Antiriciclaggio: rientro dei capitali, il caso segnalazioni (Il Corriere della Sera, 3 maggio 2015)

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Longobardi (commercialisti): «Non può essere un obbligo per noi»

  • di Isidoro Trovato

Unica avvertenza: non chiamatela scudo fiscale.
La «Voluntary disclosure» è lo strumento che permette agli italiani, che detengono attività finanziarie o patrimoniali all’estero non dichiarate al Fisco, di sanare la loro posizione, pagando imposte e sanzioni in misura ridotta.
C’è tempo fino al 30 settembre per decidere se aderire ma se la scelta sarà dettata dalla convenienza il calcolo e tutt’altro che semplice.
Il costo complessivo dell’adesione infatti è estremamente variabile da caso a caso.
A tal proposito la Fondazione nazionale dei commercialisti ha realizzato tre simulazioni da cui emerge che, rispetto al valore finale dell’investimento, il costo andrà infatti da un minimo del 5%, particolarmente conveniente, ad un massimo del 97% che di fatto dell’investimento azzera l’importo.
Proprio la complessità del meccanismo potrebbe mettere a rischio la buona riuscita dell’operazione malgrado i vantaggi derivanti dall’abbattimento delle sanzioni.
Per esempio, secondo la Fondazione nazionale dei commercialisti, il caso in cui la disclosure risulta più conveniente è sicuramente quello relativo agli investimenti effettuati da soggetti non imprenditori in Paesi appartenenti alla White list o in quelli Black List , come la Svizzera, a patto che abbiano stipulato entro 60 giorni dall’entrata in vigore della nuova disciplina, un accordo con l’Italia sullo scambio di informazioni.
In questo caso il costo per il rientro dei capitali sarà basso, pari al 5,6% del patrimonio.
Il costo per la disclosure diventa decisamente più consistente, toccando quota 67% del capitale, nei casi in cui l’investimento, ferme restando le altre condizioni, sia stato effettuato invece in un Paese appartenente alla Black list che non abbia stipulato con l’Italia un accordo sullo scambio di informazioni.
Esiste un caso in cui la disclosure può addirittura comportare il pressoché totale azzeramento del capitale.
Si tratta dei casi in cui l’investimento, realizzato in un paese della Black list, sia stato effettuato da un imprenditore individuale in evasione non solo delle imposte sui redditi, ma anche dell’Irap e dell’Iva. In questa ipotesi il costo complessivo dell’operazione di rientro sfiora infatti il 100%.
Ma l’aspetto della complessità non è l’unica nube che si addensa sulla voluntary, i commercialisti infatti da mesi contestano un passaggio relativo all’obbligo, per i professionisti, di segnalare il proprio cliente nel caso in cui dovessero sospettare che i capitali pronti al rientro siano oggetto delle leggi antiriciclaggio.
Non a caso i commercialisti ricordano che , in occasione dell’ultimo "scudo" fiscale, il legislatore aveva espressamente escluso l’obbligo di segnalazione di operazione sospetta ove le operazioni di rimpatrio/regolarizzazione avessero avuto ad oggetto somme riconducibili a reati tributari presupposto "coperti" dallo scudo.
Di conseguenza, l’obbligo di segnalazione permaneva esclusivamente per ipotesi di reato diverse da quelle oggetto di sanatoria.
Il tema è diventato fonte di confronto con l’Agenzia delle Entrate e il ministero dell’Economia.
«Un confronto che ha dato qualche risultato - osserva Gerardo Longobardi, presidente dei commercialisti - abbiamo apprezzato che nel sito del ministero dell’Economia è stato chiarito che se un professionista consiglia al proprio assistito di non accedere alla procedura di collaborazione volontaria, o il cliente decide autonomamente di non accedere alla voluntary, non c’è l’obbligo di segnalazione di operazione sospetta. Allo stesso modo non il professionista non è legato a obblighi di segnalazione antiriciclaggio nel caso in cui l’incarico non sia stato conferito».
Un’apertura importante che però non risolve del tutto il problema.
«Rimane - puntualizza Longobardi - la fastidiosa tendenza a voler scaricare le responsabilità sulle spalle dei professionisti. Non bisogna dimenticare infatti ciò che è previsto per il 730 precompilato: per la prima volta nella storia del diritto tributario c’è un coinvolgimento diretto del professionista e così si corre il rischio che un soggetto paghi le imposte e le sanzioni al posto di un altro». Senza sconti né condoni.

La parola DISCLOSURE

La voluntary disclosure è un provvedimento sul rientro dei capitali detenuti all’estero da cittadini italiani in violazione delle norme fiscali.
Consente di sanare la posizione del contribuente - ossia l’omesso obbligo di dichiarazione annuale sulle somme e i patrimoni all’estero - pagando le relative imposte e interessi ma con sanzioni molto ridotte.
La dichiarazione volontaria sana anche la posizione penale.

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DIA – money laundering and criminal infiltration of the Italian legal economy (May, 2nd 2015)

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On February 2015, the DIA – the Italian Anti-Mafia Investigation Department - published its report for the first half 2014 (pdf, 89 M, 256 pp.).
One chapter of the report is devoted to "criminal infiltration of the legal economy" and contains some important information and data on the phenomenon of money laundering in Italy.

5. Criminal infiltration of the legal economy

a. Anti money-laundering

Money-laundering and reinvestment of the proceeds arising from criminal activities continue to pose real economic and social emergencies due to their progressive expansion on a national and international scale.
Money laundering, especially, assumes considerable importance, at the macroeconomic level, because the flow of illicit money into the financial system creates serious distortions of the legal economy by altering the conditions of competition, and this affects the proper functioning of markets and the allocation of resources, with consequences, ultimately, on the stability and efficiency of the economic system.

