Dalla BCE la nuova Guida alla Vigilanza Bancaria (Diritto Bancario.it, 1° ottobre 2014)

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In data 30 settembre 2014, la BCE ha pubblicato la «Guida alla Vigilanza Bancaria» (pdf, 713 K,  49 pp.), con l’obiettivo di fornire alle parti interessate alcune indicazioni pratiche in vista dell’avvio della Banking Union. Inizia, così, a prender forma il Sistema di Supervisione Unico sul settore bancario europeo, operativo dal 4 novembre 2014.
La Guida descrive in modo dettagliato il regime operativo del Meccanismo di Vigilanza Unico.
In particolare, si sofferma sull’esercizio dei controlli, descrivendone principi e modalità di funzionamento.
Vengono, altresì, indicate le caratteristiche della relativa struttura operativa, i criteri di ripartizione dei compiti tra le autorità (europee e nazionali) e i rispettivi ambiti di applicazione, il processo decisionale e il ciclo di vigilanza.
È bene tener presente che si versa in presenza di una guida che, per esplicita ammissione della BCE, “non è un documento giuridicamente vincolante e non può in alcun modo sostituire i requisiti normativi stabiliti nel diritto dell’UE applicabile”.

Indice del documento

Premessa

  1. Introduzione
  2. Principi in materia di vigilanza
  3. Il funzionamento dell’MVU
    • Ripartizione dei compiti tra la BCE e le ANC
    • Processo decisionale nell’ambito dell’MVU
    • Struttura organizzativa dell’MVU
    • Ciclo di vigilanza
  4. Esercizio della vigilanza nell’MVU
    • Autorizzazioni, acquisizioni di partecipazioni qualificate, revoca delle autorizzazioni
    • Vigilanza degli enti significativi
    • Vigilanza degli enti meno significativi
    • Qualità complessiva e controllo della pianificazione
  5. Abbreviazioni

Allegato

  • Banca Centrale Europea, “Guida alla vigilanza bancaria”, 30 settembre 2014 (pdf, 713 K,  49 pp.)

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L’autoriciclaggio «si divide in due» - sintesi (Eutekne.info, 1° ottobre 2014)

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Riformulando l’emendamento al Ddl. sulla voluntary disclosure, il Governo è intenzionato a proporre due distinte fattispecie di reato

Su Eutekne.info del 1° ottobre 2014 Stefano Comellini riassume il contesto in cui si colloca l’iniziativa del Governo in materia di auto riciclaggio.
Lo scorso 29 agosto 2014 il Consiglio dei Ministri ha approvato uno schema di Ddl. in materia di contrasto a criminalità organizzata e patrimoni illeciti che prevede l’ipotesi del c.d. autoriciclaggio all’interno del già vigente art. 648-bis c.p. (“riciclaggio”), sanzionando – con una pena autonoma e ridotta rispetto al mero riciclatore – l’autore del reato presupposto che abbia commesso un delitto non colposo e, al fine di procurare a sé o ad altri un ulteriore vantaggio in attività imprenditoriali o finanziarie, sostituisca, trasferisca o impieghi denaro, beni o altre utilità provenienti da tale delitto.
“Tuttavia, va ricordato che in Parlamento vi è già il citato Ddl. C. 2247, abbinato con C. 2248, relativo alle “Misure per l’emersione e il rientro di capitali detenuti all’estero” (“voluntary disclosure”), ove anche si è prevista l’introduzione del reato di autoriciclaggio, ma con una fattispecie di più ampia portata, che passa per l’eliminazione, dall’art. 648-bis, della clausola di riserva “fuori dei casi di concorso nel reato” (si veda “Rilevanza penale anche per l’autoriciclaggio” del 4 luglio).”
In sintesi la versione proposta dal Ministero rischi di introdurre due distinte fattispecie di autoriciclaggio: una derivante da delitto non colposo punito con pena non inferiore nel massimo a cinque anni di reclusione (comma 1), l’altra conseguente ai delitti non colposi puniti con sanzioni meno gravi: ipotesi autonoma, quest’ultima, e non già, come previsto dal precedente progetto, mera circostanza attenuante del reato-base.
Infine, ricorda Comellini, è da rilevare l’elisione, nella descrizione della circostanza aggravante “professionale”, della previsione relativa all’esercizio dell’ufficio di amministratore, sindaco, liquidatore o di rappresentanza dell’imprenditore.
Tuttavia, sarà da verificare come la giurisprudenza interpreterà la nozione di “attività professionale” in cui potrebbero, comunque, rientrare le figure anzidette

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Antiriciclaggio: violazioni meglio classificate (Italia Oggi, 1° ottobre 2014)

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Fonte: http://finanza.tgcom24.mediaset.it

