XBRL, la nuova tassonomia allunga la pratica di deposito (Eutekne.info, 17 aprile 2014)

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Fonte: Eutekne.info
Il quadro delle regole per il deposito del bilancio 2013 si compone con le istruzioni di Unioncamere
di Silvia LATORRACA
Una volta rilasciata la versione implementata della tassonomia XBRL relativa alla Nota integrativa (si veda “XBRL, al via la sperimentazione sulla Nota integrativa 2014” del 10 aprile 2014), è possibile definire la composizione della pratica di deposito dei bilanci relativi all’esercizio 2013 presso il Registro delle imprese.
Le istruzioni ufficiali sono rinvenibili, come di consueto, nel “Manuale operativo” Unioncamere, disponibile sul sito internet www.unioncamere.gov.it, cui si aggiunge il “Vademecum utente per la sperimentazione della Nota integrativa XBRL” (qui in pdf), che si rivolge nello specifico ai soggetti che intendono aderire alla sperimentazione, depositando in formato elettronico elaborabile anche la Nota integrativa.
In via preliminare si evidenzia che, nonostante la pubblicazione della versione sperimentale della tassonomia, i bilanci 2013 ricadono, così come i precedenti (relativi agli esercizi dal 2009 al 2012), nella prima fase di adozione del formato. Infatti, la nuova tassonomia entrerà in vigore soltanto a seguito della pubblicazione in G.U. dell’apposito avviso del Ministero dello Sviluppo economico.
Alla luce di ciò, in relazione alla prossima campagna bilanci, per la formazione delle istanze XBRL deve essere utilizzata la versione 2011-01-04 n. 1.10 della tassonomia, rilasciata nel 2011, che rappresenta a tutt’oggi la tassonomia “in vigore”.
L’impresa dovrà poi scegliere se partecipare oppure no alla sperimentazione (assolutamente volontaria) sulla nuova tassonomia, scelta che si riflette sulla composizione della pratica di bilancio.
In ogni caso, le domande di deposito devono essere contenute nell’apposita modulistica, le cui specifiche tecniche sono state approvate dal DM 18 ottobre 2013. In particolare, deve essere utilizzato il tradizionale modulo B.
La prima alternativa per le imprese è quella di non partecipare alla sperimentazione. In questo caso, la composizione sarà analoga a quella dei precedenti esercizi e la pratica di deposito dovrà contenere:

  • il prospetto contabile, costituito da Stato patrimoniale e Conto economico, codificato esclusivamente in formato XBRL, sulla base della vigente tassonomia (versione 1.10);
  • la Nota integrativa, prodotta in formato pdf/a-1;
  • tutti gli altri documenti che accompagnano il bilancio (es. Relazione sulla gestione, Relazione dei sindaci, Relazione di revisione, verbale assembleare), allegati in formato pdf/a-1.

Il file XBRL non può mai essere omesso, tranne nei casi di esonero espressamente previsti dalla normativa.
Peraltro, il prospetto contabile in formato pdf/a-1 deve essere allegato alla pratica di deposito, in aggiunta al file in formato XBRL, soltanto nell’ipotesi in cui la vigente tassonomia non consenta, per la particolare situazione aziendale, di rappresentare il bilancio della società secondo i principi di chiarezza, veridicità e correttezza di cui all’art. 2423 c.c. e, quindi, il bilancio approvato dalla società differisca in modo sostanziale dal file informatico in formato XBRL. In questa casistica, che rimane comunque ristretta, è necessario indicare le motivazioni del doppio deposito inserendo apposita dichiarazione in calce alla Nota integrativa.
Si consideri comunque che il doppio deposito non è necessario in caso di differenze esclusivamente formali e non sostanziali tra il documento approvato in assemblea e il bilancio in formato XBRL, poiché in tal caso non si incorre nel rischio di nullità della deliberazione assembleare ai sensi dell’art. 2434-bis c.c.
Infine, tutti i file che compongono la pratica (compresa l’istanza XBRL) devono essere firmati digitalmente.
Vediamo, quindi, la seconda alternativa prospettabile.
Qualora l’impresa scelga di aderire alla sperimentazione, l’utente dovrà produrre, attraverso la tassonomia sperimentale (nella versione implementata 2014-01-10, disponibile sul sito internet di XBRL Italia) e in aggiunta a quelli già indicati, un ulteriore documento, contenente sia il prospetto contabile (Stato patrimoniale e Conto economico), sia la Nota integrativa.
Il file così generato è caratterizzato dall’estensione xml, in modo tale da distinguerlo e tenerlo separato dal file con estensione XBRL da allegare alla pratica per obbligo di legge.
In merito, è bene sottolineare che il file redatto secondo la nuova tassonomia sperimentale non sarà divulgato al pubblico, ma sarà oggetto di analisi e valutazioni esclusivamente nell’ambito della sperimentazione.
Inoltre, lo stesso non può in alcun modo sostituire né il prospetto contabile (costituito da Stato patrimoniale e Conto economico) codificato in formato XBRL sulla base della vigente tassonomia, né la Nota integrativa in formato pdf/a, che dovranno essere comunque allegati alla pratica di deposito, anche nel caso in cui si partecipi alla sperimentazione.