The fight against money-laundering is essential to safeguard national economic and financial integrity.
The shared strategy to combat money-laundering consists in the prevention and repression of the accumulation of illicit capital and avoiding its “cleanup” through the traceability of money.
The mission of the DIA is also to investigate ML transactions in collaboration with the “Guardia di Finanza”, examining suspicious transaction reports (STRs) sent through the UIF, the Italian FIU (Financial Intelligence Unit) by financial intermediaries, professionals, auditors and other addresses by Legislative Decree no. 231/07.

Suspicious transaction reports (art. 41 of D. Lgs. 21.11.2007, no. 231)

Thanks to the information system "El.IOS" (Elaborazioni Investigative Operazioni Sospette - Suspicious Transactions Investigative Elaboration) [315] in the 1st half of 2014 the DIA analyzed 9,011 STRs.
They are related to 27,265 subjects, 18,635 of which are individuals and 8,630 legal entities.
STRs were submitted only by credit institutions (7526), financial intermediaries (553) and, in part, by electronic money institutions (352), the almost exclusive sources of active collaboration in the Italian AML system.
The STRs contribution by non-financial agents and professionals appears limited probably due to the close relationship between these categories and their clients as well as to an excessive consideration of matters relating to privacy.
The 9,011 STRs correspond to 29 468 financial transactions. The following table indicates the different types detected

Prelevamento contante <15.000 euro

1215

5,00%

Bonifico a favore di ordine e conto

4426

20,00%

Prelevamento con moduli di sportello

3338

15,00%

versamento di contante

3039

14,00%

Bonifico in partenza

2826

13,00%

Bonifico estero

1901

9,00%

Disposizionidi trasferimento

1639

7,00%

Emissione di assegni circolari e titoli sim.

1418

6,00%

Versamento di assegni tratti altro itermed.

1364

6,00%

Addebito per estinzione assegno

1229

5,00%

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(Tav. 103)

 
(Tav. 103)

The following table highlights the macro territorial areas for number of transactions reported in the half year:

Nord

11045

Centro

7860

Sud

7443

Isole

2650

N.d.

470

Totale

29468

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(Tav. 104)

The following table indicates, however, for the reports received in the 1st half of 2014, the number of distinct operations by region:

Regione

Segnalazione pervenute

Lazio

4600

Lombardia

4060

Puglia

3617

Emilia Romagna

2532

Toscana

2495

Piemonte

2252

Sicilia

2185

Campania

2090

Veneto

955

Liguria

728

Calabria

616

Abruzzo

517

altro

470

Sardegna

465

Marche

464

Basilicata

396

Friuli Venezia Giulia

354

Umbria

301

Molise

207

Trentino Alto Adige

132

Valle d’Aosta

32

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(Tav. 105)

El.IOS reveals that among the 9,011 STRs analyzed in the  first half of 2014, 251 have been further analyzed and investigated.
These 251 STRs forwarded to the competent Operational Centres of the DIA for a more detailed investigation, provided - in the 1st half - a contribution of 18 investigations.
Of these, 9 were launched thanks to the STRs.
The 18 original investigations were reduced, finally, to 6 which allowed the seizure or confiscation of relevant real estate assets.
Simultaneously also international cooperation has benefited from these investigations: in fact following a warning from Europol for an alleged failure of financial flows from abroad to Italy, a monitoring allowed the identification of further 1382 cases requiring analysis and these are on-going coordinated by the National Anti-Mafia Directorate.
Regard the STRs deemed of interest, they are classified by the type of criminal organizations involved in the following table, 'Ndrangheta with 103 STRs appears the most significant.

 

 

Organizzazioni criminali

1° semestre 2014

 

criminalità organizzata pugliese

6

2,39%

camorra

34

13,55%

altre org. Italiane

50

19,92%

cosa nostra

58

23,11%

ndrangheta

103

41,04%

Totale complessivo

251

100,00%

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(tav. 106)

 

DIA – riciclaggio e infiltrazioni criminali nell’economia legale (2 maggio 2015)

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Nel febbraio 2015 la DIA – Direzione Investigativa Antimafia – ha pubblicato la sua relazione relativa al primo semestre 2014 (pdf, 89 M, 256 pp. – da pag 207 a pag. 2016).
Un capitolo della relazione è dedicato alle “Infiltrazioni criminali nell’economia legale” e riporta una serie di importanti informazioni e dati sul fenomeno del riciclaggio di denaro sporco.

5. Infiltrazioni criminali nell’economia legale

a. Antiriciclaggio

Il riciclaggio di denaro ed il reinvestimento dei proventi che derivano da attività criminali, per la loro progressiva espansione su scala nazionale ed internazionale, continuano a rappresentare vere e proprie emergenze economico-sociali.
Il fenomeno assume una considerevole rilevanza, segnatamente sul piano macroeconomico, dal momento che i flussi di denaro illecito, che la pratica del money laudering riversa nel sistema finanziario nel suo complesso, generano gravi distorsioni nell’economia legale alterando le condizioni di concorrenza, il corretto funzionamento dei mercati, nonché i meccanismi fisiologici di allocazione delle risorse, con riflessi, in definitiva, sulla stabilità ed efficienza del sistema economico nella sua globalità.
Ne consegue che la lotta al riciclaggio è ormai una consolidata, imprescindibile necessità per la salvaguardia dell’integrità economico-finanziaria del sistema-paese.
In tale contesto la strategia adottata, ed unanimemente condivisa, per sviluppare l’attività di contrasto, è rivolta sostanzialmente a prevenire e perseguire l’accumulazione di capitali illeciti, la ripulitura di questi e la tracciabilità degli investimenti effettuati mediante tali risorse.
In merito la D.I.A. si colloca — unitamente al Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza — quale organismo investigativo specializzato cui compete l’esame delle segnalazioni di operazioni finanziarie sospette inviate, tramite l’UIF (Unità di Informazione Finanziaria), dagli intermediari finanziari, professionisti, revisori contabili e dagli altri soggetti obbligati ai sensi del D. Lgs. 231/07 e successive modifiche.

