payment Fraud
  • Social Engineering
  • Data Breaches And Network Attacks
  • Attacks On Critical Infrastructure
  • Criminal Finances Online
  • Criminal Communications Online
  • Darknets and Hidden Services
  • The Convergence of Cyber and Terrorism
  • Big Data, Iot and the Cloud
  • Internet Governance
  • The Geographic Distribution Of Cybercrime
  • Appendices

Nel seguito sintesi e traduzione (unofficial!) del paragrafo “Future threats and developments” nel capitolo “Criminal Finances Online”.

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Valute virtuali: sviluppi futuri e possibili minacce

Le valute virtuali continuano a guadagnare una sempre più ampia popolarità anche grazie alla crescita di una comunità ormai matura.
Sulle fondamenta di Bitcoin sono nati nuovi progetti ed iniziative certamente funzionali al business ma che espongono anche al rischio dell’infiltrazione criminale.
Ethereum https://www.ethereum.org/ (vedi anche wikipedia it https://it.wikipedia.org/wiki/Ethereum e http://www.ethereum-italia.it ) - nato nel luglio 2015 e già tra i servizi più popolari – è una piattaforma per l’uso dei contratti legali intelligenti – smart contract - contratti cioè in grado di auto-verificare le proprie condizioni utilizzando la tecnologia blockchain alla base di Bitcoin.
Ovviamente i “contratti intelligenti” hanno una vasta gamma di usi legittimi e positivi e tuttavia espongono anche al rischio che siano utilizzati dalla criminalità informatica per offrire i propri servizi.
Si noti che mentre molte cryptocurrencies sono orientate al business altre viceversa privilegiano questioni come la privacy e l’anonimato.
Mentre usando Bitcoin si lasciano tracce digitali che potrebbero essere utilizzati per collegare una transazione di un individuo esistono viceverssa nuove valute in via di sviluppo che cercano garantire un completo anonimato.
Come è ovvio la maggior parte delle forze dell'ordine attualmente concentra la sua attenzione su Bitcoin ed è logico supporre che alcune comunità criminali possano utilizzare cryptocurrencies meno note al fine di sfuggire ai radar.
Un altro tema da tenere sotto attenzione riguarda gli sforzi della comunità Bitcoin per la realizzazione di una soluzione di scambio completamente decentralizzata per garantire agli utenti un ulteriore livello di sicurezza e anonimato.
Nel 2016, è stata rilasciata una versione beta funzionale Bitsquare: si tratta del primo scambio decentrato che riunisce acquirenti e venditori di decine di valute virtuali.
Bitsquare utilizza una rete P2P costruito a partire da Tor dove a ogni utente viene assegnato un indirizzo .onion dedicato.

Raccomandazioni

Dato che l’uso criminale delle valute virtuali continua a guadagnare terreno è sempre più importante per le forze dell’ordine:

  • costruire e mantenere relazioni con le comunità delle monete virtuali e in particolare con gli “scambiatori” di moneta virtuale;
  • assicurarsi che gli investigatori finanziari e dedicati al cybercrime abbiamo una formazione adeguata per essere in grado di tracciare, sequestrare e indagare nell’ambito delle valute virtuali.

Bitcoin è la moneta virtuale più diffusa ma è necessario monitorare costantemente quali nuove valute virtuali si sviluppano e possono portare ad abusi.
Le forze dell'ordine dovrebbero continuare a investire e sviluppare nuovi strumenti investigativi e tecniche di indagine in collaborazione con partner provenienti da altri settori, per agevolare le inchieste che coinvolgono cryptocurrencies e la tecnologia blockchain.
Dopo il successo delle iniziative EMMA nel 2015 e 2016 – una iniziativa europea di contrasto al riciclaggio virtuale di denaro sporco - ulteriori paesi europei dovrebbero impegnarsi e contribuire a queste attività di prevenzione.
In ogni Paese le forze dell'ordine dovrebbero avere un quadro chiaro e aggiornato di chi opera nel campo delle valute virtuali al fine di sviluppare collaborazioni reciproche e ridurre l'abuso di tali servizi.

Allegato

  • Europol, “Internet Organised Crime Threat Assessment (IOCTA) 2016”  (pdf, 11 M, 72 pp.)

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Sicurezzanazionale.gov.it: Bitcoin e antiriciclaggio (23 novembre 2016)

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Molti studi recenti si sono focalizzati sul “fenomeno bitcoin” la moneta virtuale che consente di ottenere beni reali in modo decentralizzato e senza l’ausilio di intermediari finanziari. Questi studi  lodano in alcuni casi i vantaggi delle valute virtuali e aprono, in altri casi, inquietanti scenari circa i possibili rischi di riciclaggio e finanziamento al terrorismo. Su queste basi scientifiche l’articolo vuole fornire al lettore un inquadramento e una riflessione su un tema di grandissima attualità.