Allegato

  • UnionCamere, “Vademecum utente per la sperimentazione della Nota integrativa XBRL” (qui in pdf),

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Privacy, Newsletter del Garante n. 386 del 9 aprile 2014: telefonate, Inps, ticket sanità

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Doc-Web: 3040977

Novità: newsletter disponibile anche in formato audio (scarica mp3)

Argomenti: Telefonate promozionali , Telemarketing , Comunicazioni indesiderate , Elenchi telefonici , Telefonia , Telecomunicazioni , Pubblicità , Marketing, Dati telefonici e telematici , Misure di sicurezza , INPS , Banche dati , e-Government , Dati sanitari , Aziende sanitarie

Il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato la Newsletter n. 386 del 9 aprile 2014. Tre gli argomenti trattati:

  1. Utenti al riparo dalle telefonate "mute"
  2. Inps: sì alla convenzione per l’accesso alla banca dati
  3. Sanità, pagamento del ticket alle Poste: servono tutele per gli assistiti

Utenti al riparo dalle telefonate "mute"

Varate le regole contro il telemarketing più invasivo
Utenti telefonici più tutelati contro le "telefonate mute", un fenomeno particolarmente fastidioso causato da un’attività di promozione telefonica poco rispettosa della tranquillità degli utenti.
A conclusione della consultazione pubblica [doc. web n. 2740497] avviata lo scorso anno sulle misure da adottare per ridurre drasticamente questo fenomeno, il Garante privacy ha varato in via definitiva il provvedimento generale [doc. web n. 3017499] che impone agli operatori di telemarketing di adottare specifiche misure per ridurre drasticamente questo tipo di disturbo.
Sono stati numerosi gli abbonati che hanno segnalato al Garante la ricezione di telefonate nelle quali, una volta risposto, non si viene messi in contatto con alcun interlocutore. Una pratica che, in alcuni casi, ha comportato il disturbo degli utenti anche  per 10-15 volte di seguito e che viene spesso vissuta dagli utenti addirittura come una forma di stalking, fino a configurarsi come un vero e proprio allarme sociale.
Come messo in luce dalle verifiche effettuate dall’Autorità, il problema deriva dalle impostazioni dei sistemi centralizzati di chiamata dei call center, rivolte a massimizzare la produttività degli operatori. Per eliminare tempi morti tra una telefonata e l’altra, infatti, il sistema genera in automatico un numero di chiamate superiore agli operatori disponibili. Queste chiamate, una volta ottenuta risposta, possono essere mantenute in attesa silenziosa finché non si libera un operatore. Il risultato è appunto una "chiamata muta", che può indurre comprensibili stati di ansia, paura e disagio nei destinatari.
Ecco dunque le regole fissate dal Garante per eliminare gli effetti distorsivi di questa pratica commerciale, senza penalizzare l’efficienza delle imprese di telemarketing:

  1. i call center dovranno tenere precisa traccia delle "chiamate mute", che dovranno comunque essere interrotte trascorsi 3 secondi dalla risposta dell’utente;
  2. non potranno verificarsi più di 3 telefonate "mute" ogni 100 andate "a buon fine". Tale rapporto dovrà essere rispettato nell’ambito di ogni singola campagna di telemarketing;
  3. l’utente non potrà più essere messo in attesa silenziosa, ma il sistema dovrà generare una sorta di rumore ambientale, il cosiddetto "comfort noise" (ad es. con voci di sottofondo, squilli di telefono, brusio), per dare la sensazione che la chiamata provenga da un call center e non da un eventuale molestatore;
  4. l’utente disturbato da una chiamata muta non potrà essere ricontattato per 5 giorni e, al contatto successivo, dovrà essere garantita la presenza di un operatore;
  5. i call center saranno tenuti a conservare per almeno due anni i report statistici delle telefonate "mute" effettuate per ciascuna campagna, così da consentire eventuali controlli.

Gli operatori di telemarketing hanno sei mesi di tempo per mettersi in regola e adottare le misure prescritte dall’Autorità.

Inps: sì alla convenzione per l’accesso alla banca dati

Pa e gestori di pubblici servizi dovranno rispettare rigorose misure a tutela della privacy

