Banca d’Italia dà il “nulla osta” all’esplorazione dei Bitcoin (IlFoglio.it, 22 Giugno 2016)

160624-bitcoin.jpg
Dialogo con le banche per sviluppare la Blockchain, la tecnologia sottostante la moneta digitale. Un seminario

La Banca d’Italia ha mostrato una posizione neutrale e aperta verso gli intermediari bancari che intendono usare la tecnologia Blockchain.
La nuova tecnologia che promette di cambiare il sistema con cui si possono effettuare transazioni finanziarie nel prossimo futuro è stata l’argomento del seminario “La tecnologia Blockchain: nuove prospettive per i mercati finanziari” tenutosi ieri mattina presso la sede di Roma della Banca centrale e riservato a funzionari di Palazzo Koch, operatori di mercato, accademici e banchieri.
Il governatore Ignazio Visco ha aperto i lavori (aveva un discorso preparato, ma sovente ha parlato a braccio) affermando che le innovazioni, in quanto tali, implicano cambiamenti, a volte repentini e a volte lunghi, ma con i quali si deve comunque fare i conti.
Persone presenti alla conferenza a porte chiuse riferiscono che Visco ha parlato della Blockchain come la promessa di una rivoluzione epocale di cui però al momento non è chiara l’entità e per questo è da seguire con attenzione.
Visco avrebbe detto di non essere un fan della Blockchain com’è stato riportato dalla stampa – con una battuta ha replicato di essere tifoso solo della Sampdoria.
La Banca d’Italia s’è detta comunque aperta alla discussione con gli intermediari.
Domenico Gammaldi, condirettore centrale e capo del Servizio supervisione sui mercati e sul sistema dei pagamenti, chiudendo il seminario ha detto che per l’Istituto non è possibile regolamentare l’uso della tecnologia e che verranno esaminati i progetti che qualunque intermediario vorrà sottoporre.
A quel punto ci si chiederà: che obiettivi si pone un ipotetico progetto? Che problemi ha? Quale forma societaria vuole darsi? Una new company o una realtà ibrida? Per Banca d’Italia entrambe le strade sarebbero percorribili, senza preconcetti.
Secondo Gammaldi, l’importante è tutelare la difesa dei risparmiatori e garantire l’interoperabilità delle piattaforme di pagamento.
Le istituzioni finanziarie e i regolatori dei mercati finanziari (Esma, Iosco) e monetari (Federal reserve, Bank of England, Banca centrale europea, Bank of Canada) in tutto il mondo sembrano desiderosi di sfruttare la tecnologia Blockchain, ultimamente esaltata dai media.
La Blockchain funziona come un libro mastro digitale che registra le transazioni tra due o più soggetti quando esse sono validate da una moltitudine di entità che per il loro lavoro di autentificazione delle operazioni vengono remunerate in bitcoin, la più popolare e diffusa valuta virtuale nata nel 2008.
La Blockchain è affascinante perché renderebbe possibile bypassare le autorità centralizzate, dalle banche agli studi notarili.
I sostenitori ritengono che la Blockchain possa abbassare di miliardi di euro i costi delle transazioni finanziarie per le banche e attenuare i ritardi burocratici nelle contrattazioni.
Gli scettici, moderando l’entusiasmo, evidenziano alcuni problemi.
Ferdinando Ametrano, intervenuto a titolo accademico in qualità di professore dell’Università Bicocca di Milano (è anche Head of Blockchain and virtual currencies in Intesa Sanpaolo), è critico della Blockchain senza Bitcoin.
Ametrano ritiene infatti che questa tecnologia abbia senso solo come supporto al bitcoin, la moneta privata che rappresenta l’oro digitale.
Nella sua presentazione (disponibile qui)  Ametrano ha ridimensionato la vulgata secondo la quale la Blockchain è un sistema di certificazione diffusa applicabile in qualsiasi contesto a prescindere dal Bitcoin.
Per Ametrano la creazione di un libro mastro non può esistere senza che la comunità di soggetti che validano le transazioni sia remunerata per farlo con un asset nativo digitale presente in quantità finite, come appunto è il bitcoin.
Pensare questo significa compiere lo stesso errore logico che nel 1994 commettevano gli imprenditori che volevano andare online senza andare in internet.
Senza contare che un libro mastro al quale si aggiungono dei “blocchi” di transazioni non consente la correzione di eventuali errori o potenziali frodi; la Blockchain a differenza di un normale database informatico aperto non consente modifiche retroattive.
Paolo Tasca, direttore del Centre for Blockchain Technologies della University College di Londra, è sembrato invece ottimista su un Blockchain funzionante a prescindere da un asset digitale sottostante per una molteplicità di operazioni che disintermediano un’autorità istituzionale – dal catasto, al trading, all’anagrafe per esempio.
Al seminario erano presenti top manager di Unicredit, Intesa Sanpaolo e Banca Sella.
Daniele Savarè, Head of product line cash management di Unicredit, ha spiegato che la sua banca ha cominciato a fare prove concrete sulla trasmissione di valore attraverso nuove tecnologie.
Mario Costantini, Chief innovation officer di Intesa Sanpaolo, ha detto che il suo istituto valuta sia le Blockchain che operano con asset digitali nativi (pubbliche e permissionless, senza permesso, come Bitcoin) sia quelle senza asset (private e permissioned, che richiedono controllo dei regolatori).
Unicredit e Intesa fanno parte con altre 40 banche del consorzio R3, società di servizi tecnologico-finanziari che studia le ricadute pratiche del Blockchain.
Pietro Sella, amministratore delegato del Gruppo Sella, ha sollevato il tema dell’unità digitale di valore, toccando quindi i collegati dirompenti temi monetari.

