Assirevi: applicazione alle società di revisione della normativa antiriciclaggio (DirittoBancario.it, 27 aprile 2016)

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Assirevi ha pubblicato il Documento di Ricerca n. 181R dell’aprile 2016 su “Normativa Antiriciclaggio: applicazione alle società di revisione” (pdf, 759 K, 58 pp.).
Il Documento ha lo scopo di analizzare le diverse problematiche sottese agli adempimenti richiesti dal Decreto Legislativo n. 231 del 21 novembre 2007 da parte delle società di revisione contabile e dei revisori legali con incarichi di revisione su enti di interesse pubblico, ai sensi dell’articolo 7, comma 2, del Decreto stesso, tenuto conto delle peculiarità del lavoro di revisione legale e delle specifiche indicazioni regolamentari emesse dalla Consob.
Il presente Documento aggiorna e sostituisce il Documento di ricerca n. 181 e tiene conto delle prescrizioni normative contenuto nella Direttiva 2015/849 emanata dal Parlamento Europeo e dal Consiglio del 20 maggio 2015 in materia di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo (c.d. Quarta Direttiva) che, sebbene non ancora recepite nel nostro ordinamento, rappresentano un riferimento per i futuri orientamenti normativi in materia.

Allegato

  • Assirevi, Documento di Ricerca n.181R (Revised), “Normativa Antiriciclaggio: applicazione alle società di revisione”, (pdf, 759 K, 58 pp.)

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ABI: Circolare “Autoriciclaggio e responsabilità degli enti” (11 aprile 2016)

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(immagine tratta da Wikimedia Commons)

Su Italia Oggi dell’11 aprile 2016, Federica Unia ritorna sul tema dell’autoriciclaggio commentando la Circolare “Autoriciclaggio e responsabilità degli enti” di ABI, l’Associazione Bancaria Italiana  .
Secondo la Circolare ABI (disponibile in pdf sul sito di Italia Oggi a questo link previo registrazione gratuita) “è comunque essenziale la funzione selettiva svolta dal requisito del concreto ostacolo alla provenienza delittuosa: esso dovrà essere puntualmente riscontrato e sarà necessario accertare la sussistenza di condotte dissimulatorie ovvero anomale rispetto all’ordinaria attività mentre semplici operazioni tracciabili, non avendo tali caratteristiche, non dovrebbero assumere rilevanza penale”.
La condotta di autoriciclaggio deve essere successiva al perfezionamento del reato che ha dato origine ai proventi illeciti, anche se compiuta dopo la sua estinzione (ad esempio, per prescrizione) o anche se l’autore del medesimo reato non sia imputabile o punibile, oppure manchi una condizione di procedibilità.
La circolare Abi propone, infine, alcuni suggerimenti circa il conseguente aggiornamento dei modelli organizzativi con riferimento al settore bancario.
Nello specifico, in relazione ai proventi illeciti formatisi all’interno delle banche si è proposta una distinzione tra proventi derivanti da reati inseriti nel catalogo dei reati presupposto ex dlgs 231/2001 e reati non rientranti nel catalogo.

Link

  • Il testo completo dell’articolo di Federica Unia (“Autoriciclaggio, regole tassative”, 11 aprile 2016, su Italia Oggi) è disponibile sul sito Assinews a questo link   
  • La Circolare ABI n. 6-2015, “Autoriciclaggio e responsabilità degli enti” è disponibile in pdf sul sito di Italia Oggi a questo link previo registrazione gratuita)
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231-01: Ministero Giustizia e MEF istituiscono Commissione per contrasto criminalità economica (3 marzo 2016)

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Il Ministro della Giustizia Andrea Orlando e il Ministro dell’Economia e delle finanze Pier Carlo Padoan hanno costituito, presso gli uffici di Gabinetto dei rispettivi Dicasteri, una Commissione di studio per la modifica del decreto legislativo recante la “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica”.
L’obiettivo è quello di effettuare una ricognizione, a quindici anni dall’entrata in vigore del predetto decreto legislativo, per contrastare e prevenire la criminalità economica, considerata importante elemento di distorsione dei mercati e di freno della crescita.
La Commissione, pertanto, ha il compito di formulare proposte di modifica normativa e, più in generale, di rilanciare le politiche di prevenzione.
Il gruppo di lavoro, coordinato da Giovanni Melillo e Roberto Garofoli, capi di Gabinetto rispettivamente del Ministero della Giustizia e del Ministero dell’Economia e delle finanze, è così composta:

