Antiriciclaggio: audizione Direttore della DIA in Commissione Finanze Camera Deputati (22 settembre 2016, video)

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Secondo Nunzio Antonio Ferla – Direttore DIA - l’attuale sistema di prevenzione antiriciclaggio è sicuramente efficace ma il fenomeno del riciclaggio connesso alla criminalità organizzata va affrontato su più piani: quello culturale e dell’educazione finanziaria e quello preventivo e repressivo.
Nell’ambito dell’attività giudiziaria, finalizzata alla repressione di attività illecite in materia di riciclaggio connesso con la criminalità organizzata, sono stati sequestrati dalla D.I.A., nel periodo compreso tra il gennaio 2015 e l’agosto di quest’anno, beni per un valore stimato di oltre 100 milioni di euro.

Nella corso della seduta di oggi (20 settembre 2016 ndr), il Presidente della “VI Commissione Finanze”  della Camera dei Deputati, On. Maurizio Bernardo, ha convocato il Direttore della D.I.A., Nunzio Antonio Ferla, per essere ascoltato sul tema della “prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio”.
Nella circostanza, Ferla ha sottolineato che il riciclaggio è un fenomeno complesso, per sua natura di portata transnazionale, le cui conseguenze si riverberano immediatamente sul fronte delle entrate, determinando una minore crescita per il Paese.
A tal proposito l’ISTAT ha calcolato che sommando l’apporto diretto delle attività illegali e quello dell’indotto, l’effetto totale dell’inclusione dell’economia illegale nel sistema dei Conti Nazionali è apprezzabile in circa 15,5 miliardi di euro di valore aggiunto, con un’incidenza intorno all’1% sul prodotto interno lordo totale.
Il condizionamento più significativo della criminalità organizzata, ha proseguito poi il Generale Ferla, consiste sia nel valore di quanto prodotto attraverso attività criminali, sia, con effetti di ben più lungo periodo, nel valore di quanto non prodotto a causa delle distorsioni generate dalla diffusione delle mafie.
Un danno questo all’economia nazionale che riverbera i suoi effetti negativi sugli investimenti in generale e in particolare su quelli diretti dall’estero.
Secondo il Direttore l’attuale sistema di prevenzione è sicuramente efficace, in quanto si basa su una chiara ripartizione delle competenze, che vede da un lato attori istituzionali chiamati ad un’analisi finanziaria dei dati forniti dai soggetti preposti alla segnalazione di operazioni sospette (U.I.F) e dall’altro la D.I.A. e la Guardia di Finanza impegnati nell’analisi investigativa delle risultanze da proporre all’attenzione dell’A.G., in primis della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo.
Nel corso dell’audizione alla Commissione Finanze il Direttore della D.I.A., Nunzio Ferla, ha evidenziato l’impegno complessivo profuso dalla Direzione Investigativa Antimafia nella lotta al riciclaggio connesso alla criminalità organizzata.
La D.I.A., nel periodo compreso tra il gennaio 2015 e l’agosto di quest’anno, ha trattato oltre 145 mila Segnalazioni di Operazioni Sospette pervenute dall’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia.
Di queste, 1.737 sono state ritenute meritevoli di ulteriori approfondimenti e 923 sono state le segnalazioni trasmesse alla P.N.A.A., in quanto ritenute d’interesse investigativo.
In futuro saranno ulteriormente perfezionate le attività finalizzate a favorire lo sfruttamento del patrimonio informativo rappresentato dalle segnalazioni di operazioni sospette, assicurando, al contempo, le più opportune forme di circolarità e raccordo tra le Forze di polizia e la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo.
Il fenomeno del riciclaggio connesso alla criminalità organizzata è un problema che va affrontato su più piani,  prosegue il Direttore Ferla nel corso dell’Audizione.
Quello culturale e dell’“educazione finanziaria”, che dotando il cittadino dei giusti strumenti conoscitivi limita le spinte criminali, a beneficio di una corretta e trasparente gestione delle operazioni finanziarie; quello preventivo e repressivo, che vede la D.I.A. impegnata in prima linea, potendo appunto contare su un modello investigativo elastico basato sulla lungimirante intuizione di valorosi magistrati come Giovanni Falcone.
Per quanto riguarda i risultati operativi, Ferla ha sottolineato che la D.I.A., nel periodo compreso tra il gennaio 2015 e l’agosto di quest’anno, ha effettuato sequestri preventivi per un valore superiore ai 2,9 miliardi di euro e confische di beni per oltre 1,3 miliardi di euro.
Il Direttore della D.I.A. si è soffermato sull’importanza di consolidare, nella lotta al riciclaggio connesso alla criminalità organizzata, le sinergie istituzionali, nell’ottica di valorizzare ulteriormente il patrimonio informativo rappresentato dalle segnalazioni di operazioni sospette.
È stato richiamato il Protocollo operativo firmato il 26 maggio 2015, tra la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e la Direzione Investigativa Antimafia.
La procedura di raccordo info-investigativo tra la D.I.A. e la D.N.A., connessa all’analisi delle segnalazioni di operazioni sospette, ha consentito di innescare diverse indagini antiriciclaggio, avvalorando, contestualmente, elementi per nuove investigazioni giudiziarie.
Nell’ambito dell’attività giudiziaria, finalizzata alla repressione di attività illecite in materia di riciclaggio connesso con la criminalità organizzata, sono stati sequestrati dalla D.I.A., nel periodo compreso tra il gennaio 2015 e l’agosto di quest’anno, beni per un valore stimato di oltre 100 milioni di euro.

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La “soffiata” del bancario infedele è elemento probatorio legittimo (FiscoOggi.it, 13 Settembre 2016)

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Ciò che conta è che le informazioni non siano acquisite in violazione di un diritto fondamentale di rango costituzionale o di una norma che ne vieti specificamente l’utilizzo

  • di Francesco Brandi

Sono utilizzabili nell'accertamento e nel contenzioso con il contribuente i dati bancari acquisiti dal dipendente di un istituto di credito residente all'estero e ottenuti dall’amministrazione fiscale italiana mediante gli strumenti di cooperazione internazionale, senza che assuma rilievo l'eventuale illecito commesso dal dipendente stesso e la violazione dei doveri di fedeltà verso il datore di lavoro e di riservatezza dei dati bancari, che non godono di copertura costituzionale.
Lo ha ribadito la Cassazione con la pronuncia n. 17503 del 1° settembre 2016, non a caso resa in forma di ordinanza.

