UIF: Portale per il contrasto al finanziamento del terrorismo (25 maggio 2016)

160525-uif-portale-at2.jpg

  • Fonte: comunicato UIF del 20 maggio 2016 in pdf

Portale per il contrasto al finanziamento del terrorismo

Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia

Roma, 20 maggio 2016

La UIF ha realizzato un Portale che consente agli operatori un facile e immediato accesso a un’ampia selezione di pubblicazioni curate da organismi internazionali in materia di contrasto al finanziamento del terrorismo.
Il portale è consultabile sul sito web della UIF, nella sezione ADEMPIMENTI DEGLI OPERATORI al seguente indirizzo : https://uif.bancaditalia.it/adempimenti-operatori/portale-contrasto/index.html
La UIF intende dare un supporto agli intermediari finanziari, ai professionisti e agli operatori economici che sono chiamati a contribuire al contrasto del finanziamento del terrorismo individuando e segnalando all’Unità di Informazione Finanziaria le operazioni che possono nascondere tale finalità (d.lgs. 231/2007).
La conoscenza delle indicazioni, delle riflessioni e delle esperienze condotte in sede internazionale può potenzia re la capacità di individuare operazioni e comportamenti a rischio.

Rimani in contatto

140709-linkedin2.jpg  facebook facebook

Ultimi articoli su UIF

150716-uif.jpg

Ultimi articoli su "Antiriciclaggio"

443px-Money-laundering.svg.png

(image from http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Money-laundering.svg)

ComplianceNet: 

Corruzione, Visco: in Italia più grave e urgente. Cantone: serve impegno di tutti (Il Sole 24 Ore, 24 maggio 2016)

Palazzo_Koch_1000117.jpg

Convegno organizzato dall’Anac
Il problema della corruzione «nel contesto attuale italiano è ancora più rilevante e urgente che per altri paesi».
Lo ha sottolineato il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, aprendo i lavori di un convegno organizzato dall'Anac presso la Banca d’Italia.
«Il fenomeno della corruzione - ha aggiunto - purtroppo è diffuso come in altri paesi».
E «il caso dei Panama Papers è una delle evidenze recenti - ha aggiunto Visco - sull'uso di veicoli societari opachi per nascondere proventi di comportamenti illeciti, tra cui evasione fiscale e corruzione».
«La lotta alla corruzione - ha sottolineato il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione - Raffaele Cantone non è solo lotta al malaffare ma lotta ad uno dei più gravi problemi del Paese perche' blocca l'economia, la concorrenza e causa la fuga dei cervelli».
Rivolto alla platea del secondo incontro nazionale con i responsabili di prevenzione della corruzione Cantone ha sottolineato: «Sulla prevenzione e corruzione non si può tornare indietro; c’è ormai un intervento strutturale da parte del legislatore».
Ma, ha aggiunto Cantone «la riuscita spetta all'impegno di tutti».
Insomma «nessuno mette in discussione che il momento della repressione è uno dei cardini della lotta alla corruzione, ma appunto è uno. L'altro è quello della prevenzione».
Con le nuove norme varate, come il Codice degli appalti o la riforma che riguarda la Pa, ai responsabili anticorruzione degli enti - oggi riuniti a Roma per il secondo convegno annuale - spetterà «un compito rilevante di controllo.
L'Autorità, da parte sua, mette in campo un nuovo piano nazionale per la prevenzione della corruzione: prima - ha detto Cantone - era un tomo quasi enciclopedico, di difficile lettura. Ora la parte generale è di 28 pagine assolutamente esplicative, tende a dare indicazioni sulle principali aree di rischio ed è comprensibilissima.
I piani - ha ricordato Cantone - non sono carta, non sono adempimenti burocratici, come in parte si continua a credere, ma sono strumenti di compliance” attraverso i quali anche il cittadino può partecipare».

Un tema ripreso questa mattina anche da Matteo Renzi

«Gli accordi anti-corruzione che stiamo siglando sono un punto di riferimento nel mondo» ha detto Renzi .
«Ho fatto due presentazioni a Londra e in Serbia. Dovranno esserlo anche a livello del G7 e io in Giappone porterò questa nostra esperienza come esempio di lotta alla corruzione» ha sottolineato nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi dedicata al protocollo di vigilanza sulle procedure per la bonifica delle aree di Bagnoli.