  • Margherita Bianchini, vice direttore generale di Assonime;
  • Francesco Centonze, ordinario di diritto penale dell’Università Cattolica di Milano;
  • Massimo Ceresa Gastaldo, ordinario di diritto processuale penale dell’Università Bocconi di Milano;
  • Tommaso Epidendio, magistrato con funzioni di assistente di studio della Corte Costituzionale;
  • Giorgio Fidelbo, consigliere della Corte di Cassazione;
  • Enrico Laghi, ordinario di economia aziendale dell’Università La Sapienza di Roma;
  • Antonio Matonti, responsabile affari legislativi di Confindustria;
  • Paolo Montalenti, ordinario di diritto commerciale dell’Università di Torino;
  • Luigi Orsi, sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione;
  • Carlo Piergallini, ordinario di diritto penale dell’Università di Macerata.

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Privacy, Newsletter del Garante n. 412 del 29 febbraio 2016: PA, disabili, opere d’arte, farmaci

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Il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato la Newsletter n. 412 del 29 febbraio 2016 Tre gli argomenti trattati:

  1. Pa e concorsi per disabili: no alle graduatorie on line
  2. Ok del Garante alla banca dati delle opere d'arte rubate
  3. Nuovi farmaci anticoagulanti: via libera ad uno studio sulle complicanze

Pa e concorsi per disabili: no alle graduatorie on line

Nuovo intervento del Garante privacy. Vietata la pubblicazione di dati sanitari di centinania di persone

Stop del Garante privacy  alla pubblicazione delle graduatorie di concorsi riservati ai disabili sui siti istituzionali di alcune Province e una Regione. I nominativi di centinaia  di persone disabili, spesso associati a data e luogo di nascita,  risultavano immediatamente visibili in rete tramite l'inserimento delle rispettive generalità nei più diffusi  motori di ricerca. Nei documenti erano riportati  in chiaro anche informazioni ritenute eccedenti o non pertinenti (come il reddito, la percentuale di invalidità civile, il punteggio derivante dall'anzianità, il numero di familiari a carico).
Il Garante ha dichiarato illeciti i trattamenti di dati effettuati dagli enti territoriali perché non conformi al Codice privacy che non consente la diffusione di informazioni sulla salute, tanto più on line. Oltre al provvedimento di divieto, il Garante ha prescritto alle Province interessate e alla Regione di mettersi in regola per il futuro con la pubblicazione di atti e documenti on line. Gli enti dovranno attenersi alle disposizioni della normativa e delle Linee guida in materia di trasparenza emanate dall'Autorità,  adottando ogni cautela per evitare, in particolare, la diffusione di dati sanitari.
L'Autorità, inoltre, si è riservata di valutare, con separato provvedimento, gli estremi per contestare alle P.a. la violazione amministrativa prevista per l'infrazione del Codice. I casi attuali si aggiungono a numerosi episodi analoghi per i quali l'Autorità è dovuta intervenire a tutela della riservatezza vietando la pubblicazione dei dati sensibili.
A settembre dello scorso anno, il presidente del Garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro, ha scritto al presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Sergio Chiamparino, per richiamare l'attenzione della Conferenza sulla preoccupante prassi di pubblicare sui siti web degli enti pubblici atti e documenti contenenti dati personali estremamente delicati come quelli riferiti alla salute, in particolare alla disabilità.
Il Garante ha chiesto, inoltre, di valutare la possibilità di assumere specifiche iniziative affinché i trattamenti di dati effettuati da soggetti pubblici siano sempre rispettosi delle norme previste in materia di tutela della riservatezza.