La vicenda processuale

L’Agenzia delle Entrate proponeva ricorso per cassazione avverso una sentenza della Ctr della Lombardia che, nell’annullare un avviso di accertamento, aveva stabilito l’inutilizzabilità degli elementi probatori acquisiti dall’amministrazione fiscale francese per effetto della collaborazione informativa internazionale prevista dalla direttiva 77/799/Cee del Consiglio europeo del 19 dicembre 1977, nonché dalla convenzione tra l’Italia e la Francia contro le doppie imposizioni.

La pronuncia e le osservazioni

In ambito tributario non vige alcuna previsione generale di inutilizzabilità della documentazione irritualmente acquisita, come accade invece in ambito penale con la previsione di cui all’articolo 191 cpp.
Tale posizione è stata da sempre sostenuta dalla Cassazione, la quale, già con la sentenza 8344/2001, aveva chiarito che “Non esiste … nell’ordinamento tributario un principio generale di inutilizzabilità delle prove illegittimamente acquisite”. Dunque, il principio sancito dall’articolo 191 del codice di procedura penale “vale, ovviamente, soltanto all’interno di tale specifico sistema procedurale”, vale a dire in ambito penale.
Lo stesso orientamento è stato successivamente confermato dalla sentenza 24923/2011, con la quale la suprema Corte ha precisato che “non qualsiasi irritualità nell’acquisizione di elementi rilevanti ai fini dell’accertamento fiscale comporta, di per sé, la inutilizzabilità degli stessi, in mancanza di una specifica previsione in tal senso, ed esclusi, ovviamente, i casi in cui viene in discussione la tutela di diritti fondamentali di rango costituzionale (cfr. Cass. 26 maggio 2003, n. 8273; 1 ottobre 2004, n. 19689; 16 giugno 2006, n. 14058; 16 aprile 2007, n. 8990)”.
In altri termini, in base al consolidato indirizzo della Cassazione, in assenza di una norma generale sull’inutilizzabilità in ambito tributario, eventuali illegittimità nelle procedure di acquisizione della documentazione non si riverberano sulla legittimità dell’atto tributario, salvo che:

  • l’acquisizione non sia avvenuta in violazione di una norma tributaria, che sanziona la propria violazione con l’inutilizzabilità della documentazione medesima
  • l’acquisizione non sia avvenuta in violazione di un diritto fondamentale di rango costituzionale.

Queste conclusioni sono state fatte proprie anche dalle ordinanze 8605 e 8606 del 2015 (le prime sul tema), con cui la Cassazione ha stabilito che:

  • l’amministrazione finanziaria, nella sua attività di accertamento dell’evasione fiscale, può – in linea di principio – avvalersi di qualsiasi elemento con valore indiziario, con esclusione di quelli la cui inutilizzabilità discenda da una disposizione di legge o dal fatto di essere stati acquisiti dall’amministrazione in violazione di un diritto del contribuente
  • sono utilizzabili, nel contraddittorio con il contribuente, i dati bancari acquisiti dal dipendente infedele di un istituto bancario, senza che assuma rilievo l’eventuale reato commesso dal dipendente stesso e la violazione del diritto alla riservatezza dei dati bancari (che non gode di tutela nei confronti del fisco).  Nell’ordinamento tributario, ai fini di un accertamento fiscale, assumono rilievo e sono utilizzabili anche elementi di prova assunti irritualmente, purché non lesivi dei diritti fondamentali di rango costituzionale, quale quello della libertà personale del contribuente. Alla luce di tanto, il principio di garanzia proprio del diritto alla libertà personale non è applicabile all’obbligo di riservatezza cui sono tenuti gli istituti bancari nei confronti delle operazioni compiute dai propri clienti, in quanto a fondamento del segreto bancario non ci sono valori della persona umana da tutelare, ma piuttosto istituzioni economiche e interessi patrimoniali
  • non è considerata violazione del segreto d’ufficio la comunicazione da parte dell’amministrazione finanziaria alle autorità competenti degli altri Stati membri delle informazioni atte a permettere il corretto accertamento delle imposte sul reddito e sul patrimonio
  • spetta al giudice di merito, in caso di contestazioni fiscali mosse al contribuente, valutare se i dati in questione siano attendibili, anche attraverso il riscontro con le difese del contribuente.

A tal proposito, la Corte sottolinea che la lista rappresenta un indizio idoneo a giustificare le riprese fiscali, ricordando il consolidato indirizzo della giurisprudenza di legittimità per cui “deve ritenersi in linea di principio che gli elementi idonei a consentire al giudice di trarre la prova di un fatto in via presuntiva ai sensi dell’art. 2729 c.c. non devono necessariamente essere più di uno nonostante la previsione del requisito della concordanza contenuto in tale norma, valendo questa solo nell’ipotesi in cui concorrano più elementi e potendo quindi anche uno solo di essi essere assunto a base purché grave e preciso. La presunzione semplice del resto non è altro che un procedimento logico da cui il giudice desume l’esistenza di un fatto ignoto dalla presenza di un fatto noto sul presupposto di una loro successione nella normalità dei casi. E’ evidente pertanto che anche un solo fatto, qualora presenti i suddetti requisiti, possa essere idoneo per una tale deduzione e costituire quindi la fonte della presunzione” (cfr Cassazione, 4472/2003, 12671/2005, 22122/2010, eccetera).
In tale prospettiva, ne deriva che, se un singolo elemento indiziario è idoneo a fornire una presunzione grave e precisa, non vi sono dubbi sulla legittimità dell’accertamento analitico-induttivo che si fondi esclusivamente su di esso.
Dando continuità a tali principi, la Cassazione ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, stabilendo che sono utilizzabili “i dati bancari acquisiti dal dipendente di una banca residente all'estero e ottenuti dal fisco italiano mediante gli strumenti di cooperazione comunitaria, senza che assuma rilievo l'eventuale illecito commesso dal dipendente stesso e la violazione dei doveri di fedeltà verso l'istituto datore di lavoro e di riservatezza dei dati bancari, che non godono di copertura costituzionale e di tutela legale nei confronti del fisco medesimo”.
Spetterà alla Ctr della Lombardia, cui la controversia è stata rinviata, valutare i dati acquisiti la cui attendibilità è da considerarsi presunta sino a prova contraria, da fornirsi a cura del contribuente attraverso contestazioni circostanziate.

