Fatca completa la rete ma resta senza la legge (Il Sole 24 Ore, 20 dicembre 2014)

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  • Fonte: in pdf su rassegna stampa dell’Agenzia delle Entrate

Lotta all'evasione. Gli intermediari italiani si possono registrare fino al 31 dicembre. Per gli operatori rimangono le difficoltà applicative

  • di Davide Rotondo

Ancora in stallo il recepimento in Italia della normativa di scambio automatico dati di matrice statunitense Fatca - Foreign Account Tax Compliance Act- finalizzata al contrasto dell'evasione fiscale dei contribuenti statunitensi che effettuano investimenti finanziari per il tramite di intermediari esteri.
L'iter di ratifica dell'accordo intergovernativo tra Italia e Stati Uniti, sottoscritto il 10 gennaio 2014, risulta dopo ben 344 giorni ancora in corso, creando non pochi problemi agli intermediari impegnati nelle attività di adeguamento in un quadro normativo non pienamente definito.
Il ministero dell'Economia ha pubblicato nel frattempo ieri un comunicato stampa che ufficializza la scadenza al 31 dicembre 2014 per la registrazione delle Istituzioni finanziarie italiane rilevanti ai fini Fatca presso il portale dell'Internal Revenue Service ("IRS"), allineandosi alle previsioni delle U.S. Final Regulations.
Ciò posticipa, di fatto, la scadenza per la registrazione del 30 novembre 2014, prevista dalla bozza di decreto attuativo dell'Iga Italia che, non essendo entrato in vigore, non dispiega i propri effetti.
Gli intermediari finanziari saranno tenuti a identificare i titolari dei rapporti finanziari detenuti in Italia da cittadini e residenti negli Stati Uniti e a segnalarne determinate informazioni all'agenzia delle Entrate, che le trasmetterà a sua volta all'Irs, en-tro il 30 settembre di ogni anno, a partire dal 2015 relativamente all'anno precedente.
I principali intermediari finanziari chiamati ad adempiere agli obblighi Fatca, sono banche, società di intermediazione mobiliare, società di gestione del risparmio, imprese di assicurazione che operano nei rami vita, organismi di investimento collettivo del risparmio, Organismi di investimento collettivo del risparmio e società fiduciarie.
Già a oggi, a partire dal 1° luglio 2014, in coerenza con l'approccio seguito a livello internazionale, nonostante i ritardi di recepimento della regolamentazione in Italia, la maggior parte degli intermediari coinvolti, all'atto dell'apertura di un conto finanziario rilevante (conto corrente, deposito titoli, polizze vita, mandati fiduciari) da parte di una persona fisica o giuridica, richiedono un'autocertificazione al fine di determinare la eventuale residenza fiscale americana.
Tuttavia, l'assenza di una normativa in vigore in Italia, sta creando non pochi problemi agli intermediari, che si trovano nella situazione di non avere la base giuridica per poter richiedere al cliente, all'atto dell'apertura di un nuovo rapporto, un'autocertificazione comprovante il proprio status, così come per riportare, se nel caso, le informazioni rilevanti alle Entrate, senza incorrere in forti problematiche in tema di privacy, da alcuni sollevati.
Senza dimenticare che dopo l'approvazione della legge di ratifica dell'accordo Fatca è attesa l'emanazione della normativa secondaria (decreto attuativo) e delle informazioni di dettaglio relative alla segnalazione alle Entrate, che ancora non sono state fornite nonostante l'approssimarsi della relativa scadenza prevista il 30 aprile 2015.

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Dati bancari per l’analisi del rischio-evasione (Il Sole 24 Ore, 20 dicembre 2014)

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  • Fonte: in pdf su rassegna stampa di Alba Leasing

Gli strumenti di contrasto. Modifiche all’utilizzo della Superanagrafe dei conti correnti

