FATF-GAFI: Rapporto sulle misure della Svizzera contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo (7 dicembre 2016)

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Il sistema antiriciclaggio e di contrasto al finanziamento del terrorismo in Svizzera è nel suo complesso valido ma servono alcuni miglioramenti per raggiungere una efficacia completa

GAFI-FATF ha condotto un assessment (pdf, 3.5 M, 248 pp.) del sistema antiriciclaggio e di contrasto al finanziamento del terrorismo (AML/CFT framework) della Svizzera sulla base delle raccomandazioni promulgate dallo stesso GAFI nel 2012.
L’assessment ha valutato sia il livello di efficacia del sistema svizzero AML / CFT sia la sua “conformità tecnica” con le raccomandazioni del GAFI.
Rispetto al precedente assessment GAFI-FATF del 2005, la Svizzera ha rafforzato il suo sistema AML/CFT.
Questi miglioramenti si basano su una chiara volontà politica di promuovere l'integrità del mercato finanziario elvetico: le riforme normative pertanto sono state volte a soddisfare i requisiti delle raccomandazione GAFI in modo da essere in grado di meglio fronteggiare i significativi rischi di riciclaggio di denaro che la Svizzera deve affrontare.
Dal punto di vista operativo, le autorità di polizia elevetiche hanno dimostrato l'efficacia dei loro metodi di indagine durante la collaborazione giudiziaria nei casi di riciclaggio internazionale.
Alcune di queste indagini internazionali legati a gravi casi di corruzione hanno portato al rimpatrio di una considerevole quantità di beni ai paesi danneggiati.

Le autorità di vigilanza monitorizzano continuamente le istituzioni finanziarie e gli enti non finanziari regolamentati seguendo un approccio basato sul rischio.
Il team GAFI-FATF di valutazione invita le autorità svizzere a rafforzare il controllo sugli obblighi di  segnalazioni di operazioni sospette, in particolare per le istituzioni finanziarie.
Inoltre sarebbe opportuno che le sanzioni applicate per il mancato rispetto dei requisiti AML / CFT, sia alle persone fisiche sia a quelle giuridiche siano commisurate alla gravità dei reati commessi anche per spingere a riconsiderare le politiche attuate in caso di necessità.
La Svizzera dimostra un forte impegno nelle collaborazioni giudiziarie internazionali che la vedono coinvolta ma dovrebbe garantire lo stesso impegno in tutte le forme di cooperazione internazionale in particolare per quanto riguarda la vigilanza dei grandi gruppi finanziari dato il ruolo chiave della piazza finanziaria svizzera.
Le autorità svizzere hanno recentemente adottato nuove misure per affrontare alcuni di questi “punti critici”: questi sviluppi sono i benvenuti e le autorità svizzere sono invitate a garantire l'effettiva attuazione di queste nuove disposizioni di legge.

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FATF-GAFI: Rapporto sulle misure USA contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo (6 dicembre 2016)

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Gli Stati Uniti hanno un affidabile sistema di antiriciclaggio del denaro sporco e di lotta al finanziamento del terrorismo. Tuttavia cui sono gravi lacune che impediscono la conoscenza tempestiva delle informazioni sui titolari effettivi

Il GAFI-FATF e l’Asia/Pacific Group on Money Laundering (APG) hanno condotto un assessment approfondito (pdf, 3 M, 266 pp.) del sistema antiriciclaggio e di contrasto al finanziamento del terrorismo (AML/CFT framework) negli Stati Uniti ed hanno reso noto la il 4a rapporto di mutua valutazione relativo agli USA.
La potenza globale del dollaro americano e i grandi volumi di transazioni giornaliere del sistema finanziario e bancario americano espongono gli USA a significativi rischi di riciclaggio di denaro. Esistono anche significativi rischi di finanziamento del terrorismo a causa delle caratteristiche di apertura e globalizzazione del sistema finanziario USA e per la presenza di minacce dirette agli interessi degli Stati Uniti da parte di gruppi terroristici.

Punti di forza

Negli USA c’è un livello significativo di comprensione di questi rischi.
Il contrasto al finanziamento del terrorismo ha massima priorità e gli Stati Uniti sono molto efficaci in questo settore.
(…)
La vigilanza AML / CFT nei settori bancario e finanziario sembra dunque essere efficace nel suo complesso anche grazie al sistema di sanzioni in essere.

