Voluntary disclosure: il raddoppio dei termini certo (Italia Oggi, 31 luglio 2015)

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Oggi in consiglio dei ministri l’ok definitivo alla voluntary per i reati prescritti
Le nuove regole con la pubblicazione del decreto

  • di Cristina Bartelli

Il raddoppio dei termini è certezza.
Oggi il consiglio dei ministri approverà in via definitiva il decreto legislativo sulla certezza del diritto e con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale a stretto giro si delineeranno i contorni della disciplina della collaborazione volontaria.
Il decreto, il cui iter è iniziato lo scorso dicembre, dopo uno stop di molti mesi e molti rimaneggiamenti, è stato approvato in seconda lettura il 17 luglio scorso (si veda ItaliaOggi del 17/7/2015) con delle rilevanti novità proprio in tema di voluntary disclosure.
Un rapido nuovo esame istituzionale presso le commissioni finanze di Camera e Senato che hanno preso atto del recepimento di alcune delle loro osservazioni e ora Mattero Renzi, presidente del consiglio mette il sigillo conclusivo alla normativizzazione nell’ordinamento tributario italiano di una disciplina di abuso di diritto fiscale.
In particolare, il decreto legislativo approvato il 17 luglio scorso introduce la possibilità per gli anni prescritti, dal punto di vista tributario ma non penale di accedere alla voluntary disclosure a costo zero.
La disposizione è finalizzata al coordinamento delle disposizioni in materia di voluntary disclosure con la nuova disciplina in tema di raddoppio dei termini.
Si considerano oggetto della procedura di collaborazione volontaria anche gli imponibili, le imposte e le ritenute correlati alle attività dichiarate nell’ambito della procedura per i quali è scaduto il termine per l’accertamento, allo scopo di superare l’incertezza interpretativa connessa al disallineamento temporale tra termine di prescrizione dell’azione penale e termine di decadenza dell’accertamento tributario amministrativo.
La disposizione, come detto in precedenza, è a costo zero.
Il passaggio si ricava sempre dalla relazione tecnica quando si precisa appunto che: «La disposizione non può in alcun modo incidere sul gettito tributario atteso che la stessa si rende applicabile esclusivamente a fattispecie relative ad annualità per le quali è già scaduto il termine per l’accertamento tributario».
La nuova disciplina sul raddoppio dei termini opera in presenza di una violazione che comporta obbligo di denuncia ai sensi dell’articolo 331 codice procedura penale per uno dei reati tributari.
Attualmente l’amministrazione finanziaria può beneficiare del raddoppio anche se non ancora inoltrata formale denuncia o se è stata presentata nei termini ordinari ormai spirati.
Con le nuove regole il raddoppio non opera qualora la denuncia da parte dell’amministrazione finanziaria sia presentata o trasmessa oltre la scadenza ordinaria dei termini.
Per amministrazione finanziaria si dovrà intendere non solo l’Agenzia delle entrate ma anche la Guardia di finanza.
Le nuove regole si applicheranno per gli avvisi di accertamento, i provvedimenti che irrogano sanzioni e gli altri atti impugnabili notificati dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo.
È fatta salva la pregressa disciplina per gli atti notificati alla data di entrata in vigore del decreto nonché dei processi verbali di constatazione per cui il contribuente ha avuto formale conoscenza entro la data di entrata in vigore del decreto e che gli atti recanti pretesa impositiva siano notificati entro il 31 dicembre 2015.

 

Fatca, dalle Entrate la bozza di provvedimento (Italia Oggi, 30 luglio 2015)

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Fonte: AssiNews

  • di Gloria Grigolon

Arriva l’ok dalle Entrate alla bozza di provvedimento contenente le regole per l’invio delle informazioni al Fisco italiano in ottemperanza dei vincoli Fatca.
È stata pubblicata ieri la bozza di provvedimento che definisce le modalità con le quali le istituzioni finanziarie dovranno inoltrare i dati dei contribuenti italo-statunitensi all’Agenzia delle entrate, secondo l’accordo sottoscritto nel gennaio 2014 con l’Internal Revenue Service statunitense, il Fisco Usa.
Ricalcando quanto già esposto nel comunicato del 24/7 – relativo alle linee guida che banche e intermediari dovranno seguire per la comunicazione – l’Agenzia ha confermato che la documentazione relativa all’anno 2014 sui soggetti con doppia nazionalità dovrà essere consegnata al Fisco italiano entro il 31 agosto 2015.
Come detto da ItaliaOggi del 25/7, sarà necessario che gli istituti finanziari comunichino, oltre al codice fiscale della Us person e a tutta l’attività ad esso correlata, anche il codice fiscale della stessa Reporting Italian Financial Institution, nonché quello, se presente, dell’entità sponsor.
I dati, si conferma, viaggeranno tramite piattaforma Sid, con tracciato record Xml.
La versione definitiva del provvedimento sarà resa nota dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale attuativo dell’accordo Fatca.

