Privacy: Centrale rischi a doppia tutela (Italia Oggi, 28 luglio 2014)

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Fonte: IusLetter
Il tribunale di Verona mette l'accento sul rilievo della normativa in materia di privacy
di Antonio Ciccia
Doppia tutela contro le iscrizioni sbagliate nella centrale rischi.
L’impresa ingiustamente segnalata può farsi cancellare sia in base al procedimento speciale (dlgs 150/2011), ma anche con il procedimento d’urgenza ordinario, disciplinato dall’articolo 700 del codice di procedura civile.
L’iscrizione nella centrale rischi rappresenta, un trattamento dei dati e chi ha subito una segnalazione ingiusta può chiedere al tribunale un provvedimento di urgenza per violazione della privacy.
È quanto deciso dal tribunale di Verona, terza sezione civile, con ordinanza del 27 maggio 2014, resa nel procedimento cautelare n. 2014/435.
Nel caso specifico una srl ha promosso un’azione cautelare ex articolo 700 c.p.c., dopo avere subito la segnalazione a sofferenza da parte di una banca per uno scoperto di conto corrente.
La società ha sostenuto l’illegittimità della segnalazione, in quanto non è stata preceduta da idonea comunicazione di preavviso da parte della Banca intermediaria, sia in quanto mancante dei presupposto di insolvenza richiesto per il censimento a sofferenza della posizione.
E il tribunale ha riconosciuto le ragioni dell’impresa, ordinando alla banca di attivarsi immediatamente per ottenere da Banca d’Italia l’immediata cancellazione della segnalazione a sofferenza.
L’ordinanza è rilevante, perché ammette un doppio canale di tutela.
Il primo è quello disegnato dall’articolo 10 del dlgs 150/201, con eventuale richiesta di sospensione ai sensi dell’articolo 5 del medesimo decreto.
La seconda opzione è rappresentata dal procedimento cautelare (articolo 700 del codice di procedura civile), alla quale, però, si può ricorrere solo in mancanza di una procedura ad hoc. Ma nel caso di trattamento di dati illegittimo, consistente in illegittima segnalazione alla centrale rischi, il procedimento apposito ci sarebbe (appunto quello regolato dal dlgs 150/2011).
Su questo punto interviene il tribunale di Verona.
Nell’ipotesi in cui il segnalato, oltre a invocare la responsabilità extracontrattuale della banca per la lesione del proprio diritto alla riservatezza a seguito della illegittima/erronea segnalazione in centrale rischi, faccia valere anche l’inadempimento degli obblighi contrattuali dell’intermediario stesso e cumuli pertanto le due azioni, si legge nell’ordinanza in commento, la causa di merito dovrà comunque essere svolta con il rito ordinario; quanto, invece, alla tutela d’urgenza, nelle ipotesi di richiesta del soggetto segnalato di cancellazione urgente della segnalazione effettuata in Centrale Rischi della Banca d’Italia dalla banca intermediaria, l’interessato fa valere sia un suo diritto di natura contrattuale sia di natura extracontrattuale: l’attività di raccolta e trasmissione dati alle centrali rischi da parte degli intermediari ha, secondo il tribunale veneto, una duplice valenza contrattuale ed extracontrattuale.
Da qui la conseguenza della possibilità di agire scegliendo tra l’uno o l’altro rito.
La pronuncia si caratterizza per l’estensione della tutela prevista dal codice della privacy ad una società.
Sul punto va evidenziato che, a seguito delle modifiche apportate al codice della privacy dal decreto legge 201/2011, le persone giuridiche, gli enti e le associazioni non possono fruire delle tutele previste dal codice medesimo.
Il tribunale di Verona, invece, accorda la tutela descritta dal codice della privacy anche a una società a responsabilità limitata, sulla base della tesi per cui le norme generali in tema di trattamento dei dati di cui all’articolo 11 del Codice privacy si applicano alle segnalazioni presso la Centrale Rischi. L’articolo 11 del codice della privacy prescrive che i trattamenti di dati siano legittimi e corretti e che le informazioni usate siano esatte e aggiornate.
L’esclusione delle persone giuridiche dall’elenco dei soggetti tutelati esclude la possibilità di invocare per queste imprese l’articolo 11. L’impostazione del tribunale veronese vale, invece, per le imprese individuali.
Peraltro anche le società possono chiedere la cancellazione delle segnalazioni errate sulla base del contratto con la banca e del principio di buona fede contrattuale previsto dal codice civile.
Nel merito il tribunale veronese ha ritenuto illegittima la segnalazione in quanto la società in questione non si trovava in stato di insolvenza, ma solo in una situazione di forte tensione finanziaria non irreversibile.
Inoltre la segnalazione è risultata illegittima a causa del mancato preavviso al cliente. Ai sensi della Circolare di Banca d’Italia n. 139/91, infatti, gli intermediari devono informare per iscritto il cliente e gli eventuali obbligati (garante, soci illimitatamente responsabili) la prima volta che lo segnalano a sofferenza.
L’informativa deve essere completa, chiara e tempestiva e deve giungere al cliente in tempo utile per consentirgli di evitare la segnalazione stessa (pagamento integrale o parziale del debito, offerta di piano di rientro, altro).
Nel caso specifico la segnalazione è stata fatta senza fare un riferimento esplicito alla segnalazione «a sofferenza» e l’informativa non è stata inviata all’obbligato solidale, cioè al fideiussore della società.

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Conti correnti trasparenti (Italia Oggi, 28 luglio 2014)