  • di Cristina Bartelli

Tre classi di reati con una maggiore tipizzazione per adeguata verifica della clientela, registrazione e conservazione dei documenti e segnalazioni delle operazioni sospette.
Sanzioni antiriciclaggio soft per le persone fisiche non più parametrate alla proporzionalità delle somme coinvolte ma espresse in valore assoluto con un minimo e un massimo.
E mandare in soffitta le violazioni sull’archivio unico informatico.
Sono queste alcune delle correzioni sulle sanzioni antiriciclaggio che il tavolo tecnico istituito da Enrico Zanetti, sottosegretario al ministero dell’economia, ha discusso con i rappresentanti degli ordini professionali. All’incontro di ieri, in particolare, una rappresentanza dei dottori commercialisti ha presentato le proprie proposte di modifiche alla legge 231/2007, la legge che contiene le norme antiriciclaggio.
Nel documento i dottori commercialisti evidenziano che: «È del tutto palese l’inappropriatezza della sanzione prevista per la violazione dell’obbligo di segnalazione di operazioni sospette : l’ampiezza dell’intervallo di variazione nell’ambito del quale detta sanzione può essere determinata (dall’uno al quaranta per cento dell’importo dell’operazione non segnalata) appare infatti eccessiva, posta anche la discrezionalità del giudice nell’individuazione della stessa, e tale da poter generare un importo sproporzionato rispetto alla gravità della violazione e alle condizioni patrimoniali del soggetto sanzionato».
E proprio sul punto, secondo quanto ItaliaOggi è in grado di anticipare, ci sarebbe la convergenza a una modifica che trasformi il criterio di calcolo sanzionatorio e che individui meglio le condotte la cui violazione assume rilevanza ai fini dell’antigiuridicità del comportamento.
I dottori commercialisti hanno infine evidenziato nel documento consegnato come l’apparato sanzionatorio violi anche i principi comunitari dell’effettività, dissuasività e proporzionalità.

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Sanzioni più soft sull’antiriciclaggio (Il Sole 24 Ore, 1° ottobre 2014)

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Il tavolo tecnico. Il confronto per la riscrittura delle regole

  • di Gi. Co.

Sanzione penale quando c’è dolo, violazione amministrativa negli altri casi.
Sarà rimodulato l’apparato sanzionatorio (Dlgs 231/2007, articoli 55, 56 e 57) che presiede agli obblighi antiriciclaggio dei professionisti.
E ciò avverrà anche grazie a un tavolo tecnico di cui ieri c’è stato un primo appuntamento "politico" (oltre ai rappresentanti delle professioni erano presenti Gdf, Bankitalia, Mef e Giustizia) a cui seguiranno, a breve, incontri finalizzati alla messa a punto di un nuovo sistema regolamentare che abbia come principio cardine sia la distinzione tra le violazioni commesse dal singolo professionista o dal piccolo studio o dalle strutture più organizzate sia una rimodulazione delle sanzioni che riconosca la differenza tra violazioni dolose (penalmente sanzionate) e irregolarità legate a semplice "distrazione" operativa.
Infatti, anche con riferimento ai professionisti, l’inadempimento o il non corretto adempimento degli obblighi di collaborazione attiva previsti dal Dlgs 231/2007 determina una responsabilità che può essere penale oppure amministrativa, a seconda della violazione commessa.
Così, il legislatore nazionale ha previsto specifiche ipotesi di reato per le violazioni di obblighi prodromici e funzionali rispetto all’istituzione dell’archivio unico informatico ovvero del registro cartaceo (ad esempio, l’omessa identificazione); altre ipotesi di reato riguardano, invece, la violazione di adempimenti successivi alla segnalazione di operazioni sospette; mentre la fattispecie dell’omessa istituzione dell’archivio informativo (o del registro cartaceo) è stata degradata da reato a sanzione amministrativa.
«Il sistema sanzionatorio attuale - spiega Attilio Liga, consigliere nazionale delegato al tema dell’antiriciclaggio - non appare conforme al principio comunitario in virtù del quale le misure adottate dalle autorità competenti nei confronti dei soggetti obbligati che violino le disposizioni di recepimento della normativa comunitaria devono essere effettive, proporzionate e dissuasive».
In particolare, per i commercialisti il principio di proporzionalità non sembra essere osservato quando le sanzioni penali colpiscono anche condotte di modesta potenzialità lesiva, imputabili a inefficienze della struttura organizzativa, spesso non adeguata (si pensi a studi professionali di modeste dimensioni).
Per la categoria l’attuale sistema sanzionatorio appare inoltre caratterizzato da alcune incongruenze, già segnalate dalla Commissione Greco: in particolare, il reato di violazione degli obblighi di identificazione sarebbe individuato in modo generico e la sanzione per omessa o tardiva registrazione appare sproporzionata rispetto alla gravità della violazione.
Per quanto concerne le violazioni rilevanti sotto il profilo amministrativo, appaiono infine poco appropriate le sanzioni previste per la violazione dell’obbligo di segnalazione di operazioni sospette: l’ampiezza dell’intervallo di variazione nell’ambito del quale la sanzione può essere determinata (dall’1 al 40% dell’importo dell’operazione non segnalata) è ritenuta infatti eccessiva, posta anche la discrezionalità del giudice nell’individuazione della stessa, e tale da poter generare un importo sproporzionato rispetto alla gravità della violazione e alle condizioni patrimoniali del soggetto sanzionato.

