BCE

Le sfide dei nuovi sistemi di pagamento digitali (BCE, 30 novembre 2017)

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scritto da Agatino Grillo

Il 30 novembre e 1° dicembre 2017 la Banca d'Italia organizza, in collaborazione con la Banca Centrale Europea, una conferenza su "La trasformazione digitale nell'Ecosistema dei pagamenti al dettaglio", con l'obiettivo di condividere esperienze, analisi e ricerche effettuate nel campo dei pagamenti digitali al dettaglio con operatori di mercato, regolatori e ricercatori.
Per presentare l’evento, Ignazio Visco – Governatore della Banca d'Italia – ha pubblicato una breve nota (“Digital transformation of the retail payments ecosystem” qui in pdf) sui temi che la conferenza affronta.
Di seguito una sintesi dell’intervento di Ignazio Visco.

La trasformazione digitale del sistema dei pagamenti

  • Sintesi dell’intervento di Ignazio Visco - “Digital transformation of the retail payments eco system” (testo in inglese, pdf, 167.6 K, 5 pp.)

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La rapida evoluzione delle tecnologie digitali promette di apportare benefici, ma crea anche nuove sfide per il sistema di pagamento e per le parti interessate.
La trasformazione digitale della nostra società ha anche cambiato il tipo di strumenti di pagamento che utilizziamo.
Infatti, più utilizziamo i canali di distribuzione digitale nelle nostre spese al consumo, più abbiamo bisogno di forme digitali di denaro per pagare queste transazioni.
Ma c' è anche un cambiamento culturale dietro a questo processo.
Le carte di credito e di debito sono sempre più utilizzate nei negozi e in alcuni paesi le banconote non sono più il mezzo di pagamento più comune.
Grandi progressi tecnologici nel sistema finanziario stanno creando nuove opportunità per gli utenti dei pagamenti e tuttavia, esse pongono anche nuove sfide per gli intermediari tradizionali, che sono ora esposti all’accresciuta concorrenza delle piattaforme digitali che offrono anche servizi di pagamento.
Le banche non sono più (solo) in concorrenza tra loro, ma anche con le istituzioni non bancarie e devono affrontare le sfide che derivano dagli sviluppi della tecnologia finanziaria (Fintech).
Nel contesto europeo, le trasformazioni tecnologiche nel sistema di pagamento sono supportate anche da interventi normativi che incrementano la concorrenza e l'innovazione.
La nuova direttiva PSD2 (Payment Service Directive 2), che entrerà in vigore nel gennaio 2018, apre una strada stabile verso un'ulteriore innovazione disciplinando l'attività dei "fornitori terzi" (TPP - Third Parties Providers).
Si tratta di società Fintech che offrono servizi di “payment initiation” e “account information” sfruttando le nuove opportunità di business offerte da innovazione tecnologica, posizionandosi tra prestatori di servizi di pagamento e clienti finali.
La direttiva PSD2, pur imponendo alle banche di condividere le informazioni sui clienti con i TPP, prevede che l'attività di questi ultimi sia autorizzata e controllata dalle autorità di vigilanza.
Pertanto, promuovendo l'innovazione e la concorrenza, la direttiva mira a garantire condizioni di parità nel settore dei servizi di pagamento e a tutelare i consumatori.
Inoltre la direttiva si concentra sulla sicurezza dei servizi di pagamento, con l'obiettivo di raggiungere un elevato livello di armonizzazione attraverso un approccio normativo comune all'interno dell' Autorità bancaria europea (EBA): nell' ambito della direttiva PSD2, l'ABE è stata incaricata di elaborare norme e linee guida che migliorano la cooperazione tra tutte le autorità nazionali competenti.
In quanto fornitori di moneta, le banche centrali devono assicurarsi di essere all'avanguardia tecnologica nella loro produzione e, in qualità di autorità di regolamentazione, che i cittadini continuino a fidarsi del sistema, sia esso fisico o digitale.

Il programma della conferenza

Allegati

 

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La Vigilanza bancaria della BCE pubblica le priorità per il 2017 (16 dicembre 2016)

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  • Fonte: sito bankingsupervision.europa.eu
  • Tre aree di rischio fondamentali resteranno prioritarie nel 2017: i rischi connessi ai modelli imprenditoriali e alla redditività, il rischio di credito (con particolare attenzione ai crediti deteriorati) e la gestione dei rischi.
  • Nuova enfasi sugli effetti riconducibili alla Brexit e alla concorrenza proveniente dal settore della tecnofinanza.
  • Sotto osservazione anche le attività esternalizzate dalle banche e i relativi rischi.

La Banca centrale europea (BCE) ha oggi (15 dicembre 2016 ndr) pubblicato le proprie priorità per il 2017 concernenti la vigilanza degli enti creditizi significativi nell’area dell’euro.
L’attenzione è rivolta principalmente ai rischi fondamentali fronteggiati al momento dalle banche, tra cui la necessità di adattarsi a condizioni finanziarie quali la debole crescita economica nell’area dell’euro e le incertezze geopolitiche gestendo nel contempo le attività finanziarie preesistenti.
La Vigilanza bancaria della BCE si concentrerà quindi sui rischi legati ai modelli imprenditoriali e alla redditività, sul rischio di credito (con particolare riguardo ai crediti deteriorati) e sulla gestione dei rischi.
Queste aree rientravano già tra le priorità del 2016, ma per ciascuna di esse saranno ora approfonditi nuovi ambiti.
“La vigilanza bancaria è un settore dinamico. Il mondo in cui viviamo è mutato, come pure il contesto economico e regolamentare. Esamineremo più da vicino gli effetti derivanti per gli intermediari dalla Brexit, dal settore della tecnofinanza e dalle attività bancarie esternalizzate”, ha affermato Danièle Nouy, Presidente del Consiglio di vigilanza della BCE.
La BCE si soffermerà inoltre su specifiche classi di attività, adottando un nuovo approccio basato sulla combinazione di indagini in loco e a distanza, ad esempio nel caso dei prestiti a imprese del settore marittimo.
In aggiunta, la funzione di vigilanza intraprenderà una nuova analisi tematica per fare il punto delle attività esternalizzate dalle banche e verificare come queste gestiscano i relativi rischi.
È possibile che tali iniziative richiedano più di un anno.
La BCE concluderà anche diverse analisi tematiche già avviate, che riguardano fra l’altro il potenziale impatto dello standard internazionale di rendicontazione finanziaria IFRS 9 sulle banche e sulla loro aderenza ai principi stabiliti dal Comitato di Basilea in materia di aggregazione e segnalazione dei dati sui rischi. Lo standard, applicabile agli strumenti finanziari, entrerà in vigore nel 2018.
È inoltre in corso un’analisi mirata dei modelli interni tesa a valutare l’adeguatezza dei modelli interni di primo pilastro, utilizzati dalle banche per calcolare i requisiti patrimoniali minimi previsti per legge. L’esercizio comprende i rischi di credito, di mercato e di controparte; le relative verifiche in loco prenderanno il via nel primo semestre del 2017.