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Fonte: IusLetter
Oltre 65 paesi si impegnano allo scambio automatico di informazioni finanziarie sulla base delle regole Ocse. Mentre in Italia si cincischia sul rientro dei capitali
di Marino Longoni
Fine del segreto bancario.
Mancano infatti poche settimane all’approvazione ufficiale degli standard Ocse (l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) per lo scambio automatico di informazioni finanziarie in materia fiscale.
Ma si tratta di una formalità.
I contenuti pressoché definitivi della disciplina sono infatti stati resi noti il 21 luglio scorso.
La firma solenne degli accordi avverrà il 20 e 21 settembre.
Dopo di allora, senza bisogno di norme statali di recepimento, i 65 paesi che hanno aderito all’accordo (destinati ad aumentare velocemente) saranno impegnati a scambiarsi annualmente le informazioni sui dati finanziari dei propri cittadini: interessi, saldi, dividendi e proventi delle vendite di attività finanziarie.
Oltre ai conti detenuti da persone fisiche e giuridiche, inclusi trust e fondazioni.
Tra i paesi che aderiranno al meccanismo di scambio ci sono molti ex paradisi fiscali (compreso la Svizzera) e quei pochi paesi-canaglia che ancora non lo hanno fatto, non è detto che riusciranno a mantenere a lungo la loro privacy.
L’Ocse ha inoltre sollecitato tutti gli interessati a inviare, entro il 12 settembre 2014, eventuali commenti, critiche e suggerimenti su come il nuovo sistema di divulgazione volontaria potrebbe essere ulteriormente migliorato e quali particolari caratteristiche potrebbero incoraggiare altri contribuenti a farsi avanti e ad approfittare di tali programmi.
Le informazioni finanziarie saranno trasmesse a partire dal 2017 e si riferiranno ai rapporti in essere a partire dal 2016.
Ma c’è di più: la Commissione europea sta infatti modificando la direttiva 2011/16 con l’obiettivo di rendere più stringente la disciplina dello scambio automatico di informazioni: queste disposizioni dovrebbero entrare in vigore a partire dai redditi e dai conti disponibili al primo gennaio 2014. Inoltre, in attuazione degli accordi Facta, dal 2015 le banche italiane dovranno trasmettere all’amministrazione fiscale Usa i dati relativi ai loro clienti americani.
Insomma, il mondo intero si sta muovendo sempre più velocemente in direzione della trasparenza e della possibilità di accesso, per le amministrazioni fiscali, ai dati finanziari in qualsiasi parte del globo.
Solo il parlamento italiano, su questo fronte, dorme beatamente.
Tanto che in oltre sette mesi di tempo non è riuscito ad approvare, nemmeno in prima lettura, un testo sul rientro dei capitali detenuti all’estero e non dichiarati dai cittadini italiani.
La discussione è infatti iniziata alla fine del 2013, con una norma contenuta in un decreto legge, poi cancellata in sede di conversione.
La voluntary disclosure è poi stata trasformata in un disegno di legge sul quale, da cinque mesi, si discute senza costrutto.
Finora il testo è stato approvato solo dalla commissione finanze della Camera, e non sarà in aula prima di settembre.
Nonostante il governo abbia più volte promesso l’approvazione della riforma entro l’estate, poi entro settembre, quando si è reso conto che il primo termine era impossibile da rispettare.
Eppure una disposizione per agevolare il rientro dei capitali esiste nella maggior parte dei paesi sviluppati, e spesso funziona molto bene.
Può anche darsi che il problema bloccante non sia la norma sul rientro dei capitali, ma quella sull’autoriciclaggio, che qualcuno vorrebbe approvare contestualmente (soprattutto il fronte dei magistrati e dei giustizialisti) e altri preferirebbero invece ritardare il più possibile per l’enorme potere che questa attribuirebbe alle procure, che sarebbero autorizzate a perseguire e condannare a pene molto severe, con l’accusa di riciclaggio, fatti anche molto lontani (non esiste la prescrizione).
In pratica mezza Italia rischierebbe di finire sul banco degli imputati. In mancanza di un accordo, si cincischia.

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Conti correnti senza più segreti. Dati condivisi in automatico (Italia Oggi, 28 luglio 2014)

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Fonte: IusLetter e in pdf su rassegna stampa dell'Agenzia delle Entrate
L’Ocse ha diffuso le regole attuative degli accordi sul contrasto della finanza offshore
di Tancredi Cerne
Bilaterale o multilaterale, questo il dilemma.
Il successo inatteso dell’Accordo fiscale Fatca messo a punto dagli Stati Uniti per stanare gli evasori ha costretto l’Ocse ad accelerare il passo nella definizione dello standard unico per la condivisione delle informazioni tra le amministrazioni tributarie.
Dopo oltre un anno di latitanza, i tecnici di Parigi hanno presentato a febbraio un nuovo standard globale, approvato nel mese di maggio dai ministri delle finanze di oltre 60 paesi firmatari con l’intento di entrare in forze a partire dal 2017.
Ma con quali modalità?
La domanda ha trovato una risposta soltanto la scorsa settimana quando l’Organizzazione di Parigi ha levato i veli dalle regole attuative destinate a minare l’opacità della finanza offshore.
Un corposo documento contenente specifiche tecniche di ogni sorta che sarà presentato in via ufficiale al prossimo G20 in agenda a Cairns, in Australia, per il 20 e 21 settembre.
In particolare, il nuovo modello prevede la condivisione automatica, una volta all’anno, di tutti i dati finanziari relativi alle attività detenute dai contribuenti dei paesi che aderiranno.
Questo vuol dire che tutte le banche, i broker e le assicurazioni, avranno l’obbligo di condividere il saldo del conto corrente, il valore degli interessi, i dividendi, e il reddito generato da alcuni prodotti assicurativi, ma anche i proventi delle vendite di asset finanziari e altri fonti di reddito riconducibili alle attività detenute in banca dai propri clienti con cadenza annuale.
A finire nel mirino del Fisco saranno stavolta non soltanto i privati cittadini, ma anche tutte le persone giuridiche come società, fondazioni e trust.
In altre parole, ogni movimento di denaro sarà passato al setaccio del Fisco e condiviso con le autorità degli altri paesi decretando la fine del segreto bancario e dell’evasione internazionale. «Ci stiamo avviando verso un nuovo contesto mondiale in cui per gli evasori fiscali non vi sarà più alcun nascondiglio possibile», ha dichiarato il segretario generale dell’Ocse Angel Gurria andando a chiarire l’architettura strutturale del nuovo modello.
«Il Global standard si compone di due parti», ha continuato Gurria.
Il Competent authority agreement (CAA), che contiene le regole per la condivisione delle informazioni tra autorità fiscali nel pieno rispetto delle regole di confidenzialità e di sicurezza e che non necessita della conversione in legge da parte dei governi.
E il Common reporting and due diligence standard (Crs) che indica le regole che dovranno utilizzare le istituzioni finanziarie per la condivisione e la due diligence dei dati».
In particolare, per i conti correnti di persone fisiche aperti prima dell’entrata in vigore del nuovo modello, le istituzioni finanziarie avranno l’obbligo di analizzare i depositi senza l’applicazione di una soglia de minimis.
Le nuove regole distinguono, infatti, soltanto tra conti di valore elevato o di importo contenuto. In questo secondo caso, il correntista sarà tenuto a fornire un’autodichiarazione con il proprio indirizzo di residenza permanente.
Mentre per i conti correnti di valore elevato, saranno potenziate le procedure di due diligence arrivando a prevedere la necessità di una prova reale di conoscenza da parte della banca del soggetto detentore del conto.
Situazione diversa per le persone giuridiche nonostante il modello proposto dall’Ocse distingua, anche in questo caso, tra i conti aperti prima o dopo l’entrata in vigore del modello.
Nel primo caso, gli intermediari finanziari saranno tenuti a determinare se la società è riconducibile di per sé a una persona fisica sulla base delle informazioni disponibili o attraverso autocertificazione.
In caso affermativo, la banca o il broker dovranno denunciare la residenza delle persone che la controllano.
I conti preesistenti di importo inferiore ai 250 mila dollari (o equivalente in valuta locale) non saranno soggetti a revisione.
Per i nuovi conti di entità giuridiche, invece, saranno applicate le stesse condizioni relative ai conti correnti pre-esistenti.
Al di là di questi aspetti di carattere generale, i tecnici dell’Ocse si sono spinti oltre definendo le specifiche tecniche a cui si dovranno attenersi le autorità fiscali dei paesi firmatari per la condivisione automatica dei dati.
Nuove soluzioni informatiche che consentiranno di soddisfare le normative internazionali vigenti in materia di sicurezza dei dati.
In particolare, il linguaggio informatico utilizzato dovrà essere l’XML mentre il modello standard dovrà indicare in apertura la data, il nome del paese seguito dal periodo a cui si riferiscono i dati, le informazioni condivise (secondo uno schema piuttosto articolato) prima di concludersi con la validazione ufficiale da parte dell’autorità competente che ne sancisce la veridicità e autorevolezza.
Il messaggio dovrà infine contenere un codice diverso a seconda che le informazioni condivise siano nuove (CRS701), si tratti di una correzione di informazioni errate inviate in precedenza (CRS702) oppure il messaggio non contiene informazioni da condividere (CRS703).
Rispetto alla versione precedente di metà febbraio, infine, la nuova edizione del modello è stata modificata includendo una richiesta fortemente voluta dalla Svizzera ovvero il rispetto del principio di reciprocità per cui ogni stato sarà tenuto a fornire lo stesso tipo di dati che riceverà dalla controparte.

