231/01: nuove Linee Guida di Confindustria (31 luglio 2014)

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Nel seguito il “comunicato” di Confindustria, gli indici delle nuove “Linee guida 231/01” (“Parte generale” e “Parte speciale”) e l’Introduzione.

Decreto 231. Le nuove Linee Guida di Confindustria per la costruzione dei modelli organizzativi

All’esito di un ampio e approfondito lavoro di riesame, Confindustria ha completato i lavori di aggiornamento delle Linee Guida per la costruzione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo ai sensi del D. Lgs. n. 231/2001.
La nuova versione adegua il precedente testo del 2008 alle novità legislative, giurisprudenziali e della prassi applicativa nel frattempo intervenute, mantenendo la distinzione tra le due Parti, generale e speciale.
In particolare, le principali modifiche e integrazioni della Parte generale riguardano:

  • il nuovo capitolo sui lineamenti della responsabilità da reato e la tabella di sintesi dei reati presupposto;
  • il sistema disciplinare e i meccanismi sanzionatori;
  • l’organismo di vigilanza, con particolare riferimento alla sua composizione;
  • il fenomeno dei gruppi di imprese.

La Parte speciale, dedicata all’approfondimento dei reati presupposto attraverso appositi case study, è stata oggetto di una consistente rivisitazione, volta non soltanto a trattare le nuove fattispecie di reato presupposto, ma anche a introdurre un metodo di analisi schematico e di più facile fruibilità per gli operatori interessati.
Come previsto dallo stesso D. Lgs. n. 231/2001 (art. 6, co. 3), il documento è stato sottoposto al vaglio del Ministero della Giustizia che lo scorso 21 luglio ne ha comunicato l’approvazione definitiva.

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(clicca sull'immagine per scaricare le Linee Guida, parte generale, in pdf)

Allegati

Confindustria: “Linee guida per la costruzione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo ai sensi del decreto legislativo 8 giugno 2001 , N . 231 Approvate il 7 marzo 2002 (aggiornate al marzo 2014 )”

  • Parte generale (pdf, 1.4 M, 83 pp.)
  • Parte speciale (pdf, 1.M, 78 pp.)

Indice della “Parte generale”

Introduzione
I. I lineamenti della responsabilità da reato dell’ente
II. Individuazione dei rischi e protocolli
1. Premessa
2. La definizione di "rischio accettabile": premessa per la costruzione di un sistema di controllo preventivo
3. Passi operativi per la realizzazione di un sistema di gestione del rischio
4. I principi di controllo
III. Codice etico (o di comportamento) e sistema disciplinare
1. Premessa
2. Contenuti minimi del Codice etico in relazione ai reati dolosi
3. Contenuti minimi del Codice etico in relazione ai reati colposi
4. Sistema disciplinare e meccanismi sanzionatori
IV. L’Organismo di Vigilanza
1. Premessa
2. Individuazione dell’Organismo di vigilanza
2.1. Composizione dell’Organismo di vigilanza
2.2. Compiti, requisiti e poteri dell’Organismo di vigilanza
2.3. Utilizzo di strutture aziendali di controllo esistenti o costituzione di un organismo ad hoc
2.3.1. L’articolo 6, comma 4-bis: la devoluzione delle funzioni di Organismo di vigilanza al Collegio Sindacale
2.3.2. L’attribuzione del ruolo di Organismo di vigilanza al Comitato Controllo e rischi
2.3.3. La compatibilità tra il ruolo di Internal Audit e le funzioni di Organismo di vigilanza
2.3.4. L’istituzione di un Organismo di vigilanza ad hoc
3. Obblighi di informazione dell’Organismo di vigilanza
4. Profili penali della responsabilità dell’Organismo di vigilanza
Linee Guida per la costruzione di modelli di organizzazione, gestione e controllo - Parte Generale

V. La responsabilità da reato nei gruppi di imprese
1. Premessa
2. La non configurabilità di una responsabilità da reato del gruppo
3. La responsabilità della holding per il reato commesso dalla controllata
4. L’adozione di Modelli organizzativi idonei a prevenire reati-presupposto della responsabilità da reato nel contesto dei gruppi
5. Le peculiarità della responsabilità 231 nei gruppi transnazionali
VI. Modelli organizzativi e soglie dimensionali: una chiave di lettura per le piccole imprese
1. Premessa
2. Individuazione dei rischi e protocolli
3. Codice etico (o di comportamento) e sistema disciplinare
4. L’Organismo di vigilanza
Appendice – Case study

Indice della “Parte speciale” (Appendice: case study)