  • di Dario Deotto

I dati della Superanagrafe dei conti correnti e dei movimenti finanziari potranno essere utilizzati per effettuare delle analisi di rischio evasione, oltre che per semplificare i dati della dichiarazione Isee.
Inoltre, l’agenzia delle Entrate metterà a disposizione del contribuente tutta una serie di dati che lo riguardano, soprattutto al fine di favorire l’adempimento spontaneo dello stesso contribuente.
Sono questi due aspetti di rilievo che emergono dalla legge di stabilità 2015 anche alla luce delle modifiche parlamentari.
Il decreto salva-Italia (Dl 201/2011) aveva stato stabilito che i dati contenuti nella Superanagrafe dei conti correnti, compresi quelli relativi alla comunicazione integrativa dei rapporti finanziari (saldo iniziale e finale, totale movimenti dare e avere), potevano essere utilizzati per la selezione delle posizioni da sottoporre a controllo.
Questo aspetto risulta comunque molto importante, soprattutto in chiave redditometro, visto che inizialmente pareva fosse intenzione dell’amministrazione utilizzare il differenziale tra il saldo iniziale e il saldo finale quale quota di risparmio da tradurre in maggiore reddito presunto per lo stesso redditometro.
Questo però non è risultato possibile, visto che la norma parla di dati che possono essere utilizzati solo per la selezione delle posizioni da sottoporre a controllo.
Adesso, la legge di stabilità 2015 modifica ulteriormente la norma stabilendo che i dati in possesso dell’amministrazione possono essere utilizzati per le analisi del rischio di evasione.
Si tratta di un aspetto sicuramente importante, in termini generali di lotta all’evasione, ma che non cambia la sostanza delle cose per i controlli sui singoli contribuenti: questi dati non sono in alcun modo utilizzati come automatismo sul singolo.
Altro aspetto importante che deriva dalla legge di stabilità 2015,è quello secondo cui si vuole favorire l’adempimento spontaneo del contribuente (si veda l’articolo in alto).
L’agenzia delle Entrate metterà a disposizione del contribuente, o del suo intermediario, gli elementi e le informazioni in suo possesso relativi allo stesso contribuente, con particolare riferimento ai ricavi o compensi, ai redditi, al volume d’affari a lui imputabili.
Questo, in particolare, affinché il contribuente possa effettuare una valutazione preventiva rispetto ai dati da dichiarare e affinché non reiteri eventuali errori commessi nelle dichiarazioni precedenti.
La norma prevede che ci sarà un provvedimento delle Entrate che individuerà i dati che verranno messi a disposizione del contribuente.
Una valutazione più tecnica di questo intervento potrà quindi essere effettuata quando uscirà il provvedimento in questione.
Per ora va rilevato che con il maxiemendamento viene stabilito che questi dati vengono messi a disposizione anche della Guardia di Finanza, e questo sembra andare un po’ in controtendenza rispetto alle finalità espresse (favorire esclusivamente l’adempimento spontaneo del contribuente).

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Voluntary Disclosure: “Preparare il rientro dei capitali” (Il Sole 24 Ore, 22 dicembre 2014)

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Gli interessati alla voluntary disclosure, le cui disposizioni entreranno in vigore il 1° gennaio, devono preparare una nutrita serie di documenti per gestire al meglio l’operazione di rientro dei capitali e delle altre attività da regolarizzare
Gli interessati alla voluntary disclosure, le cui disposizioni entreranno in vigore il 1° gennaio, devono preparare una nutrita serie di documenti per gestire al meglio l’operazione di rientro dei capitali e delle altre attività da regolarizzare.
La documentazione è cruciale per definire i costi dell’operazione.
I contribuenti interessati alla voluntary disclosure, che nella sostanza partirà nel 2015 (dal 1° gennaio saranno infatti in vigore le disposizioni contenute nella legge 186/2014, pubblicata sulla «Gazzetta Ufficiale del 17 dicembre) devono iniziare a raccogliere tutta la documentazione da fornire, prima al consulente e poi alle Entrate .
Per accedere alla voluntary disclosure il contribuente dovrà esibire tutti i dettagli relativi agli investimenti e alle attività di natura finanziaria detenuti all’estero (o in Italia, nell’ipotesi di disclosure domestica).
La documentazione sarà indispensabile per determinare il costo dell’operazione da discutere poi in contraddittorio con l’Agenzia (la procedura amministrativa fa riferimento a strumenti già noti, ovvero l’adesione integrale agli inviti dell’ufficio e l’accertamento con adesione).
La documentazione deve essere completa, poiché eventuali “dimenticanze” volontarie di attività o investimenti rischiano di compromettere l’efficacia della procedura, oltre a esporre al rischio di sanzioni.
Anche se non è prevista una “lista”, dato l’amplissimo ambito oggettivo, si ritiene che sia necessario innanzitutto partire dai documenti e certificati attestanti la natura e la composizione degli attivi esteri, nonché la loro ubicazione e la provenienza.