I disonesti sono in tutti i partiti e vanno cacciati

«Gli amministratori onesti sono la stragrande maggioranza di tutti i colori politici e partiti, come purtroppo ci sono disonesti in tutti i partiti politici e vanno cacciati» ha detto Renzi sottolineando come la lotta alla corruzione sia portata avanti grazie anche al lavoro degli amministratori onesti.

Cantone, problemi enormi da norma incompatibilità

«Il decreto 39 su incompatibilità e inconferibilità degli incarichi, su cui ci saremmo aspettati una chiarificazione, visto che è una misura che tende a evitare conflitti di interessi, sta creando problemi applicativi enormi» ha detto il presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione.
Il riferimento è a uno dei decreti attuativi della legge Severino, su cui «abbiamo fatto due segnalazioni al Parlamento», ha ricordato Cantone, sottolineando che «la normativa non va indebolita, ma rafforzata», ma sono necessari dei «chiarimenti».
Uno dei nodi riguarda le sanzioni.
“Spesso - ha spiegato infatti Cantone - i responsabili anticorruzione degli enti, che sono competenti a irrogare le sanzioni verso un organo politico quando si presenta un caso si incompatibilità o inconferibilità, non se la sono sentita di farlo.
Proveremo a dare indicazioni più stringenti, ma questo resta un punto di carenza del sistema”.
Il tema si lega con un altro punto segnalato da Cantone, che riguarda il ruolo stesso dei responsabili anticorruzione, a cui va assicurata “una propria autonomia e indipendenza dagli organi di indirizzo politico.
Il responsabile anticorruzione deve rimanere interno alla pubblica amministrazione, ma deve essere messo in condizione di svolgere il proprio ruolo con un'autonomia che consenta di mantenere una distanza dall'organo politico”.

ANAC

sito web http://www.anticorruzione.it

Schema di Piano Nazionale Anticorruzione 2016

Consultazione on line del 20 maggio 2016 – invio contributi entro il 9 giugno 2016
I contributi e le osservazioni potranno essere inviati, utilizzando l’apposito Modulo, entro le ore  24  del 9 giugno 2016.

Rimani in contatto

140709-linkedin2.jpg  facebook facebook

Altri articoli su Anticorruzione

Autoriciclaggio senza forzature (Il Sole 24 Ore, 24 maggio 2016)

160524-sole-autoriciclaggio.jpg

Massima cautela sull’autoriciclaggio. Non va incoraggiata un’applicazione retroattiva del nuovo...
Penale. Negato il riconoscimento della condanna emessa in Svizzera quando il reato per l’Italia non esisteva