Le criticità

Negli ultimi anni sono stati rafforzati i controlli sui casinò e tuttavia manca ancora ancora un sistema di vigilanza AML / CFT per imprese non finanziarie e i professionisti.
Ci sono infatti gravi lacune nel quadro giuridico complessivo che impediscono di conoscere in modo tempestivo i titolari effettivi specie a fronte di strutture societarie complesse che possono nascondere fenomeni di riciclaggio di denaro.
Miglioramenti significativi sono necessari in questi settori.

Il report

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Anticorruzione: Second compliance report on Italy (6 dicembre 2016)

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Le norme anticorruzione in Italia non sono ancora pienamente in linea con gli standard fissati dal Consiglio d’Europa

Il 5 dicembre 2016 GRECO  - Gruppo di Stati contro la Corruzione - l'organismo anticorruzione del consiglio d'Europa ha pubblicato il rapporto “Second compliance report on Italy” (pdf, 351  K, 15 pp.)

Scrive il “Fatto Quotidiano” commentando il rapporto:

“Le norme anticorruzione in Italia non sono ancora pienamente in linea con gli standard fissati dal Consiglio d’Europa.
La trasparenza sul finanziamento ai partiti è aumentata negli ultimi due anni, anche grazie all’introduzione del divieto alle donazioni anonime alle forze politiche, ma restano ancora delle criticità, tra cui quella del difficile accesso, da parte dei cittadini, alle informazioni sui finanziamenti che i partiti hanno ricevuto”.

Cos’è Greco

Fonte www.rpcoe.esteri.it

Il Gruppo di Stati contro la Corruzione (GRECO) è stato istituito nel 1999 nel quadro di un Accordo Parziale Allargato dal Consiglio d'Europa per monitorare il rispetto da parte degli Stati membri degli standard e delle norme anti-corruzione elaborate dall'organizzazione. Esso conta attualmente 49 Stati Membri.
Obiettivo del GRECO é di migliorare la capacità dei suoi membri di lottare contro la corruzione assicurandosi, attraverso un processo dinamico di valutazione reciproca e di “pressione tra pari”, che essi soddisfino gli standard del Consiglio d'Europa nella lotta alla corruzione. Il Gruppo contribuisce infatti ad identificare le lacune nelle politiche nazionali di lotta contro la corruzione e incoraggia gli Stati ad adottare riforme legislative, istituzionali e pratiche necessarie. Il GRECO è inoltre un forum di condivisione di buone pratiche in materia di prevenzione e accertamento della corruzione.
Il monitoraggio del GRECO comprende:

  • una procedura di valutazione "orizzontale" (tutti i membri sono valutati come parte di un ciclo di valutazione) che termina con l’elaborazione di raccomandazioni sulle riforme necessarie nel campo legislativo, istituzionale e pratico;
  • una procedura di “conformità” il cui scopo è quello di valutare le misure adottate dagli Stati membri per dare attuazione a  tali raccomandazioni.

Il testo del rapporto

Group of States against corruption (GRECO), Third Evaluation Round - Second Compliance Report on Italy – “Incriminations (ETS 173 and 191, GPC 2)” - ”Transparency of Party Funding” - Adopted by GRECO at its 74th Plenary Meeting (Strasbourg, 28 November - 2 December 2016) 2  December 2016 (pdf, 351  K, 15 pp.)

Rassegna web

Corruzione: “Leggi italiane non in linea con gli standard del Consiglio d’Europa”, Il Fatto Quotidiano, 5 dicembre 2016

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CNF Antiriciclaggio: gli oneri degli avvocati (3 dicembre 2016)

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Lo scorso 25 novembre la Commissione Antiriciclaggio nel Consiglio Nazionale Forense ha elaborato un vademecum (qui in pdf , 484 K, 30 pp.)  utile all’avvocato, con cui viene data risposta alle FAQ proposte dai professionisti, in tema di segnalazione all’Unità di Informazione Finanziaria delle operazioni a rischio

