Vegas: "Una politica per l’innovazione e lo sviluppo del Fintech in Italia" (Consob, 1 dicembre 2017)

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Il 30 novembre 2017 il presidente della Consob Giuseppe Vegas è intervenuto in audizione presso la Commissione Finanze della Camera dei Deputati sul tema: "Indagine Conoscitiva sulle tematiche relative all'impatto della tecnologia finanziaria sul settore finanziario, creditizio e assicurativo".
Vegas ha esposto le sue considerazioni presentando un testo scritto “Innovazione Tecnologica e Intermediazione Finanziaria. Quale ruolo per il policy-maker nazionale?” (qui in pdf, 342 K, 36 pp.)

Indice dell’intervento di Vegas

I. Il Fintech e la Digital Economy
II. L’intermediazione finanziaria nel nuovo scenario tecnologico
III. La consultazione sul Fintech della Commissione Europea
IV. Regulatory Sandbox vs Innovation Hub: il caso del Regno Unito
V. Considerazioni per una politica per l’innovazione e lo sviluppo del Fintech

Nel seguito una sintesi dell’intervento di Vegas in particolare sul tema della “politica per l’innovazione e lo sviluppo del Fintech” in Italia.

L’importanza strategica di una policy nazionale sul Fintech

Vegas scrive che il Fintech “amplia ed integra i segmenti del mercato dei capitali in UE; genera inclusione economica e finanziaria, motore di trasformazione del sistema finanziario complessivo verso una modularità accentuata dei servizi”.
Il Fintech deve pertanto diventare parte integrante di una strategia per la competitività e la sicurezza economica dell’Italia; “tuttavia gli intermediari finanziari tradizionali (banche commerciali, in primis) evidenziano una debolezza strutturale nella capacità di gestione delle informazioni di cui dispongono, anche a causa di tecnologia stratificata, modelli organizzativi rigidi e cultura non adattiva”.

Vegas elenca i punti di forza del Fintech come segue:

  • diretto a semplificare i processi d’intermediazione finanziaria (interni ed esterni) già esistenti (con riduzione dei relativi «costi di produzione» e innalzamento della competitività di costo dell’impresa Fintech) (disruption vs reconstruction)
  • grazie all’Intelligenza Artificiale applicata ad ampi set informativi consente di progettare nuovi servizi finanziari che intercettano bisogni non espressi dei clienti, rafforzando la competitività basata sulla qualità dei servizi
  • facilita l’accesso alle informazioni disponibili e il loro utilizzo integrato (sfruttandone l’ampiezza e la granularità), con una netta riduzione dei costi di ricerca e di elaborazione dati
  • è una potente forza di accelerazione delle politiche d’integrazione dei mercati dei servizi finanziari in UE (sempre più basati sull’online)
  • facilita le relazioni dirette (digitali) tra le parti grazie alla tecnologia basata sul web (di pronto uso anche via mobile), consentendo una riduzione netta dei costi di transazione e di contrattualizzazione
  • facilita l’accesso ai mercati dei capitali delle PMI e amplia le possibilità di scelta di servizi/prodotti finanziari per i consumatori /utenti (facilita l’inclusione finanziaria) mediante l’organizzazione di piattaforme di scambio e transazioni cross-border
  • accresce la competizione sui mercati dei servizi finanziari

Considerazioni per una politica per l’innovazione e lo sviluppo del Fintech in Italia

Secondo i dati pubblicati dalla Commissione Europea su «Digital Economy e Society Index 2017 https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/desi » l’Italia si colloca al 25° posto in Europa per utilizzo delle tecnologie digitale, prima di Grecia, Bulgaria e Romania.

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Pertanto scrive Vegas “le misure di politica fiscale e regolamentare sul Fintech dovrebbero iscriversi in più ampio disegno sulla promozione della ricerca e della capacità innovativa a largo spettro in un’ottica di sostegno strutturale di lungo periodo alla crescita economica”.
Risulta necessaria la creazione di spazi per organizzare e aggregare conoscenza scientifica e metodi applicativi per la tecnologia per la finanza (tipo Innovation Hub), costruendo forme flessibili ed efficienti di cooperazione tra Università, Centri di ricerca, intermediari finanziari specializzati sul venture capital (incluso i gestori di piattaforme di equity crowd-funding), in coordinamento con le Autorità di vigilanza e l’Amministrazione Pubblica

Allegato

  • Giuseppe Vegas, Presidente Consob, “Innovazione Tecnologica e Intermediazione Finanziaria. Quale ruolo per il policy-maker nazionale?” 30 novembre 2017, (pdf, 342 K, 36 pp.)

Rassegna web

ComplianceNet: 

Le sfide dei nuovi sistemi di pagamento digitali (BCE, 30 novembre 2017)

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scritto da Agatino Grillo

Il 30 novembre e 1° dicembre 2017 la Banca d'Italia organizza, in collaborazione con la Banca Centrale Europea, una conferenza su "La trasformazione digitale nell'Ecosistema dei pagamenti al dettaglio", con l'obiettivo di condividere esperienze, analisi e ricerche effettuate nel campo dei pagamenti digitali al dettaglio con operatori di mercato, regolatori e ricercatori.
Per presentare l’evento, Ignazio Visco – Governatore della Banca d'Italia – ha pubblicato una breve nota (“Digital transformation of the retail payments ecosystem” qui in pdf) sui temi che la conferenza affronta.
Di seguito una sintesi dell’intervento di Ignazio Visco.

La trasformazione digitale del sistema dei pagamenti

  • Sintesi dell’intervento di Ignazio Visco - “Digital transformation of the retail payments eco system” (testo in inglese, pdf, 167.6 K, 5 pp.)