Leggi anche

About Bitcoin And Blockchain by Ferdinando M. Ametrano, June 21, 2016

Articoli correlati (su IlFoglio.it)

Ultimi articoli su BitCoin

Rimani in contatto

140709-linkedin2.jpg  facebook facebook

ComplianceNet: 

Fisco: ok Parlamento Ue ad accordo anti-evasione con Monaco (Ansa, 23 giugno 2016)

140312-parlamento-europeo-2

Scambio informazioni sui conti bancari scatta dal 2018
Via libera del Parlamento Ue all'accordo con il Principato di Monaco, che renderà più difficili per i cittadini dell'Ue evadere il fisco e occultare il denaro in conti bancari monegaschi.
In base all'intesa, l'Ue e Monaco procederanno allo scambio automatico di informazioni sui conti bancari dei rispettivi residenti, a partire dal 2018 e per le informazioni raccolte dal 1 gennaio 2017.
 
L'Ue e il Principato di Monaco hanno siglato l'accordo il 22 febbraio 2016 per contrastare le frodi e l'evasione fiscale.
Le informazioni che dovranno essere scambiate non riguardano solamente i redditi quali interessi e dividendi, ma anche i saldi di conto e i proventi delle vendite di attività finanziarie.
L'accordo assicura che Monaco applicherà misure equivalenti a quelle che sono in vigore all'interno dell'Ue da marzo 2014.
Le amministrazioni fiscali degli Stati membri e di Monaco saranno in grado di: identificare correttamente e inequivocabilmente i contribuenti interessati; applicare e far osservare la propria normativa fiscale in situazioni transfrontaliere; valutare la probabilità di un'evasione fiscale; evitare ulteriori indagini superflue.

Leggi anche

Ultimi articoli su Europa

Rimani in contatto

140709-linkedin2.jpg  facebook facebook

ComplianceNet: 

Responsabilità del collegio sindacale per violazione del dovere di vigilanza (Studio La Scala, 23 giugno 2016)

160622-la-scala-colleggio-sindacale.jpg

Fonte: IusLetter
di Giada Salvini (web, email)
Tema cardine attorno al quale verte la sentenza in commento è quello della responsabilità del collegio sindacale per violazione del dovere di vigilanza; responsabilità, questa, che – nel caso di specie – era stata ritenuta sussistente dalla Corte d’Appello di Milano che con sentenza del 23 aprile 2013 aveva quindi parzialmente confermato il contenuto della delibera Consob n. 18369 del 7 novembre 2012.  In forza di tale ultimo provvedimento, i membri del collegio sindacale di una società quotata erano stati condannati al pagamento di sanzioni amministrative pecuniarie per non aver, questi ultimi, vigilato sulla adeguatezza della struttura organizzativa della società, sulla affidabilità dei sistemi di controllo interno e amministrativo-contabile dal 2008 al 2010 e sulle modalità di concreta attuazione delle regole di governo societario, previste da codici di comportamento ai quali la società, mediante informativa al pubblico, aveva dichiarato di attenersi.
I sindaci e la società stessa (in quanto responsabile in solido) hanno quindi proposto ricorso per cassazione avverso tale decisione, cui si è opposta la Consob con ricorso incidentale (decretato poi inammissibile).
In particolare, con i primi due  motivi, i ricorrenti principali hanno lamentato, tra l’altro, come nessuna responsabilità per omessa vigilanza fosse loro imputabile in quanto i comportamenti degli amministratori mirati ad occultare dolosamente la violazione delle regole di un’accorta gestione societaria, rendevano di fatto inesigibili i doveri di vigilanza dei sindaci, i quali, quindi, non potevano essere a conoscenza dei fatti censurabili prima che fossero accertati. Su tale assunto, hanno poi precisato come l’obbligo di comunicazione a Consob scatti solo in presenza di irregolarità accertate e non di sospetti da verificare sulla base di indagini e come comunque non competa ai sindaci un controllo di merito sulla opportunità e convenienza delle scelte gestionali degli amministratori.
Rispetto a tali doglianze, i giudici di piazza Cavour hanno replicato ricordando come

  • la complessa articolazione della struttura organizzativa di una banca (o, come in questo caso, di una società di investimenti) non può comportare l’esclusione o anche il semplice affievolimento del potere-dovere di controllo riconducibile a ciascuno dei componenti del collegio sindacale;
  • i sindaci, in caso di accertate carenze delle procedure aziendali predisposte per la corretta gestione societaria, sono sanzionabili a titolo di concorso omissivo quoad functione, gravando sugli stessi, da un lato, l’obbligo di vigilanza – in funzione non soltanto della salvaguardia degli interessi degli azionisti nei confronti degli atti di abuso gestionali degli amministratori, ma anche della verifica dell’adeguatezza delle metodologie finalizzate al controllo interno della società di investimenti, secondo parametri procedimentali dettati dalla normativa regolamentare Consob, a garanzia degli investitori – e, dall’altro lato, l’obbligo legale di denuncia immediata alla Banca d’Italia e alla Consob”;

e hanno quindi precisato come

  • non si tratta di imputare ai sindaci una responsabilità per il sospetto del compimento di operazioni irregolari o illecite da parte di altri, nè di sottoporre gli organi amministrativi a un controllo sul merito delle scelte gestionali, ma di pretendere l’esercizio tempestivo dei poteri ispettivi che la legge pone a carico dei sindaci (artt. 150 e 151u.f., 2403 bis c.c.), anche mediante tempestive comunicazioni alla Consob (art. 149, comma 3, t.u.f.) che, nella specie, i giudici di merito hanno accertato essere state parziali (avendo riguardato solo alcune tra le vicende sanzionate) e tardive (risalenti a fine 2010).