  • di Giovanni Negri

Massima cautela sull’autoriciclaggio.
Non va incoraggiata un’applicazione retroattiva del nuovo reato introdotto nel nostro ordinamento dall’anno scorso che porti al riconoscimento di una sentenza di condanna emessa in Svizzera.
Lo sottolinea la Corte di cassazione con la sentenza n. 21348 depositata ieri, scritta da Ersilia Calvanese, ex direttore dell’ufficio Affari europei e internazionali del ministero della Giustizia.
La pronuncia ha così accolto il ricorso presentato dalla difesa (ma per l’annullamento con rinvio si era pronunciato anche il sostituto procuratore generale Eugenio Selvaggi, ex capo del dipartimento Affari di giustizia di via Arenula).
La Corte d’appello di Venezia, invece, aveva riconosciuto la sentenza del tribunale federale di Bellinzona (Svizzera) con una condanna a 4 anni e 11 mesi di detenzione a carico di uomo accusato per reati in materia di stupefacenti, falsità in certificati e riciclaggio di denaro.
Alla sanzione detentiva si aggiungevano quelle accessorie – delle quali veniva contestata l’applicazione in Italia – dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici per 5 anni, del ritiro della patente e del divieto di espatrio per un anno.
La difesa aveva sostenuto, tra i motivi di ricorso, che la decisione dei giudici della Corte d’appello aveva applicato in maniera erronea l’articolo 733 comma 1 lettera e) del Codice di procedura penale, disposizione che disciplina i presupposti del riconoscimento, perché l’ordinamento italiano non puniva, all’epoca della commissione dei fatti, tra il marzo 2003 e l’ottobre 2009), l’ipotesi dell’autoriciclaggio per la quale l’imputato era stato condannato in Svizzera.
La Cassazione, nell’esaminare il caso, mette preliminarmente in evidenza come condizione generale per il riconoscimento è che il fatto per il quale l’imputato è stato punito all’estero costituisce reato, secondo la legge italiana del tempo in cui fu commesso.
Inoltre, va ricordato che il riconoscimento della sentenza svizzera, nel caso in esame, non è stato pronunciato per realizzare esigenze di cooperazione giudiziaria oppure per permettere l’esecuzione di misure penali in essa contenute, ma piuttosto per farne discendere effetti penali che, secondo la legge italiana, deriverebbero dalla condanna se questa fosse stata pronunciata in Italia.
Da una parte, allora, è vero che al tempo della commissione dei fatti sanzionati in Svizzera l’autoriciclaggio non era previsto dalla legge italiana come reato (oggi è l’articolo 648 ter-1 del Codice penale, in vigore dal 1°gennaio 2015) e questo impedisce il riconoscimento della condanna del tribunale di Bellinzona; tuttavia dalla Cassazione arriva una conclusione di annullamento con rinvio e non di annullamento tout court.
La Corte, infatti, avverte che una diversa sezione della Corte d’appello di Venezia dovrà valutare se, pur in assenza di una norma specifica, la condotta oggetto della condanna estera non può costituire comunque reato sulla base della lettura data dalle Sezioni unite nel 2014 con la sentenza n. 25191.
Interpretazione che considera soggetto attivo del reato anche chi ha commesso o concorso a realizzare il reato presupposto, «qualora abbia predisposto una situazione di apparenza giuridica e formale difforme dalla realtà circa la titolarità o disponibilità dei beni di provenienza delittuosa al fine di agevolare la commissione dei delitti di riciclaggio o reimpiego».

Ultimi articoli su "Antiriciclaggio"

443px-Money-laundering.svg.png

(image from http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Money-laundering.svg)

Foia: uffici pubblici, la lunga marcia della trasparenza (Il Sole 24 Ore, 23 maggio 2016)

160523-sole-trasparenza3.jpg

Dal diritto a conoscere i documenti di interesse al nuovo «Foia» che apre tutti i cassetti della burocrazia

  • di Antonello Cherchi e Valeria Uva

Il perimetro allargato: più complete le informazioni sui dirigenti e sui criteri di formazione delle liste d’attesa
Il ruolo delle banche dati: meno oneri per le amministrazioni, obblighi assolti con l’invio agli archivi centrali

Trasparenza atto terzo.
Il primo si è aperto alla fine del 1990, quando è arrivata la legge 241 sull’accesso agli atti amministrativi.
Il secondo ha compiuto tre anni di vita giusto lo scorso 20 aprile: si tratta del decreto 33 del 2013, ribattezzato anti-corruzione.
L’ultimo arrivato è il Foia (il Freedom of information act), che prende le mosse dalle norme del 2013 per introdurre anche in Italia ciò che in Gran Bretagna esiste dal Duemila, ovvero la possibilità per il cittadino di chiedere alla pubblica amministrazione tutti gli atti che quest’ultima possiede.
Un cammino lungo 26 anni, dunque, contrassegnato da pervicaci resistenze della burocrazia a mettersi in mostra.
Il diritto di accesso del ’90 era (ed è) limitato, nel senso che il cittadino deve dimostrare di avere un interesse rispetto ai documenti che chiede alla Pa.
Per esempio, posso vedere gli atti di un concorso pubblico se vi ho partecipato.
Questi vincoli sono stati amplificati dalle prese di posizione degli uffici, maldisposti ad aprire i cassetti, che dal ’96 in poi hanno anche utilizzato come sponda le esigenze della privacy.
«Questi dati non possono essere forniti perché c’è la tutela dei dati personali», è stata spesso la risposta dietro cui la Pa si è trincerata.
Sono state le sentenze dei Tar e del Consiglio di Stato a convincere le amministrazioni a cambiare idea e convertirsi, pian piano, alla trasparenza.
E anche il Garante della privacy ha più volte richiamato gli uffici all’ordine, invitandoli a non utilizzare la riservatezza come alibi.
Nel 2013 il salto di qualità: la trasparenza diventa a portata di click e si fa più penetrante.
Le amministrazioni devono pubblicare sui propri siti una lunga serie di dati: gli stipendi dei politici, le liste d’attesa delle strutture sanitarie, le consulenze, i dati sul personale, i bandi di concorso, i beneficiari di sovvenzioni e sussidi e così via.
Dati di semplice consultazione, forniti in formato aperto e a cui i cittadini devono poter accedere online senza costi.