Segnalazioni di operazioni sospette (art. 41 D. Lgs. 21.11.2007, nr. 231)

Dai dati di processo integrati nel sistema "El.I.O.S." (Elaborazioni Investigative Operazioni Sospette) [315] è emerso che le segnalazioni di operazioni sospette "analizzate" dalla D.I.A. nel 1° semestre 2014 ammontano a 9.011.
Le stesse sono riconducibili a 27.265 soggetti segnalati o collegati, 18.635 dei quali costituiti da persone fisiche e 8.630 da persone giuridiche.
Sulla base di tali evidenze è emerso che le segnalazioni trasmesse dagli enti creditizi (7.526), dagli intermediari finanziari (553) e, in parte, dagli istituti di moneta elettronica (352), costituiscono le fonti pressoché esclusive della collaborazione attiva che caratterizza l’intero sistema.

Di portata limitata risulta, invece, il contributo degli operatori non finanziari e dei professionisti da cui si desumono difficoltà nell’adempimento degli obblighi antiriciclaggio, dovute, verosimilmente, alla maggiore personalizzazione del rapporto che si instaura con il cliente nonché ad un fin troppo avvertito vincolo di riserbo.
Con specifico riguardo al numero di operazioni relative alle 9.011 segnalazioni sopra ricordate, si evidenzia che esse risultano complessivamente pari a 29.468. Nella tavola che segue sono indicate le diverse tipologie rilevate

 

Prelevamento contante <15.000 euro

1215

5,00%

Bonifico a favore di ordine e conto

4426

20,00%

Prelevamento con moduli di sportello

3338

15,00%

versamento di contante

3039

14,00%

Bonifico in partenza

2826

13,00%

Bonifico estero

1901

9,00%

Disposizionidi trasferimento

1639

7,00%

Emissione di assegni circolari e titoli sim.

1418

6,00%

Versamento di assegni tratti altro itermed.

1364

6,00%

Addebito per estinzione assegno

1229

5,00%

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(Tav. 103)
La seguente tabella pone in risalto le macro aree territoriali per numero di operazioni segnalate nel semestre in esame:

 

Nord

11045

Centro

7860

Sud

7443

Isole

2650

N.d.

470

Totale

29468

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(Tav. 104)

La tabella che segue indica, invece, per le segnalazioni ricevute nel 1° semestre 2014, il numero di operazioni distinto per regione:

 

Regione

Segnalazione pervenute

Lazio

4600

Lombardia

4060

Puglia

3617

Emilia Romagna

2532

Toscana

2495

Piemonte

2252

Sicilia

2185

Campania

2090

Veneto

955

Liguria

728

Calabria

616

Abruzzo

517

altro

470

Sardegna

465

Marche

464

Basilicata

396

Friuli Venezia Giulia

354

Umbria

301

Molise

207

Trentino Alto Adige

132

Valle d’Aosta

32

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(Tav. 105)

Sulla base dei dati processati dal sistema El.I.O.S., a fronte delle 9.011 segnalazioni analizzate nel primo semestre 2014, 251 di esse sono state caratterizzate da ulteriori sviluppi operativi.
Queste segnalazioni di operazioni sospette (s.o.s.) inviate ai competenti Centri Operativi della D.I.A. per i necessari approfondimenti investigativi, hanno fornito - nel 1° semestre - un contributo a 18 indagini.
Di queste, 9 sono state avviate proprio grazie alle s.o.s..
L’approfondimento delle stesse ha inoltre dato luogo a 6 inchieste che hanno consentito sequestro o confisca di cospicui patrimoni immobiliari.
Contestualmente anche la cooperazione internazionale ha tratto beneficio da tale peculiare attività: infatti a seguito di una segnalazione proveniente da Europol per una presunta anomalia dei flussi finanziari dall’estero verso l’Italia, è stato avviato un monitoraggio che ha consentito di individuare 1382 casi meritevoli di ulteriore analisi ed approfondimento, tuttora in corso, col coordinamento della Direzione Nazionale Antimafia.
Con riferimento alle s.o.s. ritenute d’interesse, nella tabella che segue, ripartendo le stesse in ragione dei profili di riconducibilità dei soggetti segnalati alle diverse organizzazioni criminali di tipo mafioso, spiccano i dati relativi alla ‘ndrangheta (103):

 

Organizzazioni criminali

1° semestre 2014

 

criminalità organizzata pugliese

6

2,39%

camorra

34

13,55%

altre org. Italiane

50

19,92%

cosa nostra

58

23,11%

ndrangheta

103

41,04%

Totale complessivo

251

100,00%

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(tav. 106)

ComplianceNet: 

Antiriciclaggio: condannati i clienti che nascondono il titolare effettivo - sintesi (Eutekne.info, 1° maggio 2015)

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La Cassazione si è espressa su due soggetti che hanno omesso di comunicare agli intermediari finanziari i titolari effettivi dei rapporti instaurati