Ok del Garante alla banca dati delle opere d'arte rubate

Sì del Garante privacy allo schema di decreto del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (MIBACT) che disciplina la realizzazione della banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti [doc. web n. 4727696].  L'Autorità ha chiesto però maggiori tutele sul trattamento dei dati personali.  Il Ministero dovrà adottare, in particolare, adeguate misure di sicurezza e di conservazione dei dati e una specifica disciplina in caso di trasferimento delle informazioni fuori dal territorio dell'Unione.
La banca dati, istituita presso il Ministero, contiene tra l'altro il nominativo del denunciante, le informazioni relative al soggetto presso cui si trovano le opere da acquisire e le altre informazioni rilevanti ai fini della ricerca e del recupero del bene sottratto, inclusi dati di carattere giudiziario.
Lo schema disciplina l'ambito di applicazione, le finalità giuridiche (prevenzione e contrasto dei reati in danno del patrimonio culturale), il titolare e il responsabile del trattamento (MIBACT e Carabinieri), i soggetti che alimentano la banca dati, i dati da comunicare, le principali operazioni, i soggetti abilitati alla consultazione, prevedendo la tracciatura delle operazioni svolte.
Nel corso dei contatti avuti dall'Ufficio del Garante col Ministero e con le Amministrazioni interessate, l'Authority ha formulato alcuni rilievi e ha fornito indicazioni volte a conformare il testo alla disciplina in materia di protezione dei dati personali.
Il Garante ha chiarito, innanzitutto, di aver reso il parere sul presupposto che il decreto abbia natura regolamentare. Circostanza importante, in quanto il trattamento (tipo di informazioni raccolte: denunce o notizie di reato; finalità di contrasto e prevenzione dei reati) disciplinato dal decreto è funzionale ad attività di polizia e quindi, come stabilito dal Codice privacy, esige una disciplina di rango regolamentare.
Le indicazioni rese dall'Autorità hanno riguardato vari aspetti tra cui, l'identificazione delle figure di titolare, responsabile e incaricato del trattamento, la verifica della pertinenza e non eccedenza dei dati personali con cui si alimenta la banca dati, l'adozione di adeguate misure di sicurezza, la definizione dei tempi di conservazione dei dati personali e il loro trasferimento fuori dal territorio europeo, per il quale si ritiene opportuno inserire una specifica disciplina.

Nuovi farmaci anticoagulanti: via libera ad uno studio sulle complicanze

Il Garante privacy ha autorizzato l'Ospedale "Guglielmo da Saliceto" di Piacenza ed altri centri di cura ad effettuare uno studio osservazionale multicentrico sulle complicanze emorragiche in pazienti in terapia con nuovi farmaci anticoagulanti ricoverati in pronto soccorso [doc. web n. 4727402]. L'ospedale potrà trattare i dati dei pazienti, anche senza consenso, qualora questi risultino temporaneamente incapaci di prestarlo. Alcuni di questi malati, infatti, potrebbero trovarsi in stato d'incoscienza per la gravità delle complicanze emorragiche ed è importante ai fini dello studio verificare anche i loro dati. In questi casi, il centro di cura cercherà comunque di ottenere il consenso dai prossimi congiunti o familiari o rappresentanti dell'interessato o di un medico non associato alla ricerca.
Qualora le condizioni di salute dei pazienti migliorino, nel corso dello studio, sarà raccolto il loro consenso alla continuazione della ricerca, previa idonea informativa.
Il trattamento dei dati personali sulla salute dovrà riguardare solo i dati e le operazioni strettamente indispensabili allo studio (sesso, data di nascita, peso, altezza e informazioni sulla salute registrate nelle cartelle cliniche). La ricerca dovrà comunque avvenire nel rispetto delle modalità previste nella richiesta di autorizzazione, anche per ciò che concerne la designazione dei soggetti che collaborano all'esecuzione dello studio, con l'adozione di idonee misure di sicurezza e la definizione del periodo di conservazione dei dati.
I medici si limiteranno a raccogliere e ad analizzare i dati clinici dei pazienti potendo, eventualmente, ricontattarli fino a novanta giorni dopo le dimissioni, per raccogliere altri dati sulle loro condizioni cliniche e su altre possibili complicanze insorte nel frattempo.
I dati sanitari dello studio non saranno comunicati o trasferiti all'estero se non in forma rigorosamente aggregata e anonima e saranno resi pubblici solo in tale forma.

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FATF-GAFI: Money Transfer - linee guida per l’approccio basato sul rischio (29 febbraio 2016)

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FATF- GAFI - the Financial Action Task Force / Le Groupe d’action financière- è un organismo intergovernativo che ha l’obiettivo di fissare standard comuni e promuovere misure ed azioni legali, normativi e operative per una efficace lotta al riciclaggio di denaro, al finanziamento del terrorismo e ad altre minacce correlate alla integrità del sistema finanziario internazionale.
Il 23 febbraio 2016 il FATF- GAFI ha pubblicato il documento “Guidance for a Risk-Based Approach for Money or Value Transfer Services” - Linee guida per l’approccio basato sul rischio per i Money Transfer e altri soggetti che forniscono servizi di trasferimento di denaro o valori – (qui il testo in inglese in pdf, 3.3 M, 71 pp.)