La composizione degli asset

Si tratterà di certificati di acquisto per investimenti in immobili o altri beni (barche, opere d’arte, gioielli), dai quali si evincano le caratteristiche dei beni e il loro valore.
Con riferimento alle attività finanziarie, occorrerà recuperare i documenti che dimostrino:
per gli acquisti più risalenti, la loro esistenza in periodi di imposta per i quali siano spirati i termini di accertamento;
per i patrimoni recenti, le modalità con le quali sono stati costituiti (trasferimenti di denaro, successioni, eccetera).
È auspicabile una certa flessibilità, quanto alla documentabilità (spesso non agevole) della provenienza, soprattutto nei casi dove si faccia riferimento ad anni non più accertabili.
Inoltre nel caso di “buchi” documentali sarà sempre possibile ricorrere a metodologie induttive, come avviene ordinariamente negli accertamenti e negli accertamenti con adesione.

La prova del valore

Per documentare il valore dei beni saranno utili visure catastali o di nuovo gli atti di acquisto per gli immobili, le visure delle Camere di commercio aggiornate per le società estere, gli ultimi estratti conto di conti e depositi e le situazioni patrimoniali relative a gestioni di portafogli finanziari.
Nel caso in cui le attività siano detenute tramite soggetti interposti, come trust o società, i documenti dovranno riguardare le attività sottostanti.
In caso di conti intestati a società, occorrerà indicare le persone fisiche che hanno la procura sul conto.
Quando invece i veicoli societari sono reali e rappresentano anzi l’oggetto della disclosure, occorrerà produrre la visura della società e gli altri documenti attestanti le operazioni societarie da regolarizzare (come fatture o contratti).

I redditi degli attivi

Con riferimento ai redditi generati dagli attivi esteri, saranno utili eventuali contratti di locazione per gli immobili, le situazioni patrimoniali periodiche con l’indicazione degli interessi, dividendi e proventi da partecipazione in società o fondi di investimento prodotti nel periodo, delibere assembleari sulla distribuzione di dividendi eccetera.
Andrà poi data evidenza dei versamenti e dei prelevamenti negli estratti conto, e auspicabilmente anche in questo caso l’Agenzia dovrà essere flessibile, in quanto non è agevole ricostruire origine e destinazione.
Per gli attivi black list, che non verranno trasferiti in un Paese europeo o in Italia sarà poi importante allegare l’autorizzazione allo scambio di informazioni conferita all’intermediario estero, opportunamente controfirmata, per beneficiare della riduzione delle sanzioni al 50%.
Sempre per gli attivi in Paesi black list, infine, è nell’interesse del contribuente documentare in modo dettagliato all’Agenzia come si sono costituiti, per vincere la presunzione di redditività ex articolo 12, comma 2, del Dl 78/2009 secondo la quale i capitali detenuti in Paesi black list si considerano costituiti mediante redditi sottratti a tassazione in Italia.
I documenti raccolti dovranno essere allegati al modello di istanza, che è snello. Sarà dunque fondamentale “guidare” l’ufficio tra i documenti redigendo una relazione dettagliata.

 

Ranieri Razzante: “L’autoriciclaggio fa i conti con l’utilizzo personale” (Il Sole 24 Ore, 21 dicembre 2014)

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  • Fonte: in pdf su rassegna stampa Alba Leasing e in pdf su rassegna stampa dell'Agenzia delle Entrate