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Privacy: polizia con telecamera (Italia Oggi, 1° ottobre 2014)

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Il Garante: utilizzo mirato. Oblio, Google sorvegliato. Ok alla ripresa di manifestazioni pubbliche

  • di Antonio Ciccia

Polizia al corteo con la mini telecamera

Con un parere, riportato sulla newsletter 393 del 30/9/2014, il Garante della Privacy ha dato il via libera al sistema di ripresa delle manifestazioni pubbliche, avviato sperimentalmente a Torino, Milano, Roma e Napoli.
Ma ha richiamato all’utilizzo mirato ai casi in cui il corteo degeneri pericolosamente.
Peraltro la valutazione della pericolosità della situazione non può che essere lasciata alla prudenza e alla capacità professionale delle forze dell’ordine, alle quali, non a caso, si richiede di cancellare tempestivamente le registrazioni superflue e non utilizzabili.
Nel dettaglio il sistema, promosso dal Dipartimento di pubblica sicurezza, prevede l’assegnazione agli agenti di polizia di telecamere indossabili di ridotte dimensioni.
Le telecamere individuali sono applicate al gilet tattico e sono attivate in base alle indicazioni del funzionario che dirige il reparto di polizia.
Le videocamere e le schede di memoria sono dotate di un numero seriale che viene annotato in un apposito registro con l’indicazione di giorno, orario, servizio svolto, qualifica e nominativo dell’agente che firma la presa di incarico e la restituzione.
La scheda di memoria, al momento della consegna agli agenti, non dovrà contenere nessuna immagine registrata in precedenza.
Spetta al funzionario che impiega il reparto impartire l’ordine di attivazione dei dispositivi così come quello di cessazione delle riprese.
Al termine del servizio gli agenti, previa compilazione di un foglio di consegna, affideranno tutta la documentazione video realizzata al funzionario che la consegnerà alla locale Polizia scientifica.
Inoltre le riprese dovranno essere conservate per un periodo di tempo limitato e poi cancellate.
Infine, ha specificato il Garante, nel caso si siano effettuate riprese in occasione di situazioni di presunto pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica poi non concretizzatosi, deve essere disposta la tempestiva cancellazione delle immagini.
Il sistema comporta il bilanciamento tra la sfera di riservatezza individuale e l’esigenza di prevenzione, accertamento e repressione dei reati.
Poiché non è certo possibile stabilire a priori quando si può dare l’ordine di accendere le telecamere, il garante, per lo meno, chiede che le immagini riprese siano pertinenti e non eccedenti. Il sistema, quindi, dovrà essere attivato solo nel caso di insorgenza di concrete e reali situazioni di pericolo di turbamento dell’ordine e della sicurezza pubblica.
Partecipare a una manifestazione quasi sempre evidenzia un dato sensibile (ad esempio una convinzione politica o sindacale) e questo rende necessario limitare la raccolta dati allo scopo di non schedare le persone.
Ma c’è anche da rispettare la privacy di chi venga ripreso solo perché si trova in piazza, per ragioni estranee alla partecipazione al corteo.

Google

Garanti europei all’attacco di Google, a garanzia del diritto di oblio.
Dopo la sentenza della Corte di giustizia europea sull’obbligo di cancellare i link dall’elenco dei risultati (causa C-131/12), Google è un sorvegliato speciale.
I Garanti europei con la decisione del 17/9/2014  (pdf) fanno fronte comune contro eventuali dinieghi del colosso di Mountain View.
La sentenza riguarda tutti i motori di ricerca, anche se non sempre rispettano la pronuncia.
Il problema è diffuso in tutto il vecchio continente e i garanti vogliono rispondere in maniera uniforme: a questo scopo condivideranno un data base con l’archivio delle decisioni e elaboreranno criteri comuni nella gestione dei ricorsi e reclami presentati da utenti non soddisfatti della risposta fornita dai motori di ricerca.

Allegato

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Banche: per la vigilanza unica una Bce «dura ma equa» (Il Sole 24 Ore, 30 settembre 2014)

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di Danièle Nouy, presidente Consiglio di Vigilanza Ue

È attesa per oggi, da parte della Banca centrale europea, la pubblicazione della Guida alla vigilanza bancaria, un manuale che enuncia nel dettaglio i principi e le procedure alla base della conduzione della vigilanza unica bancaria, al debutto dal 4 novembre prossimo. Che, come ricorda il presidente del Consiglio di Vigilanza, Danièle Nouy, ha essenzialmente un obiettivo: «Aiutare il settore finanziario a svolgere il suo ruolo principe in una società moderna, cioè finanziare l' economia reale, la crescita e in ultima istanza promuovere la creazione di posti di lavoro».

Un altro passo verso un’Europa migliore: la realizzazione della vigilanza bancaria