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Dagli europei contanti a go-go (Italia Oggi, 26 luglio 2014)

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Fonte: http://finanza.tgcom24.mediaset.it/
Decreto competitività, primo ok dal Senato. Vale il tetto fissato da ogni Stato. Chi compra in Italia non soggetto alla soglia dei 1.000
di Valerio Stroppa
Pagamenti cash senza limiti per gran parte dei cittadini europei in Italia.
Per gli acquisti presso commercianti e agenzie di viaggio o turismo il tetto al contante non sarà quello previsto dal dlgs n. 231/2007, ma quello applicabile nel paese di residenza del cliente Ue.
Il che significa in alcuni casi una soglia più elevata rispetto ai 1.000 euro italiani (come per esempio i 2.500 euro della Spagna o i 3 mila della Francia), ma in molti altri nessun limite. Restano tuttavia confermati gli adempimenti gravanti sui negozianti: dalla fotocopia del passaporto del cliente all’obbligo di versare in banca la somma incassata il primo giorno utile.
È quanto prevede il decreto legge n. 91/2014 (competitività), relativamente al quale ieri il senato ha votato la fiducia sul maxiemendamento del governo (i sì sono stati 159, un voto contrario, non hanno partecipato al voto i senatori delle opposizioni) e che passa ora all’esame della camera.
La norma (che era stata proposta da Forza Italia, come prima firmataria Anna Cinzia Bonfrisco) va a modificare il regime di deroga all’utilizzo del contante che il dl n. 16/2012 aveva già disposto in favore dei turisti extracomunitari. In tale ipotesi la soglia ordinaria dei 1.000 euro è stata portata a 15 mila euro, con l’obiettivo di non penalizzare quegli operatori (si pensi a boutique, gioiellerie ecc.) chiamati a ricevere abitualmente clienti provenienti dalla Russia, dagli Emirati Arabi o dall’Estremo Oriente abituati a pagare in contanti cifre piuttosto ingenti.
Ora, però, il regime viene esteso anche ai cittadini dell’Ue o dello Spazio economico europeo (vale a dire Islanda, Liechtenstein e Norvegia).
Questi, purché non residenti in Italia, potranno invocare il limite per il trasferimento di denaro contante vigente nel proprio paese. Se presente, naturalmente.
«È una misura che va nella giusta direzione», ha commentato ieri Confcommercio, «perché non solo i pagamenti in contanti risultano «fisiologici», ma anche perché consente alle imprese di operare con maggiore concorrenzialità.
Occorre però evitare di creare confusione tra gli operatori che dovranno essere adeguatamente informati sui limiti vigenti negli altri paesi europei».
I negozianti dovranno infatti conoscere le soglie previste dalle norme antiriciclaggio degli altri 27 stati membri. A tal fine Confcommercio ha chiesto «un intervento esplicativo in tempi ristrettissimi da parte dell’Agenzia delle entrate», auspicando anche l’individuazione di una soglia più elevata per tutti, senza distinzioni di cittadinanza.
L’emendamento precisa però che agli acquisti dei cittadini Ue si applicheranno le stesse regole disposte dall’articolo 3 del dl n. 16/2012 per i turisti extracomunitari.
Ciò significa che chi intende incassare tali pagamenti oltre-soglia deve inviare una comunicazione preventiva all’Agenzia delle entrate, secondo le modalità e i termini stabiliti con il provvedimento 23 marzo 2012.
All’atto dell’acquisto, inoltre, l’esercente dovrà acquisire fotocopia del passaporto del cliente e ottenere da questo una «autocertificazione» su nazionalità e residenza.
Oneri, questi, che sono stati giudicati in più occasioni dalle associazioni di categoria come fonte di qualche «imbarazzo» nei confronti del clienti, oltre che gravosi. Inoltre, entro il primo giorno feriale successivo a quello della transazione, l’operatore deve versare il denaro incassato sul proprio conto corrente e consegnare all’operatore finanziario copia della comunicazione inviata alle Entrate.
Le operazioni in contanti legate al turismo di importo pari o superiore a mille euro verso gli stranieri devono comunque essere comunicate al fisco secondo le modalità e i termini previsti per lo spesometro.

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Assicurazioni chiamate ad aggiornarsi sull’antiriciclaggio (MF, 26 luglio 2014)

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Fonte: AssiNews

di Giovanni Barbara - partner KStudio associato (Kpmg)
Con il regolamento appena varato, l’Autorità di vigilanza del settore assicurativo (Ivass), d’intesa con Banca d’Italia e Consob, è tornata ancora una volta sul tema dell’antiriciclaggio nelle società di assicurazione, dettando una serie di disposizioni ad hoc circa le modalità di adempimento degli obblighi di adeguata verifica della clientela e di registrazione da parte non solo delle imprese di assicurazione ma anche degli intermediari assicurativi.
Destinatari delle disposizioni sono le imprese di assicurazione con sede in Italia e le sedi secondarie in Italia di imprese di assicurazione con sede in uno Stato membro dell’Ue o terzo, autorizzate all’esercizio del ramo vita, nonché gli intermediari assicurativi che operano in Italia, sempre nel ramo vita.
Come precisato dall’Authority, il regolamento dà attuazione alla decreto legislativo del 2007 che ha riordinato l’intera normativa volta alla prevenzione del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo, ridisegnando tra l’altro i rapporti di collaborazione tra le Autorità di vigilanza di settore e, di conseguenza, il ruolo dell’Ivass.
A tal riguardo il contenuto del regolamento appare così coerente con l’esigenza di riordino della normativa sull’antiriciclaggio in ambito assicurativo, sviluppandosi in specifici dettami sulle modalità e procedure finalizzate a dare corretto adempimento agli obblighi di adeguata verifica della clientela e di registrazione dei dati e delle informazioni acquisite.
Aspetto di non poco rilievo, vista la possibilità di nuovo conio concessa ai destinatari di dare attuazione alle nuove disposizioni in coerenza con la natura, le dimensioni, l’articolazione organizzativa e la forma giuridica dell’attività svolta.
Ecco allora che per la prima volta la regolamentazione si mostra ispirata al principio di proporzionalità.
L’obiettivo è quello di dare concreta attuazione alla facoltà delle stesse imprese assicuratrici di graduare l’intensità e l’estensione degli obblighi di adeguata verifica della clientela secondo il grado di rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo (approccio basato sul rischio).
Tutto questo senza determinare il mancato o parziale adempimento degli obblighi previsti dalle norme di legge o dal regolamento.
In particolare, tra le novità più rilevanti troviamo l’inserimento, tra le figure da identificare, del beneficiario, soggetto non ricompreso nella definizione di cliente né di titolare effettivo.
Su questo punto il regolamento detta una disciplina ad hoc.
Altra novità di rilievo si trova nell’ampliamento dei destinatari, che il regolamento individua gli intermediari assicurativi che operano nei rami vita di cui all’art. 2, comma 1 del codice delle assicurazioni inseriti nell’elenco annesso al Registro unico intermediari che hanno residenza o sede legale nel territorio di un altro Stato membro, qualora svolgano l’attività di agente o di mediatore di assicurazione.
La previsione, precisa l’Ivass, di mero carattere interpretativo, rende esplicita la parificazione tra gli iscritti nel Rui e quelli iscritti nell’elenco allo stesso annesso.
La nuova disciplina entrerà in vigore dal 2015, abrogando la circolare Isvap 361 del 27 gennaio 1999.
Questa folata di modifiche normative darà un contributo importante nel rafforzamento degli standard minimi di organizzazione e vigilanza in materia di antiriciclaggio nel settore assicurativo, ma è necessario che le nuove indicazioni siano sempre modulate in relazione alle dimensioni e alla diversa attività delle imprese assicurative, oltre che dello specifico settore di attività.