Le pubbliche amministrazioni e i gestori di pubblico servizio potranno accedere direttamente alle banche dati dell’Inps, ma dovranno rispettare precise regole per impedire eventuali abusi o trattamenti illeciti dei dati.
Il Garante della Privacy ha espresso parere favorevole [doc. web n. 3033479] sullo schema di convenzione tipo che regolerà i rapporti tra l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale e gli enti che hanno diritto di consultare le sue banche dati per finalità istituzionali (ad esempio, per il controllo della veridicità delle autocertificazioni sugli aspetti pensionistici o sulla situazione reddituale per la concessione di agevolazioni e benefici).
Il documento  preliminarmente discusso con gli uffici del Garante, anche in attuazione del Codice dell’Amministrazione Digitale, prevede che prima di sottoscrivere una nuova convenzione l’Inps verifichi la sussistenza delle rilevanti finalità istituzionali su cui si basano le richieste di accesso delle amministrazioni interessate e impone rigorose misure a tutela dei dati personali.
La convenzione stabilisce,  inoltre, l’assoluto divieto per l’Ente richiedente di duplicare in forma massiva (ad esempio tramite l’uso di robot o altri dispositivi automatici) i dati resi disponibili dall’Inps e di replicarli in autonome banche dati. Individua quali tipi di dati possono essere consultati e in quale modalità (ad esempio tramite consultazione on-line o con applicativi ad hoc).
L’Inps e gli enti che hanno accesso ai dati dovranno nominare al loro interno sia un Responsabile della Convenzione, sia dei Referenti tecnici che garantiranno la corretta applicazione delle regole di sicurezza tecnico-organizzativa. Mentre apposito personale dovrà provvedere a verifiche sistematiche e a revisioni periodiche delle abilitazioni concesse agli utenti e dovrà comunicare tempestivamente alle controparti eventuali incidenti relativi alla sicurezza.
A tal proposito, i dati degli accessi telematici saranno conservati il tempo necessario per consentire anche verifiche a posteriori sul corretto utilizzo dei servizi Inps e le amministrazioni dovranno informare gli operatori che le loro attività sulla banca dati saranno monitorate anche tramite appositi applicativi.

Sanità, pagamento del ticket alle Poste: servono tutele per gli assistiti

Un’azienda sanitaria dovrà innalzare i livelli di sicurezza a tutela dei cittadini che usano il suo sito Internet o la rete "Sportello amico" di Poste italiane per il pagamento del ticket sulle prestazioni sanitarie, introducendo modalità che identifichino con certezza gli utenti.
Dagli accertamenti svolti dall’Autorità per la privacy, intervenuta su segnalazione di alcuni cittadini, sono emerse infatti serie criticità sulle procedure adottate.
Né il servizio di pagamento offerto dall’azienda attraverso il proprio sito, né quello erogato tramite lo sportello postale garantisce che informazioni sulla salute, contenute nelle fatture rilasciate all’atto del pagamento, siano fornite esclusivamente al diretto interessato o una persona da lui delegata.
Il servizio on line, in particolare, consente a chiunque, in possesso del codice fiscale di una persona che abbia prenotato una prestazione sanitaria, di accedere a informazioni personali e, nel caso in cui paghi il ticket e stampi la ricevuta fiscale, di conoscere anche il tipo di prestazione sanitaria richiesta (ad es. visita chemioterapica, radioterapia ecc.).
Per sanare questa grave irregolarità, il Garante ha prescritto [doc. web n. 3041470] all’Azienda di introdurre un sistema di identificazione, modificando la "maschera" di accesso al servizio di pagamento on line con l’introduzione di un apposito campo in cui l’utente possa inserire il suo codice fiscale e il codice di prenotazione Cup.
Analogamente l’operatore di sportello della posta, a differenza di quanto accaduto finora, prima di erogare il servizio, dovrà verificare l’identità di chi effettua il pagamento del ticket, controllando un documento di riconoscimento e annotandone gli estremi. E se allo sportello si presenta una persona diversa da chi usufruirà della prestazione, l’operatore dovrà consegnare la fattura in busta chiusa, o spillata, dopo aver verificato che il delegato sia in possesso del codice fiscale del diretto interessato e del codice di prenotazione rilasciato dal Cup.
All’Azienda sanitaria, cui spetta anche il compito di verificare che Poste italiane fornisca idonee istruzioni ai propri impiegati e di effettuare controlli a campione, sono stati concessi tre mesi di tempo per  mettersi in regola.

L’attività del Garante - per chi vuole saperne di più

Gli interventi e i provvedimenti più importanti recentemente adottati dall’Autorità

  • Garante privacy: sentenza della Corte di giustizia UE va nella direzione da noi sempre auspicata
  • Comunicato dell’8 aprile 2013
  • Google paga una multa da 1 milione di euro inflitta dal Garante privacy per il servizio Street View
  • Comunicato del 3 aprile 2014
  • Codice deontologico dei giornalisti, la risposta del Garante privacy all’Odg: il Consiglio nazionale non ha colto l’opportunità di cambiare
  • Lettera del 28 marzo 2014
  • Il Garante privacy fissa le regole per partiti e movimenti politici
  • Comunicato del 25 marzo 2014
  • Codice deontologico dei giornalisti: precisazione di Antonello Soro, Presidente del Garante privacy
  • Comunicato del 18 marzo 2013
  • Prostituzione minorile a Roma: il richiamo del Garante ai media
  • Comunicato del 13 marzo 2013

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UIF: nuovo sistema di controlli statistici sulle Segnalazioni AntiRiciclaggio Aggregate (16 aprile 2014)

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  • Fonte: Comunicato dell’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia (pdf)

Il nuovo sistema di controlli statistici sulle Segnalazioni AntiRiciclaggio Aggregate

L’UIF ha aggiornato il sistema di controlli statistici sulle Segnalazioni AntiRiciclaggio Aggregate (Sara). I nuovi controlli saranno applicati su tutte le segnalazioni relative ai dati di marzo 2014 e mesi successivi. Le modalità con cui il sistema invierà i controlli e quelle con le quali i segnalanti forniranno le risposte rimarranno invariate. Le modifiche riguarderanno soltanto la tempistica con cui i controlli saranno trasmessi (nonché gli algoritmi interni con cui i valori anomali sono individuati): i controlli statistici saranno inviati a partire dal quindicesimo giorno del mese di scadenza per la trasmissione delle segnalazioni.