Guidance for a Risk-Based Approach for Money or Value Transfer Services

Money or Value Transfer Services (MVTS) play an important role in the international financial system and in supporting financial inclusion.
In December 2015[1], the United Nations estimated that developing countries received over USD 400 billion in remittances from migrants living abroad in 2014.
However, like other financial institutions, MVTS providers are also vulnerable to the abuse for the purpose of money laundering and terrorist financing.
The FATF has updated its 2009 Guidance on a Risk-Based Approach for Money Services Businesses to bring it into line with the 2012 FATF Recommendations.
This non-binding Guidance is intended to assist countries and their competent authorities, as well as the practitioners in the MTVS sector and in the banking sector that have or are considering MVTS providers as customers, to apply the risk-based approach associated to MVTS.
The risk-based approach, the cornerstone of the FATF Standards, requires that measures to combat ML/TF are commensurate with the risks. Such measures should not necessarily result into the categorisation of all MVTS providers as inherently high-risk.
The overall risks and threats are influenced by the extent and quality of regulatory and supervisory framework as well as the implementation of risk-based controls and mitigating measures by each MVTS provider.
While this Guidance is applicable to the entire MTVS sector (both banking and non-banking institutions offering MVTS); it is primarily intended for non-banking MVTS providers. This Guidance should be read in conjunction with other relevant Guidance, in particular FATF Guidance for a Risk-Based Approach: The Banking Sector.

Note

[1] www.un.org/sg/statements/index.asp?nid=9350

Annex

  • FATF- GAFI, "Guidance for a Risk-Based Approach for Money or Value Transfer Services", February 2016 (pdf, 3.3 M, 71 pp.)

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Basilea: aggiornamento linee guida antiriciclaggio (dirittobancario.it, 15 febbraio 2016)

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Il Comitato di Basilea amplia le linee guida su antiriciclaggio e lotta al finanziamento del terrorismo con una "Guida generale per le aperture di conto”

La maggior parte dei rapporti tra banca e cliente iniziano con una procedura di apertura di conto e, a ben considerare, le informazioni sui clienti raccolte e verificate dalle banche in questa fase sono cruciali anche ai fini dell’adempimento degli obblighi in materia di antiriciclaggio (AML) e finanziamento del terrorismo (CFT).
I dati raccolti sono utili non solo nel momento della stipula del rapporto con il cliente, ma anche successivamente al fine di prevenire eventuali abusi, frodi e furti di identità.
Alla luce di ciò, è necessario che le politiche e le procedure per l'apertura di conto assunte dalle banche riflettano gli obblighi in materia di AML / CFT e, a tal fine, il Comitato di Basilea ha deciso di “allegare” al framework regolamentare su tali rischi specifiche linee guida che descrivono le modalità che dovrebbero essere applicate dalle banche nelle aperture di credito.
Le linee guida per l'apertura del conto e l’identificazione della clientela vanno pertanto ad integrare quanto già pubblicato nel documento “Sound management of risks related to money laundering and financing of terrorism” del gennaio 2014 e tengono conto anche degli aggiornamenti del Gruppo di azione finanziaria internazionale (GAFI) in materia.
In particolare, si basano sulle raccomandazioni del GAFI, nonché su due pubblicazioni del FATF, quali “Guidance for a risk-based approach: The banking sector” e “Transparency and beneficial ownership”, entrambi pubblicati nel mese di ottobre del 2014.
Il contenuto della Guida non è in alcun modo inteso a rafforzare, indebolire o altrimenti modificare le norme del GAFI.
Piuttosto, ha lo scopo di sostenere le banche nell'attuazione delle norme del GAFI e di fornire orientamenti nell’adozione di politiche e procedure adeguate in materia di apertura di conto.

Allegato

  • Guidelines - Sound management of risks related to money laundering and financing of terrorism, February 2016 (pdf , 526 K, 43 pp.)

This document comprises the Guidelines issued in January 2014 unchanged except for the addition of Annex IV - General Guide to Account Opening.