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La rapida evoluzione delle tecnologie digitali promette di apportare benefici, ma crea anche nuove sfide per il sistema di pagamento e per le parti interessate.
La trasformazione digitale della nostra società ha anche cambiato il tipo di strumenti di pagamento che utilizziamo.
Infatti, più utilizziamo i canali di distribuzione digitale nelle nostre spese al consumo, più abbiamo bisogno di forme digitali di denaro per pagare queste transazioni.
Ma c' è anche un cambiamento culturale dietro a questo processo.
Le carte di credito e di debito sono sempre più utilizzate nei negozi e in alcuni paesi le banconote non sono più il mezzo di pagamento più comune.
Grandi progressi tecnologici nel sistema finanziario stanno creando nuove opportunità per gli utenti dei pagamenti e tuttavia, esse pongono anche nuove sfide per gli intermediari tradizionali, che sono ora esposti all’accresciuta concorrenza delle piattaforme digitali che offrono anche servizi di pagamento.
Le banche non sono più (solo) in concorrenza tra loro, ma anche con le istituzioni non bancarie e devono affrontare le sfide che derivano dagli sviluppi della tecnologia finanziaria (Fintech).
Nel contesto europeo, le trasformazioni tecnologiche nel sistema di pagamento sono supportate anche da interventi normativi che incrementano la concorrenza e l'innovazione.
La nuova direttiva PSD2 (Payment Service Directive 2), che entrerà in vigore nel gennaio 2018, apre una strada stabile verso un'ulteriore innovazione disciplinando l'attività dei "fornitori terzi" (TPP - Third Parties Providers).
Si tratta di società Fintech che offrono servizi di “payment initiation” e “account information” sfruttando le nuove opportunità di business offerte da innovazione tecnologica, posizionandosi tra prestatori di servizi di pagamento e clienti finali.
La direttiva PSD2, pur imponendo alle banche di condividere le informazioni sui clienti con i TPP, prevede che l'attività di questi ultimi sia autorizzata e controllata dalle autorità di vigilanza.
Pertanto, promuovendo l'innovazione e la concorrenza, la direttiva mira a garantire condizioni di parità nel settore dei servizi di pagamento e a tutelare i consumatori.
Inoltre la direttiva si concentra sulla sicurezza dei servizi di pagamento, con l'obiettivo di raggiungere un elevato livello di armonizzazione attraverso un approccio normativo comune all'interno dell' Autorità bancaria europea (EBA): nell' ambito della direttiva PSD2, l'ABE è stata incaricata di elaborare norme e linee guida che migliorano la cooperazione tra tutte le autorità nazionali competenti.
In quanto fornitori di moneta, le banche centrali devono assicurarsi di essere all'avanguardia tecnologica nella loro produzione e, in qualità di autorità di regolamentazione, che i cittadini continuino a fidarsi del sistema, sia esso fisico o digitale.

Il programma della conferenza

Allegati

 

ComplianceNet: 

Orrick: "Whistleblowing: approvata la Legge" (29 novembre 2017)

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Il presente documento è una nota di studio. Quanto nello stesso riportato non potrà pertanto essere utilizzato o interpretato quale parere legale né utilizzato a base di operazioni straordinarie né preso a riferimento da un qualsiasi soggetto o dai suoi consulenti legali per qualsiasi scopo che non sia un'analisi generale delle questioni in esso affrontate.
La riproduzione del presente documento è consentita purché ne venga citato il titolo e la data accanto all'indicazione: Orrick, Herrington & Sutcliffe, Newsletter.

Orrick Corporate Newsletter: “ Whistleblowing: approvata la Legge sulle segnalazioni di reati o irregolarità di cui i lavoratori siano venuti a conoscenza nello svolgimento delle loro funzioni”

Il 15 novembre 2017 la Camera dei Deputati ha approvato definitivamente il DDL recante "Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazione di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell'ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato", meglio nota come Legge in materia di Whistleblowing (la "Legge").

Premessa

L'iter, che ha portato all'approvazione definitiva della Legge, ha avuto inizio con la proposta presentata dal Governo in data 15 ottobre 2015 alla Camera dei Deputati.
L'esigenza alla base di tale proposta è da rinvenire nell'assenza, all'interno dell'ordinamento italiano, di una disciplina ad hoc volta a tutelare coloro che segnalano irregolarità apprese in ambito lavorativo, nonché dalla "constatazione che chi denuncia casi di corruzione non soltanto non è protetto, ma rischia lavoro e futuro" (nota 1).
La Camera dei Deputati ha approvato, in prima battuta, il testo il 21 gennaio 2016.
Una volta passato al Senato della Repubblica è stato approvato il 18 ottobre 2017, con modificazioni.
Il testo di Legge, così modificato, è approdato nuovamente alla Camera la quale ha provveduto alla sua definitiva approvazione in data 15 novembre 2017 e del quale si attende ora la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

La disciplina

La Legge introduce un sistema "binario", prevedendo una tutela sia per i lavoratori appartenenti al settore pubblico che per i lavoratori appartenenti al settore privato.

Oltre ad introdurre significative novità in tema di tutela del dipendente pubblico che segnala un illecito (nota 2), la Legge dispone alcune modifiche al D.Lgs. n. 231/2001 recante "Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica" (il "Decreto 231" o il "Decreto"), con riguardo alla tutela dei dipendenti o collaboratori che segnalino illeciti nel settore privato.

La Legge, infatti, estende al settore privato la tutela del dipendente o collaboratore che segnali illeciti o che riconosca violazioni relative al Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (il "MOG") dell'ente, di cui sia venuto a conoscenza per ragioni del suo ufficio.

La Legge, aggiungendo tre nuovi commi all'articolo 6 del Decreto 231, richiede che i MOG adottati dalle società ai sensi del Decreto prevedano:

  • adeguati canali informativi che, garantendo la riservatezza dell'identità del segnalante, consentano ai soggetti in posizione apicale e a quelli a loro subordinati di presentare segnalazioni circostanziate di condotte illecite (nota 3) o di violazioni del MOG;
  • almeno un canale alternativo di segnalazione che garantisca la riservatezza del segnalante;
  • il divieto di atti di ritorsione o discriminatori nei confronti del segnalante per motivi collegati – direttamente o indirettamente – alla segnalazione;
  • adeguate sanzioni nei confronti di chi violi le suddette misure di tutela del segnalante nonché nei confronti di chi effettua, con dolo o colpa grave, segnalazioni che si rivelano infondate.

È inoltre previsto che l'adozione delle suddette misure discriminatorie nei confronti del segnalante possa essere denunciata all'Ispettorato Nazionale del Lavoro, per quanto di sua competenza, non soltanto da parte del segnalante ma anche da parte dell'organizzazione sindacale da lui indicata.

A ulteriore tutela del dipendente segnalante, si prevede, inoltre, che il licenziamento nonché il demansionamento ritorsivo o discriminatorio siano nulli e che grava sul datore di lavoro l'onere di provare, in sede procedimentale, che le misure – lato sensu – negative, adottate nei confronti del lavoratore segnalante, siano fondate su ragioni estranee alla segnalazione.

Alla luce delle modifiche ora illustrate, al fine di un allineamento dei MOG alle novità introdotte nel Decreto 231, si rende necessario per le società provvedere alla modifica degli stessi, prevedendo al contempo una specifica procedura di c.d whistleblowing, per le segnalazioni da parte dei propri dipendenti.