Il contenuto, le modalità e la tempistica dei controlli ‘formali’ non subiranno modifiche.

1. Scopo dei controlli statistici

I controlli statistici sui dati Sara mirano a individuare dati statisticamente anomali, che vengono sottoposti all’attenzione degli intermediari per verificarne la correttezza. I controlli sono il principale strumento per il miglioramento della qualità delle segnalazioni. Come ulteriore obiettivo, essi possono contribuire a portare l’attenzione dei segnalanti su eventuali operatività anomale, da segnalare come sospette.

2. I nuovi controlli statistici

L’introduzione, da gennaio 2012, del portale InfoStat per l’invio delle segnalazioni Sara — con il contestuale aumento del dettaglio informativo dei dati richiesti — ha costituito l’occasione per l’aggiornamento e l’affinamento del sistema di controlli statistici. I nuovi controlli, che sostituiranno quelli precedenti, sono dei seguenti tipi:

  • controlli sezionali (cross-section)
    • a carattere sistemico: ogni dato aggregato inviato da ciascun intermediario viene posto a confronto con i dati inviati dagli altri segnalanti per lo stesso mese (per la medesima combinazione di comune, causale aggregata e settore economico della clientela);
    • a carattere non-sistemico: ogni dato inviato da ciascun intermediario viene posto a confronto con gli altri dati inviati dallo stesso intermediario per lo stesso mese (per la medesima combinazione di causale aggregata e settore economico della clientela);
  • controlli temporali (anche detti ‘andamentali’; time-series)
    • a carattere non-sistemico: ogni dato inviato da ciascun intermediario viene posto a confronto con i dati inviati dallo stesso intermediario nei dodici mesi precedenti (per la medesima combinazione di causale aggregata e settore economico della clientela).

Ulteriori indicazioni sul quadro concettuale utilizzato sono contenute nell’Allegato Metodologico.

L’avvio a giugno dei nuovi controlli statistici non avrà, di per sé, un impatto di rilievo sulla numerosità dei controlli ricevuti dai singoli segnalanti.

3. Tempistica dell’invio dei rilievi

A differenza di quanto avviene nel sistema attuale, i nuovi rilievi statistici non saranno trasmessi contestualmente alla ricezione della segnalazione Sara da parte della UIF, ma saranno inviati — con le attuali modalità, che quindi rimarranno invariate — il quindicesimo giorno del mese di scadenza per l’invio della segnalazione: a titolo di esempio, i rilievi sui dati di marzo 2014 saranno inoltrati il 15 giugno, quelli sui dati di aprile il 15 luglio, e così via (nota 1).

I rilievi relativi a segnalazioni trasmesse oltre le scadenze ordinarie (segnalazioni tardive o sostitutive) saranno generati entro alcune ore dalla ricezione delle segnalazioni.

Le risposte (conferma del dato ovvero invio di segnalazione sostitutiva) dovranno essere fornite dai segnalanti nel più breve tempo possibile e comunque entro 60 giorni dalla prima ricezione del rilievo statistico.

4. Rilievi formali

Il contenuto, le modalità e i tempi dei rilievi formali rimangono invariati: essi continueranno a essere trasmessi dall’UIF subito dopo la ricezione della segnalazione. Le risposte sono dovute, come nel caso dei controlli statistici, nel più breve tempo possibile e comunque entro 60 giorni dalla prima ricezione del rilievo.

A ogni invio di dati si consiglia ai segnalanti di rispondere prima ai rilievi formali e poi a quelli statistici.

Roma, 15 aprile 2014

Note al testo

  1. Nei primi mesi gli invii dei controlli potrebbero essere distribuiti nell’arco di alcuni giorni.

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Sanzioni di Bankitalia dal giudice ordinario (Italia Oggi, 16 aprile 2014)