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Bitcoin: acquisto e vendita di monete virtuali - i chiarimenti delle Entrate sul trattamento fiscale (2 settembre 2016)

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  • Fonte: Comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate del 2 settembre 2016 (qui in pdf)

In una risoluzione i chiarimenti delle Entrate sul trattamento fiscale

Esenzione Iva per le operazioni di cambio di bitcoin

Le attività di intermediazione di valuta tradizionale con moneta virtuale svolte dagli operatori del mercato non scontano l’Iva in quanto rientrano tra le operazioni relative a banconote e monete.
Per i clienti persone fisiche, invece, che detengono i bitcoin al di fuori dell’attività d’impresa, si tratta di operazioni a pronti che non generano redditi imponibili perché manca la finalità speculativa.
Sono questi i principali chiarimenti della risoluzione n. 72/E pubblicata oggi, con cui l’Agenzia delle Entrate, in linea con i recenti orientamenti della Corte di Giustizia dell’UE, illustra il trattamento fiscale da applicare a chi svolge attività di acquisto e cessione a pronti di moneta virtuale in cambio di valuta “tradizionale”.

Imposte dirette e Iva

Il documento di prassi precisa che le operazioni relative ai bitcoin sono prestazioni di servizi esenti da Iva.
Sul piano della tassazione diretta, invece, i ricavi che derivano dall’attività di intermediazione nell’acquisto e vendita di bitcoin sono soggetti ad Ires ed Irap, al netto dei relativi costi.
Per valutare i bitcoin di cui la società dispone a fine esercizio occorre considerarne il valore normale, cioè la loro quotazione in quel momento.

Niente oneri da sostituto d’imposta

Per quanto riguarda i clienti persone fisiche che detengono i bitcoin al di fuori dell’attività d’impresa, la risoluzione chiarisce che si tratta di operazioni a pronti che non generano redditi imponibili perché manca la finalità speculativa.
Ne deriva che gli operatori non sono tenuti agli adempimenti tipici dei sostituti d’imposta. Resta ferma la facoltà dell’Agenzia, in sede di controllo, di acquisire le liste della clientela per le opportune verifiche.

Roma, 2 settembre 2016

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L’attività della Guardia di Finanza nella lotta al finanziamento del terrorismo (16 agosto 2016)

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Scheda

1. Strategie  della  Guardia  di  Finanza  nel  contrasto  al  fenomeno criminale.

La  Guardia  di  Finanza  concorre  e  fornisce  il  proprio  contributo  all'apparato  di prevenzione ed investigazione antiterrorismo che, sotto l’egida del Ministero dell’Interno, gravita principalmente sulle due Forze di Polizia a competenza generale.
Il supporto si concretizza nello sviluppo di indagini mirate sui flussi finanziari che “alimentano” gli investimenti a sostegno di associazioni criminali nazionali ed internazionali, in ragione dei compiti di polizia economico-finanziaria di cui al D.Lgs. n. 68/2001.
In tale contesto il Corpo svolge sia attività di repressione, sia un’azione di prevenzione: tant’è vero che i Reparti del Corpo, oltre alle tradizionali indagini di polizia giudiziaria svolte  d’iniziativa  e  su  delega  delle  Procure  Distrettuali,  approfondiscono  in  via preventiva i flussi finanziari che possono rafforzare questi gruppi criminali la cui ricostruzione può comportare specifiche investigazioni.
In particolare, tale approfondimento si esplica tramite lo sviluppo delle segnalazioni di operazioni  sospette  (S.O.S.),  generate  dal  sistema  finanziario  e  da  altri  soggetti sottoposti agli speciali obblighi (professionisti, money transfer, compro oro, ecc.), l’effettuazione di ispezioni presso gli stessi operatori nonché l’esecuzione delle misure di congelamento nei confronti degli indiziati di appartenere ad organizzazioni terroristiche ed inseriti nelle cc.dd. black list diramate dalle Nazioni Unite e dall’Unione Europea.
Nel dettaglio i numeri confermano il rafforzamento del monitoraggio dei flussi di denaro potenzialmente a rischio; infatti, nel primo semestre di quest’anno sono state 597 le S.O.S. analizzate dal Corpo rispetto alle 579 dell’intero anno 2015.
Inoltre, la Guardia di Finanza:
partecipa  attivamente  ai  canali  di  cooperazione  internazionale,  deputati all’interscambio informativo di polizia e di analisi nel settore del terrorismo e del suo finanziamento;
prende parte ai principali fori internazionali ed alle iniziative assunte in ambito GAFI (Gruppo d’Azione Finanziaria Internazionale), UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine) e Organismi comunitari;
sostiene l’azione del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale nella partecipazione al Gruppo Internazionale “Coalizione Anti-Isis”.

2. Principali novità recentemente introdotte.

In considerazione del livello di attenzione nei confronti della minaccia terroristica, è stato previsto:
in seno al II Reparto – Coordinamento Informativo e Relazioni Internazionali del Comando Generale, la costituzione di una “cabina di regia” per promuovere e coordinare i flussi informativi all’interno della Guardia di Finanza e, quindi, orientare in modo proficuo l’attività investigativa nel settore. La nuova struttura fornirà, inoltre, la   qualificata   partecipazione   al   C.A.S.A.    (Comitato   di   Analisi   Strategica Antiterrorismo)  presso  il  Ministero  dell’Interno  nonché  al  C.S.F.  (Comitato  di Sicurezza Finanziaria) presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze;
l’istituzione, nell’ambito del Nucleo Speciale Polizia Valutaria, del G.I.F.T. (Gruppo Investigativo sul Finanziamento al Terrorismo). Questa nuova Unità - affidata ad un Colonnello e composta da personale altamente specializzato, con esperienza operativa in materia di analisi delle operazioni sospette - avrà il compito di approfondire le movimentazioni finanziarie considerate a rischio di terrorismo, mettendo a sistema le molteplici fonti informative inoltrate dalle Financial Intelligence Unit estere e dall’U.I.F. nazionale nonché le altre informazioni originate dalla “cabina di regia” del II Reparto del Comando Generale.

La stessa articolazione sarà, inoltre, referente della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo (DNAA), con la quale il Corpo, lo scorso ottobre, ha siglato un protocollo d’intesa che consolida le sinergie operative nel settore.
Tale memorandum assicura la tempestiva analisi delle informazioni contenute nelle segnalazioni  di  operazioni  sospette,  in  modo  tale  che  la  stessa  DNAA  possa effettuare il coordinamento dei successivi sviluppi investigativi per le indagini in materia di terrorismo;
il mirato scambio informativo - anche riguardante elementi tratti dalle segnalazioni di operazioni sospette - con le Agenzie di Informazione e Sicurezza e le altre Forze di Polizia che compongono il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo.

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UIF: schema anomalie antiriciclaggio operatività società estere intermediazione mobiliare (2 agosto 2016)

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  • Fonte: sito UIF (pdf, 207 K, 4 pp.)