Il 15 novembre 2016 sul sito web del “Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica” (l’intelligence italiana) è stato pubblicato il documento “Bitcoin e antiriciclaggio” scritto da Nina Passarelli (ln) qui in pdf (528 K, 15 pp.)
Il testo è pubblicato nell’ambito delle iniziative della sezione “Il mondo dell’intelligence” e come recita l’avvertenza “le opinioni espresse in questo articolo non riflettono necessariamente posizioni ufficiali o analisi, passate o presenti, del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica”.

L’autore

Nina Passarelli è laureata in Economia Aziendale presso l’Università della Calabria.
Ha svolto il suo lavoro di ricerca per la tesi finale presso la Rheinische Fachhochschule Köln a Colonia (Germania) partecipando, tra l’altro, alla Berlin Crowdsourcing Week, conferenza sullo sviluppo del crowdfunding, del crowdinvesting e sulle misure da adottare a livello normativo e di antiriciclaggio.

Indice del documento

Abstract
Profilo dell’autore
1. Introduzione
2. I vantaggi di Bitcoin: la criptovaluta come strumento di democratizzazione finanziaria
3. I rischi di un nuovo ‘ordine’ virtuale: dalla volatilità al riciclaggio
4. Conclusioni
Bibliografia

Le conclusioni

Lo scenario aperto da Bitcoin genera al tempo stesso opportunità e rischi: da un lato, come si evince dal whitepaper creato da Satoshi Nakamoto, c’è l’ambizione di voler creare una moneta ‘migliore’, non condizionata dall’intermediazione, e, più in generale, dal fattore umano, per sua natura fallibile.
Per contro Bitcoin apre un baratro all’interno di un mondo che cammina in parallelo a quello reale: il Web, data la sua natura scarsamente controllabile e potenzialmente senza confini, risulta essere un terreno fertile per attività criminali o terroristiche, e, i bitcoin rischiano di diventare il loro miglior mezzo di finanziamento, soprattutto in mancanza di un ben definito quadro normativo di riferimento.
L’Unità di Informazione Finanziaria (UIF), occupandosi di prevenzione e contrasto dei fenomeni di riciclaggio e finanziamento al terrorismo in Italia, è vicina alle posizioni assunte dall’European Banking Authority e dalla Banca d’Italia in materia di criptovalute: l’uso per finalità illecite desta le maggiori perplessità verso questo nuovo ‘contante digitale’, dovuto anche ad alcune segnalazioni di operazioni sospette, effettuate mediante bitcoin.
Le caratteristiche che rendono le criptovalute utilizzabili nell’ambito della frode, del terrorismo, del riciclaggio di denaro sporco e del crimine organizzato, designano una delle maggiori sfide per le forze dell’ordine, le autorità di regolazione e i governi nazionali.
L’ambizione di dar luogo a trasferimenti di denaro veloci, sicuri e con costi di transazione minori rispetto all’attuale fiat money in tutto il mondo porta con sé il rischio di facilitare e offuscare transazioni legate ad attività criminali, incluso il riciclaggio di denaro e il finanziamento al terrorismo, il commercio di droghe e la frode su scala globale.
Tale pericolo va affrontato e combattuto con regolamenti e leggi ad hoc, al fine di sfruttare i vantaggi della tecnologia blockchain.
Questa visione sembrerebbe essere ancora lontana da quella attuale: nella società contemporanea sta iniziando a farsi strada l’idea che le monete virtuali possano essere connesse ai reati 2.0, al cosiddetto cyber crime, capace di muoversi, soprattutto all’interno della fitta rete del dark web.
Non solo alle autorità competenti serviranno nuovi, adeguati strumenti per far fronte a questo scenario ‘digitale’, ma anche le aziende dovranno imparare a tutelarsi adeguatamente nei confronti dei rischi connessi alle valute virtuali.
Nel caso in cui Bitcoin voglia porsi come valuta ‘alternativa’ e al tempo stesso sistema di pagamento sostitutivo di quello attuale, dovrà essere in grado di implementare i vantaggi della ‘catena di blocchi’ e di rendere sempre più la rete come il meccanismo peer-to-peer di ‘autodifesa’ delle transazioni.

Allegato

  • Nina Passarelli, “Bitcoin e antiriciclaggio”, 15 novembre 2016 (pdf, 528 K, 15 pp.)

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European Central Bank (ECB) strongly supports new EU Anti-Money Laundering Directive (20 October 2016)

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Virtual currencies: while it is appropriate for the Union legislative bodies to regulate virtual currencies from the anti-money laundering and counter-terrorist financing perspectives, they should not seek in this particular context to promote a wider use of virtual currencies

On 19 August 2016 and 23 September 2016, the European Central Bank (ECB) received requests from the Council and the European Parliament respectively for an opinion on a proposal for a directive amending Directive (EU) 2015/849 on the prevention of the use of the financial system for the purposes of money laundering or terrorist financing and amending Directive 2009/101/EC (note 1), hereinafter the “proposed directive”.