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Fonte: http://finanza.tgcom24.mediaset.it
Torna al giudice ordinario (Corte d’appello) la competenza sulle sanzioni della Banca d’Italia
di Antonio Ciccia
La Corte costituzionale con la sentenza n. 94/2014 (depositata ieri ,15 aprile 2014, qui in pdf) ha dichiarato l’illegittimità parziale degli articoli 133, 134, e 135 del codice del processo amministrativo (dlgs 104/2010) nella parte in cui attribuiscono al Tar Lazio la competenza sulle controversie in materia di sanzioni irrogate dalla Banca d’Italia.
L’illegittimità deriva da un mancato rispetto delle condizioni della legge di delega di stesura del codice del processo amministrativo, che imponeva l’adeguamento, in materia di riparto di giurisdizione, all’orientamento espresso dalla Cassazione.
Nella pronuncia in commento si evidenzia che prima dell’entrata in vigore del dlgs n. 104 del 2010, la Corte di cassazione, a sezioni unite, aveva stabilito che rientravano nella giurisdizione del giudice ordinario le controversie relative alle sanzioni amministrative pecuniarie per la violazione delle norme in tema di intermediazione finanziaria.
In particolare, per alcune violazioni era competente la Corte d’appello di Roma.
Sempre al giudice ordinario (Corte d’appello) era devoluta la giurisdizione sulle controversie aventi a oggetto i provvedimenti sanzionatori adottati dalla Banca d’Italia e dalla Consob ai sensi del Testo unico della finanza.
La ragione della devoluzione della competenza al giudice ordinario sta nel fatto che i poteri sanzionatori di banca d’Italia e Consob hanno natura vincolata e non esistono margini di valutazione discrezionale.
Una diversa opinione faceva leva sulla necessità di concentrare in un unico giudizio le cause relative all’attività di vigilanza e all’attività sanzionatoria.
Ma la Consulta ha deciso diversamente.
Il codice del processo amministrativo non ha, infatti, tenuto conto della giurisprudenza delle sezioni unite civili della Corte di cassazione, con conseguente vizio di eccesso di delega, nella parte in cui ha trasferito alla giurisdizione esclusiva, estesa al merito, del giudice amministrativo e alla competenza funzionale inderogabile del Tar Lazio, sede di Roma, le controversie relative ai provvedimenti sanzionatori adottati dalla Banca d’Italia.
Allo stesso modo le sanzioni previste dal Tuf ritornano alla Corte d’appello.

Allegato

231-01: “Società e manager, giudici diversi” (Il Sole 24 Ore, 15 aprile 2014)

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Fonte: IusLetter
Se un giudice si pronuncia nel procedimento a carico della società, allora deve essere ricusato in quello che vede imputati i manager
di Giovanni Negri
Lo chiarisce la Corte di cassazione con la sentenza n. 15904 della Sesta sezione penale che ha accolto le ragioni della difesa e annullato un’ordinanza della Corte d’appello di Firenze con la quale era stato escluso qualsiasi dovere di astensione del collegio giudicante.
Il caso: i medesimi episodi e reati (associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla concussione, turbativa degli incanti) avevano dato luogo a due procedimenti. Uno a carico delle società controllate dagli imputati, sulla base dell’applicazione del decreto 231 del 2001; l’altro a carico delle persone fisiche indagate per i delitti. Essendosi già pronunciato sulla sanzione interdittiva inflitta alle società, il divieto di contrattare con due Regioni per la durata di 6 mesi, il collegio giudicante era stato oggetto di istanze di astensione che, però, la Corte fiorentina aveva respinto.
Ora la Cassazione, invece, accoglie l’impugnazione e mette in evidenza, innanzitutto, che i giudici “sotto esame” si erano pronunciati nell’appello cautelare sulla sanzione a carico delle imprese; per farlo avevano evidentemente dovuto esaminare l’esistenza di gravi indizi di colpevolezza a carico degli imputati. La Corte d’appello di Firenze aveva sì riconosciuto, come ovvio, l’esistenza della valutazione, ma, nello stesso tempo, ne aveva ridotto la portata, sostenendo che questa valutazione non sarebbe equiparabile al giudizio di responsabilità che deve effettuare il tribunale del riesame cautelare personale.
Una risposta che, per la Cassazione, è però formalistica e «intrinsecamente erronea». Invece, il presupposto decisivo per la configurazione dell’illecito a carico dell’ente è l’accertamento del reato nei confronti di un dipendente dell’ente stesso, che ha agito (anche) nell’interesse o vantaggio dell’ente stesso. Si tratta di una condizione necessaria, anche se non sufficiente: «addurre che, in riferimento a tale condizione, non si esprima, in fase cautelare, un giudizio prognostico di responsabilità individuale dell’autore del reato è assunto che confligge con i principi di realtà e ragionevolezza».
Non si tratta, puntualizza ancora la Cassazione, di un’anticipata valutazione espressa nel medesimo procedimento. Anzi, i procedimenti sono distinti e si trovano in fasi diverse (quello a carico delle imprese nelle indagini preliminari, mentre quello a carico degli imprenditori è arrivato al dibattimento). Il fatto che il giudice di merito sia già investito del relativo giudizio rappresenta un elemento da valorizzare, per la Cassazione, proprio per fondare il pregiudizio lamentato dalle difese degli imprenditori: proprio per essere investito del merito scatta allora l’incompatibilità per avere il giudice già conosciuto del fatto storico.
E allora va sposata la tesi di un legittimo ampliamento delle ipotesi di ricusazione disciplinate dall’articolo 37 del Codice di procedura penale: la funzione di giudice dell’appello cautelare svolta dal collegio ricusato finisce per inquinare un’altra funzione pregiudicata, costituita dalla prossima sentenza di merito, cioè dall’affermazione o negazione della responsabilità degli imputati.