Schemi rappresentativi di comportamenti anomali ai sensi dell’articolo 6, comma 7, lettera b) del d.lgs. 231/2007 – operatività over the counter con società estere di intermediazione mobiliare

Negli ultimi anni si è realizzata una rapida crescita dei c.d. mercati over the counter, sedi di negoziazione di titoli diverse dai mercati regolamentati o dai sistemi multilaterali di negoziazione, caratterizzate dalla mancanza di regole organiche sul sistema degli scambi; le dimensioni di tali mercati sono divenute sempre più significative.
Le quotazioni dei titoli negoziati nei mercati OTC sono determinate dall’incontro tra domanda e offerta; tipica di queste sedi di negoziazione è la spiccata volatilità del valore di mercato dei titoli, con rilevanti oscillazioni dei prezzi anche nell’arco della stessa giornata.
La scarsa trasparenza nel meccanismo di formazione dei prezzi, la presenza di scambi aventi a oggetto titoli non standardizzati (nota 1) nonché gli ingenti volumi movimentati, espongono tali mercati al rischio di manipolazioni dei prezzi per finalità illecite.
Il Moneyval e il GAFI, rispettivamente nel 2008 e nel 2009, hanno rilevato che i mercati OTC richiedono una più attenta valutazione del rischio di riciclaggio rispetto ai mercati regolamentati (nota 2).
L’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia ha condotto approfondimenti su anomale transazioni in strumenti finanziari effettuate over the counter da intermediari residenti con società estere di intermediazione mobiliare; gli intermediari residenti possono assumere in tali ambiti il ruolo di:

  • controparte in operazioni di compravendita di strumenti finanziari, in conto proprio o per conto di terzi;
  • prestatore del servizio di compensazione, attraverso conti intestati alle società estere di intermediazione mobiliare, sui quali transitano le operazioni di regolamento connesse con le compravendite in strumenti finanziari concluse da tali società estere.

Sono emerse operatività potenzialmente anomale riconducibili alle seguenti fattispecie:

  • movimentazioni poste in essere dalla clientela al fine di trasferire all’estero fondi di pertinenza ovvero, nei casi più gravi, disponibilità sottratte mediante artifizi o raggiri a terzi, tra cui enti pubblici, fondazioni o enti morali;
  • comportamenti infedeli dei dipendenti degli intermediari in danno delle società di appartenenza o della relativa clientela (nota 3).

Le analisi condotte hanno permesso di individuare alcuni indici di detta anomala operatività che assumono rilevanza ai fini della collaborazione attiva; l’identificazione e la valutazione di tali indici possono consentire agli intermediari residenti di prevenire, oltre al rischio di riciclaggio, anche altre forme di rischio.
D’altro canto, i presidi già esistenti presso i soggetti obbligati orientati al controllo dell’attività in trattazione ben si prestano a essere utilizzati per favorire la collaborazione attiva.
In particolare, è emerso che, sul piano soggettivo, le transazioni anomale over the counter sono state poste in essere con società estere aventi talune caratteristiche ricorrenti, specie per quanto riguarda l’area geografica di provenienza o di operatività prevalente, gli assetti proprietari e il regime di controllo cui sono sottoposte.
Sotto il profilo oggettivo, rileva l’attività di intermediazione in strumenti finanziari sovente illiquidi caratterizzati da un volume ridotto di emissione, a volte con cedole aventi strutture di indicizzazione complesse.
Ulteriore elemento di attenzione è rappresentato dalla circostanza che controparte nelle operazioni è un ente pubblico.
Per agevolare le valutazioni relative all’adempimento degli obblighi segnaletici, si fornisce, ai sensi dell’art. 6, comma 7, lettera b), del decreto legislativo n. 231 del 2007 e successive modifiche e integrazioni, l’accluso schema recante anomalie nell’operatività con società estere di intermediazione mobiliare che possono risultare funzionali al riciclaggio di disponibilità di origine illecita.
Gli intermediari bancari e finanziari sono chiamati a svolgere un costante e attento monitoraggio delle transazioni over the counter poste in essere con dette società, con particolare riguardo agli elementi qualificanti tali transazioni riportati nel seguente allegato.
Si rammenta che, per il corretto adempimento degli obblighi di segnalazione di operazioni sospette, da un lato, non è necessario che ricorrano contemporaneamente tutti i comportamenti descritti nello schema operativo; dall’altro, la mera ricorrenza di singoli comportamenti individuati nello schema non è di per sé motivo sufficiente per procedere alla segnalazione.
Qualora emergano operazioni sospette riconducibili al fenomeno descritto, è necessario che i soggetti tenuti le segnalino con la massima tempestività, ove possibile prima di dar corso alla loro esecuzione.
Sarà cura dei soggetti tenuti agli obblighi di segnalazione, nell’ambito della propria autonomia organizzativa, diffondere con le modalità più idonee le indicazioni operative fra il personale e i collaboratori incaricati della valutazione delle operazioni sospette nel settore in trattazione.

Allegato

Operatività over the counter con società estere di intermediazione mobiliare

Nell’operatività over the counter con società estere di intermediazione mobiliare i destinatari degli obblighi di segnalazione di operazioni sospette valutano la ricorrenza dei seguenti fattori ai fini dell’espletamento degli obblighi di collaborazione attiva di cui al d.lgs. n. 231/2007.