160523-sole-trasparenza2.jpg

(clicca per ingrandire immagine)

Il monitoraggio

Come hanno reagito le amministrazioni?
Di certo c’è che ogni realtà pubblica - dal ministero al piccolo comune - ormai ha sul proprio sito istituzionale la sezione apposita denominata “Amministrazione trasparente”.
Il problema è che dietro quell’etichetta ipertestuale si schiude un mondo difficile da monitorare.
Ci ha provato il ministero della Pubblica amministrazione con lo strumento della Bussola della trasparenza, che però non è in grado di rilevare la tipologia e la qualità dei dati inseriti online.
Secondo la Bussola, quindi sarebbero in regola con le norme sulla trasparenza oltre l’85% delle amministrazioni.
Ma tra i “segreti” meglio custoditi delle Pa ci sono la mappa delle società partecipate (si vedano le schede a fianco), i dati aggregati sugli appalti (praticamente introvabili in rete informazioni sui tempi di attuazione e sulle varianti) e l’elenco dei controlli gravanti sulle imprese.
All’appuntamento con la trasparenza, poi, gli enti arrivano in ordine tecnologico sparso: qualcuno riesce a pubblicare in formato aperto e rielaborabile, i più si affidano all’immutabile Pdf.

La riforma

Il decreto approvato la scorsa settimana interviene anche sugli obblighi informativi (si vedano le schede a fianco) con due obiettivi: in alcuni casi il perimetro si allarga (ad esempio le informazioni su redditi e patrimoni si estendono dai politici ai dirigenti pubblici); dall’altro si scommette su un alleggerimento degli oneri.
Molti degli obblighi di trasparenza, infatti, saranno assolti con l’invio delle notizie ad alcune banche dati pubbliche a cui basterà rinviare con un link.
Sarà così, ad esempio, per i rendiconti dei gruppi politici regionali e provinciali (da spedire alla Corte dei conti), per le informazioni sui bandi di gara, le aggiudicazioni e i costi dei lavori pubblici (ad Anac e Infrastrutture), per quelle sulle società partecipate (al Siquel).
Il decreto Foia non chiarisce come queste banche dati - per ora non accessibili - restituiranno queste informazioni.
E per capirlo bisognerà aspettare un anno: questo è il lasso di tempo concesso a tutte le amministrazioni per riorganizzare l’invio alle banche dati.

Il testo del Decreto legislativo 17 maggio 2016 (FOIA)

17 maggio 2016 — post CDM - Decreto legislativo recante revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione pubblicità e trasparenza correttivo della legge 6 novembre 2012, n. 190 e del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, ai sensi dell'articolo 7 della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche (testo e pdf)

Leggi anche

Voluntary Disclosure 2.0 (Il Corriere della Sera, 20 maggio 2016)

160520-voluntary2-0.jpg

I piani del governo sulle imposte. Possibile l’anticipo degli sgravi a favore delle famiglie, ma per il 2017 ci sono poche risorse in bilancio. Nuovo rientro dei capitali da luglio

  • di Mario Sensini

Sgravi Irpef al posto dell’Ires anche grazie alla Voluntary disclosure 2.0

I contribuenti votano, le imprese no.
Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, non ha mai detto che il taglio dell’Irpef per il ceto medio sia alternativo a quello delle tasse sulle imprese già previsto nel 2017.
Ma è un dato di fatto che, visti i limiti del bilancio, non ci sia spazio l’anno prossimo per entrambe le cose.
E così, a meno di non voler immaginare tagli di spesa molto più cospicui di quelli oggi in cantiere, o nuove entrate strutturali, la congiuntura politica sta cominciando a spostare l’ago della bilancia verso il taglio dell’Irpef.