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Allegato

  • Fonte: sito

IVASS, "Regolamento n. 5 del 21/07/2014 - Disposizioni sulle modalità di adempimento degli obblighi di adeguata verifica della clientela e di, registrazione da parte delle imprese di assicurazione e degli intermediari assicurativi " (pdf zip, 1.7 M)

(Contenuto del pdf zippato pubblicato sul sito IVASS)

  • Relazione (pdf, 84 K, 5 pp.)
  • Regolamento n. 5 del 21 luglio 2014 (pdf, 196 K, 25 pp.)
  • Esiti pubblica consultazione (pdf, 265 K, 42 pp.)
  • Allegato: Titolare effettivo (pdf, 1.3 M, 2 pp.)

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Antiriciclaggio: “Nelle polizze assicurative identificato il beneficiario” (Il Sole 24 Ore, 23 luglio 2014)

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Fonte: AssiNews  e in pdf  su sito AIRA
La guida: le disposizioni non si applicano alle compagnie che operano solo nel ramo danni. Novità in vigore dal 2015
di Ranieri Razzante
Nuove regole antiriciclaggio per le assicurazioni.
Dopo il documento di consultazione e a un anno dalla sua chiusura, l’Ivass, la Banca d’Italia e la Consob hanno raggiunto l’accordo sul regolamento n. 5, la normativa che di fatto detta le regole circa le modalità di adempimento degli obblighi di adeguata verifica della clientela e di registrazione da parte delle imprese di assicurazione e degli intermediari assicurativi.
Il regolamento adottato dall’Ivass il 21 luglio 2014e pubblicato ieri sul sito istituzionale, armonizza a livello nazionale l’approccio che le imprese operanti nell’ambito assicurativo dovranno avere, dal 1° gennaio 2015, nella gestione del rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo.
Il regolamento non si applica alle imprese operanti esclusivamente nei rami danni.
Le disposizioni mirano a completare la regolamentazione secondaria prevista dal Dlgs 231/07, affiancandosi alle disposizioni in materia di archivio unico informatico, nonché a quelle in materia di organizzazione, procedure e controlli interni del 15 maggio 2012.
Principale elemento di novità consiste nell’inserimento, tra le figure da identificare, del beneficiario, ossia del soggetto che, sulla base della designazione fatta dal cliente, percepirà la prestazione corrisposta dall’impresa (capitale o rendita).
Queste, in sintesi, le principali novità: vengono forniti elementi per la valutazione del rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, e contestuale profilatura, della clientela; vengono chiariti i rapporti continuativi e le operazioni che comportano l’identificazione di una pluralità di soggetti (le polizze "collettive"); si ritagliano gli obblighi di adeguata verifica di situazioni giuridiche caratteristiche del settore assicurativo (ad esempio, il contratto per conto altrui e l’obbligo di pagamento dei premi assicurativi).
Specifiche indicazioni per l’individuazione del titolare effettivo e casi particolari vengono descritti in allegato.
Anche per gli agenti e i mediatori assicurativi sono specificate le modalità esecutive degli obblighi di adeguata verifica e di registrazione ad essi riservate.
Una tempistica relativamente breve (entro il 1° gennaio 2015) attende le assicurazioni per identificare le eventuali modifiche organizzative e regolamentari che potrebbero rendersi necessarie a seguito dell’entrata in vigore del documento Ivass.
In verità ci si sarebbe aspettati, data la lunga gestazione, un capitolato maggiormente innovativo, che invece è plasmato su quello elaborato per le banche.
Ma l’uniformità potrebbe costituire un vantaggio.
Si pensi alle realtà di gruppi bancari o assicurativi che vedano la compresenza di intermediari di diversa natura.

Allegato

I documenti

(Contenuto del pdf zip  pubblicato sul sito IVASS)

  • Relazione (pdf, 84 K, 5 pp.)
  • Regolamento n. 5 del 21 luglio 2014 (pdf, 196 K, 25 pp.)
  • Esiti pubblica consultazione (pdf, 265 K, 42 pp.)
  • Allegato: Titolare effettivo (pdf, 1.3 M, 2 pp.)

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Antiriciclaggio: IVASS, Regolamento “Adeguata verifica clientela” per le imprese di Assicurazioni (21 luglio 2014)

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  • Fonte: sito IVASS (pdf zip, 1.7 M)

Regolamento n. 5 del 21/07/2014 - Disposizioni sulle modalità di adempimento degli obblighi di adeguata verifica della clientela e di registrazione da parte delle imprese di assicurazione e degli intermediari assicurativi

I documenti

(Contenuto del pdf zippato pubblicato sul sito IVASS)

  • Relazione (pdf, 84 K, 5 pp.)
  • Regolamento n. 5 del 21 luglio 2014 (pdf, 196 K, 25 pp.)
  • Esiti pubblica consultazione (pdf, 265 K, 42 pp.)
  • Allegato: Titolare effettivo (pdf, 1.3 M, 2 pp.)

Nella “Relazione” si sottolinea che “l’obbligo di adeguata verifica ha carattere dinamico e non statico, non si esaurisce al compimento di una determinata attività, ma impone al soggetto obbligato di tenere una definita condotta per tutta la durata del contratto assicurativo”.
Elemento di novità consiste nell’inserimento, tra le figure da identificare e verificarne l’identità, del beneficiario, soggetto non ricompreso nella definizione di cliente né di titolare effettivo. Con riferimento a tale soggetto, pertanto, il Regolamento detta una disciplina ad hoc, in linea con quanto disposto dal GAFI nella nota interpretativa alla Raccomandazione n. 10 (Adeguata verifica della clientela).