Esternalizzazione di funzioni aziendali (outsourcing)

Scrive la BCE:
“L’espansione della gamma di attività che le banche possono voler esternalizzare comporta l’insorgere di nuovi rischi connessi a questa pratica.
La vigilanza bancaria europea avvierà pertanto un’analisi tematica per fare il punto delle attività esternalizzate dalle banche e verificare come queste gestiscono i relativi rischi (anche di natura informatica)”.

Contatti

Per eventuali richieste gli organi di informazione sono invitati a contattare Uta Harnischfeger (tel. +49 69 1344 6321).
 
Banca centrale europea
Direzione Generale Comunicazione
Sonnemannstrasse 20, 60314 Frankfurt am Main, Germany
Tel. +49 69 1344 7455, E-mail: media@ecb.europa.eu, Internet: www.bankingsupervision.europa.eu

Allegato

SSM supervisory priorities 2017 - italiano (pdf, 34 K, 3 pp.

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European Central Bank (ECB) strongly supports new EU Anti-Money Laundering Directive (20 October 2016)

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Virtual currencies: while it is appropriate for the Union legislative bodies to regulate virtual currencies from the anti-money laundering and counter-terrorist financing perspectives, they should not seek in this particular context to promote a wider use of virtual currencies

On 19 August 2016 and 23 September 2016, the European Central Bank (ECB) received requests from the Council and the European Parliament respectively for an opinion on a proposal for a directive amending Directive (EU) 2015/849 on the prevention of the use of the financial system for the purposes of money laundering or terrorist financing and amending Directive 2009/101/EC (note 1), hereinafter the “proposed directive”.

Regulation of virtual currency exchange platforms and custodian wallet providers

The proposed directive expands the list of obliged entities to which Directive (EU) 2015/849 of the European Parliament and of the Council (note 2) applies in order to include providers engaged primarily and professionally in exchange services between `virtual currencies' and 'fiat currencies' (understood in the proposed directive to be currencies declared to be legai tender [note 3]) and wallet providers offering custodial services of credentials necessary to access virtual currencies (hereinafter 'custodia' wallet providers') (note 4).
The proposed directive also requires Member States to ensure that providers of exchanging services between virtual currencies and fiat currencies and custodian wallet providers are licensed or registered (note 5).
The ECB strongly supports these provisions, which are in line with the Financial Action Task Force (FATF) Recommendations (note 6), given that terrorists and other criminal groups are currently able to transfer money within virtual currency networks by concealing the transfers or by benefiting from a certain degree of anonymity on such exchange platforms.
The use of virtual currencies also poses greater risks than traditional means of payment in the sense that the transferability of virtual currency relies on the internet and is limited only by the capacity of the particular virtual currency's underlying network of computers and IT infrastructure.

Digital currencies do not necessarily have to be exchanged into legally established currencies

In this context, the ECB also mentions that digital currencies do not necessarily have to be exchanged into legally established currencies.
They could also be used to purchase goods and services, without requiring an exchange into a legal currency or the use of a custodial wallet provider.
Such transactions would not be covered by any of the control measures provided for in the proposal and could provide a means of financing illegal activities.

The Union legislative bodies should take care not to appear to promote the use of privately established digital currencies

The ECB recognises that the technological advances relating to the distributed ledger technology underlying alternative means of payment, such as virtual currencies, may have the potential to increase the efficiency, reach and choice of payment and transfer methods.
The Union legislative bodies should, however, take care not to appear to promote the use of privately established digital currencies, as such alternative means of payment are neither legally established as currencies, nor do they constitute legal tender issued by central banks and other public authorities (note 7)

The ECB has several concerns

The ECB has several concerns as regards the differences that exist between what the proposal refers to as 'fiat currencies' and `virtual currencies', one of which is the volatility associated with virtual currencies, which is typically higher than with currencies issued by central banks or whose issue is otherwise authorised by central banks, as this volatility does not always appear to be related to economic or financial factors.
Other concerns are that:
(a) unlike the holders of legally established currencies, the holders of virtual currency units typically have no guarantee that they will be able to exchange their units for goods and services or legal currency in the future;
(b) the reliance of economic actors on virtual currency units, if substantially increased in the future, could in principle affect the central banks' control over the supply of money with potential risks to price stability, although under current practice this risk is limited.

Thus, while it is appropriate for the Union legislative bodies consistent with the FATF’s recommendations, to regulate virtual currencies from the anti-money laundering and counter-terrorist financing perspectives, they should not seek in this particular context to promote a wider use of virtual currencies.

Notes

1) COM (2016) 450 final.
2) Directive (EU) 2015/849 of the European Parliament and of the Council of 20 May 2015 on the prevention of the use of the financial system for the purposes of money laundering or terrorist financing, amending Regulation (EU) No 648/2012 of the European Parliament and of the Council, and repealing Directive 2005/60/EC of the European Parliament and of the Council and Commission Directive 2006/70/EC (OJ L 141, 5.6.2015, p. 73).
3) See recital 6 of the proposed directive.
4) See recital 6 and point (1) of Article 1 of the proposed directive.
5) See point (16) of Article 1 of the proposed directive.
6) See the ATF's 'International Standards on Combating Money Laundering and the Financing of Terrorism & Proliferation: The FATF Recommendations' (February 2012). See also the `FATF Report Virtual Currencies Key Definitions and Potential AML/CFT Risks' (June 2014) and the FATF `Guidance for a risk-based approach - Virtual Currencies' (June 2015). All documents are available on the FATF's website at: www.fatf-gafi.org.
7) See page 13 of the Explanatory Memorandum accompanying the proposed directive and recitals 6 and 7 of the proposed directive. See also the European Parliament Committee on Economic and Monetary Affairs' Draft report on virtual currencies (2016/2007 (INI)) of 23 February 2016.

