Digital Trade Chain: Unicredit ed altre sei banche internazionali insieme nel consorzio Bitcoin (17 gennaio 2017)

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(Fonte testo e immagine : Gruppo Unicredit - testo rielaborato da Agatino Grillo)

Il 17 gennaio 2017 Deutsche Bank, HSBC, KBC, Natixis, Rabobank, Société Générale and UniCredit hanno sottoscritto a Brussels un “Memorandum of Understanding” per lavorare insieme allo sviluppo di tecnologie blockchain standardizzate che sono alla base delle monete virtuali come Bitcoin.
La piattaforma prescelta è la “Digital Trade Chain” (DTC) orientata a pagamenti per le piccole e medie imprese sviluppata dalla banca belga KBC e che utilizza la tecnologia blockchain per collegare tutte le parti coinvolte nella transazione commerciale: acquirente, venditore, intermediario finanziario.

Cos’è la tecnologia Blockchain?

Una blockchain (in italiano letteralmente: catena di blocchi) è una base di dati distribuita, introdotta dalla valuta Bitcoin che mantiene in modo continuo una lista crescente di record, i quali fanno riferimento a record precedenti presenti nella lista stessa ed è resistente a manomissioni.
La prima e più conosciuta applicazione della tecnologia blockchain è la visione pubblica delle transazioni per i bitcoin, che è stata ispirazione per altre criptovalute e progetti di database distribuiti.
(…)
Secondo una previsione del World Economic Forum entro il 2025 ci saranno attività che genereranno oltre il 10% del PIL del mondo che saranno registrate su tecnologie che si basano sui principi della blockchain.

Workshop ABI su Blockchain

Abilab ha organizzato a Milano, il 19 gennaio 2017, un workshop dedicato all’utilizzo della tecnologia Blockchain in banca (online, programma in pdf): all’evento partecipa – tra gli altri – anche Daniele Savarè, Head of Service Line ICT Evolution UniCredit Business Integrated Solutions.

Approfondimenti

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Gli adempimenti antiriciclaggio per gli avvocati (DirittoBancario.it, 13 gennaio 2017)

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Sul sito DirittoBancario.it è stato pubblicato il documento “Gli adempimenti antiriciclaggio per gli avvocati alla luce del vademecum del Consiglio Nazionale Forense” a cura di Stefano Loconte, Professore a contratto di Diritto Tributario e Diritto dei Trust, Università degli Studi LUM “Jean Monnet” di Casamassima, Avvocato e Caterina Alessia Dibitonto, Avvocato, Loconte & Partners.
Di seguito il sommario e il primo capitolo “1. Nota metodologica”.

Sommario

  1. Nota metodologica
  2. Struttura del vademecum
  3. Applicabilità della normativa antiriciclaggio agli Avvocati
  4. Gli adempimenti antiriciclaggio
  5. Conclusioni.

1. Nota metodologica

La Commissione Antiriciclaggio[1] del Consiglio Nazionale Forense ha pubblicato il 25 novembre scorso un vademecum[2] che fornisce indicazioni agli Avvocati relativamente agli adempimenti richiesti loro dal D. Lgs. 231/2007[3] (cd. Legge Antiriciclaggio) e disposizioni correlate[4].
Tale lavoro con carattere esplicativo è stato reso in forma di FAQ[5] che sono al momento oggetto di approfondimento e si completa di alcuni allegati[6].
La fonte normativa che ha introdotto alcune modifiche nella gestione degli adempimenti antiriciclaggio per gli Avvocati è la direttiva UE 2015/849 (cd. Quarta Direttiva Antiriciclaggio), che dovrà essere recepita dagli Stati membri dell’Unione Europea[7] entro il 26 giugno 2017.

Il testo continua: leggi on line o in pdf

Note al testo

[1] Costituita dagli Avvocati C. Secchieri, D. Calabrò, E. Merli, A. Pasqualin, A. Acconci, C. Cocuzza, M. Arena, N. Cirillo e G. Colavitti.

[2] Consiglio Nazionale Forense presso il Ministero della Giustizia, Gli adempimenti antiriciclaggio per gli avvocati, 25/11/2016.

[3] Il provvedimento, recante la “Attuazione della direttiva 2005/60/CE concernente la prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo nonché della direttiva 2006/70/CE che ne reca misure di esecuzione”, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 14 dicembre 2007 n. 290, S.O. n. 268/L. Considerata la matrice di stampo comunitario degli obblighi antiriciclaggio, il decreto legislativo n. 231 del 2007 rappresenta l’adeguamento della normativa comunitaria vigente nell’ordinamento italiano alle disposizioni contenute nelle direttive comunitarie in materia di lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo. In dettaglio, la prima direttiva antiriciclaggio (91/308/Ce del 10 giugno 1991) è stata recepita con il D.L. 3 maggio 1991, n. 143 (convertito con modificazioni dalla L. 5 luglio 1991, n. 197); la seconda direttiva antiriciclaggio (2001/97/Ce del 4 dicembre 2001) con il D. Lgs. 20 febbraio 2004, n. 56.