Fra poche settimane, nel quadro dell' istituzione dell' unione bancaria, si aprirà per l' Europa una nuova era della vigilanza bancaria: il 4 novembre la Banca centrale europea (Bce) inizierà a condurre la vigilanza diretta sui 120 maggiori gruppi bancari dell' area dell' euro, che rappresentano oltre l' 85% delle attività bancarie, mentre saranno circa 3.400 gli enti creditizi meno significativi che ricadranno sotto la sua vigilanza indiretta. In collaborazione con le autorità di vigilanza nazionali, nell' ambito del Meccanismo di vigilanza unico, ci prefiggiamo di rinsaldare la fiducia dei cittadini e dei mercati nella capacità di tenuta delle banche da noi vigilate. Vogliamo inoltre aiutare il settore finanziario a svolgere il suo ruolo principe in una società moderna: finanziare l' economia reale, finanziare la crescita e in ultima istanza promuovere la creazione di posti di lavoro.
Soltanto le banche sane che godono della fiducia dei cittadini e dei mercati sono in grado di rivestire questo ruolo in maniera adeguata.
La Bce è consapevole di poter contribuire a migliorare il clima di fiducia dei cittadini e dei mercati nei confronti delle banche solo se tutti comprendono il modo in cui essa opera e i fondamenti ai quali si ispira il suo lavoro. In questa ottica abbiamo pubblicato una guida che enuncia nel dettaglio i principi e le procedure alla base della conduzione della vigilanza bancaria. Vorrei accennare ad alcuni elementi chiave della guida.
Personalmente, vi posso promettere che la nostra azione di vigilanza sarà dura ed equa.
Non ci tireremo indietro laddove reputeremo necessario essere invadenti. Saremo un' autorità di vigilanza autenticamente paneuropea che opererà in modo imparziale e senza pregiudizi sul piano nazionale. "Vivremo" in questo spirito a tutti i livelli della nostra organizzazione, ma soprattutto al centro del nuovo Meccanismo di vigilanza unico, costituito dai gruppi di vigilanza congiunti. A questi sarà affidata la vigilanza delle banche su base giornaliera. Ciascuno sarà guidato da un coordinatore della Bce, che di norma non può provenire dal paese in cui la banca vigilata ha la sua sede principale. Ad esempio, il responsabile a capo della vigilanza per il Crédit Agricole sarà di nazionalità tedesca, quello di UniCredit sarà un francese, mentre per Abn Amro sarà incaricato uno spagnolo. Questa impostazione aiuta a inquadrare le problematiche in una nuova prospettiva e a evitare che l' imparzialità di giudizio possa essere compromessa per motivi di appartenenza nazionale.
Nell' insieme i Gvc riuniranno il personale e le competenze delle autorità di vigilanza nazionali, denominate "autorità nazionali competenti", e della Bce.
Ciò significa che attingeranno all' esperienza di 18, e presto 19, paesi dell' area dell' euro. Nel tempo i membri dei Gvc ruoteranno all' interno dei diversi gruppi; anche con questa misura si intende assicurare parità di trattamento alle banche, nonché la condivisione delle esperienze di tutti gli Stati membri.
I gruppi di ispezione, ossia gruppi di audit indipendenti, forniranno supporto all' attività dei Gvc raccogliendo informazioni approfondite direttamente presso gli uffici e le filiali delle banche. La Bce porrà in essere anche un meccanismo di segnalazione, affinché quanti siano a conoscenza di potenziali violazioni della legislazione da parte delle banche si sentano incoraggiati a informare la Bce e siano in grado di agire in tal senso.
I nostri esperti di analisi delle irregolarità e sanzioni investigheranno, in uno spirito di trasparenza delle indagini e del processo decisionale, le presunte violazioni commesse dalle banche in relazione a disposizioni legislative dell' Ue direttamente applicabili, atti di legge nazionali che recepiscono direttive dell' UE ovvero regolamenti e decisioni della Bce, dando seguito a quanto riscontrato dai Gvc nel quadro dell' attività giornaliera di vigilanza. In caso di appurata violazione degli obblighi di legge per la quale l' ente creditizio o la sua dirigenza debbano essere sanzionati, abbiamo la facoltà di irrogare sanzioni amministrative alla banca sino al 10% del suo fatturato complessivo annuo relativo al precedente esercizio finanziario.
In sede di Consiglio di vigilanza le autorità nazionali competenti di ogni Stato membro dispongono di un rappresentante e di un voto; tutti i voti hanno lo stesso peso. Anche in questo modo assicuriamo parità di trattamento alle banche del sistema.
In quanto parte di un sistema di vigilanza paneuropeo, le autorità di vigilanza nazionali possono ora influenzare l' attività di vigilanza sulle banche di altri paesi e contribuire al processo decisionale del Consiglio direttivo.
Un aspetto ancor più importante è che avranno modo di conoscere gli sviluppi e le nuove tendenze ravvisabili presso le banche di altri paesi prima che potenzialmente raggiungano i propri mercati nazionali. Presso la Bce, a Francoforte, abbiamo gruppi esclusivamente impegnati nell' analisi di questi dati orizzontali, il cui lavoro ci consente di predisporre un sistema di allarme preventivo.
Questo è un vantaggio della vigilanza unica che si sta già concretizzando: grazie alla valutazione approfondita, ossia alla combinazione della verifica dei bilanci e della prova di stress che stiamo conducendo in preparazione al 4 novembre, otteniamo un quadro delle tendenze transfrontaliere. Questo risulterebbe molto più difficilmente individuabile per una singola autorità di vigilanza nazionale, che per definizione guarda a un insieme di dati molto più ristretto.
Posso promettere che la Bce può scongiurare una volta per tutte il rischio di un' altra crisi finanziaria? Sfortunatamente no. Ma è mia ferma convinzione che mai sia esistita prima un' istituzione europea dotata di strumenti più efficaci per ridurre al minimo questo rischio.
Con il Meccanismo di vigilanza unico, in quanto parte della Bce, poniamo un' autorità forte e indipendente al centro del sistema bancario europeo. E quando vedo lavorare insieme esperti di vigilanza di 28 paesi diversi per predisporre l' organizzazione, si rafforza ulteriormente in me la convinzione della portata storica di ciò che stiamo costruendo: l' Europa sarà un posto migliore per svolgere attività commerciali; in Europa si promuoverà il successo.