FAQ

Lo scorso 25 novembre la Commissione Antiriciclaggio nel Consiglio Nazionale Forense ha elaborato un vademecum utile all’avvocato, con cui si intende fornire sintetiche indicazioni e prime risposte in merito agli adempimenti prescritti dal d.lgs. n. 231/07 e successive modifiche e integrazioni, in vista della recezione (prevista entro il 26 giugno 2017) della cd. Quarta Direttiva Antiriciclaggio (direttiva UE 2015/849).
Il lavoro è strutturato in forma di FAQ, senza pretese di completezza, ma con carattere esplicativo. In calce alle FAQ sono allegati uno schema di registro cartaceo, uno schema di informativa al cliente, un modello di valutazione del rischio.

Scheda di valutazione del cliente

Si chiede agli avvocati di conservare nel fascicolo la profilazione del cliente, di modo da valutare gli eventuali rischi antiriciclaggio e dimostrare il corretto assolvimento dell’obbligo di verifica del cliente.
In relazione all’eventuale obbligo di compilazione della scheda di valutazione del rischio in riferimento al cliente, la Commissione specifica che l’avvocato non è tenuto a compilare nulla, ma si ritiene opportuno «conservare all’interno del fascicolo del cliente un documento – che potremmo chiamare “scheda di valutazione” o di “profilazione” – del cliente, da redigersi allorquando questo viene identificato, e nella quale l’avvocato effettua appunto una valutazione del “rischio cliente” sotto i profili antiriciclaggio, in questo supportato – fra gli altri - dagli indicatori di anomalia e dagli schemi di anomalia», che però costituiscono un riferimento utile ma non esaustivo.

Segnalazione all’UIF

Nel momento in cui l’avvocato ritiene che un’operazione debba essere segnalata all’UIF, dovrà trasmettere la segnalazione in via telematica tramite il portale Internet disponibile sul sito UIF, comunicando i dati del segnalante, i dati del soggetto segnalato e, qualora il clienti operi per conto terzi, anche i dati di quest’ultimo soggetto, le informazioni sull’operazione oggetto di segnalazione e i motivi del sospetto.
Gli strumenti utilizzabili dall’avvocato per potersi orientare ai fini della segnalazione sono i principi contenuti nella legge antiriciclaggio, gli Indicatori di Anomalia contenuti nel d.m. 16 aprile 2010 (cd. d.m. Giustizia), e – infine – gli Schemi di Anomalia predisposti dall’UIF in relazione a diverse fattispecie.

La presentazione della FAQ antiriciclaggio del Consiglio Nazionale Forense

Con questo breve lavoro la Commissione antiriciclaggio del Consiglio Nazionale Forense si propone di fornire sintetiche indicazioni e prime risposte ai Colleghi in merito agli adempimenti prescritti dal D. Lgs. 231/2007 e successive modifiche ed integrazioni.
L’esposizione è resa in forma di FAQ non intende rivestire carattere esaustivo, ma solamente esplicativo e non tiene conto dei dibattiti dottrinali che riguardano le specifiche ipotesi, che saranno oggetto di altro lavoro, attualmente in corso d’opera.
In calce alle FAQ sono allegati:

  1. uno schema di registro cartaceo;
  2. uno schema di informativa al cliente;
  3. un modello di valutazione del rischio.

Appare opportuno precisare che entro il 26 giugno 2017 gli Stati Membri dell’Unione Europea dovranno recepire la c.d. Quarta Direttiva Antiriciclaggio, cioè la direttiva UE 2015/849. Appare quindi probabile una modifica del D. Lgs. 231/2007 che, seppure non comporterà una modifica dell’impianto complessivo dell’attuale Legge Antiriciclaggio, introdurrà ulteriori rigidità nella gestione degli adempimenti antiriciclaggio a carico degli Avvocati delle quali renderemo tempestivamente conto.

Allegato

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  • Commissione antiriciclaggio del Consiglio Nazionale Forense, “Gli adempimenti antiriciclaggio per gli Avvocati” 25 novembre 2016 (pdf , 484 K, 30 pp.)