Il nuovo reato. Da chiarire il perimetro delle condotte punibili

  • di Ranieri Razzante

Sanzioni, prescrizione, reati presupposto, godimento personale, finalità speculative e altro ancora si porta dietro questo autoriciclaggio, che continua a non convincere.
Ora che è legge dello Stato, dopo la pubblicazione sulla «Gazzetta Ufficiale» n. 292 del 17 dicembre, la legge n.186/2014 porta con sé molte incognite.
Innanzitutto, il nuovo articolo 648-ter.1 del Codice penale si caratterizza per il cosiddetto doppio binario di punibilità: sanzioni che oscillano dai due agli otto anni di reclusione e dai 5.000 ai 25.000 euro di multa per chi «avendo commesso o concorso a commettere un delitto non colposo, impiega, sostituisce, trasferisce in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative il denaro i beni o le altre utilità provenienti dalla commissione di tale delitto, in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa».
Laddove, invece, i beni o le altre utilità provengano dalla commissione di un delitto non colposo punito con la reclusione inferiore nel massimo a cinque anni (ad esempio appropriazione indebita e truffa) la pena prevista è la reclusione da uno a quattro anni e la multa da 2.500 ai 12.500 euro.
Se dal punto di vista dell’elemento oggettivo il nuovo reato non si discosta dalle fattispecie che lo precedono (riciclaggio e reimpiego), il soggetto che realizza le condotte incriminate è lo stesso che ha commesso il reato alla fonte, da qui «autoriciclaggio».
Anche l’utilizzo della generica locuzione «utilizzazione o godimento personale», che esclude la punibilità, inevitabilmente, ha aperto le porte a non pochi e ragionevoli dubbi che potranno essere risolti, solo con l’affermarsi delle prime interpretazioni giurisprudenziali.
Solo alla luce di queste ultime, infatti, si potrà capire se l’acquisto di un immobile per un figlio, di un’automobile per un amico ovvero la costituzione di un fondo patrimoniale intestato ai nipoti rientrino o meno nella definizione di godimento personale.
Anche il comma quinto ha sollevato dubbi applicativi nel punto in cui prevede che «la pena è diminuita fino alla metà per chi si sia efficacemente adoperato per evitare che le condotte siano portate a conseguenze ulteriori o per assicurare le prove del reato e l’individuazione dei beni, del denaro e delle altre utilità provenienti dal delitto».
Pur nell’ottica premiale di comportamenti di ravvedimento, non è ben chiaro, infatti, per quale motivo un soggetto che si sia prodigato per occultare proventi di un reato che ha commesso decida poi di agevolare l’autorità giudiziaria nella ricerca delle prove o del denaro.
Infine, perplessità legate alla durata della prescrizione.
Secondo le regole generali determinate dall’articolo 157 del Codice penale il reato di autoriciclaggio si prescriverà in otto anni che decorrono dal momento in cui si realizzino le condotte di occultamento o reimpiego.
Pertanto, può essere che il reato di autoriciclaggio scatti a distanza di anni dalla commissione del reato presupposto, con la conseguenza che rischia di essere un reato a consumazione prolungata, a causa della durata della prescrizione.
Anche se, con questa configurazione, potrebbero ritrovarsi agevolate la ricostruzione investigativa e la sanzionabilità del reato.

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Autoriciclaggio, Notariato: “Autoconsumo, rischio impasse” (Italia Oggi, 20 dicembre 2014)

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Studio del Notariato sulla norma sull'autoriciclaggio contenuta nella legge 186/2014. Poco definita la causa di esclusione della punibilità