Alla luce, tra l’altro, di quanto sopra, la Corte – oltre ad aver dichiarato inammissibile il ricorso incidentale – ha rigettato il ricorso principale, confermando quindi l’importo delle sanzioni così come determinate dalla Corte d’Appello.
Cass. Civ., Sez. I., 29 marzo 2016, n. 6037 (leggi la sentenza)

 

160622-giada-salvini.jpg

(Giada Salvini, web, email)

Altri articoli su "Collegio sindacale"

Altri articoli su "Studio La Scala"

Rimani in contatto

140709-linkedin2.jpg  facebook facebook

ANAC: primo monitoraggio italiano sul whistleblowing (22 giugno 2016)

160622-anac.jpg

Segnalazione di illeciti e tutela del dipendente pubblico: l’Italia investe nel whistleblowing, importante strumento di prevenzione della corruzione

Presentazione del primo monitoraggio nazionale
Sono stati presentati alla stampa, il 22 giugno presso la sede dell’Anac, il primo monitoraggio italiano sul whistleblowing ed il prototipo di una applicazione per la gestione delle segnalazioni di illeciti.
A distanza di più di 3 anni dall’adozione della norma che tutela il dipendente pubblico che segnala illeciti (Legge Severino) l’Anac ha realizzato un monitoraggio sullo stato dell’arte del whistleblowing in Italia per conoscere il suo stato di applicazione ed apprezzare quanto l’istituto sia effettivamente avvertito come misura di prevenzione della corruzione.
Il monitoraggio è stato effettuato sia sulle segnalazioni giunte all’Anac al 31 maggio 2016, sia quelle ricevute da un campione significativo di 34 pubbliche amministrazioni e 6 società partecipate, al fine di individuare alcune caratteristiche del segnalante italiano, la tipologia di condotte illecite denunciate e gli esiti dalle stesse scaturiti.

Cartella Stampa – documenti formato pdf

  • Opuscolo (pdf, 311 K, 16 pp.)
  • Protezione del whistleblower nei Paesi OCSE - Confronto tra le legislazioni dei Paesi OCSE (pdf, 874 K, 5 pp. )
  • Il ruolo del Responsabile della Prevenzione nel whistleblowing (pdf, 653 K, 5 pp.)
  • Il Whistleblowing in Italia: La piattaforma tecnologica dell’ANAC (pdf, 467 k, 10 pp.)
  • Il whistleblowing in Italia (pdf, 2.7 M, 19 pp.)

Ultimi articoli su Whistleblowing

Rimani in contatto

140709-linkedin2.jpg  facebook facebook

Guardia di Finanza: 1.000 denunciati per riciclaggio nel 2016, 16.400 segnalazioni operazioni sospette (Il Sole 24 Ore, 22 giugno 2016)

160622-gdf-riciclaggio2.jpg

Frode fiscale: 3.300 evasori totali smascherati in cinque mesi

1.000 soggetti denunciati per riciclaggio nel 2016
16.400 segnalazioni di operazioni sospette
Sono oltre trecento i casi di evasione scoperti dalla Guardia di finanza nei primi mesi del 2016.
In 193 casi il reato presupposto dell’auto riciclaggio è quello della frode fiscale.
Seguono usura e corruzione, che si ferma a meno di trenta contestazioni.
Gli evasori totali smascherati dalla Gdf nei primi cinque mesi dell’anno sono 3.300.
In questi mesi, il 47% delle violazioni fiscali scoperte ha riguardato casi di fittizie residenze all’estero, occultamento di patrimoni e disponibilità finanziaria in paradisi fiscali, utilizzo strumentale di trust e di altri schemi societari o strumenti negoziali per finalità evasive o elusive, stabili organizzazioni occulte di imprese estere ed altre manovre di trasferimento di reddito oltre frontiera.
Nel 2015, invece, un appalto su tre tra quelli sottoposti a controlli è risultato irregolare.

(Tratto da Il Sole 24 ORE del 22/06/2016, pagina 35)

Ultimi articoli su "Antiriciclaggio"

443px-Money-laundering.svg.png

(image from http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Money-laundering.svg)

Ultimi articoli su "Guardia di Finanza"

160622-gdf-2.jpg

Rimani in contatto

140709-linkedin2.jpg  facebook facebook

Privacy, Newsletter del Garante n. 416 del 21 giugno 2016: terrorismo, PA, RC Auto, Sanità

160622-garante-privacy-newsletter.jpg

  • Fonte: Garante per la protezione dei dati personali, Doc-Web: 5176031  

Il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato la Newsletter n. n. 416 del 21 giugno 2016. Quattro gli argomenti trattati:

  1. Anni di piombo: no diritto all'oblio per l'ex terrorista
  2. Pa digitale: il Garante privacy chiede maggiori tutele
  3. Rc auto: app su stile di guida, solo se garantisce la privacy
  4. Sanità, un'attenta analisi delle procedure per garantire la privacy dei pazienti

Anni di piombo: no diritto all'oblio per l'ex terrorista  

Per reati particolarmente gravi prevale l'interesse del pubblico ad accedere alle notizie

La storia non si cancella. E' il principio sancito dal Garante privacy  nel dichiarare infondato il ricorso [doc. web n. 4988654] di un ex terrorista che chiedeva la deindicizzazione di alcuni articoli, studi, atti processuali in cui erano riportati gravi fatti di cronaca che lo avevano visto protagonista tra la fine degli anni 70  e i primi anni 80.
L'interessato che, tra detenzione e misure alternative ha finito di scontare la pena nel 2009, si era rivolto in prima battuta a Google chiedendo la rimozione di alcuni url e dei suggerimenti di ricerca che vengono visualizzati dalla funzione di "completamento automatico" digitando il nominativo nella stringa di ricerca (ad es., inserendo nome e cognome dell'interessato compare la parola terrorista).
Di fronte al mancato accoglimento delle sue richieste da parte di Google, l'interessato  ha presentato un ricorso al Garante sostenendo di non essere un personaggio pubblico ma un libero cittadino al quale la permanenza in rete di contenuti così risalenti nel tempo e fuorvianti rispetto all'attuale percorso di vita, cagiona gravi danni dal punto di vista personale e professionale.
Nel dichiarare infondato il ricorso, l'Autorità ha rilevato che le informazioni di cui si chiede la deindicizzazione fanno riferimento a reati particolarmente gravi, che rientrano tra quelli indicati nelle Linee guida sull'esercizio del diritto all'oblio adottate dal Gruppo di lavoro dei Garanti privacy europei nel 2014, reati per i quali le richieste di deindicizzazione devono essere valutate con minor favore dalle Autorità di protezione dei dati, pur nel rispetto di un esame caso per caso. Secondo il Garante, poi, le informazioni hanno ormai assunto una valenza storica, avendo segnato la memoria collettiva. Esse riguardano una delle pagine più buie della storia italiana, della quale il ricorrente non è stato un comprimario, ma un vero e  proprio protagonista. Inoltre, nonostante il lungo lasso di tempo trascorso dagli eventi l'attenzione del pubblico è tuttora molto alta su quel periodo e sui fatti trascorsi, come dimostra l'attualità dei riferimenti raggiungibili mediante gli stessi url.
Il Garante ritenendo quindi prevalente l'interesse del pubblico ad accedere alle notizie in questione, ha dichiarato infondata la richiesta di rimozione degli url indicati dal ricorrente ed indicizzati da Google.
L'Autorità ha inoltre dichiarato non luogo a provvedere sulla rimozione dei suggerimenti di ricerca nel frattempo eliminati da Google e su un url di un articolo non più indicizzabile da quando l'archivio del quotidiano che lo aveva pubblicato è divenuto una piattaforma a pagamento.

Pa digitale: il Garante privacy chiede maggiori tutele

Parere su nuovo Cad. Auspicata anonimizzazione delle sentenze on line

Sì condizionato del Garante per la protezione dei dati personali sullo schema di decreto legislativo della Presidenza del Consiglio dei ministri che modifica e integra il Codice dell'amministrazione digitale (Cad) [doc. web n. 5177397]. L'Autorità ha chiesto maggiori garanzie di riservatezza  per chiunque si avvalga dell'identità digitale.
Lo schema intende attuare la delega della legge 124/2015 volta a promuovere e rendere effettivi i diritti di cittadinanza digitale di cittadini e imprese e mira a coordinare la disciplina nazionale in materia di documenti informatici e firme elettroniche con quella europea.  Poiché sono previste significative innovazioni al Cad e visto il notevole impatto del provvedimento sui diritti delle persone, l'Autorità ha formulato le proprie osservazioni al fine di adeguare maggiormente il contenuto dello schema di decreto alla disciplina in materia di protezione dati.
Il Garante ha segnalato quindi la necessità di adeguare i termini utilizzati  nello schema alle definizioni adottate nel Regolamento Ue n. 910/2014 (eIDAS) in materia di identificazione elettronica e servizi digitali per le transazioni elettroniche nel mercato interno, e di garantire coerenza tra decreti relativi a Cad, Spid e a trasparenza e anticorruzione. In linea con quanto previsto dalla normativa, l'Autorità ha chiesto, poi, di estendere  il diritto di avere e poter utilizzare un'identità digitale a chiunque risieda legalmente in Italia, non limitandola quindi, senza motivo, a soli cittadini e imprese e di garantire che l'elezione o l'assegnazione del domicilio digitale, considerato mezzo esclusivo di comunicazione con le pubbliche amministrazioni, resti nella facoltà dell'interessato e non divenga un obbligo.
Il Garante ha chiesto, inoltre, di disporre adeguate garanzie per i dati personali, in particolare eliminando la possibilità di inserire nel certificato di firma elettronica qualificata dati aggiuntivi rispetto a quanto previsto dal Regolamento eIDAS (come ad esempio il codice fiscale). Questa previsione infatti, non in linea con i principi di pertinenza e non eccedenza, rischia di contribuire a rendere di fatto il codice fiscale un identificatore unico a livello nazionale,  ratificandone l'utilizzo generalizzato al di fuori del settore fiscale.
Per quanto riguarda l'anonimizzazione delle sentenze - secondo il Consiglio di Stato un tema fuori delega e un ingiustificato appesantimento dell'attività amministrativa - il Garante, nel prendere atto dell'impegno della Presidenza del Consiglio di verificare se tale disposizione rientri nell'ambito della delega, ritiene  tuttavia, che l'appesantimento derivi più dal dover procedere con   una valutazione caso per caso, che non dalla generalizzata anonimizzazione delle sentenze. Prassi sostenuta dall'Autorità  che potrebbe considerarsi  applicazione del principio della privacy by default (protezione per impostazione definita) introdotto dal nuovo Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali, realizzabile seguendo opportune tecniche di redazione.
In tema di sicurezza, infine, l'Autorità ritiene opportuno non abrogare l'articolo relativo al disaster recovery e alla continuità operativa, mantenendo in capo ai soggetti pubblici l'obbligo di provvedere alla conservazione sicura dei dati anche nella fase di attuazione  delle nuove regole.