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Antiriciclaggio: Rapporto FATF 2015 sull’Italia (dirittobancario.it, 12 febbraio 2016)

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Fonte: www.dirittobancario.it

Il Dipartimento del Tesoro del MEF http://www.dt.tesoro.it/it/attivita_istituzionali/prevenzione_reati_fina... ha pubblicato la versione in italiano (traduzione non ufficiale) del Rapporto predisposto nell’ambito della Missione di valutazione in materia di antiriciclaggio e di contrasto al finanziamento del terrorismo (Mutual Evaluation Report of Italy) condotta dal FMI in Italia nel gennaio 2015.
Il Rapporto riassume le misure antiriciclaggio e di lotta al finanziamento del terrorismo in forza in Italia alla data della Missione condotta dal Team di Valutazione (14-30 gennaio 2015), descrivendo il sistema normativo e l’azione svolta dall’Italia nella prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo e ne fa una dettagliata analisi.
Il Rapporto analizza altresì il livello di conformità alle 40 Raccomandazioni GAFI e il grado di efficacia del sistema italiano in materia di contrasto del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo, e fornisce indicazioni ai fini del rafforzamento del sistema.
Nel Rapporto sono state individuate tre aree di rischio maggiore:

  1. evasione fiscale,
  2. criminalità organizzata
  3. corruzione.

Il rischio legato al terrorismo e al suo finanziamento è presente, ed è in crescita dopo i recenti attacchi terroristici dell’ISIL.
Nonostante il peso di tali rischi, le azioni di contenimento e contrasto condotte dall’Italia sono ritenute efficaci.
Il Rapporto raccomanda comunque diverse azioni volte a potenziare il sistema laddove è meno efficace.

Disclaimer sulla prima pagina della traduzione

La presente traduzione, non ufficiale, del MER Italia riveste carattere divulgativo ed è stata effettuata a cura della Direzione V del Dipartimento del Tesoro (MEF), www.dt.tesoro.it/prevenzionereatifinanziari (attenzione link errato! Quello corretto è http://www.dt.tesoro.it/it/attivita_istituzionali/prevenzione_reati_fina...)

Il testo ufficiale del Rapporto è in lingua inglese ed è pubblicato sui siti web IMF e FATF - GAFI
È consentita la riproduzione del  presente  testo per  esclusivo  uso  personale.
Ogni altro  utilizzo  necessita  della preventiva autorizzazione del MEF

Allegati

  • Financial Action Task Force (FATF) – Groupe d’Action Financière (GAFI), “Rapporto di mutua valutazione (MER)” – Italia, febbraio 2016 (pdf, 2 M, 199 pp.)
  • Anti-money laundering and counter-terrorist financing measures – Italy. Mutual Evaluation Report February 2016 (pdf, 2.3 M, 230 pp.)

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Orrick: “Reato di autoriciclaggio prime pronunce giurisprudenziali” (10 febbraio 2016)

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La newsletter “Orrick corporate law alert” di febbraio 2016 (qui in pdf, 103 K, 3 pp.) è dedicata al “Reato di autoriciclaggio” e alle “prime pronunce giurisprudenziali”
Nel seguito il testo completo della newsletter “Orrick corporate law alert” di febbraio 2016.

Reato di autoriciclaggio prime pronunce giurisprudenziali

Orrick Corporate Law Alert - Febbraio 2016

A cura del Dipartimento italiano Corporate

Il presente documento è una nota di studio. Quanto nello stesso riportato non potrà pertanto essere utilizzato o interpretato quale parere legale né utilizzato a base di operazioni straordinarie né preso a riferimento da un qualsiasi soggetto o dai suoi consulenti legali per qualsiasi scopo che non sia un’analisi generale delle questioni in esso affrontate.
La riproduzione del presente documento è consentita purché ne venga citato il titolo e la data accanto all’indicazione: Orrick, Herrington & Sutcliffe, Newsletter

La legge 15 dicembre 2014 n. 186 recante “Disposizioni in materia di emersione e rientro di capitali detenuti all'estero nonché per il potenziamento della lotta all'evasione fiscale. Disposizioni in materia di autoriciclaggio”, entrata in vigore il giorno 1 gennaio 2015, ha introdotto nel codice penale il reato di autoriciclaggio e ha al contempo annoverato la predetta fattispecie all’interno del cd. catalogo dei reati presupposto del D.Lgs. 231/2001 attraverso la modifica dell’art. 25-octies.

La fattispecie di autoriciclaggio incrimina la condotta di quel soggetto che, avendo commesso o concorso a commettere un delitto non colposo (cd. reato fonte o reato presupposto dell’autoriciclaggio), impiega, sostituisce, trasferisce, in  attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dalla  commissione del reato fonte, in modo da ostacolare concretamente l'identificazione della loro provenienza delittuosa.