La procedura di whistleblowing dovrà determinare canali ad hoc che consentano di presentare le eventuali segnalazioni, fondate su elementi di fatto precisi e concordanti, garantendo la riservatezza dell'identità del segnalante.

Per una piena ed efficace operatività della procedura si ritengono perciò opportune le seguenti misure:

  • la previsione di un soggetto responsabile della stessa, benché la Legge non preveda un destinatario specifico delle segnalazioni;
  • l'individuazione di un sistema di gestione delle segnalazioni di violazione che consenta di garantire l'anonimato del c.d. whistleblower;
  • la formazione specifica dei soggetti apicali, nonché di quelli a loro subordinati;
  • l'integrazione del sistema disciplinare predisposto dal MOG, con l'inclusione di sanzioni nei confronti di coloro che violino le misure di tutela del segnalante, nonché di chi effettua con dolo o colpa grave segnalazioni che si rivelano infondate.

Note al testo

1    Ddl n. 3365-B, proposta di legge d'iniziativa dei deputati Businarolo, Agostinelli, Ferraresi, Sarti.
2    Tra le principali novità introdotte, la Legge ha previsto:
     –    che il dipendente pubblico che – nell'interesse dell'integrità della Pubblica Amministrazione –  segnala al responsabile della prevenzione, della corruzione e della trasparenza, oppure all'Autorità Nazionale Anticorruzione ("ANAC") o, ancora, denuncia all'autorità giudiziaria eventuali condotte illecite, di cui sia venuto a conoscenza nello svolgimento della sua attività lavorativa, non possa "essere sanzionato, demansionato, licenziato, trasferito, o sottoposto ad altra misura organizzativa avente effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di lavoro determinata dalla segnalazione";
     –    che è vietato rivelare l'identità del segnalante, non solo nel procedimento disciplinare, ma anche nell'ambito del procedimento penale e del procedimento dinanzi alla Corte dei Conti;
     –    sanzioni amministrative applicabili in presenza di condotte discriminatorie della Pubblica Amministrazione, emerse dall'istruttoria dell'ANAC;
     –    l'onere di provare che le misure adottate nei confronti del segnalante – ritenute discriminatorie o ritorsive – siano motivate da ragioni estranee alla segnalazione, grava sulla Pubblica Amministrazione/ente;
     –    la reintegrazione sul posto di lavoro del segnalante licenziato a causa della segnalazione;
     –    la non applicabilità delle tutele al segnalante nei confronti del quale sussista una condanna penale, decisa anche con sentenza di primo grado, per reati di calunnia o diffamazione, o in caso di sua responsabilità civile nei casi di dolo o colpa grave per gli stessi reati.
3    La legge, con l'indicazione "condotte illecite rilevanti ai sensi del presente decreto", pare fare riferimento ai soli reati c.d. presupposto e non a qualunque tipologia di reato commesso da soggetti apicali o dipendenti a loro subordinati all'interno della società.

 

Intervista a Michele De Luca – tesi di laurea in "Riflessioni sull’uso delle valute virtuali nell'Unione Europea: profili giuridici ed economici" (28 novembre 2017)

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ComplianceNet: Ciao Michele e grazie per la collaborazione al progetto "Tesi" di ComplianceNet. Ti vuoi presentare?

Michele De Luca: Mi chiamo Michele De Luca ho 25 anni e vivo a Castellammare di Stabia in provincia di Napoli.
Ho concluso il mio percorso accademico lo scorso Ottobre conseguendo la laurea magistrale in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”  .
Ho sempre nutrito un forte interesse verso il mondo della finanza nonostante sia un giurista.
Una doppia anima, la mia, che mi ha portato ad approfondire la regolamentazione  dei mercati  e degli strumenti finanziari  .
Sono un ragazzo molto curioso e questo mi ha spinto a non fermarmi alla formazione accademica: fin dai primi anni di università ho frequentato corsi e seminari su varie branche dell’economia quali Marketing, Finanza, Bilancio ed Organizzazione maturando soft skills finalizzate a rendere il curricula personale quanto più completo e multidisciplinare possibile.
 
ComplianceNet: Puoi illustraci più in dettaglio il contenuti della tua tesi?
 
Michele De Luca: La mia tesi (qui in pdf, 707 K, 130 pp.) mira a far luce sul mondo ancora oscuro e fumoso delle valute virtuali.
Iniziando il lavoro con il cercare di spiegare in maniera semplice il funzionamento della tecnologia alla base delle suddette valute e le potenziali applicazioni della stessa , la tesi prosegue focalizzandosi sulla natura giuridica delle criptocurrecies e sulle normative Europee che disciplinano queste entità.
Non manca un focus sull’Italia e sui principali sistemi economici mondiali quali USA , Giappone e Cina.
Un lavoro di indiscussa attualità che spero serva a chiarire o quanto meno ad introdurre gli studenti e i curiosi al mondo delle Valute Virtuali.
 
ComplianceNet: Che esperienze professionali hai maturato dopo la conclusione degli studi? Che tipo di occupazione/lavoro cerchi?
 
Michele De Luca: Attualmente lavoro in Unicredit come consulente esterno.
Un lavoro iniziato al quinto anno di università che mi ha  portato grandi benefici in termini di maturità  e autodisciplina.
Avendo concluso il percorso di studi però sono alla ricerca di un lavoro più inerente al mondo legale.
Aspiro ad una posizione in organi di vigilanza economica e finanziaria  ma sarei altrettanto felice di lavorare nel reparto M&A o compliance di istituti finanziari e società di consulenza.
 
ComplianceNet: Letture consigliate? Hobby?
 
Michele De Luca: Nel tempo libero mi dedico ad attività di service : è un dovere civico aiutare chi ha bisogno e cercare di migliorare la società nella quale si vive.
Sono socio del Rotaract club Castellammare di Stabia  attualmente nella carica di Presidente.  L’associazione partner del Rotary club coinvolge giovani da 18 a 30 anni dando loro la possibilità di operare  in attività di servizio che unite ad una formazione che mira allo sviluppo della  leadership , consente di dare un aiuto sostanziale alla comunità e implementare le proprie capacità professionali.

ComplianceNet: Grazie Michele!

Michele De Luca: Grazie a voi.

Per contattare Michele De Luca

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Allegato

  • Michele De Luca, “Riflessioni sull’uso delle valute virtuali nell'Unione Europea: profili giuridici ed economici (Considerations on the use of the virtual currencies in the European Union: legal and economic profiles)”, Università degli studi di Napoli “Parthenope”, Dipartimento di Giurisprudenza, Corso di Laurea magistrale a ciclo unico, Tesi di Laurea in Diritto Europeo delle Imprese e dello Sviluppo, anno accademico 2016/2017, (pdf, 707 K, 130 pp.)