Chi è Danièle Nouy?

Danièle Nouy è il presidente del consiglio di vigilanza del meccanismo di vigilanza unico presso la Banca Centrale Europea (BCE). Precedentemente Nouy ha ricoperto la carica di Segretario generale dell’Autorité de Contrôle Prudentiel et de Résolution, l’autorità francese preposta alla vigilanza prudenziale e alla risoluzione delle crisi e Vicesegretario generale e Segretario generale del Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria.

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Privacy, Newsletter del Garante n. 393 del 30 settembre 2014: telecamere, social card, diritto oblio

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  • Fonte: Sito del Garante Privacy, Doc-Web: 3416666

Il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato la Newsletter n. 393 del 30 settembre 2014. Tre gli argomenti trattati:

  1. Polizia: sì alle telecamere sulla divisa, ma solo in caso di effettiva necessità
  2. Ok del Garante ai questionari sulla social card
  3. Diritto all’oblio: che fare se Google dice no

Polizia: sì alle telecamere sulla divisa, ma solo in caso di effettiva necessità

La polizia potrà fare uso di piccole telecamere indossabili nel corso di manifestazioni pubbliche, ma solo in caso di effettiva necessità.
Lo ha stabilito il Garante privacy che ha fornito il suo parere sul nuovo sistema di ripresa avviato in via sperimentale dal Dipartimento di pubblica sicurezza in quattro città, Torino, Milano, Roma e Napoli.
Il sistema prevede l’assegnazione agli agenti di polizia di telecamere indossabili di ridotte dimensioni, da attivare nei casi in cui si verifichino situazioni di criticità in occasione di manifestazioni pubbliche.
Il sistema prospettato al Garante dal Dipartimento di pubblica sicurezza prevede che le telecamere individuali vengano applicate al gilet tattico e attivate in base alle indicazioni del funzionario che dirige il reparto di polizia.
Le videocamere e le schede di memoria  sono dotate di un numero seriale che viene annotato in un apposito registro con l’indicazione di giorno, orario, servizio svolto, qualifica e nominativo dell’agente che firma la presa di incarico e la restituzione.
La scheda di memoria, al momento della consegna agli agenti, non dovrà contenere nessuna immagine registrata in precedenza.
Spetta al funzionario che impiega il reparto impartire l’ordine di attivazione dei dispositivi così come quello di cessazione delle riprese.
Al termine del servizio gli agenti, previa compilazione di un foglio di consegna, affideranno tutta la documentazione video realizzata al funzionario che la consegnerà alla locale Polizia scientifica.
Nel suo parere il Garante ha sottolineato come il sistema,  per quanto finalizzato alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, alla prevenzione, all’accertamento o alla repressione dei reati, è pur sempre soggetto al rispetto dei principi del Codice privacy sul trattamento dei dati personali.  
Le immagini riprese dovranno essere pertinenti e non eccedenti rispetto alle finalità per le quali sono raccolte.
Il sistema, quindi, dovrà essere attivato solo ove vi sia effettiva necessità, ossia nel caso di insorgenza di concrete e reali situazioni di pericolo di turbamento dell’ordine e della sicurezza pubblica.
Le riprese dovranno essere conservate per un periodo di tempo limitato e poi cancellate.
Infine, ha specificato il Garante, nel caso si siano effettuate riprese in occasione di situazioni di presunto pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica poi non concretizzatosi, deve essere disposta la tempestiva cancellazione delle immagini.

Ok del Garante ai questionari sulla social card

Via libera del Garante privacy [doc. web n. 3320745]  al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sui questionari predisposti nell’ambito della ricerca per la sperimentazione della social card, elaborati con il MEF e l’ISFOL.
La ricerca che interesserà dodici comuni italiani con più di 250.000 abitanti è volta a favorire la diffusione della carta acquisti tra le fasce di popolazione in condizioni di maggior bisogno e a valutarne la possibile generalizzazione come strumento di contrasto alla povertà assoluta.  
È prevista la somministrazione di tre questionari: quello per la Sperimentazione della Social Card, quello sul Benessere dei minori da 8 a13 anni e quello sul Benessere dei minori da 14 a 17 anni.
Le domande verranno rivolte a famiglie beneficiarie della Social Card e a famiglie appartenenti ad un gruppo di controllo di non beneficiari e riguarderanno  il reddito, gli standard di vita, la salute, la scuola, l’affettività ecc.
Il parere del Garante è reso su una versione dei questionari frutto di numerosi incontri col Ministero volti a garantire il rispetto della disciplina privacy. In particolare, il Ministero ha recepito le indicazioni dell’Autorità relative all’informativa, ora collocata in modo che possa essere letta prima delle domande e scritta con un linguaggio piuttosto colloquiale e facilmente comprensibile.
Su indicazione del Garante, inoltre, dovrà essere ben evidenziato che è facoltativo rispondere ai quesiti dai quali è possibile desumere dati sensibili e giudiziari.
Saranno raccolti solo dati pertinenti e non eccedenti.
Il progetto prevede che i dati raccolti siano inviati dai Comuni all’INPS che, dopo averli integrati e resi anonimi, li metterà a disposizione del Ministero del Lavoro e del MEF per elaborazioni statistiche, e al termine della valutazione cancellati dagli archivi dell’INPS.
I dati anonimi saranno inoltre messi a disposizione di università ed enti di ricerca a scopi scientifici.