  • di Maurizio Meoli

Su Eutekne.info del 1° maggio 2015 Maurizio Meoli commenta la sentenza n. 18141 della Corte di Cassazione depositata il 30 aprile 2015.
La Cassazione si pronuncia per la prima volta sulla fattispecie di cui all’art. 55 comma 2 del DLgs. 231/2007, ai sensi del quale, salvo che il fatto costituisca più grave reato, l’esecutore dell’operazione che omette di indicare le generalità del soggetto per conto del quale eventualmente esegue l’operazione o le indica false è punito con la reclusione da sei mesi a un anno e con la multa da 500 a 5.000 euro.
Il caso riguardava, ricorda Meoli, due dipendenti di una banca sanmarinese che omettevano di indicare agli intermediari finanziari italiani le generalità del soggetto (titolare effettivo) per conto del quale effettuavano, in Italia, operazioni di apertura di un rapporto di conto corrente/deposito titoli (il primo imputato) e di sottoscrizione di quote di un fondo (il secondo imputato).
La Suprema Corte sostiene che l’art. 55, comma 1 del DLgs. 231/2007, nel punire (salvo che il fatto costituisca più grave reato) con la multa da 2.600 a 13.000 euro i destinatari degli obblighi antiriciclaggio che contravvengano alle disposizioni in tema di adeguata verifica (Titolo II, Capo I, del DLgs. 231/2007), finisce per connotare anche la corrispondente fattispecie di cui al secondo comma.
Con riguardo al caso di specie, rileva l’art. 15 del DLgs. 231/2007, ai sensi del quale gli intermediari finanziari osservano gli obblighi di adeguata verifica della clientela in relazione ai rapporti e alle operazioni inerenti allo svolgimento dell’attività istituzionale ed, in particolare, nei seguenti casi:
quando instaurano un rapporto continuativo;
quando eseguono operazioni occasionali, disposte dai clienti che comportino la trasmissione o la movimentazione di mezzi di pagamento di importo pari o superiore a 15.000 euro, indipendentemente dal fatto che siano effettuate con una operazione unica o con più operazioni che appaiono tra di loro collegate per realizzare un’operazione frazionata;
quando vi è sospetto di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, indipendentemente da qualsiasi deroga, esenzione o soglia applicabile;
quando vi sono dubbi sulla veridicità o sull’adeguatezza dei dati precedentemente ottenuti ai fini dell’identificazione di un cliente.
Era proprio quest’ultima la situazione verificatasi nel caso di specie, nel quale, in esito ad un intervento della Guardia di Finanza, l’intermediario italiano chiedeva, nel corso del 2009, al cliente sanmarinese, la comunicazione del titolare effettivo; da questo momento, quindi, scattava, in capo al cliente, l’obbligo di comunicazione rimasto inevaso.
In sede di ricorso, inoltre, la difesa dell’altro imputato eccepiva l’assenza degli obblighi in questione perché le condotte (risalenti al luglio 2008) erano anteriori alla “mancata inclusione” della Repubblica di San Marino nella white list legittimante gli obblighi semplificati di adeguata verifica, con applicazione delle Convenzioni sottoscritte tra i due Stati e, specialmente, di quella in materia di rapporti valutari e finanziari, riconoscendosi, per tal via, piena equiparazione alle persone fisiche e giuridiche sanmarinesi rispetto a quelle italiane.
Al riguardo la Suprema Corte ricorda come l’art. 25, comma 1, lett. c) del DLgs. 231/2007 semplifichi gli obblighi di adeguata verifica quando il cliente è un ente creditizio o finanziario situato in uno Stato extracomunitario che imponga obblighi “equivalenti” a quelli previsti dalla Direttiva 2005/60/CE e preveda il controllo del rispetto di tali obblighi.

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La cooperative compliance prova a rilanciare la sfida (Il Sole 24 Ore, 1° maggio 2015)

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Decreto certezza del diritto. Adesione con ricavi sopra i 10 miliardi.

  • di Maricla Pennesi

Dopo un interessante avvio con il progetto pilota nel 2013, non vi erano state ulteriori indicazioni operative in merito e si è quindi restati in attesa dell’ attuazione della Delega fiscale.
Il decreto sull’ abuso del diritto, precisamente gli articoli da 3 a 7, riapre la strada a quello che dovrebbe essere un nuovo approccio, di carattere opzionale, nella relazione fisco- contribuente, basato su principi di trasparenza e cooperazione ed improntato al reciproco affidamento tra amministrazione finanziaria e contribuenti per prevenire e risolvere le controversie fiscali.

Destinatari del regime in prima applicazione

L’ adesione è riservata ai contribuenti di maggiori dimensioni che conseguono un volume di affari o di ricavi non inferiore a dieci miliardi di euro e, comunque, ai contribuenti che abbiano presentato istanza di adesione (84) e quindi non solo quelli selezionati (14) per il progetto pilota.
Dopo una prima fase di avvio del regime, l’ auspicio è che venga ampliata la platea dei possibili destinatari a tutti quei contribuenti che, in possesso dei requisiti, intendano aderire.