L’introduzione della nuova fattispecie incriminatrice ha creato un dubbio interpretativo in quanto la norma se, da un lato, è chiara nel disporre la punibilità della condotta integrante il reato di autoriciclaggio solo se compiuta successivamente all’entrata in vigore della legge n. 186/2014, dall’altro, non è sufficientemente chiara nel precisare se, ai fini della sussistenza del delitto, anche il reato fonte dell’autoriciclaggio debba esser commesso successivamente all’1 gennaio 2015 oppure se la nuova fattispecie penale possa essere contestata anche qualora il reato fonte sia stato  commesso in data precedente.

1. Corte di Appello di Milano, sentenza n. 4920 del 2015

La prima sentenza in materia di autoriciclaggio emessa dalla Corte d’Appello di Milano non aveva chiarito il dubbio di cui sopra.

Infatti, la Corte, richiamando l’art. 2 del codice penale in base al quale «nessuno può essere punito per un fatto che, secondo la legge del tempo in cui fu commesso, non costituiva reato», si era limitata a precisare che il nuovo reato di autoriciclaggio, essendo stato introdotto dalla legge del 15 dicembre 2014 n. 186 che era entrata in vigore il giorno 1 gennaio 2015, non poteva essere perseguito retroattivamente per fatti commessi antecedentemente all’entrata in vigore della predetta legge.

In applicazione di tale interpretazione, i giudici avevano assolto l’imputato in quanto le ipotesi accusatorie erano tutte antecedenti la data di entrata in vigore della legge 186/2014.

2. Corte di Cassazione, Sez. Pen. II, sentenza del 27 gennaio 2016, n. 2691

Se la pronuncia della Corte di Appello di Milano ha ribadito che la condotta integrante l’autoriciclaggio (impiego dei proventi derivanti da attività delittuosa ostacolandone l’identificazione della provenienza) è punibile solo se compiuta successivamente alla data dell’1 gennaio 2015, la Corte di Cassazione fa luce sul cd. reato fonte.

La fattispecie sottoposta alla Corte di Cassazione contemplava l’ipotesi di un caso in cui il reato fonte dell’autoriciclaggio era costituito dal reato di dichiarazione infedele di cui all’art. 4 del D.Lgs. 74/2001 commesso antecedentemente l’entrata in vigore della Legge 186/2014 e nella quale venivano eseguiti alcuni sequestri “ipotizzando la commissione del reato di autoriciclaggio, per avere il […] trasferito il denaro in modo da ostacolarne l’identificazione della provenienza quantomeno dal reato di cui all’art. 4 del D.Lgs. 74/2000, con riferimento a mobilizzazioni di investimenti non dichiarati e costituiti mediante redditi sottratti a tassazione”.

Avverso il provvedimento di convalida di uno dei sequestri veniva proposto ricorso per cassazione e, tra i motivi addotti a sostegno dell’annullamento, veniva eccepiva il mancato rilevamento da parte del Tribunale del Riesame della non configurabilità del reato di autoriciclaggio quando il reato fonte è commesso in data precedente all’entrata in vigore della L.n. 186/2014.
La Corte di Cassazione ha ritenuto il motivo infondato affermando che dall’imputato ricorrente “impropriamente viene invocato il principio di irretroattività della legge penale di cui all’art. 2 c.p. in relazione ad un reato, quale quello di autoriciclaggio, nel quale soltanto il reato presupposto si assume commesso in epoca antecedente l’entrata in vigore della Legge n. 186/2014, ma quando comunque lo stesso reato era già previsto come tale dalla legge, mentre l’elemento materiale del reato di cui all’art. 648[.1] ter risulta posto in essere in data 7 luglio 2015, ben successivamente all’introduzione della predetta normativa, e soprattutto non può ritenersi significativo che il Tribunale del riesame non abbia esplicitamente argomentato sul punto, dovendosi ritenere assorbente il rilievo che il Tribunale abbia comunque ritenuto configurabile “un’ipotesi accusatoria relativamente ad una condotta di riciclaggio” – di per sé sufficiente a giustificare il sequestro – […], tanto da ritenere non preclusa nemmeno l’ipotesi dell’autoriciclaggio, quanto meno nella fattispecie tentata.”.