Annex

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  • Opinion of the European Central Bank of 12 October 2016 on a proposal for a directive of the European Parliament and of the Council amending Directive (EU) 2015/849 on the prevention of the use of the financial system for the purposes of money laundering or terrorist financing and amending Directive 2009/101/EC - CON/2016/49 (pdf, 68 K, 8 pp.),

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Banca d’Italia – Vigilanza BCE: priorità per il 2016 (8 gennaio 2016)

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  • Fonte: comunicato stampa di Bankit (qu in pdf)

(Di seguito il testo integrale della comunicato stampa di Bankit e il paragrafo “Governo dei rischi e qualità dei dati” del testo della BCE citato da Bankit)

La funzione di vigilanza bancaria della BCE pubblica le priorità per il 2016

La funzione di vigilanza bancaria della BCE ha individuato cinque ambiti di approfondimento per il 2016.
Le priorità si fondano sulla valutazione dei rischi fondamentali che le banche si trovano ad affrontare.
Per ciascun rischio saranno intraprese iniziative di vigilanza.

Il 6 gennaio 2016 la Banca centrale europea (BCE) ha oggi pubblicato https://www.bankingsupervision.europa.eu/press/pr/date/2016/html/sr16010... le proprie priorità per il 2016 concernenti la vigilanza degli enti crediti zi significativi nell’area dell’euro.
Cinque ambiti di approfondimento sono stati definiti in base alla valutazione dei rischi fondamentali a cui le banche devono far fronte nel contesto attuale.
Il rischio di modello imprenditoriale e di redditività è stato considerato il più elevato, seguito da altri aspetti essenziali la cui rilevanza varia fra i paesi dell’area.
“Con l’inizio del secondo anno completo di vigilanza bancaria condotta a livello dell’area dell’euro, vogliamo indicare subito con trasparenza gli obiettivi che guideranno il nostro operato”, ha dichiarato Danièle Nouy, Presidente del Consiglio di vigilanza della BCE.
“Le priorità rappresentano uno strumento essenziale per coordinare le azioni di vigilanza sulle diverse banche in maniera armonizzata e proporzionata, al tempo stesso contribuendo a realizzare condizioni di parità e fornendo sostegno alla crescita”.
Le cinque priorità di vigilanza per il 2016 sono:

● rischio di modello imprenditoriale e di redditività
● rischio di credito
● adeguatezza patrimoniale
● governo dei rischi e qualità dei dati
●liquidità

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Per ciascuna priorità saranno intraprese diverse iniziative di vigilanza.
In alcuni casi è possibile che la piena attuazione richieda più di un anno.
A livello delle singole banche, potrebbe essere necessario adeguare l’attività di vigilanza al profilo di rischio specifico di ciascun ente creditizio.
Un’esposizione più dettagliata delle priorità di vigilanza per il 2016 è disponibile (ita e english)  nel sito Internet della BCE dedicato alla vigilanza bancaria (“Banking Supervision”).
Per eventuali richieste gli organi di informazione sono invitati a contattare Rolf Benders

Governo dei rischi e qualità dei dati

Il governo dei rischi delle banche sarà valutato tenendo conto del contesto caratterizzato da scarsa redditività e dalla conseguente ricerca di rendimento, nonché dell’abbondante offerta di finanziamento a costi contenuti da parte delle banche centrali.
Inoltre, come ha messo in luce la crisi finanziaria, gli organi di gestione delle banche non hanno sempre avuto a disposizione le informazioni sui rischi necessarie ad assumere valide decisioni imprenditoriali e di gestione dei rischi.
Una delle priorità dell’MVU è definire chiaramente le aspettative di vigilanza che gli enti creditizi dovrebbero soddisfare al riguardo.
Ci si attende che gli organi aziendali esigano e ottengano adeguate informazioni sui rischi, per poter valutare approfonditamente se le decisioni imprenditoriali comportino livelli di rischio coerenti con gli standard di propensione al rischio e i limiti all’assunzione dei rischi stabiliti dall’ente stesso.
La qualità dei dati e la capacità di aggregazione dei rischi a livello di impresa sono un presupposto essenziale per l’adozione di valide decisioni basate sul rischio e, di conseguenza, per un adeguato governo dei rischi.
L’MVU condurrà quindi un’analisi tematica sulla conformità degli enti creditizi ai principi per l’efficace aggregazione e segnalazione dei dati sui rischi fissati dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria (Basel Committee on Banking Supervision, BCBS).
L’analisi sarà anche di sostegno agli interventi varati a seguito dell’analisi tematica sul governo dei rischi e sulla propensione al rischio condotta dall’MVU nel 2015.
Infine, poiché la qualità e la sicurezza dei dati richiedono infrastrutture informatiche all’avanguardia, l’analisi comprende anche i rischi informatici.

Allegato

  • BCE, “La funzione di vigilanza bancaria della BCE pubblica le priorità per il 2016”, 6 gennaio 2016 (allegato in italiano – pdf - e inglese - pdf)

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Banca d’Italia: “La supervisione europea richiede alle banche italiane un percorso di cambiamento” (13 febbraio 2015)

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  • Fonte: intervento  di Carmelo Barbagallo, responsabile Vigilanza di Bankitalia, su banche locali e di credito cooperativo e vigilanza europea (pdf, 96 K, 14 pp.)

Debolezze nell’assetto dei controlli interni, in assenza di adeguate risorse e professionalità, determinano il disallineamento dell’attività della banca rispetto ai canoni di sana e prudente gestione

Il 12 febbraio 2015 Carmelo Barbagallo, Capo del Dipartimento Vigilanza Bancaria e Finanziaria della Banca d’Italia, è intervenuto su “Le banche locali e di credito cooperativo in prospettiva: vigilanza europea ed evoluzione normativa”, presso la Federazione delle cooperative Raiffeisen, Bolzano.
Qui (pdf, 96 K, 14 pp.) il testo completo del suo intervento.
Di seguito una sintesi dei passaggi più significativi.