Introduzione della tesi “Riflessioni sull’uso delle valute virtuali nell'Unione Europea: profili giuridici ed economici”

Lo studio che segue analizza gli aspetti giuridici ed economici, nell'ambito dell'Unione Europea , di uno dei fenomeni più stravolgenti degli ultimi 10 anni: le Valute virtuali.
Sin dalla loro nascita, nel 2008 con Bitcoin, le criptovalute hanno attirato l'attenzione di privati investitori , banche e governi.
Spinti dal sogno di un'economia monetaria onesta, i creatori delle virtual currencies hanno strutturato un sistema che elimina l'intermediazione delle banche e che garantisce la privacy delle transazioni.
Esse resistono alle regolamentazioni di un quadro normativo che si affanna a disciplinare questo nuovo settore il quale potrebbe rivoluzionare l'intera economia mondiale.
Sotto un'impronta prevalentemente giuridica discuterò di un tema di intelligence economica, nell'intento di unire le due anime ( giuridica ed economica) per far chiarezza su luci ed ombre proprie valute virtuali.
Sarà analizzata la tecnologia Blockchain, il funzionamento , l'uso attuale e potenziale , cercherò di individuare la natura giuridica delle criptocurrencies e la disciplina normativa europea che le fa da cornice.
Non sarà trascurato il dinamismo della trattazione in quanto saranno richiamati opinioni e pensieri di economisti e banchieri che forniranno pareri autorevoli e nuovi modi di concepire le criptovalute.
Dall'antichità ad oggi, i regnanti, prima, le autorità statali, poi, hanno posseduto il diritto pressoché esclusivo di battere moneta.
Le Banche Centrali, negli ultimi due secoli, hanno acquisito il monopolio di stampare banconote e persino l'autonomia e l'indipendenza dalle autorità governative.
Oggi tutto questo potere concentrato a livello istituzionale rischia seriamente di essere compromesso dal sistema decentrato delle criptovalute, nonostante non siano considerate delle monete.
Ripercorrendo la storia, bisogna ritornare nel 1.000 a.C. quando comparse in Cina la prima moneta metallica, mentre in Occidente serve risalire al 500 a.C. per il conio di monete costituite da metalli preziosi che godevano di un valore intrinseco.
È un dato che le criptovalute hanno allarmato le principali capitali del mondo insinuando un pregiudizio su oltre tremila anni di storia delle monete.
Se le autorità governative esercitano giuridicamente il loro potere su un'area territoriale ben definita, nel cyberspazio i confini sono molto più labili ed il diritto è per larga parte da costruire.
Le criptovalute, infatti, vengono battute non da presse d'acciaio dietro l'autorizzazione di un'amministrazione statale o federale, ma sono estratte dai "miners". Infatti, l'emissione di nuova moneta virtuale avviene attraverso un complesso processo informatico denominato "mining", ossia "estrazione".
La comparsa delle valute virtuali è stata così innovativa e dirompente da non riuscire a trovare un immediato inquadramento giuridico.
Governi e banche, all'inizio hanno sottovalutato il fenomeno non riuscendo a cogliere la mole di consensi su cui esso si basava e trascurando la filosofia alla base del nuovo strumento: il privato, sempre più colto e informato, si autodetermina e sfugge al pubblico potere creando un'economia parallela, una moneta parallela.
In un momento di massima sfiducia verso le istituzioni bancarie , ha preso piede un sistema che sul ruolo della fiducia impernia il suo funzionamento.
Transazioni e conti correnti diventano condivisi e trasparenti : l'individuo è al tempo stesso controllato e controllore della comunità di cui far parte.
Un fenomeno odierno e fortemente innovativo che negli ultimi mesi ha fatto parlare ogni giorno di sé: si è diffuso a macchia d'olio ed è ora presente nella vita quotidiana delle persone.
Non è più un fenomeno solo virtuale ma attuale e diffuso.
Il problema della qualificazione giuridica delle cripovalute è una questione (quasi) irrisolta anche nel nostro bel Paese ma non per questo gli operatori di mercato e gli enti soprattutto di natura comunitaria hanno ignorato il problema, al contrario hanno condotto numerosi studi individuando rischi e punti di forza del nuovo fenomeno.
Anche grazie la Corte di Giustizia UE è stato individuato un orientamento comunitario a cui gli stati membri possono guardare : ancora una volta l'Europa diventa guida e ispirazione per i governi, in un clima dove l'antieuropeismo è diventato un trend.

Indice della tesi ““Riflessioni sull’uso delle valute virtuali nell'Unione Europea: profili giuridici ed economici”

Introduzione
Capitolo 1 - Il concetto di “Moneta”: le sue origini e la sua storia
1.1    La moneta e le sue definizioni
1.2    Le origini della Moneta
1.3    Moneta e Valuta : il Pubblico Potere
Capitolo 2 - Il sistema dei pagamenti: mercato e mezzi di pagamento
2.1 Mercato : definizione
2.2 Pagamento : natura giuridica e mezzi di pagamento
2.3 La Rivoluzione Informatica
Capitolo 3 - Le Valute Virtuali
3.1 Le origini delle Criptovalute: Il movimento Cypherpunk
3.2 Valute Virtuali : definizione e panoramica nell' ottica dell' Unione Europea
3.3 Il sistema dei registri attuali e i registri condivisi: il ruolo della fiducia
3.4 La Tecnologia Blockchain
3.5 Blockchain : criticità della tecnologia e critiche in ambito europeo del sistema
3.6 Modalità di distribuzione: cowdsale e portafogli elettronici
3.7 Criptovalute: analisi giuridica
3.8 Analisi giuridica: Conclusioni
Capitolo 4 - Valute Virtuali : quadro normativo
4.1 Gli interventi delle autorità Europee
4.2 Virtual currency scheme
4.3 L'autorità bancaria europea – warning to consumers on digital currencies
4.4 Opinion on virtual currencies
4.5 Febbraio 2015 : A futher analisys
4.6 ESMA: call for evidence
4.7 Risoluzione del parlamento europeo - 17 Giugno 2016
Capitolo 5 - Gli interventi di vigilanza domestica
5.1 Banca di Italia : il documento “ Utilizzo anomalo delle valute
virtuali”
5.2 Il decreto legislativo del 25 maggio 2017 n.90
5.3 Cenni di natura tributaria in ambito Europeo
5.4 Focus sull'Italia
5.5 Sistemi Extraeuropei : USA, Giappone e Cin
Bibliografia
Sitografia
Ringraziamenti