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FATCA: “Trasparenza bancaria «made in Usa» al via” (Il Sole 24 Ore, 15 aprile 2014)

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Fonte: Il Sole 24 Ore
Un mondo più trasparente
di Antonio Criscione
La voluntary disclosure si cala in un contesto in cui le possibilità di nascondere i propri soldi al fisco oltre i confini nazionali si vanno riducendo.
Da un lato, gli intermediari dei Paesi tradizionalmente considerati paradisi fiscali stanno diventando molto più attenti alla "lealtà" dei clienti nel compiere i propri doveri verso le loro comunità nazionali. Dall’altro, una rete di accordi intergovernativi sta rendendo sempre più difficile far perdere tracce di sé.
A scendere in campo per contrastare la fuga degli evasori all’estero con più decisione di tutti sono sicuramente gli Usa.
In questi giorni gli intermediari italiani stanno facendo i conti con la prima tornata di registrazioni presso le autorità americane.
Chi non lo farà entro quest’anno, si vedrà applicata una ritenuta alla fonte del 30% su alcune tipologie di redditi di origine statunitense.
L’Italia come altri stati ha sottoscritto un accordo con gli Usa per veicolare i dati attraverso le autorità amministrative dei due Paesi.
Lo scambio di informazioni sarà sempre più ampio perché l’esperienza del Fatca - questa è la sigla della legislazione americana – si sta trasferendo in ambito Ocse e riguarderà più di 40 stati. Per gli operatori italiani sul mercato americano si pone in questo periodo il compito di confrontarsi con gli obblighi di registrazione con l’amministrazione Usa.
Chiarimenti su cosa è Fatca e come comportarsi sono riportati in una circolare dell’Abi, la n. 1 del 14 gennaio 2014 e in un’altra del 6 marzo di Assofiduciaria, la 17 del 2014 (qui in pdf).
E un segnale di alleggerimento è venuto dalla stessa amministrazione americana, l’Irs (l’equivalente della nostra agenzia delle Entrate), che di recente ha comunicato una proroga della prima tornata di registrazione dal 25 aprile al 5 maggio prossimi, ma anche che gli intermediari che risiedono in Paesi che hanno stipulato accordi con gli Usa (o in quelli elencati sul sito dell’Irs, che hanno concluso la negoziazione di accordi che saranno ragionevolmente sottoscritti entro il 31 dicembre 2014), non saranno tenuti ad esibire l’attestazione della registrazione prima dell’inizio del prossimo anno.
Una parte degli intermediari quindi è già ai nastri di partenza, altri invece manifestano incertezza perché le scadenze sono vicine e si aspetta la normativa italiana di attuazione dell’accordo.
E, considerando come le istruzioni spesso arrivino all’ultimo momento, un po’ di preoccupazione c’è soprattutto tra gli intermediari più grandi, come le banche, per i quali ci sarà la necessità di identificare dal 1° luglio 2014 i clienti che apriranno un nuovo rapporto secondo i principi previsti dal Fatca, nonché di effettuare quello che si presenta come uno dei più complessi adempimenti Fatca, la due diligence (o adeguata verifica) sui propri clienti per vedere se rispondono a qualcuno dei requisiti fissati dall’amministrazione Usa come segnali di "americanità" del soggetto interessato.
Si tratta di un adempimento che riguarda tutti gli interessati, ma in modo particolare l’impegno è (ovviamente) più gravoso per coloro che hanno una clientela diffusa.
Questa verifica andrà fatta entro il 30 giugno 2016 per i soggetti che hanno un conto con saldo al 30 giugno 2014 inferiore al milione di dollari. Ed entro il 30 giugno 2015 per i soggetti con portafoglio più pesante di un milione di dollari.
La verifica deve essere fatta non solo sulla residenza del cliente, che sarebbe un dato più semplice, però occorre vedere se ci sono anche altri indizi che possono segnalare un americano in fuga: come il luogo di nascita, caselle di posta o numero di telefono statunitensi, bonifici ricorrenti su conti americani, deleghe date a soggetti residenti negli Usa.
Inoltre, spiega Domenico Serranò, executive director financial service office, di Ernst & Young, «quando la situazione da sanare di un cliente americano è particolarmente complessa e potrebbe avere rilevanza penale per l’ordinamento americano, suggeriamo di richiedere l’assistenza anche di un avvocato locale, anche per la possibilità che quest’ultimo ha di opporre eventualmente il segreto istruttorio».
A partire dal 2016, almeno secondo le previsioni, dovrebbe partire anche il sistema Crs (Common Reporting Standard), l’estensione a livello globale del Fatca, attraverso il rinnovato modello Ocse (appunto il Crs). In questo caso andranno scambiati in modo automatico i dati con tutti i Paesi partecipanti al sistema.
Non ci sarà una controparte agguerrita come l’amministrazione Usa, ma il sistema dello scambio multilaterale tra le amministrazioni è destinato a intensificarsi e le autorità fiscali italiane riceveranno informazioni sui conti diffusi in tutto il mondo.