Requisiti

Il contribuente che intende aderire deve essere dotato, nel rispetto della sua autonomia di scelta delle soluzioni organizzative più adeguate, di un efficace sistema di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale, inserito nel contesto del sistema di governo aziendale e di controllo interno.
A questo fine i sistemi di controllo impostati ai fini 231, Sox, Compliance bancaria sono un ottimo punto di partenza tuttavia non sostitutivi di quello che dovrà essere a tutti gli effetti la definizione di un nuovo modello di rilevazione e prevenzione del rischio fiscale.
Ogni buona governance societaria dovrebbe oggi poter contare su un efficace tax control framework che prevenga le conseguenze reputazionali e penali connesse al verificarsi dei suddetti rischi e non è un caso se ultimamente gli analisti finanziari mostrano uno specifico interesse al riguardo.
Non vengono date indicazioni dettagliate, né verranno date per rispettare le scelte organizzative della società, di come il modello dovrà essere realizzato ma viene chiarito che il sistema dovrà assicurare:

  • una chiara attribuzione di ruoli e responsabilità nell’ ambito dell’ organizzazione dell’ impresa;
  • efficaci procedure di rilevazione, misurazione, gestione e controllo dei rischi fiscali il cui rispetto sia garantito a tutti i livelli aziendali;
  • efficaci procedure per rimediare ad eventuali carenze riscontrate nel suo funzionamento e attivare le necessarie azioni correttive.

Evidentemente tutto questo sarà possibile stanziando budget ad hoc come del resto già avviene per la 231.
Con cadenza annuale occorrerà inviare una relazione informativa agli organi di gestione, per l’ esame e le valutazioni conseguenti, relativamente agli adempimenti tributari, le verifiche effettuate e i risultati emersi, le misure adottate per rimediare a eventuali carenze rilevate, nonché le attività pianificate.

Vantaggi

L’ adesione al regime comporta diversi vantaggi per il contribuente, tra cui:

  • un confronto preventivo con l’ agenzia delle Entrate circa la valutazione delle situazioni suscettibili di generare rischi fiscali; una procedura abbreviata di interpello preventivo ( 45 giorni);
  • la riduzione delle sanzioni amministrative alla metà e comunque non in misura superiore al minimo edittale, e la sospensione della loro riscossione fino alla definitività dell’ accertamento, quanto alle posizioni a rischio comunicate;
  • l’ esclusione dall’ obbligo di prestare garanzia per il pagamento dei rimborsi delle imposte, sia dirette sia indirette.

In ambito penale, il legislatore sembra essere ancora un po’ troppo timido e non prende una chiara posizione che, al contrario, sarebbe fortemente auspicabile per dare un concreto segnale incentivante ai contribuenti.
In caso di denuncia per reati fiscali, non è molto chiara la valenza della comunicazione dell’Agenzia alla procura della Repubblica dell’ adesione al regime da parte del contribuente.
Sembra essere una comunicazione ridondante rispetto al fatto che già un elenco degli aderenti al Regime sarebbe disponibile a tale scopo.
Nell’ interazione fattiva con i contribuenti, tra gli impegni assunti dall’ agenzia delle Entrate vi saranno quelli di:

  • valutare il sistema adottato per il conseguimento delle finalità e suggerire eventuali adeguamenti;
  • pubblicare periodicamente sul proprio sito l’ elenco aggiornato delle operazioni, strutture e schemi ritenuti di pianificazione fiscale aggressiva;
  • promuovere relazioni con i contribuenti improntate a principi di trasparenza, collaborazione e correttezza nell’ intento di favorire un contesto fiscale di certezza;
  • tenere in debita considerazione gli esiti dell’ esame e della valutazione effettuate dagli organi di gestione delle società aderenti.

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Voluntary: l’Agenzia delle Entrate si fa il suo waiver (1° maggio 2015)

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Le Entrate facilitano i contribuenti interessati alla voluntary con la loro autorizzazione. Il modello per i capitali all’estero in paesi non Ue

  • di Valerio Stroppa

L’Agenzia delle entrate si fa il suo waiver.
Con una mossa a sorpresa l’amministrazione finanziaria mette a disposizione dei contribuenti interessati alla voluntary disclosure la bozza di «lasciapassare» verso la banca estera (pdf, 242 K, 3 pp.)
Chi intende mantenere fuori dall’Ue i patrimoni regolarizzati potrà autorizzare l’intermediario a trasmettere alle autorità finanziarie italiane richiedenti tutti i dati concernenti le attività oggetto di emersione a partire dal 2014.
In questo modo, come previsto dalla legge n. 186/2014, sarà possibile beneficiare degli stessi sconti sulle sanzioni da monitoraggio fiscale applicabili a chi rimpatria materialmente le somme in Italia.
La banca estera dovrà controfirmare il nullaosta, liberandosi così da ogni possibile responsabilità per violazione dell’obbligo di riservatezza garantito dalla normativa domestica.
Allo stesso tempo, l’istituto si impegna a rispondere alle richieste dell’amministrazione finanziaria «nel più breve tempo possibile».
Con il waiver, coloro che intendono mantenere gli asset regolarizzati in Svizzera, Liechtenstein o Principato di Monaco potranno disinnescare il raddoppio dei termini e beneficiare delle sanzioni sul monitoraggio fiscale previste per i paesi white list (con un costo finale dello 0,5% annuo).
Il modello non deve essere utilizzato obbligatoriamente, ma costituisce «un utile strumento di ausilio e ci si aspetta che il suo contenuto possa essere arricchito anche con il contributo dei cittadini, degli operatori del settore e dei professionisti», ha spiegato ieri una nota dell’Agenzia.
Lo standard pubblicato dalle Entrate appare più dettagliato rispetto a quello elaborato dall’associazione delle banche svizzere (si veda ItaliaOggi del 4 aprile 2015): dovranno essere riportati il numero e la tipologia di conto, il beneficiario effettivo, la composizione del «pacchetto» di servizi finanziari e le persone delegate a operarvi.
Il lasciapassare resterà in vigore fino alla data di chiusura delle posizioni o, se anteriore, fino a quando lo scambio automatico di informazioni di matrice Ocse non diventerà operativo (settembre 2018 al massimo).
Il cuore dell’autorizzazione è costituito dal prospetto iniziale nel quale inserire i dati identificativi del rapporto.
Alla voce «composizione», per esempio, il contribuente dovrà declinare con precisione le caratteristiche del conto (esempio: conto corrente multi valuta con associato dossier titoli e cassetta di sicurezza).
Attenzione particolare anche allo spazio riservato ai soggetti che hanno o avevano la facoltà di operare sul conto: non vanno inserite deleghe e procure che si sono estinte in annualità per le quali è decaduta la possibilità di irrogare sanzioni da quadro RW.
Un’altra delle novità è rappresentata dal fatto che il waiver potrà essere presentato in maniera cumulativa.
A firmarlo saranno cioè tutti i soggetti collegati (cointestatari, delegati ecc.), che hanno attivato o che intendono attivare la voluntary disclosure sui medesimi investimenti.
La bozza precisa che l’autorizzazione «è limitata ai documenti e alle informazioni di cui l’intermediario è tenuto per legge alla conservazione e alle operazioni intercorrenti sullo stesso».
L’arco temporale coperto dalla cooperazione parte dal primo anno successivo all’ultimo interessato dalla disclosure.
Poiché la collaborazione volontaria copre fino al 2013, di norma il waiver autorizzerà la banca a trasmettere al fisco italiano i dati fotografati dal 1° gennaio 2014 in avanti.
Controfirmando il modello, un funzionario dell’intermediario estero impegnerà l’istituto a rispondere alle richieste delle Entrate nel più breve tempo possibile.
Con l’ulteriore precisazione che le istanze dell’Agenzia potranno pervenire anche dopo l’estinzione del rapporto, purché si riferiscano a operazioni intercorse fino a tale data.