Sintesi

Barbagallo si è soffermato dapprima sulle principali difficoltà che il prolungarsi della crisi sta comportando per le banche locali, per effetto di debolezze sia congiunturali sia strutturali per poi svolgere alcune considerazioni sulle profonde innovazioni in atto nell’assetto normativo e istituzionale della vigilanza bancaria e sull’impulso che ne deriva, in particolare per il sistema del credito cooperativo, a intraprendere un percorso di riforma.

Il Meccanismo di Vigilanza Unico (MVU) e le “disfunzioni” delle banche locali e BCC

Secondo Barbagallo le banche locali italiane e, in particolare, le BCC si presentano all’avvio del Meccanismo di Vigilanza Unico europeo (MVU) “connotate da debolezze di natura sia strutturale sia congiunturale”.
Sul piano tecnico, esse devono fronteggiare tre principali criticità: la rischiosità del credito, in considerazione dell’elevata incidenza delle partite deteriorate e del basso livello di copertura delle stesse; la debolezza della redditività; i vincoli a una rapida ricapitalizzazione connessi con l’organizzazione cooperativa in un contesto di elevata frammentazione.
Sul piano strategico e gestionale, rilevano le esigenze di ammodernamento e innovazione del modello di servizio e, conseguentemente, di adeguamento delle professionalità.
“La capacità di risposta delle banche del territorio appare tuttavia limitata, anche a causa delle debolezze presenti negli assetti di governance”.
La Banca d’Italia le sottolinea da lungo tempo:
(i) scarsa dialettica all’interno dei board e assenza di effettivi contrappesi alle figure apicali, a causa di fattori che limitano la funzionalità degli organi, quali le competenze non adeguate e non abbastanza diversificate, il limitato ricambio, anche generazionale, degli esponenti, il numero elevato di membri;
(ii) presenza frequente di conflitti di interesse, cui non corrisponde l’attivazione di efficaci processi interni di prevenzione e gestione;
(iii) carenze dei meccanismi di pianificazione, che si riflettono in ritardi e scarsa lungimiranza delle scelte strategiche;
(iv) debolezze nell’assetto dei controlli interni che, in assenza di adeguate risorse e professionalità, determinano il disallineamento dell’attività della banca rispetto alle strategie e alle politiche aziendali e ai canoni di sana e prudente gestione.
Sempre più spesso tali disfunzioni sfociano in situazioni di dissesto.
Ciò nondimeno, l’esame delle autovalutazioni condotte dalle banche locali continua a evidenziare in numerosi casi una consapevolezza ancora ridotta nei vertici aziendali riguardo alla necessità di migliorare in maniera sostanziale i meccanismi di governo interno.
Un ulteriore aspetto di attenzione è rappresentato dalla qualità e dalla trasparenza del rapporto tra il management delle banche locali, specie cooperative, e le basi sociali. In un contesto che richiede scelte strategiche e gestionali accorte e lungimiranti, riguardanti talora la necessità di considerare operazioni straordinarie, non sempre il management mostra capacità di promuovere il coinvolgimento consapevole dei soci e di neutralizzare conflittualità e inopportuni campanilismi.

L’evoluzione in atto nell’assetto normativo e istituzionale di vigilanza

Dal 1° gennaio 2016 il Meccanismo unico di vigilanza (MVU) sarà affiancato da un unico Meccanismo di risoluzione (MRU), cui spetterà la responsabilità per la gestione delle crisi bancarie nell’intera area.
Il Meccanismo di risoluzione prevede un fondo alimentato da tutte le banche dell’area e un Comitato di risoluzione unico (Single Resolution Board) a cui saranno affidate le decisioni sull’avvio della risoluzione e sulla gestione delle relative procedure, ivi incluse le decisioni sull’uso delle risorse del fondo.
Come il MVU poggia su un insieme di regole prudenziali armonizzate, così il MRU presuppone gli strumenti di gestione delle crisi e i regimi nazionali armonizzati previsti dalla direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche (cosiddetta BRRD – Banking Recovery and Resolution Directive).
Si tratta di strumenti e regole che mirano a prevenire il deterioramento delle situazioni di difficoltà fin dalle loro prime manifestazioni (early intervention) e a pianificare la gestione e risoluzione delle crisi nell’ottica di minimizzarne gli oneri per risparmiatori e contribuenti e le conseguenze negative per la stabilità finanziaria.
Il trasferimento, a certe condizioni, degli oneri delle crisi al fondo finanziato dalle banche eviterà che si ripeta l’utilizzo di ingenti risorse pubbliche; la graduale mutualizzazione delle risorse del fondo contribuirà a recidere il legame tra le condizioni degli Stati e quelle delle banche, favorendo così l’integrazione dell’area.
Il recepimento della BRRD nell’ordinamento nazionale è destinato a incidere profondamente sulle modalità di gestione delle crisi, sia per le banche significative sia per le altre, attraverso l’introduzione di una serie di strumenti di risoluzione, alcuni dei quali molto innovativi per il nostro ordinamento.
Tutte le banche, incluse quelle di minori dimensioni, saranno interessate da novità rilevanti per quanto riguarda i piani di risanamento e i piani di risoluzione, pur essendo previsti alcuni criteri di proporzionalità.
In particolare, tutte le banche dovranno redigere e aggiornare i piani di risanamento, contenenti le misure da adottare per riequilibrare la situazione patrimoniale e finanziaria in caso di suo significativo deterioramento.
I piani saranno esaminati e approvati dalle autorità di vigilanza competenti, che potranno chiederne la revisione ove li giudichino inadeguati.
I piani di risoluzione, che saranno predisposti dall’autorità di risoluzione in cooperazione con le autorità di vigilanza, sono volti a individuare le azioni da porre in essere ove sia necessario avviare una procedura di risoluzione di una banca in crisi.
Il piano include la valutazione di risolvibilità, intesa come la possibilità di gestire ordinatamente la crisi senza ricorrere a interventi pubblici straordinari o della Banca centrale.
Per rimuovere gli ostacoli alla risolvibilità, le autorità di risoluzione disporranno di poteri incisivi, tra i quali la possibilità di limitare o far cessare lo svolgimento di alcune attività, di vietare lo sviluppo di nuove linee di business, di chiedere modifiche della struttura legale e operativa dei gruppi per ridurne la complessità e per isolare e separare le funzioni critiche svolte dall’intermediario.