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MEF: antiriciclaggio, consultazione pubblica per l’attuazione della direttiva UE AML (30 novembre 2016)

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Consultazione pubblica per l’attuazione della direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento Europeo e del Consiglio, relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo e recante modifica delle direttive 2005/60/CE e 2006/70/CE) e l’attuazione del regolamento (UE) 2015/847 del Parlamento Europeo e del Consiglio riguardante i dati informativi che accompagnano i trasferimenti di fondi e che abroga il regolamento (CE) 1781/2006

La direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento europeo e del Consiglio (c.d. IV Direttiva AMLD), abrogando le precedenti direttive in materia di antiriciclaggio ed allineando gli Stati membri ai più avanzati standard internazionali di settore, ha introdotto disposizioni finalizzate ad ottimizzare l’utilizzo degli strumenti di lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo, costituendo, a partire dallo spirare del termine di recepimento, l’unico atto legislativo dell’Unione europea cui dovranno conformarsi gli Stati membri nel definire i propri ordinamenti interni.
Il Dipartimento del tesoro, ritiene opportuno sottoporre a consultazione pubblica lo schema di decreto legislativo (pdf, 947 K, 85 pp.), predisposto nel rispetto dei criteri di delega per il recepimento della IV Direttiva AMLD, volto a rettificare la normativa antiriciclaggio nazionale (decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 e successive modificazioni e integrazioni) nonché ad emendare le disposizioni normative collegate alla materia.
Obiettivo della consultazione è quello di acquisire i primi orientamenti e le osservazioni che i soggetti obbligati alle disposizioni antiriciclaggio, anche attraverso le associazioni di categoria rappresentative dei settori di appartenenza, volessero segnalare.
La consultazione è curata dall’Ufficio IV – Direzione V del Dipartimento del tesoro. I commenti possono essere inviati per e-mail, specificando nell’oggetto l’argomento posto in consultazione, entro il 20 dicembre 2016, all’indirizzo:dt.antiriciclaggio@tesoro.it
I commenti pervenuti saranno resi pubblici al termine della consultazione, salvo espressa richiesta di non divulgarli. Il generico avvertimento di confidenzialità del contenuto della e-mail, in calce alla stessa, non sarà considerato una richiesta di non divulgare i commenti inviati

Documenti oggetto di Consultazione

  • Schema decreto legislativo recepimento IV AML (pdf, 947 K, 85 pp.)

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Europol: Criminal Finances Online & cryptocurrencies (24 novembre 2016)

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Nel mese di novembre 2016 l’ Europol  - European Police Office – ha pubblicato il rapporto “Internet Organised Crime Threat Assessment (IOCTA) 2016”  (pdf, 11 M, 72 pp.) che illustra le proprie strategie contro il cybercrime.
Il documento indica anche 3 priorità per il 2017 contro la criminalità informatica: cyber attacks, payment fraud e child sexual exploitation.

Indice del documento

  • Foreword
  • Abbreviations
  • Executive Summary
  • Key Findings
  • Key Recommendations
  • Suggested Operational Priorities
  • Introduction
  • Malware
  • Online Child Sexual Exploitation
  • Payment Fraud
  • Social Engineering
  • Data Breaches And Network Attacks
  • Attacks On Critical Infrastructure
  • Criminal Finances Online
  • Criminal Communications Online
  • Darknets and Hidden Services
  • The Convergence of Cyber and Terrorism
  • Big Data, Iot and the Cloud
  • Internet Governance
  • The Geographic Distribution Of Cybercrime
  • Appendices

Nel seguito sintesi e traduzione (unofficial!) del paragrafo “Future threats and developments” nel capitolo “Criminal Finances Online”.

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Valute virtuali: sviluppi futuri e possibili minacce