1. Profilo oggettivo

Sotto il profilo oggettivo, le anomalie possono emergere da alcuni elementi qualificanti delle transazioni analizzate, quali prezzo, quantità e controvalore, spesso a cifra tonda, nonché modalità di negoziazione e tipologia di controparte.
In tale quadro, può assumere rilevanza anche l’entità delle commissioni, specie se inusualmente elevate, applicate dall’intermediario residente per la tenuta dei conti e per porre in essere le operatività indicate.
Nel caso del servizio di compensazione delle operazioni in strumenti finanziari, l’assenza di alcuni dati e informazioni condiziona la capacità dell’intermediario di individuare eventuali anomalie.
Non sempre sono noti, ad esempio, le controparti di negoziazione delle società estere di intermediazione mobiliare ovvero i prezzi in base ai quali le parti hanno concluso la compravendita (cd. compensi franco valuta).
In ogni caso, ai fini della valutazione del sospetto, gli intermediari verificano la correttezza di tutti gli elementi informativi acquisiti nell’ambito dell’attività svolta.
Tra i fattori oggettivi di rischio si annoverano:
1.1 transazioni relative a strumenti finanziari che presentano margini eccezionalmente elevati tra prezzo di acquisto e di vendita, eseguite con controparti ricorrenti nella stessa giornata o in date molto ravvicinate. In particolare, sono state rilevate operazioni in cui le società estere scambiano con la medesima controparte, nella stessa giornata o in date molto ravvicinate, la stessa quantità nominale del medesimo titolo, con differenziali di prezzo/controvalore tra le operazioni di acquisto e quelle di vendita particolarmente rilevanti;
1.2 molteplici operazioni di acquisto e vendita su uno o più titoli, in cui le transazioni, che singolarmente considerate si chiudono in perdita, sono sistematicamente compensate da altre in forte guadagno, con un risultato netto complessivo a fine giornata sempre positivo, spesso a cifra tonda;
1.3 operazioni ripetute e concentrate nei confronti di una medesima controparte o di controparti ricorrenti anche per differenziali di prezzo contenuti, ma su volumi complessivamente significativi di strumenti finanziari scambiati;
1.4 regolamento delle compravendite over the counter di titoli oggetto di quotazione in mercati regolamentati o su sistemi multilaterali di negoziazione a prezzi notevolmente differenti da quelli determinati su detti mercati o sistemi nelle stesse date di negoziazione;
1.5 interposizione apparentemente non giustificata delle società estere di intermediazione mobiliare in fase di collocamento di strumenti finanziari tra la banca acquirente e la banca capofila che dirige e coordina il consorzio di collocamento;
1.6 ripetute richieste a un intermediario residente di interporsi, senza giustificazioni plausibili, in una compravendita tra la società estera e la sua controparte che hanno autonomamente raggiunto un accordo. In questi casi l’intermediario esegue la transazione in nome proprio ma per conto della società estera di intermediazione mobiliare, acquistando il titolo dall’effettivo venditore e rivendendolo all’effettivo acquirente per la quantità nominale e il prezzo a cui essi si erano accordati;
1.7 trasferimento sistematico - con carattere periodico, costante e unidirezionale - di fondi di importo significativo derivanti dalle attività di intermediazione, mediante bonifici verso conti accesi presso intermediari esteri, ad esempio ubicati nel Paese d’origine della società estera di intermediazione mobiliare (nota 4) o in Paesi a rischio (cfr. par. 2.1).

2. Profilo soggettivo

Costituiscono fattori potenzialmente rappresentativi di un profilo di rischio soggettivo delle società estere di intermediazione mobiliare:
2.1 l’aver sede, succursali ovvero operatività prevalente in Paesi o territori:
non ricompresi in quelli a regime antiriciclaggio equivalente stabiliti con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze;
indicati dagli organismi internazionali competenti (es. GAFI, OCSE) come esposti a rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, non cooperativi nello scambio di informazioni anche in materia fiscale ovvero con carenze strategiche nei rispettivi regimi nazionali di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo;
caratterizzati da elevato rischio di riciclaggio in base alle risultanze dell’assessment interno svolto dall’intermediario residente;
2.2 l’assenza, nel Paese dove la società estera di intermediazione mobiliare ha sede o succursali operative, di un regime di vigilanza adeguato; tale circostanza è desumibile:
dall’iscrizione, in base alla normativa nazionale, in albi o elenchi tenuti da organismi di autoregolamentazione locali in assenza di strumenti di controllo da parte delle autorità di vigilanza locali;
dall’impossibilità per le predette autorità di vigilanza di ottenere le informazioni necessarie a effettuare adeguate forme di supervisione su tali intermediari;
dalla ridotta entità del capitale sociale o della dotazione patrimoniale richiesta all’intermediario;
2.3 la presenza tra gli esponenti (rappresentante legale, socio, amministratore, delegato a operare e, se conosciuti, trader) di soggetti di nazionalità od origine italiana, specie se privi di giustificabile legame con il Paese estero ove la società ha sede od opera in misura prevalente;
2.4 la presenza nel capitale sociale di società fiduciarie o trust, che ostacolano il processo di adeguata verifica;
2.5 la ricorrenza tra le controparti operative della società estera di intermediazione mobiliare di soggetti con i quali l’intermediario residente non ha ritenuto di avviare ovvero ha interrotto i rapporti a motivo dell’elevato rischio di riciclaggio.

Note al testo

  1. Spesso si tratta di titoli derivati o warrant i cui sottostanti sono titoli liquidi o illiquidi.
  2. Cfr. Moneyval, Use of securities in money laundering schemes, 2008; FATF, Money Laundering and Terrorist Financing in the Securities Sector, 2009.
  3. Tale fenomeno può essere collegato al conseguimento, da parte delle società estere, di margini inusualmente elevati di guadagno derivanti da compravendite concordate con trader infedeli in danno dell’intermediario residente o di suoi clienti e al successivo trasferimento all’estero di tali disponibilità, con possibile ripartizione dei guadagni sempre all’estero.
  4. Tali trasferimenti potrebbero anche sottendere movimenti di fondi riferibili alla clientela della società estera di intermediazione mobiliare.

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Antiriciclaggio in Italia, Rapporto 2014

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DIA: relazione 2° semestre 2015 – attività antiriciclaggio (2 agosto 2016)

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Con il solito ritardo e nel solito formato illeggibile (oltre 200 mega di immagine pdf) la DIA – Direzione Investigativa Antimafia – pubblica  la propria relazione semestrale relativa alla seconda metà del 2015 (qui in pdf: attenzione 200 mega!).
Come al solito ecco la “traduzione” in formato testo del capitolo relativo all’antiriciclaggio.

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8. Attività di prevenzione dell'utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio

  • Fonte: da pag. 190 a pag. 198 della “Relazione semestrale al Parlamento” della DIA relativa al 2° semestre 2015

a. Analisi e approfondimento delle segnalazioni di operazioni finanziarie sospette