 

ComplianceNet: 

Commissione UE: in vigore le norme rafforzate per combattere il riciclaggio di denaro (26 giugno 2017)

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Entrano in vigore norme UE rafforzate per combattere il riciclaggio di denaro, l'elusione fiscale e il finanziamento del terrorismo

Bruxelles, 26 giugno 2017
La Commissione Juncker ha fatto della lotta contro l'elusione fiscale, il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo una delle sue priorità.
Oggi (26 giugno 2017 ndr) entra in vigore la quarta direttiva antiriciclaggio, che rafforzerà le norme esistenti, renderà più efficace la lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo e migliorerà la trasparenza al fine di prevenire l'elusione fiscale.
L'entrata in vigore della direttiva avviene mentre sono già in fase avanzata discussioni con il Parlamento europeo e il Consiglio in merito all'adozione di misure supplementari per rafforzarla ulteriormente.
Sempre oggi, la Commissione pubblica anche una relazione che orienta più concretamente le autorità degli Stati membri verso una migliore gestione dei rischi di riciclaggio.
Come previsto dalla nuova direttiva, la Commissione ha valutato i rischi di riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo nell'ambito di diversi settori e prodotti finanziari. La relazione pubblicata oggi individua le aree più a rischio e le tecniche maggiormente utilizzate dai criminali per il riciclaggio di fondi illeciti.
Il primo Vicepresidente Frans Timmermans ha dichiarato: “Il riciclaggio di denaro alimenta criminalità, terrorismo ed elusione fiscale. Dobbiamo quindi eliminarlo nel modo più efficace possibile. Le norme rafforzate in vigore da oggi rappresentano un grande passo avanti, ma adesso dobbiamo raggiungere rapidamente un accordo sugli ulteriori miglioramenti che la Commissione ha proposto lo scorso luglio.”
Věra Jourová, Commissaria per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere, ha dichiarato: “Terroristi e criminali riescono ancora a trovare modi per finanziare le loro attività e riciclare i guadagni illeciti nell'economia. Le nuove norme sono cruciali per colmare già da oggi le lacune restanti. Invito quindi tutti gli Stati membri a metterle in atto senza alcun indugio: la presenza di standard inferiori all'interno di un paese renderebbe meno efficace la lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo in tutta l'UE. Invito anche a raggiungere un rapido accordo sulle ulteriori modifiche proposte dalla Commissione a seguito della divulgazione dei “Panama Papers”, al fine di aumentare la trasparenza circa la titolarità effettiva.”
Rafforzare le norme esistenti
La quarta direttiva antiriciclaggio irrobustisce le norme esistenti introducendo i seguenti cambiamenti:

  • rafforza l'obbligo di valutazione del rischio per banche, avvocati e contabili;
  • elabora chiari requisiti di trasparenza per le imprese riguardo la titolarità effettiva. Queste informazioni saranno inserite in un registro centrale (ad esempio un registro di commercio) e saranno a disposizione delle autorità nazionali e dei soggetti obbligati;
  • semplifica i rapporti di cooperazione e lo scambio di informazioni tra le unità di informazione finanziaria di diversi Stati membri per individuare e seguire trasferimenti di denaro sospetti al fine di prevenire e accertare i reati o le attività terroristiche;
  • istituisce una politica coerente nei confronti dei paesi terzi che presentano carenze normative nell'ambito dell'antiriciclaggio e della lotta al finanziamento del terrorismo;
  • rafforza i poteri sanzionatori delle autorità competenti.

Nel luglio 2016 la Commissione ha adottato una proposta volta a irrobustire ulteriormente le norme dell'UE in materia di antiriciclaggio per contrastare il finanziamento del terrorismo e aumentare la trasparenza sui veri titolari di società e trust. La Commissione invita il Parlamento europeo e il Consiglio a concludere questo lavoro legislativo il prima possibile, in modo che le nuove norme possano entrare in vigore rapidamente. Basandosi sulla quarta direttiva antiriciclaggio, le nuove norme permetteranno di creare un solido quadro UE antiriciclaggio.
Migliorare la valutazione del rischio nel mercato interno
La relazione sulla valutazione sovranazionale dei rischi è uno strumento che aiuta gli Stati membri a identificare, analizzare e affrontare i rischi legati al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo. Essa analizza i rischi del settore finanziario e non finanziario ed esamina anche i nuovi rischi emergenti come quelli legati alle valute virtuali o alle piattaforme di crowdfunding. La relazione comprende:

  • una vasta mappatura dei rischi per campo di attività e un elenco dei metodi maggiormente utilizzati dai criminali per il riciclaggio di denaro;
  • una serie di raccomandazioni dirette agli Stati membri su come affrontare in modo adeguato i rischi individuati, per esempio ponendo maggiore attenzione sull'analisi dei rischi o su azioni di vigilanza circa attività specifiche.

Infine, la Commissione si impegna anche a esaminare una serie di opzioni che intendono migliorare il funzionamento e la cooperazione transfrontaliera delle unità di informazione finanziaria.

Prossime tappe

Quarta direttiva antiriciclaggio:

Gli Stati membri dovrebbero aver notificato il recepimento della quarta direttiva antiriciclaggio entro oggi, 26 giugno 2017. La Commissione europea analizzerà ora lo stato di recepimento e prenderà rapidamente opportune misure nei confronti degli Stati membri che non abbiano ancora adottato le misure necessarie.

Relazione sulla valutazione sovranazionale dei rischi

La Commissione svolgerà le azioni necessarie delineate nella relazione, compreso l'esame delle opzioni per migliorare il funzionamento e la cooperazione transfrontaliera delle unità di informazione finanziaria attraverso norme specifiche dell'UE. Essa si impegnerà inoltre con gli Stati membri per monitorare l'attuazione delle raccomandazioni.
La Commissione continuerà a esaminare l'evoluzione dei rischi in materia di lotta al riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo e pubblicherà una nuova valutazione a riguardo, al più tardi entro giugno 2019 e successivamente ogni due anni.