Le valute virtuali continuano a guadagnare una sempre più ampia popolarità anche grazie alla crescita di una comunità ormai matura.
Sulle fondamenta di Bitcoin sono nati nuovi progetti ed iniziative certamente funzionali al business ma che espongono anche al rischio dell’infiltrazione criminale.
Ethereum https://www.ethereum.org/ (vedi anche wikipedia it https://it.wikipedia.org/wiki/Ethereum e http://www.ethereum-italia.it ) - nato nel luglio 2015 e già tra i servizi più popolari – è una piattaforma per l’uso dei contratti legali intelligenti – smart contract - contratti cioè in grado di auto-verificare le proprie condizioni utilizzando la tecnologia blockchain alla base di Bitcoin.
Ovviamente i “contratti intelligenti” hanno una vasta gamma di usi legittimi e positivi e tuttavia espongono anche al rischio che siano utilizzati dalla criminalità informatica per offrire i propri servizi.
Si noti che mentre molte cryptocurrencies sono orientate al business altre viceversa privilegiano questioni come la privacy e l’anonimato.
Mentre usando Bitcoin si lasciano tracce digitali che potrebbero essere utilizzati per collegare una transazione di un individuo esistono viceverssa nuove valute in via di sviluppo che cercano garantire un completo anonimato.
Come è ovvio la maggior parte delle forze dell'ordine attualmente concentra la sua attenzione su Bitcoin ed è logico supporre che alcune comunità criminali possano utilizzare cryptocurrencies meno note al fine di sfuggire ai radar.
Un altro tema da tenere sotto attenzione riguarda gli sforzi della comunità Bitcoin per la realizzazione di una soluzione di scambio completamente decentralizzata per garantire agli utenti un ulteriore livello di sicurezza e anonimato.
Nel 2016, è stata rilasciata una versione beta funzionale Bitsquare: si tratta del primo scambio decentrato che riunisce acquirenti e venditori di decine di valute virtuali.
Bitsquare utilizza una rete P2P costruito a partire da Tor dove a ogni utente viene assegnato un indirizzo .onion dedicato.

Raccomandazioni

Dato che l’uso criminale delle valute virtuali continua a guadagnare terreno è sempre più importante per le forze dell’ordine:

  • costruire e mantenere relazioni con le comunità delle monete virtuali e in particolare con gli “scambiatori” di moneta virtuale;
  • assicurarsi che gli investigatori finanziari e dedicati al cybercrime abbiamo una formazione adeguata per essere in grado di tracciare, sequestrare e indagare nell’ambito delle valute virtuali.

Bitcoin è la moneta virtuale più diffusa ma è necessario monitorare costantemente quali nuove valute virtuali si sviluppano e possono portare ad abusi.
Le forze dell'ordine dovrebbero continuare a investire e sviluppare nuovi strumenti investigativi e tecniche di indagine in collaborazione con partner provenienti da altri settori, per agevolare le inchieste che coinvolgono cryptocurrencies e la tecnologia blockchain.
Dopo il successo delle iniziative EMMA nel 2015 e 2016 – una iniziativa europea di contrasto al riciclaggio virtuale di denaro sporco - ulteriori paesi europei dovrebbero impegnarsi e contribuire a queste attività di prevenzione.
In ogni Paese le forze dell'ordine dovrebbero avere un quadro chiaro e aggiornato di chi opera nel campo delle valute virtuali al fine di sviluppare collaborazioni reciproche e ridurre l'abuso di tali servizi.

Allegato

  • Europol, “Internet Organised Crime Threat Assessment (IOCTA) 2016”  (pdf, 11 M, 72 pp.)

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Sicurezzanazionale.gov.it: Bitcoin e antiriciclaggio (23 novembre 2016)

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Molti studi recenti si sono focalizzati sul “fenomeno bitcoin” la moneta virtuale che consente di ottenere beni reali in modo decentralizzato e senza l’ausilio di intermediari finanziari. Questi studi  lodano in alcuni casi i vantaggi delle valute virtuali e aprono, in altri casi, inquietanti scenari circa i possibili rischi di riciclaggio e finanziamento al terrorismo. Su queste basi scientifiche l’articolo vuole fornire al lettore un inquadramento e una riflessione su un tema di grandissima attualità.

Il 15 novembre 2016 sul sito web del “Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica” (l’intelligence italiana) è stato pubblicato il documento “Bitcoin e antiriciclaggio” scritto da Nina Passarelli (ln) qui in pdf (528 K, 15 pp.)
Il testo è pubblicato nell’ambito delle iniziative della sezione “Il mondo dell’intelligence” e come recita l’avvertenza “le opinioni espresse in questo articolo non riflettono necessariamente posizioni ufficiali o analisi, passate o presenti, del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica”.