Regulation of virtual currency exchange platforms and custodian wallet providers

The proposed directive expands the list of obliged entities to which Directive (EU) 2015/849 of the European Parliament and of the Council (note 2) applies in order to include providers engaged primarily and professionally in exchange services between `virtual currencies' and 'fiat currencies' (understood in the proposed directive to be currencies declared to be legai tender [note 3]) and wallet providers offering custodial services of credentials necessary to access virtual currencies (hereinafter 'custodia' wallet providers') (note 4).
The proposed directive also requires Member States to ensure that providers of exchanging services between virtual currencies and fiat currencies and custodian wallet providers are licensed or registered (note 5).
The ECB strongly supports these provisions, which are in line with the Financial Action Task Force (FATF) Recommendations (note 6), given that terrorists and other criminal groups are currently able to transfer money within virtual currency networks by concealing the transfers or by benefiting from a certain degree of anonymity on such exchange platforms.
The use of virtual currencies also poses greater risks than traditional means of payment in the sense that the transferability of virtual currency relies on the internet and is limited only by the capacity of the particular virtual currency's underlying network of computers and IT infrastructure.

Digital currencies do not necessarily have to be exchanged into legally established currencies

In this context, the ECB also mentions that digital currencies do not necessarily have to be exchanged into legally established currencies.
They could also be used to purchase goods and services, without requiring an exchange into a legal currency or the use of a custodial wallet provider.
Such transactions would not be covered by any of the control measures provided for in the proposal and could provide a means of financing illegal activities.

The Union legislative bodies should take care not to appear to promote the use of privately established digital currencies

The ECB recognises that the technological advances relating to the distributed ledger technology underlying alternative means of payment, such as virtual currencies, may have the potential to increase the efficiency, reach and choice of payment and transfer methods.
The Union legislative bodies should, however, take care not to appear to promote the use of privately established digital currencies, as such alternative means of payment are neither legally established as currencies, nor do they constitute legal tender issued by central banks and other public authorities (note 7)

The ECB has several concerns

The ECB has several concerns as regards the differences that exist between what the proposal refers to as 'fiat currencies' and `virtual currencies', one of which is the volatility associated with virtual currencies, which is typically higher than with currencies issued by central banks or whose issue is otherwise authorised by central banks, as this volatility does not always appear to be related to economic or financial factors.
Other concerns are that:
(a) unlike the holders of legally established currencies, the holders of virtual currency units typically have no guarantee that they will be able to exchange their units for goods and services or legal currency in the future;
(b) the reliance of economic actors on virtual currency units, if substantially increased in the future, could in principle affect the central banks' control over the supply of money with potential risks to price stability, although under current practice this risk is limited.

Thus, while it is appropriate for the Union legislative bodies consistent with the FATF’s recommendations, to regulate virtual currencies from the anti-money laundering and counter-terrorist financing perspectives, they should not seek in this particular context to promote a wider use of virtual currencies.

Notes

1) COM (2016) 450 final.
2) Directive (EU) 2015/849 of the European Parliament and of the Council of 20 May 2015 on the prevention of the use of the financial system for the purposes of money laundering or terrorist financing, amending Regulation (EU) No 648/2012 of the European Parliament and of the Council, and repealing Directive 2005/60/EC of the European Parliament and of the Council and Commission Directive 2006/70/EC (OJ L 141, 5.6.2015, p. 73).
3) See recital 6 of the proposed directive.
4) See recital 6 and point (1) of Article 1 of the proposed directive.
5) See point (16) of Article 1 of the proposed directive.
6) See the ATF's 'International Standards on Combating Money Laundering and the Financing of Terrorism & Proliferation: The FATF Recommendations' (February 2012). See also the `FATF Report Virtual Currencies Key Definitions and Potential AML/CFT Risks' (June 2014) and the FATF `Guidance for a risk-based approach - Virtual Currencies' (June 2015). All documents are available on the FATF's website at: www.fatf-gafi.org.
7) See page 13 of the Explanatory Memorandum accompanying the proposed directive and recitals 6 and 7 of the proposed directive. See also the European Parliament Committee on Economic and Monetary Affairs' Draft report on virtual currencies (2016/2007 (INI)) of 23 February 2016.