3. Considerazioni conclusive

Alla luce delle considerazioni in diritto svolte dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 2691/2016, come sopra brevemente riportata, sembrerebbe possibile sostenere che il reato di autoriciclaggio non possa essere contestato quando l’elemento materiale della condotta sia avvenuto in data anteriore al giorno 1 gennaio 2015 mentre per il reato cd. fonte non sussiste il medesimo limite temporale, pertanto, rilevano anche le condotte anteriori all’entrata in vigore della L.n.
186/2014.

Allegato

  • Orrick, “Reato di autoriciclaggio prime pronunce giurisprudenziali”, 9 febbraio 2016 (pdf, 103 K, 3 pp.)

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Privacy, Newsletter del Garante n. 411 del 4 febbraio 2016: sanità on line, tlc, rete di assistenza

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Il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato la Newsletter n. 411 del 4 febbraio 2016. Tre gli argomenti trattati:

  1. Sanità on line, attenzione ai dati degli assistiti
  2. Tlc, no alla pesca a strascico sul web per formare gli elenchi telefonici
  3. Ok condizionato del Garante al monitoraggio della rete di assistenza sanitaria

Sanità on line, attenzione ai dati degli assistiti

Intervento urgente del Garante privacy per bloccare eventuali accessi illeciti al portale di una Asl

Chiunque poteva consultare e modificare i dati degli assistiti che si erano registrati al portale di una Asl e il Garante della privacy interviene d'urgenza a bloccare [doc. web n. 4630534] la sezione del sito e fermare la violazione della riservatezza.
L'anomalia segnalata all'Autorità era stata scoperta per caso da un utente mentre utilizzava i servizi on-line  offerti dall'Azienda sanitaria. Non occorreva essere pirati informatici per accedere ai dati di altre persone: era sufficiente compilare a caso - anche inserendo parte di un nome o di un cognome - uno dei campi di ricerca presenti nella sezione dedicata agli assistiti per consultare tutte le schede anagrafiche trovate, nelle quali erano riportati l'indirizzo di residenza, il codice fiscale o il numero di telefono degli assistiti.
Non solo. Dai riscontri effettuati dal Garante, è emerso che qualunque utente, senza trovarsi di fronte ad alcun filtro,  poteva addirittura modificare questi dati o cancellare l'account delle persone che si erano registrate sul sito.
Nel provvedimento con il quale ha vietato l'ulteriore diffusione dei dati, il Garante ha ricordato che le pubbliche amministrazioni che offrono servizi in rete sono obbligate ad adottare misure di sicurezza per ridurre al minimo i rischi di accesso non autorizzato o di trattamenti di dati non consentiti. Sul sito della Asl, al contrario, non era presente neppure una procedura di identificazione informatica che consentisse l'individuazione del soggetto che richiedeva il servizio on line, in modo tale da limitare al solo interessato l'accesso ai dati personali che lo riguardano.

L'Autorità ha imposto alla Azienda sanitaria locale di intervenire entro 48 ore dalla ricezione del provvedimento per risolvere il problema.Prescrizione che la Asl ha prontamente adempiuto, bloccando l'accesso indiscriminato ai dati. Non sono però state ancora accertate le cause dell'errato funzionamento del portale sanitario,che potrebbero essere legate a errori di impostazione o di progettazione informatica del sistema, come pure ad attacchi hacker  dall'esterno.
L'Autorità si è riservata di approfondire il caso,  ma al contempo ha avviato un autonomo procedimento sanzionatorio contro la Asl per le violazioni riscontrate.

Tlc, no alla pesca a strascico sul web per formare gli elenchi telefonici

Il Garante blocca un sito che trattava in modo illecito i dati di oltre 12 milioni di persone