[4] Provvedimento Banca d’Italia 30/01/2013 recante gli indicatori di anomalia per le società di revisione e revisori legali con incarichi di revisione su enti di interesse pubblico, Comunicazione della Banca d’Italia di giugno, settembre e dicembre 2008 sui rapporti con banche, istituzioni finanziarie e soggetti residenti nella Repubblica di San Marino, Provvedimento Banca d’Italia 24/08/2010 recante gli indicatori di anomalia per gli intermediari, Provvedimento Banca d’Italia 03/04/2013 recante disposizioni attuative in materia di adeguata verifica della clientela, ai sensi dell’art. 7, comma 2 del Decreto Legislativo 21/11/2007 n. 231, Comunicazioni di chiarimento del MEF sul d.lgs. 231/2007, Provvedimento Banca d’Italia 03/04/2013 recante disposizioni attuative per la tenuta dell’archivio unico informatico e per le modalità semplificate di registrazione di cui all’art. 37, commi 7 e 8 del decreto legislativo 21/11/2007 n. 231, Provvedimento Banca d’Italia 10/03/2011 recante disposizioni attuative in materia di organizzazione, procedure e controlli interni volti a prevenire l’utilizzo degli intermediari e degli altri soggetti che svolgono attività finanziaria a fini di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, ai sensi dell’art. 7, comma 2 del decreto legislativo 21/11/2007 n. 231, Comunicazione Banca d’Italia 03/2012 Esternalizzazione adempimenti antiriciclaggio: obblighi per gli operatori.

[5] In numero di 45, alle pagg. 1-19.

[6] Gli allegati sono in numero di tre, alle pagg. 20-30, e sono i seguenti:

-         uno schema di registro cartaceo,

-         uno schema di informativa al cliente e

-         un modello di valutazione del rischio.
[7] Al 31/12/2016 sono in numero di 28 e sono i seguenti: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria.

Allegato

  • Loconte S. e Dibitonto C.A., “Gli adempimenti antiriciclaggio per gli avvocati alla luce del vademecum del Consiglio Nazionale Forense”, gennaio 2017 (pdf, 320 K, 11 pp.)

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Privacy, UE: proposta di nuove norme per la protezione dei dati personali (12 gennaio 2017)

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La Commissione propone norme per tutte le comunicazioni elettroniche che garantiscono un elevato livello di tutela della vita privata e aggiorna le norme sulla protezione dei dati per le istituzioni dell'UE

Bruxelles, 10 gennaio 2017
La Commissione propone nuovi atti legislativi per tutelare maggiormente la riservatezza nelle comunicazioni elettroniche e allo stesso tempo schiudere nuove opportunità commerciali.
Le misure presentate oggi sono volte ad aggiornare le norme attuali, estendendone il campo di applicazione a tutti i fornitori di comunicazioni elettroniche. Mirano inoltre a creare nuove possibilità per trattare i dati relativi alle comunicazioni e rafforzare la fiducia e la sicurezza nel mercato unico digitale, il che costituisce uno degli obiettivi principali della strategia per il mercato unico digitale. Allo stesso tempo, la proposta allinea le norme sulle comunicazioni elettroniche alle nuove norme tecniche di altissimo livello del regolamento generale dell'UE sulla protezione dei dati. La Commissione propone inoltre nuove norme per fare in modo che il trattamento dei dati personali ad opera delle istituzioni e degli organismi dell'UE garantisca lo stesso livello di tutela della riservatezza previsto negli Stati membri a norma del regolamento generale sulla protezione dei dati, e definisce un approccio strategico alle questioni concernenti i trasferimenti internazionali dei dati personali.
Frans Timmermans, primo Vicepresidente della Commissione, ha dichiarato: "Grazie alle nostre proposte, che completeranno il quadro dell'UE in materia di protezione dei dati, la riservatezza delle comunicazioni elettroniche sarà protetta da norme aggiornate ed efficaci e le istituzioni europee applicheranno gli stessi standard elevati che ci aspettiamo dagli Stati membri."
Andrus Ansip, Vicepresidente della Commissione europea responsabile per il Mercato unico digitale, ha dichiarato: "Le nostre proposte creeranno la fiducia nel mercato unico digitale che la gente si aspetta. Il mio intento è garantire la riservatezza delle comunicazioni elettroniche e la tutela della vita privata. Il nostro progetto di regolamento sull'ePrivacy permetterà di trovare il giusto equilibrio tra elevata protezione dei consumatori e possibilità di innovazione per le imprese."
Věra Jourová, Commissaria per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere, ha affermato: "La legislazione europea in materia di protezione dei dati adottata l'anno scorso fissa standard elevati a vantaggio sia dei cittadini sia delle imprese dell'UE. Oggi la Commissione presenta anche la sua strategia per agevolare gli scambi internazionali di dati nell'economia digitale globale e promuovere in tutto il mondo standard elevati di protezione dei dati."
Maggiore protezione online e nuove opportunità per le imprese
Il regolamento sulla riservatezza e le comunicazioni elettroniche proposto dalla Commissione garantirà una maggiore tutela della vita privata delle persone e schiuderà nuove opportunità commerciali.