Rc auto: app su stile di guida, solo se garantisce la privacy

Il software proposto da una assicurazione per ottenere sconti sulle polizze

Una compagnia assicurativa potrà attivare una app per monitorare lo stile di guida degli utenti che decideranno di installarla sul proprio smartphone e proporre a ai più prudenti e attenti al Codice della strada dei buoni sconto per l'acquisto di polizze auto. La società dovrà però informare correttamente i guidatori, limitare i tempi di conservazione dei dati e garantire la privacy degli automobilisti.
Il progetto, sottoposto alla verifica preliminare del  Garante per la privacy [doc. web n. 5175960], prevede lo sviluppo di un'applicazione gratuita da installare sul cellulare, che attribuisce un diverso punteggio basato sullo stile di guida rilevato, e consente agli utenti la visualizzazione dei luoghi in cui si sono verificati eventi potenzialmente rischiosi (quali inversioni ad U, brusche frenate e accelerate). Obiettivo dichiarato della società quello di promuovere modalità di guida più sicure,  contribuire a un minor consumo di carburante e offrire al contempo ai guidatori che hanno raggiunto un certo punteggio eventuali promozioni per l'acquisto di una polizza auto.
La società potrà attivare l'applicativo solo dopo averlo modificato per garantire maggiormente la riservatezza degli automobilisti come richiesto dal Garante. Il partner tecnologico coinvolto nella fornitura del servizio, ad esempio, non potrà conservare i dati sulla geo-localizzazione dei guidatori per più di 90 giorni e potrà trasmettere alla compagnia assicuratrice informazioni statistiche sulle strade percorse esclusivamente dopo aver anonimizzato i dati, eliminando così ogni riferimento agli automobilisti. I dati necessari a contattare gli utenti che manifesteranno uno specifico consenso alla profilazione del loro stile di guida per finalità di marketing potranno invece essere conservati dalla compagnia assicuratrice al massimo per un anno.
Il Garante ha infine prescritto alla società assicuratrice di modificare l'informativa fornita agli utenti che decideranno di installare l'applicativo, chiarendo con precisione quali dati personali saranno trattati e per quale finalità. Tali indicazioni, ad esempio, non dovranno limitarsi a riportare generici riferimenti al monitoraggio dello "stile di guida",  ma dovranno specificare i parametri su cui sarà basata la profilazione del guidatore, come il tipo di strada percorsa, le accelerazioni e le frenate brusche, l'eventuale superamento della velocità consentita.

Sanità, un'attenta analisi delle procedure per garantire la privacy dei pazienti

Ok allo schema tipo della Regione Lazio per aziende del servizio sanitario regionale

L'analisi delle finalità, dei processi e degli strumenti è il primo passo per individuare gli adempimenti necessari in materia di protezione dei dati in ambito sanitario e indicare soluzioni operative rispettose dei diritti alla cura e alla riservatezza dei pazienti. Tale approccio, messo in atto dalla Regione Lazio, si muove nella direzione sempre auspicata dal Garante privacy.  E' questo, in sintesi, il giudizio espresso dall'Autorità su uno "Schema tipo di regolamento aziendale sul trattamento dei dati nei processi di diagnosi e cura", elaborato dalla Regione Lazio a seguito dell'adozione delle Linee guida in tema di Dossier sanitario, varate nel 2015 dal Garante [doc. web. n. 5177496].
Nel "promuovere" lo schema l'Autorità evidenzia inoltre come solo a seguito di una attenta analisi dei processi possano essere attribuiti i diversi profili e livelli di accesso ai dossier sanitari aziendali, nonché  individuati i tempi strettamente necessari per effettuare le attività di consultazione.
Lo schema nasce da uno studio svolto dal Policlinico Umberto I di Roma nell'adempiere alle prescrizioni dettate dall'Autorità per rendere conforme al Codice privacy i trattamenti di dati effettuati attraverso il dossier sanitario aziendale. Nel mettere in atto tali misure il Policlinico ha censito tutti i trattamenti di dati personali svolti al suo interno, compresi quelli per fini di ricerca e amministrativi; le diverse figure (medici, personale sanitario, dottorandi) responsabili a vario titolo dei trattamenti, suggerendo modalità di designazione, contenuto delle nomine, e protocolli di vigilanza sul loro operato; gli strumenti informatici utilizzati e i relativi  obblighi di sicurezza. Il documento "fotografa" anche i numerosi processi di diagnosi e cura presenti in una struttura sanitaria (ad es., accesso al pronto soccorso, ricovero ordinario, ricovero in day surgery), anche in riferimento alle forme di assistenza previste per particolari patologie (ad es., le cronicità, le prestazioni peculiari come la consegna diretta dei farmaci).
Lo schema sarà sottoposto all'approvazione della Giunta regionale affinché possa essere utilizzato dalle aziende sanitarie del servizio sanitario regionale come riferimento per la stesura del proprio regolamento aziendale.