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Allegato

Testo del provvedimento

  • Agenzia delle Entrate, “Disposizioni attuative del decreto ministeriale del… di attuazione della legge 18 giugno 2015, n. 95 di ratifica dell’Accordo tra il Governo degli Stati Uniti d’America e il Governo della Repubblica italiana finalizzato a migliorare la compliance fiscale internazionale e ad applicare la normativa FATCA (Foreign Account Tax Compliance Act). Modalità e termini di comunicazione delle informazioni rilevanti”, 20 luglio 2015  (pdf (link is external), 335 K, 6 pp.)
  • Allegati
  1. Tracciato XML e schema XSD (zip)
  2. Istruzioni per la compilazione e la trasmissione dei dati (pdf )
  3. Prescrizioni del Garante per la protezione dei dati personali (pdf)

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Agenzia delle Entrate: Bozza di provvedimento attuativo Facta (29 luglio 2015)

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Il 29 luglio 2015 l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la “Bozza di provvedimento attuativo Facta” (pdf, 335 K, 6 pp.) e i relativi allegati.

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Testo

Agenzia delle Entrate, “Disposizioni attuative del decreto ministeriale del… di attuazione della legge 18 giugno 2015, n. 95 di ratifica dell’Accordo tra il Governo degli Stati Uniti d’America e il Governo della Repubblica italiana finalizzato a migliorare la compliance fiscale internazionale e ad applicare la normativa FATCA (Foreign Account Tax Compliance Act). Modalità e termini di comunicazione delle informazioni rilevanti”, 20 luglio 2015  (pdf, 335 K, 6 pp.)

Allegati

  1. Tracciato XML e schema XSD (zip)
  2. Istruzioni per la compilazione e la trasmissione dei dati (pdf )
  3. Prescrizioni del Garante per la protezione dei dati personali (pdf)

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Con la «231» impugnazioni separate (Il Sole 24 Ore, 29 luglio 2015)

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Responsabilità degli enti. Solo l’urgenza consente la nomina del legale senza le formalità sociali
Le Sezioni Unite penali della Cassazione, con la sentenza 33041/15 depositata ieri, sciolgono alcuni nodi sul conflitto di interessi che può emergere tra il rappresentante legale della società e l’ente stesso, nell’ipotesi di indagine penale che coinvolga entrambi.
Nel caso da cui originava la remissione, il tribunale di Ancona – e poi il Riesame – aveva respinto un’impugnazione nell’interesse dell’ente (contro il sequestro preventivo finalizzato alla confisca) poichè la nomina del difensore della società era stata sottoscritta dal legale rappresentante, quindi violando la procedura prevista dall’articolo 39 del decreto legislativo 231/2001 («Rappresentanza dell’ente»).
In sostanza, secondo un’opinione prevalente in giurisprudenza, il rischio di conflitto di interessi tra le stesse difese (quella personale e quella per l’ente) avrebbe fatto preferire, in questi casi di urgenza, una nomina d’ufficio.
Le Sezioni Unite, però, dopo una lunga ricognizione sui precedenti, hanno stabilito che il discrimine è dato dalla cronologia – cioè dall’urgenza – dei provvedimenti adottati contro l’ente.
Nel caso di impugnazione contro il sequestro, quindi, non c’è tempo materiale per rispettare la procedura dell’articolo 39, mentre se l’ente avesse già ricevuto un avviso di garanzia la nomina “viziata” di un legale potenzialmente in conflitto non sarebbe ammissibile.

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Sindaci, controlli con interviste (Il Sole 24 Ore, 29 luglio 2015)

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Società non quotate. La guida del Consiglio nazionale dei commercialisti per la vigilanza sull’organizzazione