Diritto all’oblio: che fare se Google dice no

Le Autorità europee al lavoro su criteri comuni per garantire il diritto all’oblio
Dopo la  sentenza sul diritto all’oblio della Corte di Giustizia dell’UE del maggio di quest’anno che ha riconosciuto il diritto ad essere "de-indicizzati" dal motore di ricerca e ha imposto a Google di provvedere alle richieste degli utenti, le Autorità Ue Garanti della privacy hanno deciso di elaborare criteri comuni per gestire i ricorsi e i reclami presentati da utenti che si sono visti opporre un rifiuto da Mountain View.
La decisione (pdf) è stata presa dai Garanti Ue nell’ultima riunione svoltasi il 16 e 17 settembre a Bruxelles.
In questo modo è stato compiuto, dunque, un primo passo in vista di un’armonizzazione dei criteri, procedurali e sostanziali, per gestire i casi in cui il motore di ricerca respinge una richiesta di deindicizzazione.
A Bruxelles le Autorità hanno ribadito che tutti i motori di ricerca devono adempiere agli obblighi derivanti dalla sentenza della Corte europea e hanno sottolineato di aver ricevuto negli ultimi mesi un buon numero di ricorsi a seguito del diniego opposto da Google.
Segno questo, a giudizio del Gruppo, che la questione dell’ "oblio" e dei meccanismi per garantirlo è un’esigenza largamente sentita e condivisa da parte dei cittadini europei.
Le Autorità hanno concordato di costituire una rete di "punti di contatto" per scambiare rapidamente informazioni, e creare una tool box (una "scatola degli attrezzi") di criteri comuni per garantire un approccio coordinato nella gestione dei ricorsi e reclami presentati da utenti non soddisfatti della risposta fornita dai motori di ricerca.
A questo scopo, le Autorità hanno creato un database condiviso delle decisioni assunte man mano su questi ricorsi e reclami, ed hanno messo a punto uno schema di analisi di tali decisioni, in cui sono evidenziate le analogie o le differenze nelle valutazioni volta per volta effettuate, soprattutto rispetto a casi particolarmente complessi o caratterizzati da elementi di novità.
Hanno inoltre avviato incontri sia con rappresentanti dei motori di ricerca sia con rappresentanti degli editori e dei media online al fine di seguire da vicino la delicata fase di attuazione della sentenza.

L’attività del Garante - per chi vuole saperne di più

Gli interventi e i provvedimenti più importanti recentemente adottati dall’Autorità

Newsletter del Garante per la protezione dei dati personali (Reg. al Trib. di Roma n. 654 del 28 novembre 2002).
Direttore responsabile: Baldo Meo.
Direzione e redazione: Garante per la protezione dei dati personali, Piazza di Monte Citorio, n. 121 - 00186 Roma.
Tel: 06.69677.2752 - Fax: 06.69677.3755
Newsletter è consultabile sul sito Internet www.garanteprivacy.it

Le newsletter del Garante Privacy

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Italiani sempre più tutelati nei confronti degli intermediari finanziari (Italia Oggi, 29 settembre 2014)

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Dalla relazione dell'organismo per la risoluzione stragiudiziale delle liti finanziarie