  • Nuovi attori: il 92% degli europei ritiene importante mantenere la riservatezza delle e-mail e dei messaggi online. Tuttavia, la vigente direttiva ePrivacy si applica unicamente agli operatori di telecomunicazioni tradizionali. Le norme in materia di riservatezza si applicheranno d'ora in poi anche ai nuovi operatori che forniscono servizi di comunicazione elettronica - ad esempio WhatsApp, Facebook Messenger, Skype, Gmail, iMessage, Viber.
  • Norme più stringenti: aggiornando la direttiva vigente con un regolamento direttamente applicabile, tutti i cittadini e le imprese nell'UE potranno godere dello stesso livello di protezione delle comunicazioni elettroniche.Anche le imprese trarranno vantaggi da un unico corpus di norme applicabili in tutta l'UE.
  • Contenuto delle comunicazioni e metadati: la riservatezza sarà garantita sia per i contenuti sia per i metadati delle comunicazioni elettroniche (ad esempio, l'ora della chiamata e il luogo). Entrambi hanno una forte componente di riservatezza e, secondo le norme proposte, dovranno essere anonimizzati o eliminati in caso di mancato consenso degli utenti, a meno che non siano necessari, ad esempio per la fatturazione.
  • Nuove opportunità commerciali: una volta ottenuto il consenso al trattamento dei dati relativi alle comunicazioni (contenuti e/o metadati), gli operatori di telecomunicazioni tradizionali avranno maggiori opportunità di utilizzare i dati e fornire servizi aggiuntivi. Ad esempio, potranno produrre mappe di calore per indicare la presenza di persone di cui potranno avvalersi le autorità pubbliche e le imprese di trasporto nello sviluppo di nuovi progetti di infrastrutture.
  • Norme più semplici sui cookie: è prevista la semplificazione della cosiddetta "disposizione sui cookie", che ha dato luogo a un numero eccessivo di richieste di consenso per gli utenti di internet. Le nuove norme permetteranno agli utenti di avere un maggiore controllo sulle impostazioni, consentendo di accettare o rifiutare facilmente il monitoraggio dei cookie e di altri identificatori in caso di rischi per la riservatezza. La proposta chiarisce che il consenso non è necessario per i cookie non intrusivi che migliorano l'esperienza degli utenti (ad esempio, quelli che permettono di ricordare la cronologia del carrello degli acquisti). Il consenso non sarà più necessario per i cookie che contano il numero di utenti che visitano un sito web.
  • Protezione contro lo spamming: la proposta odierna vieta le comunicazioni elettroniche indesiderate, indipendentemente dal mezzo utilizzato, ad esempio email, SMS e, in linea di principio, anche chiamate telefoniche se gli utenti non hanno dato il consenso. Gli Stati membri possono optare per una soluzione che conferisca ai consumatori il diritto di opporsi alla ricezione delle telefonate a scopo commerciale, per esempio mediante la registrazione del loro numero in un elenco di nominativi da non chiamare. Gli autori delle telefonate a scopo commerciale dovranno mostrare il proprio numero telefonico o utilizzare un prefisso speciale che indichi la natura della chiamata.
  • Applicazione più efficace delle norme: la responsabilità di garantire il rispetto delle norme in materia di riservatezza previste dal regolamento spetterà alle autorità nazionali per la protezione dei dati.

Norme in materia di protezione dei dati per le istituzioni e gli organismi dell'UE

Il regolamento proposto sulla protezione dei dati personali da parte delle istituzioni e degli organismi europei mira ad allineare le norme vigenti, che risalgono al 2001, alle nuove norme più stringenti fissate nel regolamento generale del 2016 sulla protezione dei dati. Tutti coloro i cui dati personali sono gestiti dalle istituzioni o dalle agenzie dell'Unione europea potranno beneficiare di standard di protezione più elevati.

Protezione internazionale dei dati

La comunicazione proposta definisce un approccio strategico ai trasferimenti internazionali di dati personali che agevolerà gli scambi commerciali e promuoverà una migliore cooperazione fra le autorità di contrasto, assicurando nel contempo un livello elevato di protezione dei dati. La Commissione si impegnerà attivamente in discussioni con i principali partner commerciali dell'Asia orientale e del Sudest asiatico, iniziando dal Giappone e dalla Corea nel 2017, ma anche con i paesi interessati dell'America latina e i paesi inseriti nella politica europea di vicinato, per giungere a "decisioni di adeguatezza" (che consentono il libero flusso dei dati personali verso paesi con norme in materia di protezione dei dati "sostanzialmente equivalenti" a quelle dell'UE).
La Commissione intende inoltre avvalersi appieno dei meccanismi alternativi previsti dalle nuove norme UE sulla protezione dei dati (regolamento generale sulla protezione dei dati e direttiva sulla protezione dei dati nell'ambito della cooperazione giudiziaria e di polizia) al fine di agevolare lo scambio di dati personali con i paesi terzi con i quali non sia possibile giungere a decisioni di adeguatezza.
La comunicazione ribadisce inoltre che la Commissione intende continuare a promuovere lo sviluppo di standard elevati di protezione dei dati sul piano internazionale, a livello sia bilaterale che multilaterale.