No ai software che "pescano" on line in maniera sistematica e indiscriminata dati e informazioni per realizzare elenchi telefonici. Le società che intendono costituire questo tipo di pubblicazione, cartacea o on line, devono utilizzare il data base unico (dbu), l'archivio elettronico che raccoglie  numeri di telefono e  altri dati dei clienti di tutti gli operatori nazionali di telefonia fissa e mobile. In alternativa,  devono acquisire il consenso libero, informato, specifico per ogni finalità che si intende perseguire (come la consultazione on line dell'elenco o la "ricerca inversa" delle generalità di un abbonato attraverso il numero di telefono).
Questi principi sono stati ribaditi dal Garante privacy che ha dichiarato illecito e ha vietato ad una società la formazione e la diffusione on line di un elenco telefonico contenente dati di oltre 12.500.000 persone non raccolti dal dbu ma da altri siti web (mediante web scraping) senza il consenso degli utenti. I dati trattati in modo illecito dovranno essere cancellati dalla società.
Le numerose segnalazioni pervenute all'Autorità lamentavano la diffusione sul sito della società di un elenco telefonico on line contenente vari dati personali (nome e cognome, indirizzo, recapito telefonico, a volte anche utenze riservate, numero di cellulare o indirizzo email) raccolti senza consenso. Alcuni segnalanti, inoltre, associavano la ricezione di telefonate promozionali indesiderate alla messa a disposizione dei propri dati sul sito. Dagli accertamenti effettuati è emerso che la società gestiva un sito in cui aggregava e rendeva disponibili i numeri di telefonia fissa e altri dati personali raccolti in maniera automatica e sistematica attraverso script  lanciati direttamente sulle fonti web acquisendone i contenuti (web scraping). Gli script, come affermato dalla società, erano impostati in modo tale da raccogliere qualsiasi informazione pubblicata su fonti web accessibili a tutti, per poi metterla a disposizione degli utenti del sito della società.
Nel disporre il divieto il Garante ha riaffermato le regole sulla formazione degli elenchi telefonici  e ha ritenuto la pubblicazione on line di un elenco telefonico non tratto dal dbu e senza il consenso degli interessati un trattamento particolarmente invasivo per l'agevole reperibilità dei dati anche mediante i più comuni motori di ricerca e per la possibilità che essi possano essere utilizzati anche per ulteriori trattamenti (ad es. marketing indesiderato).
L'Autorità sta valutando l'applicazione di una sanzione amministrativa per gli illeciti commessi dalla società.

Ok condizionato del Garante al monitoraggio della rete di assistenza sanitaria

Parere favorevole [doc. web n. 4630606] del Garante privacy, seppure condizionato ad alcune modifiche e integrazioni, ad uno schema di decreto del Ministero della salute che riguarda l'istituzione del sistema informativo per il Monitoraggio della Rete di Assistenza (MRA), nell'ambito del Nuovo Sistema Informativo Sanitario (NSIS).
Il sistema MRA si prefigge di favorire il raggiungimento di obiettivi di governo da parte dei diversi livelli interessati (ministeriale, regionale e aziende sanitarie) anche al fine di razionalizzare la spesa, e di informare i cittadini sulla rete di assistenza sanitaria nel nostro paese.
Il sistema di monitoraggio opererà istituendo un'unica anagrafe di riferimento a livello nazionale di tutte le strutture della rete sanitaria (ASL, strutture di ricovero autorizzate, strutture territoriali accreditate, farmacie pubbliche e private convenzionate, strutture territoriali autorizzate e non accreditate, medici di medicina generale e pediatri di libera scelta convenzionati con il Sistema sanitario nazionale).
Il MRA consentirà la consultazione delle informazioni, in forma analitica e aggregata alle Regioni e alle Province autonome, al Ministero della salute, al Ministero dell'economia e delle finanze, all'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, all'ISTAT.
I dati del Sistema MRA potranno inoltre essere messi a disposizione di soggetti appositamente autorizzati dalla Direzione generale della digitalizzazione del Ministero della Salute, cui è affidata la realizzazione e la gestione del sistema e ai cittadini mediante il sito internet dello stesso Ministero. Esaminato lo schema, il Garante ha segnalato l'esigenza di apportare alcune mirate modifiche e integrazioni per conformare il testo alle garanzie in materia di protezione dei dati personali.
L'Autorità ha chiesto, ad esempio, di precisare quali dati personali saranno resi disponibili sul sito del Ministero, nel rispetto dei principi di pertinenza e non eccedenza. Potrebbe infatti non essere giustificata la pubblicazione on line del codice fiscale del medico, che comporterebbe il rischio di furto d'identità.
Il Garante ha chiesto inoltre di chiarire i ruoli e le responsabilità delle Regioni e Province autonome, da un lato, e del Ministero della salute, dall'altro, rispetto al flusso delle informazioni che riguardano i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta; di indicare i tempi di conservazione dei dati personali, trascorsi i quali i dati devono essere cancellati o resi anonimi; di individuare le informazioni contenute nei file di log con cui si registrano gli accessi; di precisarne i tempi di conservazione e di  proteggerli con idonee misure contro ogni uso improprio.

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