L’autore

Nina Passarelli è laureata in Economia Aziendale presso l’Università della Calabria.
Ha svolto il suo lavoro di ricerca per la tesi finale presso la Rheinische Fachhochschule Köln a Colonia (Germania) partecipando, tra l’altro, alla Berlin Crowdsourcing Week, conferenza sullo sviluppo del crowdfunding, del crowdinvesting e sulle misure da adottare a livello normativo e di antiriciclaggio.

Indice del documento

Abstract
Profilo dell’autore
1. Introduzione
2. I vantaggi di Bitcoin: la criptovaluta come strumento di democratizzazione finanziaria
3. I rischi di un nuovo ‘ordine’ virtuale: dalla volatilità al riciclaggio
4. Conclusioni
Bibliografia

Le conclusioni

Lo scenario aperto da Bitcoin genera al tempo stesso opportunità e rischi: da un lato, come si evince dal whitepaper creato da Satoshi Nakamoto, c’è l’ambizione di voler creare una moneta ‘migliore’, non condizionata dall’intermediazione, e, più in generale, dal fattore umano, per sua natura fallibile.
Per contro Bitcoin apre un baratro all’interno di un mondo che cammina in parallelo a quello reale: il Web, data la sua natura scarsamente controllabile e potenzialmente senza confini, risulta essere un terreno fertile per attività criminali o terroristiche, e, i bitcoin rischiano di diventare il loro miglior mezzo di finanziamento, soprattutto in mancanza di un ben definito quadro normativo di riferimento.
L’Unità di Informazione Finanziaria (UIF), occupandosi di prevenzione e contrasto dei fenomeni di riciclaggio e finanziamento al terrorismo in Italia, è vicina alle posizioni assunte dall’European Banking Authority e dalla Banca d’Italia in materia di criptovalute: l’uso per finalità illecite desta le maggiori perplessità verso questo nuovo ‘contante digitale’, dovuto anche ad alcune segnalazioni di operazioni sospette, effettuate mediante bitcoin.
Le caratteristiche che rendono le criptovalute utilizzabili nell’ambito della frode, del terrorismo, del riciclaggio di denaro sporco e del crimine organizzato, designano una delle maggiori sfide per le forze dell’ordine, le autorità di regolazione e i governi nazionali.
L’ambizione di dar luogo a trasferimenti di denaro veloci, sicuri e con costi di transazione minori rispetto all’attuale fiat money in tutto il mondo porta con sé il rischio di facilitare e offuscare transazioni legate ad attività criminali, incluso il riciclaggio di denaro e il finanziamento al terrorismo, il commercio di droghe e la frode su scala globale.
Tale pericolo va affrontato e combattuto con regolamenti e leggi ad hoc, al fine di sfruttare i vantaggi della tecnologia blockchain.
Questa visione sembrerebbe essere ancora lontana da quella attuale: nella società contemporanea sta iniziando a farsi strada l’idea che le monete virtuali possano essere connesse ai reati 2.0, al cosiddetto cyber crime, capace di muoversi, soprattutto all’interno della fitta rete del dark web.
Non solo alle autorità competenti serviranno nuovi, adeguati strumenti per far fronte a questo scenario ‘digitale’, ma anche le aziende dovranno imparare a tutelarsi adeguatamente nei confronti dei rischi connessi alle valute virtuali.
Nel caso in cui Bitcoin voglia porsi come valuta ‘alternativa’ e al tempo stesso sistema di pagamento sostitutivo di quello attuale, dovrà essere in grado di implementare i vantaggi della ‘catena di blocchi’ e di rendere sempre più la rete come il meccanismo peer-to-peer di ‘autodifesa’ delle transazioni.

Allegato

  • Nina Passarelli, “Bitcoin e antiriciclaggio”, 15 novembre 2016 (pdf, 528 K, 15 pp.)