Prossime tappe

Con la presentazione delle proposte odierne la Commissione invita il Parlamento europeo e il Consiglio a lavorare in tempi rapidi e a garantire un processo agevole per l'adozione entro il 25 maggio 2018, data di applicazione del regolamento generale sulla protezione dei dati. L'intento è quello di offrire entro tale data a cittadini e imprese un quadro giuridico pieno e completo in materia di tutela della vita privata e protezione dei dati in Europa.
Insieme alle proposte odierne la Commissione ha presentato una comunicazione per dare slancio all'economia dei dati. Maggiori informazioni sono disponibili qui.

Per ulteriori informazioni

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Contatti per la stampa

  • Johannes BAHRKE (+32 2 295 86 15)

  • Nathalie VANDYSTADT (+32 2 296 70 83)

  • Christian WIGAND (+32 2 296 22 53)

Informazioni al pubblico: contattare Europe Direct telefonicamente allo 00 800 67 89 10 11 o per e-mail

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Pubblica amministrazione e trasparenza: ecco come funziona il Foia (Il Sole 24 Ore, 9 gennaio 2017)

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(Clicca per ingrandire immagine)

A battere tutti sul tempo è stato – e non poteva essere altrimenti – il dipartimento della Funzione pubblica  di Marianna Madia, “padre” del decreto Foia sulla trasparenza della Pa; il dipartimento ha pubblicato online il modulo per il nuovo accesso già il 23 dicembre.
Esattamente il giorno del debutto, senza attendere le istruzioni dell’Anticorruzione di Cantone, che sono arrivate a stretto giro, il 28 dicembre.
Rispetto alla bozza in consultazione, le linee guida Anac sull’accesso hanno semplificato molto le richieste di conoscenza dei dati trasmesse online. Non più, come sembrava in un primo momento, domande da corredare con firma digitale, Spid (Sistema pubblico di identità digitale, ovvero la password unica per tutta la Pa) e posta elettronica certificata, ma via libera a una semplice mail agli uffici in possesso dei dati o all’Urp con fotocopia del documento di identità.
È partita così la rivoluzione del Foia italiano (il Freedom of information act, dal nome della prima legge americana pioniera della trasparenza), il Dlgs 97/2016 al quale tutte le amministrazioni pubbliche dovevano adeguarsi, appunto, entro il 23 dicembre scorso e che spalanca per cittadini e associazioni la porta su un ventaglio più ampio di documenti e informazioni. Ma la lista delle eccezioni da tenere riservate comincia già ad allungarsi e obbligherà gli enti a una complessa valutazione. Senza contare poi che per chi fa “orecchie da mercante” alle richieste non sono previste sanzioni.

Documenti

Fonte: Dipartimento della Funzione pubblica

  • Modello istanza di accesso FOIA (pdf)
  • Modello istanza di accesso FOIA (doc editabile)

Rassegna web

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Radio 24: CRS - fisco, al via lo scambio automatico di informazioni (9 gennaio 2017, audio mp3)

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Crs e antiriciclaggio, termini destinati a viaggiare sempre più a braccetto

Il 5 gennaio 2017 su Radio24  è andata in onda la trasmissione “Focus economia” dedicata a “Lotta all'evasione - Banche – Usa”.
Ospiti: Alessandro Galimberti Sole 24 Ore, Fabio Pavesi Sole 24 Ore, Marco Valsania, Sole 24 Ore Ny.
La trasmissione è disponibile in streaming sul sito di Radio24 e può essere scaricata in formato mp3 (47 M)
La prima parte della trasmissione è stata dedicata al CRS (Common reporting standard) il nuovo sistema internazionale di condivisione automatica dei dati fiscali dei contribuenti.

Lotta all'evasione - Banche - Usa

Lotta all'evasione - Il 2017 sarà l'anno della svolta nella lotta al "nero" internazionale. Dopo tanti annunci, e lo scivolo (doppio, in Italia) delle voluntary disclosure nazionali battuto un po' ovunque - una sorta di ultima chiamata bonaria per i frequentatori di paradisi fiscali - dal 1° gennaio è ufficialmente iniziata l'era dello scambio automatico di informazioni fiscali. Le parole chiave che ridisegneranno la geografia del nero sono Crs e antiriciclaggio, termini destinati a viaggiare sempre più a braccetto.

Fisco, al via lo scambio automatico di informazioni

Fonte: on line su Il Sole 24 Ore e in pdf su rassegna stampa dell’Agenzia delle Entrate