Annex

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  • Opinion of the European Central Bank of 12 October 2016 on a proposal for a directive of the European Parliament and of the Council amending Directive (EU) 2015/849 on the prevention of the use of the financial system for the purposes of money laundering or terrorist financing and amending Directive 2009/101/EC - CON/2016/49 (pdf, 68 K, 8 pp.),

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Bitcoin: acquisto e vendita di monete virtuali - i chiarimenti delle Entrate sul trattamento fiscale (2 settembre 2016)

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  • Fonte: Comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate del 2 settembre 2016 (qui in pdf)

In una risoluzione i chiarimenti delle Entrate sul trattamento fiscale

Esenzione Iva per le operazioni di cambio di bitcoin

Le attività di intermediazione di valuta tradizionale con moneta virtuale svolte dagli operatori del mercato non scontano l’Iva in quanto rientrano tra le operazioni relative a banconote e monete.
Per i clienti persone fisiche, invece, che detengono i bitcoin al di fuori dell’attività d’impresa, si tratta di operazioni a pronti che non generano redditi imponibili perché manca la finalità speculativa.
Sono questi i principali chiarimenti della risoluzione n. 72/E pubblicata oggi, con cui l’Agenzia delle Entrate, in linea con i recenti orientamenti della Corte di Giustizia dell’UE, illustra il trattamento fiscale da applicare a chi svolge attività di acquisto e cessione a pronti di moneta virtuale in cambio di valuta “tradizionale”.

Imposte dirette e Iva

Il documento di prassi precisa che le operazioni relative ai bitcoin sono prestazioni di servizi esenti da Iva.
Sul piano della tassazione diretta, invece, i ricavi che derivano dall’attività di intermediazione nell’acquisto e vendita di bitcoin sono soggetti ad Ires ed Irap, al netto dei relativi costi.
Per valutare i bitcoin di cui la società dispone a fine esercizio occorre considerarne il valore normale, cioè la loro quotazione in quel momento.

Niente oneri da sostituto d’imposta

Per quanto riguarda i clienti persone fisiche che detengono i bitcoin al di fuori dell’attività d’impresa, la risoluzione chiarisce che si tratta di operazioni a pronti che non generano redditi imponibili perché manca la finalità speculativa.
Ne deriva che gli operatori non sono tenuti agli adempimenti tipici dei sostituti d’imposta. Resta ferma la facoltà dell’Agenzia, in sede di controllo, di acquisire le liste della clientela per le opportune verifiche.

Roma, 2 settembre 2016

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European Commission: Questions and Answers on Anti-money Laundering Directive (15 July 2016)

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The Commission has today (5 July 2016) adopted a proposal to further reinforce EU rules on anti-money laundering to counter terrorist financing and increase transparency about who really owns companies and trusts.
The adoption of the Fourth Anti-Money Laundering Directive (AMLD) in May 2015 was a major step forward in improving the effectiveness of the EU's efforts to combat the laundering of money from criminal activities and to counter the financing of terrorist activities.
This Commission proposal is the first initiative to implement the Action Plan for strengthening the fight against terrorist financing of February 2016.
The recent terrorist attacks and the Panama Papers revelations highlighted the need for the EU to take further measures and step up its fight against money laundering and terrorism financing.
This proposal, amending the Fourth Anti-Money Laundering Directive, intends to complement the existing preventive legal framework in place in the Union, by setting out additional measures to better counter the financing of terrorism and to ensure increased transparency of financial transactions and legal entities.

1. Tackling Terrorism Financing

How does the EU currently tackle the use of the financial system for terrorist financing purposes?

The EU has set up strong rules to combat money laundering and the financing of terrorism, to prevent the EU financial system from being misused for these purposes. The Fourth Anti-Money Laundering Directive, adopted on 20 May 2015, set high standards to ensure that credit and financial institutions are equipped to detect and take action against such risks. For instance, it introduced a requirement for Member States to put in place national registers of beneficial owners, to ensure transparency around certain ownership structures.
The swift transposition and implementation of these new rules is the first key step. Member States have committed at the level of Finance Ministers to bring forward the date for effective transposition and entry into force to end 2016 at the latest.
Given the evolving risks, the Commission is today proposing some amendments to improve the current legislative framework, and speed up some other non-legislative initiatives.

What changes does today's proposal introduce to fight terrorist financing?

The Commission proposes a number of targeted amendments to the Fourth Anti-Money Laundering Directive.
The amendments will strengthen the following points:

  • Apply enhanced checks (“due diligence measures/counter-measures”) towards high risk third countries;
  • Bring virtual currency exchange platforms under the scope of the Directive;
  • Strengthen transparency measures applicable to prepaid instruments, such as prepaid cards, by lowering thresholds for identification from €250 to €150 and widening customer verification requirements;    
  • Enhance the powers of Financial Intelligence Units and facilitate their cooperation by further aligning the rules for such Units with the latest international standards;
  • Give Financial Intelligence Units swift access to information on the holders of bank-and payment accounts, through centralised registers or electronic data retrieval systems.

What are Financial Intelligence Units?

They are public authorities that exist in every Member State. They collect and analyse information about any suspicious transactions spotted by banks, for instance, or any other relevant information related to money laundering or terrorism financing. If their analysis of a file raises concerns regarding possible criminal activity, they transfer the file to law enforcement authorities for further action.