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Bocconi: Criminalità nel settore economico in crescita a Milano (19 novembre 2016)

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Una ricerca della Bocconi ha analizzato i sedici anni di procedimenti penali tra il 2000 e il 2015 per il delitto di associazione mafiosa, fotografando una situazione che vede la prevalenza della 'ndrangheta, rispetto alle altre organizzazioni mafiose

  • di Andrea Celauro

L’infiltrazione della criminalità organizzata nel settore economico milanese è in crescita, in particolare dal 2010.
E tra le organizzazioni è ormai la ‘ndrangheta a detenere il monopolio delle attività criminali a Milano e in Lombardia: è quanto emerge da una ricerca che ha preso in esame tutti i 105 fascicoli avviati tra il gennaio 2000 e il dicembre 2015 presso la Procura della Repubblica di Milano per il reato di associazione di tipo mafioso (416-bis c.p.), con attenzione ai reati con l’aggravante dell’associazione di stampo mafioso.
Lo studio è stato compiuto da un team di ricercatori coordinati da Alberto Alessandri, professore di diritto penale della Bocconi, e sostenuta dalla Camera di commercio di Milano, da Assimpredil Ance, dal Banco Popolare e con la collaborazione del Centro Nazionale di Prevenzione e Difesa Sociale.
Secondo i dati, negli ultimi sedici anni sono stati 1.251 i soggetti indagati nell’ambito dei 105 procedimenti avviati presso la Procura della Repubblica di Milano.
Due i picchi dei procedimenti, nel 2006 e tra il 2010 e il 2014: se nel 2000 i fascicoli aperti dalla Procura sono stati 5 e nel 2001 solo 2, tra il 2010 e il 2014 il numero è di 43 procedimenti (16 dei quali solo nel 2014).
Dei 384 indagati per i quali vi è stata una richiesta di rinvio a giudizio, 330 sono stati condannati con una sentenza di primo grado.
Il sistema criminale s'infiltra nelle imprese in un caso su quattro, nei casi processuali esaminati: tra coloro che sono stati rinviati a giudizio, infatti, il 25,52% sono imprenditori (98 su 384).
Si tratta di un fenomeno ancora limitato se consideriamo le oltre 295mila imprese dell’economia milanese, ma in crescita dal 2010.
L’edilizia è il settore più colpito, con il 48% di imprenditori che operano in quell’ambito, seguito dal settore della ristorazione e gestione di bar o locali notturni (15%).
Nel 24,2% dei casi il ruolo nell’organizzazione criminale dell’imprenditore indagato per l’art. 416-bis c.p. è quello di organizzatore e/o promotore dell’attività criminosa.
Riguardo al tipo di reato commesso dagli indagati nel periodo considerato dalla ricerca, si evidenzia come le attività criminali più tipiche  prevalgano di poco sui reati di tipo economico (53,7% rispetto al 46,3%).
L’associazione di tipo mafioso più coinvolta nei procedimenti avviati a Milano è la ‘ndrangheta: è presente in ben il 78% dei procedimenti in cui vi è un’associazione italiana di tipo mafioso, mentre i nomi di Cosa Nostra e Sacra Corona Unita si ritrovano rispettivamente nel 10% e nel 3% dei fascicoli.
Vi è tuttavia da registrare un 7% di casi in cui compare una convergenza di interessi criminali tra più realtà associative di tipo mafioso (‘ndrangheta, Camorra, Cosa Nostra).
L’applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali antimafia è stata esaminata consultando i fascicoli relativi ai 67 provvedimenti di confisca definitivi emessi nei sedici anni in oggetto: 80 sono i soggetti proposti per le misure di prevenzione, per il 63% originari della Calabria e per il 13% originari della Lombardia.
Di questi proposti, 34 sono stati indagati o imputati per reati in materia di sostanze stupefacenti, mentre 22 per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso.
Anche in questo ambito appare prevalente la presenza della ‘ndrangheta, associazione collegata in almeno 48 casi esaminati.
I beni immobili confiscati sono stati 249 (il 47% del totale); 119 i conti correnti (23%); 57 i beni mobili registrati (11%) e 52 le azioni o le quote societarie (10%). In 6 decreti (tra il 2009 e il 2012) le imprese sono state destinatarie della misura.
“La ricerca”, ha concluso Alberto Alessandri, “ha rilevato che oggi non può più parlarsi di un fenomeno di ‘infiltrazione’ della criminalità organizzata al Nord, quanto piuttosto di un ‘radicamento’ nell'economia lecita del Nord e più in particolare milanese”.