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Banconote da 500 euro, in Spagna serve il documento (BancaForte, 15 aprile 214)

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Fonte: bancaforte.it
di F. Padovan
La sentenza della Corte Suprema conferma l’identificazione obbligatoria da parte delle banche per chi effettua transazioni cash con il taglio più grande delle banconote.
In Spagna per ritirare le banconote da 500 euro si deve presentare un documento di identità.
Lo ha deciso la Corte Suprema, imponendo alle banche di comunicare al Tesoro i dettagli delle transazioni condotte con biglietti del massimo taglio.
Lo scrive il quotidiano El Pais.
La sentenza mette la parola fine a una lunga controversia, revocando la decisione dell’Alta Corte d’Appello che aveva dato ragione al Banco Pastor, il quale nel 2006 aveva rifiutato di dichiarare transazioni effettuate con banconote da 500 euro e movimenti di oltre 10.000 euro all’Oficina Nacional de Investigación del Fraude (ONIF), l’ente incaricato al contrasto delle frodi.
Dal marzo 2011, le banche spagnole devono informare il fisco di ogni transazione che oltrepassa i 3.000 euro.
Sul piano pratico, le istituzioni finanziarie dovranno identificare gli autori dei movimenti attraverso il loro numero di identificazione fiscale.
Sia le aziende sia i privati devono motivare i movimenti di importi superiori a 10.000 euro o il valore nominale delle banconote utilizzate. Gli ispettori fiscali desiderano che questa misura venga estesa alle operazioni condotte anche con banconote da 200 euro, ma non sono state ancora prese decisioni al riguardo.

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Contante lecito nello scudo (Il Sole 24 Ore,15 aprile 2014)

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Fonte: IusLetter
I limiti all’uso del contante previsti dalla normativa antiriciclaggio non si applicano quando la fiduciaria paga l’imposta straordinaria dello scudo fiscale per conto del cliente
di Alessandro Galimberti
Con un provvedimento notificato lo scorso fine settimana, e destinato a fare da apripista per altre decine di ricorsi pendenti, il Mef segna una svolta nella lettura – finora abbastanza problematica – dell’applicazione combinata del Dlgs 231/2007 e del terzo scudo fiscale (legge 102/2009).
Il caso era nato dopo una segnalazione dell’Uif sull’utilizzo del contante oltre soglia, avvenuto presso uno sportello bancario marchigiano, segnalazione che poi aveva portato alla verifica ispettiva della Guardia di finanza competente territorialmente (Ancona) sulle società interessate.
Nell’obiettivo delle Fiamme gialle erano così finiti – per quanto riguarda i ricorsi in questione – tre pagamenti contestuali (effettuati il 15 dicembre 2009, guarda caso ultimo giorno per il pagamento dell’imposta straordinaria dello scudo di quell’anno), per importi oscillanti attorno a 40 mila euro.
Il superamento della soglia di utilizzo del contante (articolo 49 del dlgs 231/2007, all’epoca 12.500 euro) aveva fatto scattare il procedimento sanzionatorio, con il sequestro del 40% dell’ammontare oltre soglia.
Da qui è scaturito il contenzioso sfociato nella decisione del Mef della scorsa settimana.
Il ministero ha archiviato il procedimento con una motivazione sintetica quanto esplicativa: la fiduciaria aveva «acquisito in trasferimento il denaro contante al fine di pagare l’imposta straordinaria di adesione dello scudo fiscale» e in esecuzione «del mandato fiduciario stipulato tra le parti».
Proprio la particolarità del rapporto contrattuale, calato nelle regole dello scudo-ter – secondo il Mef – fa cessare la materia del contendere.
È la stessa circolare 45/2010 delle Entrate, infatti, a spiegare che per usufruire dello scudo «è necessario che il patrimonio sia affidato» in toto alla gestione di un intermediario residente, almeno nel caso di rimpatrio cosidetto “giuridico”.
Se il bene uscisse, per ipotesi, dal circuito della fiduciaria e tornasse nella disponibilità del contribuente – anche solo per adempiere all’imposta – quest’ultimo “perderebbe” istantaneamente gli effetti benefici dello scudo. Tra l’altro questo aspetto era stato messo a verbale della Gdf da uno dei soggetti ispezionati, ma all’epoca senza cambiare l’esito della verifica.
Tra gli argomenti fatti valere delle difese in sede di contraddittorio, e risultati determinanti, spicca quello del «titolo giuridico».
Secondo lo studio legale Fisicaro, se è vero che l’articolo 49 del dlgs 231/2007 parla di trasferimento di contante effettuato a «qualsiasi titolo», è proprio il «titolo» a mancare nel rapporto tra fiduciante e fiduciaria, dove il trasferimento di danaro è una semplice traditio, vale a dire un mero spostamento. E inoltre l’articolo 17 della stessa norma legittima comunque il trasferimento del denaro per i pagamenti effettuati allo Stato.

Facebook diventa banca e lancia l’e-money (Il Sole 24 Ore, 15 aprile 2014)