Conclusioni

Nelle sue conclusioni il Capo del Dipartimento Vigilanza Bancaria e Finanziaria della Banca d’Italia ha dichiarato che “il contesto economico difficile, l’evoluzione della regolamentazione, la nuova dimensione europea della supervisione bancaria richiedono alle banche italiane di intraprendere un percorso di cambiamento”.
Secondo Barbagallo “l’integrazione è un obiettivo non più rinviabile per le BCC italiane. Occorre individuare soluzioni che favoriscano un assetto del sistema meno frammentato e meglio strutturato, capace di superare gli svantaggi della piccola dimensione ma allo stesso tempo di preservare i valori della cooperazione e della prossimità con il territorio che da sempre costituiscono il punto di forza delle banche locali.”

Allegato

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  • Carmelo Barbagallo, Capo del Dipartimento di Vigilanza Bancaria e Finanziaria della Banca d’Italia, “Le banche locali e di credito cooperativo in prospettiva:  vigilanza europea ed evoluzione normativaintervento del 12 febbraio 2015 alla Federazione delle cooperative Raiffeisen (pdf, 96 K, 14 pp.)

 

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BIS “Cyber resilience in financial market infrastructures” (13 novembre 2014)

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La sicurezza informatica è pertanto un tema di fondamentale importanza a livello globale per le infrastrutture finanziarie e più in generale per l’intero settore bancario e finanziario

Negli ultimi anni gli incidenti di sicurezza informatica sono diventati sempre più frequenti coinvolgendo tutti i settori dell’economia e in particolar modo quello finanziario.
Le minacce informatiche sono sempre più complesse e in rapida evoluzione ed hanno origini e motivazioni diverse.
L’11 novembre 2014 il Committee on Payments and Market Infrastructures (CPMI) ha pubblicato il documento “Cyber resilience in financial market infrastructures”  (pdf, 242 K, 19 pp.) che prende in rassegna metodi e buone pratiche utilizzate presso le infrastrutture dei mercati finanziari (financial market infrastructures - FMI) per rafforzare la propria resilienza informatica (cioè la capacità di “resistere ad incidenti garantendo la disponibilità dei servizi erogati” ndr).
Il rapporto del CPMI sottolinea che la resilienza informatica è sempre più una priorità per le FMI anche se l’analisi, come rivelano le interviste realizzate per lo studio, dimostra che ci sono significative differenze per quanto riguarda gli approcci alla resilienza tra le FMI.
Questi approcci infatti si basano su combinazioni molteplici di diversi fattori: le persone, la tecnologia, i processi, la comunicazione.
Per far fronte alle diverse minacce, che riguardano la riservatezza, la disponibilità e l’integrità di dati e servizi, devono essere adottate misure di prevenzione e ripristino.
Il rapporto ha rilevato che eventi di estrema gravità possono compromettere la capacità delle FMI di ripristinare i servizi entro due ore dalla rilevazione di un attacco informatico e di ripristinare i servizi (complete settlement ndr) prima che finisca il giorno in cui ha avuto luogo l’incidente come richiesto dai “requisiti chiave” nel modello di gestione del rischio riportato nel documento “Principles for Financial Market Infrastructures” di CPMI-IOSCO).

La relazione conclude che, dato che una delle caratteristiche distintive delle FMI è la loro interconnessione, l’interruzione dei servizi in una FMI può propagarsi ad altri soggetti collegati. Inoltre dato che le minacce informatiche sono sovranazionali occorre un approccio di mitigazione del rischio non limitato ad una singola nazione o istituto.
Ciò richiede stretta cooperazione e comunicazione tra le FMI, le banche centrali e le altre autorità di vigilanza in materia di resilienza informatica.
La sicurezza informatica è pertanto un tema di fondamentale importanza a livello globale per le infrastrutture finanziarie e più in generale per l’intero settore bancario e finanziario.
Il CPMI intende cooperare con le altre autorità internazionali e gli organismi che pubblicano gli standard di riferimento per analizzare ulteriormente i problemi di resilienza legati alle infrastrutture critiche anche in relazione alle implicazioni riguardanti la stabilità finanziaria in caso di attacchi informatici.

Allegato

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  • Committee on Payments and Market Infrastructures, “Cyber resilience in financial market infrastructures”, 11 novembre 2014 (pdf, 242 K, 19 pp.)

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Banca d’Italia: “Entrata in funzione del Single Supervisory Mechanism. Effetti sulla vigilanza” (4 novembre 2014)

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  • Fonte: Comunicato di Banca d’Italia (qui in pdf, 271 K, 2 pp.)

Entrata in funzione del Single Supervisory Mechanism. Effetti sui procedimenti amministrativi di vigilanza di competenza della Banca d’Italia

Il Regolamento UE n. 1024/2013 del 15 ottobre 2013 ha attribuito alla Banca centrale europea (BCE) compiti specifici in materia di vigilanza prudenziale degli enti creditizi, in cooperazione con le autorità di vigilanza nazionali dei Paesi partecipanti, nel quadro del Single Supervisory Mechanism (SSM).
La BCE assume i compiti attribuiti da tale Regolamento il 4 novembre 2014; essi sono esercitati con l’assistenza della Banca d’Italia, con le modalità previste dal Regolamento della Banca centrale europea n. 468/2014 del 16 aprile 2014.
Le relative decisioni verranno prese, su proposta del Consiglio di vigilanza, dal Consiglio direttivo della BCE; la Banca d’Italia è rappresentata in entrambi tali organi decisionali.