Contesto

Il nuovo quadro antiriciclaggio è rappresentato da due strumenti giuridici (IP/15/5001, in inglese): la quarta direttiva antiriciclaggio e il regolamento sui trasferimenti di fondi, entrambi adottati il 20 maggio 2015.
Nel luglio 2016 la Commissione ha presentato una proposta volta a contrastare più efficacemente il finanziamento del terrorismo e a garantire una maggiore trasparenza delle transazioni finanziarie a seguito delle rivelazioni dei cosiddetti “Panama Papers” (IP/16/2380). Tali modifiche mirano ad assicurare un elevato livello di garanzie per i flussi finanziari provenienti da paesi terzi ad alto rischio, migliorando l'accesso alle informazioni da parte delle unità di informazione finanziaria - compresi i registri centralizzati dei conti bancari - e affrontando i rischi di finanziamento del terrorismo legati alle valute virtuali e alle carte prepagate. Tale proposta è attualmente in corso di negoziato in sede di Consiglio e Parlamento europeo e dovrebbe essere adottata nel corso del 2017.

Per ulteriori informazioni

Quarta direttiva antiriciclaggio (pdf) e regolamento sui trasferimenti di fondi (pdf)
Relazione sulla valutazione sovranazionale dei rischi (English)
Documento di lavoro sulle unità di informazione finanziaria (English)
Modifica della quarta direttiva antiriciclaggio

Contatti per la stampa

  • Christian WIGAND (+32 2 296 22 53)
  • Melanie VOIN (+ 32 2 295 86 59)

Informazioni al pubblico: contattare Europe Direct telefonicamente allo 00 800 67 89 10 11 o per e-mail

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Banca d’Italia: diffusione della criminalità organizzata nel Centro Nord (31 maggio 2017)

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  • Fonte: Relazione annuale del Governatore della Banca d’Italia sul 2016  (pag. 156 e 157)

Il riciclaggio di proventi criminali impone uno svantaggio competitivo alle imprese che non ne usufruiscono; l’uso di metodi mafiosi scoraggia la concorrenza e l’iniziativa imprenditoriale, deprimendo gli investimenti; i legami corruttivi con la PA condizionano la spesa pubblica, deviandola verso interessi di parte

La criminalità organizzata

Secondo le stime dell’Istat il valore aggiunto generato dalle attività illegali (droga, prostituzione e contrabbando di sigarette) ammontava nel 2014 a quasi 17 miliardi di euro, circa l’1 per cento del PIL.
Tali valori si riferiscono solo alle attività che generano un valore aggiunto e che si basano su un mutuo consenso fra i contraenti, escludendo pertanto le attività di tipo redistributivo, come il furto, e quelle coercitive, come l’estorsione.
Sono escluse anche altre attività illegali quali la contraffazione, l’usura e il traffico di armi.
La diffusione delle attività illegali, in larga parte gestite dalla criminalità organizzata, genera rilevanti costi indiretti sull’economia legale.
Il riciclaggio di proventi criminali impone uno svantaggio competitivo alle imprese che non ne usufruiscono; l’uso di metodi mafiosi scoraggia la concorrenza e l’iniziativa imprenditoriale, deprimendo gli investimenti; i legami corruttivi con la PA condizionano la spesa pubblica, deviandola verso interessi di parte.
L’assenza di certezza dei rapporti contrattuali e di sicurezza dei beni e della persona ha rappresentato un importante freno allo sviluppo economico nelle regioni del Mezzogiorno dove le organizzazioni criminali sono storicamente insediate (nota 2).
Pur conservando i centri decisionali nei luoghi di origine, tali organizzazioni hanno tuttavia espanso la loro attività anche nel Centro Nord, alla ricerca di mercati più remunerativi per impiegare i capitali illeciti.
L’infiltrazione nelle imprese legali riduce i livelli di attività di quelle concorrenti e ne aumenta la probabilità di uscita dal mercato (cfr. il riquadro: Gli effetti economici della diffusione della criminalità organizzata nel Centro Nord).

Note

  • 2) P. Pinotti, The economic costs of organized crime: evidence from southern Italy, “The Economic Journal”, 125, 586, 2015, pp. F203-F232.

Riquadro: Gli effetti economici della diffusione della criminalità organizzata nel Centro Nord

Indicazioni oggettive dell’infiltrazione mafiosa a livello di singola impresa non sono disponibili se non a seguito di provvedimenti giudiziari.
Tuttavia – incrociando le informazioni contenute nel rapporto del Ministero dell’Interno sulla penetrazione di alcune organizzazioni criminali (in particolare della ’ndrangheta) nel Centro Nord (nota 1) con dati sulle modifiche nella struttura proprietaria e di governance delle imprese – può essere costruito un indicatore che, benché di natura esclusivamente statistica, è utile per condurre analisi empiriche della distribuzione territoriale e settoriale e degli effetti economici di questo fenomeno (nota 2).
Gli indicatori di infiltrazione della criminalità organizzata così ottenuti segnalerebbero un’incidenza del fenomeno più elevata nel Nord Ovest.
Secondo queste elaborazioni, inoltre, il fenomeno interesserebbe principalmente le imprese nel settore immobiliare e delle costruzioni (figura); i settori dei servizi di pubblica utilità e dell’intermediazione finanziaria (principalmente money transfer) presenterebbero una quota di imprese infiltrate sul totale delle stesse che è più elevata rispetto al peso dei relativi settori nell’intera economia.
Infine le imprese a più alto rischio di infiltrazione sarebbero quelle che hanno subito un calo del fatturato e della redditività, un aumento dell’incidenza degli oneri finanziari e un peggioramento del merito creditizio.
Un incremento degli indicatori di infiltrazione della criminalità si associa nel breve termine a un aumento del fatturato dell’impresa interessata, ma anche a un effetto negativo sull’attività economica delle altre imprese operanti nello stesso mercato.
Il risultato per la singola azienda potrebbe riflettere una mera sovrafatturazione a fini di riciclaggio, oppure indicare un effettivo miglioramento della sua performance dovuto all’immissione di nuovo capitale in un momento di difficoltà finanziaria o alla capacità dell’organizzazione criminale di estorcere rendite attraverso l’uso del potere intimidatorio.
Al crescere dell’incidenza delle imprese per cui è alta la probabilità di essere state infiltrate, le aziende concorrenti registrano un significativo calo del fatturato e un aumento del rischio di uscire dal mercato.

Note

  • 1 Osservatorio sulla criminalità organizzata (a cura di), Primo rapporto trimestrale sulle aree settentrionali, per la Presidenza della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno mafioso, Università degli Studi di Milano, 2014.
  • 2 L. Mirenda, S. Mocetti e L. Rizzica, The real effects of ’ndrangheta: firm-level evidence, Banca d’Italia, Temi di discussione, di prossima pubblicazione.

Distribuzione delle imprese per settore di attività (1)

(valori percentuali)

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Fonte: elaborazioni su dati Cerved Group, Infocamere e Ministero dell’Interno.