  • di Vincenzo Josè Cavallaro

Sull'autoconsumo rischio di impasse applicativa: la causa di esclusione della punibilità non è ben definita e quindi si va incontro a problemi interpretativi che potranno verificarsi nelle fasi processuali.
In un documento reso noto ieri, il Consiglio nazionale del notariato ha fornito una prima lettura della norma incriminatrice contenuta nella legge 186/2014 in materia di autoriciclaggio.
Tradizionalmente la condotta del soggetto attivo di un delitto che trasferisce il provento o il profitto del reato al fine di occultarne la relativa provenienza è stata ritenuta un «post factum» non autonomamente punibile rispetto ai delitti presupposto il cui profitto o prodotto veniva trasferito.
La fattispecie di riciclaggio incriminata dall'art. 648-bis del codice penale prevede, infatti, l'autonoma punibilità per il delitto di riciclaggio solo «fuori dai casi di concorso» nei reati presupposto.
Con l'autoriciclaggio assume autonoma rilevanza penale la condotta dell'autore di un delitto non colposo (o di un concorrente) che impiega, sostituisce o trasferisce in attività economiche, finanziarie o speculative il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dal delitto attraverso operazioni che, in concreto, spezzano la tracciabilità.
Il consiglio del notariato nel documento pubblicato ieri sottolinea come l'autoriciclaggio fosse già contemplato dal dlgs 231/2007 quale presupposto dell'obbligo di segnalazione di operazioni sospette da parte degli intermediari finanziari e dei professionisti.
Sottolineano i notai come la definizione di «riciclaggio» di cui al dlgs n. 231/2007 non coincida del tutto con la fattispecie tipizzata dal codice penale.
Ai fini dell'obbligo di segnalazione delle operazioni sospette assume rilevanza, infatti, la provenienza del denaro o dei beni trasferiti da attività criminosa in genere di somme, mentre il codice penale richiede la tassativa provenienza da delitto non colposo.
Operazioni di impiego, sostituzione, trasferimento in attività economiche, finanziarie o speculative del provento di un delitto da parte del relativo autore facevano già scattare l'obbligo di segnalazione di operazioni sospette da parte degli intermediari, prima dunque che a tali condotte venisse data autonoma rilevanza penale da parte della legge 186/2014.
Il consiglio del notariato analizza anche la clausola di esclusione delle punibilità dell'autoriciclaggio rappresentata dall'autoconsumo.
Il terzo comma del nuovo articolo 648-ter del codice penale prevede infatti che «fuori dei casi di cui ai commi precedenti, non sono punibili le condotte per cui il denaro, i beni o le altre utilità vengono destinate alla mera utilizzazione o al godimento personale».
In presenza, dunque, di condotte di impiego, sostituzione o trasferimento in attività economiche, finanziarie o speculative del denaro o dei beni o delle altre utilità provenienti dal delitto in modo che sia spezzata la tracciabilità, non potrà essere invocato il godimento personale come causa di esclusione della punibilità.
In merito i notai si limitano a sottolineare che, in sede applicativa, l'esclusione della punibilità per l'autoconsumo potrà creare non poche problematiche interpretative.
L'autoriciclaggio dà una risposta punitiva al disvalore che è insito in condotte di occultamento e trasferimento del provento di un delitto ad opera del relativo autore, disvalore che si aggiunge ed è autonomo rispetto al disvalore della condotta criminale originaria.
In tal senso non si ritiene violato il principio del ne bis in idem sostanziale (divieto di doppia incriminazione per una medesima condotta).
Con l'entrata in vigore della legge 186/2014, operazioni e schemi che prevedono l'utilizzo di società offshore o di trust esteri in cui convogliare il provento di reati tributari nonché operazioni di prelievo in contante di importi considerevoli e di successivo versamento, saranno considerate fatti di autoriciclaggio se commesse dall'autore del reato tributario il cui provento o profitto viene movimentato.

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Fisco, compliance di piombo (Italia Oggi, 20 dicembre 2014)

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Legge di stabilità. La trasmissione delle lettere anche alla Guardia di finanza. Doppio destinatario dei dati: contribuente e Gdf

  • di Cristina Bartelli

Una compliance di piombo.
Doppio destinatario, contribuente e Guardia di finanza, per le lettere che l'Agenzia delle entrate manderà con le informazioni fiscali tratte dall'anagrafe tributaria, in via preventiva, per aumentare la spontanea adesione all'adempimento tributario.
Il maxiemendamento del governo alla legge di Stabilità 2015 estende la normativa rubricata adempimento volontario dei contribuenti anche alla Guardia di finanza.
Sulla compliance un'aggiunta all'apparenza neutra ma che già nella relazione del provvedimento getta una luce diversa sugli obiettivi di aumento spontaneo al carico impositivo.
Le informazioni fiscali girate anche alla Guardia di finanza hanno l'obiettivo infatti di produrre maggior gettito in conseguenza dell'aumentata efficacia.
Oggi, dunque, nelle campagne di moral suasion l'Agenzia delle entrate scrive al contribuente in merito a uno specifico adempimento sia redditometro o sia ad esempio studi di settore invitandolo in un contraddittorio con l'ufficio a chiarire la propria posizione.
Domani l'Agenzia scriverà al contribuente e alla Guardia di finanza svelando i dati fiscali che il Fisco ha in suo possesso e informando il contribuente che lo stesso materiale è inviato in copia conoscenza alla Guardia di finanza, come si dice: «Uomo avvisato ... »
Il nuovo adempimento volontario, disegnato dalla legge di Stabilità, ha contorni al momento omnicomprensivi.
«Al fine di introdurre nuove e più avanzate forme di comunicazione tra il contribuente e l'amministrazione fiscale, anche in termini preventivi rispetto alle scadenze fiscali», si legge nel documento, «finalizzate a semplificare gli adempimenti, stimolare l'assolvimento degli obblighi tributari e favorire l'emersione spontanea delle basi imponibili», l'Agenzia delle entrate mette a disposizione del contribuente gli elementi e le informazioni in suo possesso riferibili allo stesso contribuente, acquisiti direttamente o pervenuti da terzi.
Il contribuente potrà segnalare all'Agenzia elementi, fatti e circostanze non conosciuti dalla stessa. Nel nuovo comma si affida a un provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate le modalità con cui elementi e informazioni sono messi a disposizione sia del contribuente sia della guardia di finanza.
Il provvedimento dovrà, dunque, specificare le fonti informative e la tipologia di informazioni.
Sarà con un passo successivo che l'Agenzia chiarirà se in queste comunicazioni confluiranno addirittura i dati finanziari contenuti nell'archivio rapporti.
Attualmente, infatti, la Guardia di finanza ha un accesso alla banca dati di Serpico dell'Agenzia e può ottenere su richiesta le informazioni fiscali che le necessitano per le verifiche.
Con l'adempimento collaborativo, si inverte il piano e l'Agenzia comunica il fascicolo del contribuente alle fiamme gialle con una zona che al momento sembra restare grigia, quello dell'archivio rapporti e dei suoi dati finanziari.
Se, invece, l'intenzione è anche quella di conferire libero accesso alle informazioni dell'Archivio si dovrebbe anche specificare che cambia la procedura oggi sottoposta a regole stringenti.