How will the work of Financial Intelligence Units in the fight against terrorism financing be facilitated?

The access of Financial Intelligence Units (FIUs) to – and exchange of – information will be enhanced in two ways:

  • by introducing centralised bank and payment account registers: centralised registers at national level allow for identification of all national bank accounts belonging to one person, or other similar mechanisms such as "central retrieval systems". They are used by law enforcement authorities to facilitate financial investigations, including those relating to terrorism financing. The establishment of these centralised registers or electronic data retrieval systems in all Member States will rapidly provide FIUs (or other competent authorities) with information on the identity of holders of bank and payment accounts. In parallel, the Commission will look into the possibility of a distinct legal instrument to broaden the scope for accessing these centralised bank and payment account registers for other purposes (e.g. law enforcement investigations, including asset recovery, tax offences) and by other authorities (e.g. tax authorities, Asset Recovery Offices, other law enforcement services, Anti-corruption authorities). Any initiative would have to be accompanied by appropriate safeguards, in particular as regards data protection, and conditions of access.
  • by aligning the rules for Financial Intelligence Units (FIUs) with the latest international standards: FIUs play an important role in identifying the financial operations of terrorist networks across borders and in detecting their financial backers. International standards now emphasise the importance of extending the scope of and access to information available to FIUs (that information is currently limited in certain Member States by the requirement that a prior Suspicious Transaction Report has first been made by an obliged entity). The Commission proposes to amend the Fourth AMLDin order to enhance the access to information available to FIU's.

What can the EU do to further address terrorist financing risks linked to high-risk third countries?

Today, the Fourth AMLD requires obliged entities, such as banks and financial institutions, to apply enhanced customer due diligence measures (i.e. extra checks and monitoring of financial transactions in order to prevent, detect and disrupt suspicious transactions) when doing business with natural or legal entities established in "high risk third countries" (see also below). However, at present, Member States are not required to include, in their national regimes, a specific list of enhanced measures and thus various regimes – stricter and less strict – exist in this field.
Harmonisation of these measures at EU level will avoid or at the least limit the risk of forum-shopping between the different Member States, thus avoiding weak spots that could be exploited by terrorists to channel their funds in an out of the EU.
The enhanced measures proposed are fully compliant with the list of such actions drawn up by the Financial Action Task Force ("FATF"). The list of countermeasures set out by FATF should also be adequately reflected in Union legislation.

How can virtual currencies be used to finance terrorism and what can we do to prevent this?

Banks and payment institutions fall under the scope of the Fourth AMLD, which requires them to comply with specific rules, such as verifying customers’ identity and monitoring financial transactions. Virtual currency operators were initially not included in the scope of the Directive.
Virtual currencies are developing quickly and are an example of digital innovation. However, at the same time, there is a risk that virtual currencies could be used by terrorist organisations to circumvent the traditional financial system and conceal financial transactions as these can be carried out in an anonymous manner.
That is why the Commission proposes to bring virtual currency exchange platforms and custodian wallet providers under the scope of the Fourth AMLD, in order to help identify users who trade in virtual currencies. Bringing these two actors under the Fourth AMLD and making them "obliged entities" will ensure better controls, ensuring that they apply customer due diligence and contribute to preventing money laundering and terrorist financing.

What is the difference between a virtual currency exchange platform and a virtual wallet provider?

Virtual currency exchange platforms can be considered as 'electronic' currency exchange offices that trade virtual currencies for real currencies (or so-called 'fiat' currencies, such as the euro). On the other hand, virtual currency custodian wallet providers hold virtual currency accounts on behalf of their customers (by providing virtual wallets from which payments in virtual currencies can be done or received). In the 'virtual currency' world, they are the equivalent of a bank or payment institution offering a payment account.

Why not just ban virtual currencies?

Whilst several jurisdictions in the world, including some European Union Member States and the European Banking Authority, have issued warnings about the risks that virtual currencies may entail, none have actually banned them. Virtual currencies are often considered as a useful tool for international payment transfers, low cost money remittance and close to instantaneous payments. To date, virtual currencies represent an innovative but rather small market. The European Central Bank in its last report on virtual currencies (February 2015) concluded that virtual currencies entail certain risks but do not at this point in time pose a threat to financial stability due to their still limited size – around 70,000 transactions are made daily on virtual currency platforms, worth around €40 million. Obviously, responsible authorities will continue to monitor the developments in this area.

What are the risks linked to pre-paid cards, and how can they be tackled?