Nel seguito il testo completo della “Relazione”.

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Relazione

Regolamento n. 5 del 21 luglio 2014 concernente disposizioni attuative Circa le modalità di adempimento degli obblighi di adeguata verifica della clientela e di registrazione da parte delle imprese di Assicurazione e degli intermediari assicurativi, ai sensi dell’articolo 7, comma 2, del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231.

Roma, 21 luglio 2014

Il Regolamento dà attuazione, per quanto concerne il settore assicurativo, all’articolo 7, comma 2, del decreto legislativo 21 novembre 2007 n. 231 (nel seguito “decreto”).
Il decreto ha riordinato l’intera normativa volta alla prevenzione del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo, ridisegnando, tra l’altro, i rapporti di collaborazione tra le Autorità di vigilanza di settore e, di conseguenza, il ruolo dell’IVASS.
Nello specifico, la norma prevede che l’IVASS, d’intesa con Banca d’Italia e CONSOB, emani disposizioni circa le modalità di adempimento degli obblighi di adeguata verifica della clientela e di registrazione da parte delle imprese di assicurazione e degli intermediari assicurativi.
Il Regolamento contiene dettami sulle modalità e procedure finalizzate a dare corretto adempimento agli obblighi di adeguata verifica della clientela e di registrazione dei dati e delle informazioni acquisite.
La regolamentazione è ispirata al principio di proporzionalità in modo tale che i destinatari possono graduare l’intensità e l’estensione degli obblighi di adeguata verifica della clientela secondo il grado di rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo (approccio basato sul rischio), senza, tuttavia, determinare il mancato o parziale adempimento degli obblighi previsti dalle norme di legge o dal presente Regolamento.
Ciò consente ai destinatari di dare attuazione alle nuove disposizioni in coerenza con la natura, le dimensioni, l’articolazione organizzativa e la forma giuridica dell’attività svolta.

Il Regolamento si compone di 35 articoli, ripartiti in 6 Capi.

Il Capo I contiene le disposizioni di carattere generale, comprendenti il richiamo alle norme a fondamento del potere regolamentare esercitato (articolo 1), la definizione delle espressioni usate nel testo (articolo 2) e l’ambito di applicazione (articolo 3).
Elemento di novità consiste nell’inserimento, tra le figure da identificare e verificarne l’identità, del beneficiario, soggetto non ricompreso nella definizione di cliente né di titolare effettivo. Con riferimento a tale soggetto, pertanto, il Regolamento detta una disciplina ad hoc, in linea con quanto disposto dal GAFI nella nota interpretativa alla Raccomandazione n. 10 (Adeguata verifica della clientela).

Il Regolamento individua tra i propri destinatari, pur se non espressamente menzionati nel decreto, gli intermediari assicurativi che operano nei rami vita di cui all’art. 2, comma 1, del Codice delle assicurazioni, inseriti nell’elenco annesso al Registro Unico Intermediari (nel seguito “RUI”), che hanno residenza o sede legale nel territorio di un altro Stato membro, qualora svolgano l’attività di agente o di mediatore di assicurazione.
La previsione, di mero carattere interpretativo, rende esplicita la parificazione tra gli iscritti nel RUI e quelli iscritti nell’elenco allo stesso annesso.