Un altro settore di intervento strategico nell'azione di contrasto alle mafie portato avanti dalla D.I.A. nel 2015 è stato quello della prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio.
Il crescente grado di finanziarizzazione dei circuiti economici evidenzia come, da una prospettiva investigativa, sia fondamentale garantire la più ampia tracciabilità dei flussi finanziari, attraverso la previsione di modalità standardizzate di registrazione e conservazione delle informazioni che consentano di individuare origine, destinazione e beneficiari dei movimenti.
La disciplina vigente vede nella D.I.A. e nel Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della G. di F. gli organismi di polizia deputati a svolgere l'analisi e l'approfondimento investigativo delle SOS (Segnalazioni di Operazioni Sospette) inviate dall'UIF (Unità di Informazione Finanziaria) della Banca d'Italia, per poi informare il Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo in caso emergano evidenze di criminalità organizzata.
I dati riferiti agli ultimi anni confermano l'aumento, quasi geometrico, delle SOS pervenute - cresciute esponenzialmente in conseguenza degli obblighi imposti dalla normativa antiriciclaggio ad una maggiore platea di operatori -cui i menzionati Organismi di controllo hanno dovuto far fronte introducendo nuove procedure di analisi informatica.
Dal canto suo, la D.I.A. ha reso esecutivo, nel 2015, un innovativo sistema di analisi delle S.O.S., articolato su tre distinte ma complementari procedure che hanno consentito di raggiungere l'obiettivo di processare tutte le S.O.S. pervenute e di estrapolare quelle di interesse investigativo per la specifica missione istituzionale del contrasto alle organizzazioni mafiose.
Nel semestre in esame sono state, inoltre, rese pienamente operative le procedure di selezione delle segnalazioni attinenti alla criminalità organizzata, scandite nel Protocollo d'intesa siglato il 26 maggio 2015 dal Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e dal Direttore della D.I.A., di cui si è fatto cenno nella Relazione relativa al semestre precedente
Questa sinergia operativa, che ha portato ad una piena interazione del Patrimonio informativo della D.I.A e della D.N.A. - dove è costituito un Gruppo di lavoro cui partecipa personale della Procura Nazionale e della Direzione -rende, ora, più incisivi gli accertamenti sui flussi finanziari ritenuti sospetti, permettendo una rapida selezione delle S.O.S. attinenti alla criminalità organizzata e, al contempo, la tempestiva informazione delle competenti Autorità giudiziarie.

Per meglio comprendere la portata delle attività svolte a livello centrale dalla D.I.A., si espongono, di seguito, i risultati ottenuti nello specifico ambito grazie all'implementazione del sistema EL.I.O.S. (Elaborazioni Investigative Operazioni Sospette), applicativo informatico in uso esclusivo alla Direzione e specificatamente dedicato all'analisi e all'approfondimento delle segnalazioni di operazioni sospette.
Nel semestre in esame, risultano pervenute dall'U.I.F. 44.237 segnalazioni di operazioni sospette e, grazie all'adozione delle nuove procedure di selezione accennate in precedenza, ne sono state analizzate 50.125, smaltendo in questo modo anche una parte di quelle accumulate nei periodi precedenti. Ne è scaturito l'esame di 167.534 soggetti segnalati o collegati, di cui 112.845 persone fisiche e 54.689 persone giuridiche.
Proseguendo nell'analisi e avuto riguardo al grado di collaborazione attiva dei soggetti destinatari degli obblighi antiriciclaggio, si evidenzia che le segnalazioni pervenute sono state trasmesse, per la quasi totalità, dagli enti creditizi (40.570), seguiti dai professionisti (3.476), dagli intermediari finanziari (2.591) e dagli istituti di moneta elettronica (396).

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Le 50.125 segnalazioni analizzate concernono, complessivamente, 182.038 operazioni sospette, ripartite nelle seguenti principali tipologie: bonifico a favore di ordine e conto (31.844), versamento di contante (21.452), prelevamento con moduli di sportello (19.119), bonifico in partenza (19.180), bonifico estero (16.188), versamento di assegni (11.438), disposizione di trasferimento (9.652), emissione di assegni circolari e titoli similari/vaglia (6.785), addebito per estinzione assegno (6.157) prelevamento in contante inferiore a 15.000 euro (5.012), ed, infine, pagamento con carte di credito e tramite POS (3.584).

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Quanto alla distribuzione territoriale delle operazioni oggetto di segnalazione, la maggior parte si concentra verso le regioni settentrionali (80.842), confermando l'andamento già registrato nei periodi precedenti, con a seguire le regioni meridionali (46.646) e centrali (35.937), per finire con quelle insulari (12.670).

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Nella tabella seguente la distribuzione delle operazioni sospette viene ulteriormente ripartita su base regionale:

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L'attività svolta nel particolare settore operativo riguarda, come accennato, sia l'arricchimento informativo delle segnalazioni di operazioni sospette risultate potenzialmente attinenti alla criminalità organizzata condotto presso la D.N.A., avvalendosi delle banche dati disponibili presso la stessa A.G., in attuazione delle intese protocollari assunte, sia gli sviluppi dell'analisi operata centralmente dalla D.I.A..
In particolare, come graficamente di seguito esposto, la sinergia avviata con la D.N.A. ha determinato positivi riscontri in relazione a complessive 1.799 segnalazioni, di cui 247 inviate alle locali D.D.A., per l'immediata utilizzazione ai fini processuali e le restanti 1.552 destinate al predetto Gruppo di lavoro congiunto, ai fini dell'eventuale esercizio del potere d'impulso del Procuratore Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo di cui all'art. 371 bis c.p.p.:

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Corroborano i riferiti positivi riscontri, gli ulteriori sviluppi delle attività di analisi che hanno portato, nel medesimo periodo, all'investigazione di ulteriori 69 segnalazioni, presso le competenti articolazioni periferiche (Centri e Sezioni Operative), così ripartite per matrice criminale di riferimento:

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Il grafico evidenzia chiaramente una preponderanza delle segnalazioni riconducibili a contesti di 'ndrangheta.

b. Esercizio dei poteri di accesso ed accertamento presso i soggetti destinatari degli obblighi indicati negli artt. 10, 11, 12, 13 e 14 del D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231.

Nel quadro delle investigazioni preventive, un altro strumento di cui si avvale la Direzione Investigativa Antimafia per verificare se ricorrono pericoli di infiltrazione mafiosa sono i poteri delegati dal Ministro dell'Interno, in via permanente, al Direttore (analiticamente individuati al Capo III del D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231 [nota 1]), che consentono di accedere presso i soggetti destinatari degli obblighi antiriciclaggio, con facoltà di richiedere ai funzionari responsabili dati e documentazione ritenuti utili ai fini dell'espletamento delle funzioni conferite.

Il ricorso a tali istituti è volto, pertanto, alla prevenzione dei pericoli di infiltrazione mafiosa nel tessuto economico, sia attraverso un inserimento diretto negli organi sociali, sia sfruttando i canali del sistema bancario e finanziario per riciclare i proventi derivanti da attività illecite, artatamente dissimulati nei circuiti finanziari legali.
L'esercizio di tali poteri, spesso funzionale all'avio di mirate attività investigative di natura giudiziaria o all'applicazione di una misura di prevenzione, si è concretizzato, nel semestre in esame, nell'emissione e successiva esecuzione di 5 provvedimenti di accesso presso altrettanti studi associati (partecipati da professionisti esercenti attività di consulenza aziendale e ragionieri e periti commerciali [nota 2]) ; 2 accessi presso un Istituto di credito ed altro Ufficio equiparato [nota 3] . A questi accessi si aggiungono 23 richieste di dati e informazioni rivolte ad Istituti di credito e ad altri intermediari finanziari.