Ultimi articoli su Privacy

Rimani in contatto

140709-linkedin2.jpg  facebook facebook

ComplianceNet: 

Guardia di Finanza: nel 2016 stanati 3.300 gli evasori totali- Padoan: Corruzione inquina – video (RaiNews.it, 21 giugno 2016)

160622-gdf-video.jpg

Fisco, primo bilancio Guardia di Finanza: 3.300 gli evasori totali. Padoan: "Corruzione inquina"

(clicca sull’immagine per vedere il video oppure qui direttamente in mp4 )

Da gennaio a maggio scoperte dalle Fiamme Gialle 840 società fantasma e 30 i milioni di euro di patrimoni sequestrati.
I danni per la malagestione delle risorse pubbliche sfiorano i 2 miliardi.
Mattarella: "La Guardia di Finanza resta un presidio di legalità".
Padoan: "Recuperati dalle tasse evase circa 30 miliardi di euro"

Sono 3.300 gli evasori totali, quei nomi trasparenti per il fisco che non hanno mai versato un centesimo nelle casse dello Stato.
Ma anche 850 società fantasma create per sfuggire alla tassazione e 220 casi di trasferimento indebito di denaro all’estero, con aziende i cui redditi migrano misteriosamente nei paradisi del fisco.
Per un totale di 300 milioni di beni sequestrati e un danni erariali che sfiorano i 2 miliardi di euro.

È questo il bilancio dei primi cinque mesi di attività della Guardia di Finanza, diffuso in occasione dei 242 anni dalla nascita del corpo.
A celebrare oggi l'anniversario della fondazione delle Fiamme Gialle ci sono il Presidente Sergio Mattarella, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, insieme al Comandante Generale della Guardia di Finanza Giorgio Toschi.

I numeri dell'evasione e i sequestri alle mafie

Il colpo alla criminalità organizzata pesa 1,3 miliardi di beni e patrimoni sequestrati, mentre sono più di 200 le aziende “sporche” sulle quali le Fiamme Gialle sono riuscite a mettere i sigilli.
Il registro del contrasto alla criminalità economico-finanziaria conta 1.000 denunciati per il reato di riciclaggio di denaro e 300 per quello di riciclaggio, ma anche 6 tonnellate di droghe sequestrate e 748 narcotrafficanti finiti in manette.
Per quanto riguarda il mercato dei marchi contraffatti, sono 41 milioni i prodotti messi sotto sequestro.
Mentre nel corso dell'attività di controllo dell'immigrazione in mare, la Guardia di Finanza ha arrestato 33 scafisti.

Padoan: "la corruzione inquina il tessuto economico del Paese"

"La corruzione, la criminalità economica anche sui mercati finanziari, i molteplici canali che alimentano l'economia sommersa illegale sono fenomeni complessi ed interdipendenti, capaci di inquinare il tessuto economico ed il sistema finanziario", ha detto il ministro Padoan.
"Il contrasto delle frodi, dell'evasione e dell'elusione fiscale internazionale continua a rappresentare una sfida pressante per l'Italia." Il ministro ha poi spiegato che l'anno scorso sono stati 30 i miliardi di euro recuperati dalle tasse evase: 21 da residenze fittizie all'estero e 7 da società non dichiarate.

Mattarella: “Un presidio di legalità”

“Va evidenziato il delicato ruolo svolto dal Corpo di Polizia economico-finanziaria quale strumento di contrasto nei confronti delle elaborate minacce rivolte all'ordinato andamento delle attività economiche, essenziali nello sviluppo del Paese”, ha scritto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al Comandante Generale Giorgio Toschi, per l’anniversario del corpo.
“La lotta alla criminalità organizzata, la battaglia contro il finanziamento di attività terroristiche, contro le truffe nei confronti dei finanziamenti pubblici sono altrettanti capitoli dell'imponente azione alla quale siete chiamati”.
Mattarella ha poi sottolineato l’importante ruolo delle Fiamme Gialle come presidio di legalità e ha ringraziato i finanzieri per le straordinarie qualità mostrate in mare, quando hanno soccorso uomini, donne e bambini nel loro drammatico viaggio verso l’Europea attraverso il Mediterraneo.