  • di Rosanna Acierno

Verificare che le funzioni, i compiti e le linee di responsabilità delle figure aziendali siano individuate in maniera chiara e precisa.
Controllare che l’attività decisionale e direttiva della società sia effettivamente esercitata dai soggetti ai quali sono attribuiti i relativi poteri.
Vigilare costantemente sulla corretta adozione delle procedure aziendali da parte del personale addetto all’interno di ciascuna funzione aziendale e verificare che l’operatività aziendale sia organizzata sulla base dei “processi”, a loro volta declinati in “procedure” costantemente aggiornate.
Sono questi solo alcuni dei suggerimenti forniti dalla guida operativa «Attività di vigilanza del collegio sindacale delle società non quotate nell’ambito dei controlli sull’assetto organizzativo», redatta lo scorso maggio dalla commissione Collegio sindacale dell’Ordine dei commercialisti ed esperti contabili di Roma e validata dal gruppo di studio del Consiglio nazionale dell’Ordine per le norme di comportamento degli organi di controllo legale delle società.
Il documento è un valido aiuto per tutti i professionisti che, in qualità di sindaci di società, sono chiamati ad esercitare compiti delicati e alquanto rilevanti per l’efficienza aziendale.
Infatti, nel corso del suo mandato, il collegio sindacale deve vigilare sull’osservanza della legge e dello statuto, sul rispetto dei principi di corretta amministrazione, nonché sull’adeguatezza e sul concreto funzionamento dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile.
Tuttavia, nonostante la formulazione dell’articolo 2403 del Codice civile in merito ai doveri di vigilanza dei sindaci possa (a prima vista) sembrare poco complessa, spesso, soprattutto riguardo al controllo sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, non si ha contezza degli adempimenti richiesti a causa della genericità dell’ambito di applicazione.
È infatti un controllo continuo che deve essere operato dai sindaci in merito al funzionamento dell’assetto organizzativo, ossia in merito all’adeguatezza dell’insieme di direttive e procedure stabilite per garantire che il potere decisionale all’interno della società sia assegnato (ed effettivamente esercitato) ad un appropriato livello di competenza.
Esso assume particolare rilevanza, dal momento che consente di limitare la discrezionalità e di aumentare efficienza e produttività della società, anche attraverso una elevata capacità di coordinamento e di efficienza delle diverse strutture funzionali.
Nel corso del proprio mandato, dunque, i sindaci dovranno pianificare e svolgere interventi di vigilanza sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, segnalare agli amministratori eventuali rischi riscontrati e verificare l’efficacia delle misure di contenimento di questi ultimi.
Sotto il profilo strettamente operativo, così come illustrato nella guida, il collegio, nel valutare l’adeguatezza dell’assetto organizzativo, dovrà:
individuare in modo chiaro e preciso le funzioni, i compiti e le linee di responsabilità;
garantire, mediante adeguate procedure e concrete modalità operative, che l’attività decisionale e direttiva della società sia effettivamente esercitata dai soggetti ai quali sono attribuiti i relativi poteri;
prevedere e applicare procedure che assicurino la presenza di personale con adeguata competenza a svolgere le funzioni ad esso assegnate;
implementare le direttive e le procedure aziendali in modo da garantire un costante aggiornamento di queste ultime, nonché la loro effettiva diffusione tra il personale dipendente;
esaminare i piani aziendali attraverso l’analisi dei documenti che costituiscono “il sistema della programmazione, pianificazione e controllo” quali i budget operativi e i piani strategici aziendali;
valutare l’adeguatezza dei flussi informativi trasmessi dalla direzione e dai responsabili delle funzioni organizzative, per rilevare eventuali criticità, debolezze e inefficienze della struttura organizzativa adottata dalla società;
verificare adeguatezza e idoneità del sistema informatico aziendale a supportare la gestione dei processi.
Per svolgere al meglio queste verifiche, la guida suggerisce ai sindaci anche di intervistare direttamente i responsabili delle funzioni operative e i soggetti della direzione aziendale.
Ovviamente, precisa la guida, l’assetto organizzativo va valutato alla luce delle reali dimensioni aziendali: al loro crescere, la struttura organizzativa deve essere più articolata e, conseguentemente, la società dovrebbe procedere ad una maggiore formalizzazione delle procedure e delle direttive volte a monitorare i diversi processi aziendali.
Al contrario, nelle società di modesta dimensione la semplicità della struttura organizzativa potrà consentire una minore formalizzazione degli assetti organizzativi in ragione della semplicità dei processi sia in termini di numero degli stessi sia con riferimento alla tipologia delle attività e alla quantità delle persone coinvolte.