Note al testo

[nota 1] Al Direttore della D.I.A. sono conferite ex lege le seguenti attribuzioni:

  • potere di accesso e di accertamento nei confronti di banche, istituti di credito pubblici e privati, società fiduciarie o presso ogni altro istituto o società che esercita la raccolta del risparmio o l'intermediazione finanziaria, delegato permanentemente ai sensi del D.M. 23 dicembre 1992;
  • poteri di accesso e di accertamento nei confronti dei soggetti previsti dal capo III del Digs. nr. 231/2007, al fine di verificare se ricorrono pericoli di infiltrazione da parte della delinquenza mafiosa (art. 2, co. 3, della L. nr. 94/2009, che ha modificato l'art. 1, co. 4, del D.L. nr. 629/1982);
  • potere di accesso e di accertamento presso "i soggetti destinatari degli obblighi indicati negli articoli 10, 11, 12, 13 e 14 del D.Lgs. nr. 231/2007", delegato permanentemente con l'art. 2 del D.M. 30 gennaio 2013.

[nota 2]  Rientranti tra i soggetti previsti dall'art. 12 del D.Lgs 231/2007.
[nota 3] Trattasi di soggetti ricompresi nell'art. 11 del D.Lgs 231/2007.

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Scambio automatico di informazioni finanziarie (CRS) – standard Ocse in xml (FiscoOggi.it, 29 Luglio 2016)

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L'Organizzazione ha messo a punto lo status message XML schema relativo a quelli contenuti nelle due tipologie

  • di Matteo Mascia

CRS: da Ocse uno standard ad hoc per notifica errori di file o dati

Gli Stati che hanno aderito allo scambio automatico di informazioni finanziarie (CRS) inizieranno a trasmettere e ricevere i file, secondo il cd. CRS XML Schema, sviluppato dall’Ocse, a partire dal settembre 2017.

Le tipologie di errore e il tracciato XML

Le informazioni contenute nei file oggetto di trasmissione potrebbero contenere errori dovuti sia alla non corretta generazione del file, sia ad incompletezze o inesattezze relative ai singoli record di dati.
Tenuto conto di questa eventualità, l’Ocse ha predisposto un apposito tracciato XML (con annessa Guida per utenti), finalizzato a consentire alle Autorità fiscali di scambiarsi informazioni relative alla gestione e correzione di questi errori.
Il cd. CRS Status Message XML Schema consente all’Autorità fiscale che ha ricevuto un file XML relativo allo scambio automatico CRS di comunicare all’Autorità inviante che il file ricevuto è errato, oppure contiene uno o più errori relativi a specifici record contenuti.

Il CRS Multilateral Competent Authority Agreement

Gli errori relativi al file nel suo complesso sono quelli che non consentono all’Autorità fiscale ricevente di aprire il file trasmesso.
Si tratta quindi errori che sono alla base della trasmissione, per i quali l’Ocse raccomanda, da un lato la massima tempestività nell’invio del messaggio di errore e, dall’altro la speditezza nel ritrasmissione del file corretto.
Questo approccio consente la corretta applicazione della Section 4 del CRS Multilateral Competent Authority Agreement, in relazione alla notifica e correzione di errori che impediscono l’effettivo scambio di informazioni.

Le due sezioni del CRS Status Message XML

Il CRS Status Message XML Schema può, inoltre, essere utilizzato da un’Autorità fiscale per fornire un riscontro dei dati forniti da un’istituzione finanziaria residente nello stesso Stato dell’Autorità.
Il CRS Status Message XML Schema si compone di due sezioni:

  • l’intestazione del messaggio con l’indicazione del soggetto inviante, del soggetto ricevente, del tipo di messaggio e del momento in cui è stato prodotto;
  • il corpo del messaggio, che contiene indicazioni in merito all’eventuale individuazione di errori, al tipo di errore individuato ed alla decisione in merito al fatto se accettare o meno il messaggio CRS.

Il procedimento e la validazione

Per ciascun file CRS ricevuto, l’Autorità ricevente trasmette alla propria controparte inviante un messaggio che indica il risultato del processo di validazione.
Con riferimento agli errori presenti nei singoli record una richiesta di correzione o eliminazione di record in un messaggio CRS non deve essere inviata all’Autorità inviante fino a quando l’Autorità ricevente non ha confermato la ricezione del messaggio, o prima di quindici giorni a partire dalla ricezione del file.
Quando l’Autorità che ha ricevuto il file indica nel CRS Status Message XML Schema che il messaggio è stato rifiutato deve specificare almeno un tipo di errore registrato.
Quando non viene registrato alcun tipo di errore, il messaggio deve essere accettato.
Anche se vengono indicati errori, il file può comunque essere accettato nel caso in cui l’errore non sia considerato così grave da giustificare un rifiuto completo.

L’errore nei record

Nel caso venga individuato un errore nei singoli record, è opportuno che il messaggio sia accettato, a meno che i record errati non siano così frequenti da imporre un rifiuto completo del file trasmesso.
Quando il file è stato rifiutato, lo stesso deve essere corretto e ritrasmesso, nel caso in cui il rifiuto è dovuto ad un errore che ne inficia la capacità di lettura da parte dell’Autorità ricevente.
Qualora, invece, siano presenti molti errori nei singoli record le Autorità competenti si consulteranno, ai sensi della Section 6 del CRS Multilateral Competent Authority Agreement, al fine di trovare un accordo che consenta la corretta ed effettiva trasmissione dei dati.

Allegato

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A Milano un convegno sulla compliance fiscale (FiscoOggi.it, 29 luglio 2016)

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Agenzia, professionisti e intermediari allo stesso tavolo per discutere dell’assistenza ai contribuenti