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Il 2017 sarà l’anno della svolta nella lotta al “nero” internazionale. Dopo tanti annunci, e lo scivolo (doppio, in Italia) delle voluntary disclosure nazionali battuto un po’ ovunque - una sorta di ultima chiamata bonaria per i frequentatori di paradisi fiscali - dal 1° gennaio è ufficialmente iniziata l’era dello scambio automatico di informazioni fiscali.
Le parole chiave che ridisegneranno la geografia del nero - spingendolo sempre più ai margini dell’”alto rischio Paese” - sono Crs e antiriciclaggio, termini destinati a viaggiare sempre più a braccetto.
La geografia dello scambio di informazioni
Il Crs (Common reporting standard) è il sistema di condivisione automatica dei dati dei contribuenti, sistema che ormai (si veda l’articolo sotto) ha cittadinanza nei 3/5 degli Stati globali, di fatto in tutti quelli più evoluti. Dati che disegnano il profilo internazionale di privati e società, dalle informazioni finanziarie su saldi del conto, interessi, dividendi, ricavi dalla vendita di asset transitati per i conti di persone fisiche e giuridiche, riferiti a nominativo e dati identificativi del titolare del conto, il numero di conto, dati identificativi dell’istituto finanziario, il saldo o il valore del conto stesso. Come dire, una vera e propria Tac “mondiale” del contribuente. Gli istituti tenuti a riportare le informazioni sono, oltre alle banche, gli intermediari finanziari, i brokers, le compagnie assicurative e gli organismi di investimento collettivo.
L’Italia è arrivata sul filo di lana a recepire la direttiva Ue (2015/2376) sullo scambio automatico obbligatorio delle informazioni fiscali in ambito comunitario. Il governo dopo aver incassato il voto di fiducia di Palazzo Madama, ha approvato il 14 dicembre scorso il decreto attuativo previsto dalla legge di delegazione europea per il 2015. Nel frattempo l’Europa ha accelerato ulteriormente nella lotta all’evasione e alle frodi fiscali internazionali, approvando sempre nel dicembre scorso la modifica della direttiva 2011/16/Ue sulla cooperazione amministrativa fiscale. Lo scopo è autorizzare l’utilizzo delle informazioni antiriciclaggio nel perseguimento del nero internazionale, in sostanza aprendo le preziose banche dati sul titolare effettivo dei rapporti finanziari - anche dei trust - per individuare prestanomi e strutture interposte a fini elusivi. È qui che il Crs si salda all’antiriciclaggio, consentendo alle autorità fiscali di accedere alle “segretissime” informazioni per il monitoraggio della corretta applicazione delle norme sullo scambio automatico di informazioni fiscali. Questo ulteriore salto di qualità dovrà essere recepito nelle legislazioni nazionali entro il 31 dicembre prossimo ed entrare in vigore al più tardi il 1° gennaio del 2018.
Le connessioni internazionali dell’Italia nella rete dell’emersione, tra l’altro, avevano già fatto un salto di qualità nel 2015, quando la legge 95 del 18 giugno aveva recepito l’accordo Fatca con gli Usa. La differenza fondamentale tra il Crs ed il Facta è che, mentre il Fatca si basa su accordi bilaterali di scambio informazioni conclusi dall’Amministrazione americana con singoli Stati - e con un percorso unilaterale dettato dalla agenzia fiscale Irs americana - lo standard messo a punto dall'Ocse è uno strumento multilaterale a cui possono aderire potenzialmente tutti gli Stati, come sta di fatto accadendo.
L’Italia peraltro era stata tra i cinque Stati dell’Unione europea (insieme a Francia, Germania, Regno Unito e Spagna) promotori dell’approccio intergovernativo con gli Usa per la lotta all’evasione internazionale (guerra iniziata proprio dagli Stati Uniti all’indomani della gigantesca crisi del 2008) comunicando al Commissario europeo alla fiscalità, il 9 aprile 2013, di voler realizzare uno strumento “pilota” di scambio automatico multilaterale di informazioni,
Pochi mesi dopo, il 6 settembre 2013, i leader del G20 si erano impegnati ad adottare quale global standard lo scambio di informazioni automatico e a supportare i lavori dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse).
Oggi per le autorità fiscali inizia l’epoca del raccolto. E per i contribuenti italiani “ritardatari” resta aperta, fino al 31 luglio prossimo, la porticina perdonista della Vd 2.0.

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Antiriciclaggio: nuovi adempimenti nello stato di New York, USA (5 gennaio 2017)

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(foto tratta da Wikipedia, di National Atlas of the United States - National Atlas, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1056486)

Il Dipartimento dei Servizi Finanziari (DFS) dello stato di New York ha adottato una nuova regolamentazione antiriciclaggio per le istituzioni finanziarie che operano sul suo territorio.
La nuova normativa – “Part 504 - Banking division transaction monitoring and filtering program requirements and certifications (Statutory authority: Banking Law §§37(3)(4); Financial Services Law §302)” (qui in pdf,  194 K, 7 pp.) richiede – oltre al rispetto della normative nazionale USA quali il BSA/ AML, Bank Secrecy Act Anti-Money Laundering (def, Wikipedia) – ulteriori adempimenti tra cui una “certificazione” annuale sul rispetto de nuovi adempimenti  firmata dal board aziendale o da un senior Compliance Officer.

La nuova regolamentazione dello Stato di New York è in vigore dal primo gennaio 2017. La prima “certificazione” è dovuta entro il 15 aprile 2018.

I nuovi adempimenti

Transaction Monitoring Program

Devono essere adottati programmi - automatizzati o manuali – per il monitoraggio delle transazioni economiche che possano essere sospettate di riciclaggio e di violazioni delle norme BSA / AML

Watch List Filtering Program

Devono essere adottati programmi-filtro per impedire operazioni in contrasto con le norme relative alle sanzioni economiche e commerciali deliberate dal Dipartimento del Tesoro USA attraverso l’OFAC.
L’OFAC è l’Office of Foreign Assets Control (web, https://www.treasury.gov/resource-center/sanctions/Pages/default.aspx   Wikipedia, https://en.wikipedia.org/wiki/Office_of_Foreign_Assets_Control ) è l’agenzia del governo USA che ha l’incarico di gestire le sanzioni economiche e commerciali a sostegno della sicurezza nazionale degli Stati Uniti e dei suoi obiettivi di politica estera.