Il Capo II ha quali soggetti destinatari le imprese di assicurazione e si compone di cinque sezioni, dedicate rispettivamente al rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo (I Sezione), agli obblighi di adeguata verifica della clientela (Sezione II), agli obblighi semplificati di adeguata verifica della clientela (Sezione III), agli obblighi rafforzati di adeguata verifica della clientela (Sezione IV), all’esecuzione da parte dei terzi degli obblighi di adeguata verifica della clientela (Sezione V).
Gli articoli 4, 5 e 6, che integrano la Sezione I, sono dedicati, rispettivamente, alla qualificazione del concetto di approccio basato sul rischio, ai fattori ed agli elementi di valutazione del rischio, nonché al sistema di classificazione del medesimo (profilatura della clientela).
Viene precisato che le imprese, oltre ad assegnare agli elementi di valutazione del rischio normativamente previsti il rilievo che ritengono appropriato, individuano, se ritenuti rilevanti, anche ulteriori elementi di valutazione.
Sulla base della valutazione del rischio, ciascun cliente è assegnato ad una specifica classe di rischio alla quale è associato un coerente livello di profondità ed estensione degli adempimenti agli obblighi normativamente previsti.
Specifiche indicazioni sono dettate in relazione alla profilatura della clientela nell’ambito del Gruppo assicurativo.
La II Sezione è relativa agli obblighi di adeguata verifica della clientela, da porre in essere in relazione ai rapporti e alle operazioni che rientrano nella propria attività istituzionale, come definita dalla normativa di settore.
Restano, invece, escluse dall’ambito di applicazione le attività finalizzate o connesse all’organizzazione, al funzionamento e all’amministrazione dei destinatari, tenuto conto che, nello svolgimento delle stesse, le controparti dei destinatari si configurano come prestatori di beni o servizi su iniziativa dei destinatari stessi e non come clienti, che richiedono di instaurare un rapporto continuativo o di effettuare un’operazione occasionale.
Vengono individuate le fattispecie per le quali occorre procedere all’adeguata verifica della clientela (art. 7) e le attività da porre in essere per procedervi (art. 8).
Tra quest’ultime, acquista significativa importanza l’esercizio del controllo costante del rischio nel corso dell’intera durata del rapporto continuativo.
L’obbligo di adeguata verifica ha, quindi, carattere dinamico e non statico, non si esaurisce al compimento di una determinata attività, ma impone al soggetto obbligato di tenere una definita condotta per tutta la durata del contratto assicurativo.
Gli articoli 9 e 10 sono dedicati allo specifico obbligo d’identificazione. Vengono indicati i soggetti da identificare, tra i quali è stato esplicitamente incluso il beneficiario, e le modalità con cui porre concretamente in essere tale adempimento.
L’identificazione deve avvenire in presenza fisica del cliente, del beneficiario o – in caso questi siano persone diverse da una persona fisica – dell’esecutore. In caso contrario, si rientra nell’ipotesi di operatività a distanza, per la quale sono previsti obblighi rafforzati di verifica. Mentre, per quanto riguarda il titolare effettivo, l’identificazione può aver luogo senza che sia necessaria la sua presenza fisica.
L’articolo 11 individua le modalità con cui verificare i dati acquisiti in sede d’identificazione.
Le imprese sono chiamate a valutare -sulla base dell’approccio basato sul rischio – se effettuare ulteriori riscontri, ricorrendo a fonti affidabili e indipendenti.
L’attività di verifica dei dati relativi ai soggetti da identificare va posta in essere al momento dell’instaurazione del rapporto continuativo o del compimento dell’operazione, a meno che ciò non contrasti con la normale conduzione degli affari e ci sia un basso rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo.
Ulteriori eccezioni riguardano il titolare effettivo ed il beneficiario.
L’impresa potrà ritardare la verifica, nel primo caso, purché adotti misure idonee ad impedire che vengano effettuate operazioni ante verifica, nel secondo, fino all’atto dell’effettiva corresponsione della prestazione.
Viene, inoltre, disciplinata, all’articolo 12, l’ipotesi in cui ci sia più di un soggetto da identificare, prevedendo che l’identificazione degli stessi possa avvenire in momenti diversi.
L’articolo 13 individua le informazioni necessarie per avere cognizione dello scopo e della natura del rapporto continuativo e dell’operazione occasionale, mentre il seguente articolo disciplina le modalità con cui concretamente realizzare il controllo costante del rapporto continuativo.
Anche in relazione a tale ultima attività – che ha quale obiettivo mantenere aggiornato il profilo di rischio ed evidenziare elementi di incongruenza che possono rivelare anomalie da tenere in considerazione per specifici adempimenti (quali, ad esempio, la segnalazione di operazione sospetta) –, alle imprese è demandata una valutazione in ragione del rischio specifico di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo al fine di determinare la profondità e l’estensione delle verifiche correlate al profilo di rischio.
I documenti acquisiti nell’effettuazione dell’adeguata verifica della clientela devono essere conservati, in formato cartaceo o elettronico, per dieci anni a decorrere dalla data di esecuzione dell’operazione occasionale ovvero di chiusura del rapporto continuativo (articolo 15).
L’articolo 16 dispone il divieto di instaurare il rapporto continuativo ovvero di eseguire l’operazione laddove l’impresa non sia in grado di rispettare gli obblighi di adeguata verifica della clientela. Parimenti, per un rapporto continuativo in essere o per un’operazione in corso di realizzazione, è previsto l’obbligo di porre fine al rapporto ovvero di non dar corso all’operazione.
La Sezione III è dedicata alle misure semplificate di adeguata verifica della clientela.
L’articolo 17 prevede la possibilità di applicare misure semplificate alle fattispecie a basso rischio di riciclaggio e/o di finanziamento di terrorismo individuate dall’ordinamento ed elenca le categorie di soggetti ai quali tale misure sono applicabili.
Le modalità di esecuzione sono disciplinate dall’articolo 18, che dispone, inoltre, che le imprese debbano monitorare il permanere dei requisiti per l’applicazione della procedura semplificata.
L’articolo 19 disciplina le ipotesi in cui le imprese devono astenersi dall’applicazione della procedura semplificata e porre in essere gli adempimenti ordinari o rafforzati di adeguata verifica, laddove non valutino di astenersi dal compimento dell’operazione o dalla costituzione del rapporto continuativo.
Sono, inoltre, previste delle categorie di rapporti continuativi per le quali le imprese sono esentate dall’effettuazione dell’adeguata verifica (articolo 20). In ogni caso, laddove vi sia il sospetto del coinvolgimento in attività di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, indipendentemente da qualsiasi deroga, esenzione o soglia applicabile, l’impresa deve attenersi agli obblighi ordinari di adeguata verifica.
Gli obblighi rafforzati di adeguata verifica della clientela, che consistono nell’adozione di misure caratterizzate da una maggiore profondità, estensione e frequenza, sono disciplinati alla Sezione IV.
Sono individuati i casi in cui le misure rafforzate vanno sempre assunte, oltre a quelli per i quali sussista un elevato rischio di riciclaggio e/o di finanziamento del terrorismo risultante da specifiche previsioni normative ovvero dall’autonoma valutazione dell’impresa (articolo 21).
Il regolamento disciplina dettagliatamente, rispettivamente agli articoli 22 e 23, le ipotesi di operatività a distanza, vale a dire l’attività svolta dal cliente o dal beneficiario senza la sua presenza fisica, e con Persone politicamente esposte “PEPs” (in quanto, rivestendo o avendo rivestito cariche pubbliche, maggiormente esposte a potenziali fenomeni di corruzione). In entrambe le fattispecie devono essere applicate misure rafforzate di adeguata verifica.
La Sezione V disciplina l’esecuzione da parte di terzi degli obblighi di adeguata verifica della clientela.
In particolare, l’articolo 24 prefigura la possibilità che l’assolvimento degli obblighi di adeguata verifica della clientela possa essere effettuato da soggetti terzi, stabilendo al contempo il principio di responsabilità in capo all’impresa per l’operato del terzo di cui la stessa si sia avvalsa (comma 1).
Dispone, altresì, in merito alle fasi di adeguata verifica effettuabili dal terzo, escludendo, la fase del controllo costante di cui all’art. 13 del Regolamento (comma 2); infine, sancisce l’inapplicabilità dell’intero Capo II del decreto, dedicato agli obblighi di adeguata verifica, ai rapporti di esternalizzazione nel quadro dei quali i fornitori dei servizi esternalizzati sono considerati, ai sensi dei rispettivi contratti, parte integrante dell’impresa (comma 3).
L’articolo 25 prefigura l’ambito dei soggetti autorizzati ad eseguire gli obblighi di adeguata verifica della clientela distinguendo quelli autorizzati ad eseguirli tutti, quelli, fra cui gli intermediari assicurativi, deputati ad eseguirne alcuni (l’identificazione del cliente, del beneficiario, dell’esecutore, del titolare effettivo e l’acquisizione e l’invio alle imprese di copia dei documenti d’identità originali) e quelli che non possono eseguire l’obbligo in discorso.
L’articolo 26 reca la disciplina il contenuto e le modalità di esecuzione degli obblighi di adeguata verifica da parte del terzo.
In particolare, si prevede l’obbligo per le imprese e per gli intermediari assicurativi, che operino in qualità di terzi, di rendere disponibili, in sede di verifica da parte del soggetto per il quale hanno operato, le copie dei documenti e le informazioni acquisite ai fini dell’adeguata verifica, ovvero di procedere alla loro trasmissione al medesimo soggetto che ne abbia fatto richiesta.
L’articolo 27 reca la disciplina attuativa e integrativa degli obblighi di supervisione da parte dell’impresa sull’attività effettuata dal terzo, regolamentando i conseguenti poteri di intervento e il flusso comunicativo fra tali soggetti.
Nel Capo III è contenuta la disciplina sotto il profilo dell’adempimento degli obblighi di adeguata verifica di situazioni giuridiche specificamente caratteristiche del settore assicurativo.
L’articolo 28 disciplina l’ipotesi di contratto per conto altrui.
Secondo la logica dell’art. 1891 c.c., fattispecie peculiare di contratto a favore di terzo caratterizzata dal dualismo fra contraente, deputato ad adempiere i relativi obblighi ed assicurato, titolare dell’interesse assicurato e dei diritti derivanti dal contratto. In coerenza con tali coordinate ricostruttive, nell’ambito della qualificazione giuridica del ruolo dei due citati soggetti ai fini dell’adempimento degli obblighi di adeguata verifica, sono state attribuite al contraente la qualifica di cliente e all’assicurato la qualifica di titolare effettivo del rapporto continuativo.
L’articolo 29 riguarda l’ipotesi dell’obbligo di pagamento dei premi assicurativi da parte del terzo sprovvisto di specifico potere rappresentativo, secondo la possibilità generale prevista dall’art. 1180 c.c. In tale fattispecie si stabilisce -sempre in chiave della qualificazione giuridica del ruolo dell’adempiente ai fini dell’assolvimento degli obblighi di adeguata verifica -la riconducibilità dell’attività svolta da tale soggetto, alla stregua della considerazione sostanziale dei tratti caratterizzanti della stessa, alla nozione di esecutore.
Il Capo IV reca una sola norma, articolo 30, specificamente dedicata all’adempimento dell’obbligo di registrazione da parte delle imprese e degli intermediari. La necessità di introdurre, nel settore assicurativo, un’apposita regolamentazione sul punto si rinviene nell’esigenza di migliorare -per questioni di chiarezza e di certezza del diritto -il raccordo con la normativa primaria (art. 36, commi 3 e 4 del decreto), la cui inosservanza è sanzionata penalmente (art. 55, comma 4 del decreto).
Il Capo V, articoli 31 e 32, reca la regolamentazione delle modalità esecutive degli obblighi di adeguata verifica e di registrazione da parte degli intermediari assicurativi, in chiave flessibilizzatrice della disciplina in materia rispetto alle peculiarità funzionali di tale tipologia di operatori del settore assicurativo.