Il convegno su Radio Radicale (audio)

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AICOM: slide interventi evento su Antiriciclaggio, lotta al finanziamento del terrorismo e all'immigrazione clandestina (17 novembre 2016)

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Fonte: sito AICOM

Slide presentate al convegno AICOM - Associazione Italiana Compliance - "Antiriciclaggio, lotta al finanziamento del terrorismo e all'immigrazione clandestina" del 9 novembre 2016.

Slide disponibili

  • Magda Bianco, Capo Servizio Tutela dei Clienti e Antiriciclaggio Banca d’Italia, “Le regole antiriciclaggio nelle relazioni tra cliente e intermediario: presente e futuro” (pdf, 671 K, 23 slide)
  • Claudio Clemente, Direttore Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia (UIF), “L’attività di analisi dell’UIF a fini di contrasto  del finanziamento  del terrorismo e del traffico di immigrati”  (pdf, 2.9 M, 29 slide)
  • Giuseppe Maresca, Direttore generale prevenzione reati finanziari Ministero dell’economia e delle finanze (MEF), “Antiriciclaggio, lotta al finanziamento del terrorismo e all’immigrazione clandestina”  (pdf, 1 M, 27 slide)
  • Ugo Poggi, Colonnello Guardia di Finanza, Vice Comandante Operativo Nucleo Speciale di Polizia Valutaria, “I meccanismi di controllo preventivo con riferimento al terrorismo e all’immigrazione clandestina”  (pdf, 3.3 M, 39 slide )
  • Antonio Graziano, Responsabile Antiriciclaggio BancoPosta, Poste Italiane “Bancoposta, funzione antiriciclaggio” (pdf, 327 K, 7 slide)

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Transparency: Linee guida per la predisposizione di procedure in materia di whistleblowing (3 novembre 2016)

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Il whistleblowing è uno strumento di derivazione anglosassone, attraverso il quale i dipendenti di un’organizzazione, pubblica o privata, segnalano a specifici individui o organismi una possibile frode, un reato, un illecito o qualunque condotta irregolare, commessa da altri soggetti appartenenti all’organizzazione.
I dipendenti sono le prime persone che vengono a conoscenza di eventuali situazioni di rischi e quindi proprio loro si trovano nella posizione migliore per segnalare in modo tempestivo, prima che sopraggiungano complicazioni.
La gestione virtuosa del whistleblowing contribuisce non solo ad individuare e contrastare possibili illeciti, ma anche a diffondere la cultura dell’etica e della legalità all’interno delle organizzazioni, a creare un clima di trasparenza e un senso di partecipazione e appartenenza.
Questo può avvenire grazie al superamento del timore dei dipendenti di subire ritorsioni da parte degli organi sociali o dei colleghi, oppure dal rischio di vedere inascoltata la propria segnalazione.
Transparency International Italia ha iniziato ad occuparsi di whistleblowing nel 2009, quando ancora il termine era pressoché sconosciuto in Italia e utilizzato solamente per riferirsi ad alcune “buone pratiche” presenti negli Stati Uniti e nel mondo anglosassone.
Dalla ricerca e dalla costante attività di promozione sono scaturite una serie di raccomandazioni e suggerimenti, rivolti a imprese, istituzioni e autorità pubbliche, in modo da trasmettere l’efficacia del whistleblowing quale strumento utile a prevenire fenomeni corruttivi all’interno di organizzazioni o enti, ma anche a coinvolgere i cittadini e la società civile nell’attività di controllo e contrasto all’illegalità, responsabilizzandoli e richiedendo la loro partecipazione attiva.
Le Linee Guida di Transparency sono uno strumento a disposizione delle organizzazioni, utile per contrastare non solo la commissione di illeciti ma anche per combattere la cultura del silenzio.
Mirano a sviluppare l’idea che sul luogo di lavoro sia importante creare un clima aperto, sicuro e trasparente, in cui i lavoratori possano segnalare eventuali problematiche senza essere visti con sospetto e senza subire ritorsioni.

Allegato

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  • Transparency Italia, "Linee guida per la predisposizione di procedure in materia di whistleblowing", novembre 2016 (pdf , 257 K, 24 pp.)

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Immagine tratta da transparencyinternational

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