(1) L’indicatore di infiltrazione è stato costruito incrociando le informazioni contenute nel rapporto del Ministero dell’Interno sulla penetrazione della ’ndrangheta nel Centro Nord con i dati sulla struttura proprietaria e di governance delle imprese tratti da Infocamere. I settori indicati corrispondono alla classificazione Isic: D+E=servizi di pubblica utilità; F+L=costruzioni e attività immobiliari; G+H=commercio, trasporto e magazzinaggio; I=alloggio e ristorazione; J+K=informazione e comunicazione, attività finanziarie e assicurative; M+N=attività professionali, scientifiche, tecniche, amministrative e di supporto; P+Q=istruzione, sanità e servizi alle famiglie e assistenza sociale; altri=settori residuali.

Allegato

  • Relazione annuale sul 2016 (pdf,  4.3 M, 210 pp.)

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Commercialisti, forte disappunto per decisioni governo in materia di antiriciclaggio (31 maggio 2017)

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(nota CNDCEC del 27 maggio 2017)

Disattese le istanze dei professionisti su sanzioni e collegio sindacale. Miani: “Accolte alcune nostre richieste, ma grave non aver recepito le condizioni poste dalle Camere per l’approvazione del decreto"

“Sul decreto attuativo della quarta direttiva antiriciclaggio http://www.compliancenet.it/governo-italiano-attuazione-iv-direttiva-ant... , approvato lo scorso mercoledì in via definitiva dal Consiglio dei Ministri, esprimiamo il nostro forte disappunto per le sanzioni previste anche per violazioni meramente formali degli obblighi di adeguata verifica e di conservazione nonché per l’introduzione degli obblighi anche per le attività degli organi di controllo non incaricati della revisione legale”.
È quanto afferma il presidente dei commercialisti, Massimo Miani, commentando anticipazioni di stampa di questi giorni.
“È sicuramente vero – continua Miani - che diverse richieste dei commercialisti dovrebbero essere state accolte. Si va dall’esonero dalla adeguata verifica per gli adempimenti dichiarativi e per quelli in materia di amministrazione del personale alla soppressione della disposizione che, a sorpresa, aveva inserito tra i soggetti obbligati anche i curatori fallimentari e i commissari giudiziali sino all’abolizione del registro antiriciclaggio e la riformulazione delle norme sulla conservazione, con possibilità di adempiere correttamente anche mediante la tenuta di un fascicolo cartaceo”.
“Tuttavia - afferma ancora Miani -, laddove dovessero risultare confermate le indiscrezioni circolate in questi giorni, i Commercialisti esprimono il loro grande disappunto in merito al mancato recepimento delle condizioni alle quali le commissioni parlamentari, all’esito dell’esame del testo, avevano subordinato il loro parere favorevole, con particolare riferimento all’impianto sanzionatorio. Il Governo, infatti, non avrebbe reputato di dover limitare le sanzioni antiriciclaggio alle sole violazioni gravi, ripetute o sistematiche ovvero plurime, ripristinandone l’applicabilità (seppure con un importo ridotto) anche in relazione a violazioni meramente formali degli obblighi di adeguata verifica e di conservazione. Genera più di una perplessità anche la logica sottesa alla determinazione degli importi minimi delle sanzioni previste per le violazioni non gravi: 2.000 euro per inadempimenti connessi ad obblighi formali quali l’adeguata verifica e la conservazione, 3.000 euro per l’omissione della segnalazione di operazioni sospette. Ancora una volta l’operato del legislatore ci fa pensare che questa normativa non serva per prevenire e contrastare fenomeni illeciti, ma per imporci onerosi adempimenti e sanzionarne l’inosservanza”.
Altrettanto deludente, per Miani, è la mancata riproposizione dell’esonero dagli obblighi antiriciclaggio attualmente previsto a favore degli organi di controllo non incaricati della revisione legale. “Anche in questo caso – commenta Miani - le legittime istanze dei professionisti risultano disattese. L’esonero ottenuto nel 2009 riguardava tutti gli organi di controllo e non solo quelli delle società obbligate, come oggi si vuol sostenere. Ne è prova evidente la Relazione illustrativa che accompagnava la modifica del d.lgs. 231/2001.  Anche su tale versante si è persa, dunque l’ennesima occasione per rendere il sistema di prevenzione realmente equilibrato e coerente al contesto professionale cui si deve applicarsi”.

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Moneyval: Rapporto 2016 (30 maggio 2017)

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Presentando il "Rapporto 2016" (pdf, 1.1 M, 48 pp.) il presidente di MONEYVAL Daniel Thelesklaf (lk, tw) ha sottolineato che anche in risposta ai terribili attacchi terroristici nel 2016 occorre troncare i finanziamenti al terrorismo.
Thelesklaf ha ricordato che nel corso del 2016 Moneyval ha continuato il suo quinto ciclo di valutazioni reciproche tra i Paesi aderenti.
"Questo nuovo round non si è limitato a valutare l’adozione formale di norme e regolamenti conformi agli standard internazionali in materia di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo ma si è focalizzato sull’efficacia delle misure adottate. I risultati di questo nuovo round non sono omogeni" ha detto il presidente di MONEYVAL.
Gli assessment hanno rivelato che sussistono criticità nell’adozione di misure per garantire la trasparenza delle persone giuridiche e delle società.
"Le nostre preoccupazioni per queste carenze sono state confermate dopo le rivelazioni dei cosiddetti Panama Papers", ha detto il presidente di MONEYVAL. "I rapporti hanno anche dimostrato che i Paesi membri non stanno indagando e perseguendo adeguatamente tutte le forme di riciclaggio di denaro secondo i rischi rilevati e che di fatto non ci sono condanne rilevanti per il finanziamento del terrorismo".
Nel 2016, MONEYVAL ha monitorato 20 Paesi o giurisdizioni per mezzo di rapporti di valutazione reciproci (inclusi visite in loco) o relazioni di follow-up.

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Daniel Thelesklaf (lk, tw)

Cos’è il Moneyval?

Moneyval, Comitato di esperti per la valutazione delle misure anti-riciclaggio e contro il finanziamento del terrorismo, è un organo del Consiglio d’Europa che valuta la conformità delle legislazioni nazionali rispetto agli standard ed alle norme internazionali ed europee di contrasto del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo nonché l’efficacia della loro attuazione pratica e formula raccomandazioni alle autorità nazionali per quanto riguarda i miglioramenti necessari ai propri sistemi.

Allegato

  • MONEYVAL, “Annual Report for 2016” (pdf, 1.1 M, 48 pp.)

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Il rischio riciclaggio nelle provincie italiane (TransCrime, 30 maggio 2017)

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Il 29 maggio 2017 il centro Transcrime  dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ha reso il report finale del progetto IARM – “Assessing the risk of Money Laundering in Europe”.
Lo studio è stato realizzato da Transcrime con la collaborazione della Vrije Universiteit Amsterdam (Paesi Bassi) e della University of Leicester (Regno Unito) e co-finanziato dalla Commissione europea.
Gli autori della pubblicazione sono: Ernesto U. Savona, Michele Riccardi, Riccardo Milani, Diana Camerini. Edward Kleemans, Joras Ferwerda, Matt Hopkins, Nikki Shelton

Obiettivi e metodologia

Il progetto IARM ha realizzato un metodologia sperimentale per la valutazione del rischio di riciclaggio di denaro sporco attraverso la definizione di indicatori quantitativi a livello di:

  • area geografica
  • settore di business

La metodologia è stata sperimentata in tre Paesi pilota: Italia, Olanda e Regno Unito.
Per l’Italia come aree geografiche sono state utilizzate le 110 province identificando i seguenti 6 fattori di “rischio riciclaggio”:

  1. Organised crime infiltration
  2. Illicit markets
  3. Tax evasion & Underground economy
  4. Cash-intensiveness
  5. Opacity of business ownership
  6. Money transfers

I risultati

Per l’Italia le province a più alto “rischio riciclaggio di denaro sporco” sono tutte al sud:  Reggio Calabria, Vibo Valentia, Catanzaro, Crotone – in Calabria – seguite da Napoli, Caserta, Palermo, Trapani.
Le province a più alto rischio non al sud sono Imperia e Prato a causa di “high levels of opacity
of business ownership, cash-intensiveness, underground economy and (in the case of Prato) money remittances”.

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(Immagine tratta da Repubblica)

Milano al 14° posto

Commentando il rapport di Trasncrime sul Sole 24 Ore, Roberto Galullo scrive: “Milano è al 14° posto per il rischio dovuto alle infiltrazioni mafiose. È dunque una posizione che testimonia come «la linea della palma » – come amava dire con una metafora lo scrittore siciliano Leonardo Sciascia – si è ormai definitivamente alzata e radicata nel Nord”.

Allegati

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Transcrime, “Assessing the risk of money laundering in Europe - Final Report of Project IARM (HOME/2013/ISEC/AG/FINEC/4000005193)”, May 2017

  • Final Report (pdf, 8 M, 184 pp.)
  • Executive Summary (pdf, 5.7 M, 8 pp.)
  • Methodological Annex (pdf, 4.2 M, 170 pp.)

Rassegna stampa

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Governo italiano: attuazione IV Direttiva antiriciclaggio (26 maggio 2017)

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Attuazione della direttiva (UE) 2015/849 relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo, che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 e che abroga la direttiva 2005/60/CE e la direttiva 2006/70/CE (decreto legislativo – esame definitivo)

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e del Ministro dell’economia e delle finanze Pier Carlo Padoan, ha approvato, in esame definitivo, un decreto legislativo che detta disposizioni più severe in materia di antiriciclaggio e di contrasto al finanziamento delle attività terroristiche.
Il decreto recepisce la direttiva UE 2015/849, che ha introdotto disposizioni volte ad ottimizzare in tutti gli Stati membri l’utilizzo degli strumenti di lotta contro il riciclaggio dei proventi di attività criminose e il finanziamento del terrorismo.
I destinatari della normativa antiriciclaggio sono le persone fisiche e giuridiche che operano in campo finanziario e i professionisti tenuti all’osservanza di specifici obblighi di verifica della clientela e di segnalazione delle operazioni sospette di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo all’ unità di informazione finanziaria (UIF) che provvede alla relativa analisi. L’approfondimento investigativo delle segnalazioni è effettuato dalla Direzione investiva antimafia (DIA) e dal Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza. Il Comitato di sicurezza finanziaria presso il Ministero dell’economia e delle finanze è l’organismo responsabile dell’elaborazione degli indirizzi strategici in materia di prevenzione del riciclaggio e di finanziamento del terrorismo e dell’analisi nazionale dei relativi rischi.
Accogliendo le indicazioni contenute nei parere parlamentari è stata ampliata la platea dei soggetti qualificati come ‘persone politicamente esposte’ nei confronti delle quali devono essere effettuati controlli più approfonditi: oltre alle alte cariche dello Stato, ai ministri e parlamentari, ai vertici della magistratura, agli assessori e consiglieri  regionali, ai parlamentari europei e ai direttori generale delle Asl e delle aziende ospedaliere, rientrano nella nozione anche i sindaci dei comuni con popolazione non inferiore a 15.000 abitanti e i vertici delle società da questi partecipate. Tra le novità introdotte figurano il rafforzamento del ruolo della Direzione antimafia e antiterrorismo e il riordino delle sanzioni amministrative, attraverso un sistema di misure graduato in funzione della gravità delle violazioni. Coerentemente a quanto prescritto dalla direttiva, viene disegnato un sistema sanzionatorio basato su misure effettive, proporzionate e dissuasive, da applicare alle persone fisiche e alle persone giuridiche direttamente responsabili della violazione delle disposizioni dettate in funzione di prevenzione del riciclaggio e di finanziamento del terrorismo. E’ stato inoltre previsto, in coerenza con la direttiva, che le operazioni sospette non possano essere compiute fino a quando non è effettuata la relativa segnalazione, nonché inserito l’obbligo della UIF di dare informazione delle operazioni sospette per motivi di terrorismo anche ai Servizi di sicurezza.
Il decreto istituisce il Registro dei titolari effettivi di persone giuridiche e trust, allo scopo di accrescere la trasparenza e di fornire alle autorità strumenti efficaci per la lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo. E’ prevista altresì la centralizzazione, in un’apposita sezione del registro delle imprese, delle informazioni sulla titolarità effettiva dei trust produttivi di effetti fiscali.
Inoltre, il provvedimento razionalizza il complesso degli adempimenti posti a carico degli attori del sistema, eliminando formalità e tecnicismi in ordine alle modalità di conservazione dei dati e dei documenti, ritenuti eccessivi rispetto alle esigenze di uniforme ed omogenea applicazione del diritto comunitario e, come tali, potenzialmente anticompetitivi.
Le nuove disposizioni garantiscono anche un adeguato sistema di controllo degli operatori contrattualizzati dalle società di “money transfer”, attività di rimessa di denaro all’estero che presentano un elevato rischio di infiltrazione criminale.

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