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MEF: “USA-Italia: si avvicina la scadenza per registrarsi al FATCA” (19 dicembre 2014)

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Scade il 31/12/2014 il termine per le istituzioni finanziarie italiane di registrazione sul portale dell'amministrazione fiscale statunitense per gli adempimenti legati al sistema Fatca per lo scambio di informazioni tra Italia e Usa a fini fiscali
In attesa della ratifica dell’Accordo tra il governo della Repubblica Italiana e il Governo degli Stati Uniti d’America volto a migliorare la compliance fiscale e ad applicare la normativa Fatca (Foreign Account Tax Compliance Act), si ricorda alle istituzioni finanziarie italiane che sono tenute a registrarsi presso il Fatca registration system dell’Internal Revenue Service degli Usa (l’agenzia delle entrate americana) entro il termine del 31 dicembre 2014.
Tale registrazione è necessaria per acquisire il codice GIIN (Global Intermediary Identification Number), attraverso il quale le istituzioni finanziarie sono riconosciute ai fini dello scambio di informazioni.
Sono interessate alla registrazione numerosissime istituzioni finanziarie italiane, tra cui le banche, la società Poste Italiane per l’attività di bancoposta, le società di intermediazione mobiliare, le società di gestione del risparmio, talune imprese di assicurazione.
Ai fini dell’esatta individuazione delle istituzioni finanziarie italiane tenute alla registrazione, si può consultare l’articolo 1, n. 7 della bozza di decreto ministeriale (pdf) attuativo dell’Accordo Fatca (pdf) pubblicato, a fini informativi, il 2 luglio 2014 sul sito del Ministero dell'Economia e delle Finanze. Il disegno di legge di ratifica dell’accordo Fatca è attualmente all’esame del Parlamento.

Allegati

  • “Decreto di attuazione della legge …, n…di ratifica dell’Accordo tra il Governo degli Stati Uniti d'America e il Governo della Repubblica italiana finalizzato a migliorare la compliance fiscale internazionale e ad applicare la normativa FATCA” (pdf , 527 K, 65 pp.)
  • testo firmato tra governo USA e governo italiano (pdf, 1 M,  72 pp.)