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OCSE: comunicato sul nuovo “Standard per lo scambio automatico di informazioni in materia fiscale” (21 luglio 2014)

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OCSE rilascia la versione completa degli standard globali per lo scambio automatico di informazioni

L’OCSE ha rilasciato oggi (21 luglio 2014 ndr) la versione completa dei nuovi standard globali per lo scambio di informazioni in materia fiscale tra Paesi e giurisdizioni; in tal modo è stato compiuto un passo importante verso una maggiore trasparenza e la fine del segreto bancario in materia fiscale.
Lo “Standard per lo scambio automatico di informazioni finanziarie in materia fiscale” chiede a tutti i governi di ottenere informazioni dettagliate dalle istituzioni finanziarie delle proprie giurisdizioni e di scambiare annualmente in modo automatico tali informazioni tra di loro.
Lo standard, sviluppato da OCSE su mandato del G20, approvato dal G20 del Ministri delle Finanze nel febbraio 2014, è stato approvato dal Consiglio dell’OCSE.

Lo “standard” prevede lo scambio automatico annuale tra i governi di informazione sui conti bancari, compresi saldi, interessi, dividendi e proventi delle cessioni di attività finanziarie, come essi sono comunicati da parte delle istituzioni finanziarie nei singoli Paesi sia riferiti a persone fisiche sia riferiti a persone giuridiche, compresi i Trust e le Fondazioni.
La nuova versione dello “Standard” comprende non solo note, commenti, linee guida e modelli dettagliati di agreement ma anche standard e requisiti per soluzioni tecniche ed automatizzate in particolare per la trasmissione sicura dei dati.

“Il G20 ha incaricato l’OCSE di lavorare con il G20, i Paesi dell’OCSE e tutte le parti interessate per sviluppare un modello di scambio delle informazioni che aiuterà i governi nazionali a combattere la frode e l’evasione fiscale” ha detto il segretario generale dell’OCSE Angel Gurria.
“L’annuncio odierno ci si avvicina ad un mondo in cui non sarà più possibili nascondere le frodi fiscali.”
L’OCSE presenterà formalmente lo “Standard” ai Ministri delle Finanze del G20 nella prossima riunione prevista a Cairns, in Australia, il 20 e 21 settembre 2014.
“Il nostro messaggio sarà chiaro e semplice: lo scambio automatico di informazioni standard è pronto per essere messo in pratica” ha detto Gurria.

Più di 65 paesi e giurisdizioni (si veda lista riportata alll fine di questo comunicato) si sono già pubblicamente impegnati ad adottare lo “Standard” e oltre 40 hanno sottoscritto un calendario preciso e ambizioso che porta ai primi scambi di informazioni automatico già nel 2017.
La lista comprende Paesi OCSE e non-OCSE che hanno aderito alla Dichiarazione OCSE sullo scambio automatico di informazioni in materia fiscale, nonché un gruppo di Paesi che adotteranno per primi lo “Standard” (early adopter countries).

Altri Paesi hanno intenzione di adottare lo “Standard” prima della riunione di fine ottobre 2014 del “Global Forum Transparency and Exchange of Information for Tax Purposes” che riunisce più di 120 nazioni e giurisdizioni e che si terrà a Berlino, ospitato dal Ministero delle Finanze tedesco.
In questa occasione si terrà la cerimonia per la firma un nuovo accordo multilaterale che attiva lo scambio automatico di dati non appena aggionate le legislazioni ed i quadri normativi nazionali.
Sarà disponibile una assistenza specifica per i Paesi meno sviluppati in modo che anch’essi possano beneficiare di questo passaggio verso un ambiente fiscale più trasparente: le organizzazioni internazionali sono pronti a cooperare per sostenere questi Paesi.

Ancor prima che lo “Standard” sia diventato effettivamente operativo si è avuto una maggiore trasparenza e un maggior scambio di informazioni causando un effetto tangibile sul comportamento dei contribuenti.
Le analisi dell’OCSE dei programmi di “Voluntary Disclosure” adottati dal 2009 mostrano che più di mezzo milione di contribuenti hanno già volontariamente fatto emergere redditi e ricchezze nascosti alle loro autorità fiscali.
I programmi di “Voluntary Disclosure” hanno fatto emergere oltre 37 miliardi di euro: l’OCSE consiglia pertanto tutti i Paesi ad adottare tali programmi.
In tale contesto l'OCSE sta aggiornando le politiche da seguire in questo settore contenute in un rapporto del 2010: “Offshore voluntary disclosure: comparative analysis, guidance and policy advice”.
L’OCSE invita a presentare osservazioni e commenti su come il quadro di riferimento per la “Voluntary Disclosure” possa essere ulteriormente migliorata e in che modo incoraggiare i contribuenti ad approfittare di tali programmi. Le osservazioni devono essere inviate a WP10@oecd.org entro il 12 settembre 2014.

Domande e richieste di approfondimento da parte dei giornalisti sul nuovo “Standard” possono essere indirizzate a:

  • Pascal Saint-Amans, Director of the OECD Centre for Tax Policy and Administration (CTPA),
  • Achim Pross, Head of the CTPA  International Co-operation and Tax Administration Division
  • Lawrence Speer, OECD Media Office (+33 1 4524 9700).