Allegato

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  • Agenzia delle Entrate, Collaborazione volontaria, “Fac-simile dell’autorizzazione da rilasciare agli intermediari finanziari esteri a trasmettere alle Autorità finanziarie italiane richiedenti tutti i dati concernenti le attività oggetto della procedura di collaborazione volontaria - legge 15 dicembre 2014, n. 186” (pdf, 242 K, 3 pp.)

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UIF: Collana Analisi e studi n. 2 - Casistiche di riciclaggio (30 aprile 2015)

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di Catello Criscuolo, Maria Benedetta Bastioni, Michele Amandolagine, Katia Bucaioni, Stefania Iacobelli, Carmine Carrella, Stefania Santoro, Maria Colonnello, Simone Pace, Fabrizio Giallombardo

  • Parole chiave: riciclaggio, casistiche, tipologie, operazioni sospette.

Il lavoro raccoglie una selezione di casi di particolare interesse, riscontrati nel corso dell’attività di analisi finanziaria condotta dall’Unità di Informazione Finanziaria a partire dal 2008, anno della sua istituzione.
Si tratta di fattispecie molto diverse tra loro in termini di complessità e rilevanza economica, la cui diffusione ha lo scopo di fornire ai destinatari degli obblighi di segnalazione di operazioni sospette uno strumento informativo pratico e di agevole consultazione, che possa supportarli nella rilevazione di fattispecie riconducibili a fenomeni di riciclaggio.
Nel Quaderno vengono esemplificati gli elementi portanti e ricorrenti di casi individuati nel corso di distinte, ma interconnesse, attività della UIF: l’analisi finanziaria delle segnalazioni di operazioni sospette, le ispezioni, la collaborazione con l’Autorità giudiziaria, la collaborazione internazionale con FIU estere.
Nella descrizione di ogni caso vengono riportati gli elementi caratterizzanti l’operatività e viene rappresentato sinteticamente il percorso effettuato dalla UIF per accertare origine e destinazione dei fondi.
Ogni caso è accompagnato da una rappresentazione grafica, con l’obiettivo di agevolare la comprensione mediante la ricostruzione delle dinamiche dei flussi finanziari, dell’operatività complessiva e delle correlazioni tra i soggetti coinvolti.
La pubblicazione si articola in due sezioni.
La prima, denominata “Casi ricorrenti”, pone all’attenzione del lettore quelle tipologie di comportamento finanziario anomalo rilevate frequentemente nel corso delle attività istituzionali dell’Unità.
La seconda, denominata “Casi emergenti”, comprende invece fattispecie che, pur essendo numericamente meno consistenti delle prime, presentano elementi innovativi sotto il profilo della modalità di condotta anomala.
La pubblicazione si pone nel solco di altre iniziative di divulgazione, avviate dall’Unità, volte a rispondere alla crescente domanda di conoscenza dei meccanismi sempre più complessi di utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo.
Nella descrizione dei casi si è tentato di adottare un linguaggio semplice, il più possibile comprensibile anche a chi non fosse particolarmente esperto nel settore, essendo la pubblicazione rivolta, oltre che ai segnalanti, anche a tutti gli interessati ad approfondire la materia.