  1. Indebita percezione di erogazioni, truffa in danno dello Stato o di un ente pubblico o per il conseguimento di erogazioni pubbliche e frode informatica in danno dello Stato o di un ente pubblici
  2. Delitti informatici e illecito trattamento di dati
  3. Delitti di criminalità organizzata, anche transnazionale
  4. Concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità e corruzione
  5. Falsità in strumenti di pagamento o segni di riconoscimento e delitti contro l’industria e il commercio
  6. Reati societari
  7. Delitti con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordinamento democratico
  8. Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili
  9. Delitti contro la personalità individuale
  10. Abusi di mercato
  11. Delitti commessi con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro
  12. Ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita
  13. Delitti in materia di violazione del diritto d’autore
  14. Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria
  15. Reati ambientali
  16. Impiego di cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare

Introduzione “Parte generale”

Il decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 (di seguito nel testo anche “decreto 231”), ha introdotto nell’ordinamento italiano la responsabilità degli enti per gli illeciti conseguenti alla commissione di un reato.
Si tratta di un sistema di responsabilità autonomo, caratterizzato da presupposti e conseguenze distinti da quelli previsti per la responsabilità penale della persona fisica.
In particolare, l’ente può essere ritenuto responsabile se, prima della commissione del reato da parte di un soggetto ad esso funzionalmente collegato, non aveva adottato ed efficacemente attuato modelli di organizzazione e gestione idonei a evitare reati della specie di quello verificatosi.
Quanto alle conseguenze, l’accertamento dell’illecito previsto dal decreto 231 espone l’ente all’applicazione di gravi sanzioni, che ne colpiscono il patrimonio, l’immagine e la stessa attività.
Le imprese e le associazioni sono i principali destinatari della disciplina contenuta nel decreto 231.
Perciò da oltre dieci anni Confindustria si propone, mediante le presenti Linee Guida, di offrire alle imprese che abbiano scelto di adottare un modello di organizzazione e gestione una serie di indicazioni e misure, essenzialmente tratte dalla pratica aziendale, ritenute in astratto idonee a rispondere alle esigenze delineate dal decreto 231.
Tuttavia, data l’ampiezza delle tipologie di enti presenti nella realtà associativa di Confindustria e la varietà di strutture organizzative di volta in volta adottate in funzione sia delle dimensioni sia del diverso mercato geografico o economico in cui essi operano, non si possono fornire riferimenti puntuali in tema di modelli organizzativi e funzionali, se non sul piano metodologico. Le Linee Guida, pertanto, mirano a orientare le imprese nella realizzazione di tali modelli, non essendo proponibile la costruzione di casistiche decontestualizzate da applicare direttamente alle singole realtà operative.
Pertanto, fermo restando il ruolo chiave delle Linee Guida sul piano della idoneità astratta del modello che sia conforme ad esse, il giudizio circa la concreta implementazione ed efficace attuazione del modello stesso nella quotidiana attività dell’impresa è rimesso alla libera valutazione del giudice. Questi compie un giudizio sulla conformità e adeguatezza del modello rispetto allo scopo di prevenzione dei reati da esso perseguito.
In questa prospettiva, è di fondamentale importanza, affinché al modello sia riconosciuta efficacia esimente, che l’impresa compia una seria e concreta opera di implementazione delle misure adottate nel proprio contesto organizzativo.
Il modello non deve rappresentare un adempimento burocratico, una mera apparenza di organizzazione. Esso deve vivere nell’impresa, aderire alle caratteristiche della sua organizzazione, evolversi e cambiare con essa.
L’auspicio che sospinge il presente lavoro e, in particolare, la revisione compiuta nel 2014, è che le soluzioni indicate nelle Linee Guida continuino a ispirare le imprese nella costruzione del proprio modello e che, d’altra parte, la giurisprudenza valorizzi i costi e gli sforzi organizzativi sostenuti dalle imprese per allinearsi alle prescrizioni del decreto 231.
La redazione delle Linee Guida di Confindustria non preclude alle Associazioni del Sistema confederale di adottare Codici di comportamento ai sensi dell’art. 6 del decreto 231.
In tal caso, nel rispetto delle indicazioni contenute nelle Linee Guida nazionali, i Codici possono approfondire determinati contenuti in considerazione delle peculiarità che riguardano gli specifici settori e contesti territoriali di riferimento e fornire alle imprese, ad esempio, indicazioni più dettagliate rispetto alle aree di rischio e ai protocolli organizzativi da adottare.

Il Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231

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