Risorse limitate

Sul piatto ci sono già i 3,8 miliardi stanziati per la riduzione dell’aliquota fiscale sulle imprese dal 27,5 al 24%.
Il problema è che sono pochini per far un intervento sull’Irpef ampio e percepibile, a meno di non immaginare un intervento in più tappe.
I 3,8 miliardi non basterebbero di certo per sfoltire il numero delle aliquote sui vari scaglioni di reddito, che oggi sono cinque, e che il premier vorrebbe ridurre a tre, né per ridurre il livello di quelle più basse, che interessano più direttamente il ceto medio.
Solo per avere un’idea, lo sgravio di 80 euro lordi mensili concesso ai lavoratori dipendenti con i redditi fino a 26 mila euro, costa 10 miliardi di euro a regime.

Piano biennale

Così si comincia a ipotizzare un piano di sgravi modulare, spalmato almeno su due anni.
Un primo intervento limitato nel 2017, uno ben più consistente nel 2018, quando ci sarebbero maggiori spazi nel bilancio pubblico.
Per finanziare il primo modulo del prossimo anno potrebbero essere utilizzati anche i proventi della nuova versione della Voluntary disclosure, il rientro volontario dei capitali dall’estero, che il governo sta preparando e che partirebbe a luglio.
Sia pur non essendo strutturale, quel gettito “una tantum” potrebbe utilmente servire per coprire nel 2017 la spesa necessaria, rinviando all’anno successivo, con gli sgravi a regime, la copertura strutturale.
La nuova versione della Voluntary dovrebbe permettere la regolarizzazione dei capitali all’estero anche per il 2015 ed il 2016, e secondo alcuni esperti potrebbe portare un gettito all’erario di un paio di miliardi di euro.
Non sono tanti, ma renderebbero sicuramente più facile l’avvio degli sgravi Irpef.

Ultimi articoli su Voluntary Disclosure

ComplianceNet: 

Anti-Money Laundering: Wolfsberg News, SWIFT RMA Due Diligence (May 18, 2016)

140219-wolfberg-group
The Wolfsberg Group of International Financial Institutions has produced a guidance document on SWIFT Relationship Management Application ("RMA") to supplement the Wolfsberg Correspondent Bank Principles issued in 2014.
This document is intended to provide broader guidance for managing noncustomer RMAs beyond the correspondent banking arena.

Annex

  • Wolfsberg Guidance on SWIFT Relationship Management Application (RMA) Due Diligence, May 18, 2016 (pdf, 382 K, 9 pp.)

On Wolfberg Group

Read also

Voluntary disclosure: accordo tra Italia e Svizzera è legge (Il Sole 24 Ore, 19 maggio 2016)

131018-svizzera

  • Fonte: on line su Iusletter.com  e in pdf su rassegna stampa Agenza delle Entrate

In meno di quindici mesi si è chiusa la questione fiscale con la Svizzera, paese da cui è originato il 70% dell’emersione del programma di voluntary disclosure.