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Voluntary disclosure: anche ai frontalieri si applica il rientro (Italia Oggi, 29 luglio 2015)

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Fonte: http://finanza.tgcom24.mediaset.it

  • di Valerio Stroppa

Anche frontalieri e soggetti iscritti all’Aire devono attivare in taluni casi la voluntary disclosure per sanare le violazioni fiscali del passato.
Non c’è bisogno di alcuna norma chiarificatrice né di un intervento che escluda tali categorie.
Questa la risposta del viceministro dell’economia, Luigi Casero, intervenuto ieri durante la discussione del decreto sulla certezza del diritto da parte della commissione finanze del Senato.
Claudio Micheloni, senatore pd, evidenziava che «numerosi lavoratori e pensionati residenti all’estero, iscritti e ex iscritti all’Aire o frontalieri e ex frontalieri, detentori di risorse frutto di risparmio depositate all’estero sono oggetto di una indebita attività promozionale da parte di professionisti tesa a indurli ad aderire alle procedure di collaborazione volontaria, in vista della scadenza del prossimo 30 settembre».
Da qui la richiesta all’esecutivo di intervenire.
Ma il governo, pur ribadendo che la collaborazione volontaria riguarda solo i soggetti che detengono risorse illegalmente, ricorda che in alcuni casi potrebbero rientrarvi anche le citate categorie.
Casero ha poi ricordato come la questione sarà affrontata dalla circolare delle Entrate attesa per la prossima settimana.
Il dlgs, così come quello sui corrispettivi telematici ai fini Iva, riceverà oggi il parere.
Il presidente della commissione, Mauro Maria Marino (Pd), ha espresso soddisfazione per il fatto che le osservazioni più significative avanzate dalla commissione nel primo parere sono state poi recepite dal governo.

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Voluntary, calcoli in appalto (Italia Oggi, 29 luglio 2015)

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La scadenza è sempre più vicina. Spesso i conteggi affidati in outsourcing a grandi società
E gli studi professionali ritoccano le parcelle al rialzo

  • di Fabio Tassi

La voluntary disclosure alza i prezzi.
In attesa di una proroga ancora dai contorni piuttosto incerti e con la scadenza del 30 settembre (termine per aderire alla procedura) che si avvicina, chi decide oggi di avvalersi della collaborazione volontaria va incontro a preventivi più elevati da parte dei professionisti.
Tempo e risorse dei professionisti sono infatti sempre più scarsi.
E per ottimizzarli, nelle ultime settimane, si sta verificando un ulteriore fenomeno, vale a dire l’appalto dei conteggi (ossia la fase più complessa della procedura) da parte degli studi professionali medio-piccoli alle realtà di consulenza più grandi e strutturate, che hanno sviluppato in questi mesi software in grado di automatizzare (almeno in parte) il calcolo dei redditi di capitale e diversi derivanti dagli asset finanziari detenuti all’estero.
I costi dei calcoli in esterna variano in proporzione alla consistenza del patrimonio oggetto di regolarizzazione: si passa dai 3-5 mila euro per le pratiche fino ai 2 milioni di euro (che potenzialmente potrebbero rientrare nel meccanismo forfettario) ai 10-15 mila euro per quelle di valore superiore, secondo quanto previsto per esempio da un contratto di incarico che ItaliaOggi ha avuto modo di consultare.
Naturalmente le cifre sono indicative e devono essere adeguate a ogni singola procedura, dal momento che intervengono fattori ulteriori quali il numero delle operazioni, la presenza di uno o più intermediari depositari, il periodo temporale oggetto di mappatura.
In taluni casi subentra anche un ulteriore soggetto in «subappalto», previamente indicato nel contratto di consulenza, al quale vengono delegati in tutto o in parte i calcoli.
A farsi carico dell’adeguata verifica e degli adempimenti antiriciclaggio dovrebbe essere sempre il professionista committente, che a sua volta ribalterà il costo dei conteggi in outsourcing sul proprio cliente.
Anche a causa del ritardo nell’approvazione del decreto sulla certezza del diritto, contenente la nuova disciplina del raddoppio dei termini, la maggior parte delle pratiche giace infatti ancora nei cassetti dei professionisti da diversi mesi.
Ciò ha «ingolfato» il lavoro di molti studi, che si ritrovano con tanti fascicoli di disclosure in carico e nuovi clienti che bussano alla porta, due mesi di tempo (con in mezzo le ferie estive) e una certa difficoltà a effettuare un recruitment mirato in tempo così ristretti.
Alcune realtà hanno fissato delle asticelle di valore al di sotto delle quali non vengono accettati più mandati, altre addirittura non acquisiscono ulteriori incarichi rispetto a quelli già presi (si veda ItaliaOggi del 9 aprile 2015).
A ciò deve aggiungersi il fatto che le banche estere impiegano in media dalle 4 alle 6 settimane per rispondere alla richiesta della documentazione di supporto alla voluntary disclosure.
Estratti conto e rendiconti, peraltro, possono costare da 500 a 2.500 mila euro per ogni annualità oggetto della procedura, e ciò fa salire ulteriormente il costo della regolarizzazione (specie in presenza di più intermediari).
Al di là dell’onere economico, chi si attiva soltanto ora potrebbe essere fuori tempo massimo rispetto alla scadenza ordinaria del 30 settembre, entro la quale istanza, relazione e documenti dovranno essere inviati all’Agenzia delle entrate (salvo eventuali proroghe).
Senza dimenticare che, per i patrimoni di minore consistenza, le best practice professionali suggeriscono di effettuare le simulazioni di disclosure forfetaria e analitica, al fine di valutare ex post quale strada sia più conveniente.
Il metodo a forfait, infatti, prevede l’applicazione di un’imposta sui rendimenti pari al 27% su un rendimento presunto del 5% annuo.
Un tasso attivo elevato, difficilmente raggiunto soprattutto dai piccoli portafogli, che con il metodo analitico in molti casi pagherebbero meno imposte rispetto all’1,375% annuo previsto dal forfettario, ma una parcella del professionista maggiore.
I calcoli di convenienza vanno operati caso per caso.