Whilst the Commission fully acknowledges that prepaid instruments can have a social purpose and are beneficial for many citizens, including for those who are economically vulnerable or financially excluded, it is also aware of the risks stemming from the anonymity of some of these cards. For this reason, the Commission proposes to amend the Fourth AMLD to minimise the anonymous use of these products.
Given the risk of terrorist financing, the Commission proposes to minimise the use of anonymous payments through pre-paid cards, by lowering thresholds for identification from €250 to €150 and widening customer verification requirements for payments ‘on site’. More stringent provisions will apply for prepaid cards used on the internet so that anonymous use will not be possible online. Proportionality has been taken into account, with particular regard paid to the use of these cards by financially vulnerable citizens.

What about prepaid cards issued outside the EU, that are used in the EU?

While the use of anonymous prepaid cards issued in the EU is essentially limited to the EU territory only, this is not always the case with similar cards issued in third countries. The proposal contains a provision to ensure that anonymous prepaid cards issued outside the EU can be used in the EU only where they can be considered to comply with requirements equivalent to those set out in EU legislation. This means that banks will carry out their checks and will have to refuse payments made with cards from countries that do not have sufficiently high anti-money laundering standards.
What other non-legislative actions will the EU take in the fight against terrorist financing?
a) Support work done by Financial Intelligence Units
The EU will continue delivering operational support to Financial Intelligence Units (FIUs). FIUs in Europe exchange information and identify money laundering and terrorist finance activities by matching information on suspected transaction reports through a decentralised IT system called FIU.net. The FIU.net network was integrated into Europol on 1 January 2016, helping police authorities to fight against terrorist financing.
b) Tackling obstacles to information exchanges between FIUs
A planned mapping exercise among FIUs to identify practical obstacles to access to and exchange of information will be advanced and accelerated. FIUs are also expected to interact closely with other enforcement authorities. In this context, the Commission will also further look at means to support joint analysis of cross-border cases by FIUs and solutions to enhance the level of financial intelligence. The EU FIU Platform – representing Member States FIUs - will provide the results of its analysis before the end of 2016. The Commission will propose new initiatives by mid-2017 to remove the identified obstacles and increase financial intelligence.
c) Conducting a supranational risk assessment of money laundering and terrorist financing risks, in line with the provisions of the Fourth Anti-Money Laundering Directive
In order to avoid blind spots and respond to the evolving nature of terrorism financing, the EU will put in place a framework to analyse terrorism financing risks in a broader perspective. The aim is to analyse the risks affecting the internal market and propose mitigating actions, including Recommendations to Member States (on a "comply or explain" basis) to address such risks. The Commission has already designed the methodology for this assessment and started the analysis process. Such a framework should allow the Commission to develop, in addition to Recommendations to Member States, new policy initiatives at EU level which are both evidence-based and tailored to the actual risks.

2.    Tackling transparency of beneficial ownership

What are the issues identified by the Panama Papers?

The Panama Papers revealed that complex ownership structures have been used to hide links to criminal activities and tax obligations. They demonstrated the need for enhanced transparency on the ultimate beneficial ownership of certain legal entities needed to be further enhanced. The fourth AMLD already sets out a comprehensive framework as regards the collection, storing of, and access to information on the beneficial owners of companies, trusts and other corporate vehicles.
The Panama Papers highlighted areas where further enhancements would be advisable. The amendments put forward address these issues and will improve the transparency of beneficial ownership information by clarifying or strengthening some of its features: what is registered (i.e. entities for which information is registered), where registration must take place (which Member State is responsible for registration of a given entity), who is granted access to information (clearer access to information on beneficial ownership), how national registers should be interconnected. In addition, the Commission today announced separately [LINK TO TAX IP] that it would explore ways for information on beneficial ownership to be automatically exchanged between Member States' tax authorities.

Who will have access to the beneficial ownership information?

Currently, under the fourth AMLD, the information about the beneficial ownership of companies and trusts is already accessible to competent authorities and obliged entities in view of facilitating the performance of their "customer due diligence obligations" (i.e. a procedure consisting in properly identifying the customer on the basis of reliable and independent sources, such as for example identity cards or passports).
The Commission now proposes to also provide public access to certain essential beneficial ownership information held in registries regarding companies and trusts that engage in economic activities with a view to gain profit. For privacy reasons, access to information in relation to trusts not engaged in economic activities (e.g. family trusts set up to finance studies) will only be granted to persons and organisations that can demonstrate a legitimate interest.
Today's Communication on promoting tax transparency and fighting tax evasion also sets out our plans to make this information available to tax authorities, giving them all the information they need to crack down on those who do not pay their fair share of taxes.

What impact will the proposal have on the transposition of the Fourth AMLD by the Member States?