  • di Sonia Ogliari

Collaborare per un fisco più semplice, equo e trasparente e soprattutto per rendere un servizio di assistenza efficiente ai cittadini.
Questo il tema degli incontri organizzati dalla Direzione regionale della Lombardia nell’ultima settimana.
Lo scorso 26 luglio (2016 ndr) , l’Agenzia ha infatti incontrato gli intermediari e, il 28 luglio, ha approfondito il tema con un convegno ad hoc “L’Agenzia delle Entrate cambia verso”, (comunicato in pdf) organizzato dalla Direzione regionale della Lombardia in collaborazione con gli Ordini dei commercialisti e degli esperti contabili appartenenti al Codis (Coordinamento degli Ordini dei dottori commercialisti e degli esperti contabili dell’Italia settentrionale).
Al convegno presenti il Direttore regionale delle Entrate, Giovanna Alessio, e il presidente del Codis, Mario Tagliaferri, che insieme a rappresentanti di entrambe le organizzazioni si sono confrontati sulle iniziative già avviate dall’Agenzia per garantire un dialogo preventivo con i contribuenti e con i professionisti che li rappresentano.
I momenti di dialogo e confronto - ha sottolineato il Direttore regionale - sono importanti per individuare congiuntamente strategie e soluzioni utili a garantire una sempre maggiore efficienza del sistema tributario e per trovare soluzioni condivise per la gestione di casi complessi, col fine ultimo di collaborare per offrire un’assistenza qualificata ai contribuenti.
L’Agenzia è infatti sempre più impegnata nella semplificazione degli adempimenti e delle procedure che agevolino il corretto comportamento tributario.
Anche in questa occasione Agenzia e professionisti hanno rinsaldato la loro collaborazione nel processo di realizzazione di un sistema fiscale più trasparente ed equo, basato sulla semplificazione e sulla conseguente riduzione dei costi connessi agli adempimenti fiscali.
In questa direzione vanno, ad esempio, le dichiarazioni precompilate e i corner di assistenza per la trasmissione, attivati recentemente presso la maggior parte degli uffici territoriali.
Ma in questa direzione va soprattutto una delle ultime iniziative più rilevanti nell’ottica del dialogo preventivo, ovvero le lettere per l’adempimento spontaneo inviate per informare i cittadini su possibili errori o dimenticanze nei redditi dichiarati nel 2013; o ancora le più recenti lettere inviate a contribuenti  nei confronti dei quali sono stati effettuati controlli fiscali conclusi con la consegna di uno o più processi verbali di constatazione (PVC) in cui sono riportate violazioni per l’anno d’imposta 2012.
Tutte iniziative che sono finalizzate ad instaurare un dialogo preventivo con il contribuente che ha così la possibilità di sanare la propria posizione evitando un accertamento.
C’è tempo fino a tutto settembre per rispondere alle richieste di documentazione inviate dalla metà di giugno dalle Entrate.
Lo slittamento riguarda le richieste di documentazione inviate per il modello Unico 2014 ed è concesso per evitare che i contribuenti debbano adempiere ad obblighi nel mese di agosto.
Gli incontri si sono conclusi con un focus sui servizi telematici, con un approfondimento su come gestire l’attività di assistenza attraverso questi canali, tra cui Civis, messi a disposizione dall’Agenzia.

Allegato – il testo del Decreto Legislativo 5 agosto 2015, n. 128

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Anti-Money Laundering: 2016 Basel AML Index (29 July 2016)

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Fifth edition of the Basel Anti-Money Laundering (AML) Index developed by the Basel Institute on Governance.
Among the European countries, the highest risk countries are Luxembourg, Serbia, Greece, Switzerland, Italy, Germany, Moldova and Bosnia-Herzegovina. The rankings for Slovenia, Estonia, Serbia and Finland have deteriorated significantly within this region

The Basel AML Index is an annual ranking assessing country risk regarding money laundering/terrorism financing.
It focuses on anti-money laundering and counter terrorist financing (AML/CTF) frameworks and other related factors such as financial/public transparency and judicial strength.
This is the fifth edition of the Basel Anti-Money Laundering (AML) Index developed by the Basel Institute on Governance.
The Basel Institute published the Basel AML Index for the first time in 2012 and has since then been the only non-profit organisation to create a research-based ranking focusing on the risk of money laundering and terrorist financing.
The Basel AML Index provides the following key features:

  • Overview of 149 countries according to their risk level in money laundering/terrorist financing
  • Composite index based on public sources and third party assessments
  • Independent research-based risk ranking which is updated annually
  • AML country risk assessment tool for compliance purposes (see Expert Edition)

Basel AML Index 2016

The Basel AML Index 2016 Report summarises the key findings and provides a detailed explanation about our methodology.
See also what is new in the 2016 edition and the recent changes in our methodology.
Our annual review section outlines the main discussions and feedback received from external experts with academic, supervisory and law enforcement background.

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What does the Basel AML Index measure?

The Basel AML Index measures the risk of money laundering and terrorist financing of countries based on publicly available sources.
A total of 14 indicators that deal with AML/CFT regulations, corruption, financial standards, political disclosure and rule of law are aggregated into one overall risk score.
By combining these various data sources, the overall risk score represents a holistic assessment addressing structural as well as functional elements in the AML/CFT framework.
As there are no quantitative data available, the Basel AML Index does not measure the actual existence of money laundering activity or amount of illicit financial money within a country but is designed to indicate the risk level, i.e. the vulnerabilities of money laundering and terrorist financing within a country.

What has changed from the 2015 edition?

The 2016 Basel AML Index covers 149 countries.
Four countries were removed from the 2015 edition of the Basel AML Index: Barbados, Samoa, Suriname and Swaziland.
They were excluded from this year’s rating due to insufficient data.
Sudan was added to the 2016 Basel AML Index as more data became available.
The methodology remains the same as the 2015 edition, when a key methodological adjustment was conducted.
It takes into consideration the modifications brought to the assessment mechanism of the FATF Mutual Evaluation Reports.
For the first time they include an effectiveness assessment in addition to the assessment of legal compliance with the FATF recommendations.
While last year five countries were assessed according to the new FATF methodology, this year’s edition includes 14 countries with the new FATF Mutual Evaluation Reports as a source for the Basel AML Index.

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Download

  • Download the 2016 Basel Index Report (pdf, 2.5 M, 26 pp. )
  • Media release: Fighting money laundering remains weak in most countries according to Basel AML Index 2016 (pdf, 823 K, 4 pp.)

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UIF: antiriciclaggio, nuova funzionalità di caricamento segnalazioni operazioni sospette (27 luglio 2016)

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  • Fonte: comunicato di Banca d’Italia (pdf)

Nuova funzionalità per la compilazione delle segnalazioni di operazioni sospette di tipo money transfermediante il data-entry

Dal 27 luglio 2016 è disponibile sul portale Infostat-UIF una nuova funzionalità del data-entry che agevola la compilazione della segnalazione di operazioni sospette di tipo money transfer.
Previo inserimento del fenomeno E08, i segnalanti possono caricare un file in formato csv, elaborato in autonomia secondo gli standard del tracciato record previsto, inserendo in automatico i dati della segnalazione.
La funzionalità genera, sempre in automatico, un report che riporta il dettaglio relativo all’esito del caricamento dei dati.
Si ricorda che il popolamento automatico dei dati della segnalazione mediante un file in formato csv costituisce un ausilio alla compilazione mediante la funzionalità di data-entry; il processo di trasmissione deve essere completato con le usuali modalità, attivando i controlli automatici per la “VERIFICA” di correttezza e coerenza dei dati inseriti e inoltrandola segnalazione in diagnostico o in consegna

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