Banca d’Italia: “La supervisione europea richiede alle banche italiane un percorso di cambiamento” (13 febbraio 2015)

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  • Fonte: intervento  di Carmelo Barbagallo, responsabile Vigilanza di Bankitalia, su banche locali e di credito cooperativo e vigilanza europea (pdf, 96 K, 14 pp.)

Debolezze nell’assetto dei controlli interni, in assenza di adeguate risorse e professionalità, determinano il disallineamento dell’attività della banca rispetto ai canoni di sana e prudente gestione

Il 12 febbraio 2015 Carmelo Barbagallo, Capo del Dipartimento Vigilanza Bancaria e Finanziaria della Banca d’Italia, è intervenuto su “Le banche locali e di credito cooperativo in prospettiva: vigilanza europea ed evoluzione normativa”, presso la Federazione delle cooperative Raiffeisen, Bolzano.
Qui (pdf, 96 K, 14 pp.) il testo completo del suo intervento.
Di seguito una sintesi dei passaggi più significativi.

Sintesi

Barbagallo si è soffermato dapprima sulle principali difficoltà che il prolungarsi della crisi sta comportando per le banche locali, per effetto di debolezze sia congiunturali sia strutturali per poi svolgere alcune considerazioni sulle profonde innovazioni in atto nell’assetto normativo e istituzionale della vigilanza bancaria e sull’impulso che ne deriva, in particolare per il sistema del credito cooperativo, a intraprendere un percorso di riforma.

Il Meccanismo di Vigilanza Unico (MVU) e le “disfunzioni” delle banche locali e BCC

Secondo Barbagallo le banche locali italiane e, in particolare, le BCC si presentano all’avvio del Meccanismo di Vigilanza Unico europeo (MVU) “connotate da debolezze di natura sia strutturale sia congiunturale”.
Sul piano tecnico, esse devono fronteggiare tre principali criticità: la rischiosità del credito, in considerazione dell’elevata incidenza delle partite deteriorate e del basso livello di copertura delle stesse; la debolezza della redditività; i vincoli a una rapida ricapitalizzazione connessi con l’organizzazione cooperativa in un contesto di elevata frammentazione.
Sul piano strategico e gestionale, rilevano le esigenze di ammodernamento e innovazione del modello di servizio e, conseguentemente, di adeguamento delle professionalità.
“La capacità di risposta delle banche del territorio appare tuttavia limitata, anche a causa delle debolezze presenti negli assetti di governance”.
La Banca d’Italia le sottolinea da lungo tempo:
(i) scarsa dialettica all’interno dei board e assenza di effettivi contrappesi alle figure apicali, a causa di fattori che limitano la funzionalità degli organi, quali le competenze non adeguate e non abbastanza diversificate, il limitato ricambio, anche generazionale, degli esponenti, il numero elevato di membri;
(ii) presenza frequente di conflitti di interesse, cui non corrisponde l’attivazione di efficaci processi interni di prevenzione e gestione;
(iii) carenze dei meccanismi di pianificazione, che si riflettono in ritardi e scarsa lungimiranza delle scelte strategiche;
(iv) debolezze nell’assetto dei controlli interni che, in assenza di adeguate risorse e professionalità, determinano il disallineamento dell’attività della banca rispetto alle strategie e alle politiche aziendali e ai canoni di sana e prudente gestione.
Sempre più spesso tali disfunzioni sfociano in situazioni di dissesto.
Ciò nondimeno, l’esame delle autovalutazioni condotte dalle banche locali continua a evidenziare in numerosi casi una consapevolezza ancora ridotta nei vertici aziendali riguardo alla necessità di migliorare in maniera sostanziale i meccanismi di governo interno.
Un ulteriore aspetto di attenzione è rappresentato dalla qualità e dalla trasparenza del rapporto tra il management delle banche locali, specie cooperative, e le basi sociali. In un contesto che richiede scelte strategiche e gestionali accorte e lungimiranti, riguardanti talora la necessità di considerare operazioni straordinarie, non sempre il management mostra capacità di promuovere il coinvolgimento consapevole dei soci e di neutralizzare conflittualità e inopportuni campanilismi.