The formal transposition date for the fourth AMLD is 26 June 2017. In its Action Plan to strengthen the fight against terrorism financing of 2 February 2016, the Commission called on Member States to bring forward the date for effective transposition of the Directive to Q4 2016.
Although Member States have sped up work, the period to transpose the fourth AMLD is still ongoing. Therefore we must carefully take into account the work already undertaken by the Member States when implementing and transposing rules that are closely linked to the issues that will be revised by the modifying Directive, such as for example the exemption regime for pre-paid cards.
In this respect, continuity must be ensured with the work already undertaken by the Member States regarding the creation of the registries/mechanisms mentioned in articles 30 and 31 of the Fourth Anti-Money Laundering Directive.

3. Protecting the EU financial system from high risk countries

Why does the Commission intend to adopt a list of high risk third countries?

The Fourth Anti-Money Laundering Directive mandates the Commission to identify "high-risk third countries" having strategic deficiencies in their regimes on Anti-Money Laundering (AML) and Countering Terrorist Financing (CFT). The purpose of this list is to protect the proper functioning of the EU financial system from the money laundering and terrorist financing risks emanating from those countries. This requirement follows the approach developed at global level by the Financial Action Task Force (FATF) to respond to the threat posed by countries that did not implement internationally agreed standards on AML/CFT.
In line with the risk-based approach, banks shall apply enhanced due diligence in case of financial flows to/from high risk third countries identified by the Commission.
Those enhanced measures will lead to extra checks and monitoring of those transactions by banks and obliged entities in order to prevent, detect and disrupt suspicious transactions. Hence these measures do not entail any type of sanctions, termination of business relationship, restrictions trade relations, or limiting our development assistance; it only aims to apply enhanced vigilance measures in those cases. The EU will continue to engage across all relevant policy areas with the concerned jurisdictions, including through development cooperation, the ultimate goal being their compliance and removal from the list.In order to further clarify the type of enhanced vigilance to be applied and avoid loopholes in the EU, the Commission proposes to harmonise those enhanced measures through a revision of the Fourth Anti-Money Laundering Directive.  

When will the list of high-risk third countries be applicable?

The Commission plans to adopt the Delegated Act identifying high-risk countries on 14 July 2016. According to the Fourth AMLD, the Delegated Regulation will then be transmitted to the European Parliament and Council who can express objections within a given period of time. The Delegated Regulation will enter into force if no objection has been expressed either by the European Parliament or the Council within a period of one month of the notification – which can be extended on request by one additional month (i.e. maximum 2 months in total) and the Delegated Regulation will be published in the Official Journal after this period and enters then into force.

For more information:IP/16/2380

MEMO/16/2381
Press contacts:

General public inquiries: Europe Direct by phone 00 800 67 89 10 11 or by email

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Banca d’Italia dà il “nulla osta” all’esplorazione dei Bitcoin (IlFoglio.it, 22 Giugno 2016)

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Dialogo con le banche per sviluppare la Blockchain, la tecnologia sottostante la moneta digitale. Un seminario