Il testo della normativa

  • New York State Department of Financial Services , “Part 504 - Banking division transaction monitoring and filtering program requirements and certifications (Statutory authority: Banking Law §§37(3)(4); Financial Services Law §302)” (pdf, 194 K, 7 pp.)

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Agenzia entrate, Rossella Orlandi: Compliance fiscale obiettivo prioritario (4 gennaio 2017)

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Fisco, Agenzia entrate cambia gioco. Orlandi: "Guardia e ladri non funziona più"

''Guardie e ladri è un gioco che non funziona più''.
La deterrenza è l'ultimo strumento, dopo aver messo in campo ''tutti gli strumenti a disposizione per costruire un rapporto di fiducia'' con i contribuenti.
Il direttore dell'Agenzia delle entrate, Rossella Orlandi , scrive un editoriale pubblicato nella rivista interna dell'amministrazione 'Pagine on line', per spiegare ai dipendenti che bisogna spostare l'attenzione sulla ''persona'' intesa come ''soggetto, meritevole di ascolto, anziché mero oggetto delle nostre lavorazioni''.
''Solo grazie al vostro contributo si potrà rendere effettivo e concreto il cambiamento che sicuramente tutti auspichiamo'', dice Orlandi.
Compliance sarà la ''parola d'ordine'', ''il cuore'' e ''le fondamenta'' di una ''rinnovata strategia'' che, spiega Orlandi, prevede un ''percorso di ridefinizione dei rapporti con i contribuenti, ancora più improntati ai principi di trasparenza e rispetto reciproco''.
L'Agenzia ''è geneticamente programmata per affrontare i cambiamenti'', dalle modifiche organizzative ai cambiamenti culturali. Oggi, spiega Orlandi, occorre fare ''un ulteriore salto di qualità sia nella strategia sia nella nostra impostazione culturale''.
''Dobbiamo interiorizzare il concetto che il nostro compito non è inseguire le mere violazioni formali per sanzionarle severamente''.
Secondo il direttore bisogna ''abbandonare ogni atteggiamento autoritativo: le persone che abbiamo di fronte sono generalmente in buona fede''.
Il contrasto va indirizzato solo verso quei soggetti ''con volontà di sottrarsi ai propri doveri nei confronti della collettività, dobbiamo impiegare le nostre energie migliori verso i fenomeni significativi di evasione''.
Diversamente, contro gli evasori ''consapevoli e incalliti utilizzeremo giustamente, e in modo vigoroso, gli strume nti a nostra disposizione''. ''Allora sì che il nostro intervento sarà un’azione virtuosa e legittima nell’interesse della comunità''. Solo così, spiega Orlandi, ''potremo ribaltare un’ingiusta percezione negativa del nostro lavoro, che invece da sempre si fonda su principi di integrità morale, correttezza e imparzialità''.

Rassegna stampa web

  • Alessandro Galimberti, "Orlandi: stop alla caccia alle violazioni formali", Il Sole 24 Ore,  4 Gennaio 2017 (pdf, via FiscoOggi.it)

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Radio 24: riciclaggio e finanziamento al terrorismo, faro sui money transfer (2 gennaio 2017, audio mp3)

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Il 2 gennaio 2017 su Radio24 è andato in onda – in replica - la trasmissione “Finanziamento al terrorismo, faro sui money transfer”  a cura di Raffaella Calandra (sole, tw, blog) già trasmessa il 1° ottobre 2016.
La trasmissione è disponibile in streaming sul sito di Radio24 e può essere scaricata in formato mp3 (21 minuti circa).

Interventi di

•    Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia (inizio trasmissione)
•    Ranieri Razzante, AIRA - Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio (minuti 3,29  e 14,20)
•    Armando Spataro, procuratore capo Torino (minuti 8,18 e 17,01)
•    Giorgio Ieranò, Università di Trento  (minuto 18,16)

Finanziamento al terrorismo, faro sui money transfer

I soldi dei terroristi di Parigi sono passati anche attraverso l'Italia. La denuncia del procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, riapre il tema dei controlli sui cosiddetti money transfer, sportelli usati soprattutto dai migranti per mandare risparmi nei loro Paesi di origine. Li vediamo sparsi nelle nostre città.
Ma anche in passato - e ora in almeno 13 fascicoli - i magistrati di tutt' Italia indagano su passaggi sospetti.
Nel 2015 - riferisce l 'ultimo rapporto dell'Uif, l'Unità di Informazione Finanziaria di Banca d'Italia - sono state 2.268 le segnalazioni, con oltre 200mila operazioni sospette. Passaggi anomali di soldi, per varie ragioni. E le più rischiose - il 13% del totale - riguardano persone sott' inchiesta, anche per fatti di terrorismo. Le norme europee però hanno reso più complessi i controlli, permettendo alle agenzie di avere un unico intermediario in tutta l'Unione europea. E la maggior parte hanno spostato la propria sede in Gran Bretagna e Irlanda, lasciando da noi solo gli agenti, circa 20mila. Partono anche da sotto casa nostra i soldi per i terroristi? Con questa domanda, inizia questa puntata di Storiacce di Raffaella Calandra

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UIF: Quaderno n. 7 – casistiche riciclaggio e finanziamento terrorismo (1° gennaio 2017)

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Classificazione JEL: K14, K22
Parole chiave: riciclaggio, finanziamento del terrorismo, casistiche, tipologie, operazioni sospette.
La seconda edizione delle Casistiche di riciclaggio segue la precedente pubblicazione dell’aprile 2015 con la quale la UIF ha raccolto alcuni casi di particolare interesse riscontrati nelle proprie attività di analisi finanziaria.