  • di Tancredi Cerne

Italiani sempre più tutelati nei confronti degli intermediari finanziari.
Il 70% dei ricorsi decisi dall’arbitro bancario finanziario (Abf) nel corso del 2013 è risultato, infatti, favorevole ai clienti delle banche.
Il dato è contenuto nell’ultima relazione dell’organismo per la risoluzione stragiudiziale delle controversie nei servizi bancari e finanziari, istituito dalla Banca d’Italia quattro anni fa per dirimere le controversie di valore inferiore ai 100 mila euro.
«L’Abf ha accolto in tutto o in parte il 36% dei ricorsi presentati nel 2013 mentre un ulteriore 34% si è concluso con la dichiarazione di cessazione della materia del contendere per intervenuto accordo tra le parti», si legge nella relazione che mette in luce un altro elemento piuttosto significativo: il costante incremento del ricorso da parte degli italiani al giudizio dell’arbitro.
A quattro anni dall’inizio della propria attività, infatti, i ricorsi presentati da parte dei clienti di banche e finanziarie hanno fatto segnare una nuova impennata arrivando a toccare la cifra record di 7.862, in crescita del 39% rispetto a un anno prima (5.653).
Ma quali sono i principali oggetti del contendere?
Secondo l’analisi dell’Abf, le istanze hanno riguardato per lo più questioni relative a carte di credito, bancomat e altre carte di pagamento che da sole hanno rappresentato il 36% del totale. In forte aumento, invece, i ricorsi relativi alla cessione del quinto dello stipendio, salite dal 10% al 19% del totale.
Mentre i ricorsi sui conti correnti sono scesi dal 14 al 10%.
Diversa la situazione relativa ai ricorsi presentati da imprese e professionisti.
In questo caso, le controversie hanno riguardato prevalentemente rapporti di conto corrente, aperture di credito e mutui.
Dalla relazione dell’arbitro bancario e finanziario emerge anche una fotografia dettagliata degli intermediari oggetti di ricorso.
Le banche (Spa) hanno mantenuto la non invidiabile leadership della categoria pur se in calo (37% dal 41% del 2012).
Stabile, invece, la quota di Poste italiane (28%) mentre sono cresciuti i ricorsi contro le finanziarie ex 107 del Testo unico bancario (16,5% dal 13,2% dell’anno precedente).
Sono state prese di mira soltanto marginalmente invece le banche estere a cui fanno riferimento il 6,7% dei ricorsi, le popolari il 6,6% e le Bcc un modesto 1,8%.
«L’incidenza delle materie oggetto delle controversie si differenzia a seconda dell’area geografica», hanno avvertito dall’Abf. «In particolare, i ricorsi in materia di carte di credito rappresentano il 29, il 25 e il 7% di quelli rimessi, rispettivamente, al Collegio nord, al Collegio centro e al Collegio sud. Mentre i ricorsi relativi a operazioni di cessione del quinto costituiscono il 33, il 17 e il 9% di quelli presentati, rispettivamente, al Collegio sud, al Collegio nord e al Collegio centro». Circa l’esito dei ricorsi, «i collegi hanno deciso, in media, circa 39 ricorsi per riunione, a fronte di una media di 28 nel 2012», si legge nel rapporto dell’Abf.
«Il 70% dei ricorsi giunti a decisione (65% nel 2012) ha avuto un esito sostanzialmente favorevole per il cliente: nel 36% dei casi le procedure si sono concluse con l’accoglimento parziale o totale delle richieste; nel restante 34% è stata dichiarata la cessazione della materia del contendere per intervenuto accordo tra le parti. Nel 30% dei casi i collegi hanno respinto i ricorsi, ritenendo infondate o non adeguatamente provate le ragioni del cliente ovvero per il mancato rispetto delle regole procedurali».
L’esito dei ricorsi decisi nel 2013 ha mostrato, tuttavia, differenze significative a seconda dell’oggetto della controversia: la percentuale di accoglimento è risultata più bassa nel caso di ricorsi attinenti al mutuo e all’apertura di credito, mentre appare elevatissima per quelli riguardanti carte di credito e bancomat.
In particolare, l’87% degli esiti in materia di carte di credito è risultato favorevole al ricorrente.
Percentuale che scende all’82% per i bancomat e le carte di debito, 80% per la cessione del quinto dello stipendio e 66% per ricorsi sui conti correnti.
Sul fronte opposto, i collegi hanno respinto nel 57% dei casi i ricorsi sui mutui e sull’apertura di credito e nel 54% quelli relativi ad assegni o centrale rischi.
«Nonostante l’incremento dei volumi operativi, i tempi medi delle procedure si sono ridotti lievemente (215 giorni), pur rimanendo superiori ai termini previsti dalle disposizioni», hanno spiegato gli esperti dell’Abf sottolineando il progressivo abbattimento della tempistica di risoluzione determinata dall’incremento del ricorso all’informatica nella gestione delle pratiche.
I primi sei mesi del 2014.
Il trend positivo registrato lo scorso anno nel ricorso all’arbitro per dirimere le questioni tra banche e clienti non sembra volersi arrestare.
Nei primi sei mesi del 2014, infatti, il numero di ricorsi ha messo il turbo arrivando a segnare un incremento del 55% rispetto al primo semestre del 2013 (5.817 casi a dispetto dei 3.764).
 «La crescita osservata fa prevedere il superamento della soglia dei 10.000 ricorsi annui», si legge nel rapporto dell’Abf secondo cui una parte significativa di questo incremento è attribuibile al contenzioso pervenuto al Collegio di Napoli (95% in più rispetto all’anno precedente).
«L’analisi per materia mostra quest’anno la prevalenza dei ricorsi inerenti alla cessione del quinto dello stipendio (32%) e la diminuzione di quelli attinenti alle carte di credito (13%). In crescita anche la percentuale di ricorrenti consumatori (90%) e di ricorrenti che si fanno rappresentare da un avvocato o da altro professionista (39%).

Allegato

  • Relazione sull’attività dell’Arbitro Bancario Finanziario Numero 4 - 2013,  22 settembre 2014 (pdf (link is external), 6,5 M, 135 pp.)

Articoli collegati su ABF

Autoriciclaggio, soluzione mirata (Il Sole 24 Ore, 30 settembre 2014)

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  • Fonte: in pdf  su rassegna stampa dell’Agenzia delle Entrate

Rientro dei capitali. Domani alla Camera riparte l’esame del Ddl: atteso l’emendamento del Governo.Individuazione «diretta» dei reati che consentono l’incriminazione.