La Banca d’Italia ha mostrato una posizione neutrale e aperta verso gli intermediari bancari che intendono usare la tecnologia Blockchain.
La nuova tecnologia che promette di cambiare il sistema con cui si possono effettuare transazioni finanziarie nel prossimo futuro è stata l’argomento del seminario “La tecnologia Blockchain: nuove prospettive per i mercati finanziari” tenutosi ieri mattina presso la sede di Roma della Banca centrale e riservato a funzionari di Palazzo Koch, operatori di mercato, accademici e banchieri.
Il governatore Ignazio Visco ha aperto i lavori (aveva un discorso preparato, ma sovente ha parlato a braccio) affermando che le innovazioni, in quanto tali, implicano cambiamenti, a volte repentini e a volte lunghi, ma con i quali si deve comunque fare i conti.
Persone presenti alla conferenza a porte chiuse riferiscono che Visco ha parlato della Blockchain come la promessa di una rivoluzione epocale di cui però al momento non è chiara l’entità e per questo è da seguire con attenzione.
Visco avrebbe detto di non essere un fan della Blockchain com’è stato riportato dalla stampa – con una battuta ha replicato di essere tifoso solo della Sampdoria.
La Banca d’Italia s’è detta comunque aperta alla discussione con gli intermediari.
Domenico Gammaldi, condirettore centrale e capo del Servizio supervisione sui mercati e sul sistema dei pagamenti, chiudendo il seminario ha detto che per l’Istituto non è possibile regolamentare l’uso della tecnologia e che verranno esaminati i progetti che qualunque intermediario vorrà sottoporre.
A quel punto ci si chiederà: che obiettivi si pone un ipotetico progetto? Che problemi ha? Quale forma societaria vuole darsi? Una new company o una realtà ibrida? Per Banca d’Italia entrambe le strade sarebbero percorribili, senza preconcetti.
Secondo Gammaldi, l’importante è tutelare la difesa dei risparmiatori e garantire l’interoperabilità delle piattaforme di pagamento.
Le istituzioni finanziarie e i regolatori dei mercati finanziari (Esma, Iosco) e monetari (Federal reserve, Bank of England, Banca centrale europea, Bank of Canada) in tutto il mondo sembrano desiderosi di sfruttare la tecnologia Blockchain, ultimamente esaltata dai media.
La Blockchain funziona come un libro mastro digitale che registra le transazioni tra due o più soggetti quando esse sono validate da una moltitudine di entità che per il loro lavoro di autentificazione delle operazioni vengono remunerate in bitcoin, la più popolare e diffusa valuta virtuale nata nel 2008.
La Blockchain è affascinante perché renderebbe possibile bypassare le autorità centralizzate, dalle banche agli studi notarili.
I sostenitori ritengono che la Blockchain possa abbassare di miliardi di euro i costi delle transazioni finanziarie per le banche e attenuare i ritardi burocratici nelle contrattazioni.
Gli scettici, moderando l’entusiasmo, evidenziano alcuni problemi.
Ferdinando Ametrano, intervenuto a titolo accademico in qualità di professore dell’Università Bicocca di Milano (è anche Head of Blockchain and virtual currencies in Intesa Sanpaolo), è critico della Blockchain senza Bitcoin.
Ametrano ritiene infatti che questa tecnologia abbia senso solo come supporto al bitcoin, la moneta privata che rappresenta l’oro digitale.
Nella sua presentazione (disponibile qui)  Ametrano ha ridimensionato la vulgata secondo la quale la Blockchain è un sistema di certificazione diffusa applicabile in qualsiasi contesto a prescindere dal Bitcoin.
Per Ametrano la creazione di un libro mastro non può esistere senza che la comunità di soggetti che validano le transazioni sia remunerata per farlo con un asset nativo digitale presente in quantità finite, come appunto è il bitcoin.
Pensare questo significa compiere lo stesso errore logico che nel 1994 commettevano gli imprenditori che volevano andare online senza andare in internet.
Senza contare che un libro mastro al quale si aggiungono dei “blocchi” di transazioni non consente la correzione di eventuali errori o potenziali frodi; la Blockchain a differenza di un normale database informatico aperto non consente modifiche retroattive.
Paolo Tasca, direttore del Centre for Blockchain Technologies della University College di Londra, è sembrato invece ottimista su un Blockchain funzionante a prescindere da un asset digitale sottostante per una molteplicità di operazioni che disintermediano un’autorità istituzionale – dal catasto, al trading, all’anagrafe per esempio.
Al seminario erano presenti top manager di Unicredit, Intesa Sanpaolo e Banca Sella.
Daniele Savarè, Head of product line cash management di Unicredit, ha spiegato che la sua banca ha cominciato a fare prove concrete sulla trasmissione di valore attraverso nuove tecnologie.
Mario Costantini, Chief innovation officer di Intesa Sanpaolo, ha detto che il suo istituto valuta sia le Blockchain che operano con asset digitali nativi (pubbliche e permissionless, senza permesso, come Bitcoin) sia quelle senza asset (private e permissioned, che richiedono controllo dei regolatori).
Unicredit e Intesa fanno parte con altre 40 banche del consorzio R3, società di servizi tecnologico-finanziari che studia le ricadute pratiche del Blockchain.
Pietro Sella, amministratore delegato del Gruppo Sella, ha sollevato il tema dell’unità digitale di valore, toccando quindi i collegati dirompenti temi monetari.

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About Bitcoin And Blockchain by Ferdinando M. Ametrano, June 21, 2016

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Antiriciclaggio: Europarlamento vota più controllo su bitcoin, moneta virtuale (30 maggio 2016)

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Chiesto a Commissione Ue costituire Task force
Una task force per aumentare il controllo sulle valute virtuali, come i Bitcoin, che potrebbero essere utilizzate per il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo.
Lo ha chiesto il Parlamento europeo, rivolgendosi alla Commissione Ue, in una risoluzione non vincolante approvata con 452 voti favorevoli durante la sessione plenaria di Bruxelles.
L'unità operativa, posta sotto la supervisione della Commissione, dovrebbe "monitorare attivamente l'evoluzione della tecnologia e, in caso di necessità, avanzare proposte tempestive per una regolamentazione specifica", spiega il relatore tedesco Jakob von Weizsäcker del gruppo S&D.
La stretta di Bruxelles sul denaro virtuale, però, non dovrà essere troppo rigida, poiché - precisano gli eurodeputati - le cosiddette cripto-valute "possono offrire importanti opportunità per i consumatori e per lo sviluppo economico".
La parola passa ora alla Commissione, che sta vagliando diverse proposte, tra cui la fine dell'anonimato che caratterizza gli scambi tra le valute virtuali e quelle reali.

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  • Committee on Economic and Monetary Affairs, PE 575.277 v01 – 00, Jakob von Weizsäcke, “DRAFT REPORT on  virtual currencies” (2016/2007 (INI)) – pdf

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