  • di Catello Criscuolo, Maria Benedetta Bastioni, Maria Colonnello, Fabrizio Giallombardo, Stefania Iacobelli, Simone Pace, Stefania Santoro

Quaderni dell’antiriciclaggio Numero 7: Casistiche di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo

Attraverso l’utilizzo di un linguaggio quanto più accessibile e ricorrendo a schemi esemplificativi dell’operatività analizzata, la pubblicazione si propone finalità divulgative e può costituire un utile strumento di supporto per i segnalanti, affiancandosi a indicatori di anomalia, schemi di comportamenti anomali e comunicazioni della UIF.
Le fattispecie pubblicate sono molto diverse tra loro in termini di complessità e rilevanza economica, a riprova della notevole varietà di comportamenti che possono generare un sospetto di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo; esse forniscono una rassegna quanto più attuale dei comportamenti finanziari potenzialmente illeciti. È stata data rilevanza a casi di possibile finanziamento del terrorismo, fenomeno caratterizzato dall’utilizzo di somme di importo unitario esiguo e dall’origine non necessariamente illecita; in un simile contesto le informazioni riferite alla singola operazione possono essere valutate per la ricostruzione di flussi finanziari più ampi che, correttamente interpretati, consentono di correlare tra loro diversi soggetti e Paesi. Si è poi inteso dare un primo riferimento sul ricorso a valute virtuali, strumenti che, per la particolare idoneità ad agevolare l’anonimato delle transazioni, possono essere utilizzati per dissimulare le tracce finanziarie di eventuali reati. Sono state, infine, approfondite specifiche modalità operative di fenomeni più ricorrenti, come il trasferimento di fondi verso paradisi fiscali, condotte corruttive, casi di appropriazione indebita e di associazione a delinquere.
Nell’ottica di rendere comprensibili gli stretti rapporti tra sistema di prevenzione e di repressione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, all’esito della descrizione del singolo caso è individuata, ove possibile, la verosimile attività illecita sottesa ai movimenti finanziari analizzati dall’Unità. Quando noto, è riportato l’eventuale esito giudiziale degli approfondimenti investigativi. A finalità similari è volta l’indicazione dei provvedimenti di sospensione adottati dall’Unità, ove presenti.
In continuità con la prima edizione, per ogni caso trattato si è dato conto del collegamento tra operatività analizzata e indicatori di anomalia, schemi di comportamenti anomali e comunicazioni della UIF.

Testo della pubblicazione

  • UIF: Quaderno n. 7 – casistiche riciclaggio e finanziamento terrorismo, di Catello Criscuolo, Maria Benedetta Bastioni, Maria Colonnello, Fabrizio Giallombardo, Stefania Iacobelli, Simone Pace, Stefania SantoroDicembre 2016 (pdf, 4 M,  57 pp.)

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Antiriciclaggio 4.0, quali novità? Parte 2 (31 dicembre 2016)

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(immagine tratta da wikimedia.org

Il 30 novembre scorso il MEF ha posto in consultazione lo schema di decreto legislativo attuativo della Direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento Europeo e del Consiglio (c.d. “IV AMLD”) che sostituisce il D.Lgs. n. 231/2007. Cosa prevede il reebot della disciplina italiana in materia di antiriciclaggio pre-consultazione, Versione 4.0?