1.Principali modifiche per l’attività di vigilanza della Banca d'Italia

A partire dal 4 novembre 2014, in base al Regolamento UE n. 1024/2013, la BCE, con l’assistenza della Banca d’Italia, è responsabile per la vigilanza prudenziale sulle banche significative, come individuate nella lista pubblicata dalla BCE in data 4 settembre 2014.
Inoltre, vi sono nel Regolamento previsioni specifiche che riguardano tutte le banche, in relazione ad alcune specifiche tipologie di procedimenti di vigilanza (cd. “procedimenti comuni”).
In particolare:

  1. l’istanza di autorizzazione all’attività bancaria, per un ente che avrà sede legale e direzione generale in Italia, è presentata alla Banca d’Italia. Quest’ultima, valutata la sussistenza delle condizioni di autorizzazione previste dal diritto nazionale, propone alla BCE il rilascio dell’autorizzazione. Negli altri casi, la Banca d’Italia respinge la domanda di autorizzazione. L’autorizzazione si considera rilasciata dalla BCE in assenza di comunicazioni nel termine normativamente previsto per il rilascio dell’autorizzazione (art. 14 del Regolamento UE n. 1024/2013). Per quanto concerne i termini procedimentali, i Regolamenti UE fanno richiamo a quanto previsto dal diritto nazionale;
  2. la revoca dell’autorizzazione all’attività bancaria può essere disposta, a seconda dei casi, su iniziativa della BCE o su proposta della Banca d'Italia; la revoca è disposta dalla BCE (art. 14 del Regolamento UE n. 1024/2013), fermo restando il potere della Banca d’Italia di proporre al MEF la liquidazione coatta amministrativa ai sensi degli artt. 80 e seguenti del testo unico bancario;
  3. nel caso di acquisizione di partecipazioni qualificate in un ente creditizio avente sede legale e direzione generale in Italia, l’istanza di autorizzazione è presentata alla Banca d'Italia. Essa valuta l’acquisizione proposta e trasmette alla BCE l’istanza e successivamente una proposta in ordine al rilascio dell’autorizzazione. La BCE decide quindi se vietare l’acquisizione “sulla base dei criteri di valutazione stabiliti dal 6 Pag. ½ pertinente diritto dell’Unione, conformemente alla procedura ed entro i termini per la valutazione ivi stabiliti” (art. 15 del Regolamento UE n. 1024/2013).

2. Effetti sulla normativa della Banca d'Italia a rilevanza esterna

Il Regolamento della Banca d'Italia del 25 giugno 2008 disciplina i procedimenti amministrativi di vigilanza per tutti i soggetti vigilati e, nell’elenco allegato, individua ai sensi della legge n.241/1990 i termini e le unità organizzative responsabili per ogni singola fattispecie procedimentale.
Tale elenco dovrà essere aggiornato per tenere conto dell’avvio del SSM e delle disposizioni di vigilanza nel frattempo emanate.
Nelle more di tale revisione, il Regolamento del 25 giugno 2008 – come modificato dal Provvedimento della Banca d’Italia del 21 gennaio 2014, in particolare ai fini dell’individuazione delle unità organizzative responsabili -è applicabile in quanto compatibile con il Regolamento UE n. 1024/2013 e con il Regolamento UE n. 468/2014.

Il Governatore IGNAZIO VISCO
Delibera 568/2014

 

ComplianceNet: 

Dalla BCE la nuova Guida alla Vigilanza Bancaria (Diritto Bancario.it, 1° ottobre 2014)

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In data 30 settembre 2014, la BCE ha pubblicato la «Guida alla Vigilanza Bancaria» (pdf, 713 K,  49 pp.), con l’obiettivo di fornire alle parti interessate alcune indicazioni pratiche in vista dell’avvio della Banking Union. Inizia, così, a prender forma il Sistema di Supervisione Unico sul settore bancario europeo, operativo dal 4 novembre 2014.
La Guida descrive in modo dettagliato il regime operativo del Meccanismo di Vigilanza Unico.
In particolare, si sofferma sull’esercizio dei controlli, descrivendone principi e modalità di funzionamento.
Vengono, altresì, indicate le caratteristiche della relativa struttura operativa, i criteri di ripartizione dei compiti tra le autorità (europee e nazionali) e i rispettivi ambiti di applicazione, il processo decisionale e il ciclo di vigilanza.
È bene tener presente che si versa in presenza di una guida che, per esplicita ammissione della BCE, “non è un documento giuridicamente vincolante e non può in alcun modo sostituire i requisiti normativi stabiliti nel diritto dell’UE applicabile”.

Indice del documento

Premessa

  1. Introduzione
  2. Principi in materia di vigilanza
  3. Il funzionamento dell’MVU
    • Ripartizione dei compiti tra la BCE e le ANC
    • Processo decisionale nell’ambito dell’MVU
    • Struttura organizzativa dell’MVU
    • Ciclo di vigilanza
  4. Esercizio della vigilanza nell’MVU
    • Autorizzazioni, acquisizioni di partecipazioni qualificate, revoca delle autorizzazioni
    • Vigilanza degli enti significativi
    • Vigilanza degli enti meno significativi
    • Qualità complessiva e controllo della pianificazione
  5. Abbreviazioni

Allegato

  • Banca Centrale Europea, “Guida alla vigilanza bancaria”, 30 settembre 2014 (pdf, 713 K,  49 pp.)

Articoli collegati su BCE

ComplianceNet: 

BCE: “Elenco dei soggetti vigilati significativi” (4 settembre 2014)

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  • Fonte: Banca Centrale Europea, “Elenco dei soggetti vigilati significativi ed elenco degli enti creditizi meno significativi” 4 settembre 2014 (pdf  , 1 M ,112 pp.), da pag. 2 a pag. 3 e da pag 18 a pag 20

La Banca Centrale Europea (BCE) ha reso pubblico l’elenco definitivo dei 120 Istituti di credito ritenuti “significativi” (significant credit institutions) che saranno soggetti alla vigilanza diretta della BCE dal 4 novembre 2014. Tra loro 14 gruppi bancari italiani.
Di seguito l’elenco dei 14 gruppi bancari italiani sottoposti alla vigilanza BCE (anche in formato xls , ods e csv).