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Fonte: Il Sole 24 Ore (già pubblicato in agatinogrillo.it)
Chissà se si chiamerà Facebank. Il social network fondato da Mark Zuckerberg potrebbe presto offrire servizi finanziari, come rimesse internazionali e pagamenti elettronici
di Luca De Biase
Secondo un’indiscrezione pubblicata dal Financial Times, Facebook sarebbe vicina a ottenere l’autorizzazione dalla Banca centrale irlandese.
Già Google e Vodafone a modo loro stanno esplorando questo genere di attività.
Si apre un nuovo scenario per le grandi piattaforme internettiane.
Che potrebbe avere conseguenze molto rilevanti.
È un’ipotesi credibile?
Il denaro è informazione.
Perché non dovrebbe diventare un argomento di sviluppo per le compagnie che si sono dimostrate più efficienti per gestire le altre forme di informazione, come Google, Facebook, Vodafone?
Ma il denaro è una forma di informazione molto preziosa e, dunque, regolamentata.
Per questo è restata finora appannaggio di compagnie specializzate come le banche.
E per questo gli scettici si domandano fino a che punto questa entrata delle compagnie internettiane possa arrivare.
La controversia è destinata a restare aperta per un po’. Facebook ha da sempre cercato di conoscere la reale identità dei suoi utenti.
Non c’è sempre riuscita.
La rete offre mille opportunità per nascondere un’identità dietro qualche avatar immaginario e questo è un limite per la trasformazione di Facebook in una piattaforma finanziaria. Si può immaginare che i servizi finanziari di Facebook dovrebbero essere offerti con un’applicazione dedicata all’interno della piattaforma. Un’applicazione che probabilmente non funzionerebbe proprio come le altre per le quali già oggi si svolgono scambi monetari - come quelle dedicate a videogiochi - che non sono a basso costo per gli utenti: di solito il social network, in effetti, di solito trattiene il 30% del valore scambiato.
Non poco per competere nel mercato delle rimesse internazionali.
Ma si tratta per ora di speculazioni, visto che Facebook non commenta ufficialmente la notizia.
Di certo, per quanto abbiano fatto finora, le compagnie come Facebook e Google, quando hanno tentato la via dell’entrata nel mercato dei pagamenti, non sono andate benissimo.
Ma per quanto gli scettici possano avere parzialmente ragione, le banche non dovrebbero sentirsi troppo al sicuro.
Stiamo assistendo a una fioritura di nuovi mercati del denaro, di nuovi servizi che hanno una valenza finanziaria, di nuove monete.
Il Bitcoin ha conquistato l’attenzione di molti per la sua caratteristica capacità di proteggere l’anonimato delle persone che usano e accumulano la moneta elettronica.
Totalmente diverso, il Sardex, come le altre monete complementari, ha aperto la strada per una modernizzazione fondamentale del baratto nelle comunità, aumentando l’attività economica delle aziende che l’adottano senza entrare in rotta di collisione con le monete ufficiali.
Già da tempo PayPal e altri servizi hanno conquistato una parte dei sistemi di pagamento online.
Se ora i giganti del web cominciano a proporsi di entrare nella gestione dei depositi di denaro e degli scambi internazionali, sapendo che potrebbero contare sulla localizzazione più favorevole dal punto di vista delle regole fiscali e bancarie e riconoscendo che si tratta di aziende estremamente efficienti nella gestione dell’informazione e nel rapporto con enormi quantità di utilizzatori, altri segmenti dell’attività bancaria potrebbero essere disintermediati.
La rivoluzione, su internet, spesso non è un rovesciamento improvviso delle posizioni, ma uno stillicidio di cambiamenti. Che si traducono gradualmente in una grande trasformazione.
Meglio accorgersene prima. E innovare prima degli altri.

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Nuove regole Ue sugli abusi di mercato (MF, 15 aprile 2014)

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Fonte: AssiNews
Nuove norme Ue contro l’abuso di informazioni privilegiate e la manipolazione di mercato. Adottato formalmente il pacchetto legislativo sulla riforma del settore dell’audit
di Onofrio Giuffré
Il Consiglio Ue ha approvato un nuovo regolamento per rafforzare la tutela degli investitori e una direttiva che istituisce un quadro per sanzioni penali.
Le norme sugli abusi di mercato già valide per i mercati tradizionali saranno ora valide anche sui mercati Mtf (multilateral trading facilities) e su quelli fuoriborsa (over-the-counter o Otc).
Secondo il regolamento, le norme esistenti in materia di abusi di mercato saranno ampliate in modo da includere gli abusi sulle piattaforme elettroniche di negoziazione, la cui diffusione è aumentata negli ultimi anni; saranno proibite strategie scorrette attuate mediante negoziazioni ad alta frequenza; chiunque manipoli parametri come il tasso Libor sarà colpevole di abusi di mercato e incorrerà in ammende; saranno proibiti gli abusi di mercato nei mercati delle merci e degli strumenti derivati collegati.
L’effetto deterrente della legislazione sarà maggiore grazie alla possibilità di imporre sanzioni pari a importi fino a tre volte superiori ai profitti ottenuti mediante gli abusi di mercato o almeno pari al 15% del volume d’affari per le imprese.
Gli Stati membri possono decidere se andare al di là di tale minimo.
La direttiva, invece, prevede definizioni comuni a livello di Ue di reati di abuso di mercato quali l’abuso di informazioni privilegiate, la divulgazione illecita di informazioni e la manipolazione del mercato.
Inoltre è previsto un complesso comune di sanzioni penali, sia pecuniarie che detentive (reclusione di almeno quattro anni in caso di abuso di informazioni privilegiate o manipolazione del mercato e di almeno due anni in caso di divulgazione illecita di informazioni privilegiate).
Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, prevista per giugno, ci sarà un periodo di 24 mesi per l’adozione delle misure di esecuzione relative al regolamento da parte della Commissione e per il recepimento della direttiva nel diritto nazionale da parte degli Stati.
È stato adottato formalmente il pacchetto legislativo sulla riforma del settore dell’audit.

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