L’evoluzione in atto nell’assetto normativo e istituzionale di vigilanza

Dal 1° gennaio 2016 il Meccanismo unico di vigilanza (MVU) sarà affiancato da un unico Meccanismo di risoluzione (MRU), cui spetterà la responsabilità per la gestione delle crisi bancarie nell’intera area.
Il Meccanismo di risoluzione prevede un fondo alimentato da tutte le banche dell’area e un Comitato di risoluzione unico (Single Resolution Board) a cui saranno affidate le decisioni sull’avvio della risoluzione e sulla gestione delle relative procedure, ivi incluse le decisioni sull’uso delle risorse del fondo.
Come il MVU poggia su un insieme di regole prudenziali armonizzate, così il MRU presuppone gli strumenti di gestione delle crisi e i regimi nazionali armonizzati previsti dalla direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche (cosiddetta BRRD – Banking Recovery and Resolution Directive).
Si tratta di strumenti e regole che mirano a prevenire il deterioramento delle situazioni di difficoltà fin dalle loro prime manifestazioni (early intervention) e a pianificare la gestione e risoluzione delle crisi nell’ottica di minimizzarne gli oneri per risparmiatori e contribuenti e le conseguenze negative per la stabilità finanziaria.
Il trasferimento, a certe condizioni, degli oneri delle crisi al fondo finanziato dalle banche eviterà che si ripeta l’utilizzo di ingenti risorse pubbliche; la graduale mutualizzazione delle risorse del fondo contribuirà a recidere il legame tra le condizioni degli Stati e quelle delle banche, favorendo così l’integrazione dell’area.
Il recepimento della BRRD nell’ordinamento nazionale è destinato a incidere profondamente sulle modalità di gestione delle crisi, sia per le banche significative sia per le altre, attraverso l’introduzione di una serie di strumenti di risoluzione, alcuni dei quali molto innovativi per il nostro ordinamento.
Tutte le banche, incluse quelle di minori dimensioni, saranno interessate da novità rilevanti per quanto riguarda i piani di risanamento e i piani di risoluzione, pur essendo previsti alcuni criteri di proporzionalità.
In particolare, tutte le banche dovranno redigere e aggiornare i piani di risanamento, contenenti le misure da adottare per riequilibrare la situazione patrimoniale e finanziaria in caso di suo significativo deterioramento.
I piani saranno esaminati e approvati dalle autorità di vigilanza competenti, che potranno chiederne la revisione ove li giudichino inadeguati.
I piani di risoluzione, che saranno predisposti dall’autorità di risoluzione in cooperazione con le autorità di vigilanza, sono volti a individuare le azioni da porre in essere ove sia necessario avviare una procedura di risoluzione di una banca in crisi.
Il piano include la valutazione di risolvibilità, intesa come la possibilità di gestire ordinatamente la crisi senza ricorrere a interventi pubblici straordinari o della Banca centrale.
Per rimuovere gli ostacoli alla risolvibilità, le autorità di risoluzione disporranno di poteri incisivi, tra i quali la possibilità di limitare o far cessare lo svolgimento di alcune attività, di vietare lo sviluppo di nuove linee di business, di chiedere modifiche della struttura legale e operativa dei gruppi per ridurne la complessità e per isolare e separare le funzioni critiche svolte dall’intermediario.

Conclusioni

Nelle sue conclusioni il Capo del Dipartimento Vigilanza Bancaria e Finanziaria della Banca d’Italia ha dichiarato che “il contesto economico difficile, l’evoluzione della regolamentazione, la nuova dimensione europea della supervisione bancaria richiedono alle banche italiane di intraprendere un percorso di cambiamento”.
Secondo Barbagallo “l’integrazione è un obiettivo non più rinviabile per le BCC italiane. Occorre individuare soluzioni che favoriscano un assetto del sistema meno frammentato e meglio strutturato, capace di superare gli svantaggi della piccola dimensione ma allo stesso tempo di preservare i valori della cooperazione e della prossimità con il territorio che da sempre costituiscono il punto di forza delle banche locali.”

Allegato

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  • Carmelo Barbagallo, Capo del Dipartimento di Vigilanza Bancaria e Finanziaria della Banca d’Italia, “Le banche locali e di credito cooperativo in prospettiva:  vigilanza europea ed evoluzione normativaintervento del 12 febbraio 2015 alla Federazione delle cooperative Raiffeisen (pdf, 96 K, 14 pp.)

 

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