A. Elenco dei soggetti vigilati significativi

Ai sensi dell’articolo 49, paragrafo 1, del Regolamento (UE) n. 468/2014 della Banca centrale europea (BCE/2014/17)1 (regolamento quadro sull’MVU), la BCE ha pubblicato un elenco contenente il nome dei soggetti (nota 2) e gruppi vigilati (nota 3) che ricadono sotto la vigilanza diretta della BCE (“soggetti vigilati significativi” e “gruppi vigilati significativi”, secondo la definizione di cui all’articolo 2, punti 16) e 22) del regolamento quadro sull’MVU [nota4]), indicando per ciascuno la motivazione specifica della vigilanza diretta e, in caso di classificazione come significativo sulla base del criterio delle dimensioni, il valore totale delle attività del soggetto o del gruppo vigilato.

B. Elenco degli enti creditizi meno significativi

La BCE ha altresì pubblicato l’elenco dei soggetti che ricadono sotto la vigilanza delle autorità nazionali competenti (ANC). Ai sensi dell’articolo 49, paragrafo 2, del regolamento quadro sull’MVU l’elenco contiene il nome dei soggetti vigilati di cui all’articolo 2, punto 20) (nota 5) in combinato disposto con l’articolo 2, punto 7)6 del regolamento quadro sull’MVU, denominati “enti vigilati meno significativi” in conformità con l’articolo 6, paragrafo 4 del regolamento sull’MVU, nonché il nome della rispettiva ANC di competenza.
Le voci contrassegnate con un asterisco (*) si riferiscono a soggetti vigilati che, pur rispondendo a uno dei criteri previsti dal regolamento sull’MVU e risultando quindi classificabili quali significativi, sono stati nondimeno fatti rientrare dalla BCE fra gli enti meno significativi in considerazione di circostanze specifiche, in conformità con il quinto comma dell’articolo 6, paragrafo 4 del regolamento sull’MVU e con l’articolo 70 del regolamento quadro sull’MVU.
Entrambi gli elenchi, compilati in base alle informazioni fornite dalle ANC con data di riferimento il 30 giugno 2014, tengono altresì conto di successivi aggiornamenti pervenuti dalle ANC.
La BCE provvederà al regolare aggiornamento degli elenchi.

Tabella riepilogativa dei soggetti vigilati significativi per l'Italia

Italia

Paese di stabilimento dei soggetti del gruppo

Motivo di significatività

Banca Carige S.p.A. – Cassa di Risparmio di Genova e Imperia

 

Dimensioni (attività totali: EUR 30-50 mld)

Banca Cesare Ponti S.p.A.

Italia

 

Banca Carige Italia S.p.A.

Italia

 

Cassa di Risparmio di Carrara S.p.A.

Italia

 

Banca del Monte di Lucca S.p.A.

Italia

 

Cassa di Risparmio di Savona S.p.A.

Italia

 

Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A.

 

Dimensioni (attività totali: EUR 150-200 mld)

"Monte dei Paschi di Siena Leasing & Factoring, Banca per

 

 

i Servizi Finanziari alle Imprese S.p.A."

Italia

 

Mps Capital Services Banca per le Imprese S.p.A.

Italia

 

Banca Monte Paschi Belgio

Belgio

 

Monte Paschi Banque S.A.

Francia

 

Banco Popolare – Società Cooperativa

 

Dimensioni (attività totali: EUR 150-200 mld)

Banca Italease S.p.A.

Italia

 

Aletti & C. Banca di Investimento Mobiliare S.p.A.

Italia

 

Banco Popolare Luxembourg S.A.

Lussemburgo

 

Banca Popolare dell’Emilia Romagna Società Cooperativa

 

Dimensioni (attività totali: EUR 50-75 mld)

Banco di Sardegna S.p.A.

Italia

 

Banca Popolare del Mezzogiorno S.p.A.

Italia

 

Banca della Campania S.p.A.

Italia

 

Banca Popolare di Ravenna S.p.A.

Italia

 

Banca di Sassari S.p.A.

Italia

 

Cassa di Risparmio di Bra S.p.A.

Italia

 

"Banca Popolare dell’Emilia Romagna (Europe)

 

 

International S.A."

Lussemburgo

 

Banca Popolare di Milano– Società Cooperativa a Responsabilità Limitata

 

Dimensioni (attività totali: EUR 30-50 mld)

Banca Akros S.p.A.

Italia

 

Webank S.p.A.

Italia

 

Banca Popolare di Mantova S.p.A.

Italia

 

Banca Popolare di Sondrio, Società Cooperativa per Azioni

 

Dimensioni (attività totali: EUR 30-50 mld)

Banca Popolare di Vicenza – Società Cooperativa per Azioni

 

Dimensioni (attività totali: EUR 30-50 mld)

Farbanca S.p.A.

Italia

 

Banca Nuova S.p.A.

Italia

 

Barclays Bank PLC (Italy)

 

Dimensioni (attività totali: EUR 30-50 mld)

ICCREA Holding S.p.A.

 

Dimensioni (attività totali: EUR 30-50 mld)

ICCREA Bancaimpresa S.p.A.

Italia

 

Banca per lo Sviluppo della Cooperazione di Credito S.p.A.

Italia

 

ICCREA Banca S.p.A. – Istituto Centrale del Credito Cooperativo

Italia

 

Intesa Sanpaolo S.p.A.

 

Dimensioni (attività totali: EUR 500-1.000 mld)

Banco di Napoli S.p.A.

Italia

 

Banca di Credito Sardo S.p.A.

Italia

 

Intesa Sanpaolo Private Banking S.p.A.

Italia

 

Banca di Trento e Bolzano Società per Azioni – Bank Fur Trient Und Bozen AG

Italia

 

Banca Imi S.p.A.

Italia

 

Banca Fideuram S.p.A.

Italia

 

Banca Prossima S.p.A

Italia

 

Cassa dei Risparmi di Forlì e della Romagna S.p.A.

Italia

 

Cassa di Risparmio di Firenze S.p.A.

Italia

 

Cassa di Risparmio del Veneto S.p.A.

Italia

 

Cassa di Risparmio del Friuli Venezia Giulia S.p.A.

Italia

 

Cassa di Risparmio di Venezia S.p.A.