Paesi e giurisdizioni che hanno sottoscritto lo Standard “Automatic Exchange of Information”

Andorra, Anguilla, Argentina, Australia, Austria, Belgio, Bermuda, Brasile, Isole Vergini Britanniche, Bulgaria, Canada, Isole Cayman, Cile, Repubblica popolare di Cina, Colombia, Costa Rica, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Isole Faroe, Finlandia, Francia, Germania, Gibilterra, Grecia, Guernsey, Ungheria, Islanda, India, Indonesia, Irlanda, Isola di Man, Israele, Italia, Giappone, Jersey, Corea, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Malesia, Malta , Messico, Montserrat, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Russia, Arabia Saudita, Singapore, Repubblica Slovacca, Slovenia, Sud Africa, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, Turks & Caicos, Regno Unito, Stati Uniti, Unione europea.

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OCSE:  Standard for Automatic Exchange of Financial Information in Tax Matters (link is external) (21 luglio 2014)

Comunicato stampa

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OCSE: Dati condivisi fra tutti i paesi (Italia Oggi, 22 luglio 2014)

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Fonte: http://finanza.tgcom24.mediaset.it e in pdf su rassegna stampa dell'Agenzia delel Entrate
Fisco: l’Ocse presenta il pacchetto
di Tancredi Cerne
Nuovo passo avanti verso lo scambio automatico di informazioni bancarie.
L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) ha pubblicato ieri a Parigi l’intero pacchetto di documenti relativi al modello internazionale per la condivisione di dati fiscali che dovrebbe entrare in forze a partire dal 2017.
Un insieme di regole e norme destinato a sostituire l’attuale ragnatela di accordi bilaterali all’insegna di un unico modello condiviso a cui aderiranno, in una fase iniziale, 65 paesi.
Il corposo documento verrà presentato in via ufficiale al prossimo G20 in agenda a Cairns, in Australia, per il 20 e 21 settembre.
Nel frattempo, i vertici dell’Ocse hanno deciso di rendere pubblico il pacchetto anti evasione che imporrà ai paesi firmatari di condividere una volta all’anno, tutti i dati finanziari relativi alle attività detenute dai contribuenti dei paesi che aderiranno.
Il modello, che va al di là dell’attuale scambio su richiesta, stabilisce l’obbligo per banche, broker e assicurazioni, di condividere il valore degli interessi, i dividendi, il saldo del conto corrente, il reddito generato da alcuni prodotti assicurativi, i proventi della vendite di asset finanziari e altri fonti di reddito riconducibili alle attività detenute in banca.
Non soltanto dei privati cittadini ma anche delle società, incluse le fondazioni e i trust.
«Ci stiamo avviando verso un nuovo contesto mondiale in cui per gli evasori fiscali non vi sarà più alcun nascondiglio possibile», ha dichiarato ieri con soddisfazione il segretario generale dell’Ocse Angel Gurria.
Il modello, già svelato a grandi linee lo scorso mese di febbraio, è stato arricchito di una serie di regole per la sua applicazione che si traducono in un abbattimento dei costi di attuazione per il settore finanziario.
Non solo.
I tecnici di Parigi hanno adottato nuove soluzioni informatiche che consentiranno di soddisfare le norme internazionali vigenti in materia di sicurezza dei dati.
Infine, rispetto alla versione precedente, la nuova edizione del modello è stato modificata includendo una richiesta fortemente voluta dalla Svizzera ovvero il rispetto del principio di reciprocità per cui ogni stato sarà tenuto a fornire lo stesso tipo di dati che riceverà dalla controparte.

OCSE:  Standard for Automatic Exchange of Financial Information in Tax Matters (21 luglio 2014)

Comunicato stampa

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Voluntary disclosure ai box (Italia Oggi, 22 luglio 2014)

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Fonte: http://finanza.tgcom24.mediaset.it e IusLetter
Il sottosegretario all’economia Enrico Zanetti sulle misure fiscali al vaglio del governo. La norma sull’autoriciclaggio rallenta l’approvazione

  • Pagina a cura di Beatrice Migliorini

Voluntary disclosure ferma ai box.
E il motivo è l’introduzione del reato di autoriciclaggio all’interno del testo sul rientro dei capitali.
Questa misura, infatti, ha innescato una reazione a catena che vede, come sua massima espressione, un vero e proprio conflitto di attribuzione tra il ministero dell’economia e delle finanze e il ministero della giustizia.
Conflitto che, necessariamente, sta portando a un rallentamento generale dei lavori al ddl alla camera.
Il testo lincenziato dalla Commissione finanze di Montecitorio, infatti, deve ancora ottenere i pareri delle altre commissioni. Pareri che, però, stanno tardando ad arrivare. A conferma di questo, anche il fatto che, ad oggi, l’esame del testo ancora non compare nel calendario dell’Aula.
A confermare a ItaliaOggi, il rallentamento dei lavori e l’incertezza circa i tempi di approvazione del ddl, il sottosegretario all’economia e alle finanze, Enrico Zanetti, nel corso dell’incontro che si è svolto ieri presso la sede dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Milano avente ad oggetto la delega fiscale (legge 23/2011) e i relativi decreti attuativi.
«Il ddl sul rientro dei capitali sta subendo dei rallentamenti», ha sottolineato Zanetti, «e, anche se la speranza mia e del governo è quello di riuscire a licenziare il testo in prima lettura alla camera entro la pausa estiva è indubbio che l’introduzione del reato di autoriciclaggio all’interno del testo abbia giocato un ruolo determinate nel frenare i lavori».
La norma, infatti, è stata inserita tramite un emendamento ad hoc a firma Marco Causi. Disposizione che, di fatto, però non ha mai ricevuto un vero e proprio via libera da parte dell’esecutivo (si veda ItaliaOggi del 3 luglio 2014).
Il governo, infatti, in quella sede preferì rimettere la questione nelle mani della Commissione finanze.
«L’introduzione di questa disposizione, per quanto condivisibile in linea di principio, ha generato un vero e proprio conflitto di attribuzione. Da un lato, infatti», ha evidenziato Zanetti, «c’è il Mef che ha sempre ritenuto opportuno collegare la voluntary disclosure all’autoriciclaggio, dall’altro lato, però, c’è il Ministero della giustizia che, anche in questi ultimi giorni, ha più volte fatto presente la volontà di inserire una disposizione ad hoc all’interno di un complessivo ddl di riforma». Ad oggi, però, nessuna delle due parti sembra cedere di un passo anche se, di fatto, l’unica disposizione ad aver trovato effettivamente collocazione è stata quella introdotta all’interno del ddl sul rientro dei capitali nonostante non sia di origine governativa.
La disposizione parallela, infatti, pur derivando direttamente dall’esecutivo, non ha ancora trovato una sua forma propria.
La norma, infatti, doveva essere introdotta nel ddl 19 al vaglio della Commissione giustizia del senato (si veda ItaliaOggi dell’11 giugno 2014).
Nel corso dei lavori al testo, però, prima ancora che i membri della Commissione avessero modo di iniziare a votare gli emendamenti, è arrivato lo stop dell’esecutivo che ha chiesto espressamente più tempo per meglio definire e integrare i contenuti del ddl all’interno di una riforma complessiva del sistema.
Riforma poi, effettivamente annunciata dal ministro della giustizia Orlando ma di cui non si vedrà traccia prima di settembre (si veda ItaliaOggi del 16 luglio 2014).

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