Indice

Presentazione

Sezione prima – Casi ricorrenti
1 - Sospetti trasferimenti di contante tra imprenditori
2 - Interposizione di veicoli societari esteri per schermare la titolarità effettiva di asset
3 - Operatività di “compro-oro” connessa ad acquisto di polizze pegno
4 - False fatturazioni nel settore dei metalli ferrosi
5 - Rientro di fondi dall’estero mediante prelievi di contante su carte di credito
6 - Utilizzo di carte prepagate per possibili frodi nelle fatturazioni
7 - Frode carosello nel commercio di prodotti informatici
Sezione seconda – Casi emergenti
1 - Operatività sospetta di una Onlus
2 - Uso improprio di trust
3 - Cessioni di rami d’azienda tra società cooperative con possibili finalità di evasione fiscale ..... 42
4 - Operatività preordinata a possibili finalità corruttive
5 - Uso di contratti di affitto di ramo d’azienda per finalità dissimulatorie
6 - Distrazione di fondi all’estero sotto forma di pagamento di accordi transattivi
7 - Possibili condotte finanziarie preordinate a bancarotta fraudolenta

Allegato

  • UIF, Unità di Informazione Finanziaria, “Collana Analisi e studi n. 2 - Casistiche di riciclaggio (pdf, 3.5 M, 58 pp.)

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ComplianceNet: 

Bank of Italy: “The internal control systems for money laundering” (April 30th, 2015)

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(Unofficial translation of an extract of “Verso un più efficace sistema di contrasto alla criminalità finanziaria: il ruolo del sistema dei controlli interni e della funzione di Compliance”,  25 June 2014,  available in http://assoaicom.org/images/stories/files/10_mariani.pdf )

On 25 June 2014 Luigi Mariani, deputy head of Bank of Italy supervision department, gave a speech at the “10th Meeting on Compliance” by AICOM (Associazione Italiana Compliance) about the “The internal control systems for money laundering”.
Mariani outlined the key points that financial intermediaries are required to adopt for the prevention and fighting of money laundering, also focusing on the main problems and shortcomings of the Italian  banking anti money-laundering system.

Bankit supervision approach

The Bankit anti money-laundering supervision has changed over time – said Mariani – Initially money-laundering was considered a secondary reputational and legal risk but now money-laundering is defined as an autonomous risk capable of affecting the financial stability of banking system.
This type of risk, in common with other compliance risks, cannot be tolerated even to a minimal degree: it must be eliminated.

Risk-based approach

The Italian anti money-laundering regulation requires that very strict obligations are respected, and also that intermediaries adopt organizational measures proportional to their ML risk exposure.
Following this logic, on March 2011, Bankit issued the “AML measures” a document that requires specific controls on money laundering organizations.
The document requires that the board of directors is responsible AML policy formulation and the definition of appropriate operating procedures and also the importance of the structure of internal controls.

Compliance and Anti Money-Laundering (AML)

In a bank the AML function has a relevant role as “second level” control: it has to assess and mitigate the risk that the financial intermediary could be involved in criminal activities. The ML risk is part of the wider legal and reputational risks that the Compliance function has to oversee.
The Compliance function has the primary responsibility for dealing with these risks, as reiterated by the new supervisory provisions relating to internal controls, which anticipate the implementation of the principles and rules of the EU Directive CRD IV.
The directive extends "to all corporate activities" the scope of Compliance as an independent and permanent function, subject to the principle of proportionality.
So, ultimately, the Compliance function must assessment of the adequacy and appropriateness of the second level controls on anti-money laundering and the effectiveness of the behavior of market participants, as well as the residual risk represented by corporate bodies; these activities must be shared with the anti-money laundering function supplying the appropriate information.

Internal Audit and Anti-Money Laundering

The Internal Audit represents third level of control and is responsible for inspections in order to verify the actual conduct and the continuous compliance with AML obligations; of these obligations the most important are “active and passive collaboration.
Use of inspection is a typical prerogative of the internal audit function while the anti-money laundering function can only carry out spot checks on a sample basis.

AML in Italy series

443px-Money-laundering.svg.png
(image from http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Money-laundering.svg)

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Privacy: spamming, risarcimento solo con prova rigorosa (Il Sole 24 Ore, 30 aprile 2015)

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Tribunale Perugia. No a richieste fondate su generici richiami a costi e perdite di tempo

  • di Antonino Porracciolo

No al risarcimento per spamming senza la prova del danno.
È quanto afferma il Tribunale di Perugia (giudice Ilenia Miccichè) in una sentenza dello scorso 24 febbraio.
La controversia trae origine dalla richiesta di ristoro dei danni avanzata da un uomo nei confronti di un’associazione privata, che per diversi mesi gli aveva trasmesso alcune e-mail non richieste.
L’attore ha esposto che l’invio era contrario al Codice della privacy, mancando il suo consenso preventivo al trattamento dei dati personali.
Ha quindi sostenuto che lo spamming gli aveva provocato danni patrimoniali, consistiti nel pagamento del costo telefonico della connessione a internet, nell’intasamento delle relative funzioni e nella perdita del tempo necessario alla lettura e all’eliminazione dei messaggi indesiderati.
Inoltre, il fatto gli aveva causato anche danni non patrimoniali, dovuti all’«intrusione non autorizzata nella propria sfera di riservatezza».
Così ha chiesto la condanna dell’associazione al pagamento di 3mila euro.
Nel respingere la domanda, il giudice di Perugia osserva, innanzitutto, che il danno da spamming è quello che deriva da comunicazioni elettroniche a carattere commerciale non sollecitate.
Tuttavia, il danno in questione si può risarcire – si legge nella sentenza – solo se «ne sia offerta in giudizio rigorosa prova, in coerenza con il generalissimo principio posto dall’articolo 2697 del Codice civile».
Il Tribunale ricorda quindi che il risarcimento del danno patrimoniale è ammesso solo se ricorre «un pregiudizio economicamente valutabile e apprezzabile», non «meramente potenziale o possibile» ma «connesso all’illecito in termini di certezza o, almeno, con un grado di elevata probabilità».
Sicché, in difetto di più specifiche deduzioni, il risarcimento chiesto dall’attore non si può fondare sul «generico richiamo a costi di connessione, a non comprovati fenomeni di intasamento delle funzioni internet» o a dispendio di tempo e denaro.
Inoltre, il danno non patrimoniale – prosegue la sentenza – è risarcibile in caso di «lesione di specifici valori della persona integranti diritti costituzionalmente tutelati e, dunque, inviolabili».
Di conseguenza, non si possono indennizzare – aggiunge il Tribunale, richiamando la sentenza n. 26972/2008 della Cassazione – «i pregiudizi consistenti in disagi, fastidi, disappunti, ansie e in ogni altro tipo di insoddisfazione concernente gli aspetti più disparati della vita quotidiana».
Nel caso esaminato, l’attore aveva prodotto 15 e-mail provenienti della convenuta, senza però provare un concreto danno.
Né – conclude il giudice – «il tempo occorrente per cancellare i messaggi di posta elettronica in questione assurge a pregiudizio serio», trattandosi di «un mero fastidio»