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Voluntary disclosure: waiver svizzeri spediti indietro (Italia Oggi, 28 luglio 2015)

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L’Agenzia delle entrate e l’Associazione banche ticinesi hanno perfezionato il modello. Obiezioni degli uffici italiani sulla completezza dei dati

  • di Cristina Bartelli

Waiver svizzeri rispediti ai mittenti dall’Agenzia delle entrate.
Troppo lacunosi in alcuni casi tanto da non consentire di stabilire bene il ruolo di chi firmava l’autorizzazione allo scambio di informazione tra banca elvetica e amministrazione nell’ambito della procedura della regolarizzazione dei capitali.
Tanto che, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, Agenzia delle entrate e associazione bancaria ticinese hanno avuto incontri chiarificatori per mettere a punto delle versioni elvetiche più vicine al quella non obbligatoria, ma vivamente consigliata, messa a disposizione dell’Agenzia delle entrate per i contribuenti che aderiscono alla voluntary disclosure.
Dopo che a giugno erano state le banche svizzere a rifiutare il modello firmato dall’Agenzia (si veda ItaliaOggi del 4/6/2015), ora tocca all’amministrazione guidata da Rossella Orlandi rispedire, perché giudicate incomplete, alcune autorizzazioni made in Svizzera.
Con il waiver, coloro che intendono mantenere gli asset regolarizzati in Svizzera, Liechtenstein o Principato di Monaco potranno disinnescare il raddoppio dei termini e beneficiare delle sanzioni sul monitoraggio fiscale previste per i paesi white list (con un costo finale dello 0,5% annuo).
Il modello non deve essere utilizzato obbligatoriamente, ma costituisce «un utile strumento di ausilio e ci si aspetta che il suo contenuto possa essere arricchito anche con il contributo dei cittadini, degli operatori del settore e dei professionisti», ha spiegato l’Agenzia quando il 30 aprile scorso ha diffuso il modello dell’autorizzazione allo scambio di informazione.
Il problema riguardava, in particolare, le firme per presa conoscenza, a giudizio dell’amministrazione finanziaria italiana troppo generiche, tanto da rendere difficoltoso risalire al ruolo del funzionario incaricato.
La soluzione comunque sembra essere stata trovata in un nuovo modello di waiver dell’associazione ticinese che, fanno notare dalle Entrate, non senza una punta di orgoglio, è molto vicino al format messo a punto da Via Cristoforo Colombo (sede di Roma dell’Agenzia delle entrate).
Intanto il rilascio della proroga sui termini della voluntary disclosure è soltanto una questione politica.
E dunque in un certo senso strategica.
Al momento i tecnici che trasformeranno l’esigenza dello slittamento dei termini in norma stanno ragionando sulle diverse opzioni nel riconoscerla subito (andando però a discapito delle esigenze di gettito) o magari darla anche a termini chiusi, a ottobre, scommettendo su una riapertura dei termini.
In questo caso, come peraltro avvenne nelle edizioni degli scudi fiscali, la riapertura è con una penalità per i ritardatari.
Ci sarebbe cioè una sorta di do ut des.
Sforando a dopo il 2015, con una proroga lunga, si consentirebbe di sanare anche l’anno d’imposta 2014 ma si permetterebbe anche all’Agenzia delle entrate di continuare ad accertare l’anno di imposta 2010 in scadenza, in termini normali, al 31 dicembre 2015.
Se invece si optasse per una proroga minima, soprattutto se le esigenze di gettito fossero di gran lunga più stringenti, per esempio entro il 31 dicembre 2015 non sarebbe necessario nessun aggiustamento.
Infine, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, l’orientamento dell’Agenzia è quello di consentire al contribuente che presenta la cosiddetta prenotazione della voluntary di completare la consegna dei documenti anche oltre i 30 giorni della legge.

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