  • di Alessandro Galimberti

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n.115 di ieri la legge 69/16 sullo scambio di informazioni fiscali (Protocollo di Milano, firmato il 23 febbraio 2015 ) entra oggi in vigore (il 19 maggio 2016 ndr).
Per una volta l’Italia ha battuto sul tempo i vicini elvetici, considerato che sull’altro versante delle Alpi la Convenzione sulle doppie imposizioni, pur approvata da entrambi i rami del legislativo, è ancora in attesa della possibilità (remota) di sottoposizione a referendum di iniziativa popolare: il termine scade il prossimo 7 luglio.
Una volta scollinato anche l’ultimo ostacolo, i due paesi dovranno notificarsi per via diplomatica il completato iter legislativo, dopodiché lo scambio reciproco di informazioni fiscali diventerà realtà. Con alcuni limiti importanti, però.
L’assistenza amministrativa di cui parla il Protocollo riguarda singoli contribuenti o anche gruppi di contribuenti (ma identificati attraverso chiari parametri oggettivi), resta però ancora vietata la fishing expedition (la pesca a strascico di presunti evasori).
Inoltre, la retroattività della norma – cioè la possibilità di “fotografare” i patrimoni oscurati all’estero – si ferma al 23 febbraio del 2015, giorno in cui il Protocollo venne solennemente firmato nella Prefettura di Milano, alla vigilia di Expo.
Per il successivo e definitivo passo, cioè lo scambio automatico di informazioni, bisognerà attendere altri 19 mesi, visto che la Svizzera adotterà lo standard massimo di trasparenza internazionale solo a partire dal 1° gennaio 2018.
E su questo versante la retroattività della norma – punto evidentemente cardine della vicenda – è di fatto ancora tutto da giocare.
Il nuovo accordo fiscale, che aggiorna il Protocollo entrato in vigore nel 1978 , segna comunque una tappa importante nei rapporti di vicinato “tributario”, e una reale “disclosure”.
Se è vero che «si applicano nello Stato richiesto le norme di procedura amministrativa relative ai diritti del contribuente» è però inteso che «questa disposizione serve a garantire al contribuente una procedura regolare e non mira a ostacolare o ritardare indebitamente gli scambi effettivi di informazioni».
Ancora, non è possibile imporre modifiche legislative allo Stato richiesto o «esigere di rivelare un segreto commerciale, industriale o professionale oppure procedimenti commerciali o informazioni la cui comunicazione sarebbe contraria all’ordine pubblico», però – a dimostrazione che l’era del segreto bancario è definitivamente tramontata – la Svizzera non può rifiutare di comunicare informazioni «unicamente perché queste sono detenute da una banca, un altro istituto finanziario, un mandatario o una persona che opera in qualità di agente o fiduciario».

Allegato

Legge 4 maggio 2016, n. 69, “Ratifica ed esecuzione del Protocollo che modifica la Convenzione tra la Repubblica italiana e la Confederazione svizzera per evitare le doppie imposizioni e per regolare talune altre questioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio, con Protocollo aggiuntivo, conclusa a Roma il 9 marzo 1976, così come modificata dal Protocollo del 28 aprile 1978, fatto a Milano il 23 febbraio 2015. (16G00080) (GU n.115 del 18-5-2016 )
note: Entrata in vigore del provvedimento: 19/05/2016 su Normattiva  e in pdf su sito de Il Sole 24 Ore  (194 K, 4 pp.)

Ultimi articoli su Voluntary Disclosure

Anticorruzione e trasparenza: la riforma della Pubblica Amministrazione (18 maggio 2016)

160518-no-corruzione.jpg

Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza (decreto legislativo – esame definitivo)

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione Maria Anna Madia, ha approvato – affidando il coordinamento del testo definitivo al Sottosegretario alla Pcm, in conformità a quanto deliberato dal Cdm – un decreto legislativo recante la revisione e la semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza, correttivo della legge 6 novembre 2012, n. 190 e del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, ai sensi dell’articolo 7 della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche.

160518-anticorruzione-trasparenza.jpg
Nello specifico:

  • si aprono le banche dati delle amministrazioni che le gestiscono;
  • si rende strutturale il sito “Soldi pubblici” (http://soldipubblici.gov.it);
  • si introduce una nuova forma di accesso civico ai dati e documenti pubblici equivalente a quella che nel sistema anglosassone è definita Freedom of information act (FOIA), che consente ai cittadini di richiedere anche dati e documenti che le pubbliche amministrazioni non hanno l’obbligo di pubblicare.