 

ComplianceNet: 

Cooperative compliance: corsia veloce sui controlli (Il Sole 24 Ore, 30 aprile 2015)

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  • Fonte: IusLetter e in pdf su rassegna stampa dell'Agenzia delle Entrate

Delega fiscale. I decreti legislativi all’esame della Camera: caccia a soluzioni per favorire il rientro capitali

  • di Marco Mobili

Una corsia preferenziale per l’abuso del diritto e la limitazione al raddoppio dei termini dell’accertamento.
Nella sostanza «un via libera rapido, comunque nei 30 giorni indicati dalla delega, ma senza modifiche al decreto attuativo sulla certezza del diritto».
È quello che il Pd in commissione Finanze alla Camera conta di ottenere, come spiega il capogruppo Marco Causi, con il consenso delle opposizioni e accogliendo l’auspicio del Governo: «Sull’abuso il testo presentato dal Governo rispecchia esattamente il dettato della delega e per questo le commissioni Finanze potranno esprimere un parere in tempi rapidi».
Che tradotto nei fatti vorrebbe dire evitare all’abuso del diritto “il supplemento di parere” da esprimere da parte delle Commissioni parlamentari nei 20 giorni successivi ai primi trenta previsti dalla delega.
D’altronde, come ricorda ancora Causi «la certezza del diritto passa anche nella limitazione del raddoppio dei termini dell’accertamento, una misura ormai divenuta strategica soprattutto per sbloccare definitivamente le adesioni al rientro dei capitali».
La corsa al via libera partirà ufficialmente la prossima settimana quando i tre decreti attuativi della delega licenziati dal Cdm in prima lettura il 21 aprile scorso saranno ufficialmente incardinati nelle commissioni Finanze di Camera e Senato.
Ieri, con una lettera firmata dalla ministra per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, i provvedimenti sono stati recapitati ai due presidenti di Montecitorio e Palazzo Madama.
Si tratta: della codificazione dell’abuso del diritto, con la limitazione al raddoppio dei termini di accertamento e l’introduzione della cooperative compliance; dell’introduzione della fatturazione elettronica; delle norme per la crescita e l’internazionalizzazione delle imprese.
Giovedì prossimo le due Commissioni Finanze di Camera e Senato audiranno in seduta comune il viceministro all’Economia, Luigi Casero, per poi avviare l’esame nel merito dei tre provvedimenti.
Da quel giorno potrebbe dunque partire il conto alla rovescia da cui far decorrere i trenta giorni entro cui le commissioni Finanze di Camera e Senato dovranno formulare il loro parere.
E ipotizzando un esame sprint come annunciato da Causi almeno per l’abuso del diritto il Governo potrebbe incassare il via libera definitivo già entro la prima settima di giugno.
Più articolato, invece, potrebbe essere il cammino degli altri due provvedimenti sulla crescita e l’internazionalizzazione delle imprese e di quello sulla fatturazione elettronica, dove il “supplemento di parere” sarà quasi scontato.
Sulla fatturazione, ad esempio, il capogruppo Pd sembrerebbe intenzionato a valutare con attenzione le prime indicazioni giunte dalle associazioni di categoria, secondo cui «sul passaggio alla e-fattura e allo scontrino telematico il Governo avrebbe potuto osare di più».
In quale direzione Causi non lo spiega ancora ma con le prossime audizioni se ne saprà certamente di più.
Intanto sulla trasmissione telematica delle fatture occorre registrare una modifica rispetto alle bozze circolate in occasione del Consiglio dei ministri del 21 aprile scorso.
Si tratta del potenziamento del regime premiale per chi aderisce alla fatturazione elettronica.
Come aveva già anticipato lo stesso ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, per chi sceglierà la fatturazione elettronica e il nuovo scontrino telematico e soprattutto garantirà la tracciabilità dei pagamenti ricevuti i termini di accertamento Iva e di quelli ai fini delle imposte dirette saranno ridotti di un anno.
Tracciabilità che sarà definita con l’attuazione dell’altro decreto delegato espressamente previsto dalla legge delega e che potrebbe arrivare con la prossima tornata di provvedimenti annunciati dal Governo per metà giugno.
L’incentivo sui termini di accertamento si va così ad aggiungere agli altri “bonus”: non sarà più obbligatorio l’invio dello spesometro, delle comunicazioni “black list” così come degli elenchi Intrastat.
Non solo.
I rimborsi Iva saranno liquidati in via prioritaria entro tre mesi dalla dichiarazione annuale.

 

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