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Voluntary Disclosure: “Costretti al rientro” (MF, 20 dicembre 2014)

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La legge è stata inserita mercoledì 17 in Gazzetta Ufficiale. Le banche estere obbligano i clienti al rimpatrio dei capitali, ma l'iter è complesso Sondaggio di ItaliaOggi tra gli studi professionali

  • di Cristina Bartelli

Costretti alla voluntary disclosure.
Non è la migliore delle procedure possibili. Anzi tutt'altro. Troppo complicati i calcoli, troppo oneroso il costo.
Ma l'arma segreta della legge sul rientro dei capitali, che è approdata in settimana in Gazzetta Ufficiale, il vero cavallo di Troia cui è affidato il possibile successo non va ricercato nell'ampia copertura penale bensì nelle banche estere.
Lo scambio di informazioni a livello internazionale voluto dall'Ocse sta facendo muovere d'anticipo le roccaforti fiscali di Europa.
Svizzera, Montecarlo e Lussemburgo pretendono dai clienti correntisti dichiarazioni di adeguatezza fiscale.
Così non ci sarebbero molte alternative.
Dal canto suo il legislatore italiano di peggio non poteva fare.
I professionisti interpellati nel sondaggio di queste pagine, condotto da ItaliaOggi e che Milano Finanza riprende, non hanno dubbi: costi troppo elevati e procedure troppo complesse.
Tanto che ancora si spera in un intervento in extremis per mettere la classica pezza con dei correttivi normativi.
I soggetti interessati, o meglio costretti al rimpatrio dei capitali, sono prevalentemente persone fisiche che hanno tesoretti all'estero costruiti nel tempo, magari frutto di eredità, o comunque quelli che avranno un rapporto costo rientro/valore del patrimonio non quasi azzerato.
Inoltre forzati alla voluntary disclosure saranno quelli che sentono il fiato dei reati di evasione sul collo: l'appeal delle coperture penali mixato all'atteggiamento delle banche estere potrebbe portarli a riportare i capitali lecitamente stavolta in Italia.
Per le casse dello Stato l'occasione è ghiotta, la ricchezza detenuta all'estero è stimata in 200 miliardi di euro.
Secondo i più ottimisti il gettito per l'erario dai rimpatri potrebbe arrivare a quota 10 miliardi se si mettesse mano alle correzioni normative per dare un maggiore appeal, altrimenti ci si potrebbe accontentare di un risultato tra i 3 e i 5 miliardi di euro.
Ma, una volta rientrati, quei patrimoni potranno essere utilizzati e impiegati in Italia e innescare un circolo economico positivo.

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CNDCEC: “Antiriciclaggio, bene esito tavolo tecnico con MEF” (19 dicembre 2014)

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Il Consiglio nazionale dei commercialisti (CNDCEC) esprime soddisfazione per le misure annunciate dal sottosegretario all’economia, Enrico Zanetti, in materia di antiriciclaggio, al termine dei lavori dell’apposito tavolo al quale la categoria ha partecipato presso il Ministero.

Il Consiglio nazionale dei commercialisti esprime soddisfazione per le misure annunciate dal sottosegretario all’economia, Enrico Zanetti, in materia di antiriciclaggio, al termine dei lavori dell’apposito tavolo al quale la categoria ha partecipato, presso il Ministero, assieme a rappresentanti di ministero della Giustizia, Guardia di Finanza, Ufficio Informazione finanziaria, Notai ed Avvocati.
Ora l’impegno del Consiglio nazionale in questo ambito prosegue su operazioni sospette e adeguata verifica della clientela.
“Esprimiamo apprezzamento sia per il metodo di lavoro adottato che per il merito dei provvedimenti annunciati – afferma il Consigliere nazionale delegato all’antiriciclaggio, Attilio Liga .  
Il metodo concertativo con il quale il tavolo sull’antiriciclaggio presieduto dal sottosegretario Zanetti ha lavorato, ha garantito in tempi contenuti il raggiungimento di risultati importanti.
Condividiamo l’impianto complessivo del testo finale, nel quale molte sollecitazioni e richieste avanzate dalle categorie professionali sono state pienamente accolte.
La nostra speranza è che ora si individui un “veicolo” legislativo idoneo a trasformare nel più breve tempo possibile quel testo in legge”.
“Nello specifico – prosegue Liga - sono per noi molto positive sia la previsione di depenalizzazione delle sanzioni per le violazioni formali, sia l’eliminazione dell’obbligo di istituzione del registro, cartaceo o informatico che sia. Così come è estremamente importante l’aver previsto l’estensione dell’applicabilità dell’istituto dell’oblazione anche ai professionisti che omettono di comunicare al Mef le violazioni all’uso del contante da parte del proprio cliente. Ci pare poi giusto il mantenimento delle sanzioni penali per le condotte fraudolente dei professionisti”.
In materia di antiriciclaggio, spiega poi Liga, il Consiglio nazionale è ora impegnato anche su altri due fronti.
“Stiamo lavorando con l’UIF – afferma il Consigliere nazionale -  al regolamento attuativo sulle segnalazioni delle operazioni sospette, grazie al quale, come previsto dalla legge, il Consiglio nazionale fungerà da tramite tra gli iscritti all’Albo e lo stesso UIF. In un tavolo con Ministero dell’Economia, Guardia di Finanza e UIF, stiamo poi verificando le linee guida predisposte dal nostro Consiglio nazionale sull’adeguata verifica della clientela”.