160622-gdf-2.jpg

Ultimi articoli su "Guardia di Finanza"

Ultimi Video

Rimani in contatto

140709-linkedin2.jpg  facebook facebook

Voluntary disclosure, vantaggi equi (Il Sole 24 Ore, 21 giugno 2016)

160622-corte.jpg

Commissioni tributarie. Due sentenze di Ctp stabiliscono che il raddoppio dei termini non si applica alle istanze presentate prima dell’entata in vigore della legge 186/2014

  • di Alessandro Massa

Anche alle istanze di voluntary disclosure formulate anteriormente all’entrata in vigore della legge 186/2014 non si applica il raddoppio dei termini per l’accertamento e la misura delle sanzioni deve essere parametrata con riguardo alla legge più favorevole sopravvenuta.
A esprimere questi principi di diritto sono state due sentenze di merito, depositate a pochi giorni di distanza l’una dall’altra, e cioè la Ctp Genova n.1110/13/2016 depositata il 5 maggio 2016 e la Ctp Mantova n.100/02/2016 depositata il 13 maggio 2016.
L’agenzia delle Entrate aveva notificato alcuni avvisi di accertamento e atti di irrogazione delle sanzioni a seguito di istanze di collaborazione volontaria depositate dai contribuenti in epoca precedente la vigenza della legge 186/2014, e cioè nel corso dell’anno 2014, sanzionandoli anche per gli anni precedenti la scadenza dei termini ordinari ai sensi dell’articolo 12, comma 2-bis, Dl 78/2009.
I provvedimenti venivano impugnati eccependo, oltre alla irretroattività della norma da ultimo citata, anche la sua inapplicabilità in forza dell’articolo 5-quater, comma 4, Dl 167/1990, così come introdotto dalla legge n.186/2014, norma che, essendo intervenuta a disciplinare la medesima disciplina nelle more del procedimento di accertamento, doveva trovare applicazione in virtù del principio tempus regit actum.
Quanto alla misura delle sanzioni, inoltre, veniva invocato il principio del favor rei.
I giudici del merito, in entrambi i casi, hanno accolto le domande dei contribuenti, annullando i provvedimenti relativi agli anni non più accertabili e mandando all’Agenzia di rideterminare le sanzioni rispetto a quelli accertabili.
In particolare il giudice mantovano osserva come la legge 186/2014, essendo intervenuta prima dell’emanazione degli atti impugnati, abbia «chiaramente escluso la possibilità di applicare il raddoppio dei termini nei casi in cui il ricorrente volontariamente disveli il patrimonio detenuto all’estero in Paesi che, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore, sottoscrivano accordi con l’Italia (fatto pacificamente avvenuto per la Svizzera) e che, nel contempo, rilasci all’intermediario estero autorizzazione a trasmettere alle autorità finanziarie italiane tutti i dati concernenti le attività oggetto di collaborazione volontaria (il ricorrente lo ha fatto e ne ha dato tempestiva notizia alla amministrazione finanziaria)».
Dunque ove il contribuente abbia adempiuto agli obblighi previsti dalla legge, anche se la sua istanza era stata presentata prima dell’entrata in vigore della stessa, può legittimamente invocare l’applicazione delle disposizioni premiali.
Ciò nonostante il fatto che l’Agenzia, con la circolare n.27/E/2015, avesse espressamente negato la disapplicazione del raddoppio dei termini prevista alle istanze di collaborazione volontaria pervenute prima della entrata in vigore della legge 186/2014.
Le pronunce hanno notevole rilevanza dal punto di vista dottrinale in quanto accolgono implicitamente l’idea per cui la collaborazione volontaria costituisca un unico istituto, regolato dapprima solamente dalla prassi e dalla circolare n.38/E/2013 e in seguito disciplinato da mirati interventi legislativi (prima il Dl 4/2014, non convertito, e dopo la legge 186/2014).

Ultimi articoli su Voluntary Disclosure

Rimani in contatto

140709-linkedin2.jpg  facebook facebook

La geografia dell’evasione fiscale in Italia – video e slide (Agenzia delle Entrate, 21 giugno 2016)

160621-evasione-fiscale-italia.jpg

Fonte: Economia.Rai.it

L’Agenzia delle Entrate presenta DbGeo (Data base Geomarket) che contiene informazioni economiche, sociali, finanziarie e demografiche

160621-evasione-fiscale-italia-video-play.jpg

(clicca sull'immagine per vedere il video o direttamente qui in formato mp4,  durata: 1 minuto e mezzo circa)

  • Qui le slide in pdf  (18 slide, 249 K)

“La maggiore quantità in termini assoluti di evasione è ovviamente al Nord perché c’è la produzione maggiore, il maggiore tenore di vita, ma se scendiamo nella realtà, scopriamo che la maggiore intensità, cioè come propensione all’evasione, è in alcune regioni del Centro-Sud, soprattutto il Sud, in cui ci sono una serie di indicatori di altro tipo, come quello della pericolosità sociale e del tenore di vita che sono strettamente connessi ad un diverso grado di adempimento spontaneo e quindi di evasione, numeri che sono molto sfumati e diversi tra loro che passano da un 54% al Nord ad un 21% al Sud con numeri quantitativi molto diversi”.
Questo è quanto sottolinea la direttrice dell'Agenzia delle Entrate Rossella Orlando, intervenuta nel corso del Festival dell'Economia di Trento 2016, mettendo in evidenza come ci siano alcune idee ormai datate che riguardano il fisco in Italia, come quella che chi evade è più furbo.
"In verità c'è una grande parte del nostro Paese che le tasse le paga e prova imbarazzo nei confronti di chi non lo fa. Dobbiamo lavorare in tal senso- ha detto Rossella Orlandi- per fortificare questa sensibilità che risulta maggiore rispetto al passato. Va detto altresì, che in Italia dove c'è un'alta pressione fiscale rispetto al numero dei cittadini, l'evasione fiscale rallenta la crescita, perché tiene sul mercato aziende che non dovrebbero operare, che assorbono quote di mercato illegalmente. Quindi si tratta di un problema economico, non solo etico".
La direttrice Orlandi ha parlato anche di tax gap: continua, nonostante la crisi, il trend positivo, e nel 2015 dai 93 miliardi l'anno, si è verificata un'ulteriore contrazione dell'evasione, arrivando a 91 miliardi.
Tali dati emergono da uno studio realizzato dall'ente, che ha raccolto in un data base denominato DbGeo (Data base Geomarket) le principali informazioni economiche, sociali, finanziarie e demografiche che caratterizzano le strutture di terzo livello (le Direzioni provinciali) in cui è articolata.
Il DbGeo definisce un profilo del bacino amministrato che scaturisce dalla lettura congiunta delle informazioni e suddivide il territorio nazionale in gruppi omogenei sulla base di parametri che hanno rilevanza sia per l’attività di servizio all’utenza sia per l’azione di contrasto.
Gli indicatori utilizzati in questo studio sono raggruppate in 7 aree tematiche:

  • numerosità del bacino,
  • pericolosità fiscale,
  • pericolosità sociale,
  • tenore di vita, maturità della struttura produttiva,
  • livello di tecnologia e servizi,
  • disponibilità di infrastrutture di trasporto.

Occorre dunque una sinergia corale istituzionale per battere l'evasione, laddove c'è una fortissima criminalità economica non basta la repressione, ma serve un'attività di prevenzione.
Si lavora anche ad un benessere sociale, perché dove il tenore di vita e la qualità dei servizi sono più alti, l'evasione diminuisce.

160621-evasione-fiscale-italia2.jpg

Allegati

  • Qui il video in formato mp4   (durata: 1 minuto e mezzo circa)
  • Qui le slide in pdf  (18 slide, 249 K)

Link

Leggi anche

Altri articoli su Rossella Orlandi

Rimani in contatto

140709-linkedin2.jpg  facebook facebook

L’Ocse accelera sul progetto Beps (Il Sole 24 Ore, 18 giugno 2016)

160618-sole-beps.jpg

  • Fonte: in pdf  su rassegna stampa dell’Agenzia delle Entrate

Misure antielusive. In Italia si attende l’emanazione del decreto di attuazione del cosiddetto «Country-by-Country report»

  • di Domenico Pezzella e Benedetto Santacroce

L’Ocse nei giorni scorsi nei suoi periodici appuntamenti dedicati allo stato di avanzamento del progetto Beps (Base erosion and profit shifting) ha dato particolare enfasi ai progressi di implementazione all’interno dei singoli Stati del cosiddetto “Country-by- Country report
L’Italia è uno dei 48 Stati che, a seguito della pubblicazione delle direttive finali del progetto Beps, si è preventivamente attivata per l’introduzione dell’obbligo per le multinazionali di presentare annualmente una rendicontazione Paese per Paese.
L’obbligo è previsto dall’articolo 1, comma 145 della legge di stabilità 2016 (Legge n. 208/15), ma affinché divenga pienamente operativo è necessario attendere il decreto di attuazione del ministro dell’Economia.
Decreto che, sarebbe dovuto arrivare entro 90 giorni, ancora non ha visto la luce.
Nelle more, la Commissione Ue ha formulato una proposta di direttiva per la modifica della direttiva 2013/34/Ue sulla comunicazione delle informazioni sull’imposta sul reddito da parte di alcune imprese succursali.
Una proposta che recepisce le proposte avanzate in ambito Ocse sull’azione Beps n.13 in merito al Country-by-Country Report.
Nell’analisi svolta durante la Tax Talk si è, dunque, enfatizzato il ruolo di tale strumento nella lotta all’elusione fiscale ed è stata ribadita la necessità che la maggior parte degli Stati introduca al più presto l’obbligo di predisposizione di tale Report.
Particolare attenzione è stata posta sulle modalità attraverso cui le informazioni recepite dall’amministrazione finanziaria dove ha sede la capogruppo possano essere veicolate agli altri Stati in cui sono localizzate le società controllate al fine di avere un ottimale monitoraggio delle operazioni intragruppo.
La modalità preferenziale è lo scambio di informazioni implementato mediante il canale dei trattatati bilaterali ovvero, preferibilmente, con accordi multilaterali.
Al momento già 39 giurisdizioni hanno sottoscritto il relativo Multilateral Competent Authority Agreement.
L’articolo 6 prevede un meccanismo automatico di scambio di informazioni tra i diversi Stati.
Le informazioni devono essere trasferite esclusivamente alle singole amministrazioni finanziarie che sono tenute a trattarle nel rispetto delle norme sulla riservatezza contenute all’interno dei diversi trattati ed accordi internazionali.
Da un punto di vista pratico l’Ocse sta poi sviluppando un “sistema comune di trasmissione dati” al fine di agevolare la condivisione e trasmissione fisica delle informazioni contenute nel Country-by-Country Report.
Tale sistema avrà il compito di mettere in comunicazione in via bilaterale le diverse amministrazioni finanziarie.
In definitiva gli sforzi che si stanno compiendo a livello internazionale in merito al Country by Country Report riguardano la creazione di un sistema comune che permetta un effettivo uso delle informazioni raccolte ma nel rispetto del diritto alla riservatezza dei soggetti che forniscono tali informazioni

160618-country.jpg

Leggi anche

Ultimi articoli su BEPS

Rimani in contatto

140709-linkedin2.jpg  facebook facebook

ComplianceNet: 

Pagine