Il piano nazionale anticorruzione

160518-anticorruzione.jpg

Il piano nazionale anticorruzione adottato dall’Anac sarà più semplice, snello e di facile attuazione per le pubbliche amministrazioni che dovranno recepirlo nei propri piani triennali di prevenzione della corruzione.
Sono state accolte le condizioni poste dalle commissioni parlamentari nei loro pareri e sono state recepite gran parte delle osservazioni avanzate dalla Conferenza Unificata, dal Consiglio di Stato e dal Garante per la protezione dei dati personali.
In particolare, in tema di accesso civico:

  • è stato eliminato l’obbligo di identificare chiaramente dati o documenti richiesti,
  • è stata esplicitata la prevista gratuità del rilascio di dati e documenti,
  • è stato stabilito che l’accoglimento o il rifiuto dell’accesso dovranno avvenire con un provvedimento espresso e motivato,
  • è stato previsto che l'accesso è rifiutato quando è necessario evitare un pregiudizio concreto alla tutela di uno degli interessi pubblici o privati indicati.

Leggi anche

 

ComplianceNet: 

ComplianceNet, gruppo LinkedIn: raggiunta quota 1.170 iscritti (15 maggio 2016)

Raffronto tra obblighi normativa whistleblowing e disciplina antiriciclaggio (DirittoBancario.it, 9 maggio 2016)

160513-db-antiriciclaggio.jpg

Fonte: www.dirittobancario.it/  , qui il testo completo in pdf (313 K, 9 pp.)

  • Dott. Filippo Berneri, Partner, AC Firm – Annunziata, Conso & Berneri

Premessa

Partendo dall’analisi dei recenti cambiamenti in materia di segnalazioni da parte degli enti che sottostanno alla disciplina del cd. whistleblowing, con il presente scritto intendiamo affrontare una prima analisi e comparazione degli stessi in relazione ai medesimi obblighi derivanti dal D.Lgs. 231/2007 in materia di antiriciclaggio, evidenziandone le diversità ma soprattutto le possibili problematiche derivanti dalla sovrapposizione delle due discipline, indagando altresì alcune soluzioni potenzialmente adottabili.

La nuova disciplina in materia di “whistleblowing”

Con il termine whistleblowing, s’intende la segnalazione, attraverso appositi canali, da parte di un dipendente ovvero di un altro soggetto interno alla società, il quale, durante lo svolgimento della propria attività lavorativa, sia venuto a conoscenza o abbia rilevato una violazione da parte dell’ente delle disposizioni ad esso applicabili.
In ambito bancario-finanziario l’introduzione del sistema del whistleblowing è conseguente all’adozione della Direttiva 2013/36/UE (“CRD IV” o la “Direttiva”) il cui art. 71[1] stabilisce che le autorità competenti degli Stati membri hanno il dovere di vigilare affinché i destinatari della disciplina (i.e. Banche e Imprese di Investimento) mettano in atto “meccanismi efficaci e affidabili per incoraggiare la segnalazione alle autorità competenti di violazioni potenziali o effettive delle disposizioni nazionali di recepimento della presente direttiva e del regolamento (UE) n. 575/2013”.
Con il recepimento della Direttiva in Italia, ad opera del D.Lgs. 72/2015, sono state introdotte alcune modifiche, da un lato, al D.Lgs 385/1993 (“Testo Unico Bancario” o “TUB”), con l’introduzione degli artt. 52-bis[2] e 52ter[3], e, dall’altro, al D.Lgs. 58/1998 (“Testo Unico della Finanza” o “TUF”), con l’introduzione dei nuovi artt. 8-bis[4] e 8-ter[5].
Le due disposizioni, dal tenore sostanzialmente analogo, dispongono:

  • a) l’obbligo in capo ai soggetti destinatari delle rispettive normative di prevedere meccanismi e procedure interne all’ente per la segnalazione da parte del personale ad un responsabile, allo scopo individuato, di atti o fatti che possano costituire una violazione delle norme applicabili all’ente stesso (c.d. whistleblowing interno); e
  • b) la possibilità di rendere noto alle Autorità di Vigilanza le violazioni di cui si è venuti a conoscenza (c.d. whistleblowing esterno).

(segue ...)

Pagine