Parte II

Alert antiriciclaggio: Segnalazioni e Comunicazioni oggettive

La nuova disciplina antiriciclaggio, confermando quanto atteso, sgrava i soggetti obbligati dal registrare in AUI i rapporti e le operazioni intraprese. Solo formalmente, però.
Le disposizioni di cui agli artt. 31-34 dello schema di decreto, in realtà, prescrivono la (sola?) conservazione delle informazioni e dei dati acquisiti in occasione dell’adeguata verifica della clientela. Per 10 anni. Tempestivamente: ovvero, entro 30 giorni dall’instaurazione del rapporto o dal conferimento dell’incarico.
Con la possibilità alquanto naif, per i Regulatory, di precisare le modalità di conservazione, l’utilizzo dei dati e delle informazioni relativi ai clienti contenuti in “archivi informatizzati” già in uso.
Al pari dell’invio dei dati aggregati, i contorni connessi all’obbligo di segnalazione delle operazioni sospette restano invariati, sia per gli intermediari bancari - finanziari che per i professionisti. In favore di quest’ultimi, inoltre, viene qui ribadito il c.d. “legal privilege”.
Sicché, ad avvocati e commercialisti non si applica l’obbligo di segnalazione di operazione sospetta se le informazioni ‘anomale’ sono acquisite dal cliente, ovvero in relazione all’esame della sua posizione giuridica o in conseguenza di un procedimento.
Sin qui, tutto sostanzialmente in analogia con le previsioni di cui al D.Lgs. n. 231/2007.
Lo schema di decreto, tuttavia, implementa ulteriori sistemi di “Alert antiriciclaggio”. Senza precedenti. Le comunicazioni oggettive e i sistemi interni di segnalazione delle violazioni.
Cosa sono le comunicazioni oggettive, così come definite all’art. 47 dello schema di decreto?
Cercando di parafrasare al meglio la semantica ministeriale, le comunicazioni oggettive constano di dati e informazioni individuati in base a criteri oggettivi, concernenti operazioni a rischio di riciclaggio che i soggetti obbligati devono trasmettere periodicamente all’UIF. Né segnalazioni antiriciclaggio aggregate, né segnalazioni di operazioni sospette.
Anzi, l’invio di una comunicazione oggettiva esclude il sorgere dell’obbligo di segnalazione di operazione sospetta ad oggetto la medesima operazione.
In tema di comunicazioni oggettive, l’UIF è demandata di regolamentare puntualmente tempi e modalità d’inoltro delle comunicazioni, ivi comprese le fattispecie a rischio al ricorrere delle quali è collegato il solo obbligo di segnalazione di operazione sospetta.
Il successivo art. 48 dello schema di decreto, invece, prescrive ai soggetti obbligati l’adozione di sistemi interni di whistleblowing connessi all’inosservanza della disciplina antiriciclaggio da parte dell’organizzazione. Segnalazioni anonime, indipendenti, che garantiscano la tutela della riservatezza del delatore e del presunto responsabile della violazione.

Registro money transfer

L’analisi dei rischi condotta dal Comitato di Sicurezza Finanziaria nel 2014, come d’altronde la cronaca di stretta attualità, ha evidenziato la necessità di una disciplina - organica - dei c.d. “money transfer”.    
In proposito, il nuovo Capo V, del Titolo II, dello schema di decreto, introduce nel panorama antiriciclaggio un pacchetto di disposizioni ad hoc riguardanti l’offerta di servizi di pagamento in Italia da parte di agenti (e soggetti convenzionati) per conto di istituti comunitari.
Il primo step (art. 43) definisce le procedure e i sistemi di controllo interno che gli istituti di pagamento e di moneta elettronica comunitari devono edificare per garantire la conformità alla disciplina aml da parte della rete distributiva italiana di cui si avvalgono.
Non solo, tali policy devono anche prevedere meccanismi di immediata estinzione del rapporto d’agenzia laddove difettino i requisiti reputazionali prescritti oppure sono riscontrate ripetute violazioni agli adempimenti antiriciclaggio.
Per l’assolvimento degli obblighi, gli istituti di pagamento e moneta elettronica comunitari operanti in Italia senza succursale stabiliscono un punto di contatto centrale a ciò deputato. Spetta a Banca d’Italia definire requisiti, procedure e vigilanza del medium in argomento.
Il secondo step, precisa come e quando gli agenti c.d. “money transfer” adempiono agli obblighi antiriciclaggio. Queste prescrizioni, peraltro, devono essere puntualmente espresse già nell’atto di conferimento dell’incarico da parte dell’istituto comunitario.
Il terzo step (art. 45) prevede l’istituzione di un registro pubblico money transfer gestito dall’Organismo Agenti e Mediatori.
Il registro è alimentato dall’OAM sulla scorta delle comunicazioni semestrali trasmesse dagli intermediari comunitari, o dal punto di contatto centrale. Oggetto di comunicazione sono: estremi identificativi dell’agente money transfer; individuazione del punto operativo; espressa indicazione della fornitura di servizi di money transfer.
Sempre nell’ottica di rafforzare gli anticorpi antiriciclaggio, all’interno del registro money transfer OAM, inoltre, è costituita una sottosezione - accessibile alle sole Autorità competenti nonché agli altri istituti di pagamento e moneta elettronica - in cui viene data evidenza dei casi di avvenuta cessazione dell’incarico per ragioni non commerciali.

Disposizioni sanzionatorie

Il titolo V dello schema di decreto innova profondamente il sistema sanzionatorio antiriciclaggio. Le direttrici chiave: proporzionalità e dissuasività.
Di seguito, per comodità espositiva sono illustrate le novità più significative sul tema.

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Questo, in estrema sintesi, il nuovo ordine antiriciclaggio italiano in attesa della versione definitiva dello schema di decreto. Non proprio, in realtà. Evidentemente, per una migliore analisi d’insieme occorre capire come MEF, Autorità di vigilanza di settore e organismi interessati declineranno quanto di loro competenza secondaria. Così come conoscere l’evoluzione europea sulla proposta di modifica alla c.d. “IV AMLD”.
Da qui, in ogni caso, comincia l’Antiriciclaggio 4.0.

(fine seconda parte, Leggi qui la prima parte di questo articolo

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Antiriciclaggio 4.0, quali novità? Parte 1 (13 dicembre 2016)

Chi è Alessio Castronuovo?

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Legal, compliance & aml officer. Laureato in Giurisprudenza, specializzato nella disciplina antiriciclaggio e nel regulatory compliance bancario e finanziario.

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