Italia

 

Cassa di Risparmio in Bologna S.p.A.

Italia

 

Banca Monte Parma S.p.A.

Italia

 

Mediocredito Italiano S.p.A.

Italia

 

Istituto per lo Sviluppo Economico dell’Italia Meridionale - (I.Sv.E.I.Mer.) – S.p.A.

Italia

 

Cassa di Risparmio della Provincia di Viterbo S.p.A.

Italia

 

Cassa di Risparmio di Civitavecchia S.p.A.

Italia

 

Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia

Italia

 

Cassa di Risparmio di Rieti S.p.A.

Italia

 

Casse di Risparmio dell’Umbria S.p.A.

Italia

 

Banca dell’Adriatico S.p.A.

Italia

 

Intesa Sanpaolo Bank Ireland Plc

Irlanda

 

Fideuram Bank (Luxembourg) S.A.

Lussemburgo

 

Société Européenne De Banque S.A.

Lussemburgo

 

Všeobecná úverová banka, a.s.

Slovacchia

 

Banka Koper d.d.

Slovenia

 

“Allfunds” Bank, S.A.

Spagna

 

Mediobanca – Banca di Credito Finanziario S.p.A.

 

Dimensioni (attività totali: EUR 75-100 mld)

CheBanca! S.p.A.

Italia

 

Mediobanca International (Luxembourg) S.A.

Lussemburgo

 

UniCredit S.p.A.

 

Dimensioni (attività totali: EUR 500-1.000 mld)

Finecobank Banca Fineco S.p.A.

Italia

 

UniCredit Credit Management Bank S.p.A.

Italia

 

UniCredit Bank Austria AG

Austria

 

Leasfinanz Bank GmbH

Austria

 

Schoellerbank AG

Austria

 

Bank Austria Wohnbaubank AG

Austria

 

FactorBank AG

Austria

 

direktanlage.at AG

Austria

 

card complete Service Bank AG

Austria

 

DC Bank AG

Austria

 

UniCredit Bank AG

Germania

 

Bankhaus Neelmeyer AG

Germania

 

DAB Bank AG

Germania

 

UniCredit Bank Ireland plc

Irlanda

 

UniCredit International Bank (Luxembourg) S.A.

Lussemburgo

 

UniCredit Luxembourg S.A.

Lussemburgo

 

Unicredit Banka Slovenija d.d.

Slovenia

 

Unione di Banche Italiane Società Cooperativa per Azioni

 

Dimensioni (attività totali: EUR 125-150 mld)

Banca Carime S.p.A.

Italia

 

Ubi Banca Private Investment S.p.A.

Italia

 

Iw Bank S.p.A.

Italia

 

Banca di Valle Camonica – S.p.A.

Italia

 

Banco di Brescia San Paolo cab S.p.A.

Italia

 

Banca Popolare Commercio e Industria S.p.A

Italia

 

Banca Popolare di Ancona S.p.A.

Italia

 

Banca Popolare di Bergamo S.p.A.

Italia

 

Banca Regionale Europea S.p.A

Italia

 

Ubi Banca International S.A.

Lussemburgo

 

Veneto Banca S.C.p.A.

 

Dimensioni (attività totali: EUR 30-50 mld)

Banca Intermobiliare di Investimenti e Gestioni S.p.A.

Italia

 

Banca Apulia S.p.A.

Italia

 

Banca Ipibi Financial Advisory S.p.A.

Italia

 

 

Note al testo

  1. Regolamento (UE) n. 468/2014 della Banca centrale europea, del 16 aprile 2014, che istituisce il quadro di cooperazione nell’ambito del Meccanismo di vigilanza unico tra la Banca centrale europea e le autorità nazionali competenti e con le autorità nazionali designate (regolamento quadro sull’MVU) (BCE/2014/17), cfr. GU L 141 del 14.5.2014, pag. 1.
  2. Per “soggetto vigilato” si intende uno qualsiasi dei seguenti soggetti: a) un ente creditizio insediato in uno Stato membro partecipante; b) una società di partecipazione finanziaria insediata in uno Stato membro partecipante; c) una società di partecipazione finanziaria mista insediata in uno Stato membro partecipante, purché soddisfi le condizioni di cui all’articolo 2 punto 21), lettera b) del regolamento quadro sull’MVU; d) una succursale stabilita in uno Stato membro partecipante da un ente creditizio insediato in uno Stato membro non partecipante.
  3. Secondo la definizione di cui all’articolo 2, punto 21) del regolamento quadro sull’MVU.
  4. Per “soggetto vigilato significativo” si intende sia a) un soggetto vigilato significativo in uno Stato membro dell’area dell’euro, sia b) un soggetto vigilato significativo in uno Stato membro partecipante non appartenente all’area dell’euro. Per “gruppo vigilato significativo” si intende un gruppo vigilato che si qualifica come gruppo vigilato significativo ai sensi di una decisione della BCE adottata in base all’articolo 6, paragrafo 4 o all’articolo 6, paragrafo 5, lettera b), del Regolamento (UE) n. 1024/2013 del Consiglio, del 15 ottobre 2013, che attribuisce alla Banca centrale europea compiti specifici in merito alle politiche in materia di vigilanza prudenziale degli enti creditizi (regolamento sull’MVU), cfr. GU L 287 del 29.10.2013, pag. 63.
  5. Cfr. nota 2.
  6. Per “soggetto vigilato meno significativo” si intende sia a) un soggetto vigilato meno significativo in uno Stato membro dell’area dell’euro, sia b) un soggetto vigilato meno significativo in uno Stato membro non appartenente all’area dell’euro che sia uno Stato membro partecipante.

Allegati

  • Tabella riepilogativa dei soggetti vigilati significativi per l'Italia - schema in formato excel (xls, 37 K)
  • Tabella riepilogativa dei soggetti vigilati significativi per l'Italia - schema in formato openoffice (ods, 17 K)
  • Tabella riepilogativa dei soggetti vigilati significativi per l'Italia - schema in formato testo (csv, 6 K)
  • Banca Centrale Europea, “Elenco dei soggetti vigilati significativi ed elenco degli enti creditizi meno significativi”, 4 settembre 2014 (pdf, 1 M ,112 pp.)
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