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Autoriciclaggio ad alto rischio (Il Sole 24 Ore, 19 dicembre 2014)

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Tutte le incognite: dalla prescrizione «lunga» ai sequestri alle difficoltà di prova

  • di Giorgio Costa

L’autoriciclaggio rischia di essere un reato a consumazione prolungata, per la durata della prescrizione, e un reato con effetti potenzialmente pesantissimi per l’utilizzo del sequestro per equivalente.
Il reato di autoriciclaggio scatta, infatti, nel momento in cui vengono reimpiegati (ma non per uso personale) o movimentati i proventi del reato “sottostante”, per esempio l’evasione fiscale.
Quindi anche a distanza di anni da quella frode che ha consentito la formazione di una provvista illecita.
Da quel momento (utilizzo o movimentazione) decorre il tempo della prescrizione (otto anni al massimo).
Quindi può benissimo darsi, per esempio, l’eventualità di una frode fiscale commessa nel 2010, a seguito della quale vi è stata condanna penale, il cui autore nel 2020 movimenti (o utilizzi) quei proventi facendo, dal 2020, partire il calcolo della prescrizione e dando ai giudici otto anni per accertare (dunque fino al 2028) il reato di autoriciclaggio.
Questo a condizione che: vi sia identità tra chi ha commesso la frode e chi autoricicla (quindi un erede che abbia la disponibilità di quei beni non può “autoriciclare” bensì “riciclare” in senso proprio); si tratti di acquisti di beni non suscettibili di impiego in impresa o, comunque, per produrre altri redditi.
Con la conseguenza che, l’autoriclaggio scatta se si usa il denaro “sporco” per acquistare un macchinario d’impresa e non scatta, invece, se con lo stesso denaro il frodatore del fisco compra uno yacht o spende per beni di consumo.
«Tanto che – spiega Fabio Di Vizio, pubblico ministero presso la procura di Pistoia dopo anni spesi a investigare, tra l’altro, sulle frodi commesse tra Italia e San Marino – sarà da affrontare con ogni probabilità il problema di soggetti che investono in beni personali facilmente commerciabili, come ad esempio i diamanti e l’oro, e poi rivendono il bene acquistato “ripulendo” il denaro».
Peraltro, nonostante l’autoriciclaggio sia un reato a “consumazione prolungata” – lo scopo della norma è quello di rendere sempre più complessa la vita alla criminalità economica -, resta il fatto che il classico “spallone” che concorre con altri nella commissione del reato, finirà per rispondere del reato di riciclaggio (l’autoriciclaggio può essere imputato solo all’autore del reato fiscale) con un livello sanzionatorio inferiore a quello dell’autoriciclaggio.
Reato che crea non pochi problemi anche sotto il fronte del sequestro per equivalente che, secondo i magistrati, verrà ampiamente applicato, ferma restando una certa difficoltà sotto il piano probatorio.
E proprio sotto il profilo probatorio, fa notare Alessandro Traversi, avvocato fiorentino e docente di diritto penale e processuale penale tributario presso la Scuola di polizia tributaria della Guardia di Finanza, a far scattare l’autoriciclaggio «basta anche la semplice movimentazione di denaro in maniera tale da ostacolare l’identificazione del titolare delle somme in questione, cosa piuttosto semplice dal punto di vista documentale».
Piuttosto, secondo Traversi, la norma presenta non poche problematiche applicative per i reati commessi negli anni scorsi ma, soprattutto, rischia di perdere per strada tutti quei reati che consentono proventi non tangibili.
«Prendiamo – spiega Traversi – un tipo molto diffuso di frode quali sono quelle “carosello”. In questi casi non vi sono proventi tangibili ma risparmi d’imposta. Come si fa a dimostrare che quel determinato investimento è stato effettuato con denari sottratti all’erario?».

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