  • di Alessandro Galimberti

Riprenderà domani in commissione Finanze alla Camera l’iter della legge sul rientro dei capitali.
Sul tavolo c’è ancora,pesante,il nodo dell’autoriciclaggio,  con la partita tuttora aperta tra il Mef –a cui serve una versione "robusta" per incentivare la campagna di ritorno del nero internazionale (stimato molto prudenzialmente in 230 miliardi di euro) – e la Giustizia, che suggerisce un testo "light" per non incorrere in eccessi punitivi a rischio di illegittimità.
In commissione è atteso il testo di sintesi sul nuovo articolo 648–bis del Codice penale, annunciato la scorsa settimana dal viceministro Casero, ultimo tassello a un articolato normativo che ha già trovato, sul resto, una piena identità di vedute in tutte le commissioni di Montecitorio.
La questione è tutta incentrata su come formulare, e soprattutto dosare, la fattispecie di self-laundering, considerato che il Governo ha già fatto sapere di voler inserire la nuova norma nella legge sul rientro dei capitali, abbandonando il veicolo parallelo del Ddl sulla criminalità economica che avrebbe creato notevoli problemi alla tempistica (e all’efficacia) della voluntary disclosure.
Tra la versione iniziale della proposta di legge in itinere alla Camera (A.C. 2247) e quella licenziata la scorsa settimana dal ministero della Giustizia ci sono poche ma significative differenze, peraltro già rilevabili nella numerazione.
L’autoriciclaggio nella legge sul rientro dei capitali è infatti inserito nell’attuale 648–bis del Codice penale (con la semplice rimozione della clausola salva–autoriciclatori «fuori dai casi di concorso»), mentre nella versione della Giustizia è una fattispecie nuova, numerata con il suffisso "-quater".
Nel primo caso, inoltre, la pena baserestacompresatra4e12anni di reclusione (come per il riciclaggio, appunto), con la riduzione da 2 a 8 anni solo se il reato presupposto è punito fino a sei anni di pena nel massimo.
Nella versione della Giustizia, invece, l’autoriciclaggio è punito solo con la pena ridotta rispetto al riciclaggio (cioè da 2 a 8 anni di carcere) e tra l’altro con la sanzione pecuniaria dimezzata nel massimo( da 50mila scende a 25 mila euro).
Inoltre, la versione oggi contenuta nel Ddl sulla criminalità economica esclude espressamente l’autoreimpiego dall’alveo della punibilità («L’autore del reato non è punibile quando il denaro, i beni o le altre utilità vengono destinate alla utilizzazione o al godimento personale»), clausola non prevista nella proposta di legge sulla voluntary disclosure.
Ultima differenza tra i due testi è la maggiore ampiezza dei comportamenti "virtuosi" che porterebbero a diminuzioni di pena, a discrezione del giudice: nella versione della Giustizia, con un occhio alla voluntary, li merita anche chi agevoli la scoperta di denaro, beni e altre utilità riciclate.
Si tratta comunque di differenze ampiamente superabili e di fatto già superate, adeguandosi al testo più recente, cioè quello steso dai tecnici di via Arenula.
L’ostacolo vero, ad oggi, resta il limite di perseguibilità, che la Giustizia esclude ogni volta che il reato presupposto è punito con pena edittale nel massimo a 5 anni.
Se passasse questa formulazione – su cui comunque in queste ore è in corso un confronto tra i tecnici dei ministeri - l’autoriciclaggio perderebbe non solo i reati dichiarativi fiscali (obiettivo che il Mef condividerebbe, lasciando fuori però le frodi fiscali), ma anche una serie di reati contro la Pa, dalla indebita percezione di erogazioni pubbliche all’abuso d’ufficio, al traffico di influenze, fino alle frodi nelle pubbliche forniture.
L’intervento del Governo dovrebbe trovare qui un difficile punto di equilibrio.

 

Collegio sindacale & Antiriciclaggio: operazioni sospette da segnalare (Il Sole 24 Ore, 29 settembre 2014)

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Comunicazioni utili anche se il Collegio non fa revisione legale

Anche il corretto adempimento delle regole antiriciclaggio da parte della società (se destinataria della disciplina) va controllato, ma gli adempimenti per i sindaci cambiano a seconda che il collegio abbia o meno funzioni di revisione legale.

Collegio con funzione di revisione legale

Ogni membro del collegio deve assolvere in prima persona tutti gli obblighi antiriciclaggio, quali adeguata verifica della clientela, registrazione e conservazione dati, segnalazione di operazioni sospette e comunicazione delle violazioni all’utilizzo del contante.
Il collegio deve verificarne il rispetto da parte della società.
Per l’adeguata verifica, occorrerà controllare che la società abbia identificato la propria clientela, in base a documenti validi, informazioni o dati aggiornati.
Il collegio dovrà verificare la conservazione per dieci anni e la registrazione dei dati della clientela da parte della società affinché possano essere utilizzati per qualsiasi indagine delle autorità.
Inoltre, i sindaci revisori devono segnalare alla Uif, senza ritardo e ove possibile prima che l’operazione venga posta in essere, eventuali operazioni sospette delle quali vengano a conoscenza. Sono anche tenuti a comunicare al Mef, entro 30 giorni dalla conoscenza, violazioni alle limitazioni dell’uso del contante o dei titoli al portatore di cui abbiano notizia nello svolgimento dei propri compiti.

Collegio sindacale senza revisione legale

In base all’articolo 12, comma 3-bis del Dlgs 231/2007, il collegio sindacale privo della funzione di revisione legale non è tenuto agli obblighi di adeguata verifica della clientela, registrazione e conservazione dati, e segnalazione di operazioni sospette.
Rimane l’obbligo di comunicazione delle violazioni all’utilizzo del contante.
Ma la segnalazione di operazione sospetta, seppur non imposta dalle disposizioni del Dlgs 231 (quindi non punibile ex articolo 57, comma 4, del Dlgs 231 con la sanzione amministrativa dall’1% al 40% dell’importo dell’operazione non segnalata) potrebbe comunque escludere rischi di incriminazione dei sindaci per concorso nel reato degli amministratori (articoli 110 